A San Cesareo va in scena il “Canto di Natale”

L’associazione
“Marionette senza fili” non si ferma nemmeno per le festività natalizie
e propone al Teatro Comunale “Giulanco” di S. Cesareo “Il canto di
Natale”
di Charles Dickens con la regia di Claudio Tagliacozzo, in
scena dal 14 al 23 dicembre 2018 e dal 4 al 13 gennaio 2019 (venerdì ore 21,
sabato ore 18 e ore 21 e domenica ore 18).

A Christmas
Carol
(Canto di Natale) è un classico della letteratura natalizia, forse
una delle opere universalmente più conosciute ed amate. Scritta da Charles
Dickens nel 1843 è stata molte volte oggetto di ispirazione per opere teatrali
e cinematografiche. ‘Marionette senza Fili’ ha voluto produrre questa versione
di Musical, rigorosamente tutto cantato dal vivo, scritto e musicato da Silvio
Coppola
e diretto ed interpretato da Claudio Tagliacozzo,
destinandola, in particolare, al pubblico più giovane. Questa storia
fantastica, che si svolge tra la notte della vigilia ed il pranzo di Natale, ha
per protagonista Ebenezer Scrooge, ricco e avaro finanziere legato
esclusivamente al guadagno ed al denaro: irritato dalle festività odia il
Natale! Rifiuta in malo modo di fare offerte ai poveri, fa lavorare fino a
tardi il giorno della vigilia la sua contabile Caroline, caccia il
figlio di sua sorella, Fred, colpevole soltanto di averlo invitato, come
ogni anno, per il pranzo di Natale. Scrooge odia questa festa poiché a sua
avviso porta solo ozio ed inutile dispendio di soldi. Destino vorrà che proprio
la notte di Natale cambierà la sua vita: incontrerà, così, lo spettro del suo
defunto socio d’affari Marley, lo spirito del Natale Passato, del Natale
Presente e Futuro che gli faranno ripercorrere, da spettatore, il suo arido
passato, il suo pessimo presente e un futuro nero che gli si prospetta, se non
cambierà! Atmosfere natalizie, musiche coinvolgenti e ben ritmate, ed una
recitazione favolistica, porteranno lo spettatore in un mondo fantastico ove si
potrà riflettere sui mali del mondo e su come il Natale spesso può oscurare ed
in parte lenire tali mali: l’egoismo, l’avarizia e la cattiveria personificati
da Scrooge possono essere così corretti con azioni positive nel corso della
vita, senza dover attendere “una festa”. I mali sociali possono essere superati
con la rinascita morale dell’individuo.

Vi aspettiamo a teatro per festeggiare con noi il Natale a teatro!




Roma, Tiburtina: rapina un passante con un coccio di bottiglia

ROMA – Nel corso dei quotidiani servizi di controllo nei pressi della stazione ferroviaria Tiburtina e aree limitrofe, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Parioli hanno arrestato un 31enne delle Filippine, senza fissa dimora e con precedenti, con l’accusa di rapina.

Ieri pomeriggio, l’uomo ha avvicinato una passante, 54enne del Marocco, che camminava a piedi sulla circonvallazione Nomentana in direzione dello scalo ferroviario e, minacciandola con un coccio di bottiglia, le ha strappato con violenza la borsa, che conteneva documenti d’identità e denaro contante.

Intervenuti immediatamente su richiesta della vittima giunta al 112, i Carabinieri hanno acquisito la descrizione del malvivente e lo hanno rintracciato e bloccato poco distante dalla stazione, ancora in possesso della refurtiva, che è stata recuperata e restituita alla malcapitata.

L’arrestato è stato portato in caserma e trattenuto in camera di sicurezza, in attesa del rito direttissimo.




Roma, grossa operazione della Finanza: sgominata cellula di narcotrafficanti olandesi

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito complesse indagini all’esito delle quali il Tribunale capitolino, su proposta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 3 soggetti, dediti al traffico di droga sull’asse Olanda – Italia.

I Finanzieri del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e servizi dinamici sul territorio, hanno scoperto l’operatività di una cellula criminale in contatto con distributori di Roma e provincia, che riusciva a canalizzare verso il mercato clandestino della Capitale considerevoli quantitativi di droga, in particolare marijuana, provenienti dai Paesi Bassi e occultati all’interno di autovetture appositamente adibite a tale scopo.

Referente a Roma della gang era il cittadino olandese SOETEN Arne – classe 1969, già domiciliato in Italia – che, con l’ausilio del “corriere” di fiducia MARTIN Mauricio Alessandro – connazionale, classe 1977 – e con la collaborazione di LETSCHERT Jermaine – anch’egli olandese, classe 1986 – aveva organizzato un fiorente traffico internazionale di stupefacenti.

Il definitivo riscontro alle ipotesi investigative si è avuto quando le Fiamme Gialle hanno sequestrato, presso il casello autostradale di Roma Nord, una partita di circa 4,8 kg. di marijuana, abilmente occultata all’interno dell’imbottitura dei sedili posteriori di un’autovettura con targa estera, traendo in arresto – in flagranza di reato – il “corriere”.

Essendo i tre destinatari della misura attualmente all’estero, il Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Roma ha emesso un Mandato di Arresto Europeo, sulla base del quale le autorità di polizia dei Paesi Bassi e della Spagna, attivate dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga e dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Ministero dell’Interno, in sinergia con il II Reparto del Comando Generale della
Guardia di Finanza, hanno provveduto alla loro cattura.




Strasburgo, blitz delle forze speciali: ucciso l’attentatore Cherif Chekatt

L’attentatore di Strasburgo, Cherif Chekatt, è stato ucciso in un blitz delle forze speciali. Il killer, che non aveva mai lasciato la città, aveva con sé una pistola e un coltello. Intanto l’Isis, poco dopo la morte dell’attentatore, ha rivendicato l’attacco, affermando che Cherif Chekatt era un “soldato” dello Stato islamico.

Il killer ha sparato agli agenti che hanno risposto al fuoco – E’ stato Cherif Chekatt a sparare per primo contro i poliziotti, che lo hanno successivamente neutralizzato. Il killer si era rifugiato in un magazzino situato in località Plaine des Bouchers, nel quartiere di Meineau, non lontano da Neudorf, dove aveva fatto perdere le proprie tracce dopo l’attentato.

Polizia avvisata da una passante – La fuga del terrorista è finita a rue Lazaret, dove i passanti, dietro le transenne, hanno applaudito a lungo i poliziotti impegnati nel blitz decisivo. A segnalare la presenza di Chekatt a Meineau sarebbe stata una passante che ha riconosciuto il killer per strada e ha chiamato la polizia.

Una volta giunti sul posto gli agenti hanno individuato l’uomo, ma quando hanno tentato di fermarlo, ha spiegato il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, Chekatt ha iniziato a sparare. I poliziotti hanno risposto al fuoco e lo hanno ucciso.

Chekatt non aveva mai lasciato Strasburgo – Nelle 48 ore successive all’attacco ai mercatini di Natale, Chekatt dunque non aveva mai lasciato Strasburgo, ma si era rifugiato nel suo quartiere dove, secondo alcune fonti, potrebbe aver goduto di appoggi e potrebbe essersi fatto curare la ferita al braccio che si era procurato nello scontro a fuoco con la polizia durante l’attentato.

L’ipotesi che Chekatt fosse ancora a Strasburgo era tenuta in forte considerazione dagli inquirenti: già nelle ore precedenti la “cattura”, la pista di una fuga in Germania era stata infatti almeno in parte tralasciata e gli sforzi delle forze dell’ordine si erano focalizzati in città e in particolare nella zona di Neudorf, dove già nel pomeriggio di giovedì era scattato un primo blitz.

La rivendicazione dell’Isis – Poche ore dopo la morte di Chekatt, l’Isis ha rivendicato l’attentato di Strasburgo: “E’ un soldato dello Stato islamico” che ha risposto alla richiesta di “colpire obiettivi della coalizione”.

La pista di un attentato di matrice islamica era stata peventata dopo la testimonianza resa dal tassista costretto a trasportare Chekatt dal luogo dell’attentato fino a Neudorf. L’uomo aveva infatti raccontato che il killer aveva detto di aver ucciso per “vendicare i fratelli morti in Siria”.

Il ministro Castaner: “Attentatore non aveva alcuna rete” – Circa una possibile affiliazione all’Isis frena il ministro Castaner. “Al momento non c’è nulla che dimostri che facesse parte di una rete o che abbia avuto protezioni particolari”. Tuttavia, ha aggiunto Castaner, “l’inchiesta non è chiusa”.
Tre le vittime dell’attentato, ma il bilancio potrebbe peggiorare – Al momento sono tre le vittime dell’attentato di Strasburgo, ma il bilancio potrebbe peggiorare a causa delle gravi condizioni in cui versano alcuni dei feriti, tra cui l’italiano Antonio Megalizzi. Il giovane reporter, raggiunto da un proiettile alla testa, è tenuto in coma farmacologico e lotta tra la vita e la morte.
Venerdì riapre il mercatino di Natale di Strasburgo – Intano il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, ha comunicato che venerdì riapre il mercatino di Natale di Strasburgo con un rafforzato dispositivo di sicurezza. L’annuncio era stato fatto pochi minuti prima del blitz contro l’attentatore. Una riapertura, aveva spiegato il ministro, motivata dalla volontà di “non cedere alla paura”.




Mandato d’arresto per il terrorista rosso Cesare Battisti: pronta l’estradizione per l’Italia

“Cesare Battisti deve essere arrestato per evitare il pericolo di fuga in vista di un’eventuale estradizione”.

Il nuovo corso voluto da Jair Bolsonaro ha avuto conseguenze immediate sulla vicenda dell’ex terrorista dei Pac.

A ordinarne l’arresto, con un provvedimento immediatamente esecutivo, è stato un magistrato del Supremo Tribunale Federale (Stf) brasiliano, Luis Fux.

Che ha invece chiesto una decisione collegiale (pur definendosi favorevole) sulla possibilità che un capo di Stato annulli la decisione di un suo predecessore sulla concessione dell’estradizione.

Formalmente, il giudice Luis Fux ha revocato una misura a favore di Battisti, che lui stesso aveva concesso nell’ottobre dell’anno scorso. Lo ha fatto su richiesta della Procuratrice Generale, Raquel Dodge, per “evitare il rischio di fuga e assicurare una eventuale estradizione”, secondo un comunicato diffuso dalla stessa Procura.

Il Stf si era già dichiarato a favore dell’estradizione di Battisti nel 2010, lasciando però l’ultima parola all’allora presidente, Lula da Silva, riguardo alla sua permanenza nel paese.

Lula concesse all’italiano la residenza permanente in Brasile nelle ultime ore del suo mandato. Lo scorso 6 novembre Fux aveva presentato al Stf la sua relazione sul caso Battisti, chiedendo che sia esaminato in sessione congiunta da tutti i magistrati dell’alta corte. Il Stf deve decidere se un presidente può legalmente modificare una decisione del genere presa da un suo predecessore.

Il presidente eletto, Jair Bolsonaro, ha assicurato molte volte – l’ultima ieri, ricevendo l’ambasciatore italiano in Brasile – che intende concedere l’estradizione di Battisti, che considera un “piccolo regalo” per il popolo italiano.

Un atteggiamento che è stato molto apprezzato da Matteo Salvini. I media brasiliani danno per scontato che i legali di Battisti presenteranno un ricorso contro la decisione di Fux, chiedendo un parere dell’intero Srf. Ma l’ex terrorista dovrà aspettare la decisione dietro le sbarre. Al momento il suo legale si è limitato ad un “non comment” dopo aver precisato di non aver ancora avuto accesso agli atti del giudice:”l’ho saputo dai media”, ha detto. Battisti vive in Brasile dal 2009, e attualmente risiede a Cananeia, sulla costa dello stato di San Paolo. Nell’ottobre dell’anno scorso è stato arrestato a Corumbà, nello stato di Mato Grosso del Sud, mentre, secondo l’accusa, tentava di attraversare il confine boliviano con 6 mila dollari e 1.300 euro non dichiarati. Liberato dopo tre giorni, è rimasto comunque sotto processo per esportazione illegale di valuta.

Le condanne

In Italia Cesare Battisti è stato condannato a due ergastoli (gli ergastoli vengono considerati due, anche se nella sentenza unica del processo ai PAC si parla di condanna all’ergastolo, al singolare) per i delitti Santoro e Campagna e svariati anni di carcere, principalmente per concorso morale nell’omicidio Torregiani (13 anni e cinque mesi), concorso nell’omicidio Sabbadin, e per insurrezione armata (12 anni), possesso illegale di armi, banda armata, associazione sovversiva, rapina, furto a cui si aggiunse poi evasione; per quanto riguarda i quattro omicidi eseguiti dal gruppo dei PAC, in tre venne giudicato come concorrente nell’esecuzione (in due avrebbe sparato di persona i colpi mortali), in uno co-ideatore, anche se eseguito da altri; durante il processo ai PAC vennero stilati in totale 68 capi d’accusa, di cui 34 anche contro Battisti. Per alcuni capi d’accusa minori venne assolto. In primo grado ebbe solo una condanna a 6 anni per possesso di armi e banda armata, raddoppiati però a 12 per l’aggravante di finalità terroristica (associazione sovversiva), come previsto della legislazione speciale; ormai contumace, in appello (1986) e in via definitiva (1991, 1993 per il delitto Torregiani), subì l’ergastolo.

Gli omicidi addebitati a Battisti 

• 6 giugno 1978 a Udine, Antonio Santoro, maresciallo della Polizia penitenziaria; il delitto, subito attribuito alle Brigate Rosse, viene poi rivendicato il giorno dopo dai PAC con una telefonata al Messaggero Veneto. A sparare fu Battisti, che ebbe la collaborazione della complice Enrica Migliorati (fingendosi una coppia di fidanzati), studentessa di 23 anni, che non ebbe l’ergastolo come Battisti ma 22 anni di carcere (ne scontò 14 dopo la sua estradizione dalla Svizzera nel 1992) per concorso e parziale dissociazione. Santoro era accusato dai PAC di maltrattamenti ai danni di detenuti, in seguito a inchieste giornalistiche della stampa di sinistra, specie del quotidiano Lotta Continua, che lo accusarono di abuso d’ufficio e abuso di potere; nel volantino di rivendicazione, intitolato Contro i lager di Stato, i PAC scrissero che l’istituzione carceraria andava distrutta perché «ha una funzione di annientamento del proletariato prigioniero» e di «strumento di repressione e tortura».

• 16 febbraio 1979 alle ore 15 circa a Milano, Pierluigi Torregiani, gioielliere[; questo e il successivo delitto Sabbadin vengono rivendicati dai Nuclei Comunisti per la Guerriglia Proletaria con un volantino lasciato in una cabina telefonica di piazza Cavour a Milano. Battisti, che era in un altro luogo, occupato con l’omicidio Sabbadin, fu condannato come co-ideatore e co-organizzatore. Nel corso dell’assassinio di Pierluigi Torregiani, eseguito da un commando composto da Giuseppe Memeo, Sebastiano Masala e Gabriele Grimaldi (con la complicità di Sante Fatone), venne coinvolto anche suo figlio adottivo Alberto, che da quel giorno vive paralizzato su una sedia a rotelle per un colpo sparato dal padre durante il conflitto a fuoco con gli attentatori. Torregiani, il 22 gennaio precedente, aveva ucciso un rapinatore durante una tentata rapina in un ristorante, in cui si trovava con i gioielli che aveva mostrato a una vendita televisiva; per recuperare i gioielli, Torregiani e un suo amico aprirono il fuoco contro i banditi armati che stavano svuotando la cassa del ristorante Il Transatlantico, e nello scontro che ne seguì morirono un rapinatore, Orazio Daidone, 34 anni, e un altro cliente, Vincenzo Consoli, commerciante catanese. Un altro dei clienti rimase ferito. Alberto Torregiani sostiene che i PAC scelsero il padre come vittima perché era stato diffamato dalla stampa locale e presentato come “giustiziere” (in un titolo su la Repubblica) e “sceriffo” contro gli “espropriatori proletari”. Secondo Battisti, i PAC consideravano Torregiani e Sabbadin come «uomini di estrema destra che praticavano autodifesa, che andavano sempre armati (una specie di milizia)», «giustizieri di estrema destra» e della “controguerriglia”, praticanti la giustizia sommaria. Alberto Torregiani ha dichiarato di voler chiedere il risarcimento danni allo Stato italiano, anziché a Battisti, vista la mancata estradizione.

• 16 febbraio 1979 alle ore 18 circa a Santa Maria di Sala, Lino Sabbadin, che svolgeva attività di macellaio. Battisti fu complice nell’omicidio facendo da “copertura armata” all’esecutore materiale Diego Giacomin, reo confesso («devo dire che fui l’autore degli spari e che mi trovavo insieme a un compagno dell’organizzazione» disse al processo), coadiuvato da Paola Filippi (autista) e sotto la direzione organizzativa di Pietro Mutti. Sabbadin, militante del Movimento Sociale Italiano, si era opposto con le armi al tentativo di rapina del suo esercizio commerciale, uccidendo Elio Grigoletto, 23 anni. Il figlio di Sabbadin, in un’intervista a una rivista della destra radicale francese, ha sostenuto che gli uccisori erano complici del rapinatore, ma la cosa è stata smentita, gli stessi PAC affermarono di aver voluto vendicare l'”espropriatore proletario”. Sabbadin aveva già subito un attentato dinamitardo da parte della Guardia Territoriale Comunista.

• 19 aprile 1979 a Milano, Andrea Campagna, agente della DIGOS[78]. Il delitto fu subito rivendicato dai PAC e poi da altri gruppi terroristici, per cui i PAC intervennero con una seconda telefonata di rivendicazione in cui viene definito «torturatore di proletari». L’omicidio fu eseguito con diversi colpi d’arma da fuoco al volto, di cui fu riconosciuto come l’esecutore materiale, mentre Pietro Mutti e un altro complice aspettavano in automobile. Campagna aveva partecipato ai primi arresti legati al caso Torregiani, in qualità di guidatore dell’auto con a bordo i capisquadra, ed era apparso in televisione accanto ad alcuni membri dei PAC e dell’Autonomia Operaia appena arrestati.

Sia Andrea Campagna sia Antonio Santoro furono in seguito insigniti della medaglia d’oro al merito civile “alla memoria”.