Trentino, trova 7mila euro e li porta ai carabinieri

Trova sull’asfalto un portafogli con 7mila euro in contanti e senza pensarci lo porta ai carabinieri.
Il protagonista è un 56enne trentino che con la moglie era giunto ad Abano Terme per prendere l’anziana madre che aveva terminato il suo periodo di cure e benessere in una struttura alberghiera.

Giunto nei pressi di un parcheggio l’uomo ha notato a terra un portafoglio. Lo ha raccolto scoprendo che dentro c’erano svariate banconote per un importo complessivo,poi quantificato dall’Arma, di 7.100 euro in contanti.

Il trentino ha consegnato subito portafoglio e denaro ai carabinieri che sono poi riusciti a rintracciare la proprietaria, una libera professionista del padovano che ha recuperato l’ingente somma di denaro frutto di alcune transazioni commerciali concluse in settimana. La donna, come raccontato ai carabinieri, si era recata nel centro termale per alcune commissioni e quindi, trasferitasi in altra località, solo successivamente si era accorta di non avere più con sé il proprio portafoglio




Capo Digos da dello “zingaro di m….” a un tifoso della Lazio!

“Dare dello zingaro di m… a qualcuno o insultare una persona per il colore della sua pelle non fa differenza: sempre di razzismo stiamo parlando”. A tornare sui fatti che hanno preceduto la finale di Coppa Italia, quando un poliziotto si è macchiato nei suoi confronti di un episodio di razzismo, è Sinisa Mihajlovic. “Ne ho parlato perchè era stato accusato un tifoso della Lazio, ma così non è stato e mi dispiaceva per la tifoseria. Comunque si sono tutti scusati, in primis il capo della Digos che mi ha telefonato. Non voglio denunciare nessuno, se non fosse stato accusato un tifoso della Lazio non avrei neppure parlato dell’accaduto”, ha spiegato Mihajlovic.




Roma, a Tor Bella Monaca intitolato a Francesca Morvillo l’istituto comprensivo

ROMA – In una data particolare, il 18 maggio, giorno dell’ottantesimo compleanno del giudice Giovanni Falcone si è tenuta la cerimonia di intitolazione dell’istituto comprensivo di via San Biagio Platani di Tor Bella Monaca a Francesca Morvillo.

L’evento,
voluto dalle docenti, dai giovani alunni e soprattutto dal dirigente scolastico
Valeria Sentili, ha visto una folta partecipazione di rappresentanze politiche
con il Presidente del sesto municipio romano Roberto Romanella e delle forze
dell’ordine.

Tra gli
ospiti che hanno presenziato, riportando la loro esperienza di vita vicino a
Francesca Morvillo e Giovanni Falcone, figurano Antonio Vassallo, il
commissario Ortolan e il Procuratore della Repubblica di Trapani Alfredo
Morvillo.

Quest’ultimo,
quando prende la parola davanti ad un’aula gravida di persone, sottolinea che
durante quell’annus horribilis lo Stato era in una condizione di sonnolenza
mentre la forza mafiosa era potentissima. Ma non solo, il Procuratore della
Repubblica di Trapani fa un riferimento implicito alla protesta del dottor
Borsellino quando ricorda che non bisogna aspettare che una sentenza passi in
giudicato per rendersi conto di quelle persone in odor di criminalità: bisogna
agire prima, bisogna escludere tali personalità dalle stanze del potere. E il
riferimento è allo storico sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino.

In
un’atmosfera davvero commuovente che è riuscita a far rischiarare una luce
chiara di giustizia e legalità, gli alunni sono riusciti a ricostruire
l’itinerario professionale e umano di Francesca Morvillo.

La prima
donna magistrato ad essere uccisa dalla mafia, nata nel 1945, Morvillo è stato
un esempio di professionalità, di passione, di intransigenza nel lavoro come
ricordano le note dello stesso Csm. Dopo il matrimonio di “nascosto” con
Giovanni Falcone, la vita di Francesca Morvillo è cambiata. I due sono riusciti
a fare del loro amore la forza propulsiva per continuare nella lotta contro
Cosa Nostra. Innamorata, Francesca Morvillo andrà a Roma col suo Giovanni nel
marzo del 1991. Un anno dopo, nel maggio del 1992, Falcone telefona a suo
cognato Alfredo Morvillo, al quale spiega di voler posticipare l’arrivo a
Palermo da venerdì 22 al sabato 23 maggio proprio per aspettare sua moglie
Francesca.

Quel 23
maggio alle 17:58 sull’autostrada per Capaci, la giovane Francesca, il marito e
gli agenti della scorta vengono travolti da un attentato: 500kg di tritolo
posto nei tubi di scolo delle acque piovane deflagrano al passaggio delle auto
blindate. Muoiono sol colpo Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.
Dopo 40 minuti, Falcone e Morvillo arrivano in ospedale dove moriranno per le
ferite riportate. Al delitto sopravvivono: l’autista giudiziario Giuseppe
Costanza e gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo e Gaspare Cervello.

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Ciampino, verso il nuovo governo: proposte programmatiche e appelli alla cittadinanza

CIAMPINO (RM) – Il prossimo 26 maggio 2019, dalle 7 alle 23, si apriranno le urne a Ciampino per eleggere il prossimo governo che dovrà amministrare la città per i prossimi 5 anni. L’eventuale turno di ballottaggio per l’elezione diretta del Sindaco avrà luogo nel giorno di domenica 9 giugno 2019. Per poter votare l’elettore deve recarsi nella sezione in cui è registrato (indicata sulla tessera elettorale) munito di un documento di riconoscimento e della tessera elettorale.

Cliccare sull’immagine del candidato per sentire le proposte programmatiche

Giorgio Balzoni candidato a sindaco Ciampino [Partito Democratico]

Daniela Ballico candidata a sindaco Ciampino [Coalizione centrodestra]

Carmen Pizzirusso candidata a sindaco Ciampino [CasaPound]

Marco Bartolucci candidato a sindaco Ciampino [M5S]

Gabriella Sisti candidata a sindaco Ciampino [Per Ciampino]

Dario Rose candidato a sindaco Ciampino [Coalizione Diritti in Comune]




“Five”, il nuovo libro di Carmelo Lavorino: cinque casi di omicidio camuffati da suicidio [Recensione]

Lo scorso Giovedì alle ore 17,30, presso la libreria Medichini di Roma, il noto criminologo Carmelo Lavorino ha presentato la sua ultima fatica letteraria. Il libro, di circa 360 pagine, si intitola “FIVE”, e riguarda cinque casi di omicidio camuffati da suicidio.

“FIVE” sarà ripresentato giovedì 23 maggio, alle ore 17,00 a Ronciglione (VT), presso la chiesa della “Provvidenza”, al borgo antico, nell’ambito del CUBOFESTIVAL, la manifestazione culturale che tutti gli anni si svolge a Ronciglione.

Il primo caso trattato, intitolato ”Carabiniere suicida per forza, azione esecutiva”, riguarda la morte del brigadiere dei carabinieri Salvatore Incorvaia, risalente al 16 giugno del 1994

Il brigadiere Incorvaia venne ucciso nella zona di Monza, e ritrovato all’interno della sua vettura Audi 80, al posto di guida, nel comune di Vimercate, in campagna. Aveva il cranio trapassato da un proiettile, e fra le mani, appoggiata in grembo, la sua pistola d’ordinanza Beretta 92 SB calibro 9 parabellum. Il brigadiere era in appostamento notturno in borghese in una zona che era notoriamente zona di spaccio di stupefacenti. Nonostante inizialmente si fosse attribuita ad un suicidio, la morte del brigadiere non convinse il padre Giuseppe, ex appuntato dei CC in pensione, né la sorella del brigadiere, Sabrina. Tramite il loro legale, il caso fu affidato al professor Lavorino e al suo team.

Il secondo caso, che Lavorino ha intitolato “Il suicidio del Crocifisso”, riguarda la morte del giovane rappresentante di commercio Mario Natali, del 14 luglio del 1998.

Natali fu ucciso all’interno della sua villa di Valentano, in provincia di Viterbo, da qualcuno che vi si era introdotto rompendo il vetro di una finestra. Natali, notata la finestra rotta, aveva subito chiamato i carabinieri di Tuscania, competenti per territorio, denunziando il fatto e chiedendo un intervento immediato, precisando, al cellulare, che sarebbe entrato nella villa. Purtroppo la pattuglia inviata sul posto non riuscì a trovare la villa, e rientrò in caserma. Natali entrò in casa, ed evidentemente si armò di un fucile da caccia sovrapposto, preso dalla vetrinetta in cui ne erano custoditi altri due, caricandolo con una palla da cinghiale. Nel pomeriggio il padre di Mario Natali, preoccupato per il suo silenzio, andò alla villa. Trovò il figlio cadavere, steso nel corridoio in un lago di sangue, il capo scoperchiato da una palla di fucile cal. 12 da cinghiale, e frammenti di osso e materia cerebrale sparsi tutto intorno. Il cadavere giaceva di fronte ad una porta interna sulla quale era appeso un crocifisso. Per questo motivo, uno degli investigatori di Polizia Giudiziaria elaborò la teoria secondo la quale il suicidio era evidente, dato che il Natali si era sparato in fronte, guardando il crocifisso, quasi per chiedere perdono a Dio per il suo gesto.

Il terzo caso, “Il suicidio per ubiquità”, riguarda la morte del fisico ascolano Rodolfo Manno, scomparso il 14 febbraio 2002 a S. Benedetto del Tronto, e ritrovato cadavere nel mare Adriatico una settimana dopo al largo di Ortona (Chieti).

In una spiaggia di Civitanova Marche vennero ritrovati i suoi effetti personali e una drammatica lettera che annunciava il suicidio. Le cause della morte sono ancora ignote. Questo caso è stato oggetto di depistaggi molteplici e sofisticati, da giallo di Agatha Christie. Da qui il titolo “Il suicidio per ubiquità”. Qualcuno ha voluto far apparire il Manno dove non era, ma nel suo zelo ha addirittura strafatto, rendendo poco plausibili le prove da lui fabbricate e fatte ritrovare.

Il quarto caso, “Il giallo della Lungara”, racconta della morte di Claudia Agostini, professoressa d’inglese, scoperto la mattina del 13 ottobre 2003 a Roma, in via della Lungara, nei pressi della Casa Circondariale Regina Coeli.

Il cadavere era disposto fra due auto parcheggiate, con le mani incrociate sul petto. La donna indossava una tuta e calzava scarpe da ginnastica. Inizialmente gli inquirenti ipotizzarono un incidente stradale, poi un malore, infine il suicidio messo in atto con precipitazione dal terrazzo della casa in cui abitava con il suo convivente. Successivamente le indagini condotte dal professor Lavorino accertarono che la tesi del suicidio con precipitazione dal terrazzo era incongruente, e che certamente la donna era caduta in strada da un finestrino prospiciente via Orti d’Alibert, una via adiacente, non per sua volontà. Anche questo caso ha subito tentativi maldestri di depistaggio, descritti nel libro.

Il quinto caso, “Il delitto della camera chiusa”, richiama un tema caro ai più raffinati scrittori di racconti gialli. Umberto Cocco, giovane problematico e consumatore di droga, la mattina del 6 settembre 2009 veniva svegliato dalla madre, che abitava a Roma, in via Pieve di Cadore, nello stabile dirimpetto.

Ambedue dovevano andare all’aeroporto. Dopo circa dieci minuti, la madre udì un forte rumore all’esterno. Corse a casa del figlio, ma trovò la porta chiusa, e bussò invano. Tornò quindi a casa, prese la sua chiave ed entrò. Umberto Cocco era a terra, seminudo, in una pozza di sangue, il capo devastato da un colpo di revolver calibro 357 magnum. Per terra, l’arma, una Smith & Wesson a canna corta, risultata rubata. La polizia repertò un video, girato da Umberto qualche ora prima, in cui spiegava i motivi del suicidio, e nel quale lo si vedeva impugnare l’arma che lo avrebbe ucciso. Anche in questo caso la madre, nonostante le apparenti evidenze, non volle accettare la tesi del suicidio. L’intervento di Carmelo Lavorino mostrò le evidenti incongruenze con le conclusioni degli investigatori. A tutt’oggi, nessuno è stato indagato per questo omicidio, nonostante siano state identificate due persone, due giovani che erano stati presenti in casa del Cocco fino a poco tempo prima, e che si trovarono fotografate nel suo cellulare.

Il libro di Lavorino prende per mano il lettore, e gli impartisce una lezione di criminologia e di investigazione, coinvolgendolo nei fatti e negli eventi investigativi/tecnici, con una meticolosità quasi pedante. Certamente un appassionato del genere giallo/noir ne sarà conquistato. Con la differenza che in questo caso nulla è inventato, e il colpevole il più delle volte la fa franca, e non per colpa di chi ha investigato con tutti i crismi. Si capisce anche perché in alcuni casi anche eclatanti si commettano errori giudiziari. Tutti questi casi, secondo Lavorino, – che non risparmia critiche a chi secondo lui si è comportato con leggerezza – vanno riaperti, con buone probabilità di trovare i colpevoli, nonostante il tempo trascorso.