Castel Gandolfo, dopo 30 anni torna alla luce un porto romano rimasto nascosto dalla vegetazione incolta

CASTEL GANDOLFO (RM) – Tornato alla luce un antico porto romano situato sulle sponde del lago a Castel Gandolfo che era rimasto nascosto dalla vegetazione incolta per quasi trent’anni.

E il merito di averlo riportato alla luce è tutto della famiglia Saroli che gestisce una storica attività nella città Vaticano II che a proprie spese si è occupata delle operazioni di bonifica del sito restituendolo ora alla collettività.

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Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 31/10/2019

Il porto risale al 398 a.C. circa e si presenta ben conservato, tant’è che sono ancora visibili gli attracchi delle navi costituiti da grossi fori circolari ricavati nelle rocce.

Tra emozioni ed entusiasmi c’è stato il primo sopralluogo dei rappresentanti delle istituzioni sovracomunali tra cui il dirigente dell’area ambientale del Parco Regionale dei Castelli Romani Stefano Cresta e della Soprintendente ai Beni archeologici e culturali di zona Simona Carosi.

Per i castellani nativi del posto, il porto romano che tornerà per quanto possibile agli antichi splendori, è una grande ricchezza da annoverare insieme ai resti archeologici preistorici e romani, come il Villaggio delle Macine, l’emissario artificiale ed i ninfei dorico e del Bergantino, quest’ultimo parte integrante del complesso della villa albana di Domiziano.




Anguillara Sabazia, lettera aperta alla sindaca Anselmo nella ricorrenza dei defunti

ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Signora sindaca di Anguillara Sabazia, oggi lei è al redde rationem e nessuno si meraviglierebbe se inventasse l’ennesima boutade, vista la consolidata oramai abitudine ad autoassolversi.

Bene che sappia, però, che la maggior parte dei cittadini non la perdonano, non tanto per il male che può fare oppure aver fatto a questo bel paese, ma per il bene che sembra non volergli o che non è riuscita finora a esternare .
Come si può intuire dal titolo della presente, una delle sue omissioni a nostro dire gravi riguarda il rispetto verso alcuni cittadini che piangono la perdita di un loro caro che non c’è più.

Come ella dovrebbe ben sapere, ogni anno, il 2 novembre, anche ad Anguillara Sabazia esiste l’usanza di andare al Campo Santo per porre un fiore, accendere un lume e sostare in reverente raccoglimento davanti al loculo oppure la tomba, dimora perpetua dei propri cari. Per molti cittadini questa usanza continua ininterrotta e il 2 novembre, in particolare nella parte vecchia del cimitero, le visite si susseguono ininterrottamente. I vialetti si presentano adorni di mille fiori, con tanti colori e tanti profumi; mille candele che ardono e tanta gente anziana e non solo, si raccoglie nei tristi ricordi dei loro cari.

Nella parte nuova del cimitero si incontrano altre storie, altre scene

Persone che girano invano, a vuoto, cercando di localizzare dove, sia depositato temporaneamente, il loro caro o cara! Quanti loculi anonimi! Una nonnina con lo sguardo spento cerca di rintracciare dove hanno “posteggiato” il suo amato. Qualcuno chiede al giardiniere assistenza, vuole rintracciare il “parcheggio” dove sosta temporaneamente la sua persona cara. Storie simili, penose, vergognose non avremmo mai pensato di viverle in un paese civile.

Quanta attualità nella poesia ‘A Livella di Totò!

Al cimitero di Anguillara Sabazia si deve assistere a loculi adorni con “tre mazzi di rose con una lista di lutto, candele, candelotte e sei lumini” e poi accanto a questi un altro loculo “abbandonato senza nemmeno un fiore” e questo non succede a caso e più avanti si capisce il perché, cara la nostra sindaca.

Non si può più ignorare quel sottile stratagemma e il macabro rito del girotondo delle salme. Solo per riportare alla sua memoria l’enigma dei lavori di ampliamento del cimitero comunale si riepilogano qui i passaggi più incisivi, oggetto di diversi articoli e proteste, tutte ignorate e da lei snobbate, oggi destinataria di questa ennesima lamentela.

In sintesi la cronistoria della triste vicenda

1) – La Giunta con delibera n. 114 del 4/8/2017 approvò il progetto di fattibilità tecnica ed economica per realizzare i lavori di ampliamento del cimitero cittadino e l’amministrazione aveva ritenuto urgente e improcrastinabile questo intervento;

2) – la Deliberazione n. 30 del 22/02/2018 della Giunta recita;

  • Considerato che l’attuale disponibilità di loculi è esaurita e pertanto si rende necessario provvedere con estrema urgenza alla realizzazione di nuovi blocchi di loculi per far fronte alle tumulazioni di salme future;
    3) – Contraddicendo se stessa, la delibera n.30, più avanti stabilisce:
    l’unica soluzione attuabile resta la requisizione dei loculi cimiteriali concessi ai privati per tumulazioni non ancora utilizzati;
    Ritenuto pertanto necessario ed urgente requisire temporaneamente i loculi già assegnati ma non ancora utilizzati;

Per sua memoria, cara signora sindaca, la stessa sua delibera garantiva:

  • di dare atto che appena ultimata la costruzione dei nuovi loculi si procederà alle relative restituzioni dei loculi requisiti ai legittimi assegnatari.

In questo ultimo passaggio si svela il sottile stratagemma, il macabro girotondo delle salme e la tentata beffa ai danni dei cittadini.

La beffa:

Di quale costruzione dei nuovi loculi parla, qualcuno potrebbe dire a vanvera, la sua delibera? Cosa vuol dire “appena ultimata la costruzione?”

Per grazia, vuole dire ai cittadini quando la famigerata costruzione è iniziata?

Il sottile stratagemma:

Non avendo alcuna intenzione, a quanto pare, di onorare la delibera n.30 del 22.02.2018, sembra ovvio al cittadino, che la signora sindaca intenda rendere permanente ciò che la delibera intendeva temporaneo, mettendo in atto il sottile stratagemma di proseguire perennemente a requisire i loculi dei concessionari privati.

Il macabro girotondo delle salme:

Il tutto visto alla luce di quanto sopra, offende non solo i cittadini di questo paese ma mostra mancanza di riguardo verso tutte quelle salme che sono costrette a fare il girotondo da un loculo all’altro, ogni volta che il concessionario titolare del loculo necessitasse dell’uso. Alla “povera salma” ogni volta viene a mancare il dovuto riguardo ed ai relativi congiunti rinnova soffusi dolori.

Cara sindaca, la presente per augurare a lei, tanti altri anni di tranquilla e felice vita privata, lontana da qualsiasi ed ogni carica istituzionale. Niente di personale. La ragione non è tanto per il male che può fare oppure aver fatto a questo bel paese, ma per il bene che non gli vuole oppure non è riuscita finora a fare e mostrare.
Un doveroso saluto.




Virtus Divino Amore (calcio), Matarazzo dice stop: sarà il direttore sportivo della Prima categoria

Roma – Non esistono molte bandiere nel mondo del calcio odierno, sia a livello professionistico che dilettante. Giuseppe Matarazzo, centrocampista o difensore classe 1979, lo è stato sicuramente per il Divino Amore: “Ho giocato sei anni al “Millevoi” nel periodo in cui la squadra era in Eccellenza, poi sono tornato quando il club ha assunto la denominazione di Virtus Divino Amore e questo sarebbe stato il mio sesto anno della seconda esperienza”. La volontà di proseguire c’era, ma poi Matarazzo si è dovuto scontrare con problemi fisici che ne hanno impedito la prosecuzione della carriera: “Durante la preparazione mi si gonfiava il ginocchio destro, già operato al crociato come l’altro. E anche recentemente è stato così, quindi ho deciso con grande dispiacere di fermarmi per evitare problemi ulteriori. Sono stati anni molto belli e il “Millevoi” ha rappresentato un pezzo di vita importante per me”. Il centro sportivo della Virtus Divino Amore, comunque, continuerà a vederlo presente: “Quando ho comunicato la decisione di smettere, la società mi ha subito proposto di rimanere nei quadri dirigenziali del club come direttore sportivo della Prima categoria. Devo ringraziare la dirigenza perché mi ha mostrato stima e non ci è voluto molto per convincermi: farò da “collante” tra la squadra e il club, conoscendo benissimo le dinamiche dello spogliatoio. Rimarrò al fianco dei miei ex compagni e questo è stato un aspetto fondamentale per la mia scelta: spero di dare il mio contributo sotto questa nuova veste”. La sua “nuova” carriera nel calcio dilettante inizia da direttore sportivo, ma non è escluso che in futuro possa diventare altro: “L’idea di fare l’allenatore? Indubbiamente esiste, mi piacerebbe. Vedremo se riuscirò a conciliare i corsi per l’ottenimento del patentino con i miei impegni lavorativi”. La chiusura riguarda le prospettive della Virtus Divino Amore nel campionato di Prima categoria: “Abbiamo tutte le carte in regola per recitare un ruolo da protagonisti: la società ha allestito un organico importante e si può fare molto bene”.




È legittimo che sia un privato a stabilire i limiti della libertà di espressione di un’organizzazione politica? Il caso di Facebook che ha chiuso le pagine di Forza Nuova e Casapound

La decisione di Facebook di chiudere le pagine di CasaPound e Forza Nuova per incitamento all’odio ha dato il via a un dibattito che va al di là della condotta del colosso americano.

Sul caso specifico i social network hanno un peso sempre più grande nell’arena politica. E’ legittimo, dunque, che sia un privato a stabilire i limiti della libertà di espressione di un’organizzazione politica?

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Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 31/10/2019

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Da sinistra: Giustino D’Uva dirigente provinciale Forza Nuova Isernia e Valerio Arenare componente ufficio politico nazionale di Forza Nuova ospiti a Officina Stampa del 31/10/2019

Intanto è stata fissata al prossimo 14 gennaio 2020 la data per l’udienza davanti al giudice di Roma incaricato di valutare il ricorso urgente presentato dal movimento di Forza Nuova, difeso da due avvocati del calibro di Maurizio Paniz e Carlo Taormina, nei confronti di Facebook e Instagram.

Quello di Casapound e Forza Nuova non è il primo caso del genere, in diversi paesi Facebook ha già chiuso le pagine di gruppi politici o singoli individui che non rispettavano la Policy del social divenuta ancora più stringente dopo gli attentati dello scorso marzo in due moschee della Nuova Zelanda.




Decreto clima: un elefante che partorisce un topolino? L’analisi del professor Andreassi punto per punto

Dopo alcune modifiche sostanziali rispetto alla prima bozza, il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto clima, il primo tassello del cosiddetto “green new deal” annunciato dal Governo Conte bis. Vergognoso chiamarlo così, sia perché rispetto agli altri Paesi non sono stati stanziati fondi a sufficienza e sia perché sembra “partorito” da alieni

“Ben 450 milioni da investire sul decreto Clima è offensivo. Costa avrebbe potuto tagliare i sussidi e i fondi ai combustibili fossili”, questo una delle tante proposte / critiche emerse in occasione dell’intervento del delegato ai rifiuti del Comune di Albano Laziale Luca Andreassi nell’ambito della trasmissione web Tv Officina Stampa condotta dalla giornalista Chiara Rai.

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Il professore universitario alla facoltà di ingegneria all’Uni Tor Vergata Luca Andreassi

Andreassi rimarca l’esiguità della cifra

“Sono 450 milioni di euro di investimenti – dice – mentre l’analogo decreto clima fatto in Germania al 2023 prevede come investimenti 50 miliardi che diventano 100 miliardi nel 2030. Dovrebbe essere un provvedimento che mette in piedi una serie di azioni per diminuire l’impatto ambientale ma in realtà si riesce veramente a ottenere questo risultato? Dovrebbe consentire di vivere in un ambiente più sano”.

Andreassi porta l’esempio del bonus rottamazione che sostanzialmente funziona così. Se si ha una macchina da rottamare o un motociclo, peraltro la rottamazione e l’accesso al bonus prevede tutta una serie di vincoli e requisiti vari come ad esempio in che Regione ci si trova ecc., si possono ottenere in cambio dei soldi da spendere in abbonamento per il trasporto pubblico locale e regionale. quale convenienza può esserci oggi a rottamare la propria auto se la rete dei trasporti non è eccellente sotto il profilo dei collegamenti? Ad esempio Andreassi con i mezzi impiega un’ora e mezza per raggiungere Tor Vergata da Albano mentre se con l’auto ci mette 20 minuti. Ecco il paradosso.

Ad ogni modo, la nuova misura si chiama Buono mobilità e prevede 1.500 euro per chi rottama entro il 31 dicembre 2021 un’auto omologata fino alla classe Euro 3 o 500 euro per chi rottama motocicli omologati fino alla classe Euro 2 ed Euro 3 a due tempi. Attenzione però, sono inclusi in questa possibilità esclusivamente i residenti nelle aree sottoposte a procedure di infrazione Ue per il superamento delle soglie di inquinamento: Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sicilia, Toscana e Veneto. Il buono mobilità può essere utilizzato entro tre anni per l’acquisto di abbonamenti al trasporto pubblico locale o regionale o di altre servizi integrati, oppure per l’acquisto di biciclette a pedalata assistita.

Poi c’è un piccolo, ma davvero piccolo finanziamento di cinquemila euro che mettono a disposizione per chi effettua la vendita di prodotti alla spina. Conviene davvero risvoluzionare tutto per cinquemila euro che al commerciante finiscono subito. Ci vorrebbe un altro tipo di incentivo. Ma spieghiamo meglio, i negozi che allestiranno spazi dedicati alla vendita di alimentari e detergenti sfusi, infatti, potranno beneficiare di un contributo economico fino a 5.000 euro per le spese sostenute per introdurre spazi dedicati a questa tipologia di acquisti. Ecco la beffa. La condizione è che i contenitori offerti dai commercianti non siano monouso, aspetto che apre a una serie di problematiche, in primis la remota possibilità di riutilizzare i contenitori per acquisti successivi per ragioni igieniche. Il punto vendita è infatti sempre responsabile dell’igiene dei prodotti che vengono venduti e, autorizzando la vendita tramite contenitori portati da casa, non sarà in grado di assicurare la salubrità degli alimenti. In conclusione, con tutta probabilità, i supermercati impediranno di utilizzare i contenitori propri.

Un elemento che può essere considerato “positivo”, aggiunge Andreassi, è l’identificazione di un commissario per le discariche abusive che si occupi della mappatura dei siti, strumento “utile e auspicabile”. Ma anche la realizzazione o il miglioramento del trasporto scolastico tramite mezzi elettrici o ibridi per i bambini delle scuole dell’infanzia, della primaria e secondaria che frequentano sia istituti comunali che statali. Bisogna vedere però in quante ditte di trasporto che hanno la gestione dei servizi dei Comuni vogliano attuare questa “rivoluzione”

Le foreste urbane metropolitane

Ma poi, però, arriva la ciliegina sulla torta che è l’investimento sulla piantumazione che prevede la creazione di foreste urbane metropolitane. Beh, Andreassi ha lanciato un appello: “Non ci mandate altri alberi ad Albano”. Avere in carico altri alberi significa dover necessariamente avere a disposizione dei dipendenti comunali che fanno solo questo. E lasciare gli alberi incolti significa mancanza di sicurezza per pedoni e auto, radici killer che crescono sotto l’asfalto, incuria e degrado. In sostanza, se ci fossero più fondi per assumere giardinieri andrebbe bene anche un fitto bosco per ogni Comune.

Ricapitolando, il Decreto Clima inciderà davvero molto poco sulla lotta all’emergenza climatica in corso, per cui occorrerebbero provvedimenti ben più radicali. A partire da una seria svolta pro-rinnovabili e da una drastica rimodulazione dei sussidi ai combustibili fossili per agevolarne il distacco. Francamente possiamo esigere questo dagli italiani pur sapendo che la politica energetica dell’Italia, continua a girare intorno all’utilizzo del gas naturale? Non è dunque azzardato parlare di una ingiustizia climatica e sociale. e’ assolutamente necessario fare i conti con la realtà e le previsioni più accreditate con l’onestà intellettuale di capire che tra il dire e il fare c’è ancora di mezzo un mare, attraversato da petrolio e gas fossile. Questo è un dato di fatto.

Infine Andreassi ha portato l’esempio della parlamentare democratica americana Alexandria Ocasio-Cortez che ha lanciato il Green new deal, per salvare il paese dall’ingiustizia sociale e dalla minaccia del riscaldamento globale. Il nome fa già presagire che si tratti di una misura tanto rivoluzionaria quanto fondamentale, come lo fu quella varata da Franklin Delano Roosevelt fra il 1933 e il 1937 allo scopo di risollevare gli Stati Uniti dalla Grande depressione, cominciata quel famoso martedì nero del 1929.

“Ma perché non Copiamo?” si è chiesto Andreassi. “Proviamo a fare una rivoluzione culturale e umana e sociale, una rivoluzione che deve partire dal fatto che se vogliamo veramente cambiare passo deve nascere il “lavoro verde”, devono girare i soldi per costruire veramente una green economy che si basa sulla valorizzazione degli acquisti verdi e sulla vera tutela dell’ambiente. È chiaro che la rivoluzione deve essere sociale”.

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Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 31/10/2019




Albano, impianto Tmb Roncigliano: che succede?

C’è la concreta ipotesi che possa essere ricostruito e rimesso in funzione l’impianto di Roncigliano, nel Comune di Albano, che tratta i rifiuti indifferenziati. Ma ce ne vorrà di tempo e di battaglie affinché la situazione possa prendere forma. Intanto non ci sono tutte le autorizzazioni, poi il sito deve essere bonificato e poi ci sarebbero i sigilli (forse) della Procura e poi ancora c’è l’amministrazione Marini che già ha affilato gli artigli. ma veniamo ai fatti.

L’ingegner Flaminia Tosini, che a Vetralla è vicesindaco e assessore in quota PD, firma una determina come direzione Regionale Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti con cui sostanzialmente asserisce che la nuova società che ha preso in mano l’ex gestione di Cerroni può godere della proroga delI’Aia (Autorizzazione d’impatto Ambientale) grazie a una fideiussione dell’ex Pontina Ambiente.

Un dietrofront clamoroso rispetto alla precedente comunicazione di agosto con cui la stessa dirigente comunicava che le autorizzazioni erano scadute nel 2014. Un fulmine a ciel sereno per l’amministrazione PD guidata da Nicola Marini, sindaco di Albano e presidente Anci (Associazione nazionale comuni italiani) che da subito ha palesato la sua contrarietà alla riapertura dell’impianto di Roncigliano e adesso minaccia ricorsi al Tar e segnalazioni al Prefetto e alla Procura di Velletri che di fatto aveva messo i sigilli all’impianto dopo l’incendio: “Ai fini dell’esecuzione di eventuali lavori di costruzione e/o ricostruzione e/o ripristino dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico sito in località Roncigliano – si legge in una nota del Comune – si ritiene non esaustivo il riferimento nota AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale)”, in data odierna è stata trasmessa all’Amministrazione Comunale la Determina n. G14894 del 31.10.2019 inerente le “linee guida per il ripristino dell’impianto TMB in questione”. A tale proposito l’Amministrazione Comunale ha fatto formale richiesta di accesso agli atti presso la Regione Lazio, al fine di valutare ogni possibile azione a contrasto di quanto previsto nella Determinazione n. G14894. Inoltre faremo istanza alla Procura della Repubblica di Velletri per conoscere se l’area in questione sia stata dissequestrata dopo l’incendio del 30 giugno 2016 e informeremo dell’intera procedura il Prefetto di Roma, evidenziando le incongruità presenti negli atti della Direzione Regionale Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti. Faremo anche richiesta per la bonifica del sito. Naturalmente, una volta esaminata tutta la documentazione raccolta e ravvisati gli estremi, presenteremo ricorso presso il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio”.

Il delegato ai Rifiuti del Comune Luca Andreassi parla di palesi contraddizioni : “La Regione Lazio – dice – ha da poco approvato un Piano Regionale dei Rifiuti nel quale esplicitamente si esprime la volontà di superare la chiusura del ciclo dei rifiuti attraverso gli impianti di trattamento meccanico e biologico, mettendo al centro della chiusura del ciclo dei rifiuti stesso il recupero di materia e, solo in ultima analisi, il recupero di energia. Ho avuto più volte modo di apprezzare tale approccio sia per la valenza ambientale (i TMB sono impianti inquinanti in cui entra rifiuto ed esce rifiuto che viene o smaltito in discarica o incenerito) sia per ragioni di sicurezza (il numero di TMB andati a fuoco negli ultimi anni è elevatissimo). Rimane pertanto difficile, in tale contesto, capire quale senso abbia l’autorizzazione di un impianto TMB a Roncigliano per lo più al centro di un’area caratterizzata da un elevato livello di raccolta differenziata e che, dunque, certamente non necessita di un impianto del genere. Verrebbe da pensare che possa essere un impianto a servizio di realtà diverse da quelle locali e che,magari, hanno difficoltà a raggiungere elevati livelli di raccolta differenziata. Ma entreremmo nel campo delle congetture e preferisco ragionare sui fatti. Certamente metteremo in atto tutte le azioni necessarie ad impedire che questo accada”




Anguillara, De Vito (Lega) lancia un appello ai consiglieri di maggioranza: “Chi ha il coraggio di spegnere la luce a questa giunta?”

Ho con attenzione seguito l’ultimo consiglio comunale – afferma Daniele De Vito Coordinatore della Lega di Anguillara – per sentire le risposte dell’attuale amministrazione in ordine a due problemi fondamentali che
riguardano la nostra cittadina, ovvero la situazione riguardante la neo scuola, si fa per dire, costituita da container in Via Duca degli Abruzzi e la rimodulazione del servizio relativo alla cittadella socio – sanitario.
Sono rimasto basito! Questa amministrazione è franata sotto i colpi dell’intera opposizione che, per la prima volta ha battuto un colpo dopo tanto tempo, e con dati alla mano, ha fatto il suo dovere snocciolando
tutte le incongruenze sia dell’opera prestata, sia dell’assoluta illegittimità del bando effettuato, e mi auguro che si dirigeranno direttamente alla Procura della Repubblica al fine di attenzionarla delle pesanti violazioni
poste in essere, sia infine, sia sul fantasioso futuro che ci aspetta.
Mentre sono in attesa di leggere la relazione finale sulla situazione strutturale dell’immobile relativo alle scuole medie di Via San Francesco, per la quale sono terrorizzato visto che, se fosse simile a quella delle
scuole elementari, fra qualche tempo Anguillara non avrà più un campo di calcio, visto che la cittadella sportiva sarà un ricovero di container, rimango impressionato dalla situazione di stallo relativa alla rimodulazione del servizio della cittadella socio – sanitario.
Ritengo che un Comune nel concedere il servizio ai cittadini debba prima di tutto occuparsi dei meno abbienti e dei meno fortunati, per poi allargarsi ai servizi di base a tutti gli utenti, che ad Anguillara scarseggiano in maniera eclatante, giungendo anche ad indebitare il comune se necessario al fine di garantire il minimo sindacale, anche perché stiamo parlando di cifre inique rispetto ad un bilancio di oltre 70 milioni di euro.
Ma la cosa che fa più arrabbiare e che i consiglieri di maggioranza, organo deputato al controllo dell’operato della Giunta, che è costituita tutta da soggetti esterni, continui ad avallare provvedimenti totalmente illegittimi uno dietro l’altro senza che nessuno di loro provi minimamente a dire la propria.
Non abbiamo avuto una singola risposta, sia dalla maggioranza che dalla giunta, sulle abnormità che sono successe negli ultimi mesi, dalle profonde violazioni di leggi urbanistiche da parte di un consigliere di maggioranza, alla presunta incapacità dell’attuale sindaco di gestire il comune, alle ripetute violazioni alla legge Severino.
Per contro, parlando con i cittadini, emergono delle profonde perplessità visti gli errori commessi da questa amministrazione in ogni ambito, dalla questione relativa al Piano Regolatore ai servizi sociali, dai piani
integrati alle scuole, dai continui errori nell’ espletamento di appalti pubblici alle questioni relative allo sport, dal turismo all’ associazionismo, ma quanto ancora dovranno soffrire i cittadini per ricevere ciò che
gli spetta e per ciò che pagano profumatamente al comune, senza ricevere ne risposte ne servizi? Proviamo a fare un nuovo appello – conclude De Vito – non alla giunta, la quale risulta imbullonata alle poltrone solo per percepire quello stipendio che paga il cittadino andando contro il cittadino stesso solo per arrivare alla fine del mese, ma soprattutto ai consiglieri di maggioranza… possibile che tra di voi non ci sia nessuno che si sofferma a valutare il pessimo operato della giunta? e che non ha il coraggio di approfondire senza dare per giusto e vero ciò che gli viene sottoposto dalla stessa? e soprattutto che non abbia il coraggio di spegnere la luce a questo consesso ormai fuori controllo?
A voi consiglieri evidenzio che la politica è complice se trionfa l’incuria, e vi sottopongo una frase della signora Oriana Fallaci su cui riflettere “Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.” Ai posteri l’ardua sentenza!