Conte all’Ilva accolto da un coro di fischi e scoppia la ressa: “Non ho la soluzione in tasca”

Sciopero unitario di 24 ore indetto da Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento siderurgico di Taranto e negli altri siti del Gruppo ArcelorMittal. Allo stabilimento è arrivato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dove incontrerà i dipendenti accompagnato da alcuni dirigenti del siderurgico. Ressa al suo arrivo: “Parlerò con tutti ma con calma”, ha detto Conte al suo arrivo davanti ai cancelli dell’ex Ilva, dove era atteso da molti cittadini ed operai.

E’ nato un botta e risposta con alcuni cittadini che gli chiedevano di chiudere l’impianto. “Dovete conoscere la situazione”, gli ha detto un cittadino. “Sono qui per questo“, ha risposto.

E’ una folla composta da ambientalisti, operai e abitanti del quartiere Tamburi quella che all’arrivo del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, preme per parlargli. Il premier a molti di loro chiede: “cosa volete, la riconversione?”. Ma il gruppo che lo assedia all’esterno prima che possa entrare dagli operai ha una parola d’ordine: chiusura. Solo qualcuno accenna alla possibilità di una riconversione, impiegando per questo gli operai per la bonifica. Conte rivendica attenzione all’ambiente: “stiamo lavorando tanto per l’energia pulita”.

Non ho la soluzione in tasca. Vedremo nei prossimi giorni”, ha detto il presidente del Consiglio parlando con la folla fuori dai cancelli dell’ex Ilva.

Il premier parteciperà al consiglio di fabbrica permanente di Fim, Fiom e Uilm. Conte è entrato dalla portineria D della fabbrica, quella riservata all’ingresso degli operai. All’ingresso si sono raggruppati operai e rappresentanti di comitati e movimenti con striscioni che chiedono la riconversione economica del territorio.

I metalmeccanici chiedono “all’azienda l’immediato ritiro della procedura di retrocessione dei rami d’azienda e al governo di non concedere nessun alibi alla stessa per disimpegnarsi, ripristinando tutte le condizioni in cui si è firmato l’accordo del 6 settembre 2018 che garantirebbe la possibilità di portare a termine il piano Ambientale nelle scadenze previste”.

Fim, Fiom e Uilm sostengono che “la multinazionale ha posto delle condizioni provocatorie e inaccettabili e le più gravi riguardano la modifica del Piano ambientale, il ridimensionamento produttivo a quattro milioni di tonnellate e la richiesta di licenziamento di 5mila lavoratori, oltre alla messa in discussione del ritorno a lavoro dei 2mila attualmente in Amministrazione straordinaria”.

“Il Governo parla di allarme rosso ma non ha una idea precisa di cosa fare. L’azienda, tenendo fede a quanto scritto nella lettera di recesso, sta portando gli impianti al minimo della capacità di marcia. In queste condizioni entro fine mese ci sarà lo stop totale, compreso l’Afo2. Bisogna intervenire presto”, dice all’ANSA il segretario generale della Uilm di Taranto, Antonio Talò, di rientro in città dopo aver partecipato ieri sera al tavolo di crisi convocato dal premier Giuseppe Conte. 

Il gruppo indiano Jindal, intanto, nega un interesse per gli asset dell’ex Ilva, dopo la ritirata di ArcelorMittal. “Smentiamo con forza” si legge in un tweet postato sul canale Twitter del gruppo, le indiscrezioni di stampa secondo cui “Jindal Steel & Power potrebbe rinnovare il suo interesse per l’acciaieria di Taranto”.  Oggi sciopero di 24 ore negli stabilimenti ArcelorMittal di Taranto.

Il leader M5s, Luigi Di Maio, ospite del Forum ANSA, si è soffermato a lungo sulla vicenda dell’ex Ilva. Secondo il ministro, l’azienda va obbligata a restare.  

Moody’s conferma il rating ‘Baa3’ di ArcelorMittal ma cambia l’outlook da ‘stabile’ a ‘negativo’. La revisione, si legge in una nota, “riflette il rapido declino degli utili quest’anno nel contesto di una domanda calante da parte del mercato finale e di un deterioramento degli spread sull’acciaio”. “Ulteriori pressioni al ribasso” sul rating potrebbero arrivare “dall’incapacità di dare esecuzione senza attriti e in modo tempestivo alla proposta di risoluzione dell’acquisto dell’Ilva”




Nemi, tra tensioni sindacali e buche in Prefettura si prepara un lunedì di fuoco per l’amministrazione Bertucci

NEMI (RM) – Quella strana coincidenza. È stato convocato il consiglio Comunale a Nemi nel giorno della seconda convocazione alla Prefettura per la conciliazione con i dipendenti comunali.

Sicuramente sarà un lunedì di fuoco per l’amministrazione del sindaco Alberto Bertucci. Un appuntamento di mattina e uno nel pomeriggio.

Quello che sta vivendo Nemi è davvero un clima singolare, sembra che a palazzo si parli molto poco, ci si confronti ancora meno e ci si sia assuefatti a tirare a campare. Ma forse è una impressione. Nel frattempo si tocca con mano la tensione tra alcuni dipendenti comunali di Nemi e l’amministrazione guidata da Alberto Bertucci perché sostanzialmente manca il dialogo tra le parti.

I sindacati Fp, Cgil e Cisl Fp e le Rsu hanno promosso una vertenza contro il comune di Nemi perché, a loro dire, l’operato del sindaco andrebbe ben oltre le sue funzioni, sconfinando in quelle che sarebbero di esclusiva competenza dei dirigenti cui spetta la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica.

Nessun rappresentante del Comune di Nemi si è presentato in Prefettura all’incontro dello scorso 4 novembre

Altro discorso sono invece gli atti di indirizzo e controllo politico. La questione poteva essere risolta con un incontro in Prefettura chiesto dalle sigle sindacali ma così non è stato. Nessun rappresentante del Comune di Nemi infatti, si è presentato in Prefettura a Roma per un l’incontro fissato lo scorso 4 novembre finalizzato a una procedura di conciliazione tra l’Ente locale e i lavoratori. Il motivo dell’assenza del Comune sarebbe imputabile al fatto che il posto di segretario comunale è ancora vacante e pertanto non è stato possibile presenziare.

Il prefetto ha fissato dunque una nuova riunione per il confronto lunedì 11 novembre alle 10:30.

I consiglieri di opposizione della civica “Ricomincio da Nemi”, Carlo Cortuso e Patrizia Corrieri, hanno chiesto a gran voce le dimissioni del sindaco: “Non è la prima volta – dicono – che Bertucci si sottrae ai confronti. Tanto è grave la sua inadempienza, che il Prefetto lo ha immediatamente riconvocato. Questa condotta del sindaco, nel momento in cui sfugge al confronto con i cittadini, è davvero incresciosa. Ancor più verso i lavoratori che quotidianamente, con molta fatica, sono costretti a supplire a mancanze e incapacità organizzative nel comune da lui amministrato. L’arroganza di certi modi ormai è intollerabile e chiediamo a gran voce le dimissioni di Alberto Bertucci”.




Abbraccia il padre e le sorelle, il piccolo ritrovato in un campo profughi in Siria: la mamma lo portò con lui per unirsi all’Isis

E’ tornato oggi in Italia il bimbo di 11 anni di origine albanese portato via dall’Italia nel dicembre del 2004 dalla mamma che voleva unirsi all’Isis. Il piccolo, la cui madre sarebbe morta in un’esplosione, era finito poi nel campo profughi di Al Hol, a nord est della Siria, dove è stato ritrovato. Il ragazzino è stato trasferito con un volo di linea dell’Alitalia (AZ 827) giunto poco dopo le 7.00 all’aeroporto di Roma Fiumicino da Beirut. Ad accoglierlo il padre e le due sorelle. La Polizia di frontiera sta procedendo per le formalità burocratiche e per le procedure di affidamento del minore al padre.

“Ti avevo promesso che saresti ritornato a casa. Ora sei grande, quasi un ometto”. Con queste parole, visibilmente commosso, il padre ha accolto sotto bordo dell’aereo il figliolo. Vicino a lui le sorelle più grandi, che nel momento di riabbracciarlo gli hanno consegnato dei giocattoli che appartenevano al piccolo, prima che la mamma lo portasse via dall’Italia.

“Quando è stato recuperato nel campo profughi in cui si trovava c’erano 70 mila persone, non è stato facile, ma è stato accolto come un principino”. A parlare all’aeroporto di Fiumicino è Maria Josè Falcicchia, Dirigente dello Scip, tra le persone che si è recata in Siria a riprendere in Siria il bimbo di 11 anni. “All’inizio il piccolo, che non parla più italiano perché lo ha dimenticato, ma solo l’arabo e un po’ l’albanese – ha spiegato Falcicchia – era guardingo, ma ha sempre sorriso, sta bene”.




Aversa, Don Michele Mottola arrestato dopo servizio delle Iene: aveva abusato di una dodicenne

La Polizia di Stato ha arrestato su ordine del Gip del Tribunale di Napoli Nord don Michele Mottola della parrocchia di Trentola Ducenta per abusi su una minore di 12 anni che frequentava la chiesa. Era stata la Diocesi di Aversa a inviare la prima segnalazione alla Procura guidata da Francesco Greco sui presunti abusi realizzati dal prete, che nel maggio scorso era stato sospeso dal servizio. Della vicenda si era occupata anche la trasmissione “Le Iene”.

La Diocesi di Aversa in un comunicato spiega che Don Michele Mottola, accusato dalla piccola Marina di abusi sessuali, è stato sospeso dal suo ruolo e allontanato dalla comunità parrocchiale. Nina Palmieri ci aveva raccontato la tremenda storia di questa bambina

Don Michele Mottola è stato sospeso e isolato dalla comunità parrocchiale.

Lo comunica la Diocesi di Aversa, che interviene per fare il punto nella vicenda di presunti atti di pedofilia del parroco campano ai danni di una bambina di 10 anni. Ve ne abbiamo parlato nel drammatico servizio di Nina Palmieri, che potete rivedere qui sopra.

La Diocesi chiarisce il parroco è stato sospeso in via cautelativa, lo stesso giorno in cui si è avuta segnalazione dei fatti, da parte della famiglia di “Marina”, accompagnata in Diocesi da alcuni parrocchiani.

“La Diocesi ha fornito ai familiari della minore la propria collaborazione affinché fosse sporta anche regolare denuncia alle autorità giudiziarie”, si aggiunge, e “attualmente al sacerdote non è permesso di celebrare pubblicamente o avere contatto di tipo pastorale con nessun gruppo di fedeli”. Il comunicato conclude così: “Sono in atto i procedimenti giudiziari, sia canonico che civile”.

Vi abbiamo raccontato questa terribile vicenda di presunti abusi con Nina Palmieri.

Marina, così chiameremo questa bambina, sarebbe caduta nelle grinfie di Don Michele Mottola, il parroco di un comune del casertano che frequentava la casa dei suoi genitori.

La storia di Marina è anche la storia di un incredibile coraggio, perché la bimba riesce con lucidità a documentare, con il suo telefonino, quegli incontri per incastrarlo.

Le violenze, che si sarebbero protratte fino allo scorso febbraio, sarebbero iniziate quando Marina aveva circa dieci anni e mezzo.

Il parroco inizia a fare piccoli grandi regali alla bambina, prima un orologio, poi un giubbino e addirittura un computer. Regali che giustifica come un ringraziamento per quelle cene a casa della sua famiglia.

Ma Marina, proprio in quel periodo, avrebbe iniziato a essere al centro delle attenzioni di Don Michele, provando poi a confidarsi con due amici parrocchiani. Che però all’inizio non riescono a crederle.

“La bambina mi fece una confidenza ‘sai in parrocchia c’è qualcuno che mi fa delle cose, è Don Michele, lui mi bacia’ e li per lì rimango stupefatta e dico: ma come? Ma ti bacia come bacia tutti quanti?”. E Marina risponde: “No, lui mi bacia qua”, e indica le labbra.

Di fronte a quegli adulti che non si fidano delle sue parole, Marina decide di iniziare a registrare gli incontri. Registrazioni agghiaccianti, che Nina Palmieri ci fa ascoltare: “Io ti terrei dalla mattina alla sera qua se tua mamma fosse più consenziente”, le dice don Michele, che aggiunge: “Lo sai che ti voglio bene, vuoi un bacino?”

Gli incontri si susseguono, come le registrazioni audio di Marina. Si possono sentire sospiri, silenzi, rotti improvvisamente dal lamento della bambina, che dice “basta, basta”. A un certo punto Don Michele le dice: “Prendi questa per asciugarti”.

Passano altri mesi, senza che nessuno la sottragga dalle sue mani e poi, il 2 febbraio 2019, c’è un nuovo incontro, durante il quale Marina decide di affrontare Don Michele.

“Quelle cose che noi facciamo, gradirei non continuare”, gli dice a muso duro ma lui liquida il tutto come “una storiella”. Tu mi consideri una specie di malato mentale se mi tratti così”, le dice. “Non vorrei che tu mi vedi come uno che fa violenza ai bambini…” e le dice che sarebbe stata consenziente.

Marina torna a confessarsi con i due parrocchiani, che avvertono i genitori.

Ma la madre, che affronta la figlia davanti a Don Michele, all’inizio dubita, tanto da dire alla piccola che la manderà in un istituto.

Don Michele avrebbe provato anche a spaventarla: “Le bugie le sai dire. Mi hai capito che le bugie le sai dire? Sei come i kamikaze islamici, buttano una bomba, uccidono la gente e se ne vanno”. E la spaventa: “Il fango va a finire anche su quello che è la famiglia, su di te”.

Finalmente la madre di Marina apre gli occhi e va dal vescovo, mentre don Michele avrebbe confessato quelle violenze dicendosi pentito.

Un pentimento e un caso che verrà valutato nelle sedi giuste, mentre a noi non resta che portargli da leggere una delle lettere che la piccola Marina ha provato a scrivergli: “Caro Don Michele con tutto il rispetto le volevo dire che un futuro con voi non lo voglio costruire. Io dentro di me mi sento scoppiare e non so fino a quando potrò resistere. Io non mi sento più una bambina, mi sento troppo grande”. Ma l’uomo, davanti alle telecamere de Le Iene, nega tutto con fermezza.




Castel Gandolfo, è polemica sul “gazebo della vergogna”

CASTEL GANDOLFO (RM) – Polemiche a Castel Gandolfo per quello che è stato ribattezzato, da alcuni residenti e associazioni, come il “Gazebo della vergogna”.

Si
tratta di una struttura, spuntata fuori da alcuni giorni sul lungolago della
città Vaticano II, di notevoli dimensioni che lascia poco spazio sul
marciapiede per il passaggio pedonale.

Un
gazebo dunque, che secondo quanto affermato dal vice sindaco sul social Fb
avrebbe tutte le carte in regola: Nulla Osta del Parco Regionale dei Castelli
Romani e della Sovrintendenza Paesaggistica nonché l’autorizzazione del Comune
di Castel Gandolfo.

Alcuni
residenti e rappresentanti di associazioni hanno scritto al Presidente del
Parco e al sindaco chiedendo spiegazioni in merito a una evidente non
compatibilità ambientale con l’ambiente circostante. Ma ad oggi non è ancora
pervenuta una risposta.

CLICCARE SULLA FOTO PER GUARDARE LA VIDEO INTERVISTA

Fabio Angeletti ((Pres. Ass. Castel Gandolfo in Movimento), Giampiero Tofani (Vigile del Fuoco in pensione) e Viviana Capomaccio (residente Castel Gandolfo) a Officina Stampa del 07/11/2019




Generale Alessandro Butticè, intervista al nuovo delegato ANCRI presso gli organismi internazionali

Il presidente dell’Associazione Nazionale Insigniti al Merito della Repubblica(ANCRI) Tommaso Bove delega a rappresentare gli insigniti presso gli organismi internazionali il Generale (r) della G.d.F. Alessandro Butticè, già delegato dell’ANCRI per il Belgio, l’Unione Europea ed il Consiglio Atlantico. Butticè ha recentemente ricevuto anche la delega per il coordinamento delle delegazioni all’estero dell’Associazione Nazionale Insigniti OMRI.
Il Generale (r) della Guardia di Finanza Alessandro Butticé, Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana è stato delegato dal presidente Nazionale ANCRI Tommaso Bove a rappresentare l’Associazione degli Insigniti presso gli organismi internazionali.
La Delega si aggiunge a quella di Delegato per il Regno del Belgio, il Consiglio Atlantico e l’Unione Europea. Per effetto di tale delega al Generale Butticè è stato attribuito anche il coordinamento delle 16 Delegazioni ANCRI all’estero.
Il generale, nell’accettare il nuovo impegno associativo ha risposto: “Onorato da tale delega, come Patriota italiano ed europeo, mi impegno a contribuire, assieme agli amici delegati all’estero, a difendere i valori associativi, costituzionali e repubblicani, che includono la costruzione europea, in Italia, in Europa e nel mondo.”
Ma vediamo chi è il Generale Alessandro Butticé. Primo ufficiale non solo della Guardia di Finanza, ma anche di un Corpo di polizia e delle Forze armate italiane ad essere distaccato, dal 1990, presso i servizi antifrode della Commissione Europea.
Nel 1999 ha contribuito alla creazione, dell’Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode (OLAF), dotato di assoluta indipendenza nella sua funzione di indagine su tutto il territorio dell’UE e all’interno delle proprie istituzioni.
Sino al 2009, è stato portavoce del primo Direttore Generale dell’OLAF (l’Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode), il compianto procuratore bavarese Franz-Hermann Bruener, e capo della comunicazione dell’Ufficio.
È stato poi anche capo della Comunicazione Istituzionale della Direzione Generale del Mercato Interno, Industria e Imprese della Commissione Europea, chiamato dall’Allora Vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani, e successivamente capo delle Risorse Umane e della Sicurezza della direzione Generale competente anche per l’industria della difesa e la politica spaziale.
Lo abbiamo voluto intervistare.

Generale Butticè lei nel 2014 si è congedato dalla Guardia di Finanza e nel 2018 dalla Commissione Europea. Come vive questo terzo tempo della sua vita?
Sono iscritto da trent’anni all’ordine dei giornalisti. Dopo il tempo dell’impegno a livello nazionale, nella Guardia di Finanza italiana, e quello internazionale, presso l’Unione Europea, per scelta personale vivo ora nell’impegno associativo, sociale e giornalistico, attività che di fatto svolgo ininterrottamente dall’età di 16 anni, quando ero collaboratore de « Il Gazzettino ». La mia filosofia di vita attuale è tutta racchiusa in quel bellissimo testo di Mario De Andrade, dal titolo “ho contato i miei anni”, che consiglio di leggere a tutti coloro che sono entrati nella cosiddetta maturità. “Non ho tempo per sopportare persone assurde che, oltre che per l’età anagrafica, non sono cresciute per nessun altro aspetto. Non ho tempo, da perdere per sciocchezze. Non voglio partecipare a riunioni in cui sfilano solo “Ego” gonfiati. Ora non sopporto i manipolatori, gli arrivisti, né gli approfittatori. Mi disturbano gli invidiosi, che cercano di discreditare i più capaci, per appropriarsi del loro talento e dei loro risultati…”

Ci faccia capire meglio questa sua filosofia di vita
Lo ha scritto De Andrade, celebre poeta, musicologo, critico letterario e narratore brasiliano,ma lo penso profondamente io. E prego tutti gli amici che vogliono continuare ad esserlo di prendermi sul serio.
Perché è con questo spirito che, dopo aver rifiutato qualche proposta professionale, anche di carattere politico (rifiutata perché non è il mio mestiere e mi piace restare un pensatore libero e un istituzionale senza etichette), oltre alle mie regolari collaborazioni con AISE (l’Agenzia Internazionale Stampa Estera), e quelle occasionali con Il Gazzettino (il mio primo giornale), Il Riformista, Il Finanziere, Fiamme Gialle ed altri giornali, dedico il mio tempo restante ad attività di volontariato, sociali ed associative.

Perché ha deciso di aderire all’Associazione Nazionale Insigniti al Merito della repubblica Italiana? Ho deciso di dare la mia entusiasta adesione innanzitutto perché l’ANCRI soddisfa pienamente la filosofia di questo mio terzo tempo della vita e questo mio spirito; e poi per il fatto che ne facesse parte, quale responsabile delle relazioni istituzionali il prefetto Francesco Tagliente, un vecchio e valoroso amico ritrovato dopo oltre trent’anni, e un presidente nazionale, Tommaso Bove, un Patriota visionario e di nobili ideali.

Cosa ha trovato un Generale della Guardia di Finanza tra i soci ANCRI?Ho ritrovato quell’entusiasmo e quegli ideali che hanno guidato oltre quarant’anni di servizio alle mie due Patrie dai destini indissolubili: l’Italia e l’Europa unita. Ho ritrovato quella generosità di intenti unita alla giovinezza di spirito, che fa della nostra associazione un’associazione fresca e innovativa, che sa usare anche il mondo dei social-network e delle moderne tecnologie digitali. Un’associazione che si sostiene e si alimenta nell’entusiasmo e nell’integrità del proprio spirito. Che non dà spazio ai diversi tromboni autocelebrativi, tanto affetti da prezzemolite (cioè dal desiderio compulsivo di essere ovunque) quanto poco affidabili negli impegni presi, da cui spesso siamo circondati e con cui ho pure avuto a che fare. Prendendo però le distanze quando la loro frequentazione è divenuta intollerabile. Un’associazione dove il “noi” prevale sull’”io”. Il noi di «noi Patrioti italiani ed europei».

Ci spiega perché ha accettato le deleghe ANCRI con grande entusiasmo al punto da dichiarare “Onorato da tale delega, come Patriota italiano ed europeo, mi impegno a contribuire, assieme agli amici delegati all’estero, a difendere i valori associativi, costituzionali e repubblicani, che includono la costruzione europea, in Italia, in Europa e nel mondo.”

Il fatto che rispondono ai valori che sono stati quelli di una vita passata al servizio delle Istituzioni, nazionali ed Europee.

Come pensa ora di esercitare le deleghe ANCRI ? Penso che mi impegnerò, assieme ai delegati all’estero ed alla Presidenza Nazionale, per promuovere nel mondo i valori costituzionali italiani tutelandone i simboli, assieme a quelli dell’Unione Europea che, come sancito dalla nostra Carta, sono intimamente insiti gli uni negli altri. Ed è in questo spirito che, il 10 dicembre del 2019, sto organizzando a Bruxelles, con l’alto patrocinio del Parlamento Europeo e della Rappresentanza in Belgio della Commissione Europea, presso l’Istituto Italiano di Cultura, un grande evento ANCRI sui Valori e i simboli della Repubblica Italiana e dell’Unione Europea. Il primo, spero, di una lunga serie, per ricordare che oggi non possiamo più essere Patrioti Italiani, senza essere anche Patrioti Europei.

Ci risulta che fino al 2009, lei è stato portavoce del primo Direttore Generale dell’OLAF e che nel 2001 ha presentato le dimissioni al Direttore Generale dell’Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode, Franz-Hermann Bruener. Ci spiega perché prese quella decisione?

Deve sapere che conservo ancora copia della lettera di dimissioni che, il 4 ottobre 2001, avevo presentato al mio Direttore Generale, a seguito di alcune maliziose illazioni, provenienti anche da italiani, sulla possibilità che la mia contestuale appartenenza alla Guardia di Finanza (che non ho mai ripudiato, respingendo fermamente i «suggerimenti» di chi avrebbe preferito che, come avevano fatto alcuni colleghi, mi congedassi dalla stessa), potesse rendermi “soggetto a delle pressioni da parte nazionale”.

Come andò a finire?
Le mie dimissioni furono immediatamente e fermamente respinte da Franz-Herman Brüner, con la conferma della sua incondizionata personale fiducia. Quale vecchio PM nel processo al leader della DDR Herich Honecker, era capace di comprendere da dove veniva il vero pericolo per la sua indipendenza.

Quale era il giudizio del Direttore Generale dell’Ufficio Europeo per la Lotta alla Frode delle Forze di polizia italiane?
Franz-Herman Brüner, dopo una prima iniziale riserva, dovuta a tanti stereotipi sul nostro paese, conoscendole sul campo divenne un grandissimo estimatore delle Forze di polizia italiane, dalle quali sentiva di avere il più leale sostegno. Mi ripeteva spesso che avrebbe gradito ritrovare la stessa organizzazione, indipendenza dall’esecutivo nella funzione di polizia giudiziaria, ed i mezzi e poteri investigativi delle Forze di polizia italiane, anche in quelle di altri paesi, compresi la Germania, che conosceva bene.

Perché, secondo lei, il Direttore Generale dell’OLAF avvertiva un più leale sostegno da parte di un rappresentante delle Forze di Polizia italiane?
Perché con con me, ben comprendendo anche da giurista la mia lettera di dimissioni, si sentiva garantito della mia assoluta indipendenza o meglio, della mia assoluta dipendenza ai suoi ordini legittimi grazie al mio giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana, di osservanza della Costituzione. In più occasioni ci soffermavamo a commentare quei principi fondamentali del nostro ordinamento in cui fa riferimento alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute (art. 10) e il principio di giustizia universale in ossequio al quale il nostro ordinamento sceglie di condizionare le proprie azioni ad obblighi assunti a livello internazionale (art. 11)

Un Funzionario dello stato italiano a Bruxelles con una doppio cappello quindi ? Si questi principi sono stati la bussola del mio servizio, col doppio cappello – assolutamente compatibile – di ufficiale italiano e di dirigente dell’Unione Europea, per quasi tre decenni al servizio della Commissione Europea. Consapevole che se avessi violato le regole di indipendenza previste dall’ordinamento dell’UE e dallo statuto dell’OLAF, avrei violato anche il mio giuramento di osservanza della Costituzione e delle leggi, e quindi la legge italiana.

Ha un significato particolare il ritratto del generale Alessandro Butticè che so essere stato dipinto da un ritrattista belga al momento del suo congedo?
Fedele al mio giuramento e alle norme costituzionali sono fiero di non aver mai mancato di servire con disciplina ed onore, in tutta la mia carriera professionale, il mio Paese in Europa e l’Europa nel mio Paese.
E per questo, rispondendo all’offerta dell’amico Barone Emmanuel Beyens, celebre ritrattista belga, di farmi un ritratto prima del congedo dalla Guardia di Finanza, gli ho chiesto che vi mettesse, oltre al tricolore, anche la bandiera dell’UE.




Anguillara Sabazia, Manciuria (AnguillaraSvolta): “Strisce blu gratuite… non c’è fine al peggio”

ANGUILLARA SABAZIA (RM) – “La notizia del dramma degli operai EX ILVA, in pratica l’ennesimo pastrocchio pentastellato, campeggia  su tutti i quotidiani nazionali ed europei e la ‘diversamente amministrazione’ di Anguillara per non essere da meno ne imita l’esempio dimenticandosi di appaltare i parcheggi pubblici a pagamento, con  conseguente ripercussione sulle casse comunali per il mancato introito delle tariffe di sosta”

Commenta così Sergio Manciuria, Presidente di AnguillaraSvolta, la verifica del mancato funzionamento dei parcometri – per esempio a Piazza del Molo – affidati come per il resto del territorio, alla Etruria Parking srl.

“In un primo momento – ironizza
il referente sabatino – abbiamo sperato in un’improbabile “svolta” della
politica grillina anguillarina per incentivare il turismo, ridotto ormai a lontano
ricordo, quanto meno nel week end, ma memori del disastro sui container adibiti
ad aule scolastiche non potevamo che avere conferma del consueto lassismo della
Giunta Anselmo dalla quale pretendiamo chiarezza nell’azione amministrativa e
assunzione di responsabilità di chi sta omettendo questo servizio ”

“Consultando l’Albo pretorio –
conferma il presidente di Anguillara Svolta –  non ci risulta, ad oggi, alcuna revoca o
riformulazione delle strisce blu cosi come regolate  dal 2014. Ci domandiamo come si possa
“dimenticare” di riappaltare, nelle more della proroga all’attuale gestore, una
fonte di utile per il Comune sia in termini di tariffe (circa la metà) sia di
multe per chi omette di pagare il pedaggio (90% circa).

“Non ci interessa come
confezioneranno l’ennesima bufala a difesa della conclamata inefficienza,  tantomeno il rimpallo di carteggi tra
Comandante dei Vigili e Responsabile Anac del comune, bensì – conclude
Manciuria –  chi dal 15 ottobre scorso
pagherà di tasca propria, i mancati proventi a favore dei cittadini di Anguillara,
considerato che  in questo momento
nessuno si sta preoccupando di incassare o multare per le strisce blu. Se non ci
fossimo già arrivati, verrebbe da dire che non c’è fine al peggio”.




Albano Laziale, Orciuoli interviene su Roncigliano in Consiglio Comunale: “Attivare tutte le azioni possibili”

“Si chiede al sindaco e all’amministrazione comunale di attivare tutte le azioni di carattere politico, amministrativo e legale atte ad impedire la riattivazione del sito di Roncigliano”. E’ questo l’ordine del giorno votato in consiglio comunale su proposta del capogruppo della Lega Matteo Mauro Orciuoli il quale ha chiesto sostanzialmente chiarezza, concretezza e un’azione tempestiva in merito alla possibile imminente riattivazione dell’impianto Tmb di Roncigliano e quindi della riattivazione del sito: “Qui bisogna essere chiari – ha detto Orciuli a margine della seduta – c’è un Comune Pd che “non sa” (ipotizziamo non sappia) cosa succede in Regione governata dal Pd, è una situazione assurda che va chiarita immediatamente perché altrimenti ci si distrae col fatto delle carte che si contraddicono da ente a ente dello stesso colore e intanto i cittadini di Albano ne pagano le conseguenze e questo non è ammissibile”.




Atletico Montecompatri (calcio, II cat.), la ricetta di Santoro: “Servirebbe una vittoria per scuoterci”

Monte Compatri (Rm) – L’Atletico Montecompatri ha osservato il suo turno di riposo nella quinta giornata del girone G di Seconda categoria. La squadra di mister Daniele Nardi, che al momento è penultima con un solo punto in quattro gare giocate, “morde il freno” in attesa della prima vittoria nel nuovo campionato (la formazione castellana è neopromossa) e domani c’è il difficile anticipo sul campo del Città di Fiuggi che finora ha messo insieme cinque punti in cinque partite. “Nell’ultima partita casalinga giocata contro il Real Montefortino si sono visti dei chiari passi in avanti e quell’intensità che ci aveva caratterizzato nella parte finale della scorsa stagione – sottolinea il difensore classe 1985 Matteo Santoro – Non siamo stati favoriti da alcuni episodi e alla fine siamo usciti dal campo senza punti, ma sono convinto che la ruota girerà e che alcuni elementi fondamentali di questa squadra recupereranno la migliore condizione”. Insomma, Santoro non sembra preoccupato per la posizione di classifica dell’Atletico Montecompatri: “C’è un intero campionato da giocare e tutto il tempo per fare i punti necessari a centrare il nostro obiettivo che è quello di una tranquilla salvezza. E’ chiaro che una vittoria aiuterebbe il morale del nostro gruppo e ci farebbe lavorare con maggiore serenità”. Domani la formazione di Nardi sarà impegnata nell’anticipo col Città di Fiuggi: “Giocheremo su un campo di terra e magari quella potrebbe essere una difficoltà in più, ma il fondo del terreno di gioco conta poco: dobbiamo serrare i ranghi, andarci a giocare le nostre carte e provare a muovere la classifica”. Santoro, che gioca da tempo a Monte Compatri, sembra aver smaltito il problemino al ginocchio che lo ha condizionato nelle prime gare di stagione: “Quella col Real Montefortino è stato il mio debutto stagionale e ora sto abbastanza bene: sono pronto a dare il mio contributo alla squadra”.




Tc New Country Frascati (nuoto), il settore agonistico ha messo nel mirino le prime gare

Frascati (Rm) – Il settore agonistico del nuoto del Tc New Country Frascati sta per cominciare a fare sul serio. I ragazzi del responsabile tecnico Daniele Tavelli e del suo stretto collaboratore Davide Cordasco stanno per affrontare i primi test ufficiali stagionali: “Nel week-end del 16 e 17 novembre avremo un doppio impegno – racconta Tavelli – A Frosinone saranno di scena i “categoria” (vale a dire gli atleti che rientrano nelle categorie maggiori che vanno dai Ragazzi agli Assoluti, ndr) per la prima prova regionale, mentre in una sede da stabilire saranno protagonisti gli Esordienti A e B e i Propaganda nella prima tappa del trofeo Csain. La settimana successiva, invece, gli stessi Esordienti A parteciperanno al “Trofeo Gaetano Lanzi” presso il centro federale di Pietralata a Roma”. Insomma una seconda metà di novembre ricca di impegni, anche se la condizione del gruppo tuscolano non potrà essere la migliore: “I ragazzi hanno lavorato tantissimo e sono “sotto carico”, ma vediamo che tipo di risposte daranno nelle prime prove ufficiali” dice ancora Tavelli che, anche quest’anno, sarà affiancato da Davide Cordasco. Nello staff, però, è entrato anche Jhon Jairo, un ragazzo che fino a poco tempo fa è stato suo allievo e tra l’altro è rientrato a far parte del gruppo agonistico pure da atleta: “Jhon lavorerà a stretto contatto con Davide, che allo stesso modo è stato mio allievo tempo fa e poi ha cominciato il percorso da allenatore. Si occuperanno dei Propaganda e degli Esordienti B e A e ho piena fiducia in loro. Mi fa piacere che anche Jhon abbia intrapreso questa strada, segno che sono riuscito a trasmettergli la mia passione per questa disciplina e anche per l’insegnamento ai ragazzi”. Nel gruppo del settore nuoto agonistico del Tc New Country Frascati sono entrati anche alcuni ragazzi provenienti da altre società: “Ne stiamo valutando le qualità e le prime gare serviranno anche a questo” conclude Tavelli.




Morte di Pierpaolo Pasolini, noi sappiamo chi sono i mandanti: a.a.a. cercasi Commissione Parlamentare d’Inchiesta

Pierpaolo Pasolini e Mauro De Mauro due uomini legati dalla ricerca di una verità che forse è costata la vita ad entrambi: parliamo della morte di Enrico Mattei, fondatore e presidente dell’Eni, avvenuta il 27 ottobre del 1962, quando precipitò, a seguito di un attentato, dall’aereo che lo stava riportando a Milano da Catania.

Una fine, quella di Mattei, che secondo quanto affermato dall’onorevole Oronzo Reale trova il mandante in Eugenio Cefis, ex braccio destro all’ENI di Mattei, che pochi mesi prima dell’attentato era stato costretto alle dimissioni quando il presidente dell’Eni si sarebbe reso conto che Cefis era manovrato dalla CIA.

Eugenio Cefis, secondo quanto emerso da due appunti degli ex servizi segreti italiani civili e militari scoperti dal Pm Vincenzo Calia durante la sua inchiesta sulla morte di Mattei, è stato il fondatore della Loggia P2 e l’avrebbe diretta fino ai primi anni ’80 quando scoppiò lo scandalo petroli.
Pochi giorni dopo la morte di Enrico Mattei, Cefis viene reintegrato nell’ENI come vicepresidente per poi diventarne in seguito presidente. Cefis non fu mai incriminato ufficialmente.

In tutta questa vicenda ecco intrecciarsi i tragici destini, prima di Mauro De Mauro e poi di Pierpaolo Pasolini

Il primo, De Mauro, venne rapito e fatto sparire dalla mafia “perché si era spinto troppo oltre nella sua ricerca della verità sulle ultime ore di Enrico Mattei” come si legge in una sentenza della Corte d’Assise del 2012. Tesi, quest’ultima, riferita anche dal collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta. Buscetta spiega che i boss mafiosi Stefano Bontate, Gaetano Badalamenti e Luciano Liggio furono coloro che organizzarono l’uccisione di De Mauro perchè stava indagando sulla morte del presidente dell’Eni e aveva ottime fonti all’interno di Cosa nostra.

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Il primo video servizio trasmesso a Officina Stampa del 7/11/2019

Il secondo, Piepaolo Pasolini, viene barbaramente ammazzato la notte tra il primo e il 2 novembre del 1975. In quel periodo Pasolini sta ultimando “Petrolio”, il romanzo sul Potere che la sua morte violenta gli impedì di terminare. Pasolini riprende quasi alla lettera ampi paragrafi di “Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente” un libro-verità molto documentato firmato da un fantomatico Giorgio Steimetz, che arriva in libreria nel 1972, ma subito viene fatto sparire.

Una documentata inchiesta sul potentissimo e invisibile presidente di Eni e Montedison succeduto a Enrico Mattei: Eugenio Cefis, una delle figure più inquietanti e controverse della storia repubblicana.

Nelle sue mani – ha scritto il politologo Massimo Teodori – Montedison “diviene progressivamente un vero e proprio potentato che, sfruttando le risorse imprenditoriali pubbliche, condiziona pesantemente la stampa, usa illecitamente i servizi segreti dello Stato a scopo di informazione, pratica l’intimidazione e il ricatto, compie manovre finanziarie spregiudicate oltre i limiti della legalità, corrompe politici, stabilisce alleanze con ministri, partiti e correnti”.

Nel 1974 si scoprirà che il capo dei Servizi segreti Vito Miceli – tessera P2 n.1605 – quotidianamente inoltrava informative a Eugenio Cefis, quasi che il Sid fosse la personale polizia privata di Eugenio Cefis che poteva dunque monitorare politici, industriali, giornalisti, aziende pubbliche e private. Temi brucianti, che Pasolini tratta contemporaneamente sia nel romanzo Petrolio che sulle pagine del Corriere della Sera.

Petrolio esce come opera postuma incompiuta di Pierpaolo Pasolini e in stadio frammentario nel 1992. Una delle fonti di quel romanzo, in cui pare che Pasolini avesse delle rivelazioni sul caso Mattei, era proprio questo libro, ma il capitolo in questione, “Lampi sull’Eni”, venne misteriosamente sottratto dalle carte dello scrittore.

Una trama oscura che passa attraverso il libro che Pasolini stava ultimando, Petrolio, e la sceneggiatura per un film di Rosi sul Caso Mattei a cui Mauro De Mauro lavorava. Un puzzle intricato che passa attraverso la loggia massonica P2, i servizi segreti deviati e la lotta per il potere di personaggi senza scrupoli.

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Il secondo video servizio trasmesso a Officina Stampa del 7/11/2019

E’ la mattina del 2 Novembre 1975 quando Pierpaolo Pasolini viene trovato morto sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia. Il poeta è stato massacrato di botte e investito più volte dalla sua stessa auto, un’Alfa Romeo 2000 GT.
Ad essere accusato dell’omicidio è Pino Pelosi, un ragazzo di diciassette anni arrestato dalle forze dell’ordine dopo essere stato fermato la notte stessa alla guida dell’auto del Pasolini.

Pelosi confessa di aver ucciso Pasolini perchè quest’ultimo voleva avere un rapporto sessuale non consensuale. Avrebbe quindi ferito Pasolini, per legittima difesa, con una mazza per poi finirlo passandoci sopra più volte con l’auto del poeta.
La ricostruzione di Pelosi, come accertato da autorevoli testimonianze esterne e pareri della magistratura, appare fin da subito distorta. Gli abiti del ragazzo non presentano tracce di sangue ed è ampiamente improbabile che un uomo della stazza di Pasolini non sia riuscito a difendersi contro un ragazzino.
La sentenza di primo grado a carico di Pelosi lo condanna quindi per omicidio volontario in concorso con ignoti. Ma chi erano questi ignoti?

A sorpresa, nel 2005, Pelosi ritratta e dopo esattamente 30anni, dichiara di non essere stato solo quella tragica notte.

La novità sostanziale che emerge dal racconto di Pelosi è che con lui non c’era una banda di ragazzini, ma uomini dall’accento siciliano non ben identificati, a bordo di un’auto targata Catania. Queste persone avrebbero massacrato Pasolini e il ragazzo sarebbe stato solo un capro espiatorio.
Un riscontro interessante al nuovo racconto di Pelosi è che nei giorni seguenti l’omicidio una telefonata anonima alla Polizia segnalò che la notte tra il 1 e il 2 novembre del 1975 una macchina targata Catania seguiva l’Alfa di Pasolini.

Nel 2016 la dottoressa Marina Baldi, nota genetista forense, su richiesta dell’avvocato Stefano Maccioni, legale della famiglia Pasolini, ha valutato la perizia tecnico-biologica effettuata nel 2013 dal RIS di Roma, contenente i risultati delle analisi genetiche sui reperti in sequestro e forniti dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Roma.

Ebbene, sono emersi 5 profili genetici riconducibili a 5 soggetti ignoti di cui uno che, nel momento in cui c’è stato il contatto con la vittima era ferito, con ferita recente perché perdeva sangue.

La genetista Baldi nella sua relazione ritiene che si debba tentare di eseguire nuovi test con i campioni di DNA delle persone ignote individuate sui reperti, soprattutto alla luce delle novità in campo tecnico, come la Next Generation Sequencing (NGS) con amplificazione massiva parallela, che consente analisi di pannelli di geni di dimensioni inimmaginabili fino a qualche anno fa. Una realtà in campo scientifico che permette le associazioni di alcuni assetti genetici con alcune caratteristiche fisiche, quale colore degli occhi, della pelle, dei capelli ed alcuni tratti somatici.

E’ una verità che deve essere cercata, sia dal punto di vista giudiziario che dal punto di vista scientifico.