Ostia, identificato l’autore di 6 rapine: si trova già in carcere per altri reati

OSTIA (RM) – Nella giornata di ieri, al termine di un’accurata attività investigativa condotta dai Carabinieri della Stazione di Acilia, è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere – emessa dal GIP presso Tribunale di Roma – nei confronti di un 41enne residente a Pomezia, ritenuto responsabile di numerose rapine commesse nella zona del X Municipio di Roma Capitale.

L’indagine, che si è protratta per alcuni mesi mediante l’escussione di numerosi testimoni e l’attenta analisi delle immagini dei circuiti di videosorveglianza, ha consentito, anche grazie all’incrocio con ulteriori risultanze investigative acquisite, di individuare l’uomo quale autore di almeno 6 rapine a mano armata messe a segno tra ottobre e novembre dello scorso anno.

Il malfattore, che
entrava in azione minacciando la vittima prescelta con una pistola e talvolta
anche tramite vere e proprie aggressioni fisiche, aveva ingenerato una forte
preoccupazione fra i commercianti della zona.

Le rapine, tutte
commesse in un breve arco temporale, hanno interessato 4 farmacie e 2 esercizi
commerciali compresi nell’area compresa tra Ostia e Acilia.

L’uomo, già detenuto
per altri reati nel carcere di Regina Coeli, dovrà rispondere anche di
rapina.




Riforma prescrizione, il Procuratore Generale di Milano: “Rischio incostituzionalità” e “viola l’art. 111 della Costituzione”

La riforma del regime della prescrizione, che la sospende dopo il primo grado, “presenta rischi di incostituzionalità” e “viola l’art. 111 della Costituzione, con il quale confligge, quanto agli effetti,incidendo sulla garanzia costituzionale della ragionevole durata del processo”.

Lo sottolinea nella relazione per l’Anno giudiziario a Milano il Procuratore generale, Roberto Alfonso,che allo stesso tempo lamenta “spaventosi vuoti di organico e la mancanza di risorse che contribuiscono a determinare tempi lunghi del processo”.

Condividiamo l’opinione di chi sostiene – scrive Alfonso nel suo intervento in occasione della cerimonia a Milano, a cui partecipa anche il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ‘padre’ della nuova legge sulla prescrizione – che la sospensione del corso della prescrizione non servirà sicuramente ad accelerare i tempi del processo, semmai li ritarderà ‘senza limiti'”. Un norma, aggiunge, che “a nostro modesto avviso, presenta rischi di incostituzionalità” e “appare irragionevole quanto agli scopi, incoerente rispetto al sistema, confliggente con valori costituzionali”. Alfonso, poi, chiarisce che, tra l’altro”nel distretto di Milano la prescrizione nella fase delle indagini preliminari incide per il 3,79%”. Da un lato, per il Procuratore generale milanese è vero che”la norma introdotta consente al processo di giungere all’accertamento del fatto e all’eventuale condanna dell’imputato”, ma non si può “sottacere che essa viola l’art.111 Cost.”. Per l’imputato “già solo affrontare il processo penale costituisce una ‘pena’”, anche per il “disdoro che purtroppo nella nostra società massmediatica esso provoca”. E ha concluso: “Il legislatore con urgenza e con sapienza” deve adottare “una soluzione che contemperi le due esigenze: la tutela della persona offesa e la garanzia per l’imputato di un processo di ragionevole durata.

A Milano la protesta degli avvocati della Camera penale

Polemica con Davigo Una quarantina di avvocati della Camera penale di Milano hanno sfilato mostrando cartelli con gli articoli della Costituzione come forma di protesta contro la riforma della prescrizione. E’ accaduto stamani, poco prima dell’inizio delle celebrazioni per l’anno giudiziario. “Abbiamo indicato tre articoli della Costituzione: il 24 che è per il diritto di difesa, il 27 che è la presunzione di non colpevolezza è il 111 che è il giusto processo. Accoglieremo Davigo con questi cartelli”, ha detto l’avvocato Giovanni Briola del direttivo della Camera penale. Gli avvocati hanno poi lasciato l’aula del Palazzo di giustizia appena il consigliere del Csm Piercamillo Davigo ha preso la parola. “Abbiamo avuto nel corso di questi 10 mesi una caduta di doveri di comportamento dei magistrati. Ma la reazione dell’istituzione nel suo complesso e della sezione disciplinare in particolare e’ stata particolarmente ferma” ha detto il presidente della II Sezione Penale presso la Corte suprema di Cassazione e membro togato del Consiglio superiore della magistratura Davigo, durante il suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario di Milano. Un discorso durante il quale non c’è stato alcun riferimento allo scontro con gli avvocati sulla prescrizione. Nei giorni scorsi, la battaglia si era consumati a colpi di comunicati. I rappresentanti dell’organismo che raccoglie gli avvocati penalisti del distretto giudiziario del capoluogo lombardo avevano chiesto che Davigo non partecipasse alla cerimonia milanese per le sue esternazioni che “negano i fondamenti costituzionali del giusto processo, della presunzione di innocenza e del ruolo dell’avvocato nel processo penale”. A commentare l’accaduto è stato il consigliere del Csm Antonino Di Matteo: “Tutte le opinioni sono assolutamente legittime e rispettabili, mi fa specie che da parte di alcuni avvocati venga condannata l’espressione di una opinione da parte di un autorevole ed esperto magistrato come il dottor Davigo”.

Anno Giudiziario: “A Roma prescritto 1 processo su 2”

Nel 2019 nel distretto del Lazio “i processi prescritti sono stati 19.500 su un totale di 125.000,pari al 15%. Di questi 48% in appello (7.743) e 10% al Gip-Gup (7.300), 12% al dibattimento monocratico (4.300), 118 al collegiale (5%). La prescrizione colpisce maggiormente nei processi per cui c’è condanna in primo grado e quindi quasi uno su due a Roma in Appello”. Lo afferma il presidente della Corte d’Appello di Roma, Luciano Panzani, nel corso del suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario. “L’elevato numero delle prescrizioni -aggiunge Panzani – è stato determinato dal notevole ritardo nell’arrivo del fascicolo in Corte dopo la proposizione dell’atto di appello, cui si è aggiunto il tempo necessario per l’instaurazione del rapporto processuale, spesso condizionato da vizi di notifica”. Per Panzani “questo però è il risultato del collo di bottiglia a cui si è ridotto l’appello. Il Ministero ha finalmente previsto l’aumento delle piante organiche delle Corti di appello: + 9 consiglieri a Roma e a Napoli. Per Roma significa 2.000 sentenze penali in più all’anno. Un progresso, non la soluzione del problema, anche se Roma in pochi anni è passata dalle 10.000 sentenze penali all’anno del 2014-2015 alle 16.000 del 2019, con un aumento, al netto delle sentenze di prescrizione, di 3.000 sentenze penali all’anno”.

Protesta a Napoli, avvocati in manette

Entrano in manette contro la riforma della prescrizione. L’Ordine degli Avvocati di Napoli,presieduto da Antonio Tafuri, protesta così in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario. Gli avvocati, in toga,sono entrati ammanettati nella Sala dei Baroni, nel Maschio Angioino, dove si svolge la cerimonia, in aperta polemica con la riforma Bonafede.

Firenze, Presidente Corte d’Appello Cassano: “Sospensione dilata tempi del processo”

“La inevitabile dilatazione dei tempi del processo conseguenti alla sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado mal si concilia con un giusto processo incentrato sul metodo dialettico nellaformazione della prova”. Lo ha detto il presidente della Corte di Appello di Firenze, Margherita Cassano, nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Contrariamente a un’opinione diffusa – ha detto ancora Cassano – la percentuale più alta di prescrizioni matura nella fase delle indagini preliminari”. “Non possono, infine, essere sottaciute le drammatiche conseguenze sociali provocate dalla pendenza per lunghissimi anni di un processo penale che rende l’uomo unicamente un imputato in palese contrasto con la presunzione costituzionale di non colpevolezza”, ha detto ancora Cassano, applaudita su questo passaggio. Lo ‘spirito del popolo’, ha aggiunto Cassano, “sollecita condanne immediate e torsioni delle regole per il raggiungimento della verità ad ogni costo; chiede ai magistrati di lottare contro il nemico del momento”. “Ritengo – ha proseguito – che a queste pressioni la magistratura debba rispondere con la forza della ragione, della serenità, della pacatezza e con la fedeltà ai valori costituzionali che trovano quotidianamente attuazione grazie a un’amministrazione della giustizia rispettosa delle regole e della dignità di ogni persona” Varie proteste poi ci sono state in altre città italiane: Catania, Ancona. Reggio Calabria, Trieste.

Bonafede: “Rispetto le divergenze dei penalisti”

“Io rispetto le divergenze dei penalisti”: lo ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario a Milano parlando della riforma della prescrizione avversata dagli avvocati. Per Bonafede, le divergenze sono “fisiologiche”. “Io -ha aggiunto – sono pronto al confronto con tutti gli attori”, “condivido che dobbiamo intervenire sui tempi del processo”. Il ministro ha spiegato inoltre di non aver “mai detto che per mela prescrizione è un modo per ridurre questi tempi”. Poi ha precisato: “Mi dispiace che vengano a volte utilizzati per etichettarmi aggettivi che ormai sono all’ordine del giorno come l’essere incivile e manettaro. Sono il primo ministro della giustizia che ha stabilito un controllo strutturale dell’ispettorato del mio Ministero su tutti i casi di ingiusta detenzione – ha aggiunto. – Controllo che prima veniva fatto soltanto sulle cosiddette scarcerazioni tardive”.




Bye bye Europa: la Brexit è realtà

La Gran Bretagna saluta l’Ue e
la Manica torna a essere un confine europeo, fra il continente e l’isola
. E’ bastato lo scoccare di un
secondo, segnato dal countdown sulla facciata di Downing Street e sulle bianche
scogliere di Dover, a chiudere una pagina di storia durata quasi mezzo secolo,
dal ’73 a oggi: quella del matrimonio, d’interesse eppure non privo di frutti,
di Londra con Bruxelles.

La Brexit diventa realtà nella
notte
,
l’Union Jack e la bandiera azzurra con le stelle europee si separano, ammainate
nei rispettivi palazzi del potere, fra i festeggiamenti colorati, a tratti
rabbiosi, e il boato del popolo euroscettico riunito in folla a Londra; e le
recriminazioni, il rammarico, il dolore di chi questo epilogo non avrebbe
voluto: nel Regno come altrove. Il suggello del Brexit Day è arrivato dall’uomo
che in questi mesi è riuscito far saltare il banco e a mettere fine allo
stallo, dopo aver già condotto in prima fila la campagna pro Leave del
referendum del giugno 2016: Boris Johnson, controverso, ma vincente nell’ora
destinata a segnarne l’eredità e in attesa del giudizio dei posteri. In un
messaggio alla nazione il primo ministro Tory ha fatto sfoggio di ottimismo e
richiamato all’unità un Paese profondamente lacerato, anche se in maggioranza
forse sollevato dalla sensazione di aver dato almeno un primo taglio alle
incertezze. Ha definito questo passaggio – comunque epocale – “l’alba di
una nuova era”, che “non segna una fine, ma un inizio”. 

Ha rivendicato l’addio come “una scelta sana e
democratica” sancita “due volte dal giudizio del popolo”, tanto
nel 2016 quanto alle elezioni del dicembre scorso. E ha esaltato le speranze di
un rinnovato slancio all’interno, di un ruolo europeo e globale
“indipendente” del Regno, ma anche di una “cooperazione
amichevole” di buon vicinato con gli ex partner dell’Ue. In un contesto
nel quale ha spronato i compatrioti a “scatenare il potenziale” d’una
nazione che fu impero, a credere nel cambiamento come alla chance di un
“clamoroso successo”. Non senza insistere sulla convinzione che la
direzione intrapresa dal club europeo, pur “con tutte le sue ammirevoli
qualità”, non fosse più adatta al destino britannico. Parole accompagnate
da toni di comprensione verso “il senso di ansia e smarrimento” di
quella metà del Paese che alla Brexit ha guardato come a un errore storico o a
un azzardo. E dall’impegno del governo a cercare la strada per ricondurre ora
il Regno “all’unità” in modo da poter guardare avanti
“insieme”.

Le incognite del
futuro restano d’altronde numerose e tutte da affrontare. A iniziare dal
cruciale negoziato, da chiudere nei soli 11 mesi di transizione che Londra
intende concedersi sino al 31 dicembre 2020 sulle relazioni post divorzio –
commerciali in primis – con i 27; e dalle scommesse sulle parallele intese di
libero scambio auspicate con gli Usa e con altre potenze terze. Senza contare
le promesse sul controllo dell’immigrazione, sugli investimenti in
infrastrutture e servizi, sull’alleggerimento delle disparità a beneficio di
aree depresse come il nord dell’Inghilterra, dove l’esecutivo ha tenuto nel
Brexit Day un consiglio dei ministri simbolico nell’euroscettica Sunderland.
Traguardi da conciliare con le stime affannate del Pil e con non poche
contraddizioni interne. Contraddizioni che oggi si sono riflesse nelle piazze
di Londra e non solo. Dove sono scesi dapprima, fra rimpianti e lacrime,
gruppetti di remainer non pentiti, rappresentanza di una fetta ampia di Paese
che continua a masticare amaro, rispecchiandosi nel “cuore spezzato”
del sindaco laburista della capitale, Sadiq Khan, nonostante l’invito di chi –
come Tony Blair o Gina Miller – li invita a riconoscere la realtà d’una
battaglia perduta per diversi anni a venire. Poi i sostenitori della Brexit,
molti provenienti da fuori Londra, e arringati dalle parole del pioniere Nigel
Farage, radunatisi a decine di migliaia in serata fino a riempire Westminster
Square, in barba alla pioggia, per far sventolare – tra fuochi, brindisi, inni
e comizi – bandiere e simboli nazional-patriottici. E contraddizioni che non
smettono di agitare le nazioni del ‘no’: l’Irlanda del Nord, dove ha rifatto
capolino una linea di frontiera pur invisibile con Dublino; e soprattutto la
Scozia, dove la piazza di Edimburgo ha risposto a quella di Londra e la first
minister indipendentista Nicola Sturgeon è tornata a invocare l’obiettivo di un
secondo referendum secessionista.

Intanto da Bruxelles
e dalle varie capitali continentali, la consapevolezza del momento
“storico” si è unita ad accenti di “tristezza”, talora
d’allarme, nelle voci dei leader: da Giuseppe Conte a Emmanuel Macron, passando
per il presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, e per il commissario
Paolo Gentiloni. Mentre Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, ha
tenuto a lasciare aperta la porta al “miglior partenariato possibile”
con il Regno che va via, ma ricordando che nessun accordo potrà mai essere come
“la membership”. E dicendosi certa che non sarà “lo splendido
isolamento” la soluzione ai problemi del domani.




Anguillara Sabazia, scuole: un disastro annunciato su cui si deve fare piena luce

ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Riceviamo e pubblichiamo dai Consiglieri comunali di opposizione ad Anguillara Sabazia Bianchini Silvio, Flenghi Matteo, Pizzigallo Antonio, Guiducci Roberto.

“Come consiglieri di opposizione, ottenuta con fatica parte della documentazione relativa al drammatico pasticcio riguardante l’Appalto dei Container della scuola di Via Verdi, ora a via Duca degli Abruzzi, abbiamo presentato esposto a tutti gli organi di vigilanza per verificare le procedure attuate dall’Amministrazione comunale nell’aggiudicazione della gara, l’appalto ancora in corso, le spese sostenute e che dovranno essere impegnate e soprattutto le certificazioni con i relativi tempi per l’agibilità dei container installati.

Riteniamo doveroso richiedere trasparenza e chiarezza, per i bambini, per i genitori, il personale scolastico e tutta la cittadinanza. La mala gestione di questa amministrazione su un tema così delicato e importante per il presente dei nostri figli e il futuro della nostra città è sotto gli occhi di tutti.
Mai si era visto tanto pressappochismo, tanta arroganza, incompetenza e chiusura nei confronti della cittadinanza. Un problema che doveva essere affrontato in maniera diametralmente opposta da come la giunta e il consigliere delegato hanno fatto in questi mesi. Un problema che ora riguarda tutte le strutture scolastiche comunali sulle quali la mancanza di informazioni e di trasparenza rimangono le linee guida di una giunta oggi più che mai in totale confusione e affanno.

Chiederemo inoltre un altro Consiglio comunale aperto sulla scuola, chiediamo alla cittadinanza di partecipare e di far sentire alla Sindaca, alla nuova Vicesindaco, alla giunta e alla maggioranza una sola voce: “Dimissioni!”

Il paese è in ginocchio, ogni giorno che passa la situazione peggiora, si incancrenisce, Anguillara è allo sbando.
Sarà compito di tutti ritrovare un senso di comunità, una dialettica politica all’altezza della bellezza del nostro paese, dimenticare in fretta questi tragici anni, rimboccarci le maniche e lavorare per il risanamento e il rilancio della nostra città con fatica, impegno e visione.”




Coronavirus, istruzioni per l’uso: come si manifesta?

Febbre, tosse, respiro affannato: sono questi i principali sintomi causati dal coronavirus 2019-nCoV. Come gli altri virus della grande famiglia cui appartiene, quella dei coronavirus, anche questo colpisce le vie respiratorie e le principali difese sono quindi le stesse che valgono per altre malattie respiratorie infettive, come è avvenuto in passato, per esempio per la Sars comparsa nel 2002-2003 e per la pandemia di influenza del 2009, e come avviene ogni anno quando circolano i virus responsabili dell’influenza stagionale.

Al momento, rilevano i centri europei per il controllo delle malattie (Ecdc), nella maggior parte dei casi il nuovo coronavirus sembra provocare sintomi di entità non grave simili a quelli dell’influenza e le persone più vulnerabili sembrano essere le più anziane, già con altre malattie.

La prima regola, suggeriscono gli esperti, è lavare le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi; se questo non è possibile un’alternativa è un disinfettante che contenga almeno il 60% di alcol. E’ importante evitare di toccare occhi, naso e bocca con le mani sporche, così come vanno evitati contatti con persone che hanno l’infezione o, se non si possono evitare, mantenere la distanza di circa due metri.

Nel caso in cui si dovessero accusare i sintomi bisogna rivolgersi al medico o chiamare il numero verde 1500 recentemente potenziato dal ministero della Salute, e seguire le indicazioni. Nel frattempo è bene stare a casa, evitando contatti con i familiari. Quando si starnutisce usare sempre un fazzoletto e gettarlo via, o in alternativa l’incavo della manica piegando il braccio all’altezza del gomito; è anche opportuno pulire e disinfettare gli oggetti che si toccano più frequentemente.

In ogni caso le misure di prevenzione vanno messe in pratica e sono la prima difesa, considerando che attualmente non esistono farmaci antivirali specifici per combattere il coronavirus 2019-nCoV e ovunque gli esperti di malattie infettive raccomandano di rivolgersi al medico al primo sospetto di essere stato a contatto con una persona con l’infezione. Non esiste attualmente nemmeno un vaccino, anche se diverse aziende e centri di ricerca nel mondo hanno cominciato a lavorare in questa direzione.




Colleferro, incendio in una ditta che recupera materiali ferrosi. Massiccia colonna di fumo

Un vasto incendio è divampato intorno alle 5:20 di stamane a Colleferro, in via Casilina, presso l’azienda Gemafar che tratta recupero e commercio di materiali ferrosi.
Le fiamme hanno interessato diversi capannoni. Sul posto da questa mattina ci sono i vigili del fuoco che stanno lavorando per sedare le fiamme.

Incendio a Colleferro, fiamme in una ditta: bruciano materiali ferrosi. Alta nube di fumo. Data l’entità e la tipologia dell’incendio, oltre alle due APS di competenza, sono state inviate due autobotti dei vigili del fuoco ed il carro schiuma”, fanno sapere i pompieri.“

Al momento non risultano feriti. La zona circostante è stata investita dal fumo denso




Acea Ato 2, nuove bollette e nuovi parametri di calcolo: ecco chi ci perde e… chi ci guadagna

Il nuovo sistema di calcolo del gestore ACEA opera una redistribuzione del peso tariffario. Le fasce deboli e poco avvezze ad internet penalizzate in un desolante silenzio in cui si premia chi consuma di più.

A Guidonia Montecelio, come negli altri comuni, stanno arrivando come fulmini a ciel sereno le lettere di Acea Ato 2

112 Comuni, quattro milioni di utenti sono gli interessati a cui Acea Ato 2 ha inviato una lettera per confermare che entro il 28 febbraio dovranno aggiornare sul sito MyAcea i componenti del nucleo familiare.

Si chiama TICSI il testo integrato per i corrispettivi dei servizi idrici che con delibera n. 4/19 dell’11 novembre 2019 ha approvato la nuova articolazione tariffaria, in applicazione della deliberazione ARERA n. 665/2017.

La nuova tariffa partirà a marzo 2020

Vecchie tariffe a confronto con le nuove

Una delibera governativa di tre anni fa che porta la firma di Gentiloni, transitata attraverso l’Autorità Regolazione per Energia Reti e Ambiente già denominata Autorità per Energia e Gas istituita nel 95, che regola e controlla i settori energetici e idrici del nostro Paese.

Una autorità amministrativa indipendente: l’ultimo organo collegiale fu nominato nel luglio del 2018 su proposta di Di Maio, dal ministro Costa.

E’ presieduto da Besseghini unitamente a Castelli, Guerrini, Poletti e Saglia, con risorse di funzionamento che non provengono dal bilancio di Stato ma da contributi sui ricavi degli operatori, con stipendi da 240 mila euro all’anno oltre le spese di trasporto che dalla trasparenza non sono mai inferiori a 40/45 mila euro sempre cadauno. Roba da far impallidire Mattarella.

“La lettera non firmata inviata da Acea Ato 2 SpA – conferma Giovanna Ammaturo, consigliere di Fratelli d’Italia a Guidonia Montecelio, ben rappresenta la supponenza della burocrazia e la vessazione nei confronti delle fasce più deboli ed anziani. Solo tramite internet sarà possibile indicare il numero dei componenti del nucleo familiare per l’applicazione della nuova tariffa retroattivamente dal primo gennaio 2019. Superato il 28 febbraio la modifica avrà effetto dalla data della comunicazione. Questo perché dal 2020 cambia il calcolo del consumo d’acqua.

La Prima novità: le utenze saranno divise in domestiche e non domestiche. Seconda, importantissima novità: alle utenze domestiche, per la parte variabile del servizio di acquedotto verrà applicata una tariffa sulla base del numero di componenti del nucleo familiare. Ecco come funzionerà: Oltre alla quota variabile proporzionale al consumo procapite la tariffa sarà composta anche da una quota fissa, che riflette “gli oneri inerenti la sicurezza degli approvvigionamenti” (in altre parole: la gestione delle infrastrutture e l’insieme delle attività necessarie per garantire il servizio). Come accade per l’energia elettrica ed il gas che costa più il trasporto che il consumo.

La quota variabile del servizio di fognatura e depurazione non sarà articolata in scaglioni, ma calcolata secondo il volume. Le utenze non domestiche di cui fino ad oggi si riconoscevano 1.700 tariffazioni diverse saranno private del minimo impegnato e ricondotte a sei nuove categorie d’uso. Avranno invece una tariffa differente a seconda del fatto che conferiscano nella fognatura pubblica solo reflui assimilabili agli usi domestici ad es. uffici, oppure reflui industriali autorizzati. Per le utenze condominiali continuerà ad essere applicata la tariffa domestica residenziale con scaglione di consumi modulati in funzione del numero degli appartamenti per cui non sarà necessaria nessuna comunicazione da parte dell’amministratore. L’Autorità ha stabilito anche la gestione della morosità del servizio idrico arrivando alla sospensione dopo un anno tutelando gli utenti vulnerabili. Per i condomini l’acqua non potrà essere staccata se l’amministratore dopo la messa in mora paga in una unica soluzione la metà e il restante in 12 mesi. Un sistema di calcolo , conferma Ammaturo, che sulla carta dovrebbe offrire equità, ma che di fatto fa aumentare i costi per i consumi più contenuti mentre diminuisce per quelli alti, in osservanza del principio che è garantito l’utilizzo di 50 litri d’acqua al giorno cadauno. Rispetto al passato il nucleo familiare al di sotto dei tre componenti avranno un aumento di tariffa, con tre persone ci sarà il mantenimento e diminuirà con nuclei superiori. In assenza di uffici locali Acea in molti Comuni o di presenza rada sarà anche difficile chiedere il bonus sociale idrico già dal primo febbraio che per una famiglia tipo di 3 persone, come stabilito dall’Autorità, con consumo di 150mc/anno potrà coprire 1/3 della spesa. Tutti i nuclei familiari in stato di bisogno potrebbero chiederlo con Indicatore di Situazione Economica Equivalente ( ISEE) non superiore a 8.265 euro che sale a 20.000 con tre figli a carico. La stessa famiglia in un condominio non potrà avanzare medesima richiesta. Un eccesso di potere ( Art. 3 Costituzione) per disparità di trattamento tra i cittadini tra condomini e singoli utenti e soprattutto non premia chi risparmia l’acqua. Singolare a Guidonia Montecelio l’assoluta mancanza di comunicazione e trasparenza abbandonando i cittadini a se stessi. Il sindaco Barbet a cui abbiamo rivolto una circostanziata interrogazione ha mancato per l’ennesima volta in chiarezza e vigilanza oltre a non cautelare i più anziani e altri che non hanno dimestichezza con internet. Comuni come Manziana fino al 28 di febbraio terranno aperto l’URP per due giorni a settimana per offrire una mano ai cittadini. Occorre una forza morale per cambiare le cose non gli slogan grillini. I silenzi di Barbet non danno speranze ai cittadini. Chi ha proposto e chi ha approvato ha il dovere di spiegare ai cittadini come cambia e cosa comporta. Anche nella conferenza dei 52 sindaci con Acea a dicembre del 2018, Barbet, fu tra i nove che votò a favore mentre altri 27 insieme a 16 astenuti dissero no a questo accordo. In tempi di coronavirus avremmo voluto parlare d’altro ma la fumosa burocrazia e la mancanza di trasparenza sono peggio.”




Colleferro, in manette due topi d’auto con numerosi precedenti

COLLEFERRO (RM) – Sono stati individuati dai Carabinieri della Compagnia di Colleferro i responsabili di vari furti commessi a Labico, Colleferro e Valmontone con la tristemente famosa tecnica della “gomma forata”, approfittando della disattenzione delle vittime, intenti ad armeggiare con cric e bulloni, i ladri riuscivano a intrufolarsi negli abitacoli e portare via borse o oggetti di valore.  

Il luogo preferito dai malviventi
per mettersi all’opera erano i parcheggi di bar e centri commerciali, mentre le
vittime erano generalmente persone anziane.

A finire in manette sono stati un
50enne e un 45enne, entrambi italiani e con numerosi precedenti anche specifici,
che dopo aver danneggiato gli pneumatici delle auto delle vittime designate,
approfittando dell’intervento di riparazione, si avvicinavano all’autovettura
dal lato opposto e con particolare destrezza, rubavano gli oggetti lasciati
momentaneamente incustoditi nell’abitacolo.

A scovarli sono stati i Carabinieri
della Stazione di Labico che, nei quotidiani servizi di controllo del
territorio, hanno fermato i due malviventi proprio in un centro commerciale
della cittadina labicana.

Controllati, avevano appena messo a
segno un furto a Valmontone dove, dopo aver danneggiato l’autovettura di due
coniugi e mentre l’uomo era intento a procedere alla sostituzione del
pneumatico, hanno rubato la borsa della moglie.

I militari hanno rinvenuto tutta la
refurtiva, che è stata restituita ai coniugi valmontonesi, nonché gli attrezzi
del mestiere dei truffatori: vari taglierini utilizzati per forare
pneumatici.

Al vaglio dei Carabinieri di Labico
altri episodi verificatisi nelle città circostanti.

I “topi d’auto” sono stati arrestati
e portati nel carcere di Velletri.




Città Ducale, minaccia la convivente di morte

CITTA’ DUCALE (RI – Deferito per minacce ripetute e atti persecutori alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rieti un 39enne di origine rumena abitante in Cittaducale.

I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile
della Compagnia di Cittaducale sono intervenuti in una abitazione dove una
donna, anch’essa rumena, era stata minacciata di morte dal convivente, davanti
alla propria bambina di 10 anni.

La donna e la bambina venivano
immediatamente allontanate e messe in sicurezza dal proprio aggressore, mentre
l’uomo, per i relativi adempimenti, veniva accompagnato in caserma.

L’episodio è avvenuto al culmine di una
lunga serie di soprusi, violenze psicologiche e minacce, che vanno avanti da
più di un anno. La donna, anch’essa molto giovane e già madre di tre figlie,
aveva iniziato una convivenza con il connazionale, che presto si è trasformata
in un inferno. L’ingiustificata gelosia e un attaccamento morboso nei confronti
della compagna, nonché un continuato abuso di alcol, hanno trasformato, ben
presto, il giovane in un vero e proprio carceriere: niente abiti vistosi,
niente trucco e successivamente niente amiche e passeggiate e ovviamente niente
lavoro.

Dai divieti, sempre imposti con dura
violenza, si è passati agli insulti, poi alle minacce, sempre molto pesanti,
fino a far temere la donna per la propria incolumità. Il tutto fino al
risolutivo intervento dei Carabinieri, allertati da una delle figlie della
vittima, e finalmente la donna ha potuto denunciare l’incubo vissuto.

Raggiunto dalla misura cautelare
dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, ai sensi dell’art. 384bis
del codice di procedura penale, convalidata dal GIP del Tribunale di Rieti, l’uomo,
è stato quindi costretto a lasciare la casa e ad allontanarsi dalla coraggiosa
donna e dalle sue figlie, che finalmente sono tornate a vivere serene. Ora non
potrà più avvicinarsi e frequentare il nucleo familiare se non a rischio di un
arresto.