1

Phoenix Point, lo strategico dal creatore di X-COM è su console

Phoenix Point è uscito nel 2019 su Pc e il suo lancio ha segnato il ritorno di Julian Gollop, creatore dell’originale X-COM. Il titolo, ovviamente di natura strategica, partiva dalla stessa formula vista con il suo predecessore spirituale e la sviluppava in maniera coerente, inserendo alcune interessanti novità e un indubbio spessore, ma al tempo stesso restando arroccato su posizioni di eccessiva rigidità, ben distanti dalle aperture e dall’accessibilità delle produzioni targate Firaxis. A due anni dal debutto su computer, il gioco è finalmente approdato anche sulle console di precedente generazione, PS4 e Xbox One e su quelle next Gen: PlayStation 5 e Xbox Series X/S, con un’interfaccia adattata per quanto possibile ai controller e l’inclusione di quattro DLC (Fastering Skies, Legacy of the Ancients, Blood and Titanium e il recentissimo Corrupted Horizons) che aumentano ancor di più il corpo dell’esperienza. Per chi non avesse mai provato la versione PC, sappiate che la storia di Phoenix Point inizia da una catastrofe. A causa dello scioglimento dei ghiacciai in Antartide, un virus rimasto dormiente per migliaia di anni si espande per l’intero globo terrestre uccidendo i primi ospiti colpiti dal contagio. Entrando in contatto con l’acqua, il virus muta inaspettatamente trasformando le persone in orrendi mostri marini. Dopo aver appreso lo scenario, aver superato l’introduzione e appreso le nozioni del tutorial, il mondo di gioco si apre in una una mappa globale piena di punti d’interesse da esplorare e basi da gestire. E proprio da questo mappamondo virtuale i giocvatori potranno e dovranno entrare in contatto con diverse comunità sempre in conflitto tra di loro, che è meglio non inimicarsi. Alcune fazioni vedono il “Pandoravirus” come un’opportunità da cogliere per un nuovo stadio umano, mentre altre sono convinte di doverlo debellare a ogni costo prima che si diffonda totalmente. Insomma, anche in questo mondo apocalittico l’umanità che è riuscita a sopravvivere si fa guerra piuttosto che far fronte comune. Ma procediamo con ordine: in questo mondo completamente in rovina, i giocatori vestono i panni di una squadriglia di soldati d’élite fondata subito dopo la Seconda Guerra Mondiale: i Phoenix. Nel gioco bisognerà decidere come muoversi, quali attività seguire e in quale modo combattere. Insomma, si potrà scegliere se essere dei razziatori o i nuovi salvatori dell’umanità. Questo RPG tattico è riuscito a proporre una trama stimolante e coinvolgente, in grado non soltanto di catturare gli appassionati, ma anche di accompagnarli in un vasto mondo post-apocalittico strutturato fin nei minimi dettagli. Anche se la linearità della storia si avverte dopo le prima 10/12 ore di gioco, la presenza dei quattro DLC approfondiscono le varie vicende donando un senso di varietà alla produzione. Come dicevamo qualche riga più in alto, muoversi per il globo è fondamentale per raccogliere risorse, stringere alleanze ed esplorare le mappe procedurali generate automaticamente, purtroppo molto simili tra loro e poco ispirate. Facendo la conoscenza dei vari capi delle fazioni, si possono avviare scambi commerciali, reclutare nuovi soldati per la squadra e utilizzare le risorse per costruire alloggi, generatori d’energia elettrica e tante altre piccole chicche in grado di rafforzare il quartier generale dei Phoenix.

Proprio come accadeva in passato, Phoenix Point dà la possibilità di fabbricare armi più potenti, corazze resistentissime, ma anche mezzi di trasporto che potranno portare le truppe da una parte all’altra del globo. Quando poi il livello d’influenza sarà a un livello più alto, sarà possibile controllare ben più di tre basi sparse per il nostro pianeta. Strutture che bisognerà necessariamente difendere dalle incursioni dei pandoriani e dalla presenza del Behemoth, un abominio che minaccia ogni insediamento umano. Il combattimento, ispirato alla serie X-COM, è la parte nevralgica della produzione. A differenza della versione originale, è stata aggiunta una novità interessante: ora si possono colpire gli arti nemici indebolendoli o distruggendoli, dissanguandoli e prendendo così del tempo per organizzare una strategia diversa. Phoenix Point offre tipologie di missioni di vario genere: si va da quelle di salvataggio a quelle di rifornimento e di difesa, oltre a quelle di attacco, davvero impegnative se le si affrontano a un livello di sfida elevato. Al netto di queste novità, il sistema di combattimento rimane invariato. La reale criticità risiede però nell’intelligenza artificiale dei nemici: oltre a essere poco realistica, non offre un reale grado di sfida che possa realmente mettere in difficoltà, almeno nella difficoltà standard. Per capirci, i nemici sul campo di battaglia non solo trovano riparo in maniera raffazzonata, ma sono sempre a portata di tiro. Un cecchino potrebbe non sbagliare un colpo ma un soldato semplice armato di un fucile d’assalto sarebbe in grado di centrare il bersaglio lo stesso nonostante la differenza di arma, la gittata e la precisione.

La struttura ludica risulta comunque divertente, se si tralasciano alcune evidenti criticità strutturali. E come non citare le battaglie a bordo del Manticora? Interessanti, certo, ma si scontrano con la natura tattica del prodotto, non intrattenendo come speravamo. Nel complesso però la direzione artistica risulta godibile. Si esplorano mappe simili tra loro, vistando agglomerati e basi, nonché luoghi ameni controllati dai pandoriani. E nonostante il loro fascino, la morte sarà sempre dietro l’angolo. Il porting su console, nonostante una semplificazione delle finestre dei vari menù, è purtroppo minato da alcuni bug che fortunatamente non rovinano l’esperienza e non impossibilitano i giocatori ad avanzare nell’avventura. Tuttavia speriamo che con il rilascio di qualche patch tali problemi possano essere risolti e Phoenix Point possa risultare perfetto anche per le piattaforme di gioco.

Prima di proseguire ci teniamo a soffermarci un momento sulle fazioni che i giocatori incontreranno durante la loro esperienza di gioco. I seguaci di New Gerico propongono l’approccio più spavaldo e militarista: il loro capo Tobias West, che si fa chiamare il re filosofo, propugna una lotta senza quartiere contro gli invasori Pandora, in cui qualsiasi sacrificio è ammesso per il bene dell’umanità. West e New Gerico rappresentano dunque la classicità, riverberano i tempi in cui l’unica reazione era quella violenta, dove l’umanità, il sacrificio e l’onore erano esaltati. Ma West, e il cognome lo lascia intendere con chiarezza, rappresenta anche l’occidente: New Gerico è infatti una gerarchia alla cui testa c’è un “self-made man” che un tempo era un miliardario proprietario d’impresa. Tobias West è ossessionato dalla purezza, è spaventato dal diverso, per cui l’unica soluzione possibile per lui e per chi lo segue è la guerra. Proprio per questo New Gerico dispone di alcune delle tecnologie più potenti: armi, elicotteri e mezzi corazzati, ma anche di tecnici che schierano sul campo di battaglia delle temibili torrette automatiche. Dalla parte opposta di New Gerico ci sono i Discepoli di Anu, una religione sincretica che raccoglie alcuni dei culti che si sono sviluppati sul pianeta dopo l’apparizione delle creature Pandora. Appaiono come un culto mistico e misterioso e credono nella perfezione dell’animo umano, in contrasto con l’imperfezione della carne. Vedono nella mutazione del virus un modo per trascendere, per migliorare come individui: per loro Pandora non è una malattia o una maledizione, ma un modo per compiere un passo in avanti nel processo evolutivo. Sebbene combattano le creature per pura sopravvivenza, hanno intenzione di diventare un tutt’uno con il nuovo ambiente naturale e quindi non cercano di evitare la diffusione della bruma infetta. Se New Gerico rappresentava il rifiuto, l’opposizione, i Discepoli di Anu raffigurano l’accettazione, la fusione: qualora il progetto Phoenix decidesse di collaborare con loro usufruirebbe di modifiche genetiche molto interessanti e sarebbe capace di reclutare con più facilita dei sacerdoti con poteri psichici. Sul piano delle meccaniche, l’alleanza con i Discepoli è forse quella più interessante. La fazione più originale delle tre presenti in Phoenix Point è però Synedrion, un gruppo esteticamente conforme ai canoni dell'”high sci-fi”(possiede armamenti laser e infiltratori equipaggiati con gadget hi-tech) che si definisce anarco-sindacalista. Dopo che il terzo conflitto mondiale ha lasciato il pianeta quasi devastato, Synedrion è nata per portare avanti il sogno di un mondo senza più gerarchie. Al suo interno convivono correnti di pensiero che sono tra loro in contrasto, ma che vengono discusse in modo democratico e mai imposte da un’autorità centrale. Gli ecologisti, alcuni di essi ispirati dal filosofo americano Murray Bookchin, credono che una convivenza con Pandora sia possibile.

Dall’altra parte ci sono però i terraformatori, i quali sostengono che la tecnologia debba essere impiegata per curare la terra dal virus e creare un ambiente migliore per gli uomini. La frangia degli ecologisti che ha l’obiettivo di scardinare l’antropocentrismo è, nel suo piccolo, rivoluzionaria in un gioco come Phoenix Point, poiché spinge a mettere in dubbio tanti elementi relativi ad alcune narrazioni mainstream che oramai si sono normalizzati. Purtroppo, però, questo germe iconoclasta non sboccia. La parte finale chiarisce infatti alcuni aspetti che sarebbe stato meglio fossero rimasti misteriosi, svilendo così il significato di alcuni messaggi. In ogni caso la presenza delle tre fazioni rende l’esperienza di gioco assolutamente intrigante e più profonda.

Esteticamente parlando l’opera si presenta bene grazie al motore grafico Unity. Purtroppo, però, sono presenti sostanziali problematiche relative alle prestazioni e alla scarsa stabilità, soprattutto dal momento in cui il numero di elementi a schermo inizia ad essere importante. A livello di ambientazioni, Snapshot si è sforzata di differenziare coraggiosamente le varie location, riuscendo a fornire quella dose di novità per ogni mappa, che non guasta mai. Ogni momento di gioco, dalla gestione delle basi a quella delle missioni vere e proprie, è condito da soundtrack non troppo memorabili che, tuttavia, riescono nel loro intento di conferire un clima inquietante, sposando alla perfezione il tema dell’apocalisse aliena. Il doppiaggio in lingua inglese è ottimo e sono presenti otto lingue tra cui scegliere. Tirando le somme possiamo dire che il titolo, da molti considerato un successore spirituale del franchise di X-COM, sebbene per certi versi non riesca a raggiungerne il fascino della saga, a tratti è in grado di essere allo stesso livello del capolavoro targato Firaxis Games. In termini di gameplay, infatti, Phoenix Point riesce a distinguersi per la sua complessità e la profondità delle meccaniche, di cui X-COM ne gratta la superficie. Purtroppo, a limitare il gioco sussistono diversi elementi: una trama non proprio originale ed un comparto tecnico e di prestazioni piuttosto discutibile. Sicuramente, il prodotto di Snapshot Games e Julian Gollop risulta essere un must have per coloro che fremono dalla voglia di mettere le mani su un titolo gestionale e strategico a turni e, pertanto, ci sentiamo di consigliarlo senz’ombra di dubbio.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica:8

Longevità: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise




Apple Watch Series 7 arriva nei negozi italiani

Apple Watch Series 7 è finalmente arrivato in Italia. Dopo una settimana di prevendita, infatti, il dispositivo arriva nei negozi del Belpaese. Disponibile con cassa da 41 mm e 45 mm, lo smartwatch ha uno schermo quasi del 20% più grande del precedente, nonostante l’ingombro resti praticamente lo stesso, grazie alla riduzione delle cornici intorno al quadrante. Series 7 è più robusto, con un cristallo anteriore resistente agli urti ed è il primo della famiglia di smartwatch di Apple con resistenza alla polvere di grado IP6X e all’acqua fino a 50 metri. Apple Watch Series 7 introduce cinque nuove finiture per la cassa in alluminio: mezzanotte, galassia, verde, un nuovo blu e (PRODUCT) RED. Inoltre, è disponibile anche una nuova gamma di colori e stili per i cinturini. I modelli in acciaio inossidabile sono disponibili in argento, grafite e oro, in aggiunta ad Apple Watch Edition in titanio naturale e nero siderale. Il design è stato perfezionato con angoli più smussati e arrotondati, con lo stesso schermo touch che adesso è dotato di un bordo rifrangente, in modo che i quadranti e le app a tutto schermo sembrino un tutt’uno con la curvatura della cassa. La batteria offre sempre un’autonomia di 18 ore, a cui si aggiunge una velocità di ricarica del 33% superiore. Resta il focus sul benessere: battito cardiaco, monitoraggio del sonno, dei livelli di ossigeno nel sangue e dell’ECG, oltre che le novità introdotte da Fitness+, un servizio creato proprio intorno ad Apple Watch, con tre mesi di accesso gratuito dalla prima attivazione. I prezzi del nuovo orologio partono dai 439 euro per il modello da 41 mm e 469 euro per il 45 mm, a salire poi per le versioni con connessione dati indipendente via e-sim, oltre al Wi-Fi.

F.P.L.




Insurgency Sandstorm arriva anche su Xbox e PlayStation

Insurgency Sandstorm arriva su console dopo essere uscito originariamente nel 2018 su PC via Steam. A distanza di tre anni il titolo compie il suo debutto su PlayStation 4 e Xbox One con la possibilità di essere giocato su PS5 e Xbox Series X/S con tanto di supporto al 4K ed ai 60fps. Si tratta di un’ottima occasione per i giocatori console di riscoprire un apprezzato shooter tattico che punta a un realismo assoluto degli scontri a fuoco all’interno di ambientazioni urbane devastate dalla guerra. Oltre alla possibilità di giocare in multiplayer PvP, c’è spazio anche alle partite cooperative online che permettono di vivere un’esperienza ancora più coinvolgente rispetto all’approccio in solitaria. In merito alla distribuzione su console, l’edizione standard di Insurgency Sandstorm è disponibile sia in formato fisico che digitale, mentre le Gold e Deluxe Edition del titolo pubblicato da Focus Home Interactive sono reperibili soltanto tramite download online. Oltre al gioco completo, l’edizione Deluxe include il Pass Anno 1, la Gold invece mette a disposizione anche il Pass Anno 2 previsto nel corso del 2022. Infine, sempre per l’anno prossimo sono attese ulteriori migliorie per le versioni next-gen, volte a garantire il pieno supporto a tutte le caratteristiche peculiari di PS5 e Xbox Series X/S. Detto ciò, parliamo adesso del gioco: la prima cosa che bisogna dire su Insurgency Sandstorm è che questo è il primo capitolo della serie che non ha la modalità campagna. La produzione è infatti basata sul gioco di squadra, puntando tutto sul realismo e l’amore per le armi da fuoco. Sandstorm ha quindi una modalità in cooperativa, una PvP e alcune modalità in locale, senza voler contare la modalità pratica, dove potrete imparare i fondamenti del gioco senza ansia da prestazione. Infatti, nonostante il titolo dà subito “il permesso” di buttarsi nella mischia, è sempre meglio passare per il via e imparare tutto dall’inizio; questo anche se si hanno alle spalle ore e ore di sparatutto. Il feeling, pad alla mano, lo si può descrivere come “pesante”; in che senso? Beh, il nostro protagonista si muoverà con chili di attrezzatura addosso, a prescindere dal loadout, quindi la sensazione che si avrà è esattamente quella di “avere peso addosso”, un elemento che avrà un forte impatto sulle prestazioni sul campo di battaglia, specialmente se siete abituati a FPS frenetici come Call of Duty. Insurgency Sandstorm, lo ricordiamo, è infatti un videogame che vuole avvicinarsi alla simulazione bellica piuttosto che a un semplice shooter tutto nervi e riflessi. Detto ciò, viene da se che avere un approccio aggressivo non è consigliato. Insurgency Sandstorm è un titolo che richiede strategia poiché estremamente realistico: ogni colpo può essere mortale, l’auto aim non esiste e quando il caricatore finisce bisogna ricordarsi di cambiarlo. E ovviamente, se si decide di cambiarlo, è necessario tenere a mente che se ne hanno un numero limitato e nel caso in cui lo si fa in anticipo, si perderanno tutti i colpi rimanenti in quello che si scarta. Potrebbe essere uno scoglio di frustrazione, anche nel caso in cui si giochi contro l’intelligenza artificiale. Ovviamente, per via della sua natura ibrida a metà fra azione e strategia, il titolo ha bisogno di alcune ore per essere compreso a pieno e possiamo assicurarvi che si prenderà il suo tempo, il che non è necessariamente un malus, ma colpisce un po’ l’accessibilità, specialmente in chi vuole mettere su un gioco, premere il pulsante start e iniziare a massacrare nemici su nemici.

Insurgency prevede la bellezza di otto classi, ciascuna minuziosamente caratterizzata da abilità specifiche, quasi si trattasse di un gioco di ruolo. Sono tutte a numero limitato, a parte il fuciliere che è il classico tuttofare: oltre a questo troviamo lo specialista (fucili a corto raggio), il mitragliere, il demolitore (lanciarazzi), il supervisore (presunte armi particolari, in verità il loadout è molto simile a quello del fuciliere) e il tiratore (cecchino). Merita una menzione particolare il comandante, l’unico che può lanciare delle offensive (sotto forma di bombardamenti, attacchi aerei, droni), ma per poterlo fare ha bisogno di un osservatore che gli stia a fianco. Si tratta di vere e proprie mosse finali in grado di spazzare via la squadra che le subisce e, in base alle nostre esperienze, sono forse sin troppo efficaci (sicuramente si possono utilizzare tropo di frequente). Le armi sono quelle tipicamente utilizzate nelle battaglie in Siria e Iran dalle truppe locali, quindi sono presenti l’immancabile SKS, il Kalashnikov, l’AKS, l’M16A2, e numerose altre, ciascuna con propri ratei di fuoco, capacità di penetrazione, tempi di ricarica e via discorrendo; si possono personalizzare con l’aggiunta di accessori come mirini, compensatori, impugnature, lanciagranate. Il sistema di combattimento è molto gratificante, così come la balistica dei fucili: davvero un ottimo lavoro che richiede riflessi fulminei e conoscenza approfondita della mappa. In Insurgency il fuoco di soppressione è più che mai un ottimo viatico per sgomberare le stanze dai nemici; le granate fumogene sono fondamentali e possono fare la differenza nella conquista di un avamposto; i lanciarazzi sono micidiali perché con le loro schegge impazzite possono eliminare chiunque nell’arco di metri dal punto di impatto del missile. A fornire un’ulteriore sfumatura tattica ci pensano i veicoli, la cui presenza, onestamente, ci è parsa un po’ troppo pretenziosa, a parte per un paio di punti dove si sono rilevati effettivamente utili. Padroneggiare il proprio arsenale richiede tantissima pratica, ma l’esperienza di chi ha ore di gioco alle spalle è visibile e può veramente spostare gli equilibri di una battaglia. Al termine di ogni match (sia esso PVP che PVE) si viene ricompensati sia con dei punti ranking che con della moneta virtuale con cui acquistare abbellimenti esclusivamente estetici per il proprio soldato. A livello di location, Insurgency Sandstorm ha delle ambientazioni classiche per un simulatore bellico e visto che ci si muove all’interno del Medio Oriente, sono presenti case di mattoni distrutte, strutture in metallo fatiscenti e tantissima sabbia. I nemici saranno ben mimetizzati grazie alle loro divise e l’avere una palette cromatica che non cambia mai dal color sabbia, marrone e verde, stanca un po’ l’occhio. Per il resto si può dire che la componente tecnica appare di buon livello, seppur gli sviluppatori non abbiano voluto spingere più di tanto in tal senso, il che non è il massimo per l’immersività e per la vista, dato che avere dei modelli poco definiti rende difficile individuare i nemici oppure capire dov’è possibile interagire con l’ambiente. Per quanto riguarda le animazioni, queste sono ben realizzate e piuttosto scorrevoli, riuscendo a rendere bene l’idea dei movimenti di un soldato: dalla corsa con l’arma in mano al gettarsi a terra per mimetizzarsi con l’ambiente. Peccato che i corpi a terra non abbiano nessun tipo di fisica ed è possibile attraversarli come se non fossero lì. Per quanto concerne il comparto audio, la musica è presente solamente nel menù di gioco e nel caricamento ed è piuttosto “anonima”, intendiamoci, significativa quanto basta per mettere i giocatori nel mood giusto e caricare prima di andare sul campo di battaglia mediorientale, ma nulla a che vedere con le opere presenti in alcuni massimi esponenti del genere. Gli effetti sonori sono vitali per Insurgency Sandstorm ed è grazie al loro essere posizionali che spesso si intuisce dove si trova un nemico, cosa che però possono utilizzare anche loro per individuare il giocatore e farlo fuori. Tirando le somme, Insurgency Sandstorm è senza ombra di dubbio un titolo che vale la pena di essere provato, un’ottima via di mezzo tra super-realismo e arcade. Il software si lascia giocare e, come già detto, si prende il suo tempo per essere compreso. Giocarlo insieme a un gruppo di amici, ovviamente, è la scelta migliore, vista la forte componente strategica. La comunicazione potrebbe fare la differenza tra una vittoria e una sconfitta. Detto ciò quindi, se avete voglia di provare un approccio Fps sottilmente diverso, meno frenetico e più ragionato, questo è il videogame che fa per voi.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise




Xbox compie 20 anni e lancia cuffie e pad celebrativi

Xbox tanti auguri! Microsoft ha annunciato due nuovi hardware, in occasione dei 20 anni di Xbox. Entrambi saranno disponibili dal 15 novembre, allo stesso prezzo di 64 euro. Il nuovo “Controller Wireless Edizione speciale 20° anniversario” è caratterizzato da una finitura nera traslucida con interni argentati. Le impugnature posteriori e il D-pad sono rifiniti con il colore verde che rimanda al primo logo storico di Xbox. Il gamepad è compatibile con Xbox Series X|S, Xbox One, PC Windows e dispositivi mobili. Quando i giocatori collegano il controller a una console Xbox Series X o S , sbloccheranno uno sfondo dinamico esclusivo. Questo può essere impostato su qualsiasi console con cui viene utilizzato il pad, anche quella di un amico quindi, ma una volta scelto un altro sfondo, l’immagine del 20° anniversario non sarà più disponibile a meno che non venga ricollegato nuovamente il controller. “Il controller 20th Anniversary Special Edition beneficia di tutte le funzionalità dei nostri nuovi controller wireless Xbox – fa sapere Microsoft – come una migliore ergonomia, una migliore connettività tra dispositivi, un pulsante “condividi” dedicato e una latenza ridotta”. Le nuove “Cuffie stereo per Xbox Edizione speciale 20° anniversario” presentano lo stesso corpo nero traslucido con interni argentati, con dettagli verdi sul microfono, all’interno e all’esterno dei padiglioni auricolari. Montano cuscinetti auricolari di alta qualità e una manopola per il controllo del volume sul padiglione destro. Le cuffie supportano anche tecnologie audio di nuova generazione, tra cui Windows Sonic, Dolby Atmos e DTS Headphone: X.

F.P.L.




Atletico Roma VI, Colasanti e la comunicazione: “I nostri ragazzi fanno i pro…vinciali”

Roma – E’ una delle “colonne dirigenziali” dell’Atletico Roma VI. Giordano Colasanti (nella foto di Massimiliano Cervera) non è solo il responsabile della comunicazione del neonato club capitolino, ma è anche una delle figure di riferimento per il club del presidente Luigi Paoletti e del vice Pietro Buccella. “Con Luigi ci siamo conosciuti “da genitori” due anni fa, quando i nostri figli hanno cominciato a giocare insieme nel gruppo della Roma VIII che oggi compone per la gran parte l’attuale Under 16 dell’Atletico Roma VI. Lui ha già avuto importanti esperienze nel mondo del calcio e ha dimostrato di poter ricoprire molto bene anche la carica di massimo dirigente di una società. Con Pietro ci conosciamo da più tempo, anche in quel caso per via dei nostri figli che giocavano assieme già ai tempi del Giardinetti: lui non ha mai ricoperto ruoli all’interno del mondo del calcio, ma si sta adattando in fretta e sta trovando la sua dimensione. In ogni caso si tratta di due persone spinte da una grandissima passione, sempre presenti al campo e assolutamente “limpide” nel loro modo di fare calcio: un punto di partenza fondamentale per la conduzione di una società dilettantistica. Inoltre hanno avuto la fortuna di contare su una base già consolidata di persone che sanno muoversi nei rispettivi ambiti di competenza, così è nato in poco tempo l’Atletico Roma VI”. E grazie anche al certosino lavoro di comunicazione portato avanti da Colasanti sia sulle pagine ufficiali societario di Facebook e Instagram, oltre che sul sito ufficiale (www.asdatleticoroma6.it), il club capitolino in poco tempo è già diventata una realtà di spessore. “A livello di comunicazione, il risultato più importante è stato far capire ai ragazzi che avrebbero potuto avere una continuità rispetto al percorso fatto con la Roma VIII fino alla scorsa stagione. La comunicazione la si deve fare bene su tutti i piani, sia dal punto di vista interno che esterno. Abbiamo spinto tanto, siamo partiti da zero sui social e col sito e adesso siamo arrivati già a buoni livelli, ma vogliamo crescere ancora: lavorare bene sulla comunicazione significa esistere e guadagnare “appeal” sul territorio e non solo”. La chiusura di Colasanti è sul campo: “Abbiamo tre gruppi molto validi, ma soprattutto composti da ragazzi sani dove c’è rispetto e divertimento. Inoltre sono convinto che i tecnici Lancia, Pecoraro e Silvestri, coadiuvati da una figura di grande spessore come il direttore tecnico Roberto Petricone, li faranno crescere ulteriormente. Paradossalmente io a questi ragazzi dico sempre che fanno i “pro…vinciali” o anche i “provinciali d’Elite” perché sono allenati e seguiti davvero con una qualità che non è quella della categoria attuale”.




Rocca Priora RDP (calcio, Promozione), Ceccarelli già decide: “A Marino una vittoria importante”

Rocca Priora (Rm) – Dopo le due vittorie in Coppa Italia, il Rocca Priora RDP centra il primo successo anche in campionato: al terzo tentativo (dopo i pari con Vicovaro e Bellegra), la squadra castellana ha conquistato l’intera posta in palio sul campo della Bi.Ti. Marino grazie ad una rete del bomber Fabio Ceccarelli in extremis. In precedenza l’altro grande acquisto estivo Gianmarco Scacchetti aveva impattato l’iniziale vantaggio marinese arrivato nel corso del primo tempo: “Una vittoria importante su un campo difficile – commenta Ceccarelli, inserito dallo staff tecnico del Rocca Priora RDP a inizio ripresa perché ancora non al top della condizione – Nella prima parte di gara la Bi.Ti. ci ha creato delle difficoltà, poi nella ripresa noi abbiamo alzato il nostro baricentro ed abbiamo spinto parecchio con atteggiamento propositivo e modulo estremamente offensivo…Il gol di Scacchetti con un bel tiro dal limite ci ha permesso di pareggiare i conti, poi Rosi, spostato in attacco dal mister, mi ha servito un assist perfetto e ho realizzato la rete decisiva col piede mancino. Un gol che dedico, oltre che ai compagni, a Roberto Matrigiani: una persona che stimo e che mi ha voluto fortemente qui, ora che ha preso altre strade gli auguro le migliori fortune”. Ceccarelli aveva esordito a Bellegra subentrando per una ventina di minuti (e aiutando la squadra a pareggiare l’iniziale svantaggio), quindi la sua condizione è in crescita: “Da tre anni sono molto impegnato con l’attività di famiglia e quindi solo dagli ultimi giorni di settembre ho iniziato a lavorare col gruppo. Quest’anno ho trovato una società che ha tanta voglia di fare bene ed è organizzata: ci tengono tanto e la dimostrazione concreta sta nei tanti dirigenti al seguito delle varie selezioni”. L’attaccante classe 1983, che ha giocato a lungo in serie C in carriera dopo essere cresciuto nelle giovanili della Lazio, è fiducioso sulle prospettive della squadra: “Le prime partite sono state condizionate da tante indisponibilità pesanti. Al completo siamo sicuramente una squadra da primi cinque posti. Ora, comunque, siamo già concentrati sulla prossima sfida con la Virtus Roma Club che segnerà il nostro ritorno al “Montefiore” dopo la rizollatura del campo. Sono pronto per aumentare il minutaggio, sento che la mia condizione è in crescita”.




La Rustica RRdP (calcio, Eccellenza), Valente: “Prima vittoria? Raccolti i frutti del lavoro fatto”

Roma – Il La Rustica RRdP ha festeggiato la prima vittoria in campionato. La squadra del presidente Tonino D’Auria ha violato il campo del Centro Sportivo Primavera con un prezioso quanto pesante 2-1: a decidere il match a favore dei capitolini sono stati i sigilli di Cristian Fabiani nel primo tempo e poi, in extremis (dopo il pari locale su calcio di rigore), la punizione di Nanni. “E’ stata una vittoria meritata – dice subito il portiere classe 2000 Gabriele Valente che ha visto la gara dalla panchina – Abbiamo raccolto quello che non avevamo rimediato in precedenza, quando avevamo giocato delle buone partite senza conquistare il successo. Prima dell’1-1 eravamo in totale controllo della partita, ma anche dopo l’episodio del calcio di rigore contro non abbiamo mai sofferto anche se indubbiamente abbiamo perso un po’ di sicurezza. Comunque era il risultato che ci serviva dopo una serie di buone partite in questo inizio di stagione: vincere aiuta a vincere e serve per il morale del gruppo. Dopo il grande lavoro fatto da inizio preparazione, è giusto che iniziamo a raccogliere i frutti”. Sta lavorando tanto e “morde il freno” anche lo stesso Valente: l’ex portiere dello Sporting Genzano (con cui tre anni fa giocò il primo campionato d’Eccellenza) e della Vivace Grottaferrata (nella passata stagione) aspetta ancora il suo momento: “Non sono riuscito ancora a esordire, ma ovviamente rispetto le decisioni di mister Nunzio Iardino. Con l’altro portiere Damiano Fabiani e col preparatore Antonio Lepori si è instaurato un rapporto molto bello, c’è stata sintonia da subito e non ci sono problemi tra noi. Ovviamente con Damiano c’è una sana competizione e per adesso vivo l’attesa dell’esordio con molta serenità: spero di poter dare il mio contributo alla squadra e mi alleno sempre al massimo per farmi trovare pronto. Ringrazio anche tutta la società e in particolare il dg Coccimiglio che mi ha voluto fortemente qui: non sono pentito della scelta fatta in estate”. Domenica prossima il La Rustica RRdP tornerà a giocare in casa col Tor Sapienza terzo della classe nel girone B di Eccellenza: “Conosco il direttore Sergio Moriggi e il collega di reparto Tommaso Maddalena con cui ho lavorato a Ciampino. Sappiamo che avremo di fronte un avversario di ottimo livello, ma noi prepariamo tutte le partite allo stesso modo, ragionando una gara alla volta.




Valmontone 1921 (calcio), la tesi di Lustrissimi: “La classifica va guardata tra qualche settimana”

Valmontone (Rm) – Primo k.o. in campionato per la Promozione del Valmontone 1921 che è caduta (non senza qualche recriminazione arbitrale) sul campo dell’Atletico Torrenova. Il centrocampista classe 1989 Renato Lustrissimi commenta così il match: “Abbiamo fatto la nostra partita contro quella che forse è la squadra più attrezzata del girone, ce la siamo giocata nonostante tante assenze. Siamo consapevoli che possiamo dire la nostra contro tutti gli avversari. Nel corso della partita di domenica la differenza l’hanno fatta gli episodi, l’Atletico Torrenova è stato bravo e fortunato nel portare la sfida dalla sua parte. Ci siamo sentiti coi compagni di squadra già dopo la partita e non c’è demoralizzazione, ma solo tanta voglia di ripartire subito”. Dopo tre giornate il Valmontone 1921 è al centro della graduatoria del girone D di Promozione: “La classifica non l’ho nemmeno guardata – dice Lustrissimi – Al momento non la considero molto, tra un po’ si chiarirà meglio il valore delle varie concorrenti, anche se non credo che ci sia una squadra in grado di “ammazzare” il campionato. Ci sono tante squadre con buone rose e tra queste ci siamo anche noi, poi non bisogna mai escludere a priori eventuali outsider come attualmente può essere il Villa Adriana che è in testa da solo e non era pronosticato”. Nel corso della partita di domenica scorsa, Lustrissimi ha giocato da difensore centrale dopo l’uscita per infortunio di Romaggioli: “Mi era già capitato in carriera ad Anagni con Liberati che mi vedeva in quella posizione più che nella mia originaria: è un ruolo che non mi dispiace, sento di poterlo fare e magari può allungarmi la carriera – sorride l’ex Serpentara – Però non c’è dubbio che ami di più fare il centrocampista”. Prossimo step la gara interna con la Pro Roma che ha appena due punti: “Non so se è un bene incontrare una squadra che ha iniziato con qualche difficoltà, in ogni caso noi abbiamo un chiaro ed unico obiettivo: la vittoria. Il progetto del Valmontone è concreto, la società è ambiziosa ed estremamente organizzata, per la categoria una vera rarità”.




Rugby Frascati Union 1949, Pennetta: “Capitolina? Centrati gli obiettivi prefissati in allenamento”

Frascati (Rm) – In casa Rugby Frascati Union 1949 si sapeva che l’esordio della serie A femminile sarebbe stato molto duro e il campo ha confermato questo sentore. Le ragazze frascatane di coach Leila Pennetta hanno perso in maniera chiara (121-0) sul campo della Capitolina anche se la neo tecnica del club tuscolano non è troppo “rabbuiata” dopo la sfida con le romane: “Le impressioni post partita per me sono più che positive – dice in controtendenza – Le ragazze hanno dimostrato di essere un bel gruppo e hanno sostenuto il peso di un risultato senza preoccupazione. Non è facile far questo e quindi sono veramente contenta che abbiano ricercato gli obiettivi prefissati fino all’ultimo minuto. Abbiamo avuto la possibilità di esordire con tutte le ragazze presenti e verificare quanto fatto in allenamento. Avevamo degli obiettivi da centrare e lo abbiamo fatto ampiamente e questo ci permette di fissarne altri”. La Pennetta non vuole fissare traguardi troppo a… lunga scadenza: “Il nostro sarà un campionato da affrontare partita per partita: già da subito bisogna mettere il “focus” sulla partita di domenica prossima quando faremo l’esordio stagionale in casa con il Torre del Greco”. Del debutto in campionato ha parlato anche Mayra Bucciarelli, terza linea classe 2000. “Era una sfida difficile e lo sapevamo, ma abbiamo reagito in maniera più che soddisfacente toccando tutti gli obbiettivi prefissati. Ora che ci siamo misurate contro un avversario forte dopo due anni di stop ai campionati a causa della pandemia, siamo pronte a migliorare e a continuare a lavorare e a spingere come abbiamo fatto sin ora”. Come a dire che ci vuole ben altro che una larga sconfitta per fiaccare lo spirito “da battaglia” delle atlete della serie A femminile del Rugby Frascati Union 1949.




Napoli, associazione sovversiva neonazista: perquisizioni in tutta Italia

Dalle prime ore di questa mattina la Polizia di Stato di Napoli, su delega del Procuratore della Repubblica del capoluogo campano, sta eseguendo perquisizioni domiciliari nei confronti di 26 persone indagate per associazione sovversiva di matrice neonazista e suprematista nell’ambito di una complessa indagine svolta dalla Digos partenopea e dalla Direzione Centrale Polizia di Prevenzione – Servizio per il Contrasto dell’Estremismo e del Terrorismo Interno.

Le perquisizioni, che interessano le province di Napoli, Caserta, Avellino, Siena, Roma, Torino, Ragusa, Lecce e Ferrara, sono eseguite dai rispettivi uffici Digos e con la collaborazione del Servizio della Polizia Postale e delle Comunicazioni.




Usa, morto di Covid Colin Powell: segretario di Stato nella prima amministrazione di George W. Bush

L’America dice addio a Colin Powell, una delle figure più influenti e controverse della politica statunitense degli ultimi decenni. Una carriera, la sua, che ha raggiunto il picco con la nomina a segretario di Stato nella prima amministrazione di George W. Bush.

Fu allora che con un intervento davanti al Consiglio di sicurezza dell’Onu, nel febbraio del 2003, Powell aprì di fatto la strada all’invasione dell’Iraq, agitando una fialetta contenente una polvere bianca e accusando il regime di Saddam Houssein di possedere armi chimiche. Una verità in seguito smentita dai fatti. Aveva 84 anni Powell, ed era pienamente vaccinato. Ma è stato lo stesso stroncato da alcune complicazioni legate al Covid. Il virus, spiegano i familiari, avrebbe ulteriormente abbassato le basse difese immunitarie di un paziente già affetto da un tumore e da tempo ricoverato al Walter Reed National Medical Center, conosciuto come l’ospedale dei presidenti alle porte della capitale Washington.

Da anni oramai in pensione, l’ultima uscita politica di Powell risale al gennaio scorso, quando dopo l’assalto al Congresso affermò di non riconoscersi più nel partito repubblicano, ripudiandone definitivamente i vertici considerati ostaggio di una figura come Donald Trump, contro cui aveva votato nel 2016 e nel 2020. Ma già dal 2008 la sua insofferenza verso il Grand Old Party era emersa con l’endorsement dato a Barack Obama, che definì una figura del cambiamento in grado di trasformare il Paese. Del resto anche lui con la sua vicenda professionale ed umana ha contribuito in maniera significativa al cambiamento. Con Powell infatti se ne va non solo un protagonista di 40 anni di politica estera statunitense, ma anche un simbolo del sogno americano e dell’emancipazione della comunità afroamericana.

Nato ad Harlem da genitori emigrati dalla Giamaica, cresciuto tra le difficili strade del Bronx e laureatosi all’università pubblica di New York, Powell, grazie alle sue indiscutibili doti di leadership, ha scalato la piramide sociale arrivando ai massimi vertici delle forze armate Usa e della diplomazia mondiale. E’ diventato così il primo afroamericano a ricoprire i ruoli di consigliere della sicurezza nazionale con Ronald Reagan (che aiutò a negoziare con Michail Gorbaciov la fine della Guerra Fredda), di capo di stato maggiore delle forze armate Usa (dirigendo l’operazione Desert Storm nella prima Guerra del Golfo Persico) e di segretario di Stato dal 2001 al 2004. Il difficile rapporto con altri due uomini forti della presidenza di George W. Bush, due falchi come il vicepresidente Dick Cheney e il capo del Pentagono Donald Rumsfield, lo convinsero a dimettersi prima della fine del mandato. 

“L’America perde un grande servitore dello Stato”, gli ha reso omaggio l’ex presidente. La sua più grande eredità resta la dottrina che porta il suo nome, elaborata all’inizio degli anni ’90 con la fine della Guerra Fredda e sviluppata a partire dalla prima guerra in Iraq. Una dottrina che, seppure fosse Powell soprannominato ‘il guerriero riluttante’, enfatizzava l’uso delle forze di terra per difendere gli interessi di sicurezza nazionale. Una linea che ha portato alle due guerre del Golfo e all’invasione dell’Afghanistan dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 e che oggi viene messa in discussione, con il presidente Joe Biden che con la fuga da Kabul ha di fatto chiuso un’era.