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Multiversus, il nuovo battle brawl di Warner Bros

Multiversus è per Warner Bros l’evoluzione dei classici picchiaduro, più nello specifico è un battle brawl proprio come Super Smash Bros e Brawlhalla, ossia, un gioco dove due o 4 personaggi (in singolo o a squadre) se le danno di santa ragione fino a sbalzare gli avversari oltre i limiti dell’arena. Ovviamente chi finisce giù il minor numero di volte fuori vince. Per far si che gli antagonisti diventino più vulnerabili e cadano al di là dei confini delle aree di gioco, sarà necessario mettere a segno più colpi possibile. Quindi un’ottima tecnica e conoscenza delle abilità del proprio alter ego virtuale possono fare la differenza. Forte delle sue innumerevoli licenze il colosso dell’intrattenimento ha deciso così di evolversi e tirar fuori dal cilindro Multiversus: un picchiaduro con un roster d’eccezione, che vanta personaggi del calibro di Batman, Bugs Bunny, Tom e Jerry, Finn e Jake, Steven Universe, Arya Stark, Taz, Supermen, Harley Quinn, Wonder Woman, Shaggy e altri. L’idea centrale? Non solo permettere a chiunque di giocarci gratuitamente (il gioco è disponibile sia gratuitamente nella versione base che in versione a pagamento con diversi bonus), ma anche ispirarsi a una delle serie più di successo in assoluto tra i picchiaduro: Super Smash Bros. I vari combattenti non sono però solo diversi esteticamente, gli sviluppatori hanno cercato di dare a ognuno un set di mosse unico e iconico, con una diversificazione marcata tanto quanto quella vista nei migliori personaggi di Smash Ultimate. In pratica ogni scelta appartiene a una sorta di sottoclasse – tank per i più difensivi, picchiatore per i più offensivi, e altre più peculiari come guaritore o assassino – e segue lo schema classico delle mosse direzionali di Smash, sia per i colpi normali che per quelli speciali. In Multiversus ogni attacco normale al di fuori delle combo a colpi multipli risulta caricabile come un attacco Smash, e molte delle mosse speciali richiedono delle risorse ricaricabili col tempo o con l’attivazione di qualche abilità. Un esperto di Bugs Bunny dovrà quindi decidere al meglio quando utilizzare i suoi missili Acme, laddove per chiunque usi Batman sarà il caso di tener conto dei batarang lanciati e degli esplosivi utilizzati.

Insomma, il titolo è molto più tecnico di quanto si possa immaginare. L’unicità del sistema di combattimento però non dipende solo da queste caratteristiche. In primo luogo, infatti, Multiversus è completamente bilanciato attorno agli scontri due contro due, con tanto di già nominate classi di supporto pensate prevalentemente per offrire potenziamenti ai compagni o avvantaggiarli in battaglia. Al di fuori di quelli più aggressivi, quasi ogni combattente ha poi a disposizione almeno una abilità di supporto, che gli permette di offrire bonus al partner, di raggiungerlo al volo, o addirittura di recuperarlo mentre sta volando di sotto. Il fatto che queste abilità spesso non si traslino altrettanto bene nell’uno contro uno – pur mantenendo di solito un’utilità di qualche tipo – porta chiaramente quella modalità a essere meno esaltante e rifinita. L’altra caratteristica del gioco che lo distingue marcatamente da Smash Bros è l’impressionante mobilità aerea dei personaggi. Si possono usare manovre multiple in aria, tra cui doppie schivate, salti e mosse di recupero o movimento una in seguito all’altra, per una agilità generale assai superiore a quella vista nella serie Nintendo. Stando agli sviluppatori la cosa è stata calcolata per evitare la frustrazione delle cadute dopo una mossa andata male, ma al contempo si tratta di una scelta che rende le battaglie molto più caotiche ai lati delle arene, perché l’unico modo per eliminare un avversario prima del tempo è colpirlo alla perfezione con un cosiddetto spike, ovvero una mossa capace di lanciarlo verso il basso immediatamente senza alcun tipo di recupero. Complessivamente il gameplay ci ha divertito. La difesaè interamente basata sulle schivate, con tempi d’invulnerabilità che diminuiscono progressivamente e spostamenti costanti che rendono tutto molto adrenalinico. L’unica cosa a non averci convinto del tutto è la gestione generale del movimento: Multiversus richiede indubbiamente una buona padronanza generale dei sistemi e un calcolo preciso delle distanze, eppure al contempo le movenze dei personaggi sono parse più secche e meno intuitive da gestire rispetto al fluido e tecnico movimento di Smash Ultimate. Apprezziamo comunque il fatto che Warner Bros abbia dato un po’ di personalità al suo titolo senza mettere in campo una semplice imitazione. Anche a livello tecnico Multiversus ci ha saputo conquistare, pur non catturandoci completamente dal punto di vista artistico. La leggibilità delle mosse è dopotutto ottima, le animazioni notevoli e curate e lo stile cartoonesco dai colori molto accesi non fa che aiutare l’occhio a seguire al meglio l’azione, anche se con tutti i personaggi che se le danno di santa ragione sullo schermo è molto semplice perdere d’occhio il proprio combattente. Il design stilizzato dei personaggi è gradevole e sicuramente piacerà agli amanti dei cartoon. Le arene di gioco invece non vantano chissà quale personalità e forse sarebbe stato un bene rischiare di più nello stile, alcune risultano troppo scarne e semplici. Nulla da dire invece sul netcode: le partite fatte sono sempre risultate molto stabili e fluide, e il rollback usato dal gioco ci è parso di ottimo livello.

Trattandosi di un gioco incentrato pressoché solo sul competitivo online, questo è un fattore importantissimo da gestire a dovere, ed è quindi un bene che la prova non ci abbia deluso. Per quanto riguarda lo shop invece c’è un quasi inevitabile Battle Pass, che sembra concedere premi in modo discretamente onesto, e si parte con una manciata di combattenti sbloccabili con la valuta in game senza doversi necessariamente massacrare di partite. Così, a occhio, il guadagno sembra quindi per lo più legato a skin alternative per i combattenti, e alla volontà dei giocatori di ottenere subito le eventuali new entry senza dover guadagnare valuta affrontando i combattimento. Un sistema che con ogni probabilità rappresenta quello più funzionale per free to play di questa tipologia. Certo, un po’ di valuta in più a forza di livellare non farebbe male, e il timore di personaggi gradualmente sempre più ardui da sbloccare in futuro è presente, tuttavia è inutile fasciarsi la testa prima del tempo. Tirando le somme Multiversus si è rivelato essere una gradita sorpresa. Seppur non raggiunge i fasti della concorrenza su Switch, il titolo offfre un’ottima giocabilità, una rosa di combattenti abbastanza florida e una grande longevità. Peccato solo per le arene di gioco che a nostro avviso risultano un po’ troppo anonime e scarne. Se in futuro il titolo verrà seguito a dovere però siamo certi che i giocatori ne vedranno delle belle.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8

Gameplay: 9

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise




Huawei Mate Xs 2, lo smartphone pieghevole arriva in Italia

Huawei ha svelato l’arrivo in Italia del Mate Xs 2 il nuovo smartphone pieghevole, risultato dei recenti studi della compagnia nello sviluppo dei foldable. La cerniera a doppia rotazione Falcon Wing con piega piatta rende il Mate Xs 2 sia resistente che compatto. Il display pieghevole True-Chroma è da 7,8 pollici mentre il sistema di fotocamere True-Chroma poggia su un sensore da 50 megapixel, con fotocamera ultra-angolare da 13 megapixel e teleobiettivo da 8 megapixel. Particolarità del telefono è il cosiddetto Composite Screen, che ha un design simile a quello dei sistemi anti-collisione delle auto, per ammortizzare meglio gli urti. Da aperto, il display ha una risoluzione di 2480 x 2200 pixel, con frequenza di aggiornamento fino a 120 Hz. Da chiuso, il pannello da 6,5 pollici è ancora utile per usare tutte le app che si vuole, in modalità smartphone classico. A differenza della concorrenza, il Mate Xs 2 conserva la sua peculiare apertura verso l’esterno, piuttosto che a mo’ di libro come il Galaxy Z Fold 3. Mate Xs 2 è dotato di una batteria da 4600 mAh e supporta il SuperCharge 66 W che, secondo l’azienda, migliora la durata della batteria in standby. Il telefono supporta solo la rete 4G e il sistema operativo è Emui 12, basato su Android ma senza le app di Google e il Play Store, per il noto ban da parte del governo degli Stati Uniti sugli affari intrattenuti da Huawei con produttori di hardware e servizi americani. C’è però tutto l’ecosistema che negli ultimi anni il colosso cinese ha realizzato intorno ai suoi dispositivi, compresa AppGallery che oramai supporta quasi tutti i principali software utilizzati dagli utenti. Fino al 31 agosto, Huawei Mate Xs 2 sarà in pre-ordine solo su Huawei Store al prezzo di 1.999,90 euro e, con il deposito di 10 euro, si otterrà uno sconto di 100 euro e in omaggio le nuove FreeBuds Pro 2. Il telefonino pieghevole di ultimissima generazione sarà in vendita dal 1 settembre, con le FreeBuds Pro 2 in omaggio solo fino al 30 settembre.

F.P.L.




Capcom Arcade 2nd Stadium, lunga vita al retrogaming

Capcom Arcade 2nd Stadium è il secondo capitolo (qui la nostra recensione del primo titolo) di una raccolta che include decine di storici videogiochi arcade della casa di Osaka, grandi titoli che hanno fatto la storia del gaming negli anni ‘90 e che adesso possono essere giocati sia da chi ha avuto la fortuna di vivere quegli anni, ma anche dalle nuove generazioni. Data l’imponente mole di capolavori che l’azienda ha partorito durante i decenni scorsi, era impossibile raggruppare tutti i titoli più rappresentativi degli anni ’90 in un’unica raccolta. Di conseguenza, questa seconda edizione va a coprire alcune delle inevitabili lacune della precedente, arricchendo ed impreziosendo l’offerta con interessanti extra. A differenza di altre collezioni, Capcom Arcade 2nd Stadium preferisce spaziare tra più generi, aprendo un’interessante finestra su alcuni dei prodotti più sperimentali della casa di Street Fighter. Pensiamo ad esempio a Saturday Night Slam Masters, primo lodevole tentativo di Capcom di realizzare un titolo basato sul wrestling e giocabile a coppie, dotato di una profondità e di un gameplay che non sfigurerebbero affatto in un prodotto moderno. Un vero pezzo di storia videoludica ambientato nell’universo condiviso di Street Fighter e Final Fight, in cui si potranno rivivere le gesta di Mike Haggar da lottatore professionista, prima di diventare sindaco e cominciare la sua lotta personale contro la Mad Gear Gang. Oppure, se alle botte si preferisce il run ‘n gun, Mega Man The Power Fighters offre un interessantissimo ibrido tra sparatutto e picchiaduro a incontri, proponendosi come una sorta di boss rush contro gli storici nemici del “Blue Buster”. Non mancano poi opere sportive e pilastri del beat ‘em up a scorrimento “d’annata”, che stanno vivendo una seconda giovinezza in questi ultimi anni. King of Dragons, assente eccellente della prima edizione, torna a deliziare occhi e orecchie con il suo mondo fantasy e con una prima sperimentazione di progressione ruolistica all’interno di un gioco arcade. La maggior parte dei giochi, data la loro natura, è pensata anche per brevi sessioni: il tutto è acquistabile in un singolo pacchetto, composto da 32 titoli, oppure in gruppi di dieci. Capcom Arcade Stadium non si limita, tuttavia, alla semplice riproposizione dei super classici, ma comprende nella sua offerta dei piccoli extra che faranno sicuramente la gioia degli appassionati.

Appena avviata la Capcom Arcade 2nd Stadium, ci si troverà all’interno di una sala giochi virtuale a tutti gli effetti, realizzata con il ben noto RE Engine della casa nipponica. Al suo interno si troveranno i cabinati dei titoli acquistati, e sarà possibile modificarne aspetto, dimensioni e colore. I cabinati virtuali sono ispirati alle proprie controparti storiche, e vedere vecchi modelli come il Mini Cute o l’Impress manderà i più nostalgici in estasi. Si tratta di una scelta creativa e apprezzabile, anche se a tal proposito sarebbe stata assai gradita la possibilità di “esplorare” la propria sala giochi in prima persona e sedersi allo sgabello dei propri cabinati, piuttosto che scegliere i titoli da un funzionale, ma forse un po’ freddo, menu. Con la semplice pressione di un tasto si troveranno i giochi comodamente divisi per genere, e si potrà persino decidere di creare delle liste personalizzate con i propri software preferiti. Si avrà inoltre la facoltà di cambiare liberamente la versione del romset da Occidentale a Giapponese, a proprio piacimento. Una volta scelto il cabinato la visuale si avvicinerà e, attraverso l’uso dell’analogico destro, si avrà la possibilità di guardare la plancia dei comandi. La vera chicca consiste nel fatto che, utilizzando lo stick sinistro e i pulsanti del jpypad, si vedrà muoversi la leva e i tasti corrispondenti del cabinato virtuale. Si tratta di un particolare esclusivamente estetico, ma comunque apprezzatissimo. A questo punto si potrà decidere di osservare il gioco attraverso il proprio cabinato 3D, oppure giocare al titolo selezionato nella classica modalità full screen, che è senza dubbio meno scenica ma sicuramente è più godibile. Capcom Arcade 2nd Stadium offre i seguenti titoli: 1943 Kai Midway Kaisen, Block Block, Knights of the Round, Magic Sword, The King of Dragons, Vampire Savior The Lord of Vampire, Black Tiger, Capcom Sports Club, Darkstalkers The Night Warriors, Eco Fighters, Gun Smoke, Hissatsu Buraiken, Hyper Dyne Side Arms, Hyper Street Fighter 2 The Anniversary Edition, Last Duel, Mega Man 2 The Power Fighters, Mega Man The Power Battle, Night Warriors Darkstalkers, Revenge, Pnickies, Rally 2011, Led Storm, Saturday Night Slam Masters, Savage Bees, Son Son, Street Fighter, Street Fighter Alpha Warriors Dreams, Street Fighter 2, Street Fighter 3, Super Gem, Fighter Mini Mix, Super Puzzle Fighter II Turbo, The Speed Rumbler, Three Wonders, Tiger Road. Insomma la sceltsa è davvero molto vasta. Il titolo offre inoltre tutta una serie di opzioni grafiche extra. Queste sono davvero notevoli: sono presenti ben 7 tipologie diverse di filtro, tra differenti versioni di “scanlines” per creare l’effetto “tubo catodico” e varianti più “moderne”. Si potrà poi scegliere di giocare in widescreen o all’interno di una cornice personalizzabile come si preferisce di più. Con l’opzione “Manuale” si potrà, tramite semplicissime righe di testo condite da immagini e artwork dell’epoca, prendere subito dimestichezza con ogni titolo presente nella compilation. Particolarmente apprezzabili i libretti d’istruzioni dei picchiaduro, che riescono a sintetizzare in pochissimo tempo le meccaniche ludiche, le mosse chiave dei personaggi e qualche cenno di lore dei contendenti. Alcuni testi contengono persino easter egg e codici segreti per selezionare combattenti altrimenti inaccessibili. E’ inoltre presente la possibilità di cominciare la partita in modalità standard, con sfide a tempo oppure in modalità speciali. Sono inoltre presenti ulteriori opzioni specifiche per ciascun gioco. Si tratta sostanzialmente dei “dipswitch” contenuti nei cabinati classici e consentiranno di modificare parametri come numero di vite, danni dei nemici, velocità di gameplay e livello di difficoltà. I titoli contenuti nella Capcom Arcade 2nd Stadium sono riprodotti fedelmente agli originali, senza sbavature o particolari problemi di input lag, con alcune esclusive funzioni di salvataggio/caricamento e rewind che daranno modo di controllare l’azione in ogni minimo dettaglio, ritornando sui propri passi per correggere gli errori commessi. L’unica vera pecca della produzione risiede nella totale assenza di un multiplayer online sincrono. Nonostante la presenza del multigiocatore locale, sarebbe stata gradita un’opzione per poter sfidare i propri amici online nei vari picchiaduro o invitarli in partite cooperative. Tirando le somme, questa nuova collezione di titoli Capcom è sicuramente l’ottimo seguito di un’operazione nostalgia che la casa giapponese porta avanti con coraggio e amore. Se si è dei veri appassionati di gaming lasciarsela sfuggire sarebbe un grave errore in quanto è disponibile su qualsiasi piattaforma di gioco: Pc, Xbox, PlayStation e Switch.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 9

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise




Guidonia, TMB dell’Inviolata: il sindaco Lombardo annuncia ricorso al TAR, ma Roma insiste con l’ordinanza Gualtieri

GUIDONIA MONTECELIO – L’amministrazione di Guidonia Montecelio ha conferito l’incarico all’avvocato Xavier Santapichi di ricorrere al TAR contro l’ordinanza di Roberto Gualtieri emessa nelle funzioni di sindaco della Città Metropolitana lo scorso 20 luglio, con la quale dispone alla società Guidonia Ambiente srl il collaudo del TMB dell’Inviolata, propedeutica alla sua attivazione. A dare la notizia il sindaco di Guidonia Montecelio Mauro Lombardo.

“Più volte è stata ribadita la contrarietà di questa amministrazione all’entrata in funzione dell’impianto con procedure accelerate ed emergenziali”, spiega. “Una posizione condivisa dal Consiglio comunale che, nella seduta dello scorso 26 luglio, si è espressa in maniera inequivocabile votando un ordine del giorno che impegna il sindaco ad adottare ogni atto necessario per non consentire a Roma Capitale di scaricare i propri rifiuti nel territorio del nostro Comune”.

L’atto, anche sintesi di un importante percorso partecipato sviluppato con le associazioni ambientaliste del territorio, è stato approvato con 21 voti favorevoli e 2 astensioni, quelli dei consiglieri di maggioranza Michele Venturiello e Arianna Cacioni della lista civica Città Nuova. Compatta invece l’opposizione, centrodestra da un lato e Claudio Zarro (Uniti in Comune) dall’altra, che, comunque, non ha lesinato critiche. In un comunicato la Lega ha evidenziato che “se il TMB non ha le carte per entrare in funzione che venga demolito – afferma il capogruppo Alessandro Messa – in caso contrario, deve decidere Guidonia come e per chi deve essere utilizzato. I no ideologici di questi anni ci hanno portato i rifiuti della Capitale, l’esatto contrario dell’obiettivo che si voleva ottenere. E non escludo che qualcuno l’abbia fatto di proposito”. Mentre in un altro Adalberto Bertucci, capogruppo di FDI, ha spiegato di aver “firmato e votato perché se c’è una possibilità di vincere anche grazie alla nostra firma, noi lo faremo sempre sulle problematiche relative alla salute”. Poi l’affondo al PD locale, oggi affianco a Lombardo: “non si può essere opposizione e maggioranza nello stesso luogo, e non si può essere qui opposizione, in merito ad una scelta del partito romano e regionale, e magari da oggi al 25 settembre fare campagna elettorale per quei candidati alle politiche che, invece, sostengono l’attivazione del TMB. Cosa diranno quando si troveranno davanti Zingaretti, Gualtieri o l’Alfonsi? Diano le dimissioni, diventino civici, tanto già sono in maggioranza, e continuino la lotta”.

È una contrarietà “fondata non solo sui timori e sulle preoccupazioni dell’impatto che una struttura come questa potrebbe avere sulla Città e sui territori limitrofi ma anche e soprattutto sulle modalità impositive dell’iter”, è il commento granitico del sindaco. “Hanno scelto una struttura di un altro Comune, ancora priva del collaudo definitivo – rincara -, che deve essere oggetto degli interventi previsti da Arpa Lazio, su cui pende un ricorso al TAR per l’autorizzazione ambientale rilasciata nel 2020, e con una parte della proprietà dell’impianto su cui è in corso un procedimento relativo ad un’interdittiva antimafia”.

Criticità non certo secondarie, sulle quali pesano “dubbi e le paure di una Città che, anche allora con provvedimenti urgenti e temporanei, ha visto purtroppo crescere metro dopo metro la discarica dell’Inviolata ancora oggi non bonificata. Guidonia Montecelio ha già pagato un caro prezzo in termini ambientali e non ritengo giusto aprire il TMB ai rifiuti di Roma o di altri comuni che non siano del nostro ATO”. Da qui la delibera di giunta al fine di conferire all’avvocato Santapichi l’incarico di ricorrere al TAR, “a cui chiederemo – conclude il primo cittadino – l’annullamento dell’ordinanza Gualtieri. Non lascerò intentata nessuna strada che ritengo utile a scongiurare l’entrata in funzione dell’impianto”.

Basilare sarà il sostegno del sindaco di Fonte Nuove Angelo Presutti, con il quale Lombardo ha stretto un’alleanza NO-TMB, il cui rispettivo Consiglio ha votato all’unanimità, parallelamente ai colleghi del vicino comune, un dispositivo simile che dà mandato a Presutti di attivare l’ufficio legale per proporre intervento ad adiuvandum al ricorso di Guidonia.

Intanto dal Campidgolio, l’assessora capitolina ai rifiuti Sabrina Alfonsi ha dichiarato, nell’intervista rilasciata la scorsa settimana, che la decisione del sindaco Gualtieri è “l’unica azione possibile di fronte dell’incendio a Malagrotta“. E ha aggiunto: “Ci sono delle difficoltà e delle emergenza che ci costringono ad azioni come queste, che costringono il sindaco ad ordinanze come quella dell’apertura del TMB di Guidonia”.




Siena, scoperto un tesoro unico nelle terme a San Casciano dei Bagni

Piscine ribollenti di acqua calda e curativa in uno scenario mozzafiato, con salti di quote, terrazze digradanti nel verde, fontane, colonnati, giochi d’acqua.

A San Casciano dei Bagni in Toscana, piccolo borgo nella provincia di Siena che ancora oggi conta molto sul turismo termale, gli archeologi sono impegnati da tre anni in uno scavo che ha già fatto parlare di sé con il ritrovamento di una grande vasca, oggetti votivi, altari dedicati agli dei, persino un bassorilievo con l’immagine di un grande toro e uno splendido putto in bronzo, capolavoro di età ellenistica.

Ma la vera sorpresa, racconta in anteprima all’ANSA l’archeologo Jacopo Tabolli, è arrivata in queste ultime settimane con la scoperta delle reali dimensioni del santuario, che era stato degli etruschi e che i romani nei primi secoli dell’impero vollero rifondare rendendolo monumentale.

Eccezionale al punto da ordinare alla zecca il conio di un tesoro di sfavillanti monete in argento, oricalco e bronzo destinate forse proprio alle offerte dell’imperatore, per onorare quegli dei che dovevano vegliare sulla sua salute e su quella dei tanti notabili romani pronti ad affrontare il viaggio verso questo luogo sacro . “Un contesto senza uguali in Italia e nel Mediterraneo antico”, sottolinea appassionato Tabolli, che insegna all’Università degli stranieri di Siena e qui guida dalla prima ora il progetto, promosso dal comune con la concessione del ministero della cultura e portato avanti insieme a Emanuele Mariotti, direttore dello scavo, Ada Salvi della soprintendenza oltre ad atenei italiani e internazionali.

Una scoperta eccezionale, spiega, “per le dimensioni dell’area del santuario, molto più grandi di quello che potevamo immaginare, con diversi edifici sacri, altari, piscine”. Le riprese dall’alto con il susseguirsi di marmi, strutture, e vasche di ogni forma e dimensione che emergono dal fango, sono emozionanti. Ma a stupire è anche la qualità e la rarità del tesoro di oggetti emersi in queste ultime settimane di scavo. Il più importante, dice Tabolli, è forse uno strabiliante utero in bronzo che risale agli anni tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero romano: “Nei santuari etruschi e poi in quelli romani dedicati alla fertilità è frequente trovare uteri in terracotta, in bronzo sono rarissimi”, spiega il professore. A dispetto delle temperature roventi, ogni giorno di questo cantiere è stato ad alto tasso di adrenalina, “con scoperte continue”, racconta, da un incredibile orecchio in bronzo dei primissimi anni dell’impero che un certo Aulus Nonnius aveva dedicato agli dei per ringraziarli della guarigione, a una gamba e persino un rarissimo pene, sempre in bronzo. Senza contare le monete: “oltre tremila e tutte di fresco conio” come ha documentato Giacomo Pardini, esperto dell’Università di Salerno. “Uscite dalla zecca di Roma e subito portate a San Casciano ad onorare la sacralità del luogo e molto probabilmente i suoi momenti fondativi”, ragiona Tabolli. Meraviglie a cui si aggiungono splendidi altari scolpiti nel travertino locale.

Il ministro della cultura Franceschini applaude: “Una scoperta davvero eccezionale che conferma l’importanza di questo scavo e del lavoro egregio portato avanti in questi anni”, commenta all’ANSA mentre il dg musei, Massimo Osanna annuncia che ci sono già i fondi per dare vita a San Casciano ad un museo interamente dedicato alle scoperte del Bagno Grande: “Lo apriremo in un palazzo cinquecentesco del centro storico – anticipa Osanna- per allestirlo con i reperti già scavati e quelli che arriveranno”.

ant’è, il lavoro dell’ultima campagna di scavo, la settima, come al solito portata avanti coinvolgendo frotte di studenti, ha acceso nuova luce su alcune fasi della storia di questo incredibile santuario, frequentato anche all’epoca dei Medici, tanto che Federico Borromeo – sì proprio il cardinale che tutti noi ricordiamo dai Promessi Sposi – venne fino a qui per ben due volte nel 1600 e poi nel 1601 per curare un dolorosissimo quanto misterioso “mal di guancia”. “Stiamo recuperando quello che resta del porticato costruito nel ‘500 dai Medici”, che poi spostarono il centro termale nella zona di Fonteverde, a due chilometri dall’antico santuario, spiega l’archeologo. Intanto sono state trovate le prove di un drammatico crollo che coinvolse la zona del Bagno Grande negli ultimi anni del III secolo d.C., quando nel terreno si aprì una voragine profonda più di due metri che fece sprofondare quasi tutto, vasche, edifici, colonnati. I romani cercarono di rimediare al disastro avviando una possente operazione di restauri e interpretarono quella devastazione come un prodigium, un segnale mandato dagli dei. “Proprio qui nel cuore della voragine – indica Tabolli – innalzarono un nuovo altare e sulle macerie costruirono una nuova piccola vasca con tanto di gradini per rendere più facili le immersioni”. Una determinazione che la dice lunga sul fascino di un luogo amato e frequentato da più di duemila anni. E che in autunno, con la ripresa degli scavi, potrebbe riservare ancora chissà quali sorprese.




Cefalù, truffa sul reddito di cittadinanza: tra i 117 denunciati anche pregiudicati per mafia

I Carabinieri della Compagnia di Cefalù hanno denunciato alla Procura della
Repubblica di Termini Imerese 117 persone per truffa ai danni dello Stato legata
all’ottenimento del reddito di cittadinanza.
I controlli posti in essere dall’Arma dei Carabinieri hanno consentito di documentare,
mediante un accurato percorso di analisi info-investigativa per il periodo compreso tra
novembre 2020 e maggio 2022, l’indebita percezione del reddito di cittadinanza da
parte di beneficiari, tutti residenti nel comune di Cefalù ed in quelli limitrofi delle Madonie, i
quali non erano in possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente.
Tra i destinatari del reddito di cittadinanza, è stata documentata la presenza di alcuni
piccoli imprenditori, e di alcuni pregiudicati per associazione di tipo mafioso.
Nella maggior parte dei casi la causa dell’illegittima fruizione del sussidio è dovuta alla
mancanza del requisito della residenza.
Il danno stimato all’erario è di circa 1 milione e mezzo di euro.
I denunciati sono stati altresì segnalati all’INPS per la revoca del beneficio, sulla scorta
di quanto documentato nelle indagini.