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3T Frascati Sporting Village (pallanuoto), Tincani annuncia i primi sei arrivi per la serie C

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Frascati (Rm) – Inizia a prendere forma la nuova prima squadra maschile del settore pallanuoto del 3T Frascati Sporting Village che giocherà nel prossimo campionato di serie C. Ad annunciarli e presentarli è direttamente il tecnico del team tuscolano Emanuele Tincani. «Abbiamo trovato l’accordo con il portiere Davide Giraldi, con il marcatore ed esterno Eugenio Menighetti e con l’altro marcatore Orazio Piccinini. Si tratta di tre elementi importanti che possono essere un bel punto di riferimento per tutto il gruppo. Giraldi poteva fare salto di qualità in passato, avrebbe meritato una carriera ancora migliore per le sue qualità. Lo conosco bene perché è stato mio allievo in passato: si sta allenando benissimo e sono convinto che sarà uno punto di forza del 3T Frascati Sporting Village. Menighetti è un giocatore esperto, è stato spesso mio avversario quando ero atleta. La sua caratteristica migliore è la forza nelle gambe e un ottimo tiro. Poi c’è Piccinini, giocatore con una carriera importante alle spalle e ottimo marcatore. E’ un atleta di grande carisma e per questo potrebbe anche essere il capitano del gruppo. Ci siamo trovati in sintonia da subito: sta coinvolgendo i ragazzi e “traduce” perfettamente in acqua quello che sono le mie idee». Oltre a questi elementi di esperienza, Tincani annuncia l’arrivo di tre giovani in prestito. «Si tratta di Stefano Petrini, marcatore cresciuto nelle giovanili della Lazio, e di due esterni che arrivano dallo Sporting Club Tuscolano, vale a dire Filippo Cioli e Gabriele Ferdinandi. Ragazzi che possono sicuramente dare un buon contributo alla causa. A breve annunceremo altri quattro arrivi che completeranno la rosa». Chi non farà parte del gruppo è il centroboa Emiliano Campana. «Un giocatore che ho conosciuto nella scorsa stagione qui al 3T Frascati Sporting Village e di cui ho potuto apprezzare lo spessore morale oltre che tecnico. Sarebbe sicuramente rimasto, ma fino a qualche settimana fa non eravamo sicuri di rifare la prima squadra maschile e lui ha ricevuto offerte importantissime, accasandosi alla fine in serie C con la Roma Waterpolo». La prima squadra maschile del club del presidente Massimiliano Pavia sta continuando la preparazione al campionato allenandosi quattro volte a settimana e sostenendo un allenamento congiunto ogni mercoledì con la serie B della società amica dello Sporting Club Tuscolano.

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Costume e Società

Albano Laziale, quando nasce un fratellino: come comportarsi?

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A cura della Dott.ssa Francesca Bertucci – Centro Psicologia Castelli Romani

Quando nasce un fratellino molti genitori si preoccupano delle reazioni emotive e comportamentali dell’altro figlio. Il primogenito, all’arrivo del secondo figlio, potrebbe vivere una fase faticosa della propria vita. Potrebbe sentire di perdere l’amore e l’affetto dei suoi genitori, può provare dolore, tristezza e risentimento. È la forma di gelosia più comune che possa manifestarsi in una famiglia. Essa è inevitabile e non si può prevenire del tutto. Tuttavia, è importante evitare le situazioni che potrebbero peggiorarla.

Penelope Leach, in un suo libro sull’argomento, scrive: “Immaginate che vostro marito un giorno venga a casa proponendovi di accettare un’altra moglie proprio come voi, immaginatelo ora mentre usa quello stesso tipo di frasi che solitamente si usano per dire ad un bambino che sta arrivando un fratellino”.
“Avremo con noi un altro bambino, tesoro, perché abbiamo pensato che per te sarebbe bello avere un fratellino o una sorellina con cui giocare. Non ti vorremmo meno bene per questo, ci ameremo tutti.”
potrebbe essere anche: “Avrò con noi una seconda moglie, tesoro, perché abbiamo pensato che per te sarebbe bello avere un po’ di compagnia e un aiuto in casa.”
La gelosia si manifesta perché il bambino può provare paura ed insicurezza, può temere di essere meno amato e meno considerato rispetto all’altro. La sua insicurezza può essere legata soprattutto alla figura
materna. Infatti, se prima la relazione con quest’ultima era caratterizzata dall’immagine di una diade, “Ci siamo io e la mamma!”, adesso l’immagine è quella di un triangolo relazionale, “Ci siamo io, la mamma ed il
fratellino!”. Inoltre, i cambiamenti sono concreti, mettono al centro la relazione tra la mamma ed il neonato. Una relazione fatta di cure e attenzioni, per soddisfare i bisogni del più piccolo.

E’ probabile che il primogenito possa diventare fastidioso perché preoccupato che i genitori possano volergli meno bene di prima e può regredire a stati infantili. Quando il bambino è geloso, non riesce a
controllare razionalmente il suo comportamento, ha bisogno dell’aiuto di un adulto.
L’entrata del fratellino è, pur sempre, l’inizio di una nuova conoscenza. Un estraneo che può creare curiosità ma anche paure e timore. Dall’altra parte aiuta il maggiore a capire che non sempre può pensarsi al centro dell’universo materno e lo aiuterà a costruire strategie e processi mentali che arricchiranno la propria vita emotiva e cognitiva. Tale fase di sviluppo sarà il primo passo per mettere le basi di quel lungo processo di separazione-individuazione che lo porterà a sviluppare, gradualmente e nel tempo, la propria identità.

Come sostenere il primogenito in questo importante momento di crescita e cambiamento?
Il ruolo del papà è fondamentale poiché diventerà la figura di sostegno e di completamento della mancanza della mamma. Inoltre, l’osservazione da parte del bambino di gesti e sentimenti affettuosi del papà nei confronti della mamma potrebbe permettergli di immedesimarsi in tali sentimenti, senza sentirsi escluso.
La figura del padre è una risorsa essenziale in questa nuova fase della vita familiare.
Inoltre, è fondamentale essere comprensivi e rassicuranti con il bambino, soprattutto osservare i suoi comportamenti, che qualche volta, possono risultare inspiegabili e definiti come capricci. Invece, è importante, mettersi nei suoi panni, per provare a capire il suo punto di vista e quello che può sembrare un capriccio, magari è una richiesta di attenzione e maggiore vicinanza dei genitori.

Sarebbe opportuno rassicurarlo rispetto a questo faticoso momento di cambiamento facendogli capire che i suoi genitori non l’abbandoneranno mai. Parlare con il bambino, ascoltarlo ed aiutarlo a tirar fuori le emozioni, positive e negative, offrendo spazi e tempo per parlare dei propri sentimenti, di ciò che lo turba, di ciò che desidera, delle sue paure.

Inoltre, i genitori potranno coinvolgerlo negli aspetti di accudimento e
cura del fratello minore, promuovendo la vicinanza tra fratelli per permettere al figlio maggiore di non sentirsi escluso.

Mantenere le abitudini precedenti è un altro aspetto importante, cercando di fare le stesse cose che si facevano prima dell’arrivo del fratellino.
Infine, sarebbe importante evitare il confronto continuo tra fratelli, ogni bambino è diverso dagli altri, quindi potrebbe essere un bene tenere a mente sia i limiti che le risorse che contraddistinguono ognuno
come essere unico e speciale.

Centro psicologia Castelli Romani- Dott.ssa Francesca Bertucci
Psicologa-Psicodiagnosta dell’età evolutiva-Mediatore familiare
Cell 3345909764-dott.francescabertucci@cpcr.it
www.psicologocastelliromani.it
piazza Pia 21 00041 ALBANO LAZIALE

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Castelli Romani

Genzano, sindaco “accoltellato alle spalle”? Sapeva tutto. Ecco com’è andata

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Se ne sono dette e scritte tante sull’attuale momento politico di Genzano e sulle dinamiche che hanno portato ad un processo che appare ormai irreversibile.

Purtroppo nell’azione compulsiva di copiare e incollare comunicati per apparire in cima e racimolare pugni di letture si è persa di vista la concretezza di saper leggere attentamente perlomeno quello che è successo all’interno della maggioranza e che cosa ha portato alle dimissioni di massa dei consiglieri del Movimento 5 stelle Maurilio Silvestri, Marco Fermanti, Claudio Mariani e Alessandro Scoppoletti proprio mentre Daniele Lorenzon era partito per il Giappone.


Una pugnalata alle spalle?

Niente affatto, Lorenzon era al corrente che se non avesse mantenuto fede ai suoi impegni il fotofinish sarebbe stato l’inesorabile caduta. Dunque piuttosto che leggere o raccontare la storia di un ragazzo pugnalato alle spalle è necessario analizzare l’ennesima delusione da parte dei consiglieri M5S che hanno visto anche in questa occasione sfumare una promessa che se fosse stata mantenuta non si sarebbe creato questo disastroso epilogo.


Perché i consiglieri M5S si sono dimessi?

Le dimissioni non sono state un fulmine a ciel sereno. Ormai era pian piano maturata una insoddisfazione da parte dei consiglieri di maggioranza che sono stati palesemente esclusi dalle decisioni prese dal giovane sindaco il quale li teneva in considerazione (parole dei consiglieri dimissionari ma comunque il clima teso era facilmente percepibile durante i consigli comunali, l’ultimo in particolare) “solamente quando vi era necessità del loro voto in consiglio, dimenticando che invece era stato eletto grazie alla trionfante campagna corale “IL SINDACO SIAMO NOI” che faceva proprio della partecipazione e della condivisione i propri valori principali”.


Tanti sono stati campanelli d’allarme. Ma prima di partire cosa ha fatto Lorenzon per causare la corsa alle dimissioni dei suoi?

Il sindaco dunque sapeva che se avesse continuato a svilire, sminuire, demoralizzare la sua squadra avrebbe finito col perdere la loro fiducia. Tant’è che l’ennesima azione che ha portato alle dimissioni è stata messa in atto dal sindaco Daniele Lorenzon la sera prima della sua partenza quando il capogruppo Fermanti, Scoppoletti, Mariani, Nasoni e Silvestri si sono riuniti con l’intento di salvare il salvabile prima che Lorenzon partisse.

Il sindaco aveva promesso una sua dichiarazione ufficiale nella quale avrebbe annunciato una soluzione della crisi prima della partenza ma poi ha rifiutato il confronto, anche se alcuni gli avevano già annunciato le dimissioni e altri erano in procinto di seguirli. Nonostante questo non ha voluto parlare con i suoi consiglieri. Da lì altra delusione e altri dimissionari. 
Lorenzon sapeva ma è voluto partire lo stesso e le foto in stile vacanza che sta diffondendo dicono tutto. Con la crisi in atto nella sua Città ampiamente avvertita nell’ultimo consiglio quando non si riusciva ad eleggere il presidente del Consiglio comunale non sarebbe stato opportuno rimandare la partenza? Meglio onorare l’impegno col Giappone che con la sua squadra che gli avrebbe consentito di restare al timone?

I consiglieri M5S sono stati molto chiari: “La giovane età, la totale inesperienza e la mancanza di vere competenze professionali sarebbero potute essere colmate dall’entusiasmo, dalla forza e dalle qualità di un gruppo che si è sempre posto al suo fianco per offrire sostegno, idee, progetti e totale abnegazione. Invece, sin dall’insediamento, il sindaco si è isolato dal gruppo del quale era espressione e dai cittadini che avevano riposto in lui la fiducia, spendendosi nella costruzione di strutture organizzative e modalità che avevano il solo fine di operare autonomamente e al di là di quelli che erano gli indirizzi politici e le aspettative della cittadinanza”.


Dopo tre anni è stato onorato il programma elettorale?


Assolutamente no. Nonostante le buone intenzioni, l’affabilità e il fatto indubbio che Lorenzon non è una persona “navigata della politica”, purtroppo sono stati disattesi i principali punti del programma elettorale, primi fra tutti il coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni del territorio nelle decisioni strategiche e di forte impatto.

Il sindaco non ha coinvolto il Consiglio, “sminuendo in maniera poco democratica il ruolo dei consiglieri comunali”.

Di fatto, non ha messo in atto i regolamenti comunali approvati in consiglio, “ignorando gli Ordini del giorno depositati dai consiglieri di maggioranza – così come dichiarato dai consiglieri stessi – rappresentando nei consessi intercomunali posizioni non condivise dal gruppo consiliare, ignorando totalmente i tanti progetti, le proposte, le iniziative che i consiglieri hanno prodotto in questi due anni e mezzo. Come già detto nella lettera aperta, presenteremo un resoconto affinché i cittadini sappiano e possano giudicare in prima persona”.

Non è stato preso contropiede

Dunque in questa storia non c’è nessuna vittima e nessun carnefice. Nessun disegno dietrologico riferito a quanto successo. C’è un Sindaco che avrebbe potuto includere ma che ha di fatto escluso i suoi dalle decisioni. Purtroppo veramente perché avrebbe potuto rappresentare quel cambiamento promesso ai genzanesi che di fatto non c’è stato



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Scienza e Tecnologia

Metro Exodus, un’odissea post atomica

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Metro Exodus, l’ultimo capitolo della serie basata sui romanzi dello scrittore russo Dmitry Glukhovsky è finalmente arrivato su Pc, Xbox One e Ps4. L’ultima fatica di 4A Games e Deep Silver è stata attesa con molta ansia dai fan, considerando che l’ultimo gioco della saga è stato rilasciato quasi sei anni fa e in questo lasso di tempo gli appassionati hanno potuto solo giocare alle versioni remastered del titolo originale e del suo seguito. Per chi non lo sapesse l’universo di Metro è un universo catastrofico dove la storia dello scorso secolo ha lasciato il genere umano ferito, saccheggiato nell’animo da due guerre devastanti. I precari nuovi equilibri politico-economici fra Est e Ovest che ne conseguirono scissero il mondo nella seconda parte del ventesimo secolo, portando il pianeta sull’orlo di una guerra nucleare senza scampo, per nessuna fazione. Nel 2010 lo sviluppatore ucraino 4A Games diede vita al racconto di Dmitrij Gluchovskij ambientato nella metropolitana di Mosca con Metro 2033 e, successivamente, Metro Last Light, first person shooters dalle sfaccettature horror in cui meccaniche survival e stealth assecondano una caratterizzante anima narrativa. Adesso con Metro Exodus, anch’esso ispirato al terzo e ultimo romanzo dell’autore russo, le claustrofobiche meccaniche di gioco che hanno caratterizzato la serie vengono accantonate a favore di una giocabilità più esplorativa. Fuori dai tunnel della metropolitana di mosca il mondo ancora esiste, ferito, irrimediabilmente mutato, ma in ogni caso vivo. Andando più nello specifico, in Metro Exodus si vestono ancora una volta i panni di Artyom. Egli, sposatosi con Anna, la bella e determinata figlia del Colonnello Miller, il leader dell’Ordine di Sparta, sogna ancora un futuro lontano dal giogo opprimente della metropolitana e delle mostruosità nate dalle radiazioni che hanno reso Mosca una terra arida e inospitale. E proprio tenendo saldamente a sé quest’idea che gli eventi del prologo del gioco conducono il protagonista e suoi compagni ad abbandonare lo scenario in cui si sono svolti i precedenti capitoli in cerca di una nuova speranza a bordo dell’Aurora, un treno a vapore che li conduce in un vero e proprio esodo per la sopravvivenza che durerà un anno intero. Lungo l’arco di questi 12 mesi l’alternanza delle stagioni coincide con il sopraggiungere di nuove e differenti insidie, legate a filo doppio alle novità di gameplay introdotte con Exodus: attraversando ciò che resta della vecchia Russia, Artyom e compagni si trovano a esplorare vaste regioni dalle caratteristiche uniche dove mostri e fanatici di ogni genere sono pronti a fare di tutto per ostacolare la ricerca di una destinazione finale tanto sfuggente quanto ambita. La trilogia di Metro è sempre stata un’esperienza esplicitamente dedicata al single player, ed Exodus, nonostante lo stravolgimento delle ambientazioni, non è da meno. Come nei vecchi capitoli della serie, dove erano previsti dei finali multipli e di conseguenza anche delle scelte morali che andavano a incidere direttamente sul karma del protagonista, anche stavolta il sistema è il medesimo. Compiere determinate scelte, adottare una certa condotta piuttosto che un’altra determinerà il destino di Artyom, e anche il finale della storia. Anche stavolta sarà necessario fare molta attenzione a ciò che si fa, in quanto la condotta non è effettivamente rappresentata chiaramente mediante un qualsiasi indicatore. Se si commette un errore, si avvertirà solo un lieve suono accompagnato da una specie di flash. Fortunatamente basta tenere le orecchie bene aperte e prestare attenzione alle parole dei compagni di d’avventura: quasi sempre, infatti, consiglieranno la condotta più adatta, che in genere si basa sulla regola d’oro del “non uccidere gli innocenti”. Il punto è che coloro che sono liberi dal peccato non sono sempre riconoscibili, e per aggirare il problema l’unica via è quella dell’approccio stealth. Tale modo di affrontare il gioco è diventato ancor più centrale in questo capitolo, e lo sviluppo verticale di alcuni livelli lo rende anche particolarmente stimolante. Per evitare l’omicidio bisogna muoversi nell’ombra, o in alternativa è necessario arrivare alle spalle del nemico per poi sferrargli un colpo deciso fra capo e collo. Le soddisfazioni ci sono anche in questo caso, ma è chiaro che scegliendo la “via del buono” si spara molto meno, e in alcuni casi il basso profilo viene imposto per molto tempo, e forse non a tutti potrebbe piacere tale tipo di approccio. D’altra parte, è bene sottolineare che bastano pochi errori per compromettere il finale “positivo” e l’alternativa non è esattamente un “happy ending”. Quindi se si desiderà un’esperienza più difficile, immersiva e appagante, consigliamo la via del bene. Se invece si cerca un approccio più action, più shooter e più adrenalinico, a patto di accettare un finale negativo, Metro Exodus potrà garantire tanto divertimento anche in questo senso.

In questo titolo, come già nei suoi predecessori, per forza di cose la narrativa riveste un ruolo fondamentale. Essa, infatti, deve invogliare il giocatore a proseguire il viaggio, e per farlo necessita di uno scopo e di una tavolata di personaggi di spessore su cui poter contare. A bordo dell’Aurora, il treno con cui si muovono i protagonisti, tutto questo c’è, e il tema dell’esodo verso la terra promessa è affrontato con grande pathos. Esempio clou ne è uno dei primi filmati che con una dissolvenza catapulta il giocatore nel passato, all’interno di un vagone della metro, ancora brulicante di persone. Le ruote si muovono verso chissà dove, mentre chi sta con il pad in mano osserva dal finestrino il teatro della condizione umana; fuori la città cambia, dapprima sferzata dai venti di guerra lontana e poi demolita dal fragore nucleare, e infine il silenzio, poi le porte si aprono. Davvero di grande effetto. All’inizio di Metro Exodus ci si trova ancora a Mosca, a poca distanza dagli eventi di Last Light, ed Artyom, fra un’uscita e l’altra, non ha ancora abbandonato l’idea che ci sia vita oltre i confini della città. Per una serie di sfortunati eventi, spiegati purtroppo in maniera un po’ brusca e superficiale, la comitiva degli Spartani si ritrova ad apprendere una terribile verità, e ovviamente poco dopo la situazione precipita, costringendoli a fuggire per sempre dalla capitale russa. Il loro mezzo è un vecchio treno corazzato, denominato in seguito Aurora, che fungerà da nuova casa per tutto il viaggio. A bordo ci sono tutti: Artyom, sua moglie Anna, Miller, Alyosha, Idiota e anche qualche nuovo arrivo. Ognuno di loro ha le sue paure, i suoi sogni, e anche se non sono disponibili delle vere e proprie interazioni, dal momento che il protagonista è ancora una volta completamente muto, durante il pellegrinaggio verso est ci saranno numerose occasioni per fare la loro conoscenza; girovagando per il campo base, di volta in volta allestito in modo diverso, capita spesso di origliare scambi di battute, storie di folklore, dialoghi e perfino litigi che contribuiscono a tratteggiale i loro profili. In Metro Exodus il giocatore sarà sempre uno spettatore passivo, ed è una scelta che oggi mostra più che mai i suoi limiti, eppure dopo ogni missione, quando si ritorna all’Aurora, viene sempre voglia di ascoltare i discorsi dei compagni di viaggio, di osservarli mentre sono seduti su uno sgabello intenti a fumare una sigaretta piegata o a sorseggiare una vodka di pessima qualità, e nonostante la scarsa possibilità d’interazione, ci si sente a casa, al sicuro e circondati da persone amiche. Proprio queste atmosfere speciali sono il punto di forza di Metro Exodus. Infatti il gioco riesce a coinvolgere emotivamente chi gioca e tutto ciò dà energia alla voglia di proseguire nell’avventura e di scoprire cosa accadrà proseguendo nella storia. Nell’ultima fatica di 4A Games e Deep Silver c’è spazio per la speranza e il desiderio personale, per la delusione e la disillusione, e anche per la ricerca della tranquillità. Peccato che quest’ultima sia una merce molto rara, anche perché nel cuore della Russia post nucleare si incontrano personaggi bizzarri e strane tribù dalle intenzioni poco pacifiche, come fanatici che ripudiano la tecnologia e anche schiavisti della peggior specie, e alcune di queste riusciranno a far rimpiangere i tempi delle buie gallerie della metropolitana. Le atmosfere sono sempre magnifiche e quando la trama riprende la narrazione lineare il risultato è sempre alto.

A livello di giocabilità, come vi dicevamo all’inizio, Metro Exodus propone qualcosa di molto diverso rispetto a quanto è stato visto nei capitoli precedenti. Una volta entrati in contatto con le aree denominate Volga e Caspio, la sensazione è quella di perdersi da un momento all’altro. La mappa a disposizione di Artyom dice poco o nulla su ciò che bisogna fare, almeno finché qualcuno non indica la strada al protagonista. Ogni location è stata creata a misura d’uomo, e a parte rari casi dove bisogna aggirare ostacoli, si riesce a correre da una parte all’altra in una manciata di minuti, a patto però di sopravvivere ai mutanti e ad altri temibili orrori, ovviamente. Il rischio di una struttura del genere era alto, anche perché in realtà non esistono delle vere e proprie missioni secondarie, non ci sono personaggi opzionali da scoprire e neppure le solite vecchie fetch quest, eppure 4A Games è riuscita a trovare l’equilibrio perfetto. in Metro: Exodus la storia ci porta costantemente da un punto A ad un punto B, ma nel mentre è impossibile non lasciarsi contagiare dalla voglia di esplorare i piccoli centri abitati e le numerose rovine disseminate in giro, magari a bordo di un piccolo quattroruote di fortuna o di una barchetta a remi da cui entra acqua da tutte le parti. Il più delle volte ad attirare l’attenzione del giocatore sarà proprio il paesaggio stesso, magari grazie a uno scorcio particolarmente ispirato, un dettaglio o un’architettura che si staglia in lontananza. Tali aree spingono ad “abbandonare” momentaneamente la missione principale per scoprire cosa si nasconde fra quelle misteriose case o in quella fabbrica allontanata o fra quei rottami apparentemente abbandonati. Tutto questo arricchisce l’esperienza di gioco e ne espande la longevità. Naturalmente, oltre a quanto detto, sulla mappa sono presenti anche alcuni dungeon, che spesso prendono le sembianze di bunker abbandonati, fogne e fabbriche prebelliche diroccate. Tali aree sono sezioni relativamente piccole, caratterizzate da una progressione lineare e dall’utilizzo della maschera antigas, ma svolgono benissimo il loro lavoro. Esse servono a staccare dal free roaming, ma sono comunque location curatissime e articolate, che riportano in primo piano il vecchio e glorioso feeling dei primi due capitoli. Che si tratti di rovistare fra gli archivi sepolti dell’esercito o di farsi strada attraverso una diga pericolante, quelli appena citati sono senza dubbio fra i momenti più riusciti della produzione, e riescono ad incastrarsi perfettamente con il resto dell’avventura. In Metro Exodus la pratica del frugare fra i rifiuti per trovare oggetti utili veste ancora una volta un ruolo centrale e lo fa più di quanto visto in passato, anche perché in questo capitolo non esistono mercanti, e tutto passa per un pugno di pezzi di metallo e qualche oncia di sostanze chimiche. All’inizio questo sistema può apparire un po’ macchinoso, ma una volta che si sarà familiarizzato con il “trova e ricicla” sarà un vero piacere poter creare tutto ciò che occorre attraverso i materiali di scarto. Si può creare praticamente tutto in regolare autonomia, dai medikit ai filtri per la maschera, passando anche per le migliorie per le armi. Insomma, il concetto di base è: più si passa tempo a cercare materiali utili fra i rifiuti, maggiore sarà la possibilità di creare equipaggiamento per sopravvivere. Ovviamente per montare gli oggetti più complessi e ingombranti sarà necessario servirsi di un banco da lavoro, sempre reperibile al campo base o all’interno delle zone disseminate in giro per la Russia post nucleare. Assemblare le proprie scorte e prepararsi prima di ogni singola spedizione non diventerà soltanto un rito, ma presto ci si accorgerà che è proprio uno degli elementi trainanti del gameplay, che scandisce il ritmo dell’avventura. A livello di combat system, gli scontri a fuoco risultano sempre molto realistici e ben realizzati, ogni proiettile sparato da Artyom sembra diverso da quello precedente, come a voler ribadire l’artigianalità dell’arma, e il feeling è sempre lento e pesante. In Metro Exodus però i movimenti sono differenti dai normali shooter, quindi scordatevi scivolate rapide e scatti fulminei di 180 gradi. Nel gioco, essendo parecchio simulativo, per perdere la pellaccia basta scordarsi di pulire il vetro della maschera antigas o di ricaricare l’arma prima di sporgersi da un angolo. Detto ciò, se non si è abituati alle dinamiche della serie consigliamo caldamente di affrontare la difficoltà normale, ben bilanciata e più che adatta a comprendere come si gioca. Al contrario, se si è veterani di Metro e si è alla ricerca della vera “Metro Experience” allora è il caso di scegliere sulla difficoltà estrema, dove ogni proiettile raccolto fra la polvere vi farà gridare al miracolo, ma soprattutto dove sopravvivere sarà un vero e proprio incubo.

A livello grafico Metro Exodus è un titolo davvero ben Fatto. La realizzazione tecnica di alto livello e l’accompagnamento sonoro di buon livello del mondo di gioco, riescono a trasmettere a pieno il senso di desolazione e pericolo che attanaglia l’intero viaggio dell’Aurora. A dispetto di qualche calo di fluidità in alcune delle fasi più concitate, il colpo d’occhio generale è sempre di alto livello e gode di un orizzonte visivo più che apprezzabile. La contrapposizione fra la l’illuminazione naturale degli ambienti esterni e quella artificiale dei luoghi chiusi regala giochi di luce e riflessi di grande pregio. Questi uniti ai tanti effetti grafici presenti restituiscono un’immagine viva e sempre ricca di dettagli. Insomma, nulla da eccepire. Peccato solo per l’assolutamente voluto senso di pesantezza che si ha mentre ci si muove e si prende la mira che sicuramente rende l’esperienza di gioco meno fluida e un po’ snervante. In ogni caso, una volta compreso come gestirla, l’avventura di Artyom sarà assolutamente una storia avvincente, ricca di colpi di scena e incredibilmente profonda. Tirando le somme, questo Metro Exodus è un ottimo esempio di come sia possibile integrare elementi nuovi pur preservando e dando maggior spicco ai tratti più caratteristici di una serie. La novità delle sezioni liberamente esplorabili ha aggiunto quantità e varietà all’offerta, permettendo agli sviluppatori di studiare le parti più lineari dell’avventura senza compromessi in termini di intensità. Il viaggio di Artyom e dei suoi compagni a bordo dell’Aurora resta dunque fedele ai tratti caratteristici che hanno reso famosi i giochi precedenti, ma in questo nuovo capitolo essi sono stati arricchiti in maniera estremamente positiva nella loro formula base da elementi completamente inediti e da un comparto tecnico di alto profilo. Insomma, dopo tanta metropolitana e ambienti bui e angusti un po’ d’aria fresca, seppur infarcita d terribili mutanti e personaggi estremamente crudeli e senza scrupoli, era quello che ci voleva. Ovviamente se si vuol giocare bene e comprendere a fondo Questo terzo capitolo della saga, consigliamo di giocare i precedenti o quantomeno di aver letto i libri. Ovviamente Metro Exodus può essere giocato anche senza conoscere quanto è accaduto in precedenza, ma a livello di trama potrebbe essere difficile comprendere l’universo di gioco e alcuni riferimenti. In ogni caso crediamo che ogni buon gamer che si rispetti, specialmente chi è rimasto affezionato ai titoli single player dovrebbe acquistarlo. Ore e ore di gioco ben scritte e realizzate sono solo la base di quest’opera che se affrontata come si deve è in grado di dare molte e appaganti soddisfazioni.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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