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La cultura del desiderio nella sentenza della Consulta

«Sappiamo bene che in Italia una coppia su 5 è infertile. Si tratta di sofferenze che toccano in profondità ogni uomo e ogni donna, ogni coppia. Ma non possiamo dimenticare il bene primario del soggetto più debole, il nascituro». È quanto dichiara Angelo Zema, direttore responsabile di Romasette.it, nell’editoriale pubblicato oggi sul sito d’informazione della diocesi di Roma. Di seguito il testo integrale

La sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa sancisce una svolta non solo nell’ordinamento giuridico ma anche nella società italiana. Non solo per l’abolizione del divieto del ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta, ma soprattutto per ciò che scaturisce da questa decisione. L’elevazione al rango di norma della cultura del desiderio, sempre più diffusa a causa dell’individualismo che pervade la società. Un desiderio che adesso è accolto nelle braccia del Diritto, con la soddisfazione dei fautori della libertà ad ogni costo.

Constatazione che facciamo con il massimo rispetto dovuto alle sofferenze di tante coppie per la mancanza di un figlio o per le loro fatiche nel tentativo di averlo: sappiamo bene che in Italia una coppia su 5 è infertile e anche che molto di più si dovrebbe fare sul fronte della prevenzione della sterilità. Si tratta di sofferenze che toccano in profondità ogni uomo e ogni donna, ogni coppia. Ma non possiamo dimenticare il bene primario del soggetto più debole, il nascituro. Alla sua tutela puntava infatti il travolgente astensionismo che nove anni fa ai referendum aveva consentito di salvaguardare alcuni “paletti” che avevano come preoccupazione la dignità dell’uomo, appunto del più debole. Poi sono iniziate le sentenze della Consulta, con l’abolizione di alcuni dei divieti sanciti dalla legge 40. Picconate giudiziarie, fino a quella di ieri, di cui sarà interessante leggere le motivazioni.

Tuttavia non può bastare una sentenza per ridisegnare la normativa sulla procreazione assistita: non poche questioni restano aperte. Come si potrà arginare il rischio di commercio dei gameti maschili e femminili e dell’utero delle gestanti? Il bambino potrà conoscere i propri genitori naturali? Sarà possibile perfino scegliere ovociti e spermatozoi tenendo presente i caratteri fisici o la provenienza o il grado di istruzione del donatore dei figli? Solo alcune domande, che però disegnano un orizzonte inquietante sul futuro che ci aspetta. E ancora, ci si potrebbe chiedere se la politica, questa politica, a volte rissosa e poco attenta al bene comune, sia in grado di prendere responsabilmente decisioni così importanti per il futuro dell’uomo. «La prima sfida – disse il futuro santo Giovanni Paolo II – è la sfida della vita».

Potremmo interrogarci però, soprattutto, sulla direzione verso cui possa portare la spinta di quella cultura del desiderio che sfocia anche in manifestazioni lesive della vita umana o negatrici della famiglia fondata sul matrimonio o della differenza maschile-femminile e che chiede di deviare la scienza dal fine autentico di servizio all’uomo. “L’uomo è ciò che desidera” potrebbe essere il motto della nuova società. Guardando alla sentenza di ieri, è come se la Consulta avesse spalancato una porta verso un futuro denso di incognite in cui la cultura del desiderio, invocata come diritto e accolta dal Diritto con la D maiuscola, incontra spesso un mercato avido che specula, e sempre di più, sulla vita dell’uomo. Chi esulta per la sentenza farebbe bene a non negarne l’evidenza. E quell’abbraccio può mettere in pericolo i fondamenti umani e morali su cui è costruita la nostra civiltà.

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Metropoli

Colleferro, furto al supermercato: arrestato un 27enne

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COLLEFERRO – I Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Colleferro hanno arrestato in flagranza di reato un 27enne georgiano, già noto alle forze dell’ordine, gravemente indiziato di furto aggravato nei pressi di un noto supermercato di Colleferro.

Nello specifico, ieri pomeriggio, i militari nel corso di mirati servizi di prevenzione nei pressi delle attività commerciali, hanno ricevuto una segnalazione da parte degli addetti alla sicurezza interna di un centro commerciale. I militari sono intervenuti rapidamente all’interno del supermercato dove hanno bloccato il 27enne. Il giovane aveva effettuato il pagamento di alcuni prodotti, del valore di pochi euro, oltrepassando poi le barriere antitaccheggio con lo zaino pieno di prodotti per l’estetica e repellenti anti-zanzare del valore complessivo di circa 450 euro. I militari, oltre ad acquisire la denuncia del responsabile dell’esercizio commerciale, hanno anche acquisito le immagini del sistema di videosorveglianza che documentano gli attimi in cui l’uomo si è impossessato della refurtiva, interamente restituita all’avente diritto.

Nella mattinata, il Tribunale di Velletri ha convalidato l’arresto e condannato il 27enne a quattro mesi di reclusione (con pena sospesa) e 200 euro di ammenda, previo patteggiamento.

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Cronaca

Ardea, beccati in flagrante mentre tentano una rapina in casa

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ARDEA (RM) – I Carabinieri della Tenenza di Ardea hanno arrestato in flagranza due uomini italiani, un 46enne e un 47enne, già noti alle forze dell’ordine, gravemente indiziati per il reato di tentata rapina ai danni di un commerciante, 58enne.
La scorsa notte, una ragazza si è presentata presso gli uffici della Tenenza dei Carabinieri di Ardea, chiedendo aiuto e denunciando un furto in atto presso la propria abitazione di Ardea, via Modena.
Ragion per cui, due Carabinieri, liberi dal servizio e in borghese, acquisita la segnalazione, si sono recati immediatamente presso l’abitazione della donna dove hanno trovato un uomo in fase di colluttazione con il padre della ragazza. Immediatamente bloccato, i Carabinieri, su indicazioni della vittima, hanno appurato della presenza di un secondo complice e si sono messi alla ricerca dell’uomo che, prima dell’arrivo dei militari si era dileguato nei campi limitrofi, ma è stato immediatamente rintracciato e bloccato a circa 50 metri di distanza, nascosto tra gli arbusti.
La vittima, soccorsa, è stata trasportata presso l’Ospedale Sant’Anna di Pomezia, per le escoriazioni riportate durante la colluttazione ricevendo cinque giorni di prognosi.
I Carabinieri, ricostruendo la dinamica dei fatti, hanno appurato che, i due indagati si erano introdotti all’interno della cantina, con l’intento di asportare generi alimentari (olio e vino).
Per questo motivo, i due indagati, sono stati arrestati e condotti in caserma e sottoposti agli arresti domiciliari, in attesa del rito direttissimo. Al termine dello stesso, il giudice ha convalidato l’arresto per entrambi e disposto per loro la misura cautelare degli arresti domiciliari.



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Cronaca

Marcellina, perseguita moglie e figlia dagli arresti domiciliari: portato in carcere

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I Carabinieri della Stazione di Marcellina hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di aggravamento della misura cautelare degli arresti domiciliari con custodia in carcere a carico di un uomo italiano di 55 anni.
L’esecuzione del provvedimento da parte dei Carabinieri rappresenta l’epilogo di attività investigative mirate a far emergere i molteplici e duraturi comportamenti violenti denunciati dalla ex moglie dell’uomo, costretta a subire le vessazioni del compagno per lunghi periodi, oltre che frequenti violenze fisiche e psicologiche, fino a quando decideva di porre fine alla relazione.
A gennaio dello scorso anno, l’uomo usava violenza anche nei confronti della figlia, all’epoca 17enne, colpevole di essere andata a mangiare una pizza con sua madre, causandole lesioni al volto. Quest’evento ha convinto la donna a denunciare tutto, compresi i maltrattamenti subiti in passato, oltre l’ultimo gravissimo evento a danno della figlia. All’uomo veniva applicato il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico, e divieto dio comunicazione con la parte offesa.
L’uomo, non rispettando il divieto imposto, inviava messaggi minacciosi tramite social network alla ex moglie ed alla propria figlia, cercando di influenzare le loro deposizioni nel processo che si stava svolgendo a suo carico, arrivando a minacciarle anche in aula di tribunale.
In considerazione dei gravissimi fatti accaduti, dell’inosservanza della misura cautelare imposta al 55enne e della necessità di salvaguardare l’incolumità delle donne vittime di violenza, la Procura della Repubblica richiedeva ed otteneva dal Tribunale di Tivoli l’emissione di un aggravamento della misura cautelare in atto con quella della custodia cautelare in carcere, che veniva eseguita lo scorso 9 maggio dai Carabinieri di Marcellina, che traevano in arresto il soggetto e lo conducevano presso la casa Circondariale di Rebibbia.



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