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Editoriali

A CENA CON VITTORIA, LA PICCOLA DI MARANO AFFETTA DA SMA 1

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Il resoconto di una fantastica serata

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di Christian Montagna

Marano-
Sono da poco passate le otto di sera quando mamma Sonia e papà Gerardo aprono le porte di casa per regalarmi una serata in compagnia della loro piccola Vittoria. Ancora riaffiorano le emozioni di una serata così speciale. Entro in casa, saluto e mi dirigo verso di lei che è adagiata sul tavolo a guardare il suo cartone animato preferito, “Masha e orso”. Mi avvicino, la guardo e sono felice. Vittoria questa sera non ha voglia di mangiare, i tentativi di mamma e nonna sono vani. Soltanto la pazienza di papà Gerardo e il feeling che , si sa, le femminucce hanno nei confronti dei loro papà, riescono a farla mangiare quanto basta. La serata trascorre egregiamente: sono sempre più felice di essere qui. Vittoria è stanca e vuole dormire ma prima, gioca con noi e si lascia coccolare dal suo papà.

Proprio nel pomeriggio, il caso di Vittoria diventa ufficialmente nazionale: il tg delle 18.30 sulle reti Mediaset trasmette un servizio in cui Sonia a gran voce e con grande determinazione chiede la concessione del farmaco. Ebbene, a differenza di quanto qualche collega dice, alla famiglia De Biase non è ancora arrivata nessuna comunicazione ufficiale riguardo la mobilitazione del Ministero, né tantomeno una comunicazione da parte delle case farmaceutiche. Fare lo scoop è quello a cui molti hanno ambito in questi giorni, ma vi posso garantire che, in questa vicenda ,lo scoop è l’ultima cosa utile e necessaria.

A Vittoria servono certezze, servono fatti concreti; serve una telefonata di un qualsivoglia segretario o assistente di un Ministero o dell’Aifa per comunicare almeno l’avvenuta mobilitazione sulla vicenda. Ora, non è il momento di dichiarazioni ai giornali, non servono. Vittoria non vuole più sottostare ad una maledetta burocrazia che decide la sua vita. Ma possibile che la vita di un bambino affetto da Sma 1 non possa essere liberamente gestita dai suoi genitori? Chi siamo noi per autorizzare un farmaco? Nessuno e dico nessuno può surrogarsi il diritto di decidere la vita di un’altra persona.

Io so solo che Vittoria si sta stufando di tutto ciò, me ne sono accorto guardandola negli occhi: lei vuole andare a scuola, vuole finalmente poter controllare il suo corpo, respirare senza alcun sostegno, poter dimostrare l’affetto ai suoi genitori e ai suoi parenti. Vittoria vuole cominciare a mangiare tutto ciò che i bambini della sua età mangiano; vuole indossare i vestitini alla moda e scorrazzare libera per casa facendo morire di gelosia il suo papà. Vittoria non ne può più di quella ingombrante imbracatura che le lega piedi, gambe e spesso anche il volto. Non vuole più allarmare i genitori per le improvvise crisi respiratorie, vuole andare in giro con la sua mamma; giocare al parco e divertirsi. Vittoria vuole studiare, frequentare la scuola e conoscere tanti amici; vuole un giorno poter rendere orgogliosi i suoi genitori, vuole innamorarsi; vuole far arrabbiare la mamma per le sue marachelle, vuole andare al mare, giocare sulla sabbia, proprio come tutti i suoi coetanei faranno nei prossimi giorni.

Tutto ciò adesso non le è concesso ma lei combatte, non molla, e come se combatte! Uno sguardo fisso e intenso, che vale più di mille parole, che ti attanaglia e ti ipnotizza, che ti toglie il respiro. Un corpicino che cerca di reagire, che vuole sconfiggere a tutti i costi questa brutta malattia. E’ una guerriera questa piccola ma tanto grande creatura. Vittoria ha già lottato contro il male che le si è accanito contro, sta cercando in tutti i modi di combatterlo e debellarlo, affiancata dai suoi grandi genitori. Sì, li chiamo grandi perché non tutti a questo mondo sono in grado di essere genitori. Sonia e Gerardo vivono in funzione della piccola, in attesa di risposte che nessuno vuole dargli; con il terrore e la minaccia delle crisi respiratorie che in ogni momento potrebbero sopraggiungere. Non fanno altro se non stare con Vittoria, perché in ogni caso e contro qualsiasi opinione contraria, hanno deciso di tenerla in vita.

Vittoria ha già vinto una battaglia che molti spesso abbandonano ai primi ostacoli. Quella vita alla quale, ogni giorno, molti di voi sputano in faccia, Vittoria la vuole vivere a tutti i costi. Questa storia ha dell’incredibile per la tragicità dei fatti ma vi posso assicurare che viverla in prima persona è quanto di più bello ci possa essere.

Vittoria mi ha insegnato il valore della vita, mi ha insegnato a combattere e spero possa insegnarlo anche a voi tutti.

Editoriali

Covid-19, perché non si deve disdire il vaccino!

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Quello che sto per scrivere toccherà le viscere dei più dissidenti e negazionisti personaggi che in questo caos della pandemia hanno delle responsabilità enormi: sono incoscienti abilitati alla navigazione, bulimici di consensi con teorie strampalate, fuorvianti e pericolose.

Devo fare una premessa quasi obbligata: sia il Governo precedente che in parte quello attuale hanno mostrato una palese incapacità a far ripartire l’Italia. Stanno continuando a fare la conta dei positivi lasciando che un intero Paese sprofondi nella crisi più nera. Gli italiani non mettono a tavola il bilancio dei contagiati con l’Rt per companatico. Ma fanno la fila alla Caritas, risparmiano, cercano lavoro, abbassano le saracinesche per non rialzarle più.

Tutti noi siamo devastati dal dolore delle perdite di parenti, amici, conoscenti che abbiamo subito a causa del Covid. È innegabile il Covid esiste, ha messo in ginocchio il mondo con 2.888.530 morti ad oggi. In Italia contiamo 111.070 morti, più della Francia che ne conta 96.678, della Germania con 77.013 e della Spagna con 75.783. Non è un scherzo anche se molte di queste persone (non sono numeri ma persone!) sono morte con il Covid perché avevano patologie pregresse. Il virus li ha stroncati.

Detto questo ci sono 111 mila morti in Italia su circa 60 milioni di abitanti. L’Italia è il terzo paese dell’Unione Europea per popolazione dopo Germania e Francia e il 23esimo al mondo. La mortalità ha dunque inciso per l’1,85 % della popolazione contro una media annua dell’1,07%.

In Italia sono in media 230mila i decessi ‘ogni anno legati a malattie del sistema circolatorio (ischemie, infarti, malattie del cuore e cerebrovascolari).

Fatta questa premessa con numeri alla mano sostengo convintamente che soprattutto la popolazione anziana deve vaccinarsi per proteggersi dall’effetto mortale del Covid

I vaccini che abbiamo a disposizione evitano lo sviluppo di forme gravi di malattia: salvano la vita, soprattutto a quei soggetti che hanno già diverse patologie e che qualora venissero colpiti dal virus con un altissima probabilità morirebbero. Lo dicono i numeri.

Quindi vaccinarsi in questo momento è quanto mai fondamentale perché ci permette di immunizzarci e proteggerci dalla malattia e dalla sua trasmissione.

Fondamentale è sapere che il vaccino anti Covid non contiene il virus e non provoca la malattia. Il vaccino contiene una molecola, “RNA Messaggero” grazie alla quale viene prodotta una proteina presente sul Sars-Cov2 e responsabile del Covid-19.

Gli effetti del vaccino colpiscono meno di una persona ogni 100 individui e i possibili effetti sono limitati a dolore localizzato nella zona dove viene somministrato, mal di testa e eventuale febbre, dolori muscolari e stanchezza. Il tutto per uno o due giorni al massimo. Un prezzo accettabile rispetto al rischio di perdere la vita.

Ora è il momento della responsabilità, non ascoltiamo più ne leggiamo più “consigli mediatici fuorvianti” di invasati dell’ultima ora, ma diamo peso soltanto alle parole della scienza e dei medici che hanno in cura i propri pazienti e conoscono il loro quadro clinico. Il resto sono solo chiacchiere. Vacciniamoci per tornare presto alla normalità.

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Editoriali

Il governo della sopravvivenza e l’atroce dilemma quasi amletico…

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Sopravvivere alla pandemia con il sorriso sulle labbra e la schiena china, acconsentire passivamente per poi soccombere, in catalettica attesa della ineluttabile fine causata dagli eterni lockdown improvvidamente imposti da chi speranza predica e che speranza non dà, oppure se sia più umano disobbedire ai dictat del regime per contrastare i morsi della fame ed affrontare a viso aperto la povertà galoppante: questo è l’atroce dilemma, quasi amletico.

Il governo Draghi, per costituzione è nato come un governo di salvezza ma i fatti dimostrano che trattasi più di uno di sopravvivenza. Il professore Draghi, in parte per la sua alta professionalità ed in parte per la sua  figura  prestigiosa  da tutti  riconosciuta sia in casa che all’estero, è stato chiamato dal presidente Mattarella in un momento critico della storia italiana, per mettere  le sue competenze a disposizione  d’un piano per la vaccinazione e a un secondo compito, più gravoso, per gestire il Recovery Plan.

Come presidente del Consiglio Draghi porta un handicap. In parlamento sta il suo tallone d’Achille che renderebbe la sua missione quasi impossibile

E’ stato chiamato a dirigere un governo di “salvezza” composto da una maggioranza bulgara, multi partitica, litigiosa, riottosa, orfana di idee e di progetti. L’unico accordo raggiunto univocamente fra di loro è “non mollare la poltrona, whatever it takes”.  Ecco perché anziché governo di salvezza il presente governo è in effetti un governo di sopravvivenza.

Draghi ha preso in consegna un parlamento reduce di due gestioni “Conte”, caratterizzate di video conferenze, promesse a gogò, elargizione di strenne varie per invigorire i “costruttori” ed i “responsabili”, trascinando l’Italia sull’orlo del precipizio.

Sembra che l’offerta a Draghi è stata condizionata; accettare l’incarico comprensivo dell’accollo di tutto l’apparato di Palazzo Madama e di Montecitorio. Draghi accettò ed oggi il Paese si è ritrovato con il vecchio barattato per nuovo. Niente di nuovo sotto le stelle. Ho letto da qualche parte: “Procrastinare è l’arte di stare al passo con ciò che è successo ieri, per evitare il domani”. Niente di meglio per definire la politica del primo, secondo e l’attuale  “Conte ter”.

Corre il Covid-19 e il governo lo rincorre, chiudendo Comuni e Regioni, abbassando saracinesche e facendo sparire panchine dai giardini pubblici, multando chi osa affacciarsi per strada nelle ore non consentite ed ogni attività produttiva esala l’ultima speranza di poter un giorno risollevarsi. Cresce la disoccupazione e la povertà si accanisce sempre più sui già poveri di ieri aggiungendo  nuovi che i vari lockdown stanno mietendo.

La fame sta travolgendo intere nuclei familiari e la rabbia sta salendo a livelli preoccupanti

Le varie dimostrazioni di disobbedienza che affollano le piazze non sono  che l’emergere delle prime colate di lava che il vulcano paese espelle. Il governo forse farebbe bene a non sottovalutare questo  “punto di fusione”.

I mass media, dall’olimpo delle loro “certezze” e lo stesso si può dire dei vari politici  e pseudo esperti che adornano i salottini dei talk show televisivi ogni sera, ogni giorno feriale e anche festivo, omni presenti come sopra mobili in una vetrina, si affaticano ad esternare  comprensione e commiserazione verso gli stenti e la degradata  indecenza in cui sono scivolate tante famiglie causa gli avventati lockdown. Bontà loro però  tengono a raccomandare a questo popolo, che il Pontefice ben ebbe ad   identificare  nella “cultura dello scarto”, di essere comprensivi, di pensare a tanti morti, tanti in terapia intensiva, ad attendere con fiducia  perché il ministro prevede che ormai stiamo percorrendo l’ultimo miglio.

Quanto sia solidale raccomandare agli altri il digiuno quando si è satolli!

Tanti buontemponi vedono il lume in fondo al tunnel solamente che il tunnel è lungo ormai più di dodici mesi e a chi manca “il pane quotidiano” gli si è appannata la vista ed il lume non lo vede più.

Che fare? Ecco che si presenta l’atroce dilemma. Sopravvivere alla pandemia con il sorriso sulle labbra e la schiena china , acconsentire passivamente per poi soccombere, in catalettica attesa della ineluttabile fine, protetto dagli eterni lockdown finche non accada l’irreparabile o disobbedire  ai dictat del regime per contrastare i morsi della fame ed affrontare a viso aperto la povertà galoppante, rischiando il morso della “variante” ed il tristissimo epilogo.

Quale è più tormentoso, sparire di virus e di lockdown o spegnersi lentamente  di stenti e di fame? Questo è l’atroce dilemma, quasi amletico.

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Proteste davanti a Montecitorio, Fsp Polizia: “Esasperazione comprensibile e incontenibile, e noi ne facciamo le spese. Bisogna dare altre risposte”

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“Rivolgiamo la nostra solidarietà e gli auguri di pronta guarigione ai colleghi feriti durante le proteste davanti a Montecitorio, ed anche a tutti gli altri comandati in un servizio ben ‘più pesante e opprimente’ di quel che si possa pensare. Quanto accaduto non deve certamente meravigliare, né si può pensare che i problemi siano finiti qua. Piuttosto, di fronte al protrarsi di uno stato di cose che schiaccia la cittadinanza sotto al peso di sacrifici insostenibili, è inevitabile che riprenda la sequela di proteste e manifestazioni di ogni genere da parte di tutte le più disparate categorie sociali ormai allo stremo. E’ indispensabile censurare senza se e senza ma ogni tipo di violenza che, lunghi dall’affermare le legittime istanze di chi scende in piazza, fa passare in secondo piano, oltre che dalla parte del torto, chiunque abbia qualcosa da dire. Ma con altrettanta onestà intellettuale non possiamo che rilevare come questa esasperazione generalizzata sia comprensibile e ormai incontenibile, e ciò significa che bisogna dare ai cittadini risposte diverse. Al momento, come sempre, solo le forze dell’ordine si ritrovano a raccogliere e fronteggiare gli sfoghi di un livello di disperazione che non può e non deve essere sottovalutato. Pensare di gestire questa situazione ormai non più emergenziale, dato che va avanti da oltre un anno, da una prospettiva scollata dalla realtà di chi invece non riesce più a tenere in piedi la propria esistenza costruita magari dopo una vita di lavoro, significa sottovalutare pericoli seri e reali per la sicurezza interna del paese”.  

Così Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia di Stato, commentando la notizia del ferimento di due agenti negli scontri registrati a Piazza Montecitorio, durante il sit-in di protesta di diverse categorie contro le chiusure decise dal governo.

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