Connect with us

Costume e Società

A Milano il Grand Tour: Sogno d’Italia da Venezia a Pompei

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 6 minuti
image_pdfimage_print

Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo: “La mostra sul Grand Tour è la prima ideata e realizzata in Italia capace di offrire uno sguardo d’insieme su un tema così vasto”

Le Gallerie d’Italia-Piazza Scala, museo di Intesa Sanpaolo a Milano, hanno allestito fino al 27 marzo 2022 la mostra ‘GRAND TOUR. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei’, a cura di Fernando Mazzocca, con Stefano Grandesso e Francesco Leone, e con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli.

L’esposizione, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e in partnership con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, presenta circa 130 opere provenienti dalla collezione Intesa Sanpaolo, collezioni private e numerose istituzioni culturali italiane e internazionali come The National Gallery di Londra, Musée du Louvre di Parigi, The Metropolitan Museum of Art di New York, Museo Nacional del Prado di Madrid, Rijksmuseum di Amsterdam, Victoria and Albert Museum di Londra, Österreichische Galerie Belvedere di Vienna, Statens Museum for Kunst di Copenaghen, Musée des Beaux-Arts di Lione, Gallerie degli Uffizi di Firenze, Musei Capitolini di Roma, Musei Vaticani, Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli.

Tra i prestiti anche due opere provenienti dal Regno Unito e appartenenti alla Royal Collection della Regina Elisabetta II, oltre ad altre opere provenienti da grandi residenze reali come la Reggia di Versailles, la Reggia di Caserta e la Reggia di Pavlovsk a San Pietroburgo. Dipinti, sculture, oggetti d’arte, allestiti in un suggestivo dialogo, intendono riproporre, in una mostra di grande attualità, l’immagine dell’Italia amata e sognata da un’Europa che si riconosceva in radici comuni di cui proprio il nostro Paese era stato per secoli il grande laboratorio, un’Italia composita, raffigurata nella sua struggente bellezza dagli artisti che fecero sorgere il mito del “Bel Paese”.

Sono esposte opere dei principali artisti del tempo come Piranesi, Valadier, Volpato, Canaletto, Panini, Lusieri, Hubert Robert, Jones, Wright of Derby, Hackert, Volaire, Ducros, Granet, Valenciennes, Catel, Batoni, le due pittrici Vigée Lebrun e Angelica Kauffmann, Ingres. Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo, ha dichiarato: “La mostra sul Grand Tour, allestita nelle Gallerie di Piazza della Scala, è la prima ideata e realizzata in Italia capace di offrire uno sguardo d’insieme su un tema così vasto. I capolavori esposti offrono al visitatore odierno l’opportunità di comprendere e rivivere l’emozione provata secoli fa dai protagonisti del Grande Viaggio di fronte alla bellezza senza tempo dei paesaggi e degli antichi luoghi d’arte italiani, elementi fondanti non solo della nostra identità nazionale, ma anche di quella europea. L’iniziativa, che si avvale della prestigiosa partnership del Museo Ermitage di San Pietroburgo e del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, conferma il ruolo di primo piano che Intesa Sanpaolo ha conquistato nel corso degli anni nel panorama culturale e artistico del nostro Paese.”

Pierre-Jacques Volaire,Eruzione del Vesuvio alla luce della luna,1774,olio su tela,Centre des monuments nationaux, Château de Maisons-Laffitte, France,© Reproduction Patrick Cadet-CMN

Il Grand Tour, uno straordinario fenomeno di carattere universale, ha contribuito in modo determinante a creare quella percezione dell’Italia, legata alla bellezza del suo ambiente e della sua arte, ancora oggi di grande attualità che rende davvero unica l’identità del nostro Paese. Tra la fine del Seicento e la prima metà dell’Ottocento, l’Italia fu la meta privilegiata di letterati, artisti, giovani signori, membri della società aristocratica e colta europea.

Solo in Italia, la cultura classica poteva raggiungere una compiuta sintesi di natura e di storia. Il grande viaggio (l’espressione fu utilizzata per la prima volta nel 1697, nel volume di Lassel, An Italian Voyage) fu presto inteso come momento essenziale di un percorso educativo e formativo, nonché segno di un preciso status sociale.

L’Italia rappresentava una tappa obbligata per artisti e studiosi amanti dell’architettura, della pittura e della scultura, sia antica, sia moderna. Le straordinarie scoperte archeologiche del Settecento ad Ercolano e Pompei aggiunsero nuovi motivi di interesse. Questo momento di formazione, diventato obbligatorio per le élite europee, ma poi anche per quelle provenienti da altri continenti, ha coinvolto sovrani, aristocratici, politici, uomini di chiesa, letterati, artisti, tutti affascinati dalla varietà del paesaggio italiano ancora intatto, dalla maestà delle città, dei monumenti e delle opere d’arte che facevano, e ancora oggi fanno, del nostro territorio una sorta di meraviglioso museo “diffuso”. Particolare rilievo assumono i luoghi (le città tradizionali come Venezia, Firenze, Roma e Napoli, e i borghi storici) e i paesaggi (dalle Alpi, al Vesuvio, all’Etna). La meta principale del Grand Tour è stata certamente Roma, la città universale ed eterna, prima capitale dell’antichità e poi della cristianità, dove si venivano a studiare i segreti e i canoni del bello, depositato non solo nei marmi antichi ma anche nei capolavori del Rinascimento e del Classicismo seicentesco.

Mentre nel Lazio si ripercorrevano i luoghi celebrati dalla letteratura classica che, attraverso Orazio e Virgilio, erano entrati nel mito. La magnificenza del paesaggio del golfo e della zona vesuviana, unita al fascino delle testimonianze dell’antichità, soprattutto dopo la riscoperta delle due città di Pompei e Ercolano, sepolte dalla catastrofica eruzione del Vesuvio del 79 d.C., hanno fatto di Napoli l’altra irrinunciabile meta di questo viaggio di istruzione e formazione, che si estese poi anche, sempre in Campania, alla recuperata area di Paestum dove era possibile emozionarsi di fronte allo spettacolo sublime dei magnifici templi dorici, in un periodo in cui la Grecia, ancora sotto il dominio ottomano, era interdetta ai viaggiatori. Sempre le testimonianze della Magna Grecia spinsero i viaggiatori più ardimentosi, e uno dei primi fu Goethe nel suo famoso viaggio in Italia, verso la più lontana e sconosciuta Sicilia, destinata a incantare con l’asprezza dei suoi paesaggi primitivi e l’imponenza dei templi di Segesta, Selinunte e Agrigento, o del teatro greco di Siracusa.

Altri luoghi privilegiati del Grand Tour furono città piene di eventi come Venezia; Vicenza, dove era possibile ammirare i palazzi di un genio universale come Palladio, imitato in tutto il mondo; Firenze che nelle sue chiese e nelle sue collezioni, in particolare le Gallerie medicee, schiudeva agli occhi ammirati dei viaggiatori le meraviglie dell’antico come del Rinascimento. Più avanti anche Milano, grazie soprattutto alla presenza di Leonardo e del suo leggendario Cenacolo, e i vicini laghi, per lo splendore delle loro rive e delle ville famose sin dall’antichità, diventarono delle mete per i viaggiatori più esigenti. L’Italia divenne per un lungo periodo il maggiore mercato non solo dell’arte antica, ma anche di una produzione contemporanea ispirata alla memoria dell’antico.

Sicuramente il più originale protagonista di questo gusto fu il genio di Piranesi che nelle sue incisioni visionarie, nei suoi estrosi arredi aveva proposto ad una raffinata clientela internazionale una visione molto personale dell’immaginario classico. Sulla sua scia si registra una impressionante ripresa delle manifatture artistiche più prestigiose che, dalla bronzistica all’oreficeria al mosaico alla glittica, hanno raggiunto livelli pari a quelli del Rinascimento. I prestigiosi assemblages in metalli e pietre preziosi di Valadier hanno incantato tutto il mondo, mentre le immagini delle più popolari sculture antiche sono state diffuse nelle regge e nelle dimore aristocratiche europee dai bronzetti di Boschi, Zoffoli, Righetti, Hopfgarten o dalle meravigliose statuine in biscuit di Volpato.

Dalle richieste dei collezionisti stranieri ha tratto un nuovo slancio anche la pittura, soprattutto un genere prima considerato minore come la veduta e il paesaggio. Anche in questo campo grazie ad artisti della originalità e della grandezza di Canaletto, Panini, Joli, Lusieri e degli stranieri venuti al seguito dei viaggiatori, come Hubert Robert, More, Wilson, Jones, Wright of Derby, Hackert, Volaire, Ducros, Granet, Valenciennes, Catel è stato raggiunto tra Sette e Ottocento un livello prima impensabile, passando dalla razionalità scientifica dei vedutisti all’emozione del paesaggio visto come espressione di uno stato d’animo dei romantici.

Ma il genere più richiesto e amato dai collezionisti stranieri, insieme alle vedute dei luoghi visitati, è stato il ritratto. Alla celebrazione del proprio rango si sostituisce l’esaltazione del carattere e della cultura. Da qui la scelta di farsi rappresentare accanto ai monumenti e alle sculture antiche ammirate in Italia. Assoluto maestro in questo campo è stato Batoni, uno dei maggiori ritrattisti di tutti i tempi.

I suoi ritratti hanno rappresentato uno status symbol, come quelli del suo rivale Mengs, delle due pittrici in competizione Vigée Lebrun e Angelica Kauffmann, di Von Maron, Tischbein, Sablet, Zoffany, Fabre, Gérard, Ingres. I viaggiatori erano attratti anche dalla singolarità dei nostri costumi e dalla bellezza di una popolazione, apparentemente felice, che viveva la maggior parte dell’anno all’aria aperta proprio per la mitezza del clima. Un illustratore e pittore straordinariamente popolare come Pinelli e pittori come Sablet, Géricault, Robert, Schnetz, Delaroche hanno saputo rappresentare la vita domestica nei suoi aspetti più avvincenti e commoventi, rivendicando la dignità del popolo. Il maggior giro di affari ha riguardato la scultura, a partire dal commercio dei marmi antichi, il loro restauro e spesso la produzione di copie in cui è stato il maggiore protagonista Cavaceppi.

Verso la fine del Settecento, grazie a Canova e ai suoi validissimi seguaci, si è affiancata la produzione di una scultura originale che, pur ispirata all’antichità, ha saputo interpretare la sensibilità moderna, assicurando a questa arte, diventata l’orgoglio dell’Italia, una straordinaria fortuna nel corso del XIX secolo in tutto il mondo. Il catalogo della mostra è pubblicato nelle Edizioni Gallerie d’Italia | Skira. In occasione dell’esposizione GRAND TOUR. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei è stato realizzato il libro “In missione in…Italia”, secondo volume del progetto editoriale di Edizioni Gallerie d’Italia | Skira pensato per avvicinare i bambini delle scuole primarie all’arte.

Informazioni utili

Mostra GRAND TOUR. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei. fino al 27 marzo 2022

Gallerie d’Italia – Piazza Scala, Piazza della Scala 6, Milano

Orari e ingresso indicati sul sito www.gallerieditalia.com aggiornato in base alle disposizioni vigenti ; Ingresso :Biglietto: intero 10 euro, ridotto 8 euro, ridotto speciale 5 euro per clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo e minoiri di 26 anni ; gratuità per convenzionati, scuole, minori di 18 anni, dipendenti del Gruppo Intesa Sanpaolo  

Informazioni : Modalità di visita in sicurezza, informazioni e prenotazioni su www.gallerieditalia.com, info@gallerieditalia.com,  Numero Verde 800.167619

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Costume e Società

Conquistare una donna, ecco i passi da compiere

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

Quando si conquista una donna, ci si immette in un processo che ha delle sfaccettature uniche. Praticare la seduzione significa avere carisma, ma anche rispetto nei confronti della propria interlocutrice. A prescindere dall’età, infatti, è importantissimo sedurre una donna o una ragazza con consapevolezza e spontaneità. Le chiavi del successo del vostro approccio alla conquista devono essere proprio queste, in modo da poter catturare l’attenzione dell’altra parte al meglio delle proprie possibilità, senza rischiare di essere eccessivi ed evitando curiosi strafalcioni.

Va detto, comunque, che sedurre una donna non sia parte di una scienza esatta ed è per questo motivo che anche i Casanova dal maggior successo, non riescono sempre a conquistare la ragazza dei loro sogni. Le persone più sicure in sé stesse, però, hanno modo di affrontare diversamente l’intero processo, non perdendosi d’animo e, quando ne vale la pena, trovando un modo per dar piacere all’interlocutrice o, altrimenti, andando avanti senza rimorso.

Insomma, sedurre una donna è una vera e propria sfida con sé stessi, tanto da diventare molto stimolante. Questo, però, non vuol dire essere grotteschi, trattando le conversazioni con superficialità per mero divertimento. In questi casi, infatti, si possono correre rischi anche grossi ai fini dell’approccio. In questa guida, comunque, vogliamo darvi alcune dritte utili per poter conquistare una ragazza step by step.

Parlare con degli esperti

La primissima cosa che vi consigliamo per conquistare una donna non riguarda l’approccio in senso stretto, ma l’aiuto che una persona con esperienza può offrire. Possiamo, sicuramente, affermare che oggi il Web sia colmo di consigli utili e articoli del genere in cui viene proposto il metodo completo per conquistare una donna. Starà a voi, poi, dare fiducia ad uno specialista a discapito di un altro, consapevoli, però, del fatto che neanche le guide più dettagliate possono fare miracoli e che la resa finale dell’incontro sarà di vostra completa disponibilità.

Essere spontanei e gentili per conquistare una donna

I primissimi approcci, le conversazioni nate per caso o i primi appuntamenti sono un momento importantissimo per rompere il ghiaccio e, nel caso degli interessi già appurati dai gesti, poter venire al sodo. In generale, però, vale la regola che bisogni essere gentili quando si parla con una donna, presentandovi predisposti al dialogo, allo scopo di sviluppare la conoscenza, liberi dalla flemma di bruciare le tappe. Si deve essere tranquilli, gentili ed accomodanti, in modo da fare una bella impressione, senza però essere eccessivamente calorosi.

La simpatia è un’arma vincente, ma dev’essere usata con moderazione, così come la componente misteriosa. Al di là di questo, però, il vero segreto per conquistare una donna è essendo sé stessi, evitando comportamenti edulcorati o complimenti eccessivi. Questo significa essere naturali, ma anche spontanei, chiarendo le proprie intenzioni non appena si avrà l’occasione di mettere le carte in tavola. Diciamo, però, che nel momento in cui le uscite non vengono già eseguite a sfondo amicale, chiarire la propria posizione può rivelarsi abbastanza inutile, visto l’epilogo quasi certo della serata.

Saper cogliere l’attimo

Essere precipitosi può essere altamente controproducente, ma allo stesso modo, dobbiamo segnalarvi di non adagiarvi sugli allori. Ad un certo punto, la conversazione e i suoi toni vi permetteranno di passare all’azione, cogliere quell’attimo fuggente in cui poter spostare l’intero motivo dell’incontro sul piano pratico. Anche qui, però, bisogna fare attenzione ai segnali, rimanere corretti e non eccedere, pur rimanendo coerenti con la vostra idea di non voler restare semplici amici con la propria interlocutrice. Diciamo, comunque, che nel caso in cui l’occasione dovesse palesarsi, allora saprete quando muovervi, ma fate attenzione a non lasciarvela scappare!

Continua a leggere

Costume e Società

“A cavallo della sostenibilità”: Fieracavalli promuove un turismo etico e green

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Tempo di lettura 3 minuti

image_pdfimage_print

Da Monaco a Verona, dall’Abruzzo alla Valle d’Aosta e dalla Toscana all’Austria: sono infinite le testimonianze di un nuovo modo di fare turismo, dall’alto di una sella, riscoprendo il piacere del viaggio in lentezza presentate nella nuova Area Forum AGSM AIM – A Cavallo della Sostenibilità | Dialoghi sul futuro sostenibile del mondo equestre. Ad apprezzare l’equiturismo, questa mattina, è l’attrice Matilde Gioli che ha percorso la prima ippovia urbana permanente in Italia patrocinata dal Comune di Verona



VERONA Con un ampio potenziale di sviluppo ancora da esplorare e valorizzare, l’equiturismo è protagonista della 124ª edizione di Fieracavalli che, anno dopo anno, si fa collettrice di testimonianze di associazioni, guide e trekker esperti chiamati a raccontare le proprie esperienze lungo le ippovie, più o meno battute, non solo sul territorio italiano.

Con l’intento di diventare un punto di riferimento per tutti gli appassionati di trekking a cavallo e promuovere i valori che il turismo equestre incarna, Fieracavalli propone – all’interno dell’Area Forum AGSM AIM – Il Viaggio che cambia | Cavallo, turismo e sostenibilità – interviste, incontri e tavole rotonde per mettere in luce la bellezza dell’Italia, ma non solo, da scoprire dall’alto di una sella.

Simbolo di un turismo etico e green, il viaggio a cavallo permette una scoperta consapevole del territorio, lungo itinerari lenti, a contatto con la natura, come le ippovie urbane e rurali presentate oggi da Linda Fabrello (ASD Horse Valley), Fabrizio Forsoni (UISP Nazionale) e l’atleta Carmine Calvanese nel talk a cura di Reverse. Tra queste anche la prima ippovia urbana permanente in Italia, patrocinata dal Comune di Verona, inaugurata l’anno scorso e percorsa, proprio questa mattina, da Matilde Gioli. L’attrice, amante del mondo equestre, non si è fatta sfuggire l’occasione di visitare la “città del cavallo” da una prospettiva diversa e soprattutto con un altro ritmo. Un itinerario di 15 km della durata di 4 ore, che rimarrà fruibile a tutti gli amanti del trekking a cavallo, con partenza dal Lungadige Attiraglio (Corte Molon), arrivo in Piazza Bra e ritorno al Parco dell’Adige Nord, alla scoperta di Verona e del fiume Adige che la attraversa.

Nello stesso talk è stato presentato anche il raid equestre Monaco – Verona, emblema del turismo slow, tornato dopo 17 anni dalla sua ultima edizione. Accompagnati da Horse Adventure, 4 cavalieri di Natura a Cavallo e 4 amazzoni del Circolo Ippico Valpolicella, hanno affrontato un itinerario di oltre 600 km, suddiviso in 25 tappe, che collega la capitale bavarese al comune scaligero. Il progetto – promosso da Fieracavalli, Veronafiere e l’Associazione di Promozione Sociale “Territorio, Sostenibilità e Inclusione” di Verona – mette al centro il cavallo come richiamo naturale tra uomo e pianeta e come mezzo per sensibilizzare su diversità e forme di disabilità. Grazie alla collaborazione dell’Associazione Nazionale Allevatori Cavalli di Razza Bardigiana e di ANAREAI, il Raid promuove anche l’allevamento e il patrimonio zootecnico italiano. Le amazzoni, infatti, hanno affrontato il viaggio in sella a quattro soggetti di cavalli Bardigiani che oggi verranno donati a centri dedicati ad Interventi Assistiti con gli animali per aiutare categorie fragili.

Tra gli ospiti più attesi dell’Area Forum c’è stata anche Paola Giacomini – l’esploratrice a cavallo arrivata a Veronafiere dalla Mongolia nel 2019 dopo aver percorso in sella 9 mila km – che, quest’anno, in occasione del centenario del Parco Nazionale dell’Abruzzo e il Parco Nazionale del Gran Paradiso, ha affrontato una nuova esperienza di viaggio partendo il 16 giugno dalla regione dell’Italia centrale per arrivare in Valle d’Aosta. Con i suoi due cavalli, Custode e Cigherè, ha percorso 1.000 km attraversando 8 parchi nazionali. Tema centrale del viaggio il cambiamento climatico: in ogni luogo Paola ha incontrato botanici, geologi e biologi con l’intento di riflettere su come il paesaggio sta cambiando.

Tra i racconti di viaggio anche quello di Angelika Schneider, “Ritorno in Austria a cavallo, sulle antiche vie romane, da Peccioli a Lech”. Arrivata in Italia nel 1983 dall’Austria, il sogno di Angelika – istruttrice di equitazione – è sempre stato quello di voler far ritorno a casa in sella ai suoi cavalli percorrendo 930 km tra la Toscana e l’Austria. Quest’anno, insieme alla sua allieva Giulia, è finalmente riuscita a realizzarlo con il progetto “Il viaggio è la meta”. Il 15 settembre, in sella di Gamma e Ares, sono partite da Peccioli per raggiungere Lech.

In 37 giorni di cammino hanno costeggiato 8 fiumi e percorso vie dei tempi romani e medievali: dalla Via Francigena fino alla Via Claudia Augusta, risalente a 2000 anni fa.

Continua a leggere

Costume e Società

Saint-Vincent, a festeggiare i 75 anni del Casino anche Ornella Muti: madrina d’eccezione

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 3 minuti
image_pdfimage_print

Nel 1979 salì sul palco del Grand Hotel Billia per ricevere per la primi volta l’ambito riconoscimento cinematografico della Grolla d’Oro come migliore attrice, lo scorso venerdì 14 ottobre Ornella Muti è tornata nel fascinoso albergo di Saint-Vincent, stavolta come madrina per la cerimonia dei 75 anni del Casino de la Vallée, una delle quattro case da gioco italiane nonché l’unica in Valle d’Aosta. Oggi come allora, ad attendere la diva romana, premiata anche con la Grolla d’Oro alla carriera nel 1998 (clicca qui per conoscere la filmografia completa dell’attrice), c’erano TV, giornalisti e fotografi, a cui non ha negato i soliti splendenti sorrisi e qualche dichiarazione spontanea. Insieme a lei, l’amministratore unico Rodolfo Buat, che ha aperto spiragli di rilancio per il casinò annunciando che i 4 milioni di euro dovuti ai creditori entro giugno 2023 saranno anticipati addirittura di 8 mesi.

La sera del 29 marzo 1947 la prima pallina lanciata nella roulette

Ottime notizie dunque per la ripresa della struttura inaugurata ufficialmente la sera del 29 marzo 1947 su decreto del presidente della Valle d’Aosta Federico Chabod e, soprattutto, grazie alla spinta dell’allora sindaco di Saint-Vincent, Elie Page, il quale aveva visto nell’apertura di un casinò lo strumento ideale per ottimizzare le potenzialità di sviluppo turistico dell’intera regione. Passato alla storia anche il primo lancio della pallina dell’impiegato Antonio Rolleri, uno dei croupier della casa che, in secondo Dopoguerra, basava la sua offerta sui giochi da tavolo come la roulette. Oggi il Casino de la Vallée offre un’ampia scelta anche per quel che riguarda le slot e i giochi elettronici, attualmente molto in voga anche tra gli utenti della rete (clicca qui per conoscere i migliori casinò online) che possono divertirsi dalla comodità di casa propria, approfittando anche di bonus di benvenuto. I giochi da casinò, sia fisici sia online sono molti, e non mancano come sempre le varianti della roulette (europea, francese, americana e fair) a cui si sommano i tavoli di blackjack, craps, chemin de fer, punto banco e poker (Caribbean e Texas hold’em).

Gli anni ’80 e il fascino degli eventi. Sulle note di Un disco per l’estate

Prima ancora dell’invenzione di internet e dell’irrompere delle piattaforme di giochi online, il picco nella storia del casinò valdostano è stato raggiunto notoriamente negli anni ’80, quando furono addirittura raddoppiate le capacità produttive non solo delle sale da gioco, ma anche dello stesso Grand Hotel Billia. In aggiunta all’intrattenimento dei tavoli e delle slot, a riempire di fascino le serate del casinò ci sono stati in quegli anni anche eventi prestigiosi e vari riconoscimenti attesi da più settori: oltre alle già citate Grolle d’Oro per il cinema italiano, anche il Premio Saint-Vincent per il giornalismo e le finali del festival canoro Un disco per l’estate (clicca qui per conoscere le canzoni più amate).

Ricavi oltre 30 milioni, il 2022 supera le previsioni di inizio anno

Ad oggi la ripartenza del Casinò dopo alcuni anni bui, come testimoniano non soltanto le parole dell’amministratore unico Buat, ma anche i risultati nei ricavi dei primi sei mesi del 2022. Sia a maggio che a giugno scorsi, ad esempio, il Casino de la Vallée ha fatto registrare infatti utili mensili da 5 milioni di euro lordi, con delle performance superiori alle aspettative in un periodo considerato non di ‘alta stagione’. Tra gennaio e giugno scorsi, al netto dell’hotel, i guadagni complessivi ammontano così a 30 milioni e 339mila euro, con un surplus di 5,5 milioni rispetto alle previsioni di inizio anno. Numeri che confermano come la strada intrapresa sia quella giusta e che lo storico casinò valdostano, finalmente, possa navigare in acque più tranquille.

Continua a leggere

SEGUI SU Facebook

SEGUI SU Twitter

I più letti