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A.O.T. 2, il sequel del videogame ispirato al manga best seller

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Koei Tecmo ha da poco lanciato A.O.T. 2 (Attack on Titan), il nuovo capitolo della colossale serie action per PlayStation 4, Nintendo Switch, Xbox One e Steam. In questo sequel è possibile rivivere la caotica e frenetica azione del manga attraverso gli occhi di un cadetto creato su misura; con una nuova prospettiva del tutto nuova sugli iconici eventi della serie. I giocatori sperimenteranno la nuova e migliorata Omni-Directional Mobility Gear, che offrirà un’avanzata libertà di movimento e una precisa mira utile per contrattaccare le mosse potenziate dei Giganti. Per chi non lo sapesse “L’Attacco dei Giganti” o “Attack on Titan” è un’opera congegnata da Hajime Isayama e questa produzione ha riscosso un grosso successo negli ultimi anni grazie alla sua storia capace di tenere alta l’attenzione di tutti gli appassionati sparsi per tutto il globo. La serie videoludica di questo franchise – sviluppata dagli sviluppatori di Omega Force – è riuscita anch’essa a meravigliare gli utenti attraverso meccaniche innovative, adrenaliniche e soprattutto molto simili alla controparte su carta e trasmessa successivamente in versione anime in tv.

Per quanto riguarda la trama, il gioco, come anche il manga, è ambientato in un mondo di fantasia dove la razza umana è stata quasi decimata dalla prima apparizione di giganti, ossia colossi molto simili all’uomo per le fattezze, ma dotati di intelligenza molto limitata. La loro natura li spinge a uccidere gli uomini e non hanno particolari necessità di cibo e acqua per vivere. L’unica salvezza per il genere umano è rappresentata da tre cinta di mura gigantesche chiamate Wall Maria, Wall Rose e Wal Sina, rispettivamente dalla più esterna a quella più interna. Per garantire una maggiore protezione da eventuali attacchi, la civiltà in questione ha sviluppato un’organizzazione militare che comprende tre rami con altrettanti compiti: il Corpo di Guarnigione (responsabile della difesa delle città e della manutenzione delle mura), il Corpo di Gendarmeria (garante dell’ordine pubblico) e infine il Corpo di Ricerca (soldati ricognitori che si spingono oltre alle mura alla ricerca di nuove informazioni sui giganti per poterli finalmente annientare). Dopo molti anni di sconfitte e di morti, l’uomo ha congegnato una particolare attrezzatura, l’ Omni-Directional Mobility Gear, che permette di effettuare il cosiddetto “Movimento Tridimensionale”. Questa tecnologia consente a un semplice soldato di “volare” attraverso l’utilizzo di rampini lanciati a grande velocità e a gas ad alta pressione. La storia inizia nell’anno 845 quando appare dal nulla un gigante – denominato Gigante Colossale – capace con un solo calcio di perforare Wall Maria, nel distretto di Shiganshina. Questo avvenimento ha concesso a tanti giganti di intrufolarsi nelle mura di cinta e di conseguenza mangiare molti umili cittadini che vivevano nelle vicinanze. In questa tragedia riescono a salvarsi tre bambini – i protagonisti della saga di Attack on Titan – Eren Jaeger, Mikasa Ackermann e Armin Arelet. I tre sono accomunati dalla stessa storia e intraprendono una carriera militare per combattere l’avanzata nemica e di vendicarsi della morte dei propri cari. Fin dai primissimi minuti A.O.T.2 spiega questi avvenimenti attraverso una serie di filmati molto brevi e successivamente consente agli utenti di creare un proprio personaggio che affiancherà quelli descritti in precedenza e agli altri membri del 104esimo corpo dei cadetti. L’alter-ego viene introdotto nella narrazione come un “soldato anonimo” presente nella trama originale dell’anime e la storia viene raccontata attraverso gli occhi di quest’ultimo.

Esattamente come il suo predecessore, A.O.T. 2 offre una corposa Modalità Storia che, a dispetto dei pronostici, permette al giocatore di rivivere non solo gli eventi della seconda stagione dell’anime, ma anche di ripercorrere ancora una volta le vicende raccontate nella prima serie televisiva e nel videogioco lanciato soltanto due anni fa. Tutto ciò rappresenta un perfetto punto di partenza per chiunque non abbia provato il precedente titolo. A.O.T. 2 presenta però una fondamentale differenza rispetto al suo predecessore, ossia, come già detto qualche riga più in alto, la possibilità di creare un proprio avatar personalizzabile e di riscoprire la travagliata storia del fumetto best seller attraverso un nuovo punto di vista. Cresciuto nel piccolo distretto di Shiganshina, cosa che difatti lo rende un coetaneo di Eren Jeager, Mikasa Ackerman e Armin Arlert, il protagonista creato dal giocatore è uno dei pochi superstiti del tremendo attacco perpetrato all’inizio della vicenda dal Gigante Colossale e dal Gigante Corazzato, il quale, durante l’incidente, finisce col renderlo orfano. Salito per caso a bordo di un vascello di soccorso, il giovane si imbatte proprio nello stesso Eren, il quale compie l’ambiziosa promessa di sterminare ogni singolo titano; è proprio questo fatidico incontro a spronare anche l’avatar, rimasto ormai solo, ad unirsi al 104° Corpo Cadetti per diventare un soldato, soddisfare la propria sete di vendetta e riprendersi la città perduta. Dopo aver personalizzato l’aspetto, l’abbigliamento e persino il sesso del protagonista controllato dal giocatore, A.O.T. 2 pone i gamers subito dinanzi ad una delle più interessanti novità della modalità Storia, ossia la cosiddetta “Vita quotidiana”. Mentre la prima incarnazione della saga si limitava a proporre una lunga selezione di missioni cui prendere parte in rapida successione, il nuovo episodio intervalla le suddette spedizioni con lunghi via vai per le strade delle tantissime location esplorabili. Tra un incarico e l’altro, durante le fasi di vita quotidiana, l’avatar può quindi scoprire dei nuovi negozi e altrettanti servizi, ma soprattutto iniziare una conversazione con i personaggi originali del cast, al fine di incrementarne l’affezione, approfondirne la caratterizzazione e sbloccare nuove abilità. Ogni personaggio dispone infatti di un parametro relativo all’amicizia, il quale sale di livello attraverso una serie di azioni che spaziano dalla collaborazione sul campo di battaglia alla scelta delle giuste risposte durante i dialoghi tenuti fra i vari attori principali. Compiacendo i compagni e instaurando legami sociali sempre più saldi, l’avatar eredita di volta in volta le abilità dei commilitoni, consentendo al giocatore non solo di apprendere dei gustosi aneddoti inediti sui propri beniamini, ma persino di personalizzare il personaggio controllato per tutta la durata della campagna principale. A patto di disporre di un adeguato numero di Punti Abilità, l’avatar può invero equipaggiare tutte le capacità altrui, le quali corrispondono a nuove azioni o a poderosi incrementi in termini di statistiche, mentre altre ancora tornano utili durante le imprese di tutti i giorni. Alternando sapientemente le missioni e la vita quotidiana, la modalità storia di A.O.T. 2 vanta dunque una longevità di tutto rispetto che, nel caso in cui si decida di approfondire i legami con tutti i vari personaggi del gioco e svelare dei retroscena assenti persino nell’anime e nel manga originale, potrebbe portar via diverse decine di ore.

Tra le nuove caratteristiche di A.O.T. 2 c’è l’Azione di Squadra sul campo di battaglia; che include opzioni di supporto offerte dai membri del proprio team. Le opzioni includono Salvataggio, Recupero e la Titan Transformation; quest’ultima offre a un membro del team il potenziale per sbloccare il potere dei Giganti. Con i Giganti in grado di sfoggiare movimenti potenziati, gli Scout dovranno usare strategicamente un arsenale di nuove abilità per sopravvivere; dagli attacchi evade-style, come l’abilità dell’azionamento a gancio, agli attacchi furtivi di lunga portata, strategicamente studiati con l’aiuto del nuovo strumento monoculare. Persino il terreno di gioco, in questa seconda incarnazione del brand, assume un’importante valenza strategica. Se in passato i giocatori erano soliti sfruttare i compagni per rifornirsi di oggetti, cambiare le lame smussate del proprio equipaggiamento e fare il pieno di gas, A.O.T. 2 ha invece introdotto le basi, che spaziano da quelle estrattive, utili per recuperare materiali rari, a quelle d’artiglieria automatizzata, per sottomettere i titani a colpi di cannone. In questo caso, tuttavia, gli insediamenti alleati non saranno sempre disponibili sulla mappa, ma dovranno essere edificati sul posto attraverso l’uso degli appositi segnali di costruzione, recuperabili completando le missioni secondarie. Di conseguenza, se in passato la principale attrattiva di A.O.T. era rappresentata dagli scontri con gli Anomali – titani particolarmente ostici e dal comportamento imprevedibile, in grado di neutralizzare qualsiasi manovra evasiva – tutte le nuove meccaniche proposte dal team di sviluppo introducono un genuino livello di strategia che, ai livelli di difficoltà più elevati, saprà soddisfare anche i giocatori più “skillati”. Come nel precedente episodio, ciascuna vittoria premia con i Fondi Corpo, necessari per acquistare oggetti e costruire nuove attrezzature. Personalizzabile durante la vita quotidiana, l’armamentario ripropone il semplicissimo sistema di crafting già esaminato due anni fa, con l’unica eccezione che stavolta i giocatori avranno accesso a una gamma di armi ben più variegata. In A.O.T. 2, i giocatori potranno anche divertirsi in una delle nuove modalità online appena introdotte, ossia la modalità Annihilation; una tipologia di gioco 4v4 dove gli Scouts dovranno competere per raggiungere il punteggio più alto, sconfiggendo Giganti e catturando basi. Inoltre potranno combattere l’uno contro l’altro per ottenere il miglior punteggio e ascendere in cima alla leader board. Nella modalità storia Co-op, invece, i giocatori potranno richiedere l’aiuto dei loro amici mentre completano l’avvincente trama della storia principale. Quanto detto fino a ora però è solo l’inizio in quanto una nuova accattivante modalità online, con Giganti giocabili, sarà disponibile dopo il lancio. Dal punto di vista estetico A.O.T. 2 si rivela un titolo estremamente piacevole da vedere, tanto quanto, a suo tempo, lo era stato il predecessore. Il confronto diretto non è casuale: eesattamente come Wings of Freedom, questo seguito punta forte sulla bontà del suo cel shading, su una costruzione poligonale buona e sulla perfetta riproduzione dei modelli di tutti i personaggi principali della serie di riferimento. I filmati in computer grafica potrebbero essere tranquillamente scambiati per quelli originali, come originali sono anche le voci dei doppiatori giapponesi (con sottotitoli in italiano), che offrono grandi prove recitative, talmente buone da andare oltre la barriera linguistica e veicolare eccellentemente le emozioni dei personaggi. I passi avanti più evidenti rispetto al primo titolo sono stati fatti a livello di ambientazioni, che, pur rimanendo un gradino sotto ai modelli dei personaggi in quanto a dettaglio e pulizia, si sono dimostrate assai più varie e particolareggiate di quelle del capitolo precedente. A livello di performance, il framerate è sempre stabile, con cali minimi e mai che pesano sul gameplay, con tempi di caricamento decisamente brevi in ogni frangente. Tirando le somme, con A.O.T. 2 gli amanti della serie saranno assolutamente felici di trovarsi fra le mani un prodotto solido, bello da vedere, da giocare e da condividere assieme ai propri amici online.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 8,5
Sonoro: 9
Gameplay: 8,5
Longevità: 8,5
VOTO FINALE: 8,5

 

Francesco Pellegrino Lise

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Gears 5, l’evoluzione dell’esclusiva Microsoft

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Gears 5 arriva su Xbox One e Pc a distanza di quasi tre anni dal quarto capitolo della serie. Con questo nuovo episodio, gli sviluppatori di The Coalition sembrano ora aver dato libero sfogo a tutta la loro creatività con lo scopo dichiarato di realizzare il Gears più vasto e profondo di sempre. E a nostro avviso ci sono riusciti in pieno. Ma andiamo a scoprire il perché. La trama si collega benissimo con il finale del gioco precedente, infatti, dopo gli eventi narrati in Gears 4, la situazione sul pianeta Sera è sull’orlo del baratro. Lo Sciame, l’esercito generatosi dall’esposizione prolungata di Locuste ed esseri umani agli effetti nocivi dei cristalli di Imulsion, è uscito allo scoperto e si sta preparando per attaccare gli Insediamenti e le città gestite dalla Coalizione dei Governi. Una nuova guerra sembra quindi inevitabile e i COG, nonostante il loro esercito, sanno di non poter resistere a lungo senza armi adeguate. L’unica opzione plausibile, per quanto il Primo Ministro Jinn Desai non sia d’accordo, sembra essere legata al Martello dell’Alba, la “vecchia” tecnologia satellitare sviluppata durante le Guerre Pendulum che permise ai Gears di sopravvivere dopo il Giorno dell’Emersione. Su indicazione di Baird la squadra Delta, composta da Marcus Fenix, suo figlio JD, Kait Diaz, figlia della leader degli Estranei rapita dallo sciame nel precedente capitolo, e Delmont “Del” Walker, torna quindi ad Azura per lanciare in orbita un vecchio prototipo di Martello rimasto miracolosamente intatto. Una volta rientrati a Nuova Ephyra i soldati scoprono però che l’arma non sta rispondendo nel modo corretto, solo per scoprire che le cose stanno per precipitare. Le creature si sono infatti evolute, generando nuovi giganteschi abomini e sviluppando la capacità di prendere il controllo dei Dee-Bee, i robot utilizzati dalle forze governative come strumento di difesa e controllo. Una situazione imprevista alla quale si aggiungono l’esuberanza e gli errori di JD, che aveva già rischiato di compromettere l’incursione su Azura, i conflitti interiori di Kait, tormentata da visioni e incubi, e la scarsa affidabilità del satellite appena messo in orbita. La somma di tutti questi fattori influisce in modo irreversibile sull’esito della missione, finendo per creare una profonda frattura all’interno dei Delta. Kait, spalleggiata dagli inseparabili Del e Jack, viene quindi inviata in missione negli angoli più remoti di Sera con l’obiettivo di convincere altri Estranei ad unirsi alle forze COG per respingere definitivamente lo Sciame. Ed è proprio a partire da qui, il secondo atto per essere precisi, che Gears 5 mette in mostra tutto ciò che c’è di nuovo: l’attenzione infatti si sposta da JD alla giovane Kait e sulla sua missione, che ben presto si trasforma in un’indagine sul suo oscuro passato e sulle vere origini dello Sciame. Un viaggio pericoloso, che attraverserà biomi e ambientazioni molto differenti e dal quale dipenderà non solo il destino della giovane protagonista ma anche quello di tutto il popolo di Sera. Fra intense sparatorie, colpi di scena e una trama sempre coinvolgente, Gears 5 offre un viaggio di una quindicina di ore che possono diventare anche il doppio se giocato alla difficoltà massima.

Come vi dicevamo però, Il cambio di protagonista e le nuove ambientazioni non sono le uniche novità introdotte da The Coalition, lo studio di Vancouver infatti, ha infatti deciso di imprimere con maggiore forza la propria impronta nella saga, apportando alcune importanti modifiche al sistema di gioco originale. La prima, quella che salta subito all’occhio, riguarda la possibilità di affrontare l’intera campagna con altri due amici, sia in split-screen sia tramite Xbox Live, formando una squadra composta dai due protagonisti più il robot di supporto Jack, il quale diventa a tutti gli effetti un personaggio giocabile dotato di caratteristiche proprie che gli consentono di attivare interruttori, di intrufolarsi nei condotti di aerazione, di diventare invisibile per un breve lasso di tempo e di raccogliere/trasportare oggetti quali armi, munizioni o altro. Quando su gioca a Gears 5 in singolo, tutte queste azioni di Jack vengono sempre gestite dalla I.A., liberamente o su specifica indicazione del giocatore, mentre quando si è in coop sarà un giocatore in carne ed ossa a dover interpretare il ruolo di supporto. Supporto che, in questo nuovo capitolo, non si limita solo alle azioni appena citate. La nuova versione di Jack dispone infatti di 11 abilità speciali suddivise in Assalto, Supporto e Passive. Queste ultime sono utilizzabili fin dal primo minuto e influiscono su parametri quali la sua salute, la capacità di curare gli altri o la durata dell’invisibilità. Le altre abilità, che permettono di scansionare le aree per individuare nemici e rifornimenti, di curare o rendere invisibile la squadra, di controllare per un tempo limitato gli avversari, di accecarli e così via, funzionano invece in modo leggermente diverso. Innanzitutto devono essere sbloccate, collegando al robot specifici accessori ottenibili nel corso dell’avventura, e poi vanno equipaggiate sfruttando i due slot disponibili, uno per ogni tipologia di abilità. Solo così possono poi essere utilizzate sul campo di battaglia, tenendo però sempre presenti i tempi di ricarica necessari dopo ciascun utilizzo. Tutte queste skill, così come quelle Passive, possono poi essere potenziate su 4 differenti livelli. I primi 3 sono accessibili consumando Componenti, delle parti elettroniche speciali che i giocatori avranno l’opportunità di raccogliere durante l’esplorazione, mentre l’ultimo livello, denominato Ultimate, può essere sbloccato solo ottenendo specifici moduli, generalmente legati al completamento di missioni principali o secondarie.

Missioni secondarie? Eh sì, avete capito bene perché una fra le novità più interessanti di questo Gears 5 è data dal fatto che nel corso dell’avventura, i protagonisti raggiungono due remote regioni open world di Sera. Tali zone possono essere esplorate liberamente e sempre da queste è possibile accedere non solo ai luoghi teatro dei capitoli principali, che mantengono la medesima struttura lineare e guidata dei precedenti episodi, ma anche ad altre aree, di dimensioni più limitate, nelle quali è possibile completare alcuni incarichi opzionali quali missioni di salvataggio o ricerca, utili per raccogliere nuovi potenziamenti o per scoprire importanti retroscena sulle vicende narrate nel titolo. Tutti questi incarichi, così come gli eventuali punti di interesse, vengono memorizzati da Jack, il quale ha anche acquisito la capacità di visualizzare la mappa di queste regioni così da fornici costantemente indicazioni sulla direzione da seguire tramite una pratica bussola visualizzata nella parte superiore dello schermo. Attenzione però a non farsi trarre in inganno: Gears 5 non è diventato un titolo open world puro, però offre due grandi “hub” che possono essere esplorati a piedi o, più rapidamente, sfruttando una sorta di slitta trainata da una vela chiamata “Skiff”, sulla quale possono anche essere riposte due armi aggiuntive. Il passaggio da una regione all’altra è inoltre sempre vincolato al completamento del relativo Atto, con punti di non ritorno segnalati chiaramente nel corso dell’avventura. Giocare ogni missione secondaria, ovviamente, è il modo migliore per godere pienamente della spettacolare campagna di questo Gears 5, quindi, il nostro consiglio è: mai avere fretta. A livello di meccaniche di gioco sono state introdotte anche alcune piccole chicche, adesso, è possibile cogliere di sorpresa gli avversari con un’uccisione silenziosa, il che permette di superare alcune sezioni senza sparare nemmeno un colpo, e si possono sfruttare nuove armi come il mitragliatore leggero Claw, la cui precisione aumenta con il fuoco continuato, la pistola automatica Talon e il cannone Criogenico, che congela gli avversari lasciandoli alla mercé dei proiettili del giocatore o delle altre creature. A queste si sommano poi alcune armi uniche dotate di caratteristiche speciali, che possono essere raccolte nel corso dell’avventura. L’esercito nemico offre poi una gran varietà di unità e riversa sul campo di battaglia la consueta varietà di creature che vanno dalle minuscole sanguisughe ai giganteschi Swarmack, passando per un paio di classi inedite come i pericolosi Sorveglianti o i fastidiosi robot volanti corrotti dallo Sciame, chiamati Bastion. Anche a livello estetico l’ultima fatica dei The Coalition sembra riprendere il discorso interrotto in GOW 4: aree molto ampie, palette di colori molto variegata per un capitolo della saga e in generale una mole poligonali imponente. Qualche piccola sbavatura su alcune texture che forse avrebbe meritato qualche attenzione in più, ma in generale il quadro estetico riempie gli occhi come mai prima d’ora. Sarà anche molto appagante, una volta terminata la battaglia, vedere quanti pezzi di armature e avversari rimangono a terra, a creare una veridicità davvero molto elevata. Sugli scudi anche gli effetti volumetrici e particellari, nonché un sistema di illuminazione che in alcuni passaggi riesce davvero a stupire. Ottimo come sempre il doppiaggio a dir poco perfetto in lingua italiana e il comparto sonoro che offre effetti da brivido. Squisita anche la colonna sonora che è sempre coerente con gli eventi che avvengono sullo schermo e mai fuori luogo.

Ovviamente anche Gears 5 offre un ampio comparto multigiocatore, ma stavolta c’è davvero l’imbarazzo della scelta grazie a una serie di modalità di gioco differenti pensate per accontentare quanti più giocatori possibili. A partire dalla classica modalità competitiva Versus, che racchiude al suo interno varie tipologie di partite suddivise tra Arcade, Classificate, Coop vs I.A. e Personalizzate; la prima rappresenta un’assoluta novità e propone ai giocatori deathmatch tra squadre di 5 elementi scelti in una rosa di 11 personaggi diversi, tutti dotati di skill peculiari e di un equipaggiamento iniziale fisso, che può poi essere modificato spendendo i punti ottenuti uccidendo gli avversari. Tra le Classificate, che permettono di selezionare gli stessi personaggi, figurano invece una selezione delle 8 modalità di gioco distinte presenti nel gioco, che vanno dal classico deathmatch a squadre al sempreverde Re della Collina, passando per una buona varietà di tipologie di match differenti già presenti nel precedente capitolo. Coop Vs I.A. permette invece, come facilmente intuibile, di affrontare squadre controllate dalla CPU insieme ad altri 4 giocatori umani, mentre il menu delle sfide Personalizzate consente di creare liberamente le proprie partite, anche in LAN, selezionando non solo la modalità di gioco, ma anche su quale delle 12 mappe presenti al lancio disputarla e quali opzioni specifiche attivare. In Gears 5 fa poi ritorno la tanto blasonata modalità Orda, che vede una squadra formata da 5 componenti, umani o bot, scontrarsi con 50 ondate di nemici di difficoltà crescente sulle stesse mappe pensate per le sfide Versus. Ogni 10 ondate si affronta un boss, e per ogni nemico abbattuto si ottiene energia da spendere per fabbricare e/o potenziare le proprie difese, per acquistare equipaggiamenti o, novità assoluta, per incrementare le caratteristiche del proprio personaggio. La nuova struttura dell’Orda permette infatti ai giocatori di selezionare i rispettivi alter-ego da una selezione che al lancio includerà 9 personaggi differenti, tra i quali anche il robot Jack, suddivisi in 5 categorie: Scout, Ingegnere, Attacco, Tank e Supporto. Ogni categoria è specializzata in uno specifico aspetto, ma questo non significa che due Tank siano identici perché ogni singolo personaggio dispone di una propria abilità passiva, di una Ultimate, che si ricarica con il passare del tempo e che potrebbe influenzare anche gli altri membri della squadra, e di 4 diverse caratteristiche base, ciascuna delle quali può essere potenziata attraverso 10 differenti livelli consumando energia.

A completare il tutto in Gears 5 c’è anche l’inedita modalità Fuga. Essa rappresenta un’altra novità assoluta per la serie, sia per la tipologia di match sia per quanto riguarda il numero di giocatori coinvolti. Si tratta infatti di una tipologia di gioco cooperativa pensata per un massimo di tre giocatori nella quale l’obiettivo finale non è quello di uccidere il maggior numero di avversari ma piuttosto di uscire indenni, o quasi, da un Alveare dello Sciame, il tutto senza dimenticarsi di lasciare in pegno una discreta quantità di gas velenoso. Il funzionamento di questa tipologia di scontri è molto semplice: all’avvio i giocatori fuoriescono da uno dei bozzoli dello Sciame e posizionano delle granate, le quali inizieranno a rilasciare gas dopo un certo lasso di tempo riempiendo progressivamente ogni parte dell’alveare, composto generalmente da un’alternanza di corridoi stretti, svincoli e stanze di varie dimensioni. Mentre ciò accade, i giocatori devono avanzare verso l’uscita per non rischiare di finire soffocati dal loro stesso veleno, affrontando nel frattempo i nemici che incontrano sfruttando al meglio le poche armi che riescono a recuperare durante il percorso. Una volta raggiunta l’uscita devono sigillarla per massimizzare l’effetto del gas, e procedere con l’estrazione. In questo caso i personaggi selezionabili al lancio del gioco sono solo 6, con modalità di suddivisione, progressione e personalizzazione identiche a quelle della modalità Orda. Le mappe invece sono 4, create specificatamente per questa modalità. Un numero effettivamente ridotto, ma destinato a crescere rapidamente vista la presenza di un editor tramite il quale è possibile creare le proprie mappe, che possono poi essere giocate o condivise con l’intera community. Insomma, tirando le somme, questo Gears 5 è un gioco assolutamente incredibile, che offre la possibilità di divertirsi da soli o in compagnia e lo fa grazie a una valanga di possibilità fra campagna, multigiocatore cooperativo o competitivo e l’introduzione di tantissime novità. Se si è possessori di una console Xbox One o di un Pc e si cerca qualcosa di davvero “tosto”, Gears 5 è un titolo che dovete assolutamente giocare.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9,5

Sonoro: 9,5

Gameplay: 9,5

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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Nex 3, presentato in Cina lo smartphone 5G di Vivo

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Dopo mesi di rumors e indiscrezioni sul web, Vivo ha finalmente tolto i veli sul suo prossimo smartphone top di gamma. Il dispositivo si chiama Nex 3 e si caratterizza per dimensioni, potenza e design raffinato. L’azienda cinese, tra i primi 5 costruttori al mondo di telefoni, ha mostrato la novità nel corso di un evento in Cina. La caratteristica che balza subito all’occhio è l’ampio display, da 6,89 pollici e “a cascata”: un termine che descrive il modo in cui i bordi laterali dello schermo “scivolano” verso la scocca posteriore. Il rapporto schermo-scocca è del 99,6%: praticamente privo di cornici e interruzioni, grazie anche alla fotocamera anteriore a comparsa (da 16 megapixel) che evita fori e notch nel display. A mancare sono anche i tasti fisici, sostituiti da tasti virtuali “Touch Sense”; il lettore di impronte è integrato nello schermo. Il comparto fotografico posteriore è inserito in un cerchio centrale come l’atteso Mate 30 di Huawei. Il sensore principale da 64 megapixel è affiancato da un grandangolare e un teleobiettivo entrambi da 13 megapixel. Sul fronte della potenza il Nex 3 monta un processore Snapdragon 855 Plus – il top di casa Qualcomm – coadiuvato da 8 GB di Ram e 128 GB di memoria interna nella versione 4G, e da 8 o 12 GB di Ram e 256 GB di memoria nella versione 5G. Ha un sistema di raffreddamento a camera di vapore e la batteria, da 4.500 mAh, supporta la ricarica veloce a 44W. Quanto ai prezzi, in Cina saranno compresi tra i 5mila e i 6.200 yuan (640-790 euro). Riuscirà questo dispositivo a catturare una buona fetta di persone e a imporsi sui colossi di Apple e Samsung? Nel corso dei prossimi mesi vedremo se Nex 3 sarà apprezzato oppure conquisterà solo una piccola parte di pubblico.

F.P.L.

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Final Fantasy 8 remasterd, il ritorno a 20 anni dal lancio

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Final Fantasy 8 ritorna, in occasione dell’anniversario dei suoi 20 anni dall’uscita, in versione rimasterizzata.  Questa edizione parte da quella già disponibile per PC con l’aggiunta di miglioramenti grafici sui modelli e su nuove funzionalità per rendere più leggera e vivibile la trama di quest’opera che ha contribuito a rendere grande il brand. Il titolo è uscito il 3 settembre in formato digitale per PS4, Xbox One, PC (Steam) e Nintendo Switch. Aspettando la prossima primavera per mettere le mani sul promettente remake di Final Fantasy VII, questa versione rimasterizzata dell’originale Final Fantasy 8 permette ai fan più datati e a quelli più recenti di rivivere le avventure di Squall e di Laguna, con un comparto grafico migliorato e nuove funzionalità che facilitano chi si approccia per la prima volta al gioco firmato Square Enix. Per chi non avesse mai avuto l’occasione di giocare all’ottavo capitolo della saga, è bene dire che il titolo è un JRPG vecchio stampo, con combattimenti a turni in arene temporanee, grande varietà di ambientazioni, una caratterizzazione profonda dei personaggi e minigiochi all’interno del gioco stesso. Il design e le idee del direttore del gioco, Yoshinori Kitase, risultano così tutt’oggi ancora estremamente avanzate e ricche di ispirazione. Rispetto ai precedenti capitoli della saga, Final Fantasy VIII ha introdotto una serie di novità di grande importanza, come la traduzione in lingua italiana, l’utilizzo della grafica 3D e di sfondi pre-renderizzati e la stesura di una colonna sonora creata ad hoc, composta da due canzoni: “Liberi Fatali”, brano corale in latino, e “Eyes on me”, una ballata interpretata dalla cantante cinese Faye Wong; entrambe sono state scritte da Nobuo Uematsu, compositore storico della saga Final Fantasy.

Per quanto riguarda la trama in Final Fantasy 8 si vivono le avventure di Squall, cadetto di una scuola di mercenari, i SeeD, che insieme ai suoi compagni di battaglia finirà invischiato in vicende molto più grandi di lui. Il mondo creato da SquareSoft è infatti sorretto da equilibri politici precari dove gli Stati cercano di avere la meglio gli uni sugli altri in un continuo scontro bellico intercontinentale. Squall è un talentuoso cadetto che verrà inviato a supporto sia di fazioni di resistenza ribelle sia di città sotto assedio. Ben presto però le priorità di ingaggio cambieranno quando i protagonisti apprenderanno delle forze sovrannaturali che muovono il conflitto, portando la battaglia per la salvezza del mondo a un livello superiore. Quella proposta da Final Fantasy 8 è una storia intima ed in apparenza contorta, dove la cornice politica è solo il punto di partenza per un racconto che diviene un’epopea sull’amore e sui ricordi. Un intreccio poetico e destabilizzante che, al pari del gameplay, non è invecchiato di un giorno. Come molti JRPG, il DNA di Final Fantasy 8 è costituito da una crescita progressiva dei personaggi basata su livelli e punti esperienza accumulati, scontri con mostri minori e boss, magia e tanta strategia. Questi ultimi due elementi in particolare sono legati tra loro dal Junction, feature inedita dalla quale dipenderà la maggior parte delle abilità offensive e difensive dei protagonisti. Il Junction, come lascia intendere il nome, è una connessione tra il personaggio e i Guardian Force, creature magiche dalla grande potenza che possono essere chiamate sul campo di battaglia e che donano numerose abilità, prima su tutte quella di manipolare e utilizzare la magia. Attraverso questa capacità si avrà modo di combinare le arti magiche con le statistiche di base sia per aumentare i valori di attacco e difesa, sia per produrre alterazioni di stato sui nemici attraverso i copi base. Inoltre lo sviluppo delle Guardian Force permette la possibilità di apprendere nuove abilità e di poter sviluppare resistenze a incantesimi ed elementi specifici. Padroneggiare il sistema di Junction è dunque essenziale per prepararsi al meglio agli scontri, i quali sono liberi dalle logiche dei turni e sono basati sulla priorità dell’ATB, che concede la mossa a chi riempie la propria barra/timer più velocemente. In Final Fantasy VIII Square fece in modo di ridurre al minimo i tempi morti in battaglia anche durante gli attacchi speciali più cinematici: le Limit Break, ora attivate quando il personaggio raggiunge una soglia critica di salute, sono accompagnate da brevi sessioni interattive che incrementano le ferite inflitte; lo stesso vale per le evocazioni dei Guardian Force, che attraverso l’abilità supporto ottengono una percentuale di danno extra contro i nemici. Dal canto loro, i Guardian Force non sono solo strumenti da usare senza ritegno in duello, infatti, come accennato qualche riga più in alto, anche queste creature crescono acquisendo punti esperienza per aumentare il loro potere offensivo e sbloccare abilità utili con cui proseguire l’avventura. La relazione coi GF inoltre dipende da un’affinità che aumenta in base alla frequenza dell’evocazione: più volte si chiama in campo la creatura e meno tempo impiegherà per comparire sul terreno del duello. Attraverso queste dinamiche belliche si dispiegherà di fronte a chi gioca un universo sconfinato, fatto di scontri epici, incantesimi prodigiosi e temibili boss.

Final Fantasy VIII però non è un titolo composto solo da battaglie frequenti e incontri casuali con nemici, bensì è ricco di attività secondarie capaci di intrattenere chi gioca per svariate ore. Tra queste va ricordato il Triple Triad, ossia il card game col quale Squall può impratichirsi fin dai primi minuti di gameplay. Alla base del gioco vige la regola fondamentale de “la carta più alta vince” con variazioni sensibili in base alla regione in cui ci sposteremo. Intorno a questa attività c’è un intero filone di quest, necessarie per ottenere le carte più rare. Triple Triad inoltre è perfettamente integrato con le meccaniche gestionali del titolo: convertendo le carte con speciali abilità è infatti possibile ottenere preziosi materiali per produrre power-up per le nostre armi, oggetti dai poteri superiori, curativi eccezionali e incantesimi proibiti. Addirittura sarà possibile catturare i nemici trasformandoli in card, dando inizio a una caccia al mostro per avere la collezione completa. Anche i Guardian Force stessi fanno parte di una ramificata attività secondaria: per ottenere alcuni di loro sarà richiesto di recuperare speciali oggetti da combinare insieme, mentre altri sono in attesa di essere affrontati e sconfitti in angoli remoti del mondo di Final Fantasy 8, raggiungibili solo rispettando particolari criteri. Specifiche creature saranno poi evocabili esclusivamente utilizzando oggetti rarissimi, che attendono di essere scoperti nelle attività opzionali a loro dedicate. Parlando del comparto grafico è bene dire che nonostante la pratica della rimasterizzazione sia senza dubbio benefica per tutti quei prodotti che, con il passare del tempo rischiano di venire inghiottiti dall’oblio dell’obsolescenza tecnica, in Final Fantasy 8 la percezione che si ha è quella di un lavoro riuscito a metà. Questa nuova edizione remastered infatti gode di un restauro completo di tutti i personaggi, i nemici e le animazioni legate alle magie. Per contro, le componenti 3D della world map e gli sfondi della field map che originariamente erano fondali bidimensionali pre-renderizzati, sembrano esser stati esclusi dal processo di perfezionamento delle loro texture, creando così un vistoso contrasto tra i due elementi presenti sulla scena. Collateralmente a questa mancanza, l’impossibilità di ricreare da zero i fondali 2D non ha permesso un adattamento adeguato dell’opera alle risoluzioni moderne, mantenendo il gioco su un originale 4:3 vistosamente percepibile dalle ampie bande nere che compaiono sui lati dello schermo.

Discutibile anche l’introduzione di determinati “hack”: come in alcuni software di emulazione, in questa versione di Final Fantasy 8 sono state inserite tre feature attivabili, nel caso della versione Xbox One qui recensita, tramite la pressione combinata degli stick analogici del controller: premendo L il gioco subirà una brusca accelerazione delle animazioni che darà modo di muoversi molto più in fretta. L’adozione di una soluzione simile probabilmente è dovuta alla volontà di avvicinare un’utenza non più disposta/abituata a cimentarsi con titoli dai ritmi ludici molto dilatati. Allo stesso modo premendo R si attiva un perk che facilita i combattimenti garantendo Limit Break più frequenti, punti forza e HP maggiorati. La pressione contemporanea di entrambi gli stick attiva e disattiva gli incontri casuali, permettendo una più tranquilla esplorazione degli ambienti. Se da una parte queste tre feature possano esser d’aiuto per avvicinare alla produzione un’utenza più vasta, dall’altra sono implementazioni che tradiscono la natura dell’ottavo episodio e che risolvono un malcelato tentativo di restaurazione e ricalibrazione dell’architettura ludica. Così come le sue immortali sonorità MIDI, in conclusione, Final Fantasy 8 Remastered porta con sé nel 2019 tutti i sapori di 20 anni fa, trattati però con molto meno rispetto di quel che meriterebbero. Tirando le somme, se vi state chiedendo se valga la pena acquistare questa edizione celebrativa per i 20 anni dell’uscita del titolo originale, la risposta è sì. L’essenza dell’ottavo capitolo della saga fortunatamente c’è tutta, ed ogni elemento di gioco è lì al suo posto come due decadi fa. Detto questo però bisogna tenere conto che l’aspetto estetico con cui Final Fantasy 8 si presenta al pubblico evidenzia la poca cura dedicata al comparto grafico. Vedere Squall, che col suo modello poligonale rinnovato si muove su sfondi 2D sgranati crea un contrasto francamente troppo marcato e sicuramente può far storcere il naso a chi si aspettava un’opera di rimasterizzazione totale. Le scelte adottate per far risultare il titolo più appetibile alle generazioni, come l’aggiunta degli hack e i testi in italiano, sono a nostro avviso una soluzione insufficiente per riportare sotto la luce dei riflettori e modernizzare uno dei titoli più venduti della saga Square. Ad ogni modo, questa rimasterizzazione resta comunque un gradevole viaggio di riscoperta per i più nostalgici, ma nello stesso tempo è senza dubbio un ottimo modo di far avvicinare le nuove generazioni e chi non ci ha mai giocato a un vero e proprio classico del gaming.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7,5

Sonoro 8,5

Gameplay: 8

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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