Conviviale speciale per le celebrazioni della Xª edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo presso l’Hasdrubal Thalassa & Spa di Yasmine Hammamet
Grande successo di partecipazione alla serata evento organizzata ieri dalla Delegazione di Hammamet dell’Accademia Italiana della Cucina per le celebrazioni della Xª edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, tenutasi presso il ristorante Il Delfino dell’Hasdrubal Hotel.
In apertura, il Contrammiraglio Gian Paolo Sessa, delegato dell’Accademia Italiana della Cucina, ha sottolineato l’importanza del tema scelto per le celebrazioni della “cucina italiana tra salute, cultura e innovazione”, ormai, universalmente riconosciuta, nel quadro di uno stile di vita sano ed equilibrato. Proseguendo, infatti, ha rilevato come l’UNESCO, il 10 novembre scorso abbia espresso il primo parere positivo per il riconoscimento della cucina italiana quale patrimonio immateriale dell’umanità, in attesa della decisione definitiva che sarà assunta tra l’8 ed il 13 dicembre prossimo a Nuova Deli.
All’evento è intervenuto l’Ambasciatore d’Italia in Tunisia, Alessandro Prunas che, nel suo indirizzo di saluto, ha sottolineato quanto la cucina italiana si sia positivamente evoluta negli anni, facendo della semplicità la propria forza, attraverso l’utilizzo di prodotti genuini della nostra terra, così come quella tunisina, cioè un patrimonio comune del Mediterraneo, e abbandonando vecchi stereotipi secondo i quali maggiori condimenti rendessero più appetitoso il cibo.
Per l’occasione è arrivato dall’Italia il noto chef Angelo Maria Franchini che, con la preziosa collaborazione della brigata dell’Hasdrubal Hotel, ha presentato e curato un particolare menù, esaltando i prodotti agroalimentari della migliore qualità italiana, un viaggio tra i sapori della terra e del mare, coniugato con la cultura gastronomica tunisina.
La Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, nata nel 2016, è un’iniziativa promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dedicata alla promozione della cucina e dei prodotti e italiani. L’Accademia Italiana della Cucina, partner dell’iniziativa, grazie alle 94 delegazioni all’estero, contribuisce alla diffusione della conoscenza e tutela della tradizione culinaria italiana nel mondo.
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Académie Italienne de Cuisine : Délégation de Hammamet, soirée événement pour la Semaine de la Cuisine Italienne dans le Monde
Conviviale spéciale de la Délégation de Hammamet pour célébrer la dixième édition de la Semaine de la Cuisine Italienne dans le Monde à l’Hasdrubal Thalassa & Spa de Yasmine Hammamet
Vif succès de participation à la soirée organisée hier par la Délégation de Hammamet de l’Académie Italienne de Cuisine pour célébrer la dixième édition de la Semaine de la Cuisine Italienne dans le Monde, qui s’est tenue au restaurant IlDelfino de l’Hôtel Hasdrubal.
Lors de l’ouverture, le Contre-Amiral Gian Paolo Sessa, délégué de l’Académie Italienne de Cuisine, a souligné l’importance du thème choisi pour les célébrations : « La cuisine italienne entre santé, culture et innovation », désormais universellement reconnu comme faisant partie intégrante d’un mode de vie sain et équilibré. Il a ensuite noté que le 10 novembre, l’UNESCO avait exprimé un premier avis positif concernant la reconnaissance de la cuisine italienne comme patrimoine immatériel de l’humanité, en attendant la décision finale qui sera prise entre le 8 et le 13 décembre à New Delhi.
L’ambassadeur d’Italie en Tunisie, Alessandro Prunas, a pris la parole lors de l’événement. Dans son discours de bienvenue, il a souligné l’évolution positive de la cuisine italienne au fil des ans, qui mise sur la simplicité et l’utilisation de produits authentiques du terroir, ainsi que sur la cuisine tunisienne – un héritage méditerranéen commun – et a abandonné les vieux stéréotypes selon lesquels un assaisonnement plus prononcé rendrait un plat plus appétissant.
Le renommé Chef de Cousine Angelo Maria Franchini venu d’Italie pour l’occasion, en collaboration avec l’équipe de l’Hotel Hasdruabal, a présenté et élaboré un menu spécial, mettant en valeur les meilleurs produits agroalimentaires italiens, un voyage à travers les saveurs de la terre et de la mer, associés à la culture gastronomique tunisienne.
La Semaine de la cuisine italienne dans le monde, créée en 2016, est une initiative du Ministère des Affaires Étrangères et de la Coopération Internationale, dédiée à la promotion de la cuisine et des produits italiens. L’Académie Italienne de la Cuisine, partenaire de cette initiative, contribue, à travers ses 94 délégations à l’étranger, à la diffusion et à la protection des traditions culinaires italiennes dans le monde entier.
La fotografia urbana è un campo affascinante che cattura l’essenza della vita cittadina. Con l’avvento della tecnologia moderna, i fotografi hanno più strumenti che mai per immortalare il ritmo dinamico e vibrante delle città. Le strade affollate, l’architettura imponente e le luci al neon offrono infinite opportunità creative.
Un elemento chiave nella fotografia urbana è la capacità di raccontare una storia attraverso le immagini. Che si tratti di un singolo scatto di un passante assorto nei suoi pensieri o di una serie di foto che documentano un’intera giornata in una metropoli, ogni fotografia possiede un potenziale narrativo unico.
I fotografi urbani devono sviluppare un occhio attento ai dettagli e una sensibilità per i momenti fugaci. La luce naturale gioca un ruolo cruciale, con il suo costante cambiamento che offre sfide e opportunità diverse. Scattare all’alba o al tramonto può aggiungere un’atmosfera speciale e trasformare scene ordinarie in capolavori visivi.
La composizione è un altro aspetto fondamentale. Utilizzare linee guida naturali, come strade o edifici, può aiutare a condurre l’occhio dello spettatore attraverso l’immagine. Inoltre, sperimentare con angolazioni insolite o prospettive può dare nuova vita a soggetti comuni.
Infine, la post-produzione è una fase in cui i fotografi urbani possono esprimere ulteriormente la loro creatività. Regolare il contrasto, la saturazione o applicare filtri può enfatizzare l’atmosfera desiderata e migliorare l’impatto visivo delle immagini.
La fotografia urbana non è solo un modo per documentare la vita nelle città, ma anche un mezzo per esplorare e riflettere sulla società moderna. Con la giusta combinazione di tecnica e sensibilità artistica, ogni scatto può diventare una finestra aperta su mondi straordinari nascosti nel quotidiano cittadino.
Il 2026 passerà alla storia come l’anno in cui la “bolla dei mantelli” è definitivamente scoppiata. Dopo oltre quindici anni di dominio incontrastato dei Marvel Studios e della DC, il botteghino globale sta inviando segnali inequivocabili: il pubblico è stanco. I dati del primo semestre mostrano un crollo del 40% degli incassi per i sequel dei cinecomic, mentre si registra un’impennata sorprendente per generi che Hollywood aveva quasi dimenticato: il thriller psicologico, il legal drama e il cinema di tensione a medio budget.
Questa inversione di rotta ha costretto le major a una ristrutturazione brutale dei propri listini. La Disney ha annunciato la cancellazione di tre progetti legati all’universo Marvel per concentrarsi su “storie originali e autonome”, un annuncio che fino a due anni fa sarebbe stato considerato un’eresia finanziaria. La crisi dei supereroi non è solo dovuta alla saturazione, ma anche a un cambiamento nel gusto dello spettatore post-pandemico, che sembra cercare nel cinema una maggiore connessione con la realtà, o quantomeno storie dove il rischio e la mortalità dei protagonisti siano percepiti come reali e non mediati da infiniti universi paralleli.
Il grande beneficiario di questo cambiamento è il cosiddetto “Cinema Adulto”. Titoli come il nuovo noir di Christopher Nolan e il thriller politico di Kathryn Bigelow hanno dominato le conversazioni sui social e, soprattutto, hanno generato profitti solidi grazie a costi di produzione più contenuti rispetto ai blockbuster da 300 milioni di dollari. Si sta tornando al modello degli anni Novanta, dove il potere dei nomi dei registi e degli attori (lo “star power”) conta più del brand della proprietà intellettuale. Attori come Timothée Chalamet e Zendaya stanno costruendo carriere su progetti originali, rifiutando contratti pluriennali con i franchise per mantenere il controllo creativo.
Ma c’è anche una ragione economica dietro questo ritorno al thriller: l’efficienza produttiva. In un’epoca di tassi di interesse elevati e costi del lavoro in crescita a causa dei nuovi accordi sindacali, produrre tre film da 70 milioni di dollari è diventato più sicuro che scommettere tutto su un unico “tentpole” da un quarto di miliardo. Questa diversificazione sta permettendo a Hollywood di ritrovare una salute creativa che sembrava smarrita. La sfida ora è convincere le nuove generazioni, cresciute a pane e TikTok, che una sceneggiatura ben scritta e una tensione palpabile possono essere altrettanto eccitanti di un’esplosione in CGI. Il 2026 segna dunque la fine di un’era e l’inizio di una nuova, dove l’uomo torna al centro della storia, scalzando il semidio.
Non è più solo una questione di location, ma di una vera e propria egemonia culturale. Nel 2026, Napoli si è ufficialmente consacrata come la capitale cinematografica del Mediterraneo, superando per numero di produzioni attive e risonanza internazionale persino le storiche piazze di Parigi e Madrid. Al centro di questo fenomeno c’è l’ombra lunga e feconda di Paolo Sorrentino, il cui ultimo lavoro, La Grazia, è diventato il manifesto di un nuovo modo di intendere il cinema d’autore: un’estetica che fonde il sacro col profano, l’antico col post-moderno, e che esporta un’immagine dell’Italia lontana dai cliché turistici ma profondamente radicata in una bellezza malinconica e potente.
L’impatto di Sorrentino sulla città è stato trasformativo. Se negli anni Dieci il successo di Gomorra aveva imposto un’estetica “cruda” e criminale, il 2026 segna il definitivo trionfo della “Napoli sognante”. Questo cambio di paradigma ha attirato investimenti massicci: nel solo 2025, la Campania Film Commission ha registrato la presenza di oltre 40 produzioni internazionali, tra cui tre serie originali HBO e due kolossal americani che hanno scelto i vicoli di Chiaia e le coste di Posillipo come set prediletti. Il “Brand Napoli” oggi vale, secondo le stime degli analisti, circa 1,2 miliardi di euro tra indotto turistico legato al cineturismo e investimenti diretti nella produzione.
Tuttavia, questo successo solleva questioni delicate riguardo alla gentrificazione culturale. Molti intellettuali locali avvertono che la città sta diventando un “museo a cielo aperto” a uso e consumo delle cineprese, rischiando di perdere quella vitalità caotica che l’ha resa celebre. “Siamo passati dal racconto del degrado alla celebrazione della statua”, lamentano alcuni collettivi di artisti indipendenti. Eppure, il sistema industriale creato attorno ai film di Sorrentino ha generato una nuova classe di maestranze specializzate: direttori della fotografia, scenografi e costumisti napoletani sono oggi tra i più richiesti a livello internazionale, creando una filiera che non ha nulla da invidiare a quella di Los Angeles.
Il 2026 è anche l’anno della sfida distributiva: La Grazia non è solo un film, ma un evento multimediale supportato da una campagna marketing che ha coinvolto i grandi brand della moda italiana, dimostrando che il cinema di qualità può essere un veicolo formidabile per l’intero sistema Paese. La sfida per il prossimo futuro sarà mantenere questa centralità senza saturare il mercato, evitando che lo “stile Sorrentino” diventi una maniera ripetitiva invece che una costante fonte di innovazione. Napoli, nel frattempo, continua a girare, consapevole di essere, in questo momento, l’ombelico del mondo cinematografico.