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Castelli Romani

Addio a Sergio Celli, umile e tenace imprenditore dell’alta moda: dai Castelli ha conquistato il mondo

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È scomparso all’età di 73 anni l’imprenditore Sergio Celli, fondatore del Celli Centro Sposi di Pavona, nel comune di Albano Laziale. I funerali domani alle 15 nella cattedrale di San Pancrazio ad Albano.

di Daniele Priori

Addio a Sergio Celli. Il “signor Sergio” per i suoi amati dipendenti. Un genio dell’imprenditoria che ha saputo onorate al meglio, col suo marchio Celli Alta Moda, il nome dei Castelli Romani e di Roma nel mondo.

Sergio era un uomo mite ma coraggioso, umile ma determinato. Sempre un passo indietro. Alle sfilate nemmeno dietro le quinte ma in fondo alla sala o a fare il “guardiano del faro” nei suoi 3mila metri quadri di Pavona, ad Albano Laziale, dove trent’anni fa ha deciso di buttare il cuore – quello sì sempre tanto avanti – oltre gli ostacoli, fondando il suo “centro sposi”. Facendo leva sul suo cognome storico nell’ambito della moda per cerimonie e donandolo, anche come brand, alla sua amata moglie Maria, stilista divenuta ben presto sinonimo di eleganza, stile, glam, icona dal volto umano, ambasciatrice nel mondo della moda firmata Celli.

Sergio sapeva che la sua sposa, “la stilista di tutte le spose”, sarebbe stata l’immagine perfetta. La nave guida anche per i figli: Giampaolo e Alessia, entrambi protagonisti nell’azienda di famiglia.

Dal caro Sergio il lasciapassare per arrivare ovunque: dalla scalinata di Trinità de’Monti a Comacchio, fino a a Jesolo e Salsomaggiore, nelle finalissime di Miss Italia, come in Qatar dove il marchio Celli Alta Moda è stato tradotto in arabo.

Un lavoro faticoso e complesso sulle rotte internazionali al quale Sergio non ha mai fatto mancare la sua bonomìa e, nei momenti più aspri, anche qualche battuta salace ma sempre con il sorriso in un angolo del viso. E la tenace speranza che non veniva mai meno.

L’ultimo terribile anno l’ha portato a manifestare con forza una fede nella vita, anche attraverso la preghiera, figlia di una conversione autentica e vissuta, che servirà ora come testimonianza anche per i passi futuri della sua famiglia e della sua azienda dove ha avuto la gioia di vedere lavorare anche i nipoti che, tra i tanti vip che l’hanno popolata, sono state certamente le vere persone più importanti: i rampolli futuri nei quali Sergio ha creduto sempre, senza forzature e fanatismi ma con grande sentimento, anche quando la predilezione dei suoi ragazzi prendeva il largo dal settore della moda. Ricordo quante volte mi ha chiesto con dolcezza di “stare vicino, seguire” il primo nipote Simone che coltiva una bella passione per la scrittura.

E tutte quelle volte che, all’ora di pranzo, spente le luci dell’atelier e chiuso il cancello, a chi continuava a lavorare negli uffici, non mancava di offrire un invito a tavola, nel cucinino-cuore del retrobottega.

Sergio ha accolto davvero tante persone nella sua bella, colorata, vivace famiglia senza perdere mai il contatto con la quotidianità perché i sogni, il prestigio, le sfilate, la tv e il cinema non avrebbero potuto brillare senza i suoi piedi ben saldi a terra.

Mancherà davvero tanto Sergio Celli. Ai familiari, ai suoi tanti amici, ai tantissimi clienti, al territorio.

Alla dolcissima Maria, a Giampaolo, Debora, Alessia, Otello, Simone, Alessio,Aurora, Lorenzo, Martina e Maria Sole l’impegno – che già stanno onorando appieno – di tenerne alta la memoria.

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Frascati, al Divan Japonais nasce il drink “La Mandragata”

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FRASCATI (RM) – Grazie a un barman creativo e cinefilo diventa un drink il film’Febbre da Cavallo‘, il cult movie firmato Steno e interpretato da Gigi Proietti, Enrico Montesano, Catherine Spaak e tanti altri attori e caratteristi che hanno reso grande il cinema italiano.

A inventare il cocktail ‘La Mandrakata‘, ispirato dalla famosa espressione di Proietti, Max La Rosa, proprietario e barman del Divan Japonais di Frascati

Max La Rosa proprietario e barman del Divan Japonais di Frascati

Gli ingredienti

Il drink si prepara con 3,5 cl di Jim Beam Rye Whiskey, 3,0 cl di Cherry Stock, 12 foglie di menta marocchina, 4 cl succo di limone, 3 cl sciroppo homemade allo Zafferano di Navelli, 3 splash bitter homemade agli agrumi e quanto basta di Gosling’s Ginger beer. Per prepararlo, pestare delicatamente la menta in un bicchiere highball doppio da 450 ml, quindi versare tutti gli ingredienti, tranne la Gosling’s Ginger beer e aggiungere ghiaccio. Versare quindi la Gosling’s Ginger beer e mescolare ancora per completare, decorando con una fetta di limone e della menta cosparsa di zucchero a velo vanigliato.

Il whisky ‘maschio senza rischio‘ o meglio ‘teschio maschio senza fischio‘ evocato dal film è ingrediente principale del drink, in questo caso Jim Beam Rye, whiskey di segale del Kentucky, distribuito in Italia da Stock Spirits, caratterizzato da note di vaniglia e un finale pungente, con aromi di noce moscata, chiodi di garofano e pepe nero. Il tutto levigato nel drink dalla menta e dai sapori di agrumi e amarena. E attinente è l’ispirazione del cocktail a un grande classico, il Mint Julep, datato 1938 e servito durante la più famosa corsa di cavalli statunitense, il Kentucky Derby, dove veniva apprezzato da più di 120mila persone l’anno. Insomma, un drink da assaporare mentre si ascoltano le inconfondibili note del trio Bixio-Frizzi-Tempera, scommettendo su Soldatino o D’Artagnan e tifando per Mandrake e Pomata.

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Nemi, causa alla Germania per i danni di guerra? Una strada già percorsa inutilmente dalla Grecia e da Fornelli

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NEMI (RM) – Il sindaco di Nemi, la piccola cittadina incastonata nel cuore del parco dei Castelli romani, ha recentemente annunciato di voler proporre una causa risarcitoria nei confronti della Germania per i fatti che videro le due navi di Caligola andate distrutte a causa di un incendio avvenuto la notte tra il 31 maggio e il 1 giugno del 1944 ad opera, secondo quanto riportato nella relazione della Commissione d’inchiesta del 21 luglio 1944, delle truppe tedesche.

Una strada già percorsa inutilmente

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 13/08/2020

Un’iniziativa, quella del primo cittadino nemese, che trova già due precedenti nella recente storia: il sindaco di Fornelli, cittadina in provincia di Isernia, ha già avviato analoga procedura risarcitoria nei confronti della Germania per i fatti del 4 ottobre 1943 dove il paese divenne teatro di una strage nazista dove sei persone furono uccise per rappresaglia dai tedeschi. E ancora più nota la richiesta avanzata nel 2015 dalla Grecia nei confronti dello stato tedesco per ottenere i danni di guerra.

Richieste queste con probabilità di successo uguale a zero secondo il governo tedesco che ha ricordato il trattato sulla risoluzione dei contenziosi con la Germania, noto come “Trattato 2+4”, firmato nel settembre 1990 dalla Germania occidentale e da quella orientale con le quattro potenze vincitrici (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Unione Sovietica) due mesi prima della riunificazione tedesca.

Il presidente dell’ANPI di Nemi Prof. Vairo Canterani e il Consigliere comunale di “Ricomincio da Nemi” Carlo Cortuso a Officina Stampa del 13/08/2020 per commentare l’iniziativa del sindaco e i fatti storici relativi l’incendio delle navi di Caligola avvenuto nel 1944

 I quattro vincitori rinunciavano infatti ad ogni pretesa di risarcimento nei confronti della Germania. Il documento era stato approvato anche da altri Paesi, tra cui la Italia e Grecia. Secondo Berlino, dunque questo trattato sgombera il campo da ogni pretesa di risarcimento nei confronti della Germania per i danni relativi alla Seconda guerra mondiale.  

I fatti storici

Il video documentario con la ricostruzione storica trasmesso a Officina Stampa del 13/08/2020

Nel gennaio del 1944 inizia l’avanzata delle forze alleate verso Roma per liberarla dall’occupazione tedesca. E dopo mesi di combattimenti, il 18 maggio con la caduta di Cassino viene definitivamente sfondata la linea Gustav, che passava a sud della Capitale, costringendo così le truppe di Hitler ad arretrare.

I tedeschi rimasero quindi intrappolati nella morsa delle forze alleate che da Cassino procedevano verso nord in direzione di Roma e di quelle sbarcate ad Anzio che intercettarono la ritirata tedesca.

L’attacco principale venne sferrato verso i Colli Albani e verso Velletri, occupata qualche giorno dopo, mentre Alexander aveva ordinato di tagliare la ritirata nemica sulla via Casilina puntando in forze su Valmontone. Clark invece preferì puntare direttamente su Roma, e Valmontone fu presa solo il 2 giugno, dopo che i tedeschi avevano completato il ripiegamento.

Le Armate alleate potevano ora avviarsi ora verso la Capitale: l’VIII° armata per la via Casilina e la V° lungo la via Appia.

E in questo quadro generale la notte tra il 27 e il 28 maggio del 1944 al Museo delle Navi di Nemi si presentava il comandante del 163° Gruppo Antiaereo Motorizzato tedesco che ordinava ai custodi e alle loro famiglie di sgomberare immediatamente il Museo dove poi si stanziarono i soldati tedeschi. Venne quindi posizionata una batteria di 4 cannoni accanto all’edificio fra le rovine del tempio di Diana. Iniziò il cannoneggiamento sulle truppe alleate che però riuscirono presto a individuare la batteria tedesca.

Così tra il 29 e il 30 maggio 4 granate alleate caddero davanti il capannone che custodiva la seconda nave di Caligola fracassando i vetri della facciata e un gran numero di porte e finestre oltre a mettere fuori uso uno dei cannoni tedeschi e provocando il ferimento di molti militari della Wermacht. La mattina del 31 maggio, poi, il sito venne bombardato dall’aviazione alleata senza però subire danni o incendi come testimoniato da Giacomo Cinelli uno dei custodi del Museo.  

La sera dello stesso giorno tra le 19:50 e le 20:15 seguì un furioso cannoneggiamento alleato che, sempre secondo la testimonianza del custode, non provocò nessun incendio.

Giacomo Cinelli racconta poi che verso le 21.20 di quel 31 maggio 1944, dopo un’ora dal bombardamento alleato, avrebbe visto un lume girare all’interno del Museo e dopo 40 minuti verso le 22 divampare l’incendio che trasformò la struttura in un vero e proprio braciere distruggendo per sempre le due navi custodite all’interno.

La Commissione istituita per accertare le circostanze e le cause dell’incendio nella relazione del 21 luglio 1944 conclude scrivendo: “Pur tenuto conto delle circostanze che le indagini sono rimaste per forza unilaterali, nella impossibilità di interrogare i soldati germanici della batteria che si installò presso il Museo dal 28 maggio a tutto il 1 giugno del 1944. Si può concludere che, con ogni verisimiglianza, l’incendio che distrusse le due navi fu causato da un atto di volontà da parte dei soldati germanici che si trovavano nel Museo la sera del 31 maggio 1944”.        

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Albano Laziale, Orciuoli su crollo di alberi a Villa Doria: “Nessun intervento programmato sul verde pubblico ma soldi spesi per gli agronomi”

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ALBANO LAZIALE (RM) – “Continua costante la caduta degli alberi a Villa Doria ad Albano Laziale, un parco pubblico simbolo della Città che purtroppo però non è affatto valorizzato. Non c’è una progettualità seria sul verde pubblico. In dieci anni sono stati capaci di affidare incarichi per le valutazioni sullo stato degli alberi per poi far assistere la cittadinanza ad almeno un crollo al mese come media degli eventi, diventati poi non così imprevisti. Lascia perplessi il continuo cambio di tecnici agronomi che a seconda delle zone hanno ricevuto incarico di valutare e programmare gli interventi per contrastare eventuali malattie di questi storici giganti verdi per impedire che stramazzassero al suolo cosa che peraltro sta avvenendo frequentemente segno che gli interventi tecnici effettuati pagando più professionisti non è stata una scelta oculata. Noi abbiamo un programma concreto ed intorno al verde pubblico ruota un intero sistema di sviluppo e tutela che valorizzi non solo la salute psicofisica delle persone (ricordiamo che il giardino è un luogo sociale di aggregazione), efficienza energetica e risparmio, standard urbanistici e governo del territorio, bellezza e paesaggio, storia e identità, turismo e, detto in una sola parola benessere. Villa Doria deve tornare ad essere il polmone verde di Albano, un luogo meraviglioso di cui andarne orgogliosi in quanto cittadini di un territorio pieno di ricchezze”. Così in una nota il candidato Sindaco di Albano per il centrodestra Matteo Mauro Orciuoli

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