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AEREO RUSSO CADUTO IN SINAI: SI È DISTRUTTO IN VOLO

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Jet britannico schivò missile su Sharm

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Redazione
 
"L'enorme disposizione dei detriti al suolo dell'aereo russo precipitato in Sinai dimostra che il velivolo si è distrutto quando era ancora in volo". Lo ha confermato la Commissione d'inchiesta egiziana. Vladimir Putin ordina lo stop ai voli russi in tutto l'Egitto, ma rassicura l'amico Abdel Fattah Sisi sul fatto che presto i turisti russi torneranno. La mossa del Cremlino di fermare i suoi aerei rilancia però di fatto l'ipotesi che l'Airbus 321 sia precipitato in Sinai per l'esplosione di una bomba a bordo. L'Egitto ancora non conferma l'ipotesi e accusa: da alcuni Paesi europei non c'è stato sufficiente aiuto. "Alcuni Paesi europei – ha detto il ministro degli Esteri egiziano Shoukry – non ci hanno fornito la cooperazione necessaria che noi avevamo chiesto per far fronte alla lotta al terrorismo e gli appelli che noi abbiamo inviato loro non sono stati accolti in modo serio". 
 
Sul disastro avvenuto nel Sinai ai danni di un aereo russo, emerge  con maggiore concretezza l’ipotesi della bomba avvalorata dagli inquirenti britannici. Intanto molti paesi hanno sospeso i voli in direzione Sharm el-Sheikh. Dunque è stato un evento "brutale e improvviso" a far cadere l'aereo russo precipitato sabato nel Sinai. A rivelarlo una fonte vicino all'inchiesta secondo cui le registrazioni della scatola nera farebbero quindi propendere più per la pista bomba. "Ogni cosa sembra procedere normale, assolutamente normale durante il volo. E improvvisamente niente" ha spiegato la fonte secondo quanto riportano media francesi. "Ciò va nella direzione di un evento improvviso e immediato". Sempre secondo questa fonte anche l'analisi delle foto di alcuni rottami, perforati dall'interno verso l'esterno, "accreditano la tesi di un congegno pirotecnico". I dati preliminari non permettono di identificare "la cause della disintegrazione dell'aereo" che però è avvenuta in fase di decollo, ovvero 23 minuti e 14 secondi dopo che il velivolo si era alzato in volo, quando ancora era inserito il pilota automatico. A precisarlo, come detto, è stato il capo della commissione d'inchiesta egiziana sul disastro aereo dell'Airbus della Metrojet, Ayman el-Mokkadem, il quale ha aggiunto che "si sente un rumore nell'ultimo secondo della registrazione della scatola nera". Tale rumore, tuttavia, dovrà essere sottoposto a un'analisi spettrometrica per poterne definire l'origine. L'investigatore capo ha spiegato inoltre che i frammenti del velivolo si sono dispersi in un'area di 13 kilometri, dinamica "consistente con una deflagrazione in volo". Gli inquirenti hanno comunque ribadito che al momento non è possibile tirare "alcuna conclusione" sulla causa del disastro.
 
Jet britannico schivò missile egiziano su Sharm Già oltre due mesi fa qualcuno provò ad abbattere un aereo di linea in fase di atterraggio all'aeroporto di Sharm el Sheikh. Il 23 agosto scorso solo la perizia del pilota e del primo ufficiale evitarono un altro attentato nei cieli del resort egiziano. Secondo quanto riferisce il Daily Mail e ha confermato il ministero dei Trasporti di Londa, un Boeing 737 della compagnia Thomson con 189 passeggeri a bordo venne sfiorato a soli 300 metri da un missile mentre era a bassa quota in avvicinamento, preparandosi ad atterrare a Sharm. Solo l'abilità del pilota, che vide il missile partire da terra e la traiettoria in volo, consentì di compiere una manovra 'evasiva' per schivare il razzo che passò appunto a soli 300 metri dall'aereo, in termini aeronautici un'inezia. In quel caso si tratto' con ogni probabilità di un missile "spalleggiabile" tipo lo statunitense Stinger o il russo Strela, che hanno gittate fino ad un massimo di 4 mila metri, ipotesi esclusa per l'Airbus A321 delle russa Metrojet, che volava a 9.400 metri di quota e per il quale sembra ormai accertata l'ipotesi di una bomba a bordo. L'aereo, decollato dallo scalo di Stanted a nord di Londra, atterrò senza problemi e ai passeggeri non venne rivelato che erano stati ad un passo dalla morte. Il ministero dei Trasporti britannico ha confermato la notizia dello scampato disastro per il jet della Thomson. Una fonte ha riferito "che ai comandi c'era il co-pilota ma è stato il comandante, sempre in cabina, ad avvistare il missile dirigersi verso l'aereo. Fu lui ad ordinare un'improvvisa virata a sinistra per evitare il razzo che passò a 300 metri di distanza. Solo i 5 membri dell'equipaggio furono informati del rischio corso. Al momento di ripartire, di notte, per precauzione il Boeing 737 decollò con tutte le luci spente.

Forze armate egiziane ammettono errore Fonti egiziane avrebbero riferito che non si sarebbe trattato di un attentato terroristico ma ad un errore durante un'esercitazione delle truppe del Cairo vicino all'aeroporo di Sharm. Elemento che aumenta le perplessità ed i dubbi sull'affidabilità delle forze armate egiziane, se loro stesse ammettono di aver rischiato di abbattere, seppur per errore, un aereo di linea britannico con 189 persone a bordo. In ogni caso se il comandante del volo della Thomson Airways non si fosse accorto del lancio e della traiettoria del missile, mentre il co-pilota era impegnato nell'avvicinamento finale alla pista per atterraggio, invece che passare ad appena 300 metri dal velivolo, il missile dell'esercito egiziano avrebbe potuto centrarlo in pieno. Il governo egiziano, sempre più in difficoltà, ha ammesso che il missile che già oltre due mesi fa aveva sfiorato ad appena 300 metri un aereo di linea in fase di atterraggio all'aeroporto di Sharm el Shei, era stato sparato per errore dai suoi soldati durante un'esercitazione. Elemento che aumenta le perplessità ed i dubbi sull'affidabilità delle forze armate egiziane, se loro stesse ammettono di aver rischiato di abbattere, seppur per errore, un aereo di linea britannico con 189 persone a bordo. Il 23 agosto scorso solo la perizia del pilota e del primo ufficiale evitarono un disastro ma non a questo punto, secondo il governo egiziano, un altro attentato nei cieli del resort egiziano, come quello che sabato scorso ha visto abbattere un Airbus A321 della russa Metrojet con 324 persone a bordo. Secondo quanto riferisce il Daily Mail e ha confermato il ministero dei Trasporti di Londa, un Boeing 737 della compagnia Thomson con 189 passeggeri a bordo venne sfiorato a soli 300 metri da un missile mentre era a bassa quota in avvicinamento, preparandosi ad atterrare a Sharm.

Turisti italiani in partenza Non rinunciano alla vacanza i 135 turisti italiani in partenza oggi, alle 14, da Roma Fiumicino con il primo volo per il mar Rosso, dopo il disastro dell'Airbus russo nel Sinai. Sessantanove di loro sono diretti a Sharm el-Sheikh, mentre 66 fanno sosta a Marsa Alam, sulla costa ovest del Mar Rosso. L'arrivo dell'aereo della compagnia Blue Panorama a Sharm el-Sheikh, dopo un primo scalo a Marsa Alam, è previsto per le 20.45 ora locale. Saranno le Forze Armate egiziane invece a farsi carico delle operazioni di rimpatrio delle decine di migliaia di cittadini russi bloccati nel Paese nordafricano. Dvorkovich ha definito adeguate le misure di sicurezza in vigore negli aeroporti di Mosca, verso i quali saranno indirizzati i rimpatriati. Frattanto la confederazione degli operatori turistici russi Ruti ha fatto sapere che saranno 13 le compagnie aeree coinvolte nelle operazioni di rimpatrio

Tensione in aeroporto Cresce la tensione all'aeroporto di Sharm El-Sheikh, in Egitto, dove i passeggeri stranieri in attesa di rientrare in patria devono fare i conti con i voli cancellati per motivi di sicurezza, ma anche con un inasprimento delle misure di sicurezza e di controllo. Un funzionario dello scalo racconta ad al-Ahram, a condizione di anonimato, che i controlli sui passeggeri e sui bagagli si sono fatti più accurati, dopo che l'intelligence britannica ha parlato della possibile esplosione di una bomba nella stiva dell'aereo russo precipitato sabato scorso a 23 minuti dal decollo e costato la vita a tutte le 224 persone a bordo. "I controlli sono diventati più rigorosi – ha detto il funzionario – È aumentato il numero degli impiegati per migliorare il processo di ricerca mentre le forze di sicurezza, polizia ed esercito, sono dispiegati in forza all'aeroporto per mantenere un alto livello di sicurezza". La tensione riguarda poi anche gli operatori del settore del turismo a Sharm El-Sheikh, dove si prevede un calo di arrivi, e quindi di introiti, per l'allarme sicurezza e per la decisione di molti Paesi, dalla Russia alla Turchia, dalla Gran Bretagna alla Francia, di sospendere i propri voli. "La preoccupazione principale è che l'incidente possa mettere a rischio il settore del turismo" ha detto ad al-Ahram il presidente del settore turismo della Camera di commercio del Cairo, Amary Abdel Aziz. "Speravamo che la stagione 2016 fosse migliore di quella del 205" ha aggiunto. Sono i turisti russi i più presenti in Egitto, il 60% degli stranieri che frequentano il Mar Rosso, ma ieri anche il presidente Vladimir Putin ha ordinato la sospensione dei voli dal suo Paese verso l'Egitto per motivi di sicurezza.

 
Aperta indagine su personale aeroporto E' stata aperta un'indagine su tutto il personale dell'aeroporto di Sharm el Sheikh che è entrato in contatto con l'aereo russo schiantatosi una settimana fa nei cieli del Sinai. Lo hanno annunciato funzionari dello scalo e della sicurezza egiziani all'Associated Press.
   

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Hong Kong, blitz della polizia all’Apple Daily: arrestati 5 dirigenti della testata giornalistica

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Il Dipartimento di sicurezza della polizia di Hong Kong ha fatto irruzione questa mattina negli uffici dell’Apple Daily, il tabloid pro-democrazia del tycoon Jimmy Lai, arrestando cinque dirigenti in base alla legge sulla sicurezza nazionale, incluso il suo direttore Ryan Law.
Il blitz è l’ultimo attacco contro la popolare testata che ha sostenuto il movimento a favore della democrazia del centro finanziario.

La polizia ha detto che cinque dirigenti sono stati arrestati “per collusione con un paese straniero o con elementi esterni per mettere in pericolo la sicurezza nazionale”.

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Esteri

Caso Marò, è finita: chiusi tutti i procedimenti a carico di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

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La Corte Suprema indiana ha ordinato la chiusura di tutti i procedimenti giudiziari nel Paese a carico di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due Marò coinvolti nella morte di due pescatori indiani nel 2012. Lo riporta il giornale indiano in lingua inglese The Hindu.

La Corte Suprema indiana aveva rinviato la chiusura del caso lo scorso 19 aprile perche’ l’indennizzo di cento milioni di rupie (circa 1,1 milioni di euro) che l’Italia doveva versare alle famiglie delle vittime non era stato ancora depositato.

Nel corso dell’udienza del 19 aprile, che era stata presieduta dallo stesso presidente della Corte – Sharad Arvind Bobde – il procuratore generale dello Stato, Tushar Mehta, aveva dichiarato che “l’Italia ha avviato il trasferimento di denaro”, aggiungendo però che la somma non era ancora disponibile. Il nove aprile scorso la Corte aveva deciso che il caso sarebbe stato chiuso solo dopo il deposito del risarcimento pattuito. I due militari erano accusati di aver ucciso nel 2012 due pescatori indiani, al largo delle coste del Kerala: i fucilieri, che erano impegnati in una missione antipirateria a bordo della nave commerciale italiana Enrica Lexie, videro avvicinarsi il peschereccio Saint Antony e, temendo un attacco di pirati, spararono alcuni colpi di avvertimento in acqua. A bordo della piccola imbarcazione, però , morirono i due pescatori Ajeesh Pink e Valentine Jelastine, e rimase ferito l’armatore del peschereccio, Freddy Bosco. Dopo un lungo contenzioso, nel luglio del 2020 il tribunale internazionale dell’Aja, che aveva riconosciuto “l’immunità funzionale” ai fucilieri, aveva stabilito che la giurisdizione sul caso spettava all’Italia e aveva disposto il risarcimento alle famiglie delle vittime.

“Chiusi tutti i procedimenti giudiziari in India nei confronti dei nostri due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Grazie a chi ha lavorato con costanza al caso, grazie al nostro infaticabile corpo diplomatico. Si mette definitivamente un punto a questa lunga vicenda”. Lo scrive su twitter il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

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Ambiente

Cina, paura per la centrale nucleare ma per le autorità tutto nella norma

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Uno dei reattori EPR della centrale nucleare di Taishan, nel sud della Cina, ha fatto registrare “un aumento della concentrazione di alcuni gas nobili nel circuito primario”, ha fatto sapere il gruppo francese EDF.

EDF, uno dei gruppi che ha partecipato alla costruzione dell’impianto, “è stata informata dell’aumento della concentrazione di alcuni gas nobili nel circuito primario del reattore n.1 della centrale nucleare di Taishan, gestita dal TNPJVC, joint-venture di CGN (70%) e EDF (30%)”, si legge in un comunicato. Il circuito primario è un circuito sigillato che contiene acqua sotto pressione, che si scalda nella vasca del reattore a contatto di elementi combustibili.

Fra i gas cosiddetti “nobili” o rari, ci sono l’argon, l’elio, il krypton, l’argon o il neon

“La presenza di alcuni gas nobili nel circuito primario – precisa EDF – è un fenomeno noto, studiato e previsto dalle procedure di gestione dei reattori”. La tv americana CNN, sulla base di una lettera inviata da Framatome al Dipartimento per l’Energia americano, ha parlato di una possibile “fuga” nella centrale, dove ci sono due reattori EPR con tecnologia francese. Secondo la CNN, le autorità per la sicurezza cinesi avrebbero rilevato limiti “accettabili” di radiazioni all’esterno del sito per evitare di sospendere l’attività della centrale. 

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