Connect with us

Scienza e Tecnologia

Age of Wonders Planetfall, è tempo di colonizzare

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Cercate un titolo strategico ambientato nel futuro e che preveda la colonizzazione di nuovi pianeti? Volete un videogame in grado di offrire ore ed ore di divertimento fra combattimenti a turni, raccolta di risorse e la creazione di un pianeta governato come si desidera? Bene, allora Age of Wonders Planetfall è il prodotto che fa per voi, sia che siate giocatori Pc che Xbox One e PS4. Parlando di trama, pensate a una società evoluta tecnologicamente che ha avuto modo di espandersi per il cosmo colonizzando centinaia di pianeti, un impero in grado ti mantenere pace ed ordine tra le numerose razze e fazioni diverse presenti nel cosmo. Ora immaginate che un misterioso cataclisma di proporzioni cosmiche faccia crollare tale impero, mandandolo in frantumi e rispedendo le civiltà che lo compongono centinaia di anni indietro dal punto di vista tecnologico. Ecco, questo è a grandissime linee il tetro in cui si svolgono le attività di Age of Wonders Planetfall. Nel gioco si vestiranno i panni di un comandante impegnato nella ricostruzione del proprio impero, facendolo risorgere dalle ceneri di ciò che era una volta l’Unione Stellare Intergalattica. Ma per raggiungere tale scopo bisognerà prendere con saggezza le proprie decisioni e valutare ogni mossa attentamente. Con la caduta dell’Unione, la galassia ha visto le sue principali razze organizzarsi in gruppi indipendenti, aventi come obiettivo quello di riportare la propria civilizzazione a prima del cataclisma. E qui inizia il gioco, infatti, ci sono ben sei fazioni selezionabili con cui intraprendere l’avventura, ognuna con caratteristiche uniche che ne determinano i punti di forza. Ci sono i Vanguard, la fazione umana, gli Assembly, una razza cibernetica votata alla ricerca della perfezione fisica attraverso il massiccio utilizzo di impianti biomeccanici, i Dvar, una specie nanica spaziale votata alla ricerca mineraria, i Kir’ko, uno sciame di insetti senzienti, il Sindacato, razza dotata di poteri psionici e infine le Amazzoni, razza guerriera specializzata nell’uso di armi biologiche. Detto ciò è bene sottolineare che oltre che per il diverso background, queste fazioni si distinguono tra di loro in maniera evidente per una serie di caratteristiche che le rendono uniche, differenziando in modo molto marcato l’approccio in-game e tutta una serie di dinamiche fondamentali. Tale vastità di scelta nella giocabilità dona al titolo un alto tasso di rigiocabilità a patto però di avere la pazienza di seguire il tutorial (esclusivamente in inglese) e di non aver fretta. Age of Wonders Planetfall non è un gioco per casual gamers e per raggiungere risultati concreti è necessario applicarsi.

Entrando nel vivo dell’azione, subito dopo l’atterraggio della nave-colonia sulla superficie del pianeta, si inizia a prendere confidenza le numerose dinamiche offerte dal titolo. L’interfaccia di gioco appare fin da subito chiara e permette di visualizzare sullo schermo le informazioni principali ma nonostante ciò lascia la maggior parte dello spazio libero per la visualizzazione della superficie del pianeta. Il mondo di gioco è diviso in una serie più o meno numerosa di settori, inizialmente oscurati e visibili solo nel momento in cui si invieranno degli scout in avanscoperta. Ciascuno di questi settori si differenzia dagli altri per morfologia, fertilità, clima o per la presenza di strutture o variabili naturali che possono conferire allo stesso dei bonus o dei malus in quelli che sono i fattori chiave per lo sviluppo della colonia: ricerca, produzione agricola, industria. I piani di espansione del giocatore, infatti, dovranno tenere in considerazione molto attentamente queste variabili, in quanto i settori, una volta annessi ad una colonia, sono determinanti per lo sviluppo della stessa e la generazione delle diverse risorse fondamentali. Ogni colonia che si fonderà nasce con un determinato numero di coloni, numero che nel corso dei turni di gioco andrà a crescere permettendone la progressiva espansione: risulta importante gestire correttamente le risorse, per far sì che i coloni prosperino felici, e non incorrere in possibili sommosse dettate da un morale troppo. Il numero dei settori che ciascuna colonia può controllare dipende dalla dimensione della stessa: maggiore sarà il numero di abitanti in una città, maggiori settori potranno essere controllati, in una meccanica che lega a doppio filo colonie e settori. Oltre che allo sviluppo di questi settori, sarà necessario anche provvedere alla costruzione di strutture all’interno della colonia vera e propria: caserme e centri di addestramento avanzati sono essenziali per la costruzione di unità da guerra sempre più efficienti, torrette e difese perimetrali conferiranno alla colonia difese extra in caso di invasione, i centri ricerca aumenteranno i punti generati sotto questa voce e così via. Ogni elemento che verrà aggiunto alla coda di costruzione ha un numero prestabilito di turni necessario al proprio completamento, turni che nel corso del gioco, con l’evoluzione tecnologica o l’emissione di determinati editti potrebbero venire ridotti, velocizzando considerevolmente la creazione di strutture o truppe. Insomma, l’attento sviluppo della colonia, le scoperte scientifiche, il numero di abitanti e le truppe militari, sono tutti fattori necessari per il controllo dei settori e del pianeta stesso.

A questa complessa parte gestionale, che richiederà diverse ore per essere padroneggiata in maniera efficace, si aggiungono altri elementi altrettanto complessi tra i quali spicca la gestione delle truppe in battaglia. Sulla superficie del pianeta le truppe vengono mosse come pedine sulla mappa in base al loro numero di punti azione, che dipendono sia dalla tipologia di unità sia dalla conformazione del terreno su cui si stanno muovendo. Capiterà quindi durante gli spostamenti di imbattersi in gruppi di unità ostili non necessariamente legate a qualche altra fazione rivale, ma anche in gruppi di semplici banditi o più semplicemente creature selvagge che vedono le unità del giocatore come forze osili. Questi gruppi vengono evidenziati, sugli esagoni che compongono la mappa di gioco, con la riproduzione della loro unità principale, ma sono spesso composti da diverse tipologie di creature, fino ad un massimo di sei elementi per gruppo, discorso che vale naturalmente anche per le truppe del giocatore. Una volta venuti in contatto con le unità ostili starà a chi gioca gestire la situazione nel migliore dei modi: si potrà ad esempio decidere di attaccare con un singolo gruppo di unità, piazzandolo sulla casella adiacente a quella occupata dagli avversari per poi fare partire lo scontro vero e proprio, oppure decidere, qualora si abbiano a disposizione più gruppi di soldati, di attaccare con unità multiple, posizionandole sul bordo di due o più lati dell’esagono del nemico. Ovviamente nel caso in cui si ritenga che lo scontro sia fuori dalla propria portata, è anche possibile scegliere di ritirarsi per fortificare le proprie unità e procedere in un secondo momento con l’attacco. Caricare sempre i nemici a testa bassa, infatti, non è mai la soluzione migliore. Una volta che si decide di ingaggiare i nemici, ha inizio la fase di combattimento vera e propria. In Age of Wonders Planetfall, prima di iniziare a scontrarsi sul campo di battaglia viene data la possibilità di scegliere se scendere in campo controllando direttamente le truppe oppure lasciare che sia la CPU a calcolare l’esito dello scontro sulla base della potenza totale degli schieramenti. La scelta più appagante rimane ovviamente la prima, perché permette di godere delle tantissime soluzioni tattiche messe a disposizione dal titolo. Nel caso in cui quindi si scelga di giocare la battaglia, le unità vengono disposte sul campo in base alla loro collocazione nella mappa principale, offrendo la possibilità di creare strategie complesse per tentare manovre a tenaglia o accerchiamenti. Ogni truppa al comando del giocatore ha un numero determinato di movimenti, che ne costituiscono il range di spostamento: il numero di spostamenti dipende dal tipo di unità, con le unità leggere più agili e quindi più mobili. Ogni unità può utilizzare i punti a propria disposizione per spostarsi ed attaccare oppure può spenderli tutti semplicemente in uno spostamento di maggior portata. Il terreno di scontro offre sempre punti di riparo o zone di particolare vantaggio, come aree sopraelevate, che conferiscono bonus aggiuntivi a precisione o difesa. Una volta raggiunta la posizione desiderata si potrà sferrare l’attacco che in base a svariati fattori avrà una percentuale diversa di successo, l’attacco va a buon segno l’avversario subisce un danno e può ricevere, in base all’armamento in possesso, anche danni extra dovuti da status come avvelenamento, elettrocuzione, danni da esplosione o bruciatura. La vittoria va allo schieramento che elimina completamente gli avversari o li costringe alla resa. Age of Wonders Planetfall unisce quindi elementi strategico gestionali a una struttura di combattimento estremamente complessa ed appagante.

I combattimenti, è bene sottolineare, non si riducono solo alla caccia di gruppetti sciolti di banditi o creature del luogo, infatti il gioco si fa molto più duro nel momento in cui si entrerà in contatto con un’altra fazione. Oltre che mostrando la propria superiorità bellica il giocatore avrà anche la possibilità di interagire con gli altri comandanti utilizzando la sottile arte della diplomazia, cercando di stringere accordi commerciali, patti di non aggressione o alleanze al fine di avere appoggio e maggior potenza di fuoco in caso di guerra contro un nemico comune, spendendo oculatamente i punti influenza che vengono guadagnati nel corso dei turni. Nel gioco potrà capitare di essere contattati da gruppi “neutrali” che chiederanno alla fazione del giocatore aiuto nel completamento di differenti compiti, grazie alle quali ricevere ricompense costituite da punti ricerca, energia o persino unità supplementari o armamenti migliori con i quali equipaggiare i propri comandanti. In Age of Wonders Planetfall, ovviamente, per potersi imporre sugli avversari è necessario dare ampio spazio al progresso scientifico e tecnologico. Il titolo infatti presenta un albero tecnologico molto variegato; mano a mano che i punti ricerca generati dalle colonie aumentano si può accedere ad una vasta gamma di ricerche, che non si limitano a nuove unità o mod con cui potenziare le truppe, ma consentono anche di aumentare la produttività delle fabbriche, la resa delle colture, permettono di accedere ad attacchi missilistici di precisione, in grado di indebolire strutture o unità nemiche, di mettere in atto strategie di spionaggio e controspionaggio e via dicendo. Ovviamente più si avanza con la ricerca, maggiori sono i vantaggi offerti da questa, quindi è sempre bene dare una buona fetta di priorità a scienza e tecnologia. In Age of Wonders Planetfall oltre alla modalità Campagna, attraverso la quale è possibile seguire le vicende delle varie fazioni in un susseguirsi di mappe da completare raggiungendo obiettivi precisi, si potrà decidere di affrontare il gioco in modalità “scenario”, selezionando e personalizzando completamente uno dei pianeti disponibili stabilendo il numero di avversari (da un minimo di 2 a un massimo di 12) e stabilire se siano umani o controllati dalla CPU. Interessante la possibilità di giocare una partita in tale modalità sfidando o collaborando con un compagno umano sulla stessa console. Ed immancabile la modalità multiplayer, che consente di sfidare invece fino a 5 avversari online. Anche questo aspetto incrementa la longevità del titolo e dà la possibilità di passare centinaia di ore gioco senza mai annoiarsi. Graficamente Age of Wonders Planetfall si attesta su un buon livello, anche se, parlando di un titolo strategico gestionale, la produzione non può essere paragonata a capolavori di altro genere. Unica grande pecca del gioco è la mancanza totale della lingua italiana. Tale assenza può risultare un ostacolo importante per chi non mastica l’inglese, infatti, comprendere le complesse dinamiche di gioco è pressoché impossibile senza una buona conoscenza dell’inglese. Tirando le somme, Age of Wonders Planetfall è attualmente uno dei migliori esponenti del genere, ma prima di procedere all’acquisto è necessario tenere a mente che il titolo non è un prodotto adatto a tutti. Chi ha fretta di fare le cose, i casual gamers e chi non apprezza tale tipo di giochi potrebbe trovarsi in grande difficoltà fin dalle prime battute. Per chi invece è alla ricerca di uno strategico gestionale che offra un buon livello di sfida, che offra tante cose da fare e che abbia un gameplay profondo, il prodotto di Paradox Interactive e Triumph Studios sarà un vero e proprio sogno.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8,5

Gameplay: 9

Longevità: 10

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

Print Friendly, PDF & Email

Commenti

Scienza e Tecnologia

Plants Vs. Zombies torna con La battaglia di Neighborville

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Plants Vs. Zombies la Battaglia di Neighborville è il nuovo videogame della serie di PopCap ed Electronic Arts già disponibile per Playstation 4, Xbox One e PC. Per chi non lo sapesse, vogliamo ricordare che sono passati ben dieci anni dall’uscita di Piante contro Zombi, peculiare “tower defence game” che, prima su PC e successivamente su piattaforme mobile e console, ha saputo guadagnarsi una fetta considerevole di appassionati. L’aspetto strategico nei tower defence è sicuramente di prim’ordine e Piante vs Zombie ha saputo coniugare a dovere l’aspetto “tattico” con l’immediatezza di gameplay, rendendo di fatto il gioco godibile sia dai grandi che dai piccini. La “genialata” dei PopCap Games di contrapporre due fazioni così diverse e assurde, ovvero le piante e gli zombie mangia cervelli, si è dimostrata la chiave vincente che ha portato questo brand al successo. Il team di Seattle, tuttavia, cinque anni fa decise di affiancare alla serie principale, esclusivamente tower defence, uno spin-off multiplayer, che avrebbe sempre visto contrapposte le due assurde fazioni, ma riproponendo lo scontro con un gameplay tipico degli sparatutto in terza persona. Plants vs. Zombies: Garden Warfare è stato infatti il primo “esperimento” di PopCap Games, in congiunta con Electronic Arts, capace di rivelarsi un successo sia di critica che di pubblico.

L’immediatezza di gameplay, unita ad uno stile grafico unico e cartoonesco, spinsero il team a riproporre un sequel l’anno successivo. A circa tre anni di distanza dall’uscita di Plants vs. Zombies: Garden Warfare 2, ecco arrivare Plants Vs. Zombies Battle for Neighborville, sequel spirituale dei due precedenti spin-off, carico di novità in termini di modalità e meccaniche di gioco, ma sempre ricchissimo di spunti intelligenti ed esilaranti. Esaminando più da vicino il titolo possiamo dire che, questo terzo capitolo della serie in versione shooter riparte dalle ottime basi gettate da Garden Warfare 2 e prende tutto quello che c’era di buono per elevarlo alla massima potenza. Inoltre, sono riscontrabili alcuni graditi miglioramenti che sicuramente dipendono da un’attenta osservazione dei “rivali” nell’ambito degli shooter online. Ad esempio, la presenza di variazioni delle classi è totalmente scomparsa, rispetto alle precedenti iterazioni, lasciando spazio ad alcuni personaggi base, più alcuni unici da aggiungere al roster principale, portando il numero di personaggi giocabili a un totale di venti. Tra le novità, in termini di pg giocabili, per le piante sono presenti la ghianda, mentre per gli zombi un “pilota” spaziale in un minuscolo UFO circolare. Entrambi abbastanza agili sul campo, sono dotati di una potenza di fuoco sostenuta, bilanciata però da una difesa piuttosto fragile, anche se forniti di un’abilità unica in grado di ribaltare le sorti dello scontro: la ghianda, ad esempio, potrà trasformarsi in una quercia, mentre lo zombie spaziale potrà trasformarsi in una fortezza galleggiante, lenta ma devastante. Le cose diventano più interessanti quando ci sono più cadetti o ghiande in una squadra, perché più giocatori possono saltare su una controparte più grande, con tutti i vantaggi e le complicazioni del caso. Non è una novità per il genere di appartenenza, ma una grande novità per la serie di PopCap Games, capace di rendere gli scontri multiplayer ancor più variegati e divertenti rispetto al passato. Sul fronte meccaniche, ogni eroe di Plants Vs. Zombies Battle for Neighborville possiede un’arma da fuoco e un set di abilità unico. Di grande pregio, inoltre, la cura per i dettagli riservata ai diversi personaggi che compongono i due roster. Tale attenzione per i dettagli e la caratterizzazione dei singoli personaggi saranno sicuramente apprezzate dai giocatori. La quantità di nuovi contenuti da cui si viene accolti nel nuovo mondo hub è davvero sorprendente, l’opening del gioco è semplice ma efficace e la struttura di gioco a dir poco entusiasmante. Una volta lanciato il titolo ci si troverà subito catapultati in un mondo vivo, denso di attività e ricco di cose da fare. Nella modalità single player ad esempio sarà necessario correre, intraprendere missioni più facili, cercare tesori, sconfiggere nemici e molto altro ancora. Ovviamente, questo da solo non offre un motivo sufficiente per acquistare il gioco (è richiesta una connessione a Internet), ma siamo rimasti molto soddisfatti dall’aggiunta della modalità single player, soprattutto vista la varietà che offre al gioco. Altra modalità presente in game è Garden/Graveyard Ops, che è fondamentalmente una modalità orda in cui bisogna affrontare nemici sempre più difficili all’avanzare dell’esperienza. Poiché le classi del gioco sono diverse e variegate, si può facilmente cambiare le sorti in battaglia semplicemente cambiando personaggio, quindi è importante non focalizzarsi su un solo tipo di “soldato” ma sfruttare quello con le abilità più adatte al tipo di cosa che si vuole fare. Abbiamo anche apprezzato molto la modalità Arena Battaglia, che mette in competizione squadre di quattro persone in cui ogni giocatore che ha una sola vita, uno contro l’altro. Questa nuova modalità di Plants Vs. Zombies Battle for Neighborville ha aggiunto rapidamente un po’ di frenesia all’esperienza ed è stata più intensa di quanto pensassimo fosse possibile da un gioco su piante e zombi. Torna anche Turf War, modalità che consente di collaborare con altri giocatori per raggiungere obiettivi specifici comuni. Questa modalità di gioco è divertente, ma dal momento che non c’è molta strategia in gioco quando si è accoppiati con giocatori casuali che sembrano pensare che ogni modalità sia un deathmatch, purtroppo essa non raggiunge mai il suo pieno potenziale.

Oltre alle modalità sopra citate, è ovviamente presente il classico Deathmatch, che è sempre divertente. Decidere se giocare al nuovo Night Cap (un ninja furtivo di funghi), al brutale Kernel Corn o al classico Peashooter ha un impatto importante su ciò che accadrà nel gioco e ci sono anche obiettivi che incoraggiano a cambiare costantemente personaggio, per spingere il giocatore a provare la varietà che il gioco ha da offrire. Proprio come nelle precedenti iterazioni della serie, Plants vs.Zombies, questo nuovo Battle for Neighborville si concentra principalmente sullo sbloccare oggetti cosmetici come cappelli divertenti, pantofole consumate, combinazioni di colori e molto altro. Ogni attività presente in game, che sia legata ad attività della storia o partite competitive online, ricompenseranno i giocatori con delle monete, spendibili nell’apposita slot machine presente nell’hub centrale, dove si verrà premiati con componentistica estetiche in maniera randomica, come ad esempio costumi ed emote per il proprio personaggio. Per quanto riguarda la nostra prova, su Xbox OneX, ci sentiamo di elogiare il lavoro svolto dagli sviluppatori per quanto concerne la cura del comparto audiovisivo. Battle for Neighborville gode di una serie di effetti grafici ancor più avanzati rispetto al passato, grazie all’utilizzo dell’ottimo Frostbite Engine di Electronic Arts, in grado di riempire lo schermo di coloratissime esplosioni. La cura dei dettagli e della composizione delle texture è quella di sempre, ma la varietà è nettamente aumentata, anche all’interno della medesima mappa. Discreto il comparto sonoro che, propone musiche divertenti, versi “gutturali” e rumori, rimanendo però ancora distaccato da un doppiaggio classico e legato ai canonici sottotitoli in italiano. Parlando di lati negativi, purtroppo c’è da dire che nel corso della nostra prova purtroppo abbiamo riscontrato una presenza fastidiosissima di freeze del gioco che ci ha costretto a riiniziare attività più e più volte rendendo l’esperienza complessiva piuttosto frustrante. Speriamo che gli sviluppatori riescano a risolvere questo problema in tempi brevi con una patch ad hoc. Tirando le somme, con Plants vs. Zombies: Battle for Neighborville annoiarsi è davvero impossibile in quanto è uno shooter online immediato e divertente, caratterizzato da toni leggeri e da un comparto tecnico colorato e convincente. La possibilità di affrontare le modalità cooperative e competitive in compagnia di amici, grazie all’utilizzo dello split screen, è un valore aggiunto in questa nuova produzione targata PopCap Games. Problemi, annosi, di bilanciamento a parte che ci auguriamo vengano risolti con i prossimi aggiornamenti, ci sentiamo di consigliare il titolo a tutte le persone che cercano uno shooter leggero, intuitivo, originale e senza troppi fronzoli.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 8

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

In evidenza

WhatsApp, un file Mp4 mette a rischio la sicurezza

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Utenti di WhatsApp attenzione, un file Mp4 può mettere a rischio la sicurezza della popolare applicazione di instant messagging e consentire a malintenzionati di prendere il controllo del dispositivo. L’allarme è stato lanciato dalla stessa società di proprietà di Mark Zuckerberg che conta oltre 1 miliardo e mezzo di utenti attivi ogni mese. Viene consigliato agli utenti di aggiornare l’app all’ultima versione in cui è stata inserita una correzione di sicurezza. Secondo il sito GbHackers, al momento non ci sono prove concrete del fatto che questa vulnerabilità sia stata sfruttata, ma in ogni caso è bene proteggere il proprio WhatsApp eseguendo l’update. A fine ottobre l’applicazione ha fatto causa alla società israeliana Nso, accusandola di essere responsabile di attacchi mirati a circa 1.400 suoi utenti, utilizzando uno spyware, cioè un software spia. Il problema è stato classificato come “critico”. Un attacco di questo tipo avrebbe permesso all’hacker di scaricare e installare sui dispositivi violati un malware, un software maligno, oltre a rendere accessibili e trasferibili i dati sensibili contenuti nello stesso. E tutto questo a insaputa dell’utente. Facebook ha dichiarato di aver preso in carico il problema, etichettando la vulnerabilità come “CVE-2019-11931”. “WhatsApp lavora costantemente per migliorare la sicurezza del servizio. Rendiamo pubblici i potenziali problemi che abbiamo, risolvendoli con le migliori pratiche del settore. In questo caso, non vi è motivo di credere che gli utenti siano stati colpiti”, ha spiegato un portavoce della società. Sempre secondo il sito GbHackers, le versioni interessate da questo problema sono, nello specifico, quelle precedenti alla 2.19.274 su Android e alla 2.19.104 per quanto concerne Whatsapp Business, alla 2.19.100 su iOS e alla 2.19.100 per Business, e pari o inferiori alla 2.18.368 su Windows Phone. Per mettersi al sicuro gli utenti devono mantenere l’applicazione aggiornata e non aprire file o filmati, in particolare quelli con estensione MP4, provenienti da fonti non conosciute. Eseguire costantemente gli update, ricordiamo, è l’unico modo di mantenere le applicazioni al cento per cento sicure e non incappare in alcun tipo di problemi. Non ignorate mai gli aggiornamenti.

F.P.L.

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Scienza e Tecnologia

Planescape Torment e Icewind Dale sbarcano su Xbox One, Ps4 e Switch

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Planescape Torment e Icewind Dale arrivano su Xbox One, Ps4 e Nintendo Switch. Dopo la recente uscita di Baldurs Gate 1 e 2 (qui la nostra recensione), anche questi titoli vedono nuova vita sulle console di attuale generazione e sono pronti a farsi conoscere dalle nuove generazioni di gamers, ma anche a fare la gioia di chi li ha giocati nello scorso millennio. Planescape Torment e Icewind Dale rappresentano due modi diversi, quasi opposti di vedere i giochi di ruolo. Torment è un rpg a tutto tondo dove la storia la fa da padrone pur con una certa dose di libertà. Una sceneggiatura degna di un ottimo film, personaggi caratterizzati e ben definiti, e una serie di sidequest splendide ne fanno un gioco di ruolo una spanna sopra ai Baldur’s Gate. Icewind Dale invece, propone un’avventura lineare, in certi versi simile ad una sessione cartacea vera e propria di Dungeon’s and dragons, con missioni a “moduli” e un party tutto da costruire, dove la storia è sì importante, ma di contorno rispetto a strategia e combattimento. Ma andiamo ad esaminare i tioli: Icewind Dale si propone come una sorta di Baldur’s Gate più concentrato sul sistema di combattimento. Certo, una storia è sempre presente, e al giocatore è richiesto di affrontarla dalla propria prospettiva: il che significa che risolvere determinate situazioni in un modo o nell’altro spetta alla sensibilità del giocatore, con tutte le conseguenze del caso. Per tutto il resto, Icewind Dale è molto simile a Baldur’s Gate, ossia è un classico gioco di ruolo con visuale isometrica, con sistema di combattimento in “tempo reale” con la possibilità di poter usare una pausa tattica per poter gestire al meglio le azioni dei membri del party del giocatore. Il party, infatti, è una delle prime differenze rispetto a Baldur’s Gate che saltano all’occhio. Mentre in BG il giocatore deve costruire il suo party mentre avanza nell’avventura selezionando i compagni man mano che si avanza, in Icewind Dale si comincia immediatamente con un party formato di tutto punto. Questo potrebbe allungare decisamente i tempi della creazione dei personaggi, ma per fortuna, il gioco mette a disposizione un party di base creato precedentemente, facendo così risparmiare tempo al giocatore. Inutile dire che l’editor di creazione è sempre lo stesso ed offre, come al solito, un’elevatissima mole elevata di opzioni di personalizzazione della propria squadra. D’altronde, si parla sempre di una campagna di D&D, e Icewind Dale riesce a catturare lo spirito pienamente, regalando centinaia di ore di gioco. Parlando di Planescape Torment, invece, possiamo dire che il titolo riprende le meccaniche dei giochi D&D precedenti e le rielabora per presentare un tipo di esperienza unica nel mondo dei giochi di ruolo. Infatti, a differenza degli altri titoli di cui abbiamo parlato, Torment è quello che presenta il livello di scrittura più alto, con uno stile che non disdegna anche picchi di black humor.

Il giocatore veste i panni del Nameless One, e le informazioni che il giocatore ha su di lui sono uguali a quelle che il personaggio stesso è a conoscenza: ovvero, niente. Tutto quello che si sa è che il protagonista è stato portato in un obitorio perché si credeva fosse morto, solo che all’improvviso si alza e cammina. Uno scheletro fluttuante si avvicina e interagisce con il protagonista, e decide di accompagnarlo per scoprire cosa gli è successo. Infatti, il personaggio principale soffre di un’amnesia che non gli consente di ricordare assolutamente nulla degli eventi che lo hanno portato a finire in un obitorio. Starà al giocatore guidarlo alla ricerca della verità, in un mondo incredibilmente complesso e tutto da scoprire. Come già detto, Planescape Torment ha un accento decisamente maggiore sulla storia e su come il giocatore la può navigare ed influenzare. I testi a schermo sono tantissimi, scritti in maniera davvero squisita. Nonostante la storia abbia una trama assolutamente straordinaria però resta comunque un gioco con vent’anni alle sue spalle. Infatti, chi sta dinanzi lo schermo non sa mai bene quello che deve fare, dove deve andare, e soprattutto come farlo. Tutto ciò è lasciato al giocatore stesso da scoprire; questo perché Torment richiede un’immedesimazione molto elevata, richiede di tuffarsi nel mondo di gioco con grande attenzione e concentrazione, senza lasciarsi sfuggire dettagli e cercando di non tralasciare nulla. Se si è in grado di superare gli ostacoli iniziali dovuti all’età di questo titolo, ci si ritroverà davanti uno degli esempi più sopraffini di narrativa videoludica e credeteci, vivere un’esperienza del genere è davvero fantastico. Adesso che abbiamo fatto un veloce excursus su ciò che i due titoli hanno da offrire, andiamo ad analizzare il comportamento di Icewind Dale e Planescape Torment su console. Come per Baldur’s Gate, il lato puramente estetico non rappresenta un problema, e anche lo zoom che va a “distorcere” le texture, è parte integrante di un compromesso impossibile da risolvere. Non è possibile, a meno di non ricreare completamente la grafica partendo da texture ad alta definizione, ma è una discussione prettamente accademica in quanto questo tipo di lavoro richiederebbe una mole di risorse tale da scoraggiare qualsivoglia progetto. E forse, soprattutto per i puristi, non sarebbe nemmeno corretto. Infatti, questi giochi vanno goduti per ciò che offrono in termini di storia e gameplay, non certo per l’aspetto estetico. Dal punto di vista tecnico, esattamente come con la collection di Baldur’s Gate, anche qui Skybound Games e Beamdog hanno fatto un lavoro molto ben riuscito. Il sistema di controlli funziona alla perfezione: anche se stiamo anni luce dalla precisione che tastiera e mouse, per cui questi giochi erano originariamente pensati, la mappatura dei pulsanti però è decisamente convincente. Certo, c’è bisogno di un primo periodo di apprendimento; ma dopo un po’, navigare il mondo di gioco e fra le varie finestre dei menu diventerà facile come bere un bicchiere d’acqua, specialmente per chi è abituato ad avere a che fare con i giochi di ruolo. Tirando le somme, possiamo dire che con Planescae Torment e Icewind Dale su console, i giocatori si trovano in mano due rpg indimenticabili. Strategia e personalizzazione ai massimi livelli faranno la gioia degli appassionati di D&D, mentre le ambientazioni da brividi, soprattutto quelle di Planescape Torment sono quanto di meglio si possa trovare in circolazione. Certo, ve lo ripetiamo, questi titoli sono adatti a utenti esperti, ma se si ha pazienza e costanza, anche un giocatore di primo pelo può imparare e apprezzare la maestosità di queste vere e proprie opere videoludiche.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 9

Gameplay: 9,5

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Traduci/Translate/Traducir

Il calendario delle notizie

Novembre: 2019
L M M G V S D
« Ott    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

L’Osservatore su Facebook

I tweet de L’Osservatore

Le più lette di oggi

Copyright © 2017 L'Osservatore d'Italia Aut. Tribunale di Velletri (RM) 2/2012 del 16/01/2012 / Iscrizione Registro ROC 24189 DEL 07/02/2014 Editore: L'osservatore d'Italia Srls - Tel. 345-7934445 oppure 340-6878120 - PEC osservatoreitalia@pec.it Direttore responsabile: Chiara Rai - Cell. 345-7934445 (email: direzione@osservatoreitalia.it