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Scienza e Tecnologia

Age of Wonders Planetfall, è tempo di colonizzare

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Cercate un titolo strategico ambientato nel futuro e che preveda la colonizzazione di nuovi pianeti? Volete un videogame in grado di offrire ore ed ore di divertimento fra combattimenti a turni, raccolta di risorse e la creazione di un pianeta governato come si desidera? Bene, allora Age of Wonders Planetfall è il prodotto che fa per voi, sia che siate giocatori Pc che Xbox One e PS4. Parlando di trama, pensate a una società evoluta tecnologicamente che ha avuto modo di espandersi per il cosmo colonizzando centinaia di pianeti, un impero in grado ti mantenere pace ed ordine tra le numerose razze e fazioni diverse presenti nel cosmo. Ora immaginate che un misterioso cataclisma di proporzioni cosmiche faccia crollare tale impero, mandandolo in frantumi e rispedendo le civiltà che lo compongono centinaia di anni indietro dal punto di vista tecnologico. Ecco, questo è a grandissime linee il tetro in cui si svolgono le attività di Age of Wonders Planetfall. Nel gioco si vestiranno i panni di un comandante impegnato nella ricostruzione del proprio impero, facendolo risorgere dalle ceneri di ciò che era una volta l’Unione Stellare Intergalattica. Ma per raggiungere tale scopo bisognerà prendere con saggezza le proprie decisioni e valutare ogni mossa attentamente. Con la caduta dell’Unione, la galassia ha visto le sue principali razze organizzarsi in gruppi indipendenti, aventi come obiettivo quello di riportare la propria civilizzazione a prima del cataclisma. E qui inizia il gioco, infatti, ci sono ben sei fazioni selezionabili con cui intraprendere l’avventura, ognuna con caratteristiche uniche che ne determinano i punti di forza. Ci sono i Vanguard, la fazione umana, gli Assembly, una razza cibernetica votata alla ricerca della perfezione fisica attraverso il massiccio utilizzo di impianti biomeccanici, i Dvar, una specie nanica spaziale votata alla ricerca mineraria, i Kir’ko, uno sciame di insetti senzienti, il Sindacato, razza dotata di poteri psionici e infine le Amazzoni, razza guerriera specializzata nell’uso di armi biologiche. Detto ciò è bene sottolineare che oltre che per il diverso background, queste fazioni si distinguono tra di loro in maniera evidente per una serie di caratteristiche che le rendono uniche, differenziando in modo molto marcato l’approccio in-game e tutta una serie di dinamiche fondamentali. Tale vastità di scelta nella giocabilità dona al titolo un alto tasso di rigiocabilità a patto però di avere la pazienza di seguire il tutorial (esclusivamente in inglese) e di non aver fretta. Age of Wonders Planetfall non è un gioco per casual gamers e per raggiungere risultati concreti è necessario applicarsi.

Entrando nel vivo dell’azione, subito dopo l’atterraggio della nave-colonia sulla superficie del pianeta, si inizia a prendere confidenza le numerose dinamiche offerte dal titolo. L’interfaccia di gioco appare fin da subito chiara e permette di visualizzare sullo schermo le informazioni principali ma nonostante ciò lascia la maggior parte dello spazio libero per la visualizzazione della superficie del pianeta. Il mondo di gioco è diviso in una serie più o meno numerosa di settori, inizialmente oscurati e visibili solo nel momento in cui si invieranno degli scout in avanscoperta. Ciascuno di questi settori si differenzia dagli altri per morfologia, fertilità, clima o per la presenza di strutture o variabili naturali che possono conferire allo stesso dei bonus o dei malus in quelli che sono i fattori chiave per lo sviluppo della colonia: ricerca, produzione agricola, industria. I piani di espansione del giocatore, infatti, dovranno tenere in considerazione molto attentamente queste variabili, in quanto i settori, una volta annessi ad una colonia, sono determinanti per lo sviluppo della stessa e la generazione delle diverse risorse fondamentali. Ogni colonia che si fonderà nasce con un determinato numero di coloni, numero che nel corso dei turni di gioco andrà a crescere permettendone la progressiva espansione: risulta importante gestire correttamente le risorse, per far sì che i coloni prosperino felici, e non incorrere in possibili sommosse dettate da un morale troppo. Il numero dei settori che ciascuna colonia può controllare dipende dalla dimensione della stessa: maggiore sarà il numero di abitanti in una città, maggiori settori potranno essere controllati, in una meccanica che lega a doppio filo colonie e settori. Oltre che allo sviluppo di questi settori, sarà necessario anche provvedere alla costruzione di strutture all’interno della colonia vera e propria: caserme e centri di addestramento avanzati sono essenziali per la costruzione di unità da guerra sempre più efficienti, torrette e difese perimetrali conferiranno alla colonia difese extra in caso di invasione, i centri ricerca aumenteranno i punti generati sotto questa voce e così via. Ogni elemento che verrà aggiunto alla coda di costruzione ha un numero prestabilito di turni necessario al proprio completamento, turni che nel corso del gioco, con l’evoluzione tecnologica o l’emissione di determinati editti potrebbero venire ridotti, velocizzando considerevolmente la creazione di strutture o truppe. Insomma, l’attento sviluppo della colonia, le scoperte scientifiche, il numero di abitanti e le truppe militari, sono tutti fattori necessari per il controllo dei settori e del pianeta stesso.

A questa complessa parte gestionale, che richiederà diverse ore per essere padroneggiata in maniera efficace, si aggiungono altri elementi altrettanto complessi tra i quali spicca la gestione delle truppe in battaglia. Sulla superficie del pianeta le truppe vengono mosse come pedine sulla mappa in base al loro numero di punti azione, che dipendono sia dalla tipologia di unità sia dalla conformazione del terreno su cui si stanno muovendo. Capiterà quindi durante gli spostamenti di imbattersi in gruppi di unità ostili non necessariamente legate a qualche altra fazione rivale, ma anche in gruppi di semplici banditi o più semplicemente creature selvagge che vedono le unità del giocatore come forze osili. Questi gruppi vengono evidenziati, sugli esagoni che compongono la mappa di gioco, con la riproduzione della loro unità principale, ma sono spesso composti da diverse tipologie di creature, fino ad un massimo di sei elementi per gruppo, discorso che vale naturalmente anche per le truppe del giocatore. Una volta venuti in contatto con le unità ostili starà a chi gioca gestire la situazione nel migliore dei modi: si potrà ad esempio decidere di attaccare con un singolo gruppo di unità, piazzandolo sulla casella adiacente a quella occupata dagli avversari per poi fare partire lo scontro vero e proprio, oppure decidere, qualora si abbiano a disposizione più gruppi di soldati, di attaccare con unità multiple, posizionandole sul bordo di due o più lati dell’esagono del nemico. Ovviamente nel caso in cui si ritenga che lo scontro sia fuori dalla propria portata, è anche possibile scegliere di ritirarsi per fortificare le proprie unità e procedere in un secondo momento con l’attacco. Caricare sempre i nemici a testa bassa, infatti, non è mai la soluzione migliore. Una volta che si decide di ingaggiare i nemici, ha inizio la fase di combattimento vera e propria. In Age of Wonders Planetfall, prima di iniziare a scontrarsi sul campo di battaglia viene data la possibilità di scegliere se scendere in campo controllando direttamente le truppe oppure lasciare che sia la CPU a calcolare l’esito dello scontro sulla base della potenza totale degli schieramenti. La scelta più appagante rimane ovviamente la prima, perché permette di godere delle tantissime soluzioni tattiche messe a disposizione dal titolo. Nel caso in cui quindi si scelga di giocare la battaglia, le unità vengono disposte sul campo in base alla loro collocazione nella mappa principale, offrendo la possibilità di creare strategie complesse per tentare manovre a tenaglia o accerchiamenti. Ogni truppa al comando del giocatore ha un numero determinato di movimenti, che ne costituiscono il range di spostamento: il numero di spostamenti dipende dal tipo di unità, con le unità leggere più agili e quindi più mobili. Ogni unità può utilizzare i punti a propria disposizione per spostarsi ed attaccare oppure può spenderli tutti semplicemente in uno spostamento di maggior portata. Il terreno di scontro offre sempre punti di riparo o zone di particolare vantaggio, come aree sopraelevate, che conferiscono bonus aggiuntivi a precisione o difesa. Una volta raggiunta la posizione desiderata si potrà sferrare l’attacco che in base a svariati fattori avrà una percentuale diversa di successo, l’attacco va a buon segno l’avversario subisce un danno e può ricevere, in base all’armamento in possesso, anche danni extra dovuti da status come avvelenamento, elettrocuzione, danni da esplosione o bruciatura. La vittoria va allo schieramento che elimina completamente gli avversari o li costringe alla resa. Age of Wonders Planetfall unisce quindi elementi strategico gestionali a una struttura di combattimento estremamente complessa ed appagante.

I combattimenti, è bene sottolineare, non si riducono solo alla caccia di gruppetti sciolti di banditi o creature del luogo, infatti il gioco si fa molto più duro nel momento in cui si entrerà in contatto con un’altra fazione. Oltre che mostrando la propria superiorità bellica il giocatore avrà anche la possibilità di interagire con gli altri comandanti utilizzando la sottile arte della diplomazia, cercando di stringere accordi commerciali, patti di non aggressione o alleanze al fine di avere appoggio e maggior potenza di fuoco in caso di guerra contro un nemico comune, spendendo oculatamente i punti influenza che vengono guadagnati nel corso dei turni. Nel gioco potrà capitare di essere contattati da gruppi “neutrali” che chiederanno alla fazione del giocatore aiuto nel completamento di differenti compiti, grazie alle quali ricevere ricompense costituite da punti ricerca, energia o persino unità supplementari o armamenti migliori con i quali equipaggiare i propri comandanti. In Age of Wonders Planetfall, ovviamente, per potersi imporre sugli avversari è necessario dare ampio spazio al progresso scientifico e tecnologico. Il titolo infatti presenta un albero tecnologico molto variegato; mano a mano che i punti ricerca generati dalle colonie aumentano si può accedere ad una vasta gamma di ricerche, che non si limitano a nuove unità o mod con cui potenziare le truppe, ma consentono anche di aumentare la produttività delle fabbriche, la resa delle colture, permettono di accedere ad attacchi missilistici di precisione, in grado di indebolire strutture o unità nemiche, di mettere in atto strategie di spionaggio e controspionaggio e via dicendo. Ovviamente più si avanza con la ricerca, maggiori sono i vantaggi offerti da questa, quindi è sempre bene dare una buona fetta di priorità a scienza e tecnologia. In Age of Wonders Planetfall oltre alla modalità Campagna, attraverso la quale è possibile seguire le vicende delle varie fazioni in un susseguirsi di mappe da completare raggiungendo obiettivi precisi, si potrà decidere di affrontare il gioco in modalità “scenario”, selezionando e personalizzando completamente uno dei pianeti disponibili stabilendo il numero di avversari (da un minimo di 2 a un massimo di 12) e stabilire se siano umani o controllati dalla CPU. Interessante la possibilità di giocare una partita in tale modalità sfidando o collaborando con un compagno umano sulla stessa console. Ed immancabile la modalità multiplayer, che consente di sfidare invece fino a 5 avversari online. Anche questo aspetto incrementa la longevità del titolo e dà la possibilità di passare centinaia di ore gioco senza mai annoiarsi. Graficamente Age of Wonders Planetfall si attesta su un buon livello, anche se, parlando di un titolo strategico gestionale, la produzione non può essere paragonata a capolavori di altro genere. Unica grande pecca del gioco è la mancanza totale della lingua italiana. Tale assenza può risultare un ostacolo importante per chi non mastica l’inglese, infatti, comprendere le complesse dinamiche di gioco è pressoché impossibile senza una buona conoscenza dell’inglese. Tirando le somme, Age of Wonders Planetfall è attualmente uno dei migliori esponenti del genere, ma prima di procedere all’acquisto è necessario tenere a mente che il titolo non è un prodotto adatto a tutti. Chi ha fretta di fare le cose, i casual gamers e chi non apprezza tale tipo di giochi potrebbe trovarsi in grande difficoltà fin dalle prime battute. Per chi invece è alla ricerca di uno strategico gestionale che offra un buon livello di sfida, che offra tante cose da fare e che abbia un gameplay profondo, il prodotto di Paradox Interactive e Triumph Studios sarà un vero e proprio sogno.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8,5

Gameplay: 9

Longevità: 10

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Disintegration, lo shooter strategico in tempo reale

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Disintegration è un videogame particolare, può infatti essere classificato come un mix fra uno shooter e uno strategico in tempo reale con visuale principale in prima persona. Il titolo è ambientato in un futuro prossimo nel quale la Rayonne, la corporazione presieduta dal Tenente Colonnello Black Shuck, sta mettendo in atto “l’integrazione” ovvero un processo che consente di conservare il cervello umano all’interno di un corpo meccanico in stile robot, dando vita ad una sorta di “umano in un contenitore metallico”. Questa procedura, originariamente ideata per salvaguardare la razza umana, flagellata da anni di guerre, epidemie e carestie nell’attesa di un nuovo equilibrio, è diventata in poco tempo un’imposizione da parte di alcuni fanatici estremisti schierati apertamente contro l’idea di un ritorno alle origini arrivando a costringere gli ultimi esseri umani rimasti sulla Terra, i così detti “Naturali” a scegliere fra la trasformazione o la morte. Per evitare che avvenga tutto ciò, è stata costituita la Resistenza capitanata dall’ex pilota di gravicicli Romer Shoal che, con il prezioso aiuto della sua squadra di Fuorilegge, membri dell’equipaggio che hanno subito l’Integrazione ma che combattono contro la Rayonne, dovrà combattere i nemici per liberare i Naturali e far rinascere l’umanità come tutti la conosciamo. Chi gioca, ovviamente, vestirà i panni da protagonista di Romer Shoal pilotando un Graviciclo. Tale mezzo è un veicolo a levitazione gravitazionale armato fino ai denti ma che ha allo stesso tempo il comando tattico di una squadra di Fuorilegge, ognuno dotato di un’abilità speciale che potrà essere utilizzata singolarmente per abbattere il nemico o in combinazione con le abilità dei compagni di squadra per sviluppare una potenza di fuoco di grande portata. Insomma, in Disintegration non solo si spara, ma si comandano squadre sul campo di battaglia e si studia la strategia migliore per vincere. Il gioco è suddiviso in 12 missioni, ognuna delle quali è spezzettata in checkpoint intermedi. Ognuno di essi è preceduto da filmati ben fatti e da una sorta di briefing durante il quale verranno di volta in volta indicati gli obiettivi da raggiungere per poter guadagnare punti. Andando più nello specifico, questi consisteranno nel distruggere tutti i nemici a schermo utilizzando un’arma in particolare o una combinazione di armi fra quelle disponibili oppure difendere le installazioni terrestri dagli attacchi nemici o ancora terminare la missione in un tempo prefissato. Ovviamente al termine di ogni missione bisognerà liberare i Naturali, imprigionati in una sorta di gabbia, dai mercenari della Rayonne.

La “motocicletta a levitazione” è la vera chiave di lettura del gioco di V1 Interactive: a differenza di quanto accade negli sparatutto tradizionali, in Disintegration non ci si può affidare solo alla propria potenza di fuoco, ma bisogna sfruttare la privilegiata posizione di guida per controllare le truppe di terra, in un inedito ibrido tra FPS e RTS. Il timore per un sistema di controllo troppo complicato viene fugato dopo pochi minuti, perché i comandi, ridotti al minimo indispensabile, sono tutti facilmente raggiungibili dalle dita. Il mix progettato da Lehto e i suoi funziona bene, specialmente nel single player. Il giocatore recita un ruolo attivo nella battaglia, ingaggiando i nemici con una delle due armi principali che equipaggiano il graviciclo; tuttavia mobilità, artiglieria e resistenza sono del tutto inadeguate per pensare di sterminare le orde avversarie senza l’ausilio delle unità terrestri. Queste ultime sono governate principalmente da una buona intelligenza artificiale: bisogna soltanto indicare il punto da raggiungere o il nemico su cui concentrare il fuoco e la CPU si occuperà di tutto il resto, senza che si verifichino fastidiosi problemi di pathfinding. A seconda della missione se ne possono controllare due, tre o quattro; ciascuna è contraddistinta da un’abilità specifica che, una volta selezionata, rallenta il tempo per consentire di scegliere con precisione l’area in cui utilizzarla. L’efficacia maggiore si ottiene combinandole: ad esempio, prima lanciando un campo che rallenta i nemici al suo interno e poi scaricandovi una raffica di mortaio. Spiegato in questo modo, il gameplay di Disintegration potrebbe apparire macchinoso, invece si rivela immediato e fluido, grazie ad un’interfaccia utente snella e intuitiva. Ne conseguono battaglie appassionanti, impegnative e non troppo frenetiche, ma altrettanto scevre di momenti morti. Il ritmo è la chiave essenziale per avere la meglio dei nemici, il cui grado di sfida diventa impegnativo a partire dal terzo dei quattro livelli di difficoltà; utilizzare al momento giusto la limitata spinta propulsiva del graviciclo, coordinare il fuoco sui nemici e orchestrare gli attacchi speciali sono le tecniche da padroneggiare per avere la meglio sull’IA dei nemici. Senza dubbio va promossa la freschezza del sistema di combattimento di Disintegration, in cui abbiamo letto una libera ispirazione a quello di un MOBA o di un Brutal Legend, con la convinzione che sarà di ispirazione anche a future produzioni.

Per quanto riguarda la campagna per giocatore singolo, il canovaccio narrativo, pur con delle premesse fragili, riesce ad intrattenere per tutta la durata della campagna, grazie soprattutto all’ottima caratterizzazione dei personaggi. L’iniziale scetticismo sulle potenzialità carismatiche di un gruppo di robot ha rapidamente lasciato il posto alla simpatia che Romer Shoal e la sua stravagante ciurma di rinnegati hanno saputo trasmettere sia nelle cut-scene che durante le missioni stesse, dove non mancano battute irriverenti e doppi sensi che tuttavia non scendono mai nella volgarità. Un vero e proprio marchio di fabbrica in grado di far passare in secondo piano una certa ripetitività del sistema di gioco che offre ben poco oltre alle fasi di combattimento di cui si è già trattato. Le mappe lineari prevedono il tragitto dal punto A al punto B; nel mezzo una notevole quantità di unità memiche le cui fila vengono rimpinguate da frequenti rinforzi aerei. Nel tragitto si trovano poi casse contenenti punti esperienza e chip di potenziamento; possono esserci delle zone in cui il respawn è continuo sino a quando non si distrugge una struttura o passa un certo lasso di tempo; non manca nemmeno qualche boss di fine livello, ma, in linea di massima, non c’è molto altro da fare. Le missioni secondarie fornite dai compagni con cui interagire nel rifugio tra un livello e l’altro riguardano soprattutto lo stile di combattimento e pertanto non aggiungono varietà all’offerta della campagna per giocatore singolo che presenta un basso tasso di rigiocabilità. Per quanto riguarda il comparto online, possiamo dire che l’idea alla base del multiplayer è interessante, poiché esistono nove “crew”, ciascuna dotata di graviciclo e soldati specifici, alcuni dei quali introdotti nella campagna single player. C’è quindi la squadra di tank lenta ma con una grande capacità di assorbire danni, così come quella di sentinelle, veloci ma fragili. Nel mezzo un lodevole numero di combinazioni in grado di soddisfare la maggior parte degli stili di combattimento. Al momento ci sono tre modalità: Controllo Zona; Collezione, dove per fare punti bisogna raccogliere il case contenente il cervello dalle carcasse dei nemici abbattuti; Recupero, che è una sorta di cattura la bandiera. Gli sfidanti si affrontano sempre in due gruppi da cinque; in base agli obbiettivi ottenuti durante un match si ottengono dei punti con cui personalizzare esteticamente moto e abbigliamento, mentre al momento non sono previste classifiche. Se le premesse sembrano interessanti, nel passaggio dalla teoria alla pratica il combat system di Disintegration si annacqua per un paio di motivi in particolare. Il primo, e fondamentale, è che il focus della battaglia viene completamente spostato sui gravicicli: mentre nel single player le moto Rayonne compaiono di rado e la maggior parte della potenza di fuoco viene concentrata sulla miriade di unità terrestri, nella competitiva online il bersaglio principale è rappresentato dall’avversario in carne ed ossa. La frenesia degli scontri finisce col bistrattare le truppe di terra che già in partenza si vedono ovviamente “depotenziate” del rallentamento del tempo presente nel single player. In sintesi, la posizione critica che avevamo assunto dopo aver testato la beta tecnica di fine gennaio non si è modificata, nonostante alcune tangibili migliorie marginali relative all’interfaccia.

Per quanto riguarda l’aspetto grafico possiamo dire che la realizzazione tecnica, nel suo insieme è più che buona sia su Pc che su Xbox One che Ps4: il dettaglio grafico si attesta su ottimi livelli, la colonna sonora che è presente lungo il gioco è davvero ben fatta e i comandi sono oltremodo intuitivi! Non vi capiterà mai di fermarvi a pensare quali tasti utilizzare per effettuare un determinato tipo di attacco. Anche l’utilizzo combinato del graviciclo con visuale in prima persona e della squadra di terra non darà alcun tipo di problema diventando quasi “naturale” guidare il veicolo in aria e comandare le truppe a terra. Disintegration è il classico gioco che non può piacere a tutti a prescindere: se amate gli FPS ma non gli strategici in tempo reale allora avrete una piacevolissima sorpresa che vi terrà incollati allo schermo nonostante qualche piccola mancanza che, a nostro avviso, non influisce in modo esagerato sulla buona riuscita del gioco, se invece siete amanti del genere tattico rimarrete probabilmente delusi dalla semplicità della parte, strategica del gioco. E’ bene sottolineare che il gioco è esclusivamente in inglese per la parte audio con sottotitoli in varie lingue fra le quali l’italiano. Un doppiaggio audio nella nostra lingua non avrebbe di certo guastato, ma fortunatamente le scritte a piè di schermo fanno il loro lavoro. Tirando le somme, vale la pena dare una chanche a questo Disintegration? A nostro avviso sì. Lo sforzo fatto per miscelare due generi, unito a una grafica di livello e a una giocabilità interessante, fanno di questo prodotto un titolo da provare a tutti i costi. Nonostante non sia un videogame perfetto, di buone idee e di potenziale ne ha parecchio. Provare per credere.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8

Gameplay: 8

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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In evidenza

Galaxy A31 il nuovo smartphone di Samsung

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Samsung annuncia il nuovo smartphone Galaxy A31. Il dispositivo, dotato di una quadrupla fotocamera multiuso, un display immersivo Infinity-U e una potente batteria da 5.000 mAh, introduce avanzate funzionalità e innovazioni nella popolare serie Galaxy A. “La serie Galaxy A è sempre stata sinonimo di valore”, commenta Paolo Bagnoli, Head of Marketing della divisione Telefonia di Samsung Electronics Italia “Galaxy A31 prosegue su questa linea, offrendo caratteristiche premium a un prezzo accessibile”. Il display Infinity-U da 6,4 pollici di Galaxy A31 assicura un’esperienza completamente immersiva. Grazie all’ampio formato, il contenuto riempie lo schermo da un bordo all’altro. È possibile guardare video, giochi e live streaming con la qualità FHD+ della tecnologia Super AMOLED. Lo schermo è alloggiato in un sottile dispositivo con soli 8,6 mm di spessore, che si adatta perfettamente alla mano. Grazie all’incredibile fotocamera principale da 48 MP di Galaxy A31, è possibile scattare foto e riprendere video ad alta risoluzione con la massima chiarezza. Con il suo campo visivo di 123 gradi, la fotocamera Ultra-grandangolare da 8 MP permette di catturare ancora di più. La fotocamera Macro da 5 MP consente di eseguire scatti ravvicinati estremamente dettagliati, mentre la fotocamera di Profondità da 5 MP permette di scattare foto con la modalità Fuoco Live in grado di far risaltare al massimo il soggetto. Quando si è fuori casa, è fondamentale avere un dispositivo con una buona autonomia. La batteria da 5.000 mAh di Galaxy A31 offre tutta la potenza necessaria per guardare film in streaming, condividere contenuti e giocare. In caso di necessità, grazie alla tecnologia di Ricarica Rapida a 15W, basta ricaricare lo smartphone per 30 minuti per avere un’autonomia sufficiente per tutto il giorno. Galaxy A31 dispone di un avanzato processore Octa-core, 4GB di RAM e tecnologia Game Booster basata sull’intelligenza artificiale. La memoria interna da 64GB, espandibile fino a 512GB con microSD, permette di scaricare file in tutta libertà, senza preoccuparsi di esaurire spazio. Completamente integrato nell’hardware e nel software di Galaxy A31, Samsung Knox protegge il dispositivo dal momento in cui viene acceso. Il lettore di impronte digitali integrato nello schermo fornisce un’autenticazione biometrica ad alta tecnologia, consentendo di sbloccare lo smartphone con un semplice tocco e realizzare pagamenti con Samsung Pay in totale sicurezza. Galaxy A31 sarà disponibile dalle prossime settimane al prezzo di 299,90 euro nelle colorazioni Prism Crush Black e Prism Crush Blue.

F.P.L.

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Namco Museum Archives 1 e 2, un tuffo nel passato

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Namco Museum Archives 1 e 2 sono dei tioli dedicati esclusivamente a chi ha vissuto gli anni ’80, periodo magico del gaming, e ha nostalgia di quei vecchi videogame con cui è cresciuto. Namco Museum Archives propone 11 giochi in ambo i volumi che ne compongono la produzione. Si tratta di un insieme di titoli scelti fra: produzioni già uscite nelle precedenti edizioni, titoli inediti e giochi che non hanno mai avuto una localizzazione in occidente, quali Dragon Spirit e Mappyland. Il primo volume della raccolta comprende: Galaxian, Pac-Man, Xevious, Mappy, Dig Dug, The Tower of Druaga, Sky Kid, Dragon Buster, Dragon Spirit: The New Legend, Splatterhouse: Wanpaku Graffiti, e Pac-Man Championship Edition; mentre il secondo volume offre: Galaga, Battle City, Pac-Land, Dig Dug II, Super Xevious, Mappy-Land, Legacy of the Wizard, Rolling Thunder, Dragon Buster II, Mendel Palace, e Gaplus. Un agglomerato di produzioni che, seppur storiche per certi versi, non troviamo rappresenti il meglio della, oltre, cinquantennale carriera di Namco. In ogni caso, anche se il rapporto qualità prezzo di Namco Archive Museum non è oggettivamente il suo punto di forza, (ogni raccolta costa circa 40 euro) discorso diverso va fatto per il confezionamento di queste raccolte antologiche che, pur non offrendo alcuna proposta particolarmente innovativa, riescono a donare un’esperienza di gioco più che accettabile. I menù sono molto semplici e chiari, ci si sposta orizzontalmente attraverso i vari titoli presenti, si può visionare una breve anteprima prima di iniziare a giocare e si possono scegliere alcune opzioni grafiche atte a simulate i monitor a tubo catodico, celebri un paio di decadi fa. Ogni produzione presente in Namco Museum Archives presenta la possibilità di salvare liberamente, creando dei punti di interruzione con cui il giocatore potrà riprendere la partita esattamente nel punto in cui l’aveva interrotta precedentemente. La oramai nota, nel campo delle emulazioni ufficiali, funzione “rewind” è presente anche in queste due raccolte. Tale funzione permette al giocatore di ritornare indietro nel tempo in caso di game over accidentali, ricominciando a giocare pochi secondi prima dell’errore appena compiuto. Una feature questa che in molti avrebbero desiderato una trentina di anni fa.

In linea generale, l’esperienza di gioco è nel complesso gradevole, l’interfaccia di gioco è pulita, minimale e tutto e studiato per mettere i giochi al primo posto eliminando ogni tipo di orpello aggiuntivo, presente in altre raccolte antologiche. In termini di longevità e qualità dei titoli è davvero complesso esprimersi in merito a produzioni uscite nei mitici anni ottanta. Namco Museum Archives è un titolo pensato per gli amanti del retrogaming, per quei giocatori interessati nel preservare sulle macchine da gioco attuali, i classici del passato nella loro versione migliore. Se siete quindi parte di questa categoria di giocatori, e il prezzo elevato non è un deterrente, indubbiamente sarete felici dalla produzione della software house nipponica. Tirando le somme possiamo dire che Namco Museum Archive 1 e 2 ci offrono due raccolte di buona qualità, ma con due difetti evidenti: il prezzo e la lista dei titoli a disposizione. Questo implica automaticamente che le raccolte non sono destinate al grande pubblico, ma più indirizzate a quei giocatori che non possono fare a meno di conservare nella propria collezione digitale queste perle del passato. Se siete amanti del retrogaming e il prezzo non vi spaventa non dovete avere dubbi su questo acquisto. Personalmente avrei voluto, visto il prezzo, una quantità maggiore di titoli o una unificazione delle due raccolte. Un’esperienza di gioco molto più che buona, inficiata da una strategia di mercato quantomeno discutibile. Un must have per gli appassionati, ma che difficilmente attirerà il grande pubblico. Insomma, se siete dei nostalgici, se avete desiderio di rivivere quelle atmosfere che si respiravano a casa propria o di amici oltre 30 anni fa, allora queste raccolte siamo certi facciano per voi.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica 6

Sonoro: 7,5

Gameplay: 7,5

Longevità: 7

VOTO FINALE: 7

Francesco Pellegrino Lise

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