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ALBANO, MARCO MATTEI: IL VIDEO IN ESCLUSIVA DE L'OSSERVATORE LAZIALE

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Assemblea pubblica per l’apertura della campagna elettorale di Marco Mattei candidato alla Regione Lazio con Francesco Storace Presidente.

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A. De. M.

Albano (RM) – Eccoci il video integrale realizzato da L’osservatore laziale in occasione dell’assemblea pubblica per l’apertura della campagna elettorale di Marco Mattei candidato alla Regione Lazio con Francesco Storace Presidente.
Non può mancare un motto che lo stesso Storace ha detto ad alta voce al teatro Alba Radians di Albano Laziale salutando l’amico Mattei: “Vinci e convinci, convinciamo e vinciamo”

NOTE SUL VIDEO:

Il video ha una durata totale di 1:24:48 (Ore : Minuti : Secondi)   

Per andare direttamente all'Intervento di Marco Mattei portare il cursore del tempo del lettore presente in fondo a questo articolo a: 1:07:17

Per andare direttamente all'Intervento di Francesco Storace portare il cursore del tempo del lettore presente in fondo a questo articolo a: 0:36:57

Per andare direttamente all'Intervento di Antonio Tajani portare il cursore del tempo del lettore presente in fondo a questo articolo a: 0:14:00

Per andare direttamente all'Intervento di Alfredo Pallone portare il cursore del tempo del lettore presente in fondo a questo articolo a: 1:03:15

Per andare direttamente all'Intervento di Marco De Carolis portare il cursore del tempo del lettore presente in fondo a questo articolo a: 1:00:30

Per andare direttamente all'Intervento di Stefano Sassano portare il cursore del tempo del lettore presente in fondo a questo articolo a: 0:54:00

Buona visione

 

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Cronaca

Truffe online, sgominata organizzazione criminale: oltre 80 aziende truffate in sei mesi

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Vasta operazione della Polizia Postale nel settore del contrasto al fenomeno delle truffe: sgominato un sodalizio criminoso dedito alla consumazione di truffe online a livello internazionale con illeciti profitti per migliaia di euro riciclati in conti svizzeri e statunitensi

La Polizia Postale di Ancona e il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma, al termine di un’articolata attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Ancona, hanno sgominato un sodalizio criminale dedito alla consumazione di truffe ad aziende italiane del centro/nord. Tali aziende, operanti in vari settori merceologici, venivano attirate dalla possibilità, poi risultata falsa, di concludere lucrosi affari con industrie americane. Denunciati 4 italiani, di cui due residenti all’estero, responsabili di una movimentazione fraudolenta di denaro per centinaia di migliaia di euro e di dollari che poi venivano trasferiti su conti svizzeri e statunitensi.

Oltre 80 aziende truffate in sei mesi con importi sottratti fino a mezzo milione di euro

L’indagine è scaturita dalla denuncia di un Amministratore Delegato di un’azienda marchigiana il quale veniva contattato da fantomatici collaboratori di una società statunitense alla ricerca di un fornitore europeo per conto di varie ditte americane che manifestavano interesse per i prodotti offerti dall’azienda per i quali richiedevano i cataloghi.
La ditta pertanto veniva scelta come fornitrice e da lì nasceva l’esigenza di organizzare un viaggio per un incontro di lavoro presso la sede della società americana. A seguito di contatti con sedicenti dipendenti della società committente, l’imprenditore pagava così il costo di un pacchetto per viaggio e soggiorno negli U.S.A. Successivamente il viaggio negli Stati Uniti veniva posticipato più volte con varie motivazioni fino a quando l’imprenditore capiva di essere stato raggirato.

Gli accertamenti tecnici e di polizia giudiziaria hanno consentito di individuare un vero e proprio “sistema truffaldino” operativo da diversi anni. L’attività delittuosa veniva gestita sul territorio nazionale da una coppia di coniugi veneti, mentre gli accertamenti condotti sui conti correnti esteri sui quali confluivano le somme di denaro provenienti dalle truffe, hanno evidenziato la transnazionalità del sodalizio criminoso ed il coinvolgimento di altri due soggetti italiani, residenti all’estero.

Il modus operandi della compagine criminale era ben definito nei ruoli e nei compiti a ciascuno assegnati

Il primo livello era affidato ai coniugi B e N, i quali prendevano i primi contatti con società, essenzialmente ubicate nel nord/centro Italia, proponendo l’opportunità di aprire partnership con società statunitensi come la “Berkshire Hathaway Inc.” ed altre. Le vittime venivano contattate da soggetti che si celavano dietro ad identità illecitamente carpite a mezzo di comunicazioni con l’applicativo Skype, ed email apparentemente provenienti da dipendenti della Berkshire Hathaway e di altre ditte. Dopo circa 20/30 giorni i truffatori ricontattavano la società italiana, dichiarando che, al termine di una valutazione comparata con altri competitor nazionali dello stesso settore merceologico, la società stessa aveva superato una prima verifica e quindi venivano richieste informazioni sulla sua capacità produttiva, stante l’elevato volume di prodotto da commercializzare negli USA.

Al fine di concretizzare l’accordo, che allo stato era un semplice gentlemen agreements, era necessario un viaggio negli USA per siglare un contratto di fornitura presso la sede centrale dell’azienda americana con il responsabile acquisti per l’estero. Alle Aziende veniva proposto, qualora non fossero in grado di provvedere autonomamente, di affidarsi ad una agenzia di viaggi che collaborava con la ditta americana e che avrebbe potuto procurare prenotazioni dei voli ed alberghi negli Stati Uniti a prezzi molto vantaggiosi, ciò anche in considerazione della necessità di acquistare voli “aperti” stanti gli impegni del responsabile acquisti per l’estero.

Il costo del viaggio era proporzionale al numero di persone che dall’Italia sarebbe partito per siglare gli accordi commerciali con la società americana. Gli importi, che variavano dai 3.000 € ai 13.000 € a seconda dei partecipanti, venivano bonificati su vari conti aperti presso alcuni istituti di credito statunitensi. A ridosso della partenza l’azienda veniva contattata nuovamente e avvisata di un posticipo del viaggio in quanto il dipendente dell’azienda americana – o la moglie dello stesso – era deceduto in un incidente stradale o si era gravemente infortunato.

Tali attività venivano poste in essere mediante il furto di identità di ignare vittime, nonché l’apertura di domini simili a quello originale della “Berkshire Hathaway Inc.” e delle altre società coinvolte.
Il secondo livello veniva invece curato dai due soggetti residenti all’estero, ma di fatto operanti dal territorio nazionale. I proventi dell’attività delittuosa confluivano infatti su conti correnti statunitensi appartenenti a società fittizie nella disponibilità di uno dei malfattori, il quale si occupava di trasferire i soldi sui suoi conti svizzeri, per poi trasferirli sul conto del quarto sodale. Quest’ultimo inoltre era deputato alla gestione e all’utilizzo di varie utenze telefoniche attivate, sulla base di identità illecitamente carpite o fittizie, per i successivi contatti con le aziende.

La complessa attività d’indagine informatica degli investigatori della Postale ha così permesso di accertare la presenza sul territorio nazionale di tutti i quattro membri della compagine criminale, anche di quelli residenti all’estero, sgominando quindi il sodalizio criminoso dedito alla consumazione di truffe online a livello internazionale.

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In evidenza

Covid-19, tamponi rapidi in farmacia e dai medici di famiglia: l’accordo con le Regioni entro la prossima settimana

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Da Nord a Sud, il sistema, diverso in ogni zona d’Italia, sembra in sofferenza: ore in coda ai drive in, giorni per avere il risultato, centralini telefonici in tilt, modalità che cambiano.

Tra le regioni più in difficoltà il Lazio e la Campania, con file fuori dalle strutture che arrivano anche a 10-12 ore di attesa.

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 22/10/2020

Il problema è emerso ad esempio nel Lazio, regione che per prima ha puntato sul sistema dei drive in. Ora che la richiesta è salita, si registra un aumento di auto, tante ore di coda e tempi di attesa per avere il risultato che arriva dopo 5 o 6 giorni, troppi per garantire un efficace contenimento.

A Roma, alcuni giorni fa, sono state registrate anche 12 ore di coda per sottoporsi al tampone nella struttura drive-in alla Casa della Salute di Labaro, quartiere nord della capitale dove le auto erano in attesa dalle 2 del mattino.

Per cercare di sgravare il sistema dall’enorme mole di tamponi da processare, da alcuni giorni la Regione ha aperto anche ai laboratori privati, per ora solo per i test rapidi, i tamponi in grado di dare il responso in meno di mezzora, usati da mesi negli aeroporti e anche nelle scuole, ma ritenuti ancora meno affidabili di quelli molecolari.

A breve potrebbe arrivare anche il via libera per consentire ai medici di famiglia di fare i tamponi rapidi e i test sierologici direttamente in studio. Chi sospetta di essere positivo potrebbe infatti chiamare il suo medico, che lo convocherà fargli il tampone o andrà direttamente al domicilio dell’assistito, oppure, se non è tra i medici aderenti, indirizzerà l’assistito altrove. E nel giro di poco tempo verrebbe svolto il test con risposta veloce, smaltendo le code dei drive in.

I tamponi rapidi si potranno fare in farmacia

Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza nel corso della riunione con le Regioni annunciando l’inizio di una fase di sperimentazione: “In farmacia si fanno già i test sierologici in alcune regioni, proviamo a fare una sperimentazione come sta avvenendo a Trento per effettuare gli antigenici anche in farmacia”.

Speranza si è detto poi d’accordo con le Regioni che hanno chiesto di semplificare le procedure di tracciamento – “abbiamo già ridotto la quarantena a 10 giorni e eliminato il secondo tampone, siamo disponibili a trovare nuovi ambiti di intervento specifici” – e ha ribadito che si sta lavorando ad una convenzione con i medici di base per far sì che siano loro ad effettuare i tamponi rapidi che il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri sta acquistando.

All’inizio della prossima settimana dovrebbe esserci l’accordo sui test rapidi fatti dai medici di famiglia. La nuova normativa – stando a quanto si è appreso – prevede l’adesione volontaria dei camici bianchi e una possibile aggiunta contrattuale all’accordo collettivo di lavoro dei medici di base.

Intanto il il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, nel corso della riunione con le Regioni, ha annunciato un contingente di duemila operatori per potenziare le attività di tracciamento. “Con un’ordinanza di protezione civile – ha detto il ministro – creiamo un contingente per potenziare le reti sanitarie interne alle Asl e rafforzare le operazioni di tracciamento”. Il modello è lo stesso che a marzo ha portato medici e infermieri volontari negli ospedali più in difficoltà, e gli operatori socio sanitari in carceri e Rsa. I 2mila operatori verranno individuati con un bando della Protezione civile: 1.500 saranno destinati ad effettuare tamponi, test e tracciamento mentre altri 500 lavoreranno sulla richiesta di informazioi e sulle procedure da seguire.

L’obiettivo, ha spiegato Boccia durante la riunione, è di creare un contingente di persone “che non arrivano né da aziende ospedaliere pubbliche né private, perché non possiamo chiedere a nessuno di privarsi delle proprie risorse in questo momento”. Dunque ci si rivolge a “liberi professionisti o a coloro che non hanno un’occupazione fissa, ad autonomi che hanno caratteristiche che individuiamo insieme alle Regioni e potranno lavorare fino al termine dello stato di emergenza sanitaria”. Gli operatori saranno nella disponibilità delle singole Asl e le domande saranno fatte direttamente per la Regione di residenza.

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Cronaca

Pedofilia: rimosso il vescovo polacco Edward Janiak

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Il Papa ha accettato la rinuncia del vescovo della diocesi di Kalisz (Polonia), mons. Edward Janiak, e contestualmente ha nominato amministratore apostolico “sede vacante” mons. Grzegorz Rys, arcivescovo di Lodz. Mons. Janiak da qualche tempo è accusato da alcune vittime di abusi in Polonia di aver coperto preti pedofili.

La vicenda si è particolarmente animata nel Paese dopo che lo scorso maggio i fratelli Tomasz e Marek Sekielski hanno diffuso il loro film-documentario “Zabawa W Chowanego” (“Giocare a nascondino”), sulla piaga della pedofilia da parte del clero polacco. 

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