Il coordinatore forzista ospite a Officina Stampa rivendica la caduta della giunta Borelli, denuncia il degrado urbano e l’immobilismo amministrativo e rilancia il ruolo del centrodestra: “Le aree verdi sono vergognose, la gente non va più presa in giro. Albano deve ripartire con una nuova classe dirigente”
La puntata di Offiina Stampa del 13 novembre 2025
La puntata del 13 novembre di Officina Stampa ha raccontato uno dei momenti più delicati della storia politica recente di Albano Laziale. Una puntata carica, tesa, quasi simbolica, nella quale Chiara Rai ha aperto con un incipit che è già un manifesto: “Sappiamo tutti che cosa è successo ad Albano Laziale. Albano Laziale ha un commissariamento, non ha più il sindaco: consiglieri di maggioranza e opposizione hanno firmato insieme la caduta del sindaco Massimiliano Borelli.” In queste parole c’è la fotografia di una città sospesa, che ha visto crollare contemporaneamente la sua figura istituzionale principale e la fiducia nel suo Consiglio.
Al centro del confronto televisivo c’era Giovanni Cascella, coordinatore di Forza Italia, uno dei protagonisti della caduta della giunta. Le sue parole non hanno cercato attenuanti: “Ci siamo dimessi, ci sono le nostre dimissioni al notaio […] e hanno causato il mancato governo, la fine anticipata di qualche mese.” Una presa di responsabilità diretta, senza contorni sfumati. Cascella riconosce che Borelli ha terminato, proroghe incluse, l’intero ciclo amministrativo, ma ribadisce che la città era arrivata a un punto di non ritorno. Ed è qui che il discorso diventa politico: per lui, Albano non poteva più aspettare.
Forza Italia si presenta come una forza in ascesa che vuole giocare un ruolo decisivo alle prossime amministrative: “A livello nazionale stiamo crescendo molto e siamo convinti che lo faremo anche ad Albano.” E quando viene evocata la domanda cruciale, ovvero chi sarà il candidato per il centrodestra, Cascella oppone una chiusura che è più tattica che reticente: “I candidati non si dicono e non si bruciano.” Un modo per lasciare intendere che il nome esiste, ma il timing politico è un altro.
Il discorso si sposta rapidamente sullo stato della città, ed è qui che il dirigente azzurro compie il passaggio più forte. “Siamo un comune che si è spento sotto tutti i punti di vista.” Un’accusa durissima, che punta dritta alle scelte – o alle non scelte – della precedente amministrazione. Le serrande abbassate, il commercio fermo, la sensazione diffusa di immobilismo: elementi che per Cascella testimoniano un modello di governo incapace di leggere la crisi del territorio. La sua idea è netta: “Se non si trovano formule interne, anche con innovazioni tecnologiche, non andiamo da nessuna parte.”
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Albano, incastonata alle porte di Roma, vive da anni una condizione di ambivalenza. Il territorio, osserva Cascella, ha ancora un vantaggio competitivo: “Albano è il paese che ha perso meno popolazione […] se non altro ha un treno, rispetto a Ariccia e Genzano.” Una constatazione che nella sua semplicità rivela l’abisso dei problemi di mobilità dell’intero quadrante dei Castelli. Essere più collegati significa essere più attrattivi, e Cascella insiste sulla necessità di rendere Albano una città dove si sceglie di vivere, non un luogo in cui ci si sposta per necessità.
Il punto di rottura arriva quando l’esponente forzista parla di programmi. Niente proclami, niente promesse mirabolanti: “Noi crediamo molto più nel programma. Quattro, cinque punti strategici per fare ripartire la città.” Il primo è il più politico di tutti: “Decoro urbano.” Una parola che in molte campagne elettorali è diventata un cliché, ma che nelle sue intenzioni diventa un indicatore sociale, un simbolo della relazione tra amministrazione e cittadinanza. Il riferimento alla trasformazione climatica – “le stagioni si sono allungate moltissimo” – introduce la questione delle aree verdi come centri di socialità. E qui l’accusa diventa impietosa: “Le aree verdi sono in una situazione vergognosa […] sono l’unico modo per rendere fruibile la città.”
Il discorso si infiamma quando parla dei parchi storici. “Villa Doria deve diventare un’isola verde […] più rimane chiusa e nascosta, più è degrado.” E ancora: “Villa Ada è bellissima, eppure è diventata un bosco.” Una denuncia che colpisce nel cuore l’immaginario collettivo degli albanensi: ciò che un tempo era luogo di comunità oggi è percepito come abbandono.
Accanto al tema ambientale, Cascella apre il fronte sociale: il costo dello sport per i giovani. “Oggi lo sport è diventato troppo costoso e chi non può permetterselo non sa dove portare i figli.” La proposta è quella di installazioni sportive gratuite nei parchi, un modo per ristabilire un rapporto quotidiano tra giovani e territorio. Una visione concreta, che mette in discussione la logica dei servizi esclusivi.
Sul piano infrastrutturale, Cascella non risparmia critiche e rilancia: “Dobbiamo far ripartire due grandi parcheggi. Sono pronti urbanisticamente, ma vanno messi in moto nel primo anno.” È un messaggio politico preciso: senza capacità decisionale, il centro storico continuerà a soffocare. La frecciata finale sulla pista ciclabile – “io non voglio neanche commentare” – è l’epilogo simbolico di un giudizio complessivo sull’operato degli ultimi anni.
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In mezzo al confronto emerge un tema più ampio, quello del modello di governo. Cascella richiama la cultura politica della prima Repubblica: “Una volta eletta l’amministrazione non c’è più destra né sinistra. Una buca non è né di destra né di sinistra.” E invita alla concertazione delle forze sociali, culturali, commerciali, industriali e sindacali, in particolare legate alla zona di Cancelliera. È un messaggio che supera la contingenza elettorale e punta a ricostruire un patto civico.
Anche il tema del lavoro femminile diventa politico, quando osserva: “Se le donne non vanno a lavorare […] gli imprenditori perdono il mercato di domani.” Un ragionamento che ribalta la tradizionale diffidenza verso la maternità come ostacolo produttivo, assumendola come investimento collettivo. È una linea di pensiero che trova l’appoggio delle altre ospiti, e che consegna una visione di welfare aziendale più moderna, quasi europea.
Alla fine della trasmissione, la sintesi del pensiero di Cascella è chiara: Albano ha bisogno di una nuova classe dirigente, di una squadra e non di un uomo solo, di un progetto e non di un esperimento. “La gente non va più presa in giro.” È la frase che rimane sospesa nello studio e che pesa come un manifesto elettorale non dichiarato. Il clima della puntata, più che una discussione, è stato il preludio a una campagna elettorale che si annuncia combattuta, con un centrodestra deciso a presentarsi compatto e un Comune commissariato che attende il suo nuovo futuro politico.
Nel suggestivo scenario del Parco La Pompa a Rocca di Papa, si è svolta la tradizionale benedizione degli animali in onore di Sant’Antonio Abate. Questo evento annuale è un momento di raccoglimento e celebrazione che unisce la comunità locale all’insegna della fede e della tradizione.
Il rito della benedizione, che vede protagonisti animali di ogni tipo, dai cavalli ai piccoli animali domestici, attira numerosi partecipanti e spettatori da tutta la regione. È un’occasione per ricordare l’importanza del rapporto tra esseri umani e natura, sottolineando il rispetto e la cura per tutte le creature viventi.
La festa di Sant’Antonio Abate è particolarmente sentita nella comunità di Rocca di Papa, dove le radici storiche e culturali si intrecciano con le tradizioni contadine. L’evento al Parco La Pompa rappresenta così un ponte tra passato e presente, mantenendo vive usanze che affondano le loro origini in tempi antichi.
Nel piccolo comune di Marino, la celebrazione di Sant’Antonio Abate ha visto un momento di particolare emozione quando Don Faustino ha impartito la tradizionale benedizione agli animali. Quest’anno, il sacerdote ha scelto un modo unico per svolgere il rito: a cavallo di Lady, una maestosa giumenta che ha contribuito a rendere l’evento ancor più speciale.
La comunità ha partecipato con entusiasmo all’evento, portando i propri animali domestici e da fattoria per ricevere la benedizione. L’iniziativa ha sottolineato l’importanza del legame tra uomo e natura, celebrando la figura di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali e protettore del mondo rurale.
Lady, la giumenta che ha accompagnato Don Faustino, è stata la protagonista indiscussa, attirando l’attenzione di grandi e piccini. La sua presenza ha simboleggiato la pace e l’armonia che la festa intende promuovere, rendendo la giornata indimenticabile per tutti i presenti.
L’evento si è concluso con un momento conviviale, dove i partecipanti hanno potuto condividere storie e aneddoti sui loro amati animali, rafforzando lo spirito di comunità che caratterizza il piccolo centro di Marino.
Nel Comune di Ciampino, il partito Italia Viva ha deciso di entrare a far parte della maggioranza. Questa decisione ha portato alla nomina di Gabriella Sisti come nuovo assessore. La mossa segna un’importante svolta politica per la città, influenzando le dinamiche di governo locale e promettendo nuove prospettive per l’amministrazione comunale.
La nomina di Sisti è stata accolta con favore da molti all’interno del consiglio comunale, che vedono in lei una figura capace di apportare freschezza e innovazione. Gabriella Sisti, già nota per il suo impegno politico e sociale, si prepara ad affrontare le sfide che il nuovo incarico comporta, con l’obiettivo di contribuire positivamente allo sviluppo della comunità ciampinese.
Italia Viva, attraverso questa mossa strategica, mira a rafforzare la propria presenza politica nella regione, collaborando attivamente con le altre forze di maggioranza per implementare nuove politiche e progetti. L’ingresso di Sisti nella giunta comunale è visto come un passo fondamentale per consolidare queste alleanze e perseguire gli obiettivi comuni.