1

ALFREDINO RAMPI: QUELLA TRAGEDIA NEGLI ANNI '80 CHE L'ITALIA NON DIMENTICA

di Angelo Barraco
 
Roma – La cronaca nera ci ha insegnato, negli anni, ad entrare nelle case di chi vive il dolore, a conoscere il lutto di chi ha perso un figlio, un padre o una madre, a capire le dinamiche che si celano dietro una scomparsa e spesso a formulare ipotesi. Un tempo la tv era puro intrattenimento, piena di spazi e programmi che avevano lo scopo di  far riposare la mente dei tanti lavoratori che, tornavano stanchi da una giornata in fabbrica, cantiere o ufficio e preferivano staccare la spina e riposare la mente. Non vi erano programmi  dedicati esclusivamente alla cronaca, non vi erano i grandi salotti in cui si riunivano esperti del settore che perdevano giornate intere a discutere del colpevole da mettere al patibolo, non vi era un’assuefazione lenta e perenne della tematica delittuosa. L’informazione veniva data dai telegiornali e giornali, tutto aveva un peso e tutto aveva un’altra forma. Siamo nel 1981, in tv andava in onda Portobello condotto dal grande Enzo Tortora, la Rai trasmetteva “Il Sistemone”, il grande Mike Bongiorno andava in onda con un programma mattutino chiamato “Bis”  e Supergulp era il programma per ragazzi di maggior successo. 
 
La cronaca di quegli anni riportava che il 6 giugno del 1981 il Mostro di Firenze aveva colpito per la terza volta. Una lunga scia di sangue che avrebbe macchiato le campagne toscane in modo indelebile. Le vittime sono: Giovanni Foggi e Carmela De Nuccio e il luogo il cui si è consumato il duplice delitto è Scandicci. Mentre l’Italia è sconcertata per l’incubo del mostro che colpisce le coppiette in Toscana, a Roma vi è la famiglia Rampi che sta trascorrendo le vacanze nelle seconda residenza in via del Vermicino, a Finocchio (Roma). C’è Ferdinando Rampi, Francesca Bizzarri, la nonna Veja e i piccoli Alfredo, di 6 anni e Riccardo di 2 anni. Mercoledì 10 giugno, Papà Ferdinando, due amici e il piccolo Alfredo “Alfredino” uscirono a fare una passeggiata, al momento del rientro però il piccolo Alfredo chiese al papà di poter proseguire tornare da solo a casa, il padre disse di si. L’episodio avvenne alle 19.00 circa, ma quando Ferdinando giunse a casa –ore 20.00 circa- Alfredino non era tornato a casa. Immediatamente i genitori lo cercarono ma non riuscirono a trovarlo, allora decisero di chiamare le forze dell’ordine alle 21.30. Immediatamente partono le ricerche con l’ausilio delle unità cinofile e viene individuato il piccolo all’interno di un pozzo artesiano in via Sant’Ireneo. Sin da subito il recupero del piccolo Alfredino si rivelò difficoltoso. In un primo momento si pronosticò una lunghezza del pozzo pari a 36 metri, ma la profondità complessiva era di 80 metri. Venne inizialmente calata una tavoletta di legata con una corda, ma tale oggetto si ruppe a metà percorso e ostruii l’imboccatura. Numerosi i tentativi di salvataggio, si prestarono ai soccorsi anche nani, circensi, contorsionisti con la speranza che le loro abilità nel muovere il corpo potesse salvare il piccolo. Fu calato un microfono all’interno del cunicolo, per comunicare con il piccolo. Le urla strazianti e i pianti hanno commosso un’Italia che era abituata ad altra tv; la RAI trasmise una diretta no stop di 18 ore sulla vicenda. L’uomo che più di tutti si avvicinò ad Alfredino nel momento in cui si introdusse nel pozzo fu Angelo Licheri, un tipografo di 37 anni che tentò in tutti i modi di salvarlo ma non ci riuscì e salito in superficie scoppiò in un pianto ininterrotto. Si fa di tutto per salvare Alfredo, viene scavato anche un pozzo parallelo ma il tentativo risulta fallimentare poiché tale scavo provoca un’ulteriore discesa del piccolo. Sul posto giunge anche l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Il 13 giugno l’Italia, dopo 60 ore di atroci sofferenze e svariati tentativi, il Tg1 trasmette la notizia della morte di Alfredino Rampi, con il conduttore Massimo Valentini in lacrime.