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Aliens Fireteam Elite, gli “Xeno” escono ancora dalle pareti

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Aliens Fireteam Elite, disponibile su Pc e sulle console della famiglia Xbox e PlayStation, è un frenetico sparatutto che catapulta i giocatori nei luoghi più noti della saga cinematografica. La storia alla base di Aliens Fireteam Elite è quanto di più semplice e lineare si possa concepire, un mero pretesto per lanciare il giocatore e la sua squadra di fuoco nelle furiose battaglie contro lo Sciame, ma in fondo non c’è niente di meglio che una storia che funga da pretesto per un bel massacro di Xenomorfi in vecchio stile. Il titolo è ambientato nel 2202, appena vent’anni dopo gli eventi narrati in Aliens: Scontro Finale, a bordo della nave d’assalto spaziale Endeavor, la punta di diamante dell’esercito Coloniale. I soldati sono stati svegliati dal crio-sonno per rispondere alla chiamata di aiuto di un certo dottor Tim Hoenikker, apparentemente bloccato in una stazione di raffineria orbitale e in balia di un cospicuo numero di Xenomorfi. Il dottore sembra essere in possesso di informazioni vitali per il comando dei Marine, tra cui le prove di un ipotetico coinvolgimento della Weyland-Yutani in alcuni fumosi esperimenti che avrebbero dato vita a una nuova specie di alieni, ancora più feroci e implacabili di quelli visti in passato. Quale migliore occasione per un po’ di caccia agli insetti? Inizia qui l’epopea del team di Marine Coloniali protagonisti di Aliens Fireteam Elite, una missione disperata, viaggio pericoloso e pieno di insidie alle prese con l’orda più inesorabile mai pensata dal cinema hollywoodiano. Ma veniamo al dunque: una volta avviato il gioco e dopo aver creato il proprio alter-ego attraverso l’editor e aver scelto la sua classe di appartenenza tra le quattro disponibili (cinque se si conta quella sbloccabile una volta conclusa la campagna), è tutto pronto per iniziare l’avventura che si suddivide in 4 capitoli suddivisi a loro volta in tre sottomissioni. La nave UAS Endeavor, già citata qualche riga più in alto, funge da hub social per radunarsi con i propri compagni, organizzare l’inventario e preparare le missioni prima di scendere sul campo di battaglia. In questo ambiente ci sono anche molti NPC pronti ad approfondire la lore con un sistema di dialoghi a scelta multipla ma nulla di realmente interessante ai fini della narrazione (se non qualche piccolo, nostalgico riferimento a quanto visto nelle pellicole cinematografiche). Una volta radunato il team e selezionata la missione, si potrà scegliere come impostare la difficoltà e alcuni modificatori di difficoltà (che sono sotto forma di card) i quali influiranno sull’andamento delle partite andando, ad esempio, a dimezzare i danni in uscita oppure a restringere la capienza dei caricatori. In cambio, dopo aver concluso la quest, si potrà ricevere un cospicuo quantitativo di punti esperienza, utili a ottenere nuove armi, accessori e abilità per la nostra classe preferita.

La struttura ludica di Aliens: Fireteam Elite non inventa nulla di nuovo ma sfrutta alcune delle formule più usate negli ultimi anni negli shooter coop. Già dalle prime battute è evidente come Cold Iron si sia ispirata pesantemente alle meccaniche di Gears of War e Left 4 Dead per realizzare questo progetto: c’è l’immancabile sistema di coperture che sulla carta che garantisce un certo grado di protezione contro alcuni avversari capaci di attaccare a distanza, ma c’è la possibilità anche di curare se stessi e i compagni attraverso alcuni utili medikit. Presente anche la possibilità di schierare armamenti difensivi come torrette, mine, droni, ma anche letali munizioni elettriche e al napalm. In Aliens: Fireteam Elite tutto può salire di livello: le classi, le armi e le varie abilità. E’ possibile personalizzare le bocche da fuoco sia a livello visivo sia per quanto riguarda gli accessori, tra mirini, caricatori estesi ed altre componenti. Inoltre un sistema di perk consente di modificare il funzionamento delle abilità e l’efficacia del soldato sul campo. Risulta interessante come i potenziamenti vadano gestiti alla stregua di oggetti in un inventario dalle caselle limitate. Ci sono comunque a disposizione opzioni per tutti i gusti, con una buona scalabilità e configurabilità di audio e video. C’è pure un buon supporto dal punto di vista dell’accessibilità che tiene da conto daltonismo ed altre problematiche con alcune opzioni dedicate. La giocabilità poi può essere modificata per creare un’esperienza più o meno arcade con la possibilità di visualizzare o meno indicatori di vita o di uccisione e con l’opportunità di attivare delle sagome che individuano in maniera più efficace i nemici presenti sullo schermo. Aliens Fireteam Elite può essere affrontato da soli o in compagnia. Ovviamente con due amici al proprio fianco l’esperienza risulta molto più appagante e divertente: è vero che gli altri componenti della squadra in caso si giocasse in solitaria sono rimpiazzati da bot sintetici, ma bisogna sottolineare come l’intelligenza artificiale non sia esattamente allo stato dell’arte, soprattutto se si sceglie una difficoltà alta. Usando un medico ad esempio si può notare come gli alleati artificiali tendano a non entrare nell’area curativa, inoltre c’è una tendenza dei nostri androidi ad avanzare velocemente verso situazioni che li espongono a rischi mortali. Ovviamente poi l’utilizzo di una squadra umana permette il coordinamento strategico delle abilità che caratterizzano le varie classi. Già la presenza in duo di un demolitore e di un medico permette di gestire la situazione piuttosto egregiamente. Nel caso si decida di giocare in singolo però è bene sapere che in alcuni punti, anche al livello di difficoltà più facile, ci sono ad attendere un grado di sfida a nostro parere molto elevato che, anche a causa della mancanza di checkpoint, potrebbe costringere, specialmente i giocatori meno esperti, a ripetere la missione più volte. Come già detto in precedenza la campagna si divide in quattro atti, ciascuno dei quali è composto da tre capitoli, di cui inizialmente solo il primo è selezionabile. Le creature nemiche provengono prevalentemente dall’universo canonico di Alien, ma in parte anche da quello del prequel, per un bestiario che arriva alle venti unità. La struttura dei livelli si ripropone identica a sé stessa dal primo all’ultimo minuto della campagna: atri, piazzali o saloni più o meno ampi sono le arene in cui si consumano le carneficine di xenomorfi. Sono collegati da corridoi pressoché vuoti che si vorrà percorrere il prima possibile, anche sorvolando sul fatto che, nascosti qua e là, ci sono dei collezionabili. Questo perché ci si accorge subito che l’esplorazione è sterile: i vicoli apparentemente interessanti conducono a sentieri bloccati da rocce, mentre le porte che si affacciano sui corridoi sono tutte chiuse. C’è una sola direzione obbligata, peraltro indicata da un cursore, e non sono contemplate variazioni sul tema. Le ambientazioni sono ispirate dalla saga cinematografica, in particolare da Scontro Finale, ma non manca fortunatamente qualche colpo di scena e alcune location che faranno la gioia degli appassionati della saga. L’azione segue ostinatamente uno schema collaudato: si arriva in una stanza infestata di alieni, inizialmente di piccole dimensioni; man mano che si neutralizzano lo sciame continua a riversarsi sui giocatori con nemici sempre più resistenti e perniciosi. I momenti clou sono quelli degli assedi che si attivano dopo aver premuto un interruttore, dando un minimo di tempo per approntare le difese prima di attacchi apparentemente interminabili che culminano con la discesa in campo degli xenomorfi più ostici. In questa struttura piuttosto monotona, l’elemento di originalità è rappresentato proprio dagli alieni. Come ci insegnano le pellicole, possono arrivare anche dal soffitto, dal pavimento o dalle “fottute pareti”, sfruttando grate e condotti di aerazione: questo rende le coperture poco effettive e costringe non solo a muoversi di continuo, ma ad avere un occhio costante sull’iconico radar di prossimità. Si avverte l’assenza di variazioni sul tema che avrebbero garantito una maggior varietà, ma nel complesso l’esperienza è divertente e appagante. Insomma, a chi non piace massacrare centinaia di Xenomorfi arrabbiati? Per quanto riguarda la varietà di classi, gli sviluppatori propongono in totale cinque specializzazioni militari di cui quattro disponibili sin dal primo minuto, mentre la quinta (il ricognitore) si potrà utilizzare solo dopo aver portato a termine la campagna la prima volta. Le specializzazioni sono: il mitragliere, classico factotum buono per ogni occasione; il demolitore che può maneggiare armi pesanti come l’iconica Smartgun, il lanciafiamme o il lanciagranate; il tecnico e la sua micidiale torretta portatile; il dottore, l’unico a cui affidarsi per ripristinare la salute; il ricognitore con i suoi gadget di supporto.

Ad aumentare il tasso di rigiocabilità di Aliens Fireteam Elite c’è la modalità orda, che si sblocca solo dopo aver finito la campagna. Ci sono poi le sfide giornaliere e le carte “malus”, che alzano ulteriormente il tasso di sfida a fronte di un moltiplicatore d’esperienza. Il rischio noia, per via della struttura stessa del gioco e per il ridotto numero di mappe, è però scongiurato dalla natura cooperativa del titolo che è limitata ad internet (niente coop in locale purtroppo). Per completare la campagna a livello normale è necessaria una decina d’ore, alcune delle quali spese per fare esperienza. Dal punto di vista grafico e tecnico il titolo (da noi testato su Xbox Series X) sfrutta l’Unreal Engine, ma senza eccellere particolarmente. I personaggi non sono caratterizzati da un dettaglio eccezionale ma almeno, npc a parte, sono dotati di un livello decente di espressività. L’effetto che si ricava spesso è quello di un personaggio di plastica in stile action figure anni ‘80, soprattutto per quanto riguarda i capelli, decisamente finti. Anche le location sembrano spesso ampie, ma purtroppo vuote e a tratti ripetitive. Effetti, modelli e ombre sembrano dunque nella media, con qualche eccezione relativa ad esplosioni e fumo in certi casi piuttosto suggestivi. L’audio invece non sembra rendere pienamente giustizia al tutto. La colonna sonora per quanto piacevole non riesce a trasmettere il giusto grado di inquietudine. Anche la resa degli effetti sonori non ci ha convinto fino in fondo con il sound dell’artiglieria che non rende giustizia alla potenza dei fucili risultando i colpi stranamente ovattati. Abbiamo preferito di gran lunga la resa delle armi del vecchio Aliens: Colonial Marines decisamente più violenta e grezza in quanto ad impatto sonoro. Nota di merito agli effetti del fucile a impulsi M41 e alla “smartgun” che sono identici a quelli proposti in Aliens Scontro Finale. Peccato invece per il suono prodotto dal radar che non scannerizza di continuo ma emette brevi suoni solo quando c’è qualche pericolo in avvicinamento. Tirando le somme, se quello che si cerca è un titolo cooperativo che possa dare la possibilità di massacrare alieni con una vasta varietà di armi e che renda omaggio all’universo di Alien, allora questo è un gioco che non dovete lasciarvi sfuggire. Ovviamente, vista la natura del titolo, Aliens Fireteam Elite è un semplice shooter puro e semplice, non aspettatevi trame roboanti o colpi di scena incredibili. Tutto quello che vi si chiederà è imbracciare le armi e andare avanti a suon di scariche di mitra, vampate di lanciafiamme ed esplosioni. A noi tutto questo non è affatto dispiaciuto, quindi il nostro consiglio è quello di provarlo e giocarlo senza avere aspettative enormi. Il titolo nel complesso diverte e fa il suo dovere.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Software spia sugli iPhone: Apple corre ai ripari

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Apple ha dovuto riparare urgentemente un difetto informatico che il controverso software Pegasus è riuscito a sfruttare per infettare gli iPhone.

Lo spyware della società israeliana NSO ha hackerato con successo i dispositivi a marchio Apple senza ricorrere a collegamenti o pulsanti ingannevoli, la tecnica comunemente utilizzata. 

Il difetto è stato individuato la scorsa settimana dai ricercatori di Citizen Lab, che hanno scoperto che l’iPhone di un attivista saudita era stato infettato tramite iMessage, il sistema di messaggistica di Apple.

Secondo questa organizzazione di sicurezza informatica dell’Università di Toronto, Pegasus utilizza questa vulnerabilità “almeno da febbraio 2021”.  

“Questa intrusione, che abbiamo chiamato Forcedentry, prende di mira la libreria di rendering delle immagini di Apple e ha funzionato contro i dispositivi Apple iOS, MacOS e WatchOS”, i sistemi operativi di telefoni cellulari, computer e smartwatch a marchio Apple.

“Dopo aver identificato questo difetto (…), Apple ha rapidamente sviluppato e distribuito una patch in iOS 14.8 per proteggere i nostri utenti”, ha affermato Ivan Krstic, direttore dei sistemi di sicurezza di Apple, in risposta a una richiesta dell’AFP.

Il gruppo californiano ha elogiato Citizen Lab per il suo lavoro e ha sottolineato che questo tipo di attacchi “ultrasofisticati” “costano milioni di dollari, non durano a lungo e sono usati per prendere di mira persone specifiche”. Pertanto, “non sono una minaccia per la stragrande maggioranza dei nostri utenti”, ha affermato Ivan Krstic. “Ma continuiamo a lavorare instancabilmente per difendere tutti i nostri clienti”.

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Netflix e videogames, il debutto in Polonia

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Dopo una serie di rumors in rete e assunzioni focalizzate al gaming, Netflix ha ufficializzato il suo debutto nel settore dei videogiochi. La nota piattaforma ha infatti lanciato, per ora solo in Polonia, un’integrazione al servizio di streaming on demand all’interno dell’app Android.

I primi titoli disponibili sono due giochi di Stranger Things. “A partire da oggi, i clienti in Polonia possono provare il servizio su Android con ‘Stranger Things 1984’ e ‘Stranger Things 3’, già inclusi nell’abbonamento periodico – ha confermato la società, ricordano poi – siamo ancora agli inizi ma lavoreremo duramente per offrire la migliore esperienza possibile nei prossimi mesi con il nostro approccio al gioco senza pubblicità e senza acquisti in-app”.

I titoli disponibili verranno visualizzati, di volta in volta, nel feed della home page personale. Toccando l’icona, si passa al download, che indirizza direttamente al Play Store di Google. Ad ogni modo, non si tratta di videogame esclusivi, visto che gli stessi sono già presenti sul negozio digitale di Android. Nelle scorse settimane si è parlato di un presunto accordo tra Netflix e PlayStation, per l’inclusione nel servizio di videogiochi di celebri titoli della console di Sony, anche se al momento non vi è nulla di ufficiale.

A luglio, l’azienda di Reed Hastings ha assunto un ex dirigente di EA e Oculus per guidare la divisione gaming del gruppo, confermando l’interesse nell’estendere l’intrattenimento su mobile. Non è comunque la prima volta che Netflix flirta con i giochi. L’app di streaming offre episodi interattivi di ‘Black Mirror’, ‘Minecraft’ e ‘Carmen Sandiego’, dove l’utente può decidere come far proseguire la storia. Insomma, nel futuro del gaming sembra proprio che anche Netflix avrà un certo peso.

F.P.L.

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Scienza e Tecnologia

Hades approda su Xbox e PlayStation

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Hades, il videogame campione d’incassi e di consensi sviluppato da Supergiant Games su Switch, è finalmente disponibile sulle console della famiglia Xbox e su PlayStation. Precisiamolo subito senza mezzi termini: che si tratti di investire 24.99€ per acquistarlo in formato digitale o di spendere i soldi per un’edizione fisica o di premere il tasto download per chi è abbonato al Gamepass Ultimate su Xbox, l’offerta è in qualunque caso irrinunciabile, perché ci si trova dinanzi al cospetto di una vera e propria meraviglia che merita indiscutibilmente il tempo e l’attenzione di una produzione tripla A. Infatti Hades è un gioco unico nel suo genere e straordinario, destinato a lasciare un segno profondissimo una run dopo l’altra anche sulle console di casa Sony e Microsoft. L’opera che ha definitivamente consacrato Supergiant Games è infatti un trionfo incredibile di forma e sostanza: un’esperienza grandiosa che esalterà chi già conosce e apprezza il genere roguelike, dimostrandosi al tempo stesso in grado di far scoprire una nuova e contagiosissima dipendenza pure ai non avvezzi a questo tipo di gioco. Ma andiamo per gradi: di cosa si tratta nello specifico? Se c’è qualcuno che ancora non lo sapesse Hades narra la storia del figlio di Ade noto come Zagreus, giovane principe degli inferi, che tenta di scappare dal regno dell’inferno per andare alla ricerca della sua vera madre. Ovviamente l’impresa si rivela essere una vera Odissea, tempestata da colpi di scena e costellata di personaggi che cercheranno di aiutare o di ostacolare l’eroe nella sua impresa. La storia raccontata in Hades è perfettamente in linea con lo stile di gioco adottato: dialoghi spesso sopra le righe e scanzonati, ma non per questo banali. Nel corsa del viaggio di Zagreus sarà possibile fare la conoscenza di molte divinità e anche altri volti noti che fanno parte dei miti dell’antica Grecia. Tra questi spiccano Thanatos, Orfeo, Euridice, Megera e le sue sorelle Aletto e Tisifone, Teseo, il Minotauro e altri, oltre ovviamente ai vari Zeus, Poseidone, Atena, Ares. Inizialmente la narrativa si svolge tra gli inferi, nella sala comune dei morti dove Ade è occupato a dare sistemazione a tutte le anime arrivate in quel luogo. Nella sala è presente anche Nyx, la madre adottiva che dopo varie peripezie, sarà proprio lei a far capire al protagonista che la sua vera madre risiede nell’Olimpo. Ogni dialogo è fondamentale per quanto concerne lo sviluppo dell’intreccio narrativo e pian piano si scopriranno sempre più informazioni e segreti utili a conoscerne ogni dettaglio. Supergiant Games ha lavorato ad un quantitativo enorme di dialoghi, tutti sempre nuovi e interessanti e che si incrociano tra ironia e leggerezza per . Tra l’altro, Zagreus è un personaggio non troppo approfondito nella mitologia greca, quindi gli sviluppatori si sono potuti prendere diverse libertà a livello narrativo per rendere la figura interessante e plasmarla ad hoc per un videogame.

In Hades, come già accennato l’obiettivo del protagonista Zagreus sarà quello di sfidare l’asfissiante autorità del padre per ribaltare l’ordine naturale delle cose, in un’empia ascesa verso la superficie volta a scoprire la verità sul suo torbido passato. Un viaggio fatto di inevitabili fallimenti in successione, un tentativo dopo l’altro, con comunque la consapevolezza di aver ogni volta appreso qualcosa. Ed è proprio in questo continuo vivi, combatti, muori e ritenta che si può ammirare l’incredibile potenza del titolo sviluppato da Supergiant Games. Hades è un roguelike, ossia un titolo che prevede che ogni tentativo di fuga sia praticamente identico al precedente, tranne per la proceduralità delle mappe, dei nemici e dei bonus, che verranno trovati sempre in modo diverso ad ogni partita. Arrivati al Tartaro, l’obiettivo di Zagreus è raggiungere il Monte Olimpo, ma la strada è lunga e piena di insidie. Bisogna passare per i prati di Asfodelo, per i Campi Elisi, per lo Stige e per altri luoghi. Ogni zona è contornata da una serie di stanze in cui bisogna entrare, eliminare tutti i nemici presenti per passare alla successiva, fino ad arrivare al boss del Tartaro (che è praticamente sempre lo stesso, tranne per qualche variante narrativa). Superato il boss, si deve passare alla nuova zona, i prati di Asfodelo, in cui bisogna ripetere praticamente la stessa procedura fino ad arrivare ai Campi Elisi e così via. Ogni stanza prevede un certo quantitativo di nemici e quando tutti sono stati sconfitti, si riceve la ricompensa, ossia un dono che sarà utile per proseguire. Le risorse presenti in Hades sono davvero tante: ci sono le chiavi che permettono di sbloccare nuove armi o ulteriori punti di potenziamento; ci sono le gemme colorate utili a rinvigorire e migliorare esteticamente la sala comune o la stanza di Zagreus, ci sono le lacrime delle anime che permettono di potenziare il protagonista e moltissime altre risorse utili. Molto spesso si può anche incontrare Caronte per comprare sia risorse utili per la battaglia che potenziamenti olimpici. Ogni divinità incontrata durante il viaggio donerà all’eroe un suo potere, scalabile su diversi tipi di rarità e potenza: bisognerà, in pratica, scegliere quale potere prendere su un massimo di tre. La propria build si costruisce ad ogni tentativo di fuga e man mano che si ricomincia il livello, si diventa sempre più potenti e si apprendono le combinazioni di poteri da utilizzare al meglio sul campo di battaglia. Hades è un titolo action che fa della velocità e della semplicità il suo punto di forza. Tuttavia, dopo poco si prende coscienza che nonostante la semplicità, il combat system è più profondo di quanto si pensi. Il gioco prevede ben sei armi differenti, tra cui lo spadone, la lancia, l’arco e anche uno scudo gigante: ognuna di loro ha un proprio stile di attacco, per esempio la lancia può essere caricata per un attacco rotante o lanciata a distanza sui nemici, mentre lo scudo può essere caricato con un attacco frontale diretto. Ogni arma ha il suo attacco leggero e il suo attacco speciale, dove ovviamente i tempi si allungano di pochi istanti ma l’impatto è più devastante. Oltre ai due attacchi c’è la possibilità di fare uno o più scatti veloci e un lancio di una speciale anima bruciante che entra nel nemico e lo indebolisce. La strategia di combattimento sarà via via da approfondire e costruire strategicamente in base anche al proprio stile di gioco: ogni potenziamento donato dagli dei applica una serie di bonus su alcuni particolari parametri, quindi se si sfrutta molto l’attacco speciale e lo scatto sarà più utile potenziare questi due parametri piuttosto che altri. Inoltre, con alcune diverse divinità, sarà possibile modificare anche completamente i propri attacchi, rientrando in linea con quelli della divinità stessa. Un esempio può essere il fulmine di Zeus, che si aggiunge allo scatto per folgorare i nemici, oppure lo stato di sbornia dell’attacco speciale di Dioniso e così via. Tutto questo dà una varietà enorme al titolo che solo dopo moltissime ore può incorrere in una leggera ripetitività delle azioni. Ma credete a noi, non vi stancherete di Hades tanto presto perché quando crederete di essere giunti all’epilogo ci sarà davvero ancora molto molto molto da fare.

A livello grafico Hades non gode di cambiamenti effettivi rispetto alla già lodevole edizione per Nintendo Switch. Sulle console della scorsa generazione Hades si presenta infatti a 1080p e 60fps, mentre su PlayStation 5 e Xbox Series X si arriva a 4K e 60fps. L’incremento in termini di pixel aiuta senza dubbio a rendere ulteriore giustizia a una direzione artistica strabiliante, mentre la fluidità rimane tendenzialmente inattaccabile come in origine. Esteticamente parlando ogni zona è coloratissima e realizzata in modo sensazionale, per quanto effettivamente si ripeta volta per volta, è sempre bello attraversare il regno delle anime. I disegni sono formidabili e Jenn Zee, la designer di Supergiant Games, si è veramente superata realizzando dei dettagli superlativi in ogni frangente. La sala comune dei morti, ad esempio, vede Ade seduto ad una scrivania enorme e possente, mentre al suo fianco riposa il temibile Cerbero con le sue tre teste. Ovviamente sono presenti molte anime che fanno comunella tra loro in giro fra le stanze e la mensa in cui ci si ritrova a mangiare qualcosa nell’attesa di andare avanti nell’avventura. Ogni cosa è stata realizzata per colpire il giocatore, la stanza di Zagreus è disordinata ma molto accogliente come quella di un adolescente, il Tartaro col suo verde accecante ha tutta l’aria di essere un luogo dove le anime vivono il loro tormento. Ogni stanza è disegnata con trappole e insidie che possiamo rappresentare un vantaggio contro i nemici o un pericolo che fa perdere punti vita, e più avanti si va più le camere diventano pericolose e articolate. Ad un certo punto, nelle fasi avanzate dell’impresa, si inizierà a creare tanto caos da non capire più la dinamica di ciò che sta succedendo, perché tra nemici a schermo, trappole che si attivano e Zagreus che attacca saettando qua e la mentre scaglia fendenti e semina l’area di gioco di effetti vari, il gioco inizia a diventare molto caotico e solo una gran padronanza dell’equipaggiamento e l’esperienza renderà il tutto più “ordinato”. Altro aspetto da Oscar è il sonoro, esso infatti è capace di sorprendere chiunque grazie a una colonna sonora d’impatto e perfettamente in linea con l’estetica e le azioni di gioco. Più si avanza nella storia, più tentativi di fuga si fanno e più ci si innamorerà dei personaggi e delle loro personalità. Tirando le somme, l’arrivo di Hades sulle console di casa Microsoft e Sony è stato davvero un graditissimo regalo per chiunque volesse mettere le mani su questo incredibile titolo. La grandissima varietà di situazioni, armi, poteri, percorsi e la possibilità di combinare numerosissimi poteri per creare build pazzesche fa di Hades uno di quei titolo che nessuno dovrebbe “mancare”. Il nostro consiglio? Acquistatelo e preparatevi a vivere una fra le avventure più incredibili degli ultimi anni.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 9,5

Gameplay: 9,5

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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