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ALLARME POVERTÀ AL SUD. IL MEZZOGIORNO È CRESCIUTO LA METÀ DELLA GRECIA

di Angelo Barraco
 
Quando siamo al bar con un amico e si parla del più e del meno, prima o poi si tira fuori lo scottante argomento-lavoro e si parla della situazione attuale. Anche coloro che capiscono poco di economia e di dati tecnici vedono come il nostro paese si sta piegando nella morsa della disoccupazione sempre più largamente diffusa. Chi vive al sud Italia prova “invidia” per coloro che vivono al nord e ha come obiettivo quello di andare a vivere e lavorare al nord Italia o meglio ancora all’estero, perché no? Ma nel nostro paese ci promettono che tutto si sistemerà, che il lavoro è in crescita e che vi è un incremento del lavoro, ma le chiacchiere stanno a zero se i fatti dimostrano l’esatto contrario poichè, si legge nel Rapporto Svimez, che il numero degli occupati nel Mezzogiorno è “ancora in calo nel 2014, arriva a 5,8 milioni, il livello più basso almeno dal 1977, anno di inizio delle serie storiche Istat” e secondo il rapporto sono le donne e i giovani a pagare il prezzo più alto. Il rapporto sottolinea: “Tornare indietro ai livelli di quasi quarant'anni fa testimonia, da un lato, il processo di crescita mai decollato, e, dall'altro, il livello di smottamento del mercato del lavoro meridionale e la modifica della geografia del lavoro”. Nel 2014  il tasso di disoccupazione è arrivato al 12,7%, nel Centro Nord ha raggiunto il 9,5% e nel Sud Italia invece la percentuale più alta, il 20,5%. Per quanto riguarda la crescita del lavoro, vi è stata una crescita di 88.400 unità nel Centro Nord e 45mila nel centro Sud. Vi è stato un incremento del lavoro nel primo semestre del 2015 dove la crescita è stata di 133 mila unità, 47 mila solo al sud e 86 mila al Centro Nord. Per quanto riguarda gli italiani che hanno perso il lavoro, tra il 2008 e il 2014 sono stati 811 mila italiani e 576 circa nel Sud Italia, dove 622 persone hanno perso il lavoro (under 34, con una percentuale del -31.9%), la disoccupazione under 24 ha raggiunto il 56%. Nel rapporto si legge inoltre: “Dal 2000 al 2013 il Sud è cresciuto del 13% la metà della Grecia che ha segnato +24%: oltre 40 punti percentuali in meno della media delle regioni Convergenza dell'Europa a 28 (+53,6%)” si legge inoltre “Un Paese diviso e diseguale, dove il Sud è la deriva e scivola sempre più nell'arretramento: nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno è ancora negativo (-1,3%) e il Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2014 ha toccato il punto più basso degli ultimi 15 anni, con il 53,7%” e conclude “Nel 2014 al Sud si sono registrate solo 174 mila nascite, livello al minimo storico registrato oltre 150 anni fa, durante l'Unità d'Italia: il Sud sarà interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili”.