Connect with us

Ambiente

Allarme siccità, il mare minaccia il Po. Castel Gandolfo in emergenza

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 4 minuti
image_pdfimage_print

Se al Nord compaiono le prima autobotti per la distribuzione potabile, l’emergenza acqua sta rapidamente estendendosi al Centro Italia: è questo l’ulteriore dato di preoccupazione, che emerge dal report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche nella prima stagione, in cui si evidenziano in maniera massiva le conseguenze dei cambiamenti climatici sulla Penisola. Esemplare è la situazione di quello, che “era” il secondo fiume della Toscana (il primo, l’Arno, ha flussi dimezzati rispetto alla media mensile e, in particolare, quasi 50.000 litri al secondo in meno rispetto al Giugno 2020) ridotto ormai ad uno stato torrentizio dopo mesi di sofferenza idrica: l’Ombrone registra attualmente una portata di 890 litri al secondo, quando il minimo per garantire la vita in alveo è indicato in l/s 2000!Nelle Marche, il fiume Sentino tocca già il minimo storico (-37 centimetri), registrato nell’Agosto 2021, anno considerato idricamente critico per la regione; anche Esino e Nera sono ai livelli più bassi del recente quinquennio, mentre gli invasi ancora trattengono volumi idrici superiori a quelli di 12 mesi fa.In Umbria, le scarse precipitazioni di Maggio trascinano livelli bassi nei corpi idrici della regione (gli invasi del lago Trasimeno e della diga Maroggia sono praticamente dimezzati rispetto agli anni scorsi), ma non solo: il fiume Tevere, nel suo tratto iniziale, registra il livello più basso (cm. 35) dal 1996. L’andamento deficitario del corso d’acqua tiberino prosegue nel Lazio, dove più grave, però, è la situazione dell’Aniene, ridotto ad una portata di circa 3.000 litri al secondo contro una media di oltre l/s 8.000; crolla anche la portata del Sacco, così come in calo sono i livelli dei laghi romani (Nemi scende a cm. 47 contro m.1,66 del Giugno 2021 e Bracciano ha un livello inferiore di 25 centimetri all’anno scorso).Al Nord “capitola” il delta del Po, “conquistato” ormai per 30 chilometri dalla risalita del cuneo salino, registrata a Goro con l’alta marea mentre, lungo tutta l’asta, il più importante fiume italiano è al di sotto dei minimi storici, registrando una “magra” epocale. In rapida decrescita sono anche i grandi laghi del Nord Italia (ad eccezione del Benaco), il cui bilancio idrico è deficitario: in una settimana, il Maggiore si è abbassato di 20 centimetri, il Lario di oltre 30 e l’Iseo di cm. 7; il lago Maggiore trattiene il 23,2% di acqua e con cm. -7,5 segna il record minimo dal 1946, mentre la portata erogata dal lago di Como nel fiume Adda ha toccato punte doppie rispetto agli afflussi da monte ed il riempimento del bacino è sceso in una settimana dal 54,7% al 30,6%. Restando in Lombardia, sono ormai completamente esaurite, con 2 mesi d’anticipo, le riserve di neve: quest’anno, per altro, la quantità nivale, normalmente presente in quota agli inizi di Giugno (738 milioni di metri cubi), non è mai stata raggiunta, toccando un picco massimo di soli 640 milioni di metri cubi. E’ questa la grande differenza con l’estate 2021 che, pur avendo presentato lunghi periodi con assenza di precipitazioni, poteva contare su una riserva di neve, che ad inizio Giugno era doppia rispetto alla media. Anche gli invasi idroelettrici sono ai minimi storici.“La grave situazione d’emergenza nel bacino padano necessita di un’assunzione di responsabilità che, nel rispetto delle priorità di legge, coinvolga tutti i soggetti interessati. Per questo, è necessaria l’attivazione di una cabina di regia sotto il coordinamento della Protezione Civile” ribadisce Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).In Valle d’Aosta, dove sono in leggero rialzo le portate della Dora Baltea e del torrente Lys, uno studio della Società Meteorologica ha certificato la grave condizione, in cui versano i ghiacciai del Grand Etrét (Valsavarenche) e Ciardoney (Val Soana): nel primo, l’accumulo di neve medio è di 127 centimetri, vale a dire il livello più basso finora registrato ed inferiore di circa il 62% rispetto alla media del periodo 2000-2021 (cm. 331) e dell’11% per quanto riguarda la normale densità; anche sul ghiacciaio Ciardoney, le misure di accumulo confermano la situazione di scarsità estrema con spessori di neve, che vanno da cm. 165 nel punto più elevato ad appena 25 centimetri nel settore mediano, cioè il 25% dei livelli generalmente rilevati, segnandoo il record negativo in tempi recenti. L’ulteriore tracollo delle portate dei fiumi piemontesi (da diverso tempo inferiori del 30% alle portate medie) testimonia come i benefici apportati dai brevi, ma intensi fenomeni meteo, registrati la settimana scorsa, vengano vanificati dalla perdurante ondata di calore, che da oltre un mese “soffoca” tutta la Penisola con temperature tra i 3 ed i 4 gradi superiori alla media e, in molte zone, con massime stabilmente ben al di sopra dei 30°. Il deficit pluviometrico estremo rilevato su tutto il Piemonte provoca livelli di falda quasi ovunque al di sotto dei minimi storici e, anche in Piemonte, la riserva di neve risulta azzerata con 2 mesi d’anticipo.Stessa situazione (niente più neve sui monti e falde a secco) si registra in Veneto, dove il fiume Adige si mantiene su livelli minimi rispetto al passato così come gli altri corsi d’acqua della regione.Scendendo a Sud, a fare da cuscinetto con la grave situazione idrica, che si registra nell’Italia centro-settentrionale, è la Campania, dove permane il rischio di siccità nel bacino idrografico del Liri-Garigliano e Volturno, ma salgono i livelli idrometrici dei principali fiumi, anche se si segnalano in deciso calo i volumi dei bacini del Cilento.In Puglia, i bacini trattengono volumi d’acqua in linea con quelli del positivo 2021. Si differenzia altresì la vicina Basilicata, il cui volume di risorsa stoccata cala di oltre 16 milioni di metri cubi in 12 giorni, confermando la tendenza a consumare maggiori quantità d’acqua rispetto al 2021 (+ 5 milioni di metri cubi) a causa delle alte temperature.Infine, in questa annata idricamente straordinaria, la Sicilia è sorprendentemente al riparo dai rischi di un’estate “assetata”, grazie ai buoni livelli registrati nei bacini nel mese di maggio (+20% rispetto all’anno scorso). “E’ questa l’ennesima dimostrazione dell’importanza di avere bacini in grado di trattenere le acque di pioggia, così come previsto dalle tante proposte di nuovi invasi e laghetti, avanzate dai Consorzi di bonifica ed irrigazione – evidenzia Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – E’ evidente che a ciò devono essere affiancati interventi di infrastrutturazione non solo per portare l’acqua sul territorio, ma per ottimizzarne l’uso.”

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ambiente

Emergenza siccità: in attesa delle decisioni del governo le ruspe dei Consorzi di Bonifica in azione per portare acqua all’agricoltura

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 3 minuti
image_pdfimage_print

Francesco Vincenzi, Presidente ANBI: “Servono decisioni sollecite di fronte al dramma idrico”

“Giorno dopo giorno si allarga il dramma per campagne arse dalla siccità in un momento fondamentale del processo colturale. Per questo, chiediamo al Governo di accelerare la decisione su una scelta che, permanendo le attuali condizioni climatiche, appare ineludibile: la creazione di una cabina di regia per la gestione delle risorse idriche sotto il coordinamento della Protezione Civile.”

A ribadirlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), mentre le ruspe continuano ad essere le protagoniste della lotta contro il tempo (anche meteorologico), ingaggiata dai Consorzi di bonifica ed irrigazione per salvare i raccolti.

È così a Boretto, nel reggiano, dove ogni giorno mezzi meccanici del Consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale sono all’opera per evitare l’insabbiamento delle pompe idrovore, nonostante il fiume Po sia ai minimi storici; è un’opera continua, che aggrava i bilanci dell’ente, che già registrano spese non preventivate per 150.000 euro, che rischiano di ricadere su consorziati già penalizzati nel reddito agricolo.

Ruspe in azione anche nella toscana Valdichiana, dove la diga di Montedoglio rimane un prezioso serbatoio d’acqua di qualità e l’impegno principale è aumentare le reti irrigue per ottimizzarne l’uso a servizio dell’economia rurale, evitando qualsiasi spreco e riducendo gli attingimenti da corsi d’acqua superficiali o dal sottosuolo.

“In questa fase storica, dove l’emergenza idrica ha allarmanti conseguenze sull’agricoltura e non solo, noi siamo in cantiere per la posa delle tubazioni di un nuovo distretto irriguo, in comune di Castiglion Fiorentino. Qualche tempo fa avevamo annunciato il completamento del progetto; a pochi mesi di distanza, siamo riusciti ad avviare il cantiere per la realizzazione dell’infrastruttura. Si tratta di un’opera particolarmente attesa in una zona, dove prevalgono produzioni vivaistiche, colture floricole ed orticole di pregio” evidenzia Serena Stefani, Presidente del Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno.

“E’ la prova del lungimirante lavoro anche di prospettiva, che gli enti consorziali stanno portando avanti in tutta Italia e che vorremmo esteso all’amministrazione pubblica ad ogni livello – commenta il Presidente ANBI – Il nostro impegno spazia dallo sviluppo delle progettazioni alla ricerca dei finanziamenti necessari per dare forma alle reti idriche. In questo caso si è riusciti ad intercettare le risorse messe a disposizione dal Piano di Sviluppo Rurale della Regione Toscana.”

“L’intervento – spiega Lorella Marzilli, ingegnere del Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno – prevede la creazione di una rete di distribuzione irrigua, che interessa una superficie di 200 ettari. Lungo la rete saranno posizionate camere di manovra per alloggiare le apparecchiature necessarie alle operazioni di gestione e monitoraggio dei parametri idraulici principali; sarà inoltre dotata di un sistema di telecontrollo, che ne consentirà la gestione in tempo reale e lungo il suo sviluppo verranno posizionati 17 punti di consegna.”

I lavori dovrebbero essere completati entro l’autunno-inverno per consentire alle imprese del territorio di aprire le condotte già dalla prossima stagione irrigua.

In Calabria, invece, nel territorio di San Giovanni in Fiore, il lavoro delle ruspe ha finalmente comportato l’inaugurazione della diga Re di Sole, il cui invaso fornirà acqua a circa 1000 ettari e potrebbe produrre energia idroelettrica. La messa in esercizio arriva a distanza di ben 32 anni dalla conclusione dei lavori. Progettata alla fine degli anni ’50 per consentire l’approvvigionamento idrico di gran parte dei terreni agricoli della Sila (in località Serrisi, Germano ed Olivaro), ma anche delle popolazioni dell’Alto Crotonese, la diga venne completata alla fine degli anni ’80, ma non entrò mai in funzione.

“E’ l’autogoverno dei Consorzi di bonifica calabresi a permettere che un invaso destinato a rimanere un’incompiuta cattedrale nel deserto possa oggi essere un fiore all’occhiello dell’intera provincia cosentina. Dal Sud al Nord Italia siamo impegnati a dare risposte concrete al territorio; come confermeremo anche in occasione della nostra Assemblea Nazionale (5 e 6 Luglio, a Roma), abbiamo centinaia di progetti cantierabili, che migliorerebbero la resilienza delle comunità ai cambiamenti climatici. Noi possiamo solo metterli a disposizione del Paese e della sua classe politica” conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.

Continua a leggere

Ambiente

Clima, peggiora afa e caldo: salgono a 22 le città con bollino rosso

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

Peggiora l’afa e il caldo estremo sulle principali città italiane. Nella giornata di domani 30 giugno, saliranno a 22 le città con bollino rosso per le ondate di calore: Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Trieste, Venezia, Verona, Viterbo.

Mentre altre 2 avranno il bollino arancione (Milano e Brescia) e 3 giallo (Bolzano, Genova e Torino). Lo indicano i bollettini del Ministero della Salute sulle ondate di calore, che monitorano 27 città capoluogo di provincia.

 Si tratta di un peggioramento cominciato lunedì, quando le città con bollino rosso erano 2, mentre 23 con quello arancione e 2 giallo, e che è proseguito oggi, in cui le città con bollino arancione sono 9, quelle con bollino giallo 5 e quelle con bollino rosso sono 13 (e resteranno con massima allerta sia per il 28, che per il 29 e 30 giugno) ovvero: Cagliari, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Reggio Calabria, Rieti e Roma. A queste, nella giornata del 29 giugno, si andranno ad aggiungere anche Ancona Bari, Bologna, Catania, Pescara e Viterbo per un totale di 19. Il 30, alle precedenti città con bollino rosso si andranno ad aggiungere Trieste, Venezia e Verona. Bolzano, Genova e Torino sono le uniche 3 città che manterranno il bollino giallo nei tre giorni considerati. Il resto dell’Italia invece resta stretta nella morsa di un caldo torrido e crescente. Le ondate di calore si verificano quando si registrano temperature molto elevate per più giorni consecutivi, spesso associate a tassi elevati di umidità forte irraggiamento solare e assenza di ventilazione. Queste condizioni climatiche, ricorda il Ministero della Salute, possono rappresentare un rischio per la salute della popolazione, soprattutto dei soggetti vulnerabili, come anziani, malati cronici, bambini, donne in gravidanza.

Continua a leggere

Ambiente

Clima, supercaldo con punte di 45 gradi fino ai primi di luglio

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura < 1 minuto
image_pdfimage_print

Il Mediterraneo registra già 5 gradi più della media

Una delle peggiori ondate di calore degli ultimi anni sembra voler dominare la scena italiana per almeno altri 10 giorni, soprattutto al Centro-Sud.

Con l’anticiclone africano abbiamo già toccato i 42-44°C all’ombra al Sud e in Sardegna, ma il termometro salirà in modo repentino ancora e in tutta Italia, non si escludono valori più alti con picchi di 45° C.

Sono le previsioni di Mattia Gussoni, meteorologo del sito www.iLMeteo.it, che conferma la possibilità vengano infranti alcuni record di giugno, con la colonnina di mercurio che salirà fino a 39-40°C a Roma e Firenze, 37°C anche a Napoli sul mare.

“Il pericolo maggiore di questa ondata di calore – spiega – sarà la durata: la cappa ed il caldo potrebbero insistere sull’Italia fino al 4-5 luglio, con qualche isolato temporale solo sulle Alpi e al Nord-Ovest; il Mediterraneo registra già 5 gradi più della media. Per almeno 10 giorni non sono previste precipitazioni importanti ma la siccità estrema, presente soprattutto su Nord, Toscana, Lazio, Puglia e Calabria peggiorerà”.

Nel dettaglio Sabato 25. Al Nord: bel tempo prevalente. Al Centro: tante nubi, piovaschi sul sassarese, isolati sugli Appennini. Al Sud: soleggiato, clima molto caldo.

Domenica 26. Al Nord: soleggiato e molto afoso, caldo in aumento. Al Centro: bel tempo e caldo con picchi di 38-40°C nelle zone interne sarde. Al Sud: caldo opprimente, picchi oltre i 42°C.
Lunedì 27. Al Nord: soleggiato e molto afoso, caldo in ulteriore aumento fino a 39°C. Al Centro: bel tempo e caldo con picchi di 38-41°C nelle zone interne. Al Sud: caldo opprimente, picchi oltre i 42-44°C.

Tendenza. Caronte infiamma il Centro-Sud con picchi fino a 43-45°C, afa diffusa al nord; il super caldo potrebbe durare fino all’inizio di Luglio. 

Continua a leggere

I più letti