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Rieti

AMATRICE, OSPEDALE GRIFONI: LA MINORANZA TORNA A CHIEDERE UN TAVOLO IN REGIONE

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Tempo di lettura 2 minuti Insieme per Amatrice: "Seguire altre vie attraverso manifestazioni muscolari ed intimidatorie può compromettere i rapporti tra Enti".

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A cura del gruppo "Insieme per Amatrice"

Amatrice (RI) – Stiamo seguendo molto attentamente l’evolversi della situazione sulla rimodulazione del nostro nosocomio Francesco Grifoni.

Abbiamo sempre creduto fermamente che la metodica della trattativa, dell’incontro, dell’approfondimento e della esposizione delle vere e reali condizioni geografiche, sociali, territoriali ed ambientali che caratterizzano il nostro territorio ne fanno un UNICUM del quale la Regione Lazio non può non tenerne conto.

E’ per questi convincimenti che riteniamo che le istituzioni non possano e non debbano  esprimere il linguaggio delle barricate, della minaccia, del ricatto ma aprirsi ad un sereno ed obiettivo esame della problematica sul tavolo per ottenere il massimo di quanto sia possibile avere.

Seguire altre vie attraverso manifestazioni muscolari ed intimidatorie può compromettere i rapporti tra Enti. E questo, alla fine dei giochi di prestigio e dell’informazione coatta, è quello che si sta cercando di realizzare da entrambe le parti. La domanda è legittima: non si poteva percorrere da subito questa soluzione sulla base di quanto deliberato dal consiglio comunale di Amatrice ALL’UNANIMITA’ in data del 12.07.2014??????

 Invece il Sindaco, dopo l'"ubriacatura" agostana fatta di tabella, annunci, servizi su tg, chiamate alle armi ed insulti verso tutto e tutti, senza mai passare per l'ordinario, logico confronto diretto con la Regione ed i suoi apici politici, cos'ha realizzato? Proprio un bel niente! Anzi, no. Qualcosa di veramente inutile lo ha realizzato: dopo aver speso denaro delle casse comunali per il ricorso al TAR contro il Decreto Regionale e scodellato come un piatto di fumante amatriciana – dopo un paio di tentativi però – un bel referendum consultivo che la popolazione dovrà sostenere e spesare con le proprie tasse nel 2015!

 Pertanto ribadiamo ancora con metodica ripetitività che la strada giusta sia quella FINALMENTE SCELTA di aprire un dialogo con l’interlocutore Regione Lazio abbandonando IN MODO DEFINITIVO tentazioni secessionistiche che certamente porterebbero molti più problemi di quanto ce ne siano oggi.

A chi poi pensa o allude che la minoranza sia rintanata chissà dove o addirittura debba sparire, facciamo presente che noi stiamo dove siamo sempre stati: a fare il nostro dovere amministrativo e istituzionale a seguito del voto dei cittadini amatriciani del maggio 2014.

Con l’occasione vogliamo congratularci con un gruppo di imprenditori agricoli locali, che senza aspettare mirabolanti marchi comunali, tanto meno placidi benestare, ha deciso in proprio di organizzarsi e perseguire la realizzazione di un marchio per un prodotto tipicamente nostrano.

Oggi -sabato 13 settembre- in totale autonomia quegli imprenditori presenteranno la loro idea presso il Polo Agroalimentare del Parco in piazza S. Francesco ad Amatrice. 

 

Onore a Rinaldo D'Alessio, ad Antonio Di Marco ed a tutti gli allevatori che motivatamente si impegnano per rilanciare un prodotto -il pecorino nostrano- sparito ormai anche come marchio all'indomani della chiusura della Coop. Latte Amatrice. Un prodotto che invece da oggi, sarà perfezionato direttamente sui Monti della Laga con un disciplinare di produzione che potrà davvero qualificarne provenienza e qualità.

Grazie a quei cittadini di qualsivoglia colore politico che si impegnano, nonostante tutto, e credono ancora in Amatrice ed in chi lavora davvero per il bene della collettività!

Castelli Romani

Banca Popolare Valconca, salta la fusione col gruppo Banca Popolare del Lazio: l’analisi di un clamoroso “no”

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Blu Banca offriva come biglietto da visita azioni svalutate che oggi ammontano a circa 17 euro cadauna contro i 40 euro di qualche anno fa

È clamorosamente saltata la fusione tra la Blu Banca (gruppo Banca Popolare del Lazio) e la Banca Popolare Valconca. Messi i pro e i contro sulla bilancia (e anche il nostro giornale è uscito con diversi interrogativi sul tema) i soci con la schiena dritta hanno impedito che questo matrimonio si perfezionasse, nonostante il bene placido di Banca D’Italia che in maniera fulminea aveva benedetto l’unione e sembra così voler proseguire a recitare il ruolo da protagonista di una tra le fiabe più famose al mondo: “La bella addormentata nel bosco”. Questo perché mentre dorme o peggio ancora finge di sonnecchiare, il gruppo Bpl continua a fare un po’ come gli pare, tentando gesta che vanno oltre le più temerarie intenzioni.


Blu Banca offriva come biglietto da visita azioni svalutate che oggi ammontano a circa 17 euro cadauna contro i 40 euro di qualche anno fa quando la governance era composta da elementi con la schiena dritta che proprio per questa conformazione sono stati sbattuti fuori in favore di modellanti e accomodanti uomini mutanti (o mutandis) stampati sul modello delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.


Il 50,44 per cento dei soci, pari a 3.586.255 azioni, si è espresso contro la fusione, mentre il 46,74 per cento, pari a 3.323.169 azioni, a favore

«Si tratta di una vittoria abbondante – ha spiegato l’ex presidente Valconca Gianfranco Vanzini in un articolo di Corriere Romagna, contrario al progetto di fusione –. Con questo voto abbiamo sventato la morte della Banca Popolare Valconca. Ora vedremo se riusciamo a farla continuare a vivere», e sull’attuale Cda aggiunge: «Vedremo quali scelte prenderanno, se non faranno nulla oppure si dimetteranno. Certamente, almeno una riflessione dovranno farla».
E adesso Banca d’Italia come si muoverà? Il 5 ottobre scorso aveva rilasciato l’autorizzazione all’operazione di fusione e ora, terminata l’assemblea straordinaria dei soci e raccolto il sonante NO, chissà se la strada indicata verrà definitivamente archiviata (ricordiamo che la fusione era vista da tutti, direttore generale della Valconca Dario Mancini in testa, come l’unica possibile soluzione per dare un futuro alla Valconca).

Ebbene i soci Valconca, diversamente dai tanti Bpl, non hanno digerito la palese malconvenienza del cambio con le azioni Blu Banca. L’ex Vanzini ha spiegato chiaramente come con la fusione, il 93 per cento del capitale sarebbe stato di proprietà dei soci della Blu Banca, mentre ai soci dell’istituto di credito morcianese, sarebbe rimasto un 7 per cento. Un rapporto che si sarebbe senz’altro ripercosso sui dividendi futuri.

Nel frattempo a Mancini sembra non restare altro che addrizzare il tiro. Lui che due anni fa decantava la sana gestione Valconca e il bilancio in buona salute, lui che prima della fusione parlava di situazione compromessa a tal punto da vedere nella fusione la sola via d’uscita. Le sue prime parole a caldo dopo aver incassato la sonante stangata dai soci sono state: «La fusione non è passata e andremo avanti con le nostre forze». (Sicuramente la Valconca andrà avanti ma più di qualcuno non disdegna un periodo di commissariamento letto quasi come il classico periodo di riflessione tra due ex innamorati che preferiscono non rincollare i pezzi di una relazione ormai rotta. Mancini per mantenersi almeno apparentemente coerente ha aggiunto «Il fronte del no ha prevalso ma senza un motivo. Evidentemente la trasparenza non ha pagato. Andremo comunque avanti con forza».

E il presidente della Bpl Capecelatro che si era già “apparecchiato” nel Cda Valconca nonostante l’evidente conflitto d’interessi che cosa farà? Assaporato il pre aperitivo, non ha potuto apprezzare le portate più ricche… i soci hanno tenuto ben salde le redini di una banca che vuole mantenere la propria autonomia senza essere fagocitata da chicchessia o da certi strani soggetti il cui modus operandi poco trasparente è stato già messo nero su bianco in un verbale stilato, sembrerebbe obtortocollo, da Banca d’Italia che ha bacchettato la governance Bpl senza prendere provvedimenti concreti per “punire” gli errori commessi dai singoli. Anzi c’è anche chi aveva il dovere di investigare ma ahinoi, invece, ha trovato un posto sicuro in banca per il suo pupillo. D’altronde non è la prima volta che lo diciamo: «I figli so’ piezz’e core».

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Cronaca

Nassiriya, 12 novembre 2003: la strage ricordata a Rieti

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I Carabinieri ricordano i 12 colleghi caduti. Deposti fiori alla targa dedicata ai caduti all’interno del comando provinciale dell’Arma
 
I Carabinieri di Rieti, in servizio ed in congedo, questa mattina hanno ricordato i colleghi deceduti a seguito dell’attentato terroristico il 12 novembre 2003 a Nassiriya, in Iraq. A rendere gli onori ai caduti, oltre al Comandante Provinciale Colonnello Bruno Bellini, unitamente agli altri Ufficiali, Sottufficiali e graduati della sede, anche il Coordinatore Provinciale dell’A.N.C. Maggiore Bruno Argiolas ed una rappresentanza di Carabinieri in congedo con bandiera al seguito.
 
Nella circostanza sono stati letti i nominativi dei Militari dell’Arma Caduti nel tragico evento: il Sottotenente Giovanni Cavallaro, il Sottotenente Filippo Merlino, il Luogotenente Enzo Fregosi, il Maresciallo Aiutante Massimiliano Bruno, il Maresciallo Aiutante Alfio Ragazzi, il Maresciallo Aiutante Alfonso Trincone, il Maresciallo Capo Daniele Ghione, il Brigadiere Giuseppe Coletta, il Brigadiere Ivan Ghitti, il Vice Brigadiere Domenico Intravaia, l’Appuntato Andrea Filippa e l’Appuntato Horacio Majorana.
In occasione del vile attentato, percepito il pericolo imminente, il Carabiniere Andrea Filippa riuscì ad uccidere i due attentatori, fermando il mezzo imbottito di esplosivo prima che arrivasse a ridosso della struttura che ospitava il Reggimento M.S.U. (Multinational Specialized Unit) dei Carabinieri, scongiurando, così, una strage di più ampie proporzioni.
 
Oltre ai militari dell’Arma, nel tragico attentato, persero la vita anche cinque militari dell’Esercito Italiano (il Capitano Massimo Ficuciello, il Maresciallo Capo Silvio Olla, il Primo Caporal Maggiore Alessandro Carrisi, il Caporal Maggiore Capo Scelto Emanuele Ferraro, il Caporal Maggiore Pietro Petrucci), due civili italiani, il cooperatore internazionale Marco Beci, il regista Stefano Rolla e nove cittadini iracheni.
 
Dopo la lettura dei nomi dei militari deceduti, sono stati deposti i fiori alla targa dedicata ai caduti che, dal 5 giugno 2020, è stata collocata proprio all’ingresso del Comando Provinciale, quindi il trombettiere ha suonato il silenzio.
La commemorazione è avvenuta nell’ambito della 14^ giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali di pace, come disposto dalla legge 162/2009.
 
Il pensiero oggi corre a tutti i Carabinieri di ogni ordine e grado, Caduti nei teatri operativi mentre svolgevano il loro servizio nell’ambito delle citate missioni.
 



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Cronaca

Rieti, scomparsa di Silvia Cipriani: trovati resti umani riconducibili alla pensionata

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RIETI – Ritrovati oggi pomeriggio di oggi resti umani che con tutta probabilità appartengono al corpo di Silvia Cipriani, la 77enne di Rieti scomparsa lo scorso 21 luglio. Oltre ai resti anche alcuni vestiti della donna che sono stati repertati e portati a Roma per la verifica del Dna. Le ricerche erano ripartite questa mattina dopo che lo scorso lunedì era stata trovata l’auto in zona Scrocco a Montenero Sabino, e ieri di una scarpa e della borsa della donna.

Silvia Cipriani 77 anni è scomparsa tra Cerchiara e zona viale Matteucci, dove risiede, lo scorso mese di luglio dopo essersi allontanata a bordo della sua Fiat Palio grigia metallizzata.

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