Connect with us

Roma

ANGUILLARA – DEBITI FUORI BILANCIO E UN SINGOLARE COMUNICATO STAMPA DEL SINDACO

Clicca e condividi l'articolo

Tempo di lettura 7 minuti Il Consiglio comunale sollecita la Corte dei Conti a fare chiarezza sui debiti fuori bilancio. E scrive pure al Prefetto

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 7 minuti
image_pdfimage_print

Emanuel Galea

Il Consiglio comunale di Anguillara fa sapere, attraverso una nota del 6 aprile scorso, di aver sollecitato la Corte dei Conti e il Prefetto di Roma attraverso una lettera in cui si chiede di intraprendere ogni tipo di azione volta a individuare le responsabilità amministrative che hanno portato alla creazione di ingenti debiti fuori bilancio che hanno messo il Comune a rischio di dissesto finanziario.  Nella nota viene evidenziato il fatto che a tutt’oggi l’Amministrazione deve ancora pagare la somma di euro 780mila 368,48 per debiti fuori bilancio mentre ha già pagato la somma di euro 1milione 381mila 669,99 sempre per debiti fuori bilancio transatti. A conclusione della nota si legge: “Riteniamo che si debba fare chiarezza su questa vicenda che vede distratte ingenti risorse che invece potevano essere utilizzate per investimenti e per servizi ai cittadini. L'Amministrazione reputa che l'unico soggetto abilitato ad un'indagine di inchiesta seria ed esaustiva competente ad evidenziare eventuali responsabilità sia la magistratura contabile. Per questi motivi, al fine di tutelare gli interessi dei cittadini, abbiamo formalizzato le suddette richieste alla Corte dei Conti.” Un qualsiasi comune mortale dopo aver letto la nota comunale si sarà chiesto cosa potrà fare mai la Corte dei Conti  che non può fare la stessa Amministrazione, avendo, come si legge nello stesso comunicato, ogni elemento utile all’esame di ciascuna posizione.  Chi meglio di questa può individuare leggerezze, omissioni oppure eventuali irregolarità?  Un secondo quesito che il lettore si sarà chiesto è quali possano essere stati i sospetti che hanno portato l’Amministrazione a chiedere l’intervento del Prefetto di Roma per fare chiarezza. I debiti fuori bilancio non sono certo un segreto di stato. Di questi sono al corrente  i revisori che hanno certificato i bilanci insieme agli amministratori. E la memoria dei residenti torna ad una dichiarazione dell’allora Commissario Prefettizio Serenella Bellucci in merito alle entrate di Anguillara che sono appena sufficienti per pagare le rate dei mutui. Dichiarazione, questa, rilasciata dopo aver appreso la notizia della sentenza di condanna della Suprema Corte di Cassazione verso il comune a pagare oltre un milione di euro,  stesso milione di euro che ancora gira come una mina vagante tra i corridoi del Comune. Da non dimenticare, anche, le raccomandazioni del Collegio dei Revisori, che ha ammonito gli amministratori riguardo il sovente ricorso alle anticipazioni di cassa al limite del consentito per equilibrare i conti.  Nella dichiarazione del Commissario Prefettizio e nel monito del Collegio dei Revisori è da ricercare la lettura dello sfacelo delle finanze della cittadina lacustre. Lo sfacelo finanziario ha un nome e cognome , ha una data di nascita e soprattutto ha una firma che lo condanna. I responsabili non possono oggi nascondersi dietro un dito e nessuno di questi può tirarsi fuori dalle molteplici responsabilità di enorme gravità. In questo momento di crisi, ogni atto irresponsabile che viene alla luce , oltre che screditare la classe politica, ferisce il popolo e,  giustizia vuole,  che i responsabili vengano fuori per farsi guardare negli occhi dai cittadini, pertanto chi ha gli elementi utili per l’esame di ciascuna posizione debitoria, come si legge nella nota rilasciata dal Consiglio comunale, li metta a disposizione di una commissione che, a secondo gli esiti, deciderà il da farsi.  Senza addentrarsi nella preistoria di Anguillara,  basta percorrere le attività degli ultimi due anni della vita consiliare per capire meglio le origini, le anomalie e le cause del fenomeno. Il debito fuori bilancio non conosce colore, non è ne destra e ne di sinistra. E sgomberato il campo da ideologie e da passioni politiche il debito fuori bilancio, per lo meno per quanto riguarda Anguillara, nasce  unicamente dall’impreparazione degli amministratori e magari da consigli poco saggi da parte dei collaboratori di quest’ultimi. Agli occhi del comune mortale sembrerebbe infatti  che le varie situazioni non siano state ben ponderate prima di prendere decisioni definitive. La strada delle delibere 2011 e 2012 è lastricata da numerosi atti temerari ad esiti ignoti.  Si ha l’impressione di una  scarsa dialettica di fronte a richieste avanzate dai cittadini che molto spesso sono favorevolmente giudicate dal diritto. Anziché  affidarsi ad un unico studio legale per avere tutti i vantaggi che può offrire tale soluzione, l’Ente amministrativo ha optato per dividere le varie vertenze nei confronti del Comune,  fra decine di studi legali, ottenendo quindi un maggior aggravio di spese e di tempi. Dando un’occhiata alle delibere si ha una strana impressione del rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadinanza. La prima cosa che salta all’occhio è che non si trova alcuna traccia di contrattazione bonaria. E l’impressione che si ha è quella che davanti alle richieste dei cittadini che reclamano dei diritti o che li dichiarino lesi, l’Ente non intenda perdere tempo in trattative, deliberando immediatamente il conferimento dell’incarico di risolvere il contenzioso a uno dei molteplici avvocati iscritti nell’albo del Comune. Così un debito , diciamo a titolo esemplificativo, di  2mila e 400 euro può lievitare a 3mila e 890 euro circa, con un aumento del 62 percento. Considerando che la maggior parte delle cause il Comune le perde quasi sempre, il risultato finale è che all’Ente oltre al debito tocca accollarsi anche le spese dell’avvocato e delle spese procedurali. Bisognerebbe invece, a parer di molti, analizzare caso per caso, studiando quale diritto reclama il cittadino o quale torto denuncia aver subito da parte del Comune. Possibile non  ci siano spazi per le trattative bonarie, intorno a un tavolo? Ad Anguillara la gente si conosce tutta e pertanto ci si potrebbe ragionare civilmente ed in via amicale per cercare di arrivare a un accordo bonario, riconoscendo il diritto a chi spetta e negandolo a chi no, ottenendo quindi una drastica diminuzione delle pratiche legali che fanno lievitare ulteriormente i debiti comunali . Perché questo non si fa? Per mancanza di volontà? Per incapacità di mediare? Perché si crede più sbrigativo passare la pratica al legale? Chi conosce i bilanci di Anguillara sa che non lasciano  margini per manovre azzardate. Giustissimo quindi quello che dichiarò il Commissario Bellucci. Le entrate bastano appena per pagare i mutui. I debiti fuori bilancio sono una mina vagante. La nota dell’Amministrazione quindi non è altro che una ammissione di gravi difficoltà attuali. Come si fa ad evitare un debito fuori bilancio? Viene spontaneo rispondere: con il buon senso. Innanzitutto il debito fuori bilancio è da considerarsi un rischio e come tale dovrebbe trovare un suo spazio nel fondo rischi. A monte di questo ragionamento il debito fuori bilancio è da evitare. Un Comune che si rispetti dovrebbe avere innanzitutto un dialogo con i suoi cittadini, anziché  una chiusura totale a ogni forma di dialogo, monopolizzando l’attività del Consiglio con delibere per conferire incarichi ai numerosi avvocati. A testimonianza di quanto appena detto, in fondo all’articolo, riportiamo una campionatura, degli ultimi dieci mesi, di delibere relative a liti, incarichi e ricorsi. Tutte azioni che producono debiti fuori bilancio. Una cosa è chiarissima, al comune mortale, che chi paga è sempre la collettività, come nel caso della dott.ssa M.I., ex segretario comunale indagata per l’ipotesi di reato di cui  all’art. 328 c.p.  (Rifiuto di atti d'ufficio. Omissione). La collettività già si accolla  2mila e 500 euro per spese legali, augurandosi che venga completamente scagionata, altrimenti in caso contrario la cittadinanza dovrà fare fronte ad altri esborsi.
E’ condivisibile, quindi, l’iniziativa dell’Amministrazione di coinvolgere la Corte dei Conti , si auspica però  che maggioranza ed opposizione intendano assumere autonomamente iniziative per fare luce sulle responsabilità della formazione e crescita di questi debiti fuori bilancio. Un atto dovuto ai cittadini che si trovano costretti a pagare debiti formatesi per responsabilità di altri. La popolazione vuole conoscere natura ed entità di ogni singolo debito. Sono atti di mala amministrazione che riversano il loro effetto vessatorio sui cittadini. Per questo motivo, e non solo, è dovere degli amministratori fare piena chiarezza a 360 gradi. Conoscere gli errori di ieri per non ripeterli domani.

 

DELIBERE DEGLI ULTIMI 10 MESI CHE PRODUCONO DEBITI FUORI BILANCIO

G.C. 103 del 29.06.2011
Notifica Tribunale Ordinario di Civitavecchia il 27.05.2011 ricorso  Soc. Miri Pavimentazione s.r.l
. Euro 1.500 + Iva per Spese Giudizio (iniziali)

G.C. 105 del 29.06.2011
Notifica del Tribunale ordinario di Civatavecchia il il 11.06.2011 ricorso Soc. La Mandola s.r.l. 
 Euro 1.500 + Iva per spese giudizio (iniziali)

G.C. 110 del 14.07.2011
Commissione Tributaria Provinciale di Roma il 10.05.2011 ricorso Soc.Luca Pubblicità s.n.c. avverso accertamento imposta comunale sulla pubblicità.

G.C. 140 del 15.09.2011
Tribunale Civile di Roma Sez. Lavoro il 11.07.2011 ricorso sig. Enrico Meloni
Euro 1.500 spese giudizio (iniziali)

G.C.144 del 22.09.2011
Tar Lazio ricorso del 07.07.2011 presentato da Gasperini Daniela, Romano Maria Rosaria,Giovanni Castori,Andrea Mesiano
Euro 1.500 spese giudizio (iniziali)

G.C. 145 del 22.09.2011
Transazione pagamento “post mortem” discarica Cupinoro – sollecito  da parte della Bracciano Ambiente Spa delle fatture di pagamento  euro 413.715,10  che hanno generato un debito fuori bilancio di euro  164.995,75 che doveva essere liquidato entro il 31.12.2011  ,non pagate allora per difficoltà di cassa

G.C. 133 del 26.08.2011
Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio del 05.07.2011 ricorso della Coop. Nepente  Euro 100 impegnate oltre Iva ed oneri

G.C. 150 del 29.09.2011
Ordinanza Tar Lazio del 04.07.2011 ricorso promosso dall’assoc. Codacons ed altri
Euro 1.000 impegnati per spese Giudizio (iniziali)

G.C. 3 del 19.01.2012
Dott.ssa M.I. ex segretario Comunale indagata per ipotesi di reato di cui all’art.328   c.p.
 Spesa avv. 2.500,00
Art. 328. (Rifiuto di atti d'ufficio. Omissione.)
Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l'atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 1.032. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa.

G.C.. 5 del 19.01.2012
Tribunale di Civitavecchia Sez. Lavoro del 18.05.2011 ricorso ex art. 414 ss  c.p.c. dalla Sig.ra Langhitano  Adriana Impegno di spese N.N.
G.C. 7 del 19.01.2011
Tar Lazio del 18.01.2012 ricorso promosso da Dama S.r.l. – Edilnova s.r.l. – Edil Quattro & C. s.n.c. 
 Impegno di spese N.N.

G.C.8 del 19.01.2012
Tar Lazio del 30.12.2011 promosso da Consorzio di Cooperitive Edilizie Laziali Co.C.E.L.  
Impegno di spesa N.N.


G.C. 12 del 26.01.2012
Tribunale Ordinario di Civitavecchia Sezione Staccata di Bracciano del 14.12.2011
Atto di pignoramento presso terzi promosso dalla Signora Lancellotti Maria Pia
Impegno di spesa N.N.


G.C. 21 del 23.02.2012
Tar Lazio del 15.02.2012 ricorso promosso dai sigg.ri Alasia Ledi, Alasia Irene, Latore Romina. 
 Impegno di spesa N.N.
Determina Dirigenziale n. 317 del 30.03.2012
Ingiunzione di pagamento sanzioni amministrative Regione Lazio

Sentenza del Tribunale Civile di Civitavecchia sez. distaccata di Bracciano relativa al sinistro occorso ai sigg.ri Tolu.
Il giudizio civile del 12.02.2005 si è concluso con una sentenza di condanna.

 

Castelli Romani

Monte Compatri: incidente ad un mezzo di lavoro della società Tekneko, coinvolto un lavoratore

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura < 1 minuto
image_pdfimage_print

Per l’ennesima volta la società Tekneko finisce agli onori della cronaca locale.
Dopo il licenziamento dell’operaio del cantiere di Monte Compatri che alla fine di aprile aveva rischiato di morire; dopo il sequestro del cantiere di Via Fontana delle Cannetacce da parte dell’Ispettorato del Lavoro; dopo la morte di un operaio del cantiere di Frascati la serie di situazioni negative all’ordine dell’azienda abruzzese si allunga ancora.
Stavolta, stante la nota diffusa dal sindacato Cobas del Lavoro Privato, si apprende la notizia che ieri, in via Acqua Felice, sempre a Monte Compatri, un mezzo da lavoro della società Tekneko con un operatore alla guida, per cause ancora da accertare, è finito fuori strada.
Durissima la nota del sindacato che si appresta a conoscere con migliore dovizia di particolari le cause che hanno portato all’incidente ma con la ferma convinzione, come dichiarato nella nota stessa, di essere “… estremamente convinti che questi siano gli effetti collaterali della “insicurezza” che, ormai, da troppo tempo, si vive nei cantieri Tekneko di Monte Compatri e che da alcuni mesi come Organizzazione Sindacale denunciamo …”.
Una situazione che preoccupa estremamente il sindacato che, nel proseguo della nota, auspica che “… il nostro collega di Monte Compatri non abbia riportato serie conseguenze in questo sinistro …” augurandogli “… una pronta guarigione …”.
E l’attacco prosegue all’indirizzo dell’amministrazione comunale monticiana guidata da Francesco Ferri con l’ennesimo invito, dapprima, a “vigilare sul rispetto delle norme su salute e sicurezza del lavoro nei servizi oggetto d’appalto” e successivamente ricordandogli di “non può permettersi di rimanere indifferente o, peggio ancora, solidarizzare con l’azienda come ha fatto successivamente all’infortunio dell’operatore ecologico colto da malore in servizio il 24 aprile e poi licenziato il 10 giugno scorso”.
Una battaglia a colpi di comunicati alla quale risponde, ormai da troppo tempo, il silenzio sia dell’azienda Tekneko che dell’amministrazione monticiana.

Continua a leggere

Roma

Roma, via Mezzojuso: baracche e condominio in totale abbandono

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 3 minuti
image_pdfimage_print

Siamo proprio a metà tra le due fermate della Metropolitana C di Roma, Borghesiana e Bolognetta.

Queste baracche – sembrerebbero non occupate ma affittate a persone di colore – si trovano in Via Mezzojuso all’altezza del civico 38, luogo già passato alla cronaca per i continui incendi che stanno colpendo la Capitale.

l’immagine è risalente a pochi giorni dopo un altro che roghi che si sono sprigionati sempre dalla stessa struttura di via Mezzojuso

Già nel lontano 2019 ebbe da li origine un incendio che portò ad intervenire con estrema urgenza i Vigili del Fuoco provocando lo sgombero di circa una trentina di persone.
Una situazione di immenso degrado che molti cittadini della zona continuano a segnalare alle autorità competenti senza che qualcuno intervenga.

Al di là della situazione, ai limiti sia igienici che sanitari, quello che preoccupa, e non poco, gli abitanti della zona, è il continuo passaggio di personaggi, “a dir poco raccomandabili”, che operano un scambio ininterrotto, non si capisce bene, se di denaro o altro, ed il tutto alla luce del sole.

uno dei tanti scambi che avvengo ogni giorno davanti l’ingresso delle baracche

Stessa cosa accade per il condominio di fronte alle baracche “occupato”, si fa per dire, da decine di persone sempre nella più completa disperazione ed al di fuori di ogni normale controllo.

un gabinetto a cielo aperto, uno dei tanti nelle baracche di via Mezzojuso

A tutt’oggi gli incendi continuano a fare notizia sui quotidiani online della capitale senza che venga presa, al momento, nessuna decisione.
Tanti gli esposti presentati sia al VI° Municipio, che al comune di Roma, fino ad arrivare alla Polizia Locale di Roma Capitale.

“Da tempo immemore vi è la presenza di una quantità di topi di fogna spaventosa” ci dice una delle persone che ci ha contattato in questi giorni ed aggiunge “a riprova ho il vocale di un ragazzo mandato da ACEA a chiudere l’acqua ma anche io stessa nell’aprire uno sportello dell’acqua ne ho trovati appollaiati una decina a rischio che mi saltassero addosso”.
Una situazione paradossale dove alti cumuli di spazzatura, auto arrugginite provocano una grande preoccupazione per le persone che vivono in tale ambito per la propria salute e sicurezza.
E non ultimo, come mostra il video, un accumulo impressionante di materiale ad alto rischio (bombole ed altro) che in caso di un ulteriore incendio provocherebbero, di sicuro, enormi problemi alle persone che vivono dentro tali strutture e nelle immediate circostanze.


Nei prossimi giorni contatteremo Nicola Franco, presidente del VI° Municipio, l’unico che si è prodigato in questi giorni ad accogliere le richieste degli abitanti della zona, e gli assessori competenti del Comune di Roma per comprendere quali siano i motivi di questo “apparente” immobilismo che rischia davvero di creare non pochi problemi all’intera area.

Continua a leggere

Roma

Omicidio a Roma, venti anni a chi uccise e lasciò Michelle in un carrello

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

“Ho commesso un reato gravissimo e voglio pagare per quello che ho fatto”.

Una lettera, poche righe, prima che il giudice del tribunale per i minori si ritirasse in camera di consiglio, prima che gli venissero inflitti 20 anni di carcere. E’ quanto ha letto in collegamento video dal carcere di Treviso l’imputato, il giovane di origini cingalesi che nel giugno dello scorso anno ha ucciso a coltellate Michelle Causo a Roma per poi lasciare il cadavere, chiuso in una busta di plastica, in strada abbandonato in un carrello a poca distanza da un cassonetto per l’immondizia nel quartiere Primavalle.

“L’ho uccisa ma non ho premeditato l’omicidio”, ha aggiunto l’imputato, all’epoca dei fatti 17enne come Michelle, che aveva scelto di essere giudicato con il rito abbreviato che consente uno sconto di pena. I genitori della ragazza erano presenti in aula al momento della lettura del dispositivo.

Con questa sentenza – ha detto la madre – riusciamo un pochino a dare giustizia a Michelle. È la prima volta che un minore prende 20 anni, ma se li merita tutti. Adesso andiamo avanti, ho un altro figlio e mi dovrò dedicare completamente a lui”. Il tribunale ha, di fatto, recepito l’impianto accusatorio della Procura.

Le aggravanti sono legate al tentativo di sbarazzarsi del cadavere, infilandolo in una sacca nera dell’immondizia. L’aggressione avvenne in un appartamento di via Dusmet. Il minore, nel tentativo di sbarazzarsi del corpo, non si preoccupò di ripulire la scena del crimine, tracce di sangue furono trovate ovunque a cominciare dall’androne del palazzo. L’esame autoptico svolto sul corpo della ragazzina confermò il drammatico quadro emerso subito dopo il ritrovamento del cadavere.

Tra i ragazzi si consumò una prima discussione accesa con urla, percepite distintamente anche dai vicini, e poi l’aggressione. Dalle ferite riscontrate nel corso dell’esame è emerso che il giovane colpì la ragazza utilizzando un coltello da cucina. Un’azione omicida che forse era iniziata con un fendente alla schiena per poi proseguire con almeno altri cinque colpi sul resto del corpo della minorenne. Un vero e proprio massacro che si sarebbe consumato in pochi minuti.

Altra certezza è che dopo il delitto, messo in atto dal ragazzo in uno stato di alterazione dovuto all’assunzione di alcol e droga, ci fu il drammatico e velleitario tentativo di lasciare il corpo lontano dal luogo dell’aggressione, la casa dove il ragazzo viveva. La madre, infermiera di origini cingalesi, era fuori mentre il padre era in Sri Lanka.

Madre e figlio si erano trasferiti da poco nell’immobile dove nel corso di una perquisizione venne trovata della droga, sostanze utilizzate per produrre mix di stupefacenti sintetici. Nel corso dell’udienza del 29 maggio scorso l’imputato aveva fornito la sua versione di quanto accaduto in quella tragica giornata. Il giovane ha affermato di avere aggredito la ragazza con una prima coltellata perché si era sentito offeso da alcune affermazioni fatte da lei.

In merito alla ricerca su internet, effettuata il giorno prima dell’omicidio, su “come sferrare colpi letali”, l’imputato ha sostenuto di averla fatta perché doveva recarsi in una zona isolata e voleva capire come comportarsi in caso di eventuali attacchi. In base ad una perizia psichiatrica disposta dal tribunale l’imputato era, comunque, capace di intendere e di volere al momento del fatto.

Continua a leggere

SEGUI SU Facebook

I più letti