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ANGUILLARA SABAZIA, FEDERICA MANGIAPELO: “L’ADDIO AL PICCOLO ANGELO”

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Tempo di lettura 3 minuti Un bagno di folla ieri al funerale di Federica Mangiapelo

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Anguillara Sabazia (RM) – “Addio angelo biondo” ripetevano in lacrime gli amici di Federica e le centinaia di ragazzi presenti ieri al funerale della sedicenne morta in riva al lago a Vigna di Valle, l’indomani della notte di Halloween. Una morte ancora avvolta nel giallo perche’ sul corpo della ragazza non sono stati trovati segni di violenza.

Tanti palloncini bianchi per Federica, davanti la parrocchia Regina Pacis, una bambina appena adolescente che come ha detto Don Luigi durante la predica “andava ascoltata e la chiesa – ha detto il parroco- e’ un po’ come il pozzo di Giacobbe che ha consentito a una donna di essere capita, rispettata”.

Il video servizio sul funerale di Federica Mangiapelo

E ancora Federica e’ stata descritta come un ragazza piena di gioia:”I tuoi 16 anni la tua voglia di fare delle scelte – ha continuato Don Luigi – la tua splendida fremente giovinezza”. L’insegnamento che porteranno con se tutti quei ragazzi presenti ieri sarà un forte messaggio della chiesa: più attenzione senza pero’ togliere ai giovani la voglia di vivere, di amare perche’ in chiesa c’erano tante Federiche. Anche un amica ha ribadito che non si possono censurare i desideri, “la vita ha bisogno di ali e carburante”. La morte di Federica lascia un  “rimorso terribile” si e’ detto ancora, “il male non vuole colpe” e i genitori, seduti di fronte il corpo della figlia, stretti dal dolore, hanno annuito in segno di condivisione. La bara bianca e tanti petali e fiori profumati per una ragazza gioiosa si’ ma che ha dovuto anche affrontare delle prove di vita: la separazione dei genitori, gli assistenti sociali e psicologi, la malattia della mamma.

Poi, da circa un anno, la piccola Federica trova l’amore in un ragazzo piu’ grande Marco Di Muro 23 enne, cameriere in un ristorante di Anguillara. Lui non si e’ visto al funerale, pare non fosse gradito dai genitori che non vedevano di buon occhio il rapporto con la figlia, spesso litigioso. C’e’ stato qualche momento di tensione quando un ragazzo in pantaloni neri e camicia bianca ha iniziato a piangere, strillare, ingiuriare e dare calci a macchine e cassonetti chiedendo agli organi di stampa di allontarsi. Poi lo stesso ragazzo ha abbracciato tanti amici di Federica e anche i parenti piu’ stretti. “non osiamo immaginare come puo’ stare il fratellino – ha detto una ragazza fuori la chiesa – la mamma con filo di voce ha dato l’ultimo addio alla figlia, portandole i saluti di tutta la cooperativa sociale Ceos, il mondo del lavoro della mamma. “la veglia di Federica – ha detto una signora anziana- e’ stata la più affollata della storia di Anguillara. Non si può morire in questo modo a 16 anni”.

Di fatti da quando lunedì alle 19 e’ stata allestita la camera ardente Federica non e’ mai rimasta sola; anche alle 22, orario di chiusura, le persone continuavano ad arrivare con fiori, peluche, lettere e gli occhi pieni di lacrime. Tante le canzoni di sottofondo ad arricchire un lungo silenzio di dolore, eppure il ritornello di “no woman no cry” e’ stato frequente, anche all’uscita di Federica dalla chiesa. Il sindaco Francesco Pizzorno, amico stretto nonche’ legale della famiglia, si e’ detto profondamente addolorato e ha fatto sapere che come amico e sindaco continuerà a stare vicino ai genitori. Un bagno di folla ha atteso che la bara uscisse dalla chiesa: la mamma Rossella in lacrime, papa’ Luigi a sostenerla, il piccolo fratellino con la maglietta della Roma (squadra del cuore della sorella) insieme ai parenti piu’ stretti. Poi un pianto straziante di Rossella quando la macchina ha iniziato a partire.

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Colleferro, 18enne sorpreso con 80 dosi di hashish

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I Carabinieri della Stazione di Colleferro, al termine di un mirato servizio di controllo del territorio, hanno arrestato un 18enne del luogo, indagato per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti.Il giovane, già noto alle forze dell’ordine, è stato fermato dai Carabinieri e sottoposto a perquisizione personale, ad esito della quale è stato trovato in possesso di 65 g di hashish, suddiviso in 80 involucri, già confezionati e pronti per la cessione.Il 18enne, al termine dell’udienza di convalida dell’arresto, è stato sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione in caserma, in attesa del processo.  

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Castelli Romani

Storia d’Italia, i Vigili del Fuoco e l’operazione “Shingle”: l’ANVM propone una medaglia alla bandiera del Corpo

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“I vigili del fuoco salvarono la popolazione di Sermoneta e Colleferro dalle violenze dei coloniali francesi.”

Ricorre oggi, 22 gennaio, l’anniversario dello sbarco degli Alleati nel tratto di costa tra Anzio e Nettuno, avvenuto nel 1944 e conosciuto come Operazione “Shingle”.

Molto si è scritto su questo sbarco e sulle conseguenti operazioni militari, ma nessuno ha messo in rilievo il comportamento dei Vigili del Fuoco italiani e che una “colonna mobile” sbarcò al seguito delle truppe Alleate mentre i Vigili del Fuoco sfollati da Littoria – Latina a Sermoneta salvarono la popolazione civile dalle violenze delle truppe coloniali francesi.

1944 -Vigili del Fuoco a Latina (ex Littoria)

La storia è da raccontare. In prossimità dello sbarco, le autorità del Governo Militare Alleato ebbero la falsa notizia che i servizi antincendio nei territori controllati dai tedeschi fossero inefficienti e inattivi. Fu per questo motivo che il personale del 54° Corpo Vigili del Fuoco “Napoli” costituì un reparto speciale da impiegare al seguito delle armate angloamericane. Aggregati a reparti secondari della Quinta Armata, i pompieri italiani, al comando dell’Ingegner Sinigaglia, furono imbarcati su una tipica nave da carico classe “Liberty” e, in vista dell’avanzata verso Roma, sbarcati nel Maggio del 1944 dietro le linee di combattimento.

Giunti nella Capitale scoprirono che, malgrado le difficoltà e gli automezzi requisiti dai tedeschi in ritirata, il Corpo dei Vigili del Fuoco di Roma era perfettamente in grado di soccorrere la popolazione. Fu forse per questo motivo che la colonna mobile non si fermò a Roma ma proseguì, insieme ai reparti antincendio del Genio del Corpo Italiano di Liberazione, al seguito dei reparti inglesi ed americani fino a Bologna, nel corso della “Campagna d’Italia”.

Nel frattempo, i Vigili del Fuoco della RSI, il 30 gennaio 1944 ricevettero l’ordine di evacuare Littoria, oggi Latina. Il comando provinciale si trasferì nel comune di Sermoneta.  Gli alloggi dei vigili del fuoco erano situati nei sotterranei del Castello dei Caetani. Per le condizioni poco igieniche il vigile del fuoco De Angelis Nicola contrasse una malattia e a luglio dello stesso anno morì. Un altro vigile del fuoco, Femiano Antonio mentre si recava a Sermoneta fu fatto prigioniero dai tedeschi, che stazionavano presso l’abbazia di Valvisciolo, e mandato a Cassino. Dopo 15 giorni rientrò al Reparto.

La presenza dei Vigili del Fuoco a Sermoneta e Colleferro, fece da deterrente alle violenze dei coloniali francesi. Infatti, queste truppe si abbandonarono a centinaia di stupri e saccheggi nei comuni dei Lepini come Prossedi, Maenza, Roccagorga, Sezze, Bassiano, Norma e Cori. Un solo caso accertato di stupro fu registrato a Sermoneta, grazie alla presenza del Comando Provinciale dei Vigili del fuoco che stazionò a Sermoneta dal 30 gennaio 1944 alla fine di giugno 1944. Anche nel paese di Colleferro, la presenza dei Vigili del Fuoco salvò la popolazione.

L’Associazione Nazionale Vittime delle MarocchinateANVM, che da anni effettua ricerche storiche sulle violenze perpetrate dai magrebini inquadrati nell’Esercito Francese, lancia un appello affinché alla Bandiera del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco sia concessa una onorificenza per l’attività svolta in guerra dal suo personale.

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Magliano Romano, discarica a servizio di Roma: “Da Calenda proposte sconclusionate”

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“Proposte sconclusionate, quelle di Calenda, che umiliano un territorio e le persone che vi risiedono. Non lo ricordiamo come un efficace ministro nelle vertenze che hanno caratterizzato la sua permanenza al dicastero dello Sviluppo Economico, nè come un illuminato europarlamentare del Partito Democratico, ma questa mattina si é superato indicando il sito di Magliano Romano come discarica di servizio di Roma per togliere Zingaretti e Gualtieri dall’imbarazzo. Al leader di Azione, già in soccorso di Gualtieri dopo il primo fallimento della Pulizia straordinaria della Capitale, non sono bastati 29 professionisti – un uomo e una donna per ciascun settore di competenza – per evitare le scriteriate dichiarazioni sulla discarica di Magliano Romano, che non tengono conto della criticità del sito, né della lunga istruttoria in cui sono stati raccolti i pareri negativi della ASL, del Parco di Veio, dei comuni limitrofi, di quello di Magliano Romano e della Cittá metropolitana. Per questo invieremo allo smemorato di Viale Parioli una ricca documentazione perché possa farsi un’idea sulla necessità della tutela ambientale, sul rispetto del principio di legalità e quale impatto negativo avrebbe su un’area incontaminata come quella del Parco di Veio, dopo sette censure del Tribunale amministrativo del Lazio nei confronti delle autorizzazioni concesse dalla Regione Lazio e le reiterate violazioni riscontrate dall’Arpa Lazio sull’attuale impianto”.
É quanto dichiarano in una nota Antonio Giammusso e Luca Quintavalle, rispettivamente consigliere della Cittá metropolitana e segretario politico della Lega Roma nord, a margine della presentazione della giunta ombra di Azione per Roma Capitale.

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