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Anguillara Sabazia, acqua potabile e tutela dei diritti e della salute dei cittadini: PD – Sinistra in Comune e siAmo Anguillara presentano una mozione

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ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Maggiore trasparenza e maggiore impegno in merito alla fornitura di acqua potabile e a tutela dei diritti e della salute dei cittadini. Questo l’impegno che i Consiglieri comunali Michele Cardone, Matteo Flenghi e Enrico Stronati chiedono alla nuova amministrazione comunale con una mozione che ora dovrà essere votata dal Consiglio comunale.

Di seguito il testo della Mozione:

Alla Presidente del Consiglio
Sig.ra Catia De Carolis

Al Sindaco
Avv.to Angelo Pizzigallo

Mozione ai sensi dell’art. 38 del Regolamento

Oggetto: mozione per impegnare l’Amministrazione comunale a maggiore trasparenza e maggior impegno in merito alla fornitura di acqua potabile e a tutela dei diritti e della salute dei cittadini

Premesso che:

• l’acqua potabile è un bene pubblico fondamentale;
• il territorio della città di Anguillara è servito da 5 acquedotti, i più grandi sono quelli
del Biadaro, del Montano e di Ponton dell’Elce;
• il servizio idrico della nostra città è gestito in-house dal Comune con il supporto di ditte esterne specializzate;
• non è noto attualmente all’opinione pubblica chi e come sia assicurata la qualità
dell’acqua erogata dagli acquedotti comunali, in particolare quelli che per fornire acqua potabile utilizzano sofisticati impianti di trattamento, acquistati dall’Ente nel biennio 2013-2014;

Considerato che:

• da anni, ormai, l’Italia ha il primato europeo di consumo di acqua in bottiglia pro capite (stimate in circa 12 miliardi di litri d’acqua minerale) i cui contenitori vanno ad incrementare la quantità di rifiuto generato, comportando sia un problema ambientale sia maggiori costi di gestione del trattamento dei rifiuti prodotti;
• l’acqua minerale in bottiglia ha, peraltro, un costo al litro nettamente superiore a
quello che esce dal rubinetto rappresentando, quindi, un ulteriore danno economico per i cittadini;
• nel luglio 2016 è scaduta la convenzione avviata nel 2011 che assicurava la presenza
delle “Case dell’Acqua” che consentivano alla cittadinanza di avere sempre alcuni punti di erogazione di acqua potabile in caso di emissione di ordinanza di non potabilità;

Constatato che, per quanto attiene all’acquedotto del Biadaro – preso ad esempio per sostanziare la presente ma replicabile per ognuno dei principali acquedotti della città – consultando il sito del Comune, si ottengono le seguenti informazioni:

• in data 16 febbraio 2018 è stata emessa la Determina n. 240 avente ad oggetto FORNITURA DI MATERIALE MC 20,00 “IDROSSIDO DI FERRO” DA DESTINARE AI FILTRI DELL’IMPIANTO DI POTABILIZZAZIONE DI “BIADARO”. Nella stessa si fa riferimento alla “fornitura” di 20 mc di idrossido di ferro poi, allo stesso tempo, si cita la “rigenerazione” dei moduli di massa filtrante;
• l’impegno di spesa per suddetta fornitura o attività fu pari a circa 42.350,00 Euro e fu
affidata alla ditta Hydrocon s.r.l. di Campagnano di Roma;
• in data 26.04.2018 è stata emessa l’Ordinanza di non potabilità n. 42 per “lavori di manutenzione straordinaria”;
• in data 15.05.2018, in base alle analisi condotte dalla Hydrocon s.r.l., affidataria dei
lavori suddetti, è stata emessa l’Ordinanza di revoca dell’ordinanza di non potabilità n.
46;
• in data 30.05.2018 giunse al protocollo del Comune la nota della Asl Roma 4 che confermò la conformità ai parametri di legge dell’acqua erogata dall’acquedotto del Biadaro;
• in data 28.09.2018 pervenne la nota della Asl Roma 4 che informò della presenza di
“enterococchi” e, quindi, della non conformità dell’acqua;
• conseguentemente, in medesima data, venne emessa l’Ordinanza di non potabilità n.
119;
• a seguito della suddetta Ordinanza, in data 18.10.2018 venne approvata la Delibera di Giunta n. 132 per la fornitura di acqua potabile al plesso scolastico dei Via della Mainella per un importo pari a 13.420,00 Euro (atto che, poi, generò un debito fuori bilancio trattato come “somma urgenza” nel Consiglio comunale del 21.12.2018);
• in data 15.10.2018 la ASL Roma 4 informò della conformità dell’acqua erogata
dall’acquedotto del Biadaro;
• in data 16.10.2018 venne emessa l’Ordinanza di revoca dell’ordinanza di non potabilità
n. 126;
• nel dicembre 2019 è stata emessa la Determina n. 1511 avente ad oggetto: DETERMINA A CONTRARRE, IMPEGNO DI SPESA ED AFFIDAMENTO DIRETTO PER LA FORNITURA IN OPERA DI MASSE FILTRANTI OCCORRENTI PER IL RIPRISTINO DELLA FUNZIONALITA’ DELL’IMPIANTO DI TRATTAMENTO ACQUA IN LOCALITA’ BIADARO;
• nelle premesse della suddetta Determina 1511/2019 è riportato: “il Responsabile di
Area tecnica ha ravvisato la necessità di provvedere con urgenza alla manutenzione straordinaria con fornitura in opera per il ripristino funzionale delle masse filtranti mediante rigenerazione dei materiali adsorbenti presso l’impianto di trattamento acqua in località Biadaro”;
• l’importo della stessa fu pari a 42.700,00 Euro e la ditta esecutrice la HYDROCON s.r.l.
di Campagnano di Roma;
• in data 25.05.2020 è stata emessa l’Ordinanza di non potabilità per l’acquedotto del Biadaro per “effettuare dei lavori di manutenzione ordinaria, urgenti ed improcrastinabili, al sistema di filtraggio del pozzo”;

• a seguito dell’Ordinanza suddetta, con Determina n. 690 del 01.07.2020, n. 694 del
02.07.2020 e n. 894 del 21.08.2020 sono stati “spesi” circa 35 mila euro per la predisposizione e l’alimentazione dei serbatoi per l’approvvigionamento idrico emergenziale di acqua potabile distribuiti nel territorio servito dall’acquedotto del Biadaro;

Verificato, conseguentemente, che per l’acquedotto del Biadaro:

• la manutenzione affidata a ditta esterna costa circa 75 mila euro l’anno;
• per una possibile erronea conduzione del servizio di manutenzione sono stati spesi ulteriori 140 mila euro (stima per difetto) in meno di due anni;
• non risultano agli atti azioni di rivalsa nei confronti della ditta affidataria del servizio
per eventuali violazioni del contratto di gestione di cui, peraltro, non sono note le garanzie a tutela della salute e delle responsabilità in capo ai soggetti (Comune e ditta);

Premesso, inoltre, che:

• l’art. 7 del DLgs n. 31 del 2001 stabilisce che “Sono controlli interni i controlli che il gestore è tenuto ad effettuare per la verifica della qualità dell’acqua, destinata al consumo umano” e che per farlo non può avvalersi dei laboratori di analisi di cui all’art.
8, comma 7;
• l’art. 8, comma 1 del medesimo DLgs, stabilisce che “I controlli esterni sono quelli svolti dall’azienda unità locale territorialmente competente”, mentre al comma 7 (sopra citato) stabilisce che “Per le attività di laboratorio le aziende unità sanitarie locali si avvalgono delle agenzie regionali per la protezione dell’ambiente”;

Considerando che:

• è noto allo scrivente che nella convenzione sottoscritta tra il Comune e la ditta precedentemente affidataria della manutenzione degli impianti di trattamento e potabilizzazione delle acque destinate al consumo umano, vi era l’obbligo per la stessa a effettuare almeno una analisi delle acque al mese, sia per quanto attiene all’acqua in ingresso all’impianto, sia per l’acqua in uscita dallo stesso (ciò al fine di verificare costantemente il corretto funzionamento del sistema di trattamento delle acque per intervenire in via preventiva allorquando semmai si riscontrassero variazioni dei parametri chimico-fisici);

Ritenendo, conseguentemente, che:

• è doveroso per l’Ente Gestore del Servizio Idrico, il Comune in questo caso, procedere ed assicurare che vengano costantemente e regolarmente eseguiti i controlli interni, almeno due volte al mese;
• è doveroso che tale controllo venga reso pubblico con tutti i canali informativi che la tecnologia oggi mette a disposizione;

Verificato che risulta difficile per i cittadini:

• reperire informazioni pertinenti e puntuali sulla qualità dell’acqua erogata dagli acquedotti comunali (il sito web del Comune presenza informazioni obsolete, alla data di oggi – 6.11.2020 – le analisi delle acque sono ferme al 9 marzo 2020);
• comprendere a quale acquedotto è connessa l’utenza;
• disporre di una fonte di approvvigionamento alternativa in caso di Ordinanza di non potabilità;
• essere puntualmente informati in merito alle manutenzioni e, quindi, alle sospensioni programmate del servizio;
• essere informati in merito alle sospensioni improvvise del servizio che, seppur non
preventivabili, possono comunque essere rese note con i nuovi strumenti d’informazione gratuitamente disponibili (cosa, difatti, mancata il 6 novembre 2020 per gli utenti dell’acquedotto del Biadaro rimasti senz’acqua dalle 9 sino alle 13, come verificabile sui social network della città dove molti cittadini hanno – appunto – manifestato dissenso per la mancanza di informazioni istituzionali);

Tenendo in considerazione che:

• con la Sentenza del G.d.P. di Reggio Calabria del 27.11.2000 è stato stabilito l’inadempimento contrattuale da parte del gestore del servizio idrico e la condanna dello stesso alla riduzione del 50% del canone richiesto ai clienti (cittadini) in caso di mancanza del requisito di potabilità dell’acqua (che nel caso del Biadaro si protrae, ormai, da più di 4 mesi);
• con la Sentenza del G.d.P. di Civita Castellana n. 353/2014 è stato condannato al pagamento del danno richiesto dal ricorrente il gestore del servizio idrico in quanto questi “non ha fornito la prova liberatoria di aver fatto tutto il possibile ad evitare il danno, né ha dimostrato che il medesimo sia derivato da causa ad esso non imputabile”;

Tutto ciò premesso, parte integrante della presente, il Consiglio comunale
IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA

  1. ad adoperarsi affinché sia assicurata una più costante qualità dell’acqua erogata dagli acquedotti comunali predisponendo, in particolare, un adeguato servizio di manutenzione i cui costi risultano essere sostenibili per l’ente visti i numerosi impegni assunti per far fronte alla presumibile errata manutenzione, come rappresentato nelle premesse;
  2. ad effettuare controlli interni, tramite la ditta appaltatrice del servizio di manutenzione
    ordinario o tramite gli Uffici comunali, almeno due volte al mese (o anche con maggiore frequenza) e a rendere pubbliche su tutti i canali informativi (sito web, social network, stampa locale, manifesti nei maggiori luoghi di aggregazione, etc) tutte le analisi delle acque di tutti gli acquedotti comunali (provenienti sia dai controlli interni anzidetti, sia da quelli esterni);
  3. ad avviare/riprendere la procedura di individuazione di un operatore economico cui affidare l’installazione degli erogatori automatici di acqua microfiltrata che possano, quanto meno, consentire alla cittadinanza di approvvigionare acqua potabile in caso di ordinanza di non potabilità;
  4. a disporre la modifica della fattura idrica affinché sia prevista, nella stessa, l’informazione in merito al nome dell’acquedotto comunale cui l’utenza risulta connessa;
  5. a disporre la definizione di una procedura amministrativa volta al riconoscimento, in
    via compensativa, della riduzione del 50% della quota fissa della fattura per il periodo di tempo in cui si determina la condizione di mancata potabilità dell’acqua;
  6. a rendere note le necessarie informazioni alla cittadinanza per poter accedere a tutte le
    informazioni concernenti l’acqua destinata al consumo umano;
  7. ad avviare un controllo interno al fine di verificare le attività manutentive poste in essere dalla ditta affidataria del servizio di manutenzione/gestione dei diversi impianti al fine di verificare eventuali violazioni contrattuali e, nel caso, ad avviare azioni di rivalsa a ristoro dei disagi cui sono stati sottoposti i cittadini nonché delle somme spese dal Comune per le azioni compensative poste in essere.

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Castelli Romani

Banca Popolare del Lazio, conflitti di interesse: ora si aspettano le dimissioni di chi ha giocato doppi ruoli – [L’inchiesta 14 parte]

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Una storia che si ripete senza fine sulla quale il nostro giornale ha dedicato 13 puntate

Tredici puntate di inchiesta giornalistica sulla Banca Popolare del Lazio che hanno coinvolto a vario titolo tutti i vertici dell’Istituto di credito, dall’amministratore delegato Rag. Lucidi per la questione Protercave ed Ismea, al Presidente Capecelatro per le vicende Ladaga, Di Giacomantonio, Giancarlo Natalizia per la vicenda dei conflitti di interesse per i finanziamenti fatti arrivare ai propri clienti morosi, scaricando il debito sulla Banca dallo stesso amministrata, il tutto sotto il naso e la silente approvazione del Dott. Carlo Romagnoli all’epoca dei fatti Presidente del Collegio Sindacale sia della stessa Natalizia Petroli che della Banca Popolare del Lazio, di cui risulta ancora oggi ricoprire la carica, come accertato presso la camera di commercio di Roma.

Qualche collega ben informato, evidentemente vicino ai vertici della Banca, inizia a parlare di dimissioni già avvenute in modo tanto improvviso quanto repentino da parte del Romagnoli che oggi dovrebbe partecipare nella sua veste di Presidente del collegio sindacale nella assemblea straordinaria dei soci, staremo a vedere se tale notizia sia vera oppure frutto del polverone che viene alzato per smorzare la notizia.

Certo che il sequestro di 1.800.000,00 euro eseguito dalla Guardia di Finanza a carico dei due soggetti rei, a parere della Procura e del Gip che ne ha convalidato la richiesta, di aver compiuto operazioni in conflitto di interessi è destinato a fare rumore, nonostante i tentativi già in atto di mettere tutto a tacere.

In realtà questo primo sequestro non è altro che un provvedimento che ha disposto le misure cautelari ritenute idonee, vedremo in seguito nei confronti di quali eventuali ulteriori soggetti e per quali reati si terrà il processo penale.

Di sicuro se è vero che iniziano a cadere i vertici della Banca fin dall’inizio coinvolti nelle nostre inchieste, ci aspettiamo che dopo il Dott. Romagnoli, che aveva declinato il nostro invito telefonico a giustificare il proprio doppio ruolo, venga  a cadere quanto meno il nobile ed evidentemente competente figlio Natalizia Alessandro, messo in Consiglio di amministrazione evidentemente in sostituzione del padre, probabilmente per garantire gli equilibri consolidati nel tempo e che ancora oggi riveste la qualità di socio ed amministratore della Natalizia Petroli Spa, quella società cioè che avrebbe usufruito dei vantaggi economici prodotti dal supposto conflitto di interessi di cui si sarebbe macchiato, secondo la Procura, il Capo “Giancarlo Natalizia”.

Oggi Alessandro Natalizia, nominato a ottobre 2020 con decorrenza gennaio 2021, ricopre il ruolo anche di componente del Comitato esecutivo di Bpl che ha tra l’altro il compito di riferire l’attuazione delle politiche di governo dei rischi dovendo riferire ogni tre mesi al consiglio di amministrazione della banca e al collegio sindacale, quello presieduto dal Romagnoli.

Ci aspettiamo, quindi, che diano le dimissioni i soggetti già oggetto delle nostre indagini giornalistiche, nonché i nuovi componenti, ci riferiamo a quel consigliere che si fece liquidare le azioni del padre defunto per circa 300.000,00 euro, ovvero di quell’altro che vede affidare al proprio affine importanti incarichi legali riccamente retribuiti.

Il tutto senza aver indagato, almeno secondo quanto risulta e sembrerebbe per quella che viene definita dai ben informati come “assunzione eccellente” sul reale proprietario dell’immobile nel quale è stata aperta la filiale della Banca in località Maccarese.

Una storia che si ripete senza fine sulla quale il nostro giornale ha dedicato 13 puntate e che solo oggi a distanza di molto tempo ha prodotto un primo segnale dell’esistenza di regole da rispettare. E viene ancora da chiederci, come abbiamo già fatto in una delle nostre puntate, ma la Banca d’Italia continua con le verifiche? E’ infatti suo preciso compito quello di prevenire e sanzionare tempestivamente tali comportamenti.

Le indagini, partite dopo la relazione di Bankitalia, in realtà contengono informazioni diffuse nella famosa lettera dei “soci coraggiosi”. Una lettera che L’Osservatore d’Italia e la trasmissione Officina Stampa hanno analizzato nel dettaglio. E oggi tutti i fatti ritornano.

Ci si aspettano ora le dimissioni di tutti gli attori coinvolti e inoltre si tornano a chiedere i dovuti accertamenti sulle presunte responsabilità dei vertici dell’istituto di credito.

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Anguillara, nuova cava: un’area di 20 ettari che agita i residenti

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si grida allo scandalo in merito a un punto di fuoco sull’autorizzazione della maggioranza in Consiglio comunale alla realizzazione di una nuova cava. Si discute l’approvazione dello schema di convenzione per l’apertura di una nuova cava di lava leucitica che si estende per 20 ettari.

È partita una raccolta firme da parte di un folto gruppo di cittadini che sono contrari. E nel frattempo il co siglare di opposizione Sergio Manciuria ha presentato un emendamento aggiuntivo allo schema di convenzione. Manciuria evidenzia che gli introiti della cava in dieci anni risulterebbero pari a 660 mila euro, una cifra a cui andrebbe aggiunto secondo il consigliere di Anguillara Svolta un onere compensativo ben preciso: chi coltiva la cava è tenuto a realizzare un campo di calcetto di ultima generazione da realizzarsi presso il Campo Sportivo di Prato Viale con obbligo di uso gratuito settimanale per le aree periferiche. Quale schema verrà approvato? Intanto montano le polemiche.

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Artena, estorsione aggravata: in manette due pregiudicati del luogo

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ARTENA (RM) – La scorsa serata, ad Artena, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Colleferro hanno arrestato due pregiudicati del luogo, un 45enne e un 68enne, responsabili di estorsione aggravata ai danni di un 50enne che ha denunciato ripetute richieste estorsive subite da parte di entrambi i soggetti.

Il 45enne, con precedenti specifici per reati in materia di stupefacenti, è stato bloccato dopo essere uscito dall’abitazione della vittima da cui si era fatto consegnare 300 euro in contanti, somma rinvenutagli addosso a seguito di perquisizione personale, unitamente anche ad 1g di cocaina, per il cui possesso i Carabinieri lo hanno denunciato in stato di libertà per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Il 68enne, invece, è stato rintracciato presso la propria abitazione e sottoposto a fermo del Pubblico Ministero in ragione di un già grave quadro indiziario emerso a suo carico a seguito delle denunce di estorsione sporte dalla vittima. All’interno del pozzetto di scarico fognario della sua abitazione, i Carabinieri hanno rinvenuto 8 dosi di cocaina già confezionate per un totale complessivo di 5,6 g, che l’uomo, all’arrivo dei militari aveva gettato nel wc nel tentativo di disfarsene.

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