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Anguillara Sabazia, dalle stelle alle stalle: c’e’ chi auspica un lungo periodo di commissariamento

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ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Ad Anguillara Sabazia, in questo bel paese del lago di Bracciano, invidiabile per le bellezze paesaggistiche e balneari presenti nel territorio, insignito del titolo di città nel 2001, il terzo per estensione fra i laghi dell’Italia centrale, dove è presente il villaggio Neolitico, unico in Italia, risalente a circa 8.000 anni fa, con una piroga lunga 9,50 metri,  conservata in una teca di 12 metri,  presso il Centro Espositivo del Neolitico, chiuso al pubblico da circa dieci anni, accade che le opposizioni, di destra e sinistra, diverse associazioni, hanno  manifestato contro l’amministrazione guidata dal sindaco Anselmo, appoggiata da una maggioranza sostenuta dal Movimento Cinque Stelle. Una schiera di volti noti che ha abbandonato per una volta le vecchie schermaglie politiche per marciare uniti contro quella che oggi è considerata il nemico comune.

Non si può dire che i manifestanti non avessero le loro ragioni nello sfilare nelle strade di Anguillara Sabazia

Numerose sono state le decisioni della Giunta che hanno scontentato i propri elettori, senza riuscire a conquistare quanti nelle passate elezioni hanno espresso il loro voto per gli altri candidati, dalla contestata delibera sul piano regolatore di quasi due anni fa, al divieto di balneazione poi revocato a due giorni dal pronunciamento del Tar, fino ai recenti piani particolareggiati.

Tragico è il corto circuito che si è creato

Si può affermare che l’idillio tra la prima cittadina e il resto della popolazione, probabilmente mai sbocciato, sia effettivamente del tutto tramontato. Ricordiamo come l’elezione di Sabrina Anselmo è nata più dall’ostilità di una parte dell’elettorato nei confronti del suo competitor al ballottaggio 2016, Antonio Pizzigallo (già sindaco di Anguillara Sabazia per due mandati, di cui uno terminato con la decadenza per incompatibilità dopo circa un anno), sia nel centrosinistra che ha votato compatto per l’esponente grillina, sia in alcune frange della stessa compagine che ha votato al primo turno l’ex sindaco di Forza Italia, che per l’effettiva forza del Movimento e della sua candidata, che al primo turno aveva raccolto il 26% dei voti. In un quadro i questo genere, con una compagine al governo cittadino che è maggioranza in Consiglio, ma minoranza nell’opinione pubblica, tra epurazione di assessori, cambio di casacca di un consigliere, abbandono da parte di alcuni dei sostenitori della prima ora, la posizione della sindaca è oggi alquanto instabile.

Dalle stelle alle stalle

Anche sul piano dell’immagine personale, la sindaca non gode certo di quella credibilità che riesce a volte a far perdonare qualche manchevolezza dell’azione governativa. Il chiacchiericcio che dai primi mesi di amministrazione ha accompagnato la prima cittadina, rea secondo i suoi detrattori di non avere un curriculum di primo piano, ha trovato il suo clou con la vicenda della condanna patteggiata, che ha destabilizzato non poco l’autorevolezza della Anselmo. In questo quadro la cessione del servizio idrico ad Acea Ato 2 è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Da eroina la sindaca è diventata un personaggio della tragedia greca, costretta alla solitudine e al declino, qualora non ci siano nei prossimi mesi risultati eclatanti.  

L’isolamento della maggioranza

Il compattarsi di tutte le forze politiche, da Rifondazione Comunista e MDP a Lega e Fratelli d’Italia, dal Partito Democratico a Forza Italia a Leu, oltre a una pletora di associazioni e movimenti, ha sancito l’isolamento della maggioranza rispetto a tutti i possibili interlocutori.

I possibili scenari in caso di dimissioni della Anselmo

Ma se domani, ipotizzando la caduta di questa amministrazione, che potrebbe essere a questo punto una soluzione a questa situazione così grave, che assistere per altri due anni e mezzo a governare pateticamente la città, si dovesse di nuovo aprire una campagna elettorale cittadina, quali scenari si aprirebbero? Chi si porrà alla possibile guida in un percorso di ricostruzione di un decoro urbano ai minimi termini e di un tessuto sociale mai così lacerato?

Le forze di centrodestra

Tra le persone che hanno sfilato alla manifestazione, abbiamo visto l’ex sindaco Antonio Pizzigallo, che raramente partecipa alle manifestazioni su strada, assieme al gruppo dei suoi fedelissimi. Può essere questo il segnale di una sua possibile eventuale ennesima ricandidatura, nonostante la bocciatura strettamente personale subita nel 2016? Non c’è nulla di nuovo nel sole del centrodestra? (sempre ammesso che la Lega di Salvini, in grande ascesa nei sondaggi nazionali, non cerchi di fare da asso piglia tutto anche nelle eventuali prossime amministrative, schierando un nome sul quale, perlomeno ad Anguillara, non trapela nulla di certo).

Le forze di centrosinistra

Dall’altro lato del panorama politico, esiste qualche novità, oppure la dicotomia del consigliere regionale Emiliano Minnucci – ed ex sindaco di Anguillara Sabazia Ndr. – e il consigliere comunale di minoranza Silvio Bianchini, entrambi del PD, continuerà a guerreggiarsi per la supremazia nella coalizione? A giudicare dalla presenza dell’ex vicesindaco Bianchini con tanto di megafono in mano, e del consigliere regionale Minnucci, più in disparte, non ci viene da credere a una proposta politica che superi la storica rivalità in casa PD.

Movimenti e proposte politiche serie

I movimenti che hanno lanciato la manifestazione, e che soli hanno messo le bandiere, forse perché uniche credibili, ma che davanti a tante presenze di personaggi ingombranti, hanno finito per sbiadirsi, riusciranno a portare una proposta politica seria, oppure si limiteranno, come le Comari di “Bocca di Rosa”, all’invettiva? Davvero, come è emerso dagli interventi sotto il Comune, la proposta può essere rappresentata da un ex consigliere che ha cambiato più partiti che paia di scarpe, e che sostiene dei comitati di quartiere che, almeno in un caso, durante la loro esistenza, non hanno certo brillato per democrazia e rispetto delle regole? Con la chiosa dell’ovazione a una persona che sulla vicenda si era costruito la sua poltroncina di “responsabile dei quartieri”, ma che all’atto pratico davanti alla segnalazione dei problemi ha fatto come le tre scimmiette del motto shintoista.

Come si ricollocheranno gli ex grillini?

In ultimo, come si ricollocheranno gli ex grillini, come il primo vice sindaco Giovanni Chiriatti (sfiduciato dall’attuale sindaca)  e il consigliere Antonio Fioroni, ora passato al gruppo misto, molto attivi sabato, che si vedono spesso flirtare con esponenti dell’opposizione? Davvero crediamo possano rappresentare loro, dopo aver contribuito, il primo in maniera sostanziale, alla vittoria di questa amministrazione, il “Nuovo che avanza”? Lo stesso Chiriatti si precipitava, solo poche settimane fa, a convogliare nel suo quartiere periferico di Ponton dell’Elce tutti gli esponenti politici, dal PD a FI (presenti Flenghi, Pizzigallo, Stronati, Manciuria) per andare contro all’attuale amministrazione. Il Fioroni, si è svegliato solo poco tempo fa, dopo mezza legislatura, da quel torpore che non gli consentiva di accorgersi di tutte quelle “nefandezze” che oggi è tanto attivo nello stigmatizzare. Vogliamo credere che chi ieri ha preso una cantonata, non capendo nulla di chi aveva al proprio fianco, domani diventi la persona più scaltra del mondo, tanto da rappresentare la migliore proposta per il futuro?

Un lungo periodo di commissariamento per evitare scelte scellerate per Anguillara Sabazia?

Se non nasce una vera proposta alternativa, che oggi sembra ancora troppo pallida per rappresentare una reale alternativa alle realtà presenti, l’unica possibilità per Anguillara Sabazia è un lungo periodo di commissariamento, che se non fornisce una prospettiva di investimento per il futuro, almeno si presume governi l’amministrazione corrente con il senso del “buon padre di famiglia”, evitando le scelte scellerate che questa e le passate giunte della città sabatina troppo spesso hanno perpetrato. Il miglior incentivo per l’interesse dei cittadini!

Simonetta D’Onofrio

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Editoriali

Giustizia a orologeria, da Agrigento a Roma (Santa Croce) passando per Padova: la morale on demand

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Quante volte si è sentito parlare di giustizia ad orologeria!  Ogni volta si è voluto sottintendere la manipolazione politica dell’avviso di garanzia. Questi giorni, a parere di chi scrive, è la morale che sta subendo l’uso on demand.

Non sfugge un certo parallelismo tra l’audace ed irresponsabile iniziativa dell’elemosiniere del Papa Cardinale Krajewski e l’insubordinazione del procuratore di Agrigento , dottore Patronaggio. Sia l’uno che l’altro hanno trasgredito la legge, commettendo un illecito e tutti e due giustificano la loro disobbedienza sostenendo di avere agito essendo mossi da scopi umanitari, magari uno si appoggia a una morale laica e l’altro a una morale religiosa.

Oramai è conosciutissima l’exploit del cardinale elemosiniere che domenica 12 maggio, irrompendo nel palazzo a Santa Croce a Roma, occupato da abusivi, allora al buio perché morosi per non avere pagato le bollette dell’Acea ammontanti ad euro 319 mila, rompe i sigilli, sblocca il contatore e ridona la luce ai morosi.

Simile bravata l’ha compiuta il procuratore Patronaggio, stesso funzionario che incriminò Salvini per sequestro di persona nell’affaire  “Diciotto”. Questa volta il  procuratore ha fatto salire la guardia di finanza a bordo della Sea Watch, la nave con 47 clandestini, apparentemente un’operazione per eseguire il sequestro preventivo però oramai non è più un mistero, per Patronaggio questo è solo un modo per fare sbarcare i clandestini, cosa che ha fatto poi regolarmente. Il procuratore non l’ha detto, ma si sa, ha agito perché mosso da un senso di pietà verso quella gente sofferente che fugge da fame, guerra, pestilenze e siccità, e lo vogliamo dire, abbandonati dalle istituzioni internazionali.

Ben altre storie succedono a Padova e sembra che nessuno si commuova, nessuno si muove da sensi di pietà

A Padova, sembra, non ci sia alcuna morale che tenga. E’ successo lo scorso mese di gennaio. Una povera vecchietta con il minimo della pensione avendo fame, la 75enne non ha resistito alla tentazione e entrando in un supermercato di Padova,  ha cercato, molto ingenuamente, di svignarsela senza pagare, portando via una scatoletta di formaggio spalmabile ed una bottiglia d’olio. E’ stata trattenuta per due ore in una stanza al freddo e denunciata. Ora rischia di essere processata.

Sempre a Padova, già nel marzo del 2018 era successo  un fatto simile. Un poveretto in preda alla disperazione avendo rubato dal supermercato Prix di Ponte di Brenta delle scatolette di tonno. I gestori del negozio avevano allertato la polizia che era intervenuta immediatamente.

Volendo, si possono raccontare tanti piccoli fatterelli come quelli della vecchietta e del poverello.

L’anziana 75enne di Padova, avendo fame , per avere commesso l’illecito,non ha trovato alcuna misericordia e ora  rischia di essere processata.  Per il poverello, anch’esso avendo commesso l’illecito fu chiamata la polizia senza alcuna pietà. 

Per i clandestini abusivi si è fatto avanti l’elemosiniere del Papa, pur commettendo un illecito, lo vogliono perdonare perché si dice abbia agito in ragione di carità cristiana.

Il procuratore Patronaggio avendo commesso anche lui  un illecito , vuole giustificare la sua insubordinazione adducendola a fini umanitari.

Tre casi e tre morali diverse

La gente chiede chiarezza perché ha sempre creduto che la morale è verità, la morale è giusta, la morale è ordine. La morale è un concetto troppo nobile ed alto , andrebbe trattata con cura e tenuta al di sopra a fazioni politiche.. Ciò gioverebbe alla società civile, a quella religiosa e a tutta la classe politica.

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L’Italia terra di santi dissacrati, poeti politicanti e navigatori di denaro pubblico

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La constatazione

Fu destino o fu un caso, un progetto o un incidente di percorso. Fu per incuria o per ignoranza, per impudenza o per audacia. Tutto questo poco importa. Quello che conta è ciò che si vede e cioè il fallimento, il degrado, il pauperismo, la paura e l’incertezza. Il declino che impera, un popolo che arranca nel buio, cercando una via di sopravvivenza in questa landa, dominio di lupi e iene. Mai l’Italia , terra di santi, poeti e navigatori avrebbe sognato di generare tanti dissoluti, empi e dissacranti; mai tanti prosaici, grossolani, materialistici; mai una classe politica così rozza e assetata di potere, incapace di pensare e tanto meno di provvedere al bene del paese.
Così è, se vi pare perché come scrisse Pirandello, è praticamente impossibile conoscere la verità perché questa non è “una” ma è “molteplice” come molteplici sono i punti di vista dei politici.

La premessa amara

Bussano alle porte le elezioni europee. Tutti vogliono concorrere e tutti cercano l’accoppiamento. Non mancano i transfughi da un paese all’altro come Sandro Gozi dal PD che trasloca verso En Marche di Macron e Caterina Avanza che trasmigra per le europee dall’En Marche di Macron al PD di Zingaretti.
A conferma,che quello che conta per loro è una poltrona a Bruxelles, hanno inventato la lista internazionale dove figurano Calenda, Renzi e Gentiloni.
Luigi di Maio dichiara, raggiante di gioia:” Siamo molto orgogliosi di aver trovato importanti convergenze con i polacchi di Kukiz’15, i croati di Zivi zig e i finlandesi di Liike Nyt. Con loro, trasformeremo l’Europa in una terra di opportunità per giovani, imprese e famiglie”.
Chi l’avrebbe mai pensato che Kukiz, Zivi e Liike deterrebbero la soluzione per farci uscire dalla crisi!
Salvini corteggia l’attuale premier ungherese Viktor Orbán colui che non ha paura di dichiarare che la democrazia è illiberale e dice: “Stiamo costruendo uno stato volutamente illiberale, uno stato non liberale”, perché “i valori liberali dell’occidente oggi includono la corruzione, il sesso e la violenza”. Chi capisce cosa vuol dire Orban è bravo.
Ma non finisce qui perché alla maratona del 26 maggio, corsa all’ultimo voto per la spartizione delle poltrone a Bruxelles, concorre tutta la galassia di sinistra e centro sinistra con l’immancabile Boldrini, Bonini per più Europa, Sel, Fi, Possibile di Pippo Civati, Partito comunista dei lavoratori e tanti e tanti altri.
Manca la sorpresa in mezzo a tanto grigiume e tanto déjà vue
Ad iniziare da Zingaretti, segretario PD, figura che degnamente rappresenta il grigiore in cui è piombato il partito di Berlinguer, di Natta e di Togliatti non riesce a “dire cose di sinistra” come avrebbe chiesto Nanni Moretti. Berlusconi, facendo spola tra Arcore ed il S.Raphael annuncia gli apocalissi e di più non sa dire.
Per Di Maio tutto va bene, madama la marchesa! Monti evoca la patrimoniale, Salvini lo stoppa, Tria fa lo gnorri e Conte fa il pesce in barile. Il presidente è super partes, lui qui lo dice e qui lo nega, intanto la magistratura fa il bello ed il cattivo gioco e mentre loro sparlano l’Italia va a ramengo.

Terra di santi dissacrati

Sono fatti che non bucano la stampa, come si suol dire, però sviliscono il tessuto sociale. Allentando l’attenzione da fatti di tanta gravità, forse non oggi, ma domani si ripercuoteranno su tutta la vita sociale. A Villa di Villa di Mel, in provincia di Belluno, “i soliti bravi” hanno decapitato le statue di Gesù e di Sant’Antonio che teneva in braccio Gesù bambino.
Sulla statale nordest di Udine l’immagine del Cristo in croce è stata presa a sassate.
A Gemona del Friuli (Udine) è stata danneggiata gravemente la chiesa vecchia di Sala.
Alla chiesa di S.Pietro e Paolo a Majano, provincia di Udine, è stato profanato il tabernacolo e sono state sparse per terra le ostie consacrate.
L’ultimo orrendo e stupido atto è stato compiuto da quel personaggio che a Trieste, nella chiesa San Giovanni Decollato, durante la Messa di Pasqua, ha profanato l’Eucaristia, portandosela in giro, bestemmiando e riprendendo tutto con il cellulare.
Sono tutti fatti che non hanno interessato la grande stampa ma certamente hanno scavato un solco nella società che non riesce a reagire. Se si vuole essere intellettualmente onesti , si dovrebbe ammettere che diversi parroci stanno contribuendo a questa triste ondata di decadenza

Terra di poeti politicanti

Si è parlato della corsa all’ultimo voto dei partiti verso le poltrone di Bruxelles. Si è accennato al grigiume ed al “niente sotto vuoto” dei programmi elettorali. Vuoto completo, vuoto spinto. Un bla bla generico e banale che lascia senza parola i commentatori televisivi ed i soliti politologi. Quarantasette partiti e partitini aspirano di atterrare in Europa per cambiarla. Ci sarebbe da dire “andate avanti che a noi viene da ridere”. Chi di loro andrà a difendere il turismo italiano, l’agricoltura italiana,il know how italiano, le imprese italiane, l’arte, la cultura e l’artigianato italiano? Chi sta parlando di un regime fiscale comune a tutti i paesi membri? Chi sta portando proposte per regolamentare il costo della mano d’opera, comune a tutti gli stati membri? Parlare della immigrazione è cosa buona e giusta ma non basta.
Trasferire gli emigrati dalla povertà dell’Africa a quella Italiana, dalla disoccupazione africana a quella italiana, dal degrado africano a quello italiano non ci sembra che ci sia niente di evangelico! Tutt’altra cosa è l’accoglienza e l’integrazione.

Terra di navigatori di denaro pubblico

Parlare di navigatori di denaro pubblico è come aprire una porta aperta; sporgersi pericolosamente verso una voragine. Anagrammando il divino Dante nazionale, sarebbe come se ci si trovasse nel mezzo del cammino della vita quotidiana per poi ad un tratto ritrovarsi in una selva oscura dove la retta via si era smarrita. Difficile spiegare quanta scura e torbida sia questa navigazione e quanta paura suscita su chi l’attraversa. Dalle Dolomiti ai monti Peloritani, alle Madonie e ai Nebrodi, è un unico fiume carsico di corruttori ed evasori che non risparmiano la politica, la Giustizia , il Corpo della Guardia di Finanza, il Corpo forestale dello Stato le istituzioni centrali e periferiche e, ahinoi, in qualche caso, l’onta lambisce persino la Chiesa.
In un colloquio con Civiltà Cattolica, lo stesso Papa Francesco così dichiarava: “In Vaticano c’è corruzione. Nella barca di Pietro alcuni marinai remano contro.”
Se lo dice il Papa chi siamo noi per metterlo in dubbio?
Non è mai troppo tardi e la speranza è l’ultima a morire. Tutti gli italiani sperano e si augurano che all’intera classe politica, il lungo letargo, possa avere portato consiglio ed inizino a preoccuparsi veramente per il bene del Paese.

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Editoriali

L’Africa non è il Klondike e l’Europa non è la terra promessa

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L’Europa non è la terra promessa, non è il paese “buono e spazioso, il paese dove scorre latte e miele” come quello promesso agli Israeliti liberati dall’Egitto, descritto in Esodo 3:8. D’altro canto, nell’Africa, ahinoi, già dall’inizio del XV° secolo si annunciava l’alba precorritrice di una corsa al saccheggio di risorse umane e naturali, un facsimile della corsa all’oro del Klondike che ebbe inizio nel 1896 attirando gente di tutto il mondo, perché al contrario di quello che si possa credere, l’Africa non è povera altrimenti non si capisce perché dovrebbe interessare tanto alle multinazionali.

Sarebbe interessante allora capire perché tanti giovani africani lasciano la loro terra, rischiando tutto, attraversando il deserto, sfidando torture e affrontando le perfide onde del mediterraneo per giungere in Europa.
Molti di loro sono più che consapevoli che il loro faticoso viaggio sarà interrotto in Libia e lì, il loro sogno s’infrangerà incontrando la spietata disumanità degli scafisti e dei trafficanti di uomini . L’attuale conflitto in atto in Libia aggrava la già precaria situazione dei migliaia di migranti .
Perché in Italia, in particolare, si vuole convincere tutti della povertà del continente africano e si investe di anatemi e si scomunica chiunque osi mettere in dubbio questo “dogma”. Qui invece questo dogma si contesta e si cerca di illustrare un’altra verità di quella che si vuole fare veicolare.
.Fondi, finanziamenti, sussidi e aiuti a pioggia dall’Europa all’Africa
Il 16 gennaio 2019 la Commissione europea ha adottato il budget annuale umanitario di 1.6 miliardi di euro per il 2019, il cosiddetto “budget iniziale”. Questo è il budget più alto finora adottato dall’Ue per crisi umanitarie.

In un articolo di Galli della Loggia sul Corriere , il 28.6.2018 si leggeva che l’UE versa 14 miliardi di euro in media ogni anno. A questi, continua il politologo, vanno contati i fondi che si versano alla Libia e alla Turchia per contrastare l’immigrazione. Ancora da conteggiare i fiumi di versamenti che l’Africa beneficia anche in parte dei 51,5 miliardi di euro del Fondo Europeo di sviluppo (FES), fondo istituito nel 1957 nel Trattato di Roma, che l’Unione europea ha messo a disposizione per il periodo 2014-2020. Se poi si considerano le contribuzioni e le donazioni varie da parte del volontariato ed a questi si sommano le spese che l’Italia e altri paesi Ue sostengono per il mantenimento degli immigrati già sul territorio, si avrà infine un costo globale, anche se molto approssimativo, di quello che implica la voce “immigrazione”.

Da tutte queste elargizioni, quante effettivamente arrivano agli africani in crisi?

Facile rispondere alla domanda. Mentre il paese è ricco di risorse, la popolazione ha un livello di povertà assoluto. Lo sfruttamento è generale. Le immense ricchezze del continente sono sempre state oggetto di scambio commerciale con l’esterno e con evidente vantaggio di mercati stranieri.
Il ricavo economico delle svariate risorse del continente, risorse naturali, idriche, forestali, energetiche come petrolio e gas, minerarie come oro, argento,diamanti ,ferro, rame, carbone, bauxite, titanio, uranio e non solo e poi i prodotti per l’esportazione come il caffè, il cotone, il cacao, il tè e le gomme, non coinvolgono la popolazione. Si calcola che il loro livello di povertà sia di un dollaro Usa per giorno.

L’Africa è il paese degli estremi opposti

Nel continente però,ci sono anche territori con livelli di vita al pari di quelli occidentali. Uno di questi è il Sudafrica. Si trovano grandi aziende agricole, grandi strutture industriali, grandi aziende che hanno rilevanza mondiale. A modo esemplificativo si cita la SAB – South African Brewery che con una continua politica di acquisizione in tutto il mondo è attualmente il primo produttore di birra. Controlla fra l’altro la Peroni italiana.
Da non sottovalutare il settore terziario, sia dei servizi che del turismo che dimostra una continua crescita, godendo di risorse naturali accessibili e una buona stabilità in Namibia, Kenya, Egitto, Marocco e Etiopia.
Fiore all’occhiello dell’economia di successo è quella degli stati isolani di Seychelles, Riunione, Mauritius e Capo Verde.

Ritorna la domanda: perché tanta gioventù cerca allora di espatriare?
A questa domanda già in parte è stato risposto. Le cause geografiche e climatiche c’entrano in parte. Le guerre tribali non dovrebbero influenzare,perché ogni paese ha avuto la sua brava guerra, il suo bravo periodo di terrorismo e la gioventù non è espatriata , al contrario sono rimasti per difendere territorio e popolazioni.

Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita.(Confucio)

E’ un fatto innegabile che la ricostruzione industriale dell’Europa, le nascenti economie asiatiche e persino lo sviluppo industriale americano hanno tutti lucrato di materie prime a basso costo “saccheggiate” dal continente, facendo sì che l’Africa anziché godere di un sviluppo industriale e agricolo che avrebbe dovuto produrre nuovi posti di lavoro, in realtà ha subito un sfruttamento minerario senza alcun beneficio per le popolazioni indigene. Le stesse potenze europee hanno amministrato nuovi territori e c’è chi li amministra tutt’ora, per averne un beneficio economico senza investire nel futuro di quella gente.

Il Papa emerito Benedetto XVI sostiene il diritto di non emigrare:
“Nel contesto socio-politico attuale, però, prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra, ripetendo con il Beato (ora Santo) Giovanni Paolo II che “diritto primario dell’uomo è di vivere nella propria patria: diritto che però diventa effettivo solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all’emigrazione”, (Discorso al IV Congresso mondiale delle Migrazioni, 1998)”.

Fermo restando il diritto sacrosanto a non emigrare, cioè il diritto a essere in condizione di rimanere nella propria terra; constatato che le potenzialità del continente sono immense e non aspettano che di essere messe a disposizione delle comunità locali ;visto che l’Europa e non solo, stanziano miliardi di euro come aiuti; visto e considerato che da indagini fatte, di tutti questi miliardi alla popolazione non arrivano che pochi spiccioli; assodato che le multinazionali sono quelle che da sempre hanno lucrato sulle ricche risorse del continente, è arrivato il momento di cambiare politiche. Anziché elargire miliardi e miliardi, consegnandoli in mani a chi finora non ha saputo tradurli in strutture e benessere per gli africani, l’Europa e l’occidente dovrebbero cambiare politica e cioè anziché soldi liquidi inviare ditte, ingegneri, tecnici e quant’altro con progettazioni per avviare strutture, costruire strade, ponti, porti, vie di comunicazione anche fluviali, adoperando il know how europeo, impegnando mano d’opera indigena, pagandola con salari contrattuali normali.

Solo così si potranno evitare a migliaia di emigranti di arenarsi nei campi in Libia, cadere nelle mani dei trafficanti per poi essere usati dai partiti per le campagne elettorali.

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