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Anguillara Sabazia, elezioni: il confronto tra i 4 candidati a sindaco

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ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Domenica 13 settembre i 4 candidati a sindaco alle prossime elezioni si sono confrontati su tematiche varie.

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Cronaca

Lago di Garda, la traversata di uno psichiatra di 76 anni: torniamo a vivere dopo il Covid

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L’intervista rilasciata a TG com 24

Camillo Carlucci, psichiatra trentino e bresciano d’adozione, si è tuffato da Malcesine, sulla sponda veronese, per coprire la prima delle 14 tappe. “Ho visto la morte in faccia, ora rinasco”, dice a Tgcom24

A 76 anni ha deciso di fare il giro del Lago di Garda a nuoto per lasciarsi alle spalle il Covid e “rinascere”. Camillo Carlucci, psichiatra trentino e bresciano d’adozione, si è tuffato da Malcesine, sulla sponda veronese, per coprire la prima delle 14 tappe giornaliere del periplo che farà, per un totale di 140 chilometri, nuotando a dorso e stile libero. “Non è una competizione, una gara – spiega a Tgcom24. – Ad ogni bracciata guardo al futuro da persona viva e vitale, così come progettavo di fare durante la malattia”.

Come si sente dopo la prima nuotata?
“Dico la verità, avrei voluto proseguire, ma poi mia figlia Charlotte, che è il mio preparatore atletico, e l’amico Mario, che mi segue in barca per darmi la rotta, mi hanno consigliato di fermarmi, perché ho bisogno di energie anche per domani e per le prossime due settimane. Certo, 40 anni fa ci avrei messo di meno, ma mi accontento delle quasi 5 ore di oggi necessarie per coprire i primi 10 chilometri”.

Cosa è già riuscito a lasciarsi alle spalle dopo le prime bracciate?
“L’idea di questa impresa è nata in un momento molto brutto, perché ammalandomi di Covid ho visto la morte in faccia. Era il 20 marzo 2020 quando ero il numero 34 sotto il tendone degli Spedali civili di Brescia. Ho provato angoscia anche nel post ricovero: io psichiatra ero vittima del disturbo post-traumatico da stress. Non dovevo farlo diventare cronico e ho pensato che desiderare di compiere un’impresa alla mia età mi avrebbe fatto sentire vivo. Così, durante la quarantena, ho progettato questo periplo, allenandomi a casa, perché non volevo solo superare un trauma ma tornare diverso, un altro Camillo. E con le prime bracciate devo dire che ho potuto staccare dal mondo e dal lavoro”.

Come si è preparato atleticamente?
“A casa e in palestra da mia figlia una volta guarito. Ma durante la malattia e in attesa di negativizzarmi facevo tanta ginnastica respiratoria. Sa, al liceo ero un campioncino di nuoto, avrei dovuto partecipare alle Olimpiadi del ’64, ma ho dovuto ubbidire a mio padre e quindi rinunciare all’evento per conseguire la Maturità”.

Che messaggio vuole lanciare con questa impresa?
“Non voglio solo far promozione al Lago di Garda, ma voglio far capire che è importante tornare a vivere e fare sport, dopo il Covid. E soprattutto mi rivolgo ai miei coetanei. Li aspetto, con tanti altri giovani e adulti, l’anno prossimo, per il periplo di gruppo che organizzerò. Non bisogna lasciarsi andare, come succede spesso nella terza età, quando molti stanno davanti alla tv e l’unico movimento che fanno è quello del pollice per cambiare canale”.

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Esteri

Siberia, monta la tenda da campeggio e viene sbranato da un orso

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Un turista è stato attaccato e sbranato da un orso mentre stava montando la tenda per campeggiare assieme ad alcuni amici nel Parco Naturale Yergaki, nella regione siberiana di Krasnoyarsk, in Russia. Yevgeny Starkov, 42 anni, non ha avuto scampo contro l’animale: “Avevamo cominciato a preparare i nostri zaini per montare le tende”, ha raccontato uno dei suoi amici presenti, Anton Shelkunov. “Quando l’animale è apparso, si è avventato subito contro di lui e lo ha ucciso divorandolo sotto i nostri occhi“. Gli altri del gruppo sono quindi fuggiti e hanno camminato senza scarpe per sette ore, in modo da poter dare l’allarme. A causa del maltempo però, le autorità non possono raggiungere il punto in cui Starkov è stato ucciso quindi il suo cadavere si trova ancora nel Parco.

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Lazio, violenza contro le donne: c’è un bando per l’avviamento al lavoro

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La pandemia ha fatto crescere i casi di violenza sulle donne. Un tema delicatissimo che da anni è in cima alle nostre priorità. 

Per questo oltre ai fondi destinati ad ampliare e potenziare la rete delle case rifugio e dei centri antiviolenza e quelli per il cosiddetto ‘contributo di libertà’ nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un bando che vuole stimolare l’accesso al mondo del lavoro e della formazione. 

L’Avviso è rivolto a donne, giovani e adulte, vittime di violenza, residenti o domiciliate sul territorio della Regione Lazio, ospitate nei centri antiviolenza e nelle case rifugio gestiti dalle Associazioni sul nostro territorio. 

Si tratta di un altro tassello importantissimo. Mentre con le case rifugio o i centri antiviolenza forniamo un aiuto concreto e immediato alle donne dando loro un tetto che le aiuti a fuggire dai propri aguzzini e sostegno psicologico. E con il ‘contributo di libertà’ cerchiamo di agevolare l’indipendenza abitativa garantendo il pagamento dell’affitto, delle utenze e delle necessità più impellenti per se stesse e per i figli. 

Con questo bando cerchiamo di spezzare definitivamente le catene della ‘dipendenza economica’ attraverso la formazione e l’accesso al mondo del lavoro. 

Un ringraziamento va a tutta la giunta regionale, in particolare all’assessore Di Berardino e all’assessora Onorati per aver ancora una volta risposto in maniera fattiva agli imput della maggioranza regionale. Un grazie va anche alla Cabina di regia regionale contro la violenza di genere, presieduta da Cecilia D’Elia e a tutte le associazioni che sono impegnate nei Centri Antiviolenza e nelle case rifugio regionali.  Lo dichiara la consigliera regionale del Pd Lazio, Michela Califano 

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