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Anguillara Sabazia, la discoteca Country e gli psicoatti: ecco le responsabilità

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ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Il calvario burocratico della discoteca Country di Anguillara Sabazia inizia all’incirca dal 1995 quando viene presentata al Comune dal Country, la prima istanza di condono edilizio per la variazione di destinazione d’uso degli immobili e dell’area di pertinenza da rurali a commerciali. In pratica gli immobili erano stati trasformati in discoteca e piano bar

Ad aprile del 2014, il Comune di Anguillara Sabazia notifica il diniego all’istanza di condono

A luglio 2014 il Country presenta ricorso straordinario al Presidente della Repubblica in seguito al diniego del Comune rispetto al rilascio del titolo abilitativo e protocolla la richiesta alla Pec del Comune.

Il 3 luglio, l’architetto Lorenzetti inoltra una nota al responsabile dell’area amministrativa Vanda Filzi per comunicargli che il provvedimento di diniego avrebbe potuto essere sospeso in autotutela in attesa del pronunciamento definitivo del Capo dello Stato. 

Ma del ricorso al Capo dello Stato, protocollato in Comune però non si sà più nulla

anche se è assolutamente certo che la legge prevede che dovere dell’Ente è quello di trasmettere il ricorso (protocollato in Comune) tempestivamente al Ministero di competenza e attenderne l’esito per non incorrere in contenziosi.

Nel frattempo però, il nuovo capo area Urbanistica Egidio Santamaria a novembre del 2017 notifica alla società l’avvio del procedimento propedeutico all’ordinanza di demolizione delle opere ritenute realizzate abusivamente oltre le altre riguardanti il diniego.

E il 19 dicembre 2017 viene emessa l’ordinanza alla società Adefai s.r.l per il ripristino dei luoghi tramite demolizione. L’ordinanza viene notificata agli imprenditori sotto le feste, esattamente il 28 dicembre 2017.

Arianna Settimi, amministratore della società Adefai s.r.l. il 29 marzo 2018 chiede la sospensione di 30 giorni dei termini dell’ordinanza. Ciò per consentire la presentazione degli elaborati progettuali per la redazione del progetto di demolizione e ricostruzione sfruttando l’indice edificatorio di zona pari allo 0,80 per attività ricettive, direzionali e commerciali per complessivi 4 mila metri cubi che era stato approvato con DGRL nel giugno del 2017.

Il 26 aprile del 2018, lo studio legale Del Savio in rappresentanza di Adelfai srl chiedeva la sospensione del procedimento amministrativo e il sollecito della trasmissione al ministero competente del ricorso straordinario al Capo dello Stato protocollato a mezzo Pec al Comune dal Country a luglio del 2014 con richiesta all’amministrazione di risarcimento economico pari a 800 mila euro. Successivamente, a maggio, il Country chiede il riesame del condono edilizio presentato nel ‘95.

Il sindaco Sabrina Anselmo a giugno del 2018 richiede urgentemente il controllo degli atti del procedimento al fine di evitare contenziosi e quindi a carico del Comune un potenziale riconoscimento di un danno di 800 mila euro. 

Il responsabile ad interim dell’area amministrativa Eugenio Giovanni Maria De Rose invitava quindi il responsabile dell’area Tecnica a sospendere l’ordinanza di demolizione del 19 dicembre 2017 in attesa del provvedimento del Presidente della Repubblica. Il 7 giugno del 2018 viene sospesa, dall’architetto Santamaria, la esecutività dell’ordinanza di demolizione del 2017

Il colpo di scena – Il Comune inoltra con 4 anni di ritardo il ricorso al Presidente della Repubblica

ad agosto 2018 però il responsabile dell’area Contenzioso comunica al responsabile dell’area Tecnica Egidio Santamaria che il ricorso al Presidente della Repubblica è stato “regolarmente inoltrato”. Peccato però che sia stato “inoltrato” con ben 4 anni di ritardo.

A questo punto Santamaria, probabilmente molto speranzoso di ricevere nel periodo di agosto un parere dal Presidente della Repubblica che tra tutte le emergenze avrebbe dovuto rispondergli nel giro di circa due settimane, “non avendo ricevuto alcuna comunicazione dall’autorità giudiziaria amministrativa” , ordina il 12 settembre 2018 la revoca dell’ordinanza che sospendeva la demolizione.

Il paradosso

è che l’amministrazione si accorga soltanto 4 anni dopo di non aver inoltrato il ricorso al Presidente della Repubblica. Ciononostante dopo neanche circa un mese dall’inoltro tardivo si sono sbrigati addirittura a revocare l’ordinanza di sospensione senza aspettare alcun riscontro. 

A questo punto ci chiediamo: visto l’inoltre tardivo da parte del Comune del ricorso al Presidente della Repubblica, tutti gli atti successivi emessi dopo il luglio 2014 sono legittimi e validi?

Del resto le serate a tema organizzate con il Comune di Anguillara Sabazia sono finite e l’amministrazione si è portata a casa un buon risultato.

Così, torna in auge più che mai il detto: “Finita la festa gabbato lo santo”. O per i non credenti “prima ti uso e poi ti getto”. Ecco perché riteniamo che andava messo in luce tutto questo “calvario” vissuto dai proprietari e gestori del Country che non è come qualcuno ha insinuato una sorta di covo della perdizione e cronaca nera, bensì un’eccellenza sul territorio la cui vicenda, probabilmente, andava affrontata con più attenzione dall’Ente Locale e dalle governance che si sono alternate in quasi un decennio.

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Monterotondo: nonostante le proteste dei cittadini, prosegue l’abbattimento dei grandi tigli di via XX settembre

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Italia Nostra invia una segnalazione ai carabinieri forestali e si riserva azioni legali 

MONTEROTONDO (RM) – Italia Nostra, l’Associazione Centro Storico in Movimento, e numerosi cittadini, si sono  mobilitati sui social per esprimere il loro sgomento innanzi ai massicci abbattimenti di alberi rigogliosi, nel pieno della loro efficienza eco-sistemica, oltre che della loro funzione ornamentale e paesaggistica.

“Da tempo – Dichiarano da Italia Nostra – l’amministrazione comunale di Monterotondo si impegna nella distruzione delle alberature cittadine. All’inizio dell’anno gli abbattimenti sono iniziati nell’ area di Viale Bruno Buozzi e della cosiddetta Passeggiata (uno dei maggiori polmoni verdi della cittadina),  e sono proseguiti nonostante le proteste dei cittadini e delle sottoscritte associazioni, che hanno inviato appelli accompagnati da rapporti di tecnici che confutavano le generiche motivazioni  che gli alberi fossero “malati” e “pericolosi”. 

Ora – proseguono – si abbattono i grandi tigli in ottima salute di via XX Settembre. Abbandonando le pretese di “sicurezza”, l’amministrazione ha replicato alle proteste sui social sostenendo la necessità di allargare i marciapiedi per evitare che i cittadini inciampino (sic), e favorire il passaggio di disabili, oltre a quella di procurare nuovo spazio per i parcheggi.  Argomenti tra loro contraddittori, che, in considerazione della piccola area recuperata dall’eliminazione dei tronchi, non giustificano gli abbattimenti.  Ora l’amministrazione afferma che sostituirà i tigli abbattuti con una varietà di  Pyrus Calleryana, piccoli peri da fiore, di cui si dice che sono particolarmente adatti a catturare gli inquinanti chimici dell’aria. Ma è del tutto evidente, e si può quantificare con i dati misurati, che per l’assorbimento degli inquinanti più dannosi per la salute, 03, NO2, SO2 e i PM10, i piccoli peri, che comunque impiegheranno alcuni anni per crescere, sono assai meno efficienti dei grandi tigli.  

L’accanimento dell’amministrazione di Monterotondo è in totale contrasto con le indicazioni nazionali ed europee in relazione ai benefici delle grandi alberature per aspetti essenziali quali il miglioramento degli estremi climatici, con mitigazione delle isole di calore, e lo stoccaggio e sequestro di carbonio, fattore fondamentale del riscaldamento globale (un tiglio adulto può stoccare in media più di 3000 kg di CO2, otto volte di più dei peri proposti). Inoltre le grandi alberature riducono l’inquinamento acustico, migliorano della qualità dell’aria, valorizzano gli aspetti architettonici degli edifici, aumentando il valore delle proprietà, e in generale contribuiscono alla salute umana migliorando la vivibilità e la qualità della vita.  

 A completare il quadro, il comune di Monterotondo  risulta inadempiente rispetto alle prescrizioni di legge per la gestione del verde pubblico:  non ha un Censimento e Catasto del Verde, né un censimento   degli alberi di pregio e monumentali,  non applica la legge del Bilancio Arboreo,  (n. 10 del 14 gennaio 2013, art. 2), e manca del Piano Comunale del Verde, cioè dell’elaborato gestionale integrativo del PRG per il sistema verde, avente funzione di pianificazione, tutela e controllo per le reti del verde urbano ed agricolo. 

Quanto sopra – concludono da Italia Nostra – è stato segnalato ai carabinieri forestali e si intende proseguire l’azione, anche per vie legali, affinché venga affermato concretamente il principio, sancito dalla legislatura, che le alberature cittadine sono un importante bene pubblico. Un bene, che se ha degli aspetti paesaggistici, di bellezza e di decoro, non quantificabili, ma non per questo irrilevanti, ha anche aspetti quantificabili: si possono infatti stimare la quantità di CO2 immagazzinata nell’albero, la quantità di ossigeno prodotta e la quantità di inquinamento atmosferico eliminata.  

Il danneggiamento e l’eliminazione delle alberature urbane costituisce quindi distruzione di beni pubblici, che, se non adeguatamente giustificata, deve essere sanzionata.” 

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Valmontone, tenta una truffa in banca ma gli va male: arrestato 63enne pregiudicato

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VALMONTONE (RM) – Un pregiudicato di 63 anni, originario della provincia di Napoli, è stato arrestato dai Carabinieri della Stazione di Valmontone per una tentata truffa ai danni di una filiale di un istituto di credito. 

L’uomo è entrato in banca ed ha chiesto di poter prelevare 2.000 euro dal proprio conto corrente, presentando un documento sul quale erano riportate le generalità di un cittadino piemontese. La foto apposta sul documento, però, era diversa da quella presente nella banca dati dell’Istituto, perciò la cassiera, insospettita, ha avvertito il direttore che, a sua volta, ha segnalato tutto ai Carabinieri.

L’intervento immediato della pattuglia ha permesso di bloccare l’uomo che nel frattempo stava tentando di allontanarsi. È stato portato in caserma, identificato e arrestato con l’accusa di tentata truffa, ma dovrà rispondere anche di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi e falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie.

Grazie alla successiva attività d’indagine effettuata dai Carabinieri è emerso che la scorsa settimana il 63enne si era presentato presso una banca di Colleferro e, con la medesima tecnica, ha tentato di prelevare 2.000 euro. In quella circostanza, aveva fornito i documenti di un uomo nato nella provincia di Alessandria, attualmente residente a Genova. L’impiegata addetta allo sportello, attenta nello svolgere l’operazione, ha confrontato i documenti con i dati presenti nel sistema ed ha scoperto che c’era un alert. Mentre stava avvisando il direttore, quello strano cliente ha lasciato i documenti ed è andato via.

La sua “fuga” è durata poco, perchè i Carabinieri della Compagnia di Colleferro erano già sulle sue tracce e, ricevuta la segnalazione dalla banca di Valmontone, sono intervenuti e lo hanno bloccato, accompagnandolo in caserma.

Di fronte ai militari, il 63enne ha dovuto declinare le sue vere generalità. I documenti erano stati, ovviamente, contraffatti e cristallizzata l’intera vicenda, raccolta la denuncia di entrambi i direttori delle banche, per il 63enne sono scattate le manette ai polsi.

Il G.I.P. del Tribunale di Velletri ha convalidato l’arresto, rimettendolo in libertà con l’applicazione della misura cautelare personale del divieto di dimora nel Comune di Valmontone, in attesa dell’udienza fissata a metà novembre.

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Guidonia Montecelio, preferisce il carcere alla convivenza con la moglie

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GUIDONIA MONTECELIO (RM) – Il militare di servizio alla Caserma della Tenenza Carabinieri di Guidonia Montecelio, nella serata di ieri, ha creduto, per un attimo, di essere vittima di uno scherzo, quando un cittadino albanese di 30 anni, già conosciuto poiché agli arresti domiciliari per pregressi reati, si era appena presentato in caserma chiedendo di poter essere accompagnato in carcere.

Il 30enne ha spiegato ai militari di non essere più in grado di reggere la convivenza forzata con la moglie e, quindi, esasperato dalla situazione, ha preferito evadere presentandosi spontaneamente dai Carabinieri per chiedere di scontare la sua pena dietro alle sbarre.

I militari hanno “esaudito” il suo desiderio, arrestandolo con l’accusa di evasione, e l’Autorità Giudiziaria, informata sulla situazione, ha disposto il trasferimento in carcere.

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