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Anni di piombo, Tagliente: “Ecco il clima che vivevamo in Questura a Roma”

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Nella ricorrenza della Giornata della memoria per le vittime del terrorismo il Prefetto Francesco Tagliente ricorda quegli anni, che vanno dal 1975 al 1983, in cui ha prestato servizio alla Squadra Volante e alla sala Operativa della Questura di Roma assicurando il coordinamento operativo e il pronto intervento delle pattuglie impegnate sul territorio: dai sequestri di persona agli attentati terroristici.

Erano gli anni della cosiddetta strategia della tensione che misero a dura prova gli operatori di polizia.

Pochi anni prima del rapimento di Aldo Moro era stata avvertita l’esigenza di riorganizzare il dispositivi di prevenzione generale e di pronto intervento. Nel 1975 fu costituito il V Gruppo Volanti con un organico di circa 800 uomini che assicuravano la presenza di circa 35 volanti per ciascuno dei turni di servizio. Per ciascuno dei Nuclei c’erano anche le Volanti Zara con a bordo un sottufficiale coordinatore e le volanti Beta con a bordo i Tenenti e il Capitano Comandante del Nucleo. Complessivamente tra volanti ed autoradio dei commissariati e gli equipaggi della Squadra Mobile e della Digos in servizio operativo esterno, la citta poteva contare su oltre 150 unità operative per turno.

Fu riorganizzata anche la Sala Operativa della Questura pochi anni dopo nel 1996 informatizzata e resa all’avanguardia mondiale. “Ricordo – racconta il Prefetto Tagliente – che un anno registrammo 74 delegazioni estere in visita conoscitiva al nostro sistema di comando e controllo informatizzato. Molte Volanti venivano impegnate per il piantonamento dei detenuti in ospedale, per la scorta ai valori postali, per la vigilanza agli obiettivi politici (con le Volanti Delta) e diplomatici ( con le Volanti Zeta). Alcuni giorni venivano vigilate anche le banche che pagavano gli stipendi in contanti. Dopo il rapimento Moro per alcuni giorni abbiamo lavorato anche il giorno di riposo attuando il turno in quarta di 8 ore”.

Prefetto che ricordo ha di questo periodo storico?

Non era facile fare servizio in quegli anni cruciali. Erano gli anni dei sequestri di persona, delle rapine sanguinarie ai furgoni portavalori, alle banche, agli uffici postali e alle gioiellerie, erano gli anni dei furti nei caveau, delle cd spaccate delle vetrine, dei furti multipli in appartamento. Nelle manifestazioni di piazza molti manifestanti si presentavano mascherati e spesso armati di spranghe, mazze, chiavi inglesi talvolta di molotov e addirittura di pistole. Era il periodo del terrorismo e della criminalità agguerrita, vigliacca e sanguinaria. Dalle contestazioni con manifestazioni di piazza violente si passò all’eversione e agli attentati terroristici. Nel corso degli interventi la tensione era sempre altissima e l’adrenalina andava a mille. Le volanti erano frequentemente sollecitate e impegnate in spericolati inseguimenti. Ci lanciavano contro anche bottiglie incendiarie, bombe a mano e granate. In quegli anni aumentarono gli attentati con agguati, gambizzazioni e uccisioni. Nella società si generò un clima di pericolo, di insicurezza e di paura, anche perché venivano colpiti pure singoli cittadini, rappresentanti della società civile giornalisti, uomini politici, della magistratura, del mondo carcerario e delle forze dell’ordine e dirigenti degli altri apparati dello Stato.

Come era il clima che si viveva tra gli operatori delle Forze dell’Ordine?

Molti rappresentanti delle forze di polizia, uscendo da casa, non sapevano se sarebbero tornati. La tensione e la paura, erano entrati a fare parte della quotidianità anche delle famiglie dei poliziotti. Ci sentivamo bersagli mobili.

Avevate paura? Quali le precauzioni messe in atto tra gli operatori di Polizia?

La paura è un sentimento umano che riuscivamo a dominare. Quello che non si riusciva a gestire era il timore che potesse capitare qualcosa ai nostri familiari. Penso comunque che sia necessario fare una distinzione tra i funzionari, il personale degli Uffici investigativi e gli operatori delle Volanti costretti ad uscire e rientrare a casa da soli e, a causa dei turni, in fasce orarie prevedibili. Io posso parlare delle Volanti. Consapevoli che alcuni colleghi erano stati colpiti con azioni imprevedibili e in maniera vigliacca, in tanti si videro costretti a cambiare continuamente abitudini, itinerari e orari di uscita e rientro. Quasi tutti tolsero o cambiarono il nome dal citofono e dal portone di casa. Ci fu chi decise di allontanare la famiglia dalla sede di servizio. Al termine dei turni il personale che dormiva negli alloggi collettivi di servizio veniva accompagnato con un pullman scortato dalle volanti. E alcuni ammogliati per evitare di far conoscere l’indirizzo di casa preferivano dormire negli alloggi delle caserme. Prima di intraprendere i turni pomeridiano 19-24 e serale 19-24 si arrivava in caserma due ore prima per un Briefing collettivo nel corso del quale veniva fatto un punto di situazione su quello che era successo nelle ore precedenti, venivano illustrate eventuali nuove direttive e venivano messe a punto le strategie migliori da mettere in atto per fronteggiare una criminalità sanguinaria, per tutelare la collettività e intervenire in sicurezza. I briefing collettivi erano anche una grande occasione per fortificarci e non percepire la paura Nel corso di quelle riunioni, cercavamo di parlare e di esaltare gli aspetti positivi. L’orgoglio di servire la gente, l’orgoglio di servire il nostro Paese ci aiutava a superare quel sintomo di preoccupazione, di disagio e di paura. Pensare di servire il Paese rappresentava un momento di gratificazione che ci dava anche forza e coraggio. Gli interventi ritenuti sospetti venivano assicurati con due volanti una delle quali con funzioni di appoggio per copertura. Durante tutto il turno di servizio pattugliavamo il territorio in stato di massima allerta, con il microfono in mano pronti a chiedere ausilio e le armi corta e lunga pronte all’uso sotto la coscia. Centinaia di persone ritenute esposte a rischio di attentati erano scortate le residenze vigilate in forma fissa o ad orari convenuti al momento di uscita e rientro da casa. Decine e decine di obiettivi ritenuti sensibili erano vigilati in forma fissa da una volante. L’autista doveva conoscere perfettamente la zona assegnatagli assumendo una condotta di guida veloce e sicura. In quegli anni per scoraggiare gli inseguimenti venivano lanciate anche bombe a mano e granate contro le volanti. Gli autisti venivano selezionati e avviati ai corsi di specializzazione per la guida veloce a Monza, Anagni e Foggia. Per mantenersi costantemente allenati, nelle prime ore dell’alba quando diminuivano le richieste d’intervento, gli autisti continuavano ad esercitarsi sia per perfezionare le manovre sia per testare l’affidabilità e la tenuta delle auto a loro assegnate. Durante la giornata del riposo settimanale per elevare le capacità di reazione ed efficacia del tiro con tutte le armi in dotazione, venivano organizzate esercitazioni di tiro al Poligono coperto o ai Poligoni all’aperto Pian Di Spille di Tarquinia e a quello militare di Nettuno.

Salute

Covid Italia, 26 percento dei casi è variante Delta

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Con il 26% dei casi, l’Italia è al quinto posto nel mondo fra i Paesi in cui è maggiore la circolazione della variante Delta. E’ la stima pubblicata dal Financial Times sulla base delle sequenze genetiche del virus depositate nella banca internazionale di dati genetici Gisaid e dei dati provenienti dall’istituto di ricerca belga Sciensano. Le stime indicano inoltre che la variante Delta è dominante in Gran Bretagna e Portogallo, dove la concentrazione è rispettivamente del 98% e il 96%. Seguono gli Stati Uniti con il 31%, quindi Italia (26%), Belgio (16%), Germania (15%), Francia (6,9%).

L’analisi del Financial Times indica inoltre che in Gran Bretagna, Portogallo e Russia all’aumento della diffusione della variante Delta corrisponde un progressivo calo nella circolazione della variante Alfa. Questa tendenza non è invece ancora presente negli Stati Uniti, in Italia, in Belgio e in Germania, dove la variante Alfa sembra essere ancora quella decisamente dominante.

Ottenere il maggior numero di sequenze genetiche del virus è fondamentale per riuscire a seguire la diffusione della variante Delta, che secondo alcuni esperti sentiti dal Financial Times è probabilmente destinata a soppiantare ovunque la variante Alfa per la maggiore facilità con cui si trasmette. Il quotidiano osserva che, a fronte delle 500.000 sequenze del virus SarsCoV2 ottenute dalla Gran Bretagna, la Germania ne ha ottenute 130.000, la Francia 47.000 e la Spagna 34.000.

Per l’Italia non è riportato alcun dato. Il sequenziamento “è costoso, richiede tempo ed è stato trascurato”, rileva sul Financial Times il direttore dell’Institute of Global Health a Ginevra, Antoine Flahault. Resta da chiarire il motivo del ritmo diverso con il quale la variante Delta si sta diffondendo in Europa, ma il punto sul quale in molti sono d’accordo è che una delle principali contro misure sia accelerare con le campagne di vaccinazione anti Covid-19 in modo da rallentare la circolazione del virus il più possibile. “C’è un messaggio che tutti dobbiamo avere molto chiaro: non è finita”, osserva sul quotidiano il virologo Bruno Lina, dell’Università ‘Claude Bernard’ di Lione.

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Politica

Roma, primarie Pd: è Gualtieri il candidato. A Castel Romano l’impegno dei volontari di Sant’Egidio

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Roberto Gualtieri ha raccolto 28561 voti, pari al 60,64% dei voti totali. Alle spalle Giovanni Caudo con 7388 preferenze e il 15.68%. Quindi Paolo Ciani di Demos, con 3372 voti. E ancora Imma Battaglia di Liberare Roma con 2897 voti per il 6,34%. Stefano Fassina quinto con 2625 preferenze e il 5,57%. Quindi Tobia Zevi (1663 3,53%) e Cristina Grancio (497 1,05%).

Ai gazebo si sono recati in 48624, una quota superiore alle attese, 40.000 il numero fissato dalla segreteria dem, e sopra anche alle prime stime fornite da Andrea Casu che aveva indicato in 45.000 la proieizione dei votanti ad urne chiuse. Un dato superiore, rispetto alla sfida del 2016.

A Castel Romano i volontari di Sant’Egidio, qualcuno anche dipendente del Comune di Roma, hanno accompagnato i nomadi di Castel Romano ai gazebo per le primarie. Oltre sette i viaggi effettuati con le vetture.

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Salute

Lotta al Covid, Mario Draghi: “La cosa peggiore che si può fare è non vaccinarsi o vaccinarsi con una dose sola”

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“L’eterologa funziona, io sono prenotato martedì”. Lo dice il premier Mario Draghi in conferenza stampa parlando dei vaccini nella sala polifunzionale della presidenza del Consiglio.
Al punto stampa partecipano anche il ministro della Salute Roberto Speranza e il commissario all’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo.

Ho più di 70 anni” e la prima dose con Astrazeneca “ha dato risposta bassa e mi si consiglia di fare l’eterologa. Quindi funziona per me e ancor più vero funziona per chi ha meno di 70 anni e meno di 60 anni“, dice il premier. “La cosa peggiore che si può fare è non vaccinarsi o vaccinarsi con una dose sola”, afferma Draghi.
“Se uno ha meno di 60 anni e gli è stato proposto di fare l’eterologa ma non vuole, questa persona è libera di fare la seconda dose di Astrazeneca purchè abbia il parere del medico e il consenso informato, bene”. La cosa peggiore è non fare la seconda dose, ribadisce Draghi.
Nonostante tutta la confusione, è straordinario come la popolazione non mostri l’intenzione di diminuire la vaccinazione e di non vaccinarsi, è straordinario. Rispetto ad altri Paesi, è uno dei comportamenti più ammirevoli, ricordiamocelo”, sottolinea Draghi aggiungendo: “Pronti a chiarire ogni confusione ma il comportamento è veramente costante e straordinario”.
“Non c’è alcun motivo” di temere “che ci sarà un rallentamento” nella campagna vaccinale. “Anzi, ci sara’ maggiore libertà di scelta, quindi non c’è motivo per temere un rallentamento”, sottolinea Draghi.

  “Domani inoltrerò la richiesta al Cts perché ci dica se possiamo togliere la mascherina o no”, lo dice il premier aggiungendo: “Ma non ci sono date”. “Sullo stato di emergenza decideremo quando saremo vicini alla scadenza”.

“Nel nostro Paese è stato disposto l’obbligo per il vaccino anti-Covid per gli operatori sanitari e ciò è giusto ma in questo momento non c’è la previsione di altri tipi di obbligatorietà. Vediamo una risposta positiva dei nostri cittadini e la campagna continuera “. Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza.

“E’ stata già fatta tutta la pianificazione e riprogrammato con le regioni affinché siano già assicurate dosi con l’eterologa per tutto giugno, a breve per tutto luglio. Si tratta di 990mila cittadini che saranno vaccinati con mRna e quindi non ci saranno rallentamenti, il ritmo resterà di 500mila somministrazioni al giorno”. Così il Commissario per l’Emergenza, Francesco Figliuolo.

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