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ANTITRUST: NESSUN CONFLITTO D'INTERESSI PER MARIA ELENA BOSCHI

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L'Antitrust dà conto delle presenze del ministro Boschi nelle riunioni del consiglio dei ministri dove sono stati esaminati i provvedimenti legati al sistema bancario

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di Giuseppa Guglielmino

Il ministro Maria Elena Boschi non ha alcun conflitto di interessi sulla vicenda del salvataggio della Banca Etruria. A sostenerlo è l'Antitrust, riferiscono fonti qualificate dell'Authority, in una risposta al deputato del movimento cinque stelle Alessandro Di Battista, che aveva sollecitato un pronunciamento sulla vicenda. Di Battista aveva sollevato la questione in una lettera inviata all'Antitrust lo scorso 22 dicembre. L'esponente dei cinque stelle chiedeva se esistessero gli estremi di un conflitto di interessi in capo al ministro Boschi e ai suoi familiari per la vicenda del salvataggio della Banca Etruria. L'Autorità, sulla base delle competenze ad essa assegnate dalla legge Frattini, ha esaminato la posizione della Boschi per verificare in primo luogo la presenza del ministro alle riunioni decisive sul salvataggio delle banche, poi se gli atti (o le eventuali omissioni) del ministro abbiano avuto un "incidenza specifica e preferenziale" sul suo patrimonio (e su quello del coniuge o dei parenti fino al secondo grado) e infine se vi sia stato un danno per l'interesse pubblico. Nella risposta a Di Battista, l'Antitrust esclude che il comportamento della Boschi possa rientrare nei due casi previsti dalla legge. Sul primo punto, quello riguardante l'incidenza sul suo patrimonio, l'Antitrust osserva che la Boschi partecipò solo alla riunione del consiglio dei ministri del 10 settembre, quando fu approvato lo schema preliminare del decreto legislativo 180 da inviare alle commissioni parlamentari per il parere previsto dalla legge.

Il ministro non partecipò invece alle riunioni del 6 e 13 novembre nel corso delle quali il governo esaminò e approvò il decreto. E non avendo preso parte alle riunioni, stando alla legge sul conflitto di interessi al ministro non può essere imputato un comportamento volto ad accrescere il proprio patrimonio. Anche sul secondo punto, l'Antitrust "assolve" la Boschi: per parlare di danno pubblico, si osserva nella risposta a Di Battista, bisognerebbe che il ministro avesse compiuto atti idonei "ad alterare il corretto funzionamento del mercato", circostanza che per l'Antitrust è palesemente non rinvenibile in questo caso. Un eventuale danno, sottolineano le fonti dell'Antitrust, potrebbe derivare unicamente dall'inerzia dei commissari speciali chiamati dal decreto legislativo approvato dal consiglio dei ministri a risanare le banche.

Nella risposta al deputato M5s, l'Antitrust dà conto delle presenze del ministro Boschi nelle riunioni del consiglio dei ministri dove sono stati esaminati i provvedimenti legati al sistema bancario. Sulla base dei dati ricevuti da Palazzo Chigi, l'Autorità segnala che Maria Elena Boschi non è stata presente alla riunione del 20 gennaio 2015 che ha dato il via libera al decreto numero 3/2015 sul sistema bancario; è stata invece presente nella riunione del 10 settembre 2015 che ha approvato lo schema preliminare del decreto legislativo numero 180 sulle banche (ma non ha poi partecipato alle riunioni del consiglio dei ministri del 6 e del 13 novembre nel corso delle quali quel decreto legislativo è stato esaminato e poi approvato); e , infine, non ha partecipato alla riunione del consiglio dei ministri del 22 novembre che ha approvato il decreto cosiddetto "salva-banche". Per quanto riguarda invece la dichiarazione sulle attività patrimoniali del ministro Boschi e dei suoi familiari, l'Antitrust segnala che essa fu presentata il 21 maggio 2014 e non riportano il possesso di azioni bancarie della Banca Etruria (ma il questionario impone l'obbligo di dichiarare il possesso di azioni solo sopra i 50 mila euro).

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In evidenza

Covid-19, il vaccino “Made in Italy” sarà prodotto nel Lazio. Michela Califano (PD): “Oggi facciamo un altro passo in avanti!”

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La UE ha approvato l’aiuto di Stato italiano di 40 milioni di euro per le attività di ricerca e sviluppo dell’impresa biotecnologica ReiThera, con sede nel Lazio.

Soddisfazione da parte della Consigliera regionale PD del Lazio Michela Califano

“Grazie a un lavoro di diplomazia – ha detto Califano – abbiamo ottenuto che la Commissione europea finanzi con 40 milioni di euro le attività di ricerca e sviluppo del vaccino italiano che verrà prodotto nel Lazio, insieme allo Spallanzani, dalla ReiThera. Una splendida notizia che ci riempie di orgoglio. Siamo stati i primi a credere in un vaccino made in Italy che ci rendesse autonomi. Oggi facciamo un altro passo in avanti!”

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Ambiente

Fiume Arrone, niente da fare per il primo tratto: le paratie sul lago di Bracciano restano chiuse

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Niente da fare per il primo tratto del fiume Arrone, che va dalle sponde del lago di Bracciano in località “La Marmotta” ad Anguillara Sabazia fino alla località “La Mola” sempre ad Anguillara Sabazia, dove resteranno chiuse le paratie che impediscono all’acqua del lago di immettersi nel fiume.

Il Consigliere regionale M5s Valerio Novelli, presidente della Commissione Agricoltura e Ambiente ha ricordato che ad oggi non si è ancora chiuso il procedimento aperto dalla Procura per il disastro ambientale che ha colpito il lago di Bracciano nel 2017 e che la Regione Lazio, recentemente, ha negato all’Acea di captare temporaneamente acqua per pulire le condutture ferme ormai da quasi 4 anni. Quindi andare ad aprire oggi le paratie per lasciare affluire acqua nell’Arrone è impensabile.

Il Consigliere regionale del Lazio M5s Valerio Novelli presidente della Commissione Agricoltura e Ambiente e il direttore dell’ANBI Lazio Andrea Renna ospiti della trasmissione Officina Stampa per un approfondimento sulla situazione del fiume Arrone

L’Arrone è un fiume di straordinaria bellezza, lungo 35 chilometri, nasce nella parte sud-orientale del lago di Bracciano ad Anguillara Sabazia e sfocia a Fiumicino nel mar Tirreno tra Maccarese e Fregene.

Questo fiume sta morendo nel tratto iniziale che va dal lago di Bracciano – La Marmotta ad Anguillara Sabazia – fino alla Mola sempre ad Anguillara Sabazia. Il letto del fiume, in questo tratto, è quasi asciutto. Le paratie poste sul lago sono chiuse e il fiume è secco perché, probabilmente, l’attenzione è più concentrata a non far abbassare il livello del lago di Bracciano piuttosto che alimentare un fiume così ricco di storia che ora rischia l’estinzione.

Il video servizio sulla situazione relativa il primo tratto del fiume Arrone

Perché le paratie sono chiuse? In realtà non c’è una risposta certa ma solo supposizioni. Nel 2015 è stato stabilito con un protocollo tra i comuni rivieraschi, parco e regione che lo zero idrometrico del lago di Bracciano è pari a 163,04 metri sul livello del mare. L’Acea, grazie alla convenzione stipulata nel 1984 può prelevare acqua del lago fino a un limite massimo di 161,90 metri. Chiaramente con le paratie del fiume Arrone aperte l’acqua a disposizione dei prelievi sarebbe di minore portata. Chissà che non sia proprio questo il problema? Di fatto per non far morire quella parte di fiume e tutti i pesci che vi dimorano si dovrebbe tornare ad alimentare, magari regolandone l’apertura e la chiusura delle paratie in determinati periodi dell’anno. 

Il fiume Arrone è immerso nel Parco di Bracciano Martignano. Nel fiume Arrone sono state riscontrate alcune specie di pesci di interesse comunitario come il Vairone, il Barbo, il Cobite, che riesce a sopravvivere anche in acque particolarmente povere di ossigeno in quanto possiede un’elevata superficie branchiale e riesce a svolgere una respirazione intestinale, e il ghiozzo di Ruscello anch’esso rinvenuto nel primo tratto del fiume Arrone e buon indicatore della qualità delle acque. Quale futuro per questo storico corso d’acqua?

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Ambiente

Osservatorio Anbi sulle risorse idriche: in Sicilia è siccità annunciata

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Nel resto d’Italia situazione confortante soprattutto al sud

Pur essendo cresciute di una quarantina di milioni di metri cubi da dicembre, le disponibilità d’acqua in Sicilia rimangono abbondantemente sotto i livelli di inizio 2020 (-210,36 milioni di metri cubi), prologo ad un’annata particolarmente siccitosa. A metterlo in evidenza è il report settimanale dell’Osservatorio sulle Risorse Idriche, attivato dall’ANBI, il cui Presidente, Francesco Vincenzi, guarda con preoccupazione all’arrivo dei mesi caldi: “Permanendo l’attuale tendenza idrica, si preannunciano gravi problemi per l’approvvigionamento d’acqua all’agricoltura dell’Isola, penalizzata anche da schemi irrigui incompiuti.”

Se restano confortanti i livelli degli invasi nella vicina Calabria, continua anche il recupero idrico della Puglia, dove non solo si registra una disponibilità maggiore di quasi 120 milioni di metri cubi rispetto ad un anno fa, ma gli invasi di Osento e di Capaccio hanno raggiunto la quota massima, superando la media del recente decennio.

Sono finiti, invece, i benefici delle piogge sulla Basilicata, le cui disponibilità idriche subiscono una contrazione di quasi 13 milioni di metri cubi, pur rimanendo abbondantemente al di sopra dei livelli 2020 (+ 163 milioni ca.).

Analogo è l’andamento in Campania dove, in assenza di precipitazioni da una settimana, i principali fiumi (Volturno, Sele, Garigliano) registrano livelli idrometrici in discesa, seppur superiori alla media del quadriennio 2017-2020; in lieve calo anche i volumi del lago di Conza della Campania e degli invasi del Cilento.

Nel Lazio, le altezze idrometriche dei fiumi Tevere, Sacco e Liri-Garigliano sono al top del recente quadriennio, così come positivi permangono i livelli dei laghi di Bracciano e di Nemi.
Sono altresì le precipitazioni a creare condizioni idriche differenziate in Abruzzo: deficit idrico in alcune zone costiere meridionali ed invece abbondanza d’acqua negli invasi marsicani ed aquilani con la diga di Penne, che trattiene 3,46 milioni di metri cubi d’acqua, un livello mai raggiunto dal 2016.
Sempre più vicino alla capienza massima è anche il bacino del Maroggia, in Abruzzo, oggi a 4,93 milioni di metri cubi a fronte di un limite fissato a mmc. 5,80.

I fiumi delle Marche (Potenza, Esino, Tronto, Nera, Sentino) hanno tutti portate superiori agli anni più recenti, ma inferiori al 2018.

E’ ottima la condizione dei bacini della Sardegna, ora al 93,76% della capacità autorizzata; nello stesso periodo dell’anno scorso trattenevano l’88,13%.
Sotto media, invece, sono i fiumi della Toscana (Arno, Sieve, Serchio, Ombrone) così come, in maniera addirittura più marcata, i principali corsi d’acqua dell’Emilia-Romagna (Reno, Secchia, Trebbia, Taro, Savio).

Per quanto riguarda il fiume Po, la settimana è stata caratterizzata dal lento esaurimento delle portate dopo le abbondanti precipitazioni nelle settimane precedenti, ma a Pontelagoscuro si registra ancora +6% rispetto alle medie di periodo. Febbraio risulta esser un mese molto positivo per la quantità di portata presente nel Grande Fiume, che segna un +32% rispetto alle medie. Per fine mese è previsto che la portata si allinei alle medie di periodo fino alla venuta delle prime precipitazioni primaverili. Stazionario è il quantitativo di innevamento su tutto l’arco alpino, mentre è in lenta diminuzione sull’Appennino; i valori restano comunque abbondantemente sopra le medie di periodo.
Si confermano buone le condizioni idriche dei fiumi veneti (Adige, Brenta, Piave, Livenza, Bacchiglione) così come dell’Adda in Lombardia e dei grandi laghi settentrionali, tutti sopra la media stagionale con un surplus di circa il 16% sul 2020.

Altalenante è, infine, il quadro, che si coglie in Piemonte con Maira, Dora Baltea e Stura di Lanzo in calo rispetto ad un anno fa, mentre Sesia, Pesio e Tanaro sono in significativa crescita; in Val d’Aosta prosegue l’eccezionale performance della Dora Baltea, che segna una portata di 27,6 metri cubi al secondo contro una media mensile pari 3!

“La situazione registrata – sottolinea Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – evidenzia la necessità di realizzare nuove infrastrutture a servizio del territorio: dai bacini medio-piccoli all’ampliamento del servizio irriguo. Dal Governo attendiamo un segnale di confronto sul nostro Piano di Efficientamento della Rete Idraulica del Paese, capace di creare oltre 21.000 posti di lavoro con un investimento pari a circa 4 miliardi e 339 milioni di euro.”

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