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Editoriali

Appropriazione indebita di attentato terroristico: Tajani rivendica l’attacco di Strasburgo come attentato contro l’Ue

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Ai tempi felici in cui ancora esisteva il reato di vilipendio a pubblico ufficiale, – quello che oggi ci consentirebbe di toglierci dai piedi parecchi ‘maleducati’, bianchi, gialli, rossi o neri, non ha importanza, e di restituire autorità ai nostri tutori dell’ordine – durante il processo intentato contro un manifestante di piazza che aveva spernacchiato un sottufficiale dei carabinieri intervenuto con altri per ristabilire l’ordine pubblico, l’avvocato difensore chiese al carabiniere come, in tanto chiasso e confusione, avesse potuto discernere che la pernacchia era rivolta proprio a lui. Alla risposta del sottufficiale, l’avvocato se ne uscì con la frase: “Allora io l’accuso di appropriazione indebita di pernacchia vagante.” L’aula del tribunale – di Bari – fu scossa da una unica, potente, irrefrenabile risata, e l’imputato fu assolto, manco a dirlo.

Molte le analogie con la situazione di oggi, nella quale il presidente Tajani vuole a tutti i costi considerare l’attacco jihadista di Strasburgo come rivolto all’Unione Europea.

Comodo pretesto per continuare a difendere un organismo traballante e ai limiti della liceità, altro che padri fondatori! Tanti incominciano a chiedersi, visti i risultati, da dove siano spuntati così numerosi obblighi e pastoie per i nostri governi, e quali vantaggi ne possano aver ricavato i cittadini. Una delle ultime: dovremo importate 70.000 tonnellate di carne bovina dal Sudamerica, senza dazi, senza controlli, e certamente con tanti ormoni via siringa. Ce lo chiede l’Europa. Come anche l’Europa ci ha ‘chiesto’ di importare arance e ortaggi dal Marocco, latte dal Nord Europa, olio dalla Tunisia, con grave pregiudizio della salute nazionale e del lavoro dei nostri produttori. E via così.

Difendere l’indifendibile è diventato l’impegno H24 di Tajani. Anche se gli chiedi che ora è. Ti risponde che l’Europa è l’unica soluzione, che è la nostra casa, che la manovra è sbagliata, che danneggia i cittadini – ma non spiega perché – che è tutto da rifare; secondo lui e i suoi compagni di partito. Scherzi a parte, da quando Berlusconi stranamente si tace, o parla solo con Bruno Vespa al suo fianco – anche lui strenuo difensore dell’UE: ma perché certi personaggi fanno politica da giornalisti? Che scelga ciò che vuol fare – è il buon Tajani che si attiva per fare la ‘voce’ dell’ex cavaliere. Senza voler essere irriverenti, un po’ come quel personaggio che veniva in tv con un corvo – Moreno – finto a cui dava voce.

Dello stesso parere di Tajani è l’attuale presidente della CEI, cardinale Gualtiero Bassetti. Che ha ricevuto – ça va sens dire – la visita proprio del presidente dell’UE. Insieme hanno convenuto, secondo i media, che è proprio così: “L’Europa è la casa comune. Se la perdiamo, non ne abbiamo un’altra di riserva” ha detto Bassetti. Dimostrando ancora una volta, ove ce ne fosse bisogno, che la vocazione politica a certi livelli è molto più forte di quella spirituale. Poi, dopo il colpo al cerchio, uno alla botte: “Se l’Europa è la casa comune come l’avevano proposta i nostri padri” ha continuato il presidente della CEI “vuol dire che noi dobbiamo ancora mettere mattone su mattone per la sua costruzione.” Il che significa chiaramente che l’Europa è ancora all’anno zero, e che non è come l’avevano prevista i padri fondatori. Bella scoperta. Insomma, l’attentato di Strasburgo se lo litigano, e anche la Bonino inzuppa il pane, lei che vorrebbe “Più Europa”.

Noi invece, come tanti, di questa Europa siamo stufi, e soprattutto delle cifre enormi che costa alla nazione e ai cittadini – sono soldi nostri – e delle prevaricazioni economiche, giuridiche e politiche che ci impone, nel nome del nulla. Non crediamo che sia corretto che il destino della nostra nazione sia appeso all’umore di un Moscovici, che magari quel giorno ha ricevuto una telefonata da chi-so-io, e che la manovra per il rilancio della nostra economia debba essere bocciata. Siamo stufi anche dell’austerità, di questo volerci mettere sotto il tallone, di questo volerci far ripiombare al livello della Grecia, sotto l’ombra non ancora spenta della Merkel; quando invece Macron – inviato di Goldman Sachs, la banca dove per caso è stato assunto a suo tempo il figlio del professor Monti – dichiara di voler arrivare a sforare il 3% e forse anche il 3,5%. Ma no, il suo sforamento sarà considerato in primavera del 2019! Allora è chiaro che tutta questa manfrina è soltanto politica, contro l’unico governo possibile che non si prostri, o non prenda i soldi, dai gruppi lobbistici paramassonici al vertice della finanza mondiale.

Le famose tredici famiglie che detengono il 90% del denaro che circola al mondo, e che ogni giorno accumulano profitti incalcolabili, soprattutto sul nostro spread. Che d’altronde possono agevolmente controllare e pilotare, come hanno già fatto quando hanno costretto alle dimissioni Silvio Berlusconi. Già. L’ex cavaliere che oggi cavalca nella direzione opposta, è diventato amico di quelli che lo hanno ‘trombato’. Tutto per l’Europa, ma sempre, pare, secondo alcuni media, in vena di shopping fra i banchi di altre coalizioni politiche. Un Berlusconi, come riporta in prima pagina Il Fatto Quotidiano, “Graviano vide Berlusconi e il suo orologio”. Giuseppe Graviano, uno dei boss della mafia palermitana, l’ordinante, assieme a suo fratello Filippo, dell’assassinio di don Pino Puglisi. A loro si attribuiscono anche le uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Pare che già dal 1993 Cosa Nostra avesse deciso di appoggiare Forza Italia, e che, secondo il pentito Nino Giuffrè ed altri ‘collaboratori’, i fratelli Graviano fossero gli intermediari fra B. e Cosa Nostra. Ancora dalla prima pagina del Fatto, dal verbale di Brusca: “Nel 1995 Messina Denaro mi disse che Giuseppe gli aveva raccontato i suoi vertici con B.” Il resto – sarebbe troppo lungo – lo lasciamo alla cronaca di quegli anni.

Tornando con i piedi per terra, che fine farà la nostra manovra finanziaria, l’unica, checché se ne dica, che può far ripartire l’economia in Italia? Quella manovra invisa alle sinistre, proprio per questo? Invisa alle Cassandre, ai corvi, agli avvoltoi a cui non va bene niente, neanche un po’ di etica civile e istituzionale? Tradendo il compito dell’opposizione, che deve vigilare, ma non andare contro gli interessi della nazione. Cosa che invece si fa quotidianamente, con l’avallo della tv di Stato, della quale aspettiamo ancora il ‘cambiamento’.

Roberto Ragone

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Editoriali

COVID-19, tra opinioni discordanti e confusione generale: che DIO ci aiuti!

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Questa tragedia capitata e che affligge il mondo intero, sarà uno di quegli eventi che cambierà la vita del pianeta, e scriverà una pagina drammatica della nostra storia. Siamo disorientati, preoccupati ed impauriti da un nemico invisibile, che con subdola cattiveria, continua a falciare vittime in tutto il mondo.

Il malefico virus ci deride, perché nel nostro caos generale, lo abbiamo aiutato, e continuiamo ad aiutarlo nel suo progetto distruttivo. Le opinioni discordanti degli scienziati, hanno creato una tale confusione nelle nostre menti, ignoranti in materia, da alimentare a dismisura il propagarsi di questo male del secolo.

La Dea ECONOMIA ha prevalso sul valore della vita delle persone, l’incoscienza generale ha favorito ed alimentato il fuoco dilagante del COVID, e la scienza inerme davanti ad un nemico sconosciuto, tutte concause di una tragedia annunciata. Tanta superficialità iniziale, anche da parte di vari politici, che avrebbero dovuto usare estrema cautela nell’esprimersi in giudizi avventati e pericolosi, dando così adito a pensare nella massa, che sarebbe stata una semplice influenza, allentando così il livello di attenzione e di prudenza, necessaria in queste situazioni.

La cosa sconcertante, è sentire tante persone che continuano a credere che il virus non sia reale, ma tutta una montatura, ed altrettanto sconcertante è la leggerezza del comportamento di innumerevoli persone, che non si attengono alle regole seppur discordanti fra loro.

Regole discordanti fra le Regioni e Comuni, che continuano a disorientare l’opinione pubblica e rendere più pericolosa la situazione. Il caso Sardegna è uno degli esempi più lampanti. Si è inizialmente criticata la Regione, perché pretendeva giustamente delle garanzie mediche per chi si fosse recato nell’isola, per poi scagliarsi contro la stessa, per non aver saputo amministrare bene la situazione.

Ora, come si fa a gestire completamente, il comportamento di una massa di incoscienti, inosservanti delle regole vigenti, sprezzanti del pericolo che possono arrecare a se stessi e agli altri? A Palau in Sardegna, c’è tuttora l’obbligo della mascherina, ma nonostante i controlli continui, giovani continentali non la portano, deridendo chi glielo fa notare.

La situazione si è ribaltata nel dover tornare nel Lazio. Compilare il foglio di autocertificazione, che non chiede nessuno. Sulla nave, le poltrone vengono occupate in maniera alternata nella stessa fila, ma la distanza fra la fila anteriore e quella posteriore è minima. Nell’attesa di scendere le scale per andare nei garage dove tutti sono ammassati senza rispettare le distanze.

E per chi tornava nel continente sbarcando dalla nave il tampone era facoltativo. Occorreva aspettare circa quattro ore e trenta. La maggior parte dei viaggiatori, che magari, dovevano affrontare un altro lungo viaggio, si sono astenuti dal fare il tampone, rendendo la precauzione per il contagio del tutto inutile. Ciliegina sulla torta, scorrendo lungo tutto il lungo mare di Civitavecchia, migliaia di persone ammassate nei bar e nei ristorantini, puntualmente senza la mascherina.

Come al solito nel nostro paese, vige il caos, l’incoscienza, l’ignoranza e la malevola furbizia di chi pur di guadagnare ed arricchirsi, si disinteressa della salute e della vita degli altri. Non resta altro che affidarsi a qualcuno lassù per chi crede, e, per chi non crede deciderà la fortuna. CHE DIO CI AIUTI.

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Cronaca

Permesso premio a Johnny lo Zingaro e lui evade… per la quinta volta. Il Prefetto Tagliente “Non è questo la funzione rieducativa della pena che sognavano i nostri padri costituenti”

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Giuseppe Mastini, 60 anni, l’ergastolano conosciuto come “Johnny lo Zingaro”, è evaso dal carcere di massima sicurezza di Bancali, a Sassari, facendo sparire ogni traccia di se.

Alla sua ricerca sono impegnate tutte le forze dell’ordine già da sabato scorso, quando è stata diramata la nota del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che segnalava il suo mancato rientro, fissato per le 12.20 di quello stesso giorno, da un permesso premio alla casa famiglia “Don Giovanni Muntoni” gestita dai salesiani a San Giorgio, una borgata di Sassari.

Oltre alla questura e alle stazioni dei carabinieri di Sassari, Porto Torres, Alghero e Olbia, dove si trovano i principali porti e aeroporti del Nord Sardegna, è stata allertata anche la polizia di frontiera degli scali di Alghero, Olbia e Cagliari, nonché quella dei porti di Palau, Olbia e Cagliari.

“Dopo 5 evasioni fotocopia l’ultima delle quali nel mese di luglio del 2007, nonostante il suo profilo criminale e le sue continue evasioni, al pluriomicida Johnny lo Zingaro gli viene concesso un PERMESSO PREMIO e come era prevedibile evade ancora”. Questo il commento del Prefetto Francesco Tagliente già Questore di Roma e Firenze postato su Facebook a margine della notizia. “No, no, cosi proprio non va. – Ha proseguito Tagliente – Non è questo la funzione rieducativa della pena che sognavano i nostri padri costituenti”.

Lo “zingaro”, il cui soprannome è legato alle sue origini sinti, era rinchiuso da luglio del 2017 nel carcere sassarese, dopo la precedente evasione avvenuta il 30 giugno di quell’anno dal penitenziario di Fasano, in provincia di Cuneo. Anche in quella circostanza era uscito, godendo del regime di semilibertà, e non aveva fatto più rientro. Mastini ha alle spalle una lunga scia di sangue dalla fine degli anni Settanta. Il suo primo omicidio risale a quando aveva solo undici anni. Era stato coinvolto anche nell’inchiesta sulla morte di Pier Paolo Pasolini. Negli anni Ottanta aveva seminato il terrore a Roma. La sua prima evasione risale al 1987 quando, approfittando di una licenza premio, non rientrò in carcere e si rese protagonista di numerosi fatti criminali: furti, rapine, ma anche il sequestro di una ragazza, Silvia Leonardi, l’omicidio della guardia giurata Michele Giraldi e il ferimento di un brigadiere dei carabinieri, Bruno Nolfi. Fu catturato due anni dopo. È considerato socialmente pericoloso

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Editoriali

Sequestro Modigliani in Svizzera. Lucarella: “Le Istituzioni italiane siano in prima linea sull’accaduto”

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L’avvocato Angelo Lucarella, da pochi mesi Vice Presidente coordinatore della Commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico, interviene sul particolare caso Modigliani.

“Questione delicata a cui dare risposte o, quantomeno, cercarle è dovere sia morale che istituzionale dinanzi alla portata incredibile che ne sta assumendo sia a livello nazionale che internazionale.

Anzitutto è necessario che si faccia chiarezza complessiva sull’accaduto ai fini di giustizia e per la tutela dell’interesse nazionale.

Le Istituzioni, laddove saranno ravvisabili responsabilità (a seconda dei diversi piani giuridici) punibili secondo l’ordinamento, non possono e non potranno che essere in prima linea nella difesa, per l’appunto, degli interessi italiani; quest’ultimi non possono prescindere da una operazione verità che, rispetto alle singole competenze, gli attori istituzionali devono e dovranno compiere per porre in essere tutto con coraggio.

Lo stesso coraggio che, prorompentemente, si percepisce nel libro-inchiesta “L’Affare Modigliani” scritto da Dania Mondini e Claudio Loiodice i quali, ne va dato atto, hanno contribuito alla realizzazione di una indagine che, ormai, sta registrando apprezzamenti e riscontri anche all’estero.

La Procura di Bellinzona in Svizzera, infatti, è intervenuta recentemente sequestrando i c.d. “Archivi” del celebre artista italiano Amedeo Modigliani; si tratta di circa 6000 reperti oggetto di cessione, nel 2006, da parte della figlia allo Stato italiano.

Un caso, non solo di connotato giudiziario, nel quale gli eventuali danni e diritti lesi non possono che considerarsi, per certi versi, anche connessi ad un pregiudizio serio e cospicuo degli interessi dello Stato italiano.

Ciò soprattutto se si dovesse considerare l’aspetto dell’economia culturale quale strategico per lo sviluppo del paese.

Perciò l’impegno istituzionale, doverosamente, comporta di attivare le dinamiche ministeriali più confacenti affinché se ne possa riconoscere una sorta di natura strategica, altresì, tenuto conto che Modigliani sarebbe diventato, stando alle parole utilizzate dagli autori del libro-inchiesta, un “brand” attorno al quale continuano, da circa un secolo, ad intrecciarsi affari milionari”.

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