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Cronaca

Roma: catturato pluripregiudicato latitante

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La sua storia criminale inizia negli anni ’80, periodo in cui risultano a suo carico diversi provvedimenti per delitti contro la persona, furto, rapina ed estorsione nonché per detenzione a busiva di armi.

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ROMA – Nella giornata di ieri i militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza unitamente a personale della locale Questura hanno arrestato il latitante C. Z., ricercato in quanto destinatario di un provvedimento definitivo di carcerazione, per il quale deve scontare 9 anni di carcere.

Era da poco entrato in un negozio di parruccheria in zona Villa Glori allorquando gli agenti della Squadra Mobile ed i militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della G.d.F. sono piombati all’interno sorprendendolo e non dandogli il tempo di organizzare una fuga.

Era arrivato in bicicletta e l’aveva posteggiata davanti all’attività. Con sé aveva uno zainetto, delle chiavi ed un cellulare. C. Z., originario di Fondi (LT), è un pluripregiudicato per delitti contro il patrimonio nonché dedito a traffici di sostanze stupefacenti, che risulta aver presentato dichiarazioni ai fini fiscali fino al 2008, manifestando redditi di scarsa entità allorquando era titolare di una ditta individuale, con sede a Fondi, che svolgeva attività di intermediazione nel commercio di vari prodotti, anche di calzature ed accessori.

Lo stesso era stato denunciato per reati tributari come da approfondimenti investigativi eseguiti dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, che stava indagando sulla situazione economico – patrimoniale del latitante, mentre la Squadra Mobile si stava occupando dell’attività d’indagine sulla sua cattura.

La sua storia criminale inizia negli anni ’80, periodo in cui risultano a suo carico diversi provvedimenti per delitti contro la persona, furto, rapina ed estorsione nonché per detenzione a busiva di armi.

Negli anni ’90, inizia la propria dedizione ai traffici di sostanze stupefacenti, in relazione ai quali viene colpito da provvedimenti cautelari e misure di prevenzione a carattere personale.

Nel 2002 viene colpito da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Firenze relativa a un sodalizio criminale costituito da individui di etnia albanese operante in Toscana e dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti con collegamenti con un altro gruppo delinquenziale, anch’esso albanese, attivo nel basso Lazio e dedito principalmente al commercio illecito di droga dalla madrepatria e dall’Olanda: a Z. veniva contestato di avere acquistato, in concorso con soggetti albanesi, “plurimi quantitativi di cocaina var iabili da kg. 1 a 4 per volta, occupandosi di organizzare il ricevimento della cocaina e provvedendo al pagamento del prezzo”.

Nel 2006, il pregiudicato viene segnalato nuovamente all’A.G. quale membro di un sodalizio criminale dedito a traffici di sostanze stupefacenti.

Fa poi rientro in carcere nell’ottobre 2006 in esecuzione di un provvedimento di fermo emesso dalla Procura di Roma per il delitto di ricettazione. Scarcerato nel novembre 2006, lo stesso prosegue la propria dedizione ad attività criminali e viene segnalato all’A.G., come già evidenziato, per violazioni penali alla normativa tributaria e per un episodio di truffa.

Nel 2012, viene eseguita nei suoi confronti e di altri 33 soggetti un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ed ai domiciliari emessa dal GIP di Roma a seguito di specifiche indagini condotte dalla locale D.D.A..

Oltre a reati inerenti gli stupefacenti, viene contestata all’indagato anche l’ipotesi delittuosa di cui all’a rt. 12 quinquies del D.L. 306/19 92.

Le indagini portarono alla scoperta di un’organizzazione criminale di trafficanti di droga acquistata in Spagna con base a Fondi e interessi, oltre che nella città del sud pontino, sull’asse Roma – Terracina.

Contestualmente, C. Z. viene raggiunto da un ulteriore provvedimento cautelare emesso in data 26.10.2012 dal G.I.P. di Latina, per i reati di estorsione, usura e porto abusivo di armi, per poi ricevere nel 2013 una prima condanna, con giudizio abbreviato, poi confermata dalla Corte d’Appello di Roma nel 2015, che ha infl itto una pena pari ad anni 14 di reclusione; contestualmente, la predetta Corte ha applicato al condannato la misura degli arresti domiciliari con applicazione di dispositivo di controllo elettronico.

Arrivando ai giorni nostri, nel 2017, ovvero poco prima della sentenza con cui la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso relativo alla condanna inflitta, rideterminando la pena in 13 anni e 10 mesi, si rendeva irreperibile evadendo dai domiciliari; il successivo 27 maggio 2017, l’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale presso la Corte di Appello di Roma ha emesso l’ordine di esecuzione per la carcerazione per l’espiazione della suddetta pena, rideterminata, in anni 9, mesi 3 e giorni 1 di reclusione.

Sono in corso approfondimenti sulla posizione dei gestori dell’esercizio commerciale in cui è stato rintracciato il ricercato.

Cronaca

Napoli, Cappella Sansevero, al via il nuovo progetto dedicato ai ragazzi con disturbo dello spettro autistico

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NAPOLI – Al via il nuovo percorso espositivo Sansevero in Blu al Museo Santa Maria della Pietà Cappella Sansevero nel cuore di Napoli. Il nuovo progetto è dedicato ai ragazzi con disturbo dello spettro autistico in collaborazione con la Cooperativa sociale il Tulipano.

Le visite sono gratuite per le persone con DSA, il tour per i bambini/ragazzi tra gli 8 e i 18 anni è studiato e calibrato sulle necessità e le caratteristiche dei visitatori con bisogni speciali con lo scopo di inclusione di tutta la famiglia.

 L’iniziativa non ha lo scopo di terapia, ma vuol essere uno strumento di inclusione, uno strumento in più per la fruizione delle opere all’interno della Cappella Barocca ed è diviso in due percorsi in base alla sfera del ragazzo.

L’arte come strumento di comunicazione universale, il museo che si adatta alle esigenze dei visitatori e non più viceversa, i ragazzi faranno una visita esperienziale e parteciperanno al tour sia a livello tattile e sia a livello olfattivo.

Un progetto che attraverso percorsi inclusivi e permetterà alle persone con DSA di scoprire le meraviglie della Cappella, le sue opere, le leggende e le storie del principe Raimondo di Sangro.

L’iniziativa si avvale del contributo scientifico del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Università Federico II, del Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II e del Dipartimento di Scienze Motorie  e del Benessere dell’Università Parthenope.

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Cronaca

Mafia, arrestato il fratello della vedova del poliziotto Vito Schifani

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Tra gli arrestati dalla Dia di Palermo nell’inchiesta che ha portato in carcere il boss Gaetano Scotto c’è anche Giuseppe Costa, 53 anni, fratello di Rosaria, la vedova di Vito Schifani, uno dei tre poliziotti morti nella strage di Capaci col magistrato Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, il 23 maggio ’92. 

Giuseppe Costa è accusato di associazione mafiosa: sarebbe affiliato alla famiglia di Vergine Maria. Per conto della cosca avrebbe tenuto la cassa, gestito le estorsioni, “convinto” con minacce le vittime – imprenditori e commercianti – a pagare la “tassa” mafiosa, assicurato alle famiglie dei mafiosi detenuti il sostentamento. Ristoranti, negozi, concessionarie di auto, imprese: nel quartiere pagavano tutti e Costa sarebbe stato tra i collettori del pizzo. Gli inquirenti lo descrivono come pienamente inserito nelle dinamiche mafiose della “famiglia”, tanto che, alla scarcerazione del boss della zona, Gaetano Scotto, per rispetto al padrino invita le sue vittime a dare il denaro direttamente a lui. L’indagine fotografa anche il ruolo di vertice che Scotto aveva riconquistato nel clan. Già accusato di mafia, il boss è ora parte civile nel processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio, costata la vita al giudice Paolo Borsellino. Accusato ingiustamente da falsi pentiti fu condannato all’ergastolo e poi scarcerato. Oggi siede come vittima davanti ai tre poliziotti accusati di aver depistato l’indagine. Nel blitz di oggi è stato coinvolto anche il fratello Pietro, tecnico di una società di telefonia, anche lui accusato nell’inchiesta sull’uccisione di Paolo Borsellino. Per la polizia aveva captato la chiamata con cui il magistrato comunicava alla madre che stava per andare a farle visita nella sua abitazione di via D’Amelio davanti alla quale fu piazzata l’autobomba. Pietro Scotto, condannato in primo grado, era stato poi assolto in appello

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Cronaca

Il “padre del morto di Rigopiano” e la beffa di una raccolta fondi mai voluta…

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di Cristiana Zarneri

Stamane appare un post sulla bacheca Fb del sig. Alessio Feniello IL PAPA’ DI STEFANO FENIELLO MORTO A 28 ANNI NELLA TRAGEDIA DI RIGOPIANO. Ecco di seguito il post del signor Feniello: “Torno nuovamente sulla questione e spero di essere chiaro una volta per tutte. Già in passato la mia vicenda personale è stata oggetto di speculazioni, utilizzata addirittura a scopi elettorali. La cosa importante che tutti devono sapere è che io non ho mai autorizzato raccolte fondi da parte di questa signora né sono stato preventivamente informato. In questo caso avrei potuto spiegare che la multa di 4.550 euro non esiste più perché è stata opposta, e anche in caso di condanna nel processo che ho deciso di affrontare, la pena sarebbe il carcere. Quindi raccogliere soldi per pagare la multa costituisce un falso, perché quella multa non dovrà mai essere pagata. Devo tutelare me stesso, perché in molti pensano che sia io a chiedere raccolte di denaro, quando invece non c’entro nulla. È per questo che ho preso le distanze da questa iniziativa avviata, ripeto, senza che ne sapessi nulla. C’è chi lo fa per vera solidarietà, chi per farsi pubblicità, quindi per evitare problemi credo sia legittimo da parte mia disconoscere ogni iniziativa che non venga prima affrontata con me o con il mio avvocato. Spero di essere stato chiaro. Alessio Feniello”
Andiamo al triste antefatto.
Nel giorno delle celebrazioni del secondo anniversario della strage di Rigopiano, Alessio Feniello va sul posto per deporre dei fiori in memoria del figlio, il 9 gennaio 20019 viene condannato a pagare un’ammenda di 4550 euro per aver violato i sigilli dell’area della tragedia, ancora posta sotto sequestro.
Orbene accade che la signora Sara De Ceglia, alias Sara Joey alias sanhome, nota alla cronaca come la mamma di Pontida, inizia di sua libera iniziativa una raccolta fondi a nome del signor Feniello e, soprattutto, a sua insaputa per aiutarlo a pagare la famosa multa.

Al disappunto del Signor Feniello che, giustamente ribadisce di non aver mai autorizzato tale raccolta fondi, la signora De Ceglia inizia sulla sua bacheca fb un teatrino a dir poco patetico. Fino poi a rilasciare un’intervista a radio Cusano in data 11 febbraio, notare bene della stessa data è questo post della De Ceglia : Come promesso oggi vediamo se è arrivato qualcosa per la raccolta fondi “non apprezzata” e per cui ho ricevuto una gogna inaudita. Dato che la stessa persona che avrei voluto aiutare sta cercando in tutte le maniere di accanirsi ancora contro di me, non considerando che è già famoso per avere un carattere irascibile, puerile almeno il doppio del mio e delle tendenze politiche non andate a buon fine… Ha perso suo figlio e ieri mette sui social la mia, azzerando completamente ogni dubbio sulla sua natura squallida e mediocre. Dato che abbiamo saputo di quanto in realtà abbia un linguaggio addirittura peggiore di quello sfoggiato da me nella mia diretta… Saluto in particolare il branco di bulli, milllantatori e diffamatori che sul suo post hanno dato il meglio di loro stessi!!! Siete il top!!!!! 😂
A seguito di questa intervista esce anche un articolo sul giornale blitz quotidiano dal titolo , a parer nostro di cattivo gusto… IL PAPA’ DEL MORTO DI RIGOPIANO.
Abbiamo contattato il signor Alessio Feniello e gli abbiamo chiesto come siano andate le cose.
Sig. Feniello lei ha mai autorizzato una raccolta fondi a suo nome?
“Assolutamente no, pensi lo sono venuto a sapere la settimana scorsa da una signora che leggendo su fb di tale raccolta, mi contattava per chiedermi se fosse vero. Saputo il tutto vado a vedere sulla bacheca di Sara Joe e vedo che, ahimè, la raccolta fondi era stata avviata a mia totale insaputa. Allora cerco di mettermi in contatto con la signora Sara su messenger chiedendole spiegazioni e, in 7 giorni non ricevo risposta. Poi vedo anche un video della Sara Joe dove al 5 minuto parla di me e lo condivido sulla mia bacheca. Condividendolo non esprimo alcun parere, il video si commenta da se. Dopo circa tre ore dalla condivisione del famigerato video mi contatta su messenger chiedendomi di chiamarla cosa, che dopo una settimana inascoltato dalla stessa , non faccio. Ci tengo a precisare, continua, che non ho commentato ma condiviso solo un video che, ripeto, si commenta da se e che è stato poi levato dalla Sara joe ma lo potete trovare sulla mia bacheca. stamattina vengo a conoscenza dell’intervista radiofonica l’ho condivisa e commentata”.
Ciò che tengo a precisare in maniera netta ed inequivocabile è che: “Io non ho Mai autorizzato nessuno a fare raccolte fondi a mio nome all’infuori delle iene nel gennaio 2019, se questa signora Sara Joe avesse seguito la mia vicenda sarebbe stata a conoscenza che il sottoscritto non ha mai pagato la multa e mai la pagherà in quanto col mio legale abbiamo presentato ricorso e il 16 aprile inizia il processo, qualora la magistratura ritenga che il mio reato sia punibile preferisco farmelo di carcere”. E continua :“Io la signora non la conosco dice pure di essere vittima di stalking, vorrei dire al giornalista radiofonico, prima di nominarmi quantomeno di farmi una telefonata e chiedere il mio parere”. “La signora De Ceglie avrebbe semmai dovuto chiedere il mio consenso, che ripeto non ci sarebbe stato ed , eventualmente aprire un apposito conto, non certo esibire su fb la foto della sua postpay!”
Dalla bacheca della mamma di Pontida sono spariti post e video ma c’è chi ha salvato tutto ci dice Feniello. La Famiglia Feniello chiede GIUSTIZIA NON SOLDI.

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