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Editoriali

ARTE, PENSIERO E DIRITTI: L'INTERVISTA CON L'ARTISTA DELL'ANNO 2015 PATRICE MAKABU

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"quando si parla di fuga di cervelli tiro sempre un sospiro di sollievo, perchè per qualcuno è finita una prigionia intellettuale"

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di Domenico Leccese
La fotografia per Patrice Makabu non è la classica finestra sul mondo, ma uno spazio all' interno del quale cogliere i particolari meno visibili ed usarli come nuova chiave di lettura, un microcosmo che cattura la mente per prepararla a ricevere nuovi e provocanti impulsi.

Ecco una nuova intervista all'artista Lucano, Patrice Makabu, V/Presidente della Associazione Culturale Borgo Antico Portasalza di Potenza, che lo scorso 16 gennaio ha ricevuto il premio "Artista dell'anno 2015".


Più volte hai detto che il tuo percorso ha avuto inizio con il web design, e che internet è stato il tuo trampolino di lancio, in che misura il web design ha influito sulla tua formazione artistica?

-La mia formazione artistica è cominciata con sigle, numeri, parentesi, virgolette, punti e tutto quello che contengono gli script che formano un codice HTML o un PHP, vale a dire lo scheletro che tiene in piedi una pagina web o un sito internet che dir si voglia.

Mi piaceva così tanto l' idea di poter avere uno spazio all' interno della rete, dove poter condividere con gli amici qualcosa di mio -per lo più foto- che presi a studiare per circa sei mesi un manuale di quasi cinquemila pagine dove c' era tutto dalla a alla zeta sul mondo del web e su come costruire un sito internet partendo da zero. Nasce così nel 1999 Patricemakabu.it, che attualmente è ancora il mio sito web, sono passati diciassette anni e quello spazio è ancora li a raccontare qualcosa di me.

Cosa presentavi nello specifico all' interno del tuo primo sito web, nel 1999?

-A parte le foto che mi piaceva scattare in giro a sconosciuti protagonisti di ignara bellezza ed espressività c' era una bacheca dove descrivevo i fatti più importanti della mia settimana, le mie riflessioni su tutto quello che accadeva nel mondo ed il risultato delle riflessioni sulle mie fotografie, immaginando come potesse essere la giornata tipo di chi vi era ritratto. Patricemakabu.it era in un certo senso un antenato dell' attuale profilo Facebook -con un layout molto più bello- diviso in sezioni, con uno spazio molto ben articolato dove inserivo quello che oggi posto con molta più facilità sul social che per molti è diventata ragione di vita. I miei amici ogni giorno guardavano tutto quello che accadeva nella mia vita e dal 2001 lo commentavano attraverso i forum di discussione.

Che direzione ha preso successivamente a partire da questo punto la tua creatività?

-Beh, innanzitutto avevo un' università da finire e che ho finito nel 2005, ma nel mentre, considerando che ero una persona più irrequieta di quanto lo sia adesso, mi davo da fare in molti modi. Nell' ambito del web ho creato ad esempio il primo sito italiano di televendite in streaming, quando YouTube ancora non esisteva e bisognava prendere in affitto un potente server per gestire il video sharing da una piattaforma la cui centrale fisicamente si trovava negli Stati Uniti, il sito fu realizzato per una società di tele promozioni.

Successivamente in Spagna mi sono dedicato esclusivamente alla fotografia per il collezionismo privato ed eventi espositivi che hanno avuto un buon riscontro, la Spagna mi ha dato moltissimo in termini di formazione artistica.

Spesso hai parlato della Spagna, che cosa ha significato per te la vita li ed in che termini la tua professionalità è cresciuta grazie a questa esperienza?

-Quella della Spagna è una questione che si è chiusa per un cambiamento improvviso nella mia vita, altrimenti oggi sarei ancora li. Un luogo bello da vivere per come la vedo io è fatto dalla gente, più che dalla città in sé per stupenda parlando di Barcellona in questo caso. Gli spagnoli sono un popolo molto aperto, riescono ad entrare in contatto con gli altri molto velocemente, sono accoglienti, sono dei buoni confidenti e credono nelle potenzialità altrui sapendo cogliere le più piccole sfumature. Negli anni in cui ho vissuto li ho ereditato appieno questa grande risorsa, che ancora oggi mi distingue nel carattere. Quando organizzavo eventi espositivi tutti erano ansiosi di conoscermi e, a parte apprezzare e fare proprie le mie creazioni, il contatto umano era quello che più mi rendeva appagato di qualunque altra cosa. Ho conosciuto persone di ogni tipo, dal personaggio dello spettacolo alla persona della porta accanto, curiosa di scoprire “un artista italiano muy elegante” col nome francese, che in Spagna sembrava attirare molto. Inoltre nessuno trasformava come in Italia la pronuncia del mio nome da Patrìs in Pàtris…


Tu sei nato in Basilicata, cosa hai portato di te nel tempo della Lucania e cosa hai fatto conoscere agli altri della Lucania?

-A questa domanda posso rispondere che sono nato in Basilicata e mi chiamo Patrice Makabu, cosa abbastanza “discordante”.. Ho portato poco della Lucania con me, non ho né un nome né un cognome lucano tanto per cominciare, e nell' aspetto niente che mi potrebbe collegare addirittura all' Italia. Sono andato via da Potenza a diciotto anni, quindi la mia vita a parte la scuola e i compiti da fare a casa (quando li facevo) era tutta da costruire. La mia formazione è stata sviluppata nella parte più consistente a Perugia dove ho studiato e poi appunto a Barcellona dove ho vissuto per molto tempo, dapprima spostandomi periodicamente, poi stabilmente. Quindi della Lucania non avevo molto da portare con me, la mia curiosità mi spingeva a guardare all' allora presente perchè il mio bagaglio era assai esiguo.

Patrice Makabu è artista che fa spesso parlare di sé attraverso opere che si fanno notare per originalità, creatività e per il voler rappresentare la realtà in maniera molto incisiva.

Oggi sei un artista con un vasto bagaglio di esperienza nella comunicazione, un giornalista, un web designer, un fotografo, un regista, uno scultore, un pittore, Patrice Makabu è tutto questo o solo parte di questo?

-Patrice Makabu è una persona che fa arte in tanti modi, Patrice Makabu è un artista che a differenza di molti altri non si vende al primo capitato, e per questo spazia tra le varie forme d' espressione che più gli aggradano, non avendo obblighi e aspettative che pendono sulla sua testa.

In che senso, spiegaci cosa intendi con questa affermazione.

-Intendo che l' arte è un settore sul quale i più furbi, anche e soprattutto nell' ambiente della politica hanno iniziato ad investire molto, investono anche più di quanto facciano nella comunicazione perchè l' arte è un ambiente di grande richiamo sociale e culturale che accoglie tutti indistintamente. Ovvio è che, e questo volevo dire, ci sono artisti che prostituiscono la loro arte e il loro cervello pur di avere un minimo di visibilità che “grazie” alla politica riescono ad avere.

L' arte a tuo parere è davvero così “corrotta”?

-In Italia oltre il 70% delle cose è corrotto, ormai anche per fare la fila alle poste ci sono preferenze e c'è chi scavalca volentieri chi lo precede perchè allo sportello c'è il parente del parente. In altri posti non funziona così, infatti quando si parla di fuga di cervelli tiro sempre un sospiro di sollievo, perchè per qualcuno è finita una prigionia intellettuale immeritata in un posto dove se non sei “agganciato” a nessuno non diventerai TU, mai nessuno.

Ti è mai capitato che qualcuno abbia pensato a te per raggiungere degli scopi servendosi della tua arte o del tuo lavoro, magari nell' ambito politico piuttosto che sociale?

-Non basterebbe un' intervista per raccontare quante volte sono stato chiamato per “grandi occasioni di visibilità”, posso solo limitarmi a dire che spesso il mio nome è stato usato addirittura a mia insaputa, me lo sono trovato spesso e volentieri nei risultati di ricerca abbinato a cose di cui non sapevo nemmeno l' esistenza. Politicamente anche, in molti hanno tentato di fare affidamento alle mie capacità comunicative ed artistiche per portarsi avanti e magari distinguersi. Per fortuna non basta questo per distinguersi, i premi Oscar per la recitazione in politica e nel sociale non sono stati ancora assegnati.

Qual è la cosa che non sopporti di più in assoluto e con la quale ti trovi più spesso a scontrarti nella vita e nel lavoro?

-Premetto che non sono il tipo di persona che manda a dire agli altri le cose, comunque sia quella con la quale mi scontro molto più frequentemente sono i favoritismi uniti spesso e volentieri alle piccole e grandi invidie la cui tenuta in conto sottrae tempo a cose ben più importanti.

Nella vita capita di chiederci che cosa ne pensino gli altri di noi, capita anche a te? Cosa credi che gli altri pensino di Patrice Makabu?

-Se dovessi spendermi a cercare risposte del genere probabilmente aggiungerei tempo perso a quello già perso. Piacere o non piacere non è un problema, “accontentare tutti” è inutile, non credo di passare per una persona stupida e questo mi basta. Oggi più che mai poi, vanno sempre più di moda quelli che non si espongono, che pensano e fanno sempre ciò che pensano e fanno gli altri per non uscire dal coro, che hanno la frase buona per tutti in ogni momento.
 

E tu invece? Che tipo di persona ti ritieni?

-A me piace ricordare piuttosto un episodio che ha cambiato la mia vita.

Un giorno è morta una persona che mi era quasi quasi indifferente, una conoscenza che nulla toglie nulla aggiunge, per intenderci. Nell' organizzarmi per il funerale faccio una chiamata ad una mia amica che all' epoca aveva settant' anni per comunicargli l' accaduto e chiederle se avrebbe preso parte all' ultimo saluto. In tutta risposta lei mi dice: “Scusami Patrice, mi dispiace per i suoi familiari, ma dovrei dimostrare agli altri che me ne importava qualcosa di lui giusto oggi?” Captando il mio sgomento per questa risposta continua dicendo: “Sono una persona coerente, a settant' anni se non ho imparato questo non ho imparato niente”. Detto ciò, da quel giorno la coerenza per me è stata la prima cosa, forse per imparare a non aver paura di come gli altri ti giudicano non c'è bisogno di arrivare ad una certa età, volendo si può cominciare anche prima.

Parlando di paure e di rapporti con gli altri, qual' è la cosa che ti fa più paura negli altri?

-Mi fanno paura le persone col sorriso stampato sulla faccia h24. Di quelle c'è da aver sia paura che poca fiducia, e ti dirò, sin da piccolo ho sempre confidato in chi invece sembra scontroso e sai perchè? Perchè per qualcosa ha sofferto, la sofferenza spesso è resa in volto e nei modi, ma dietro la sofferenza c'è anche una grande sensibilità, altrimenti non ci sarebbe sofferenza. Quando si è una persona attenta si riesce a capire assai bene di cosa aver paura, c'è da aver paura più di un sorriso poco sincero che di una sincera scontrosità.

Tu invece come ti definisci? Una persona allegra o una persona scontrosa e come credi che gli altri ti leggano nella tua arte quando non ti conoscono?

-Mi definisco uno che difficilmente non riesce a capire chi ha di fronte, ma a parte questo credo innanzitutto di essere affidabile, allegro spesso si ma non sempre, non è urgente essere allegri in tutti i momenti. Le persone che tentano di leggermi nella mia arte sono destinate a non capire molto di me, fino ad oggi chi ha avuto il piacere di conoscere prima le mie opere è poi rimasto molto sorpreso nel trovare in me tanta predisposizione al dialogo e disponibilità all' ascolto. Evidentemente le idee che mi precedevano erano vaghe.


Dove finisce la persona e dove comincia l' artista è giusto che ci sia una distinzione secondo te?

-C'è chi vuole essere un artista a tutti i costi, nell' immagine che da di sé e attraverso il modo di comportarsi ed apparire. Spesso si rifà ad un personaggio famoso, magari quello preferito, per facilitarsi il duro compito. Serve a qualcosa?


Passando ai temi attuali per i quali tu hai sempre grande attenzione, cosa ne pensi delle unioni civili e delle adozioni da parte di coppie composte da persone dello stesso sesso?

-Per quanto riguarda le unioni civili e tutto quello che oggi in Italia le ostacola credo che surrogata o no la madre dei cretini è sempre incinta, e detto questo credo di aver detto tutto. Per quanto riguarda invece l' adozione ho molti dubbi, credo che la questione debba essere valutata in maniera molto seria perchè è necessario scindere in maniera netta il diritto degli “aspiranti genitori” dal bisogno di chi dovrebbe e potrebbe essere adottato. Sono due cose che non possono convivere unicamente tenendo presente quello che si traduce nel diritto all' uguaglianza.


Pensi che l' Italia sia pronta a parte che per questa annosa questione a fare qualche passo verso il cambiamento allineandosi ad altri stati più evoluti sotto molti punti di vista uno tra tutti i diritti civili?

-Credo che pronta o no, i passi verso il miglioramento della vita vadano fatti. L' Italia ormai è pronta a tutto, basti pensare che dobbiamo dare ascolto addirittura a chi si vanta di essere conosciuta fino ad Hollywood con sul capo un' accusa di un omicidio del proprio figlio, che chissà se troverà mai giustizia. In Italia si sta assistendo a fenomeni di ogni tipo che infestano le pagine dei giornali e che per dritto o vie traverse arrivano a farci riflettere su quanto tutti siano in grado di ritagliarsi uno spazio in qualunque modo. Forse è per questo che si tende a far passare i secondo piano le cose serie.


Da buon comunicatore quale sei, pensi ci sia qualcosa di sbagliato nel modo di comunicare agli altri la necessità di essere riconosciuti, parlando di diritti alla pari?

-Per quanto riguarda le unioni civili in un Paese civile dovrebbero essere riconosciute di default, tanto di cappello a chi sta lottando per qualcosa che incomprensibilmente stenta a vedere la luce. Per il resto, e parlo di adozioni perlopiù, un messaggio comprensibile a tutti e volto alla sensibilizzazione, dev' essere necessariamente costruito facendo ricorso ad un “linguaggio” comprensibile a tutti, tenendo conto -sempre- del contesto.

A questo punto è lecito chiederti quanto conta secondo te l' immagine nella comunicazione.

-L' immagine nella comunicazione conta per come la vedo io almeno per il 50%, il messaggio può essere assolutamente convincente su tutti i fonti, ma un' immagine sbagliata a corredo di un messaggio giusto rende molto poco condivisibile il risultato finale agli occhi dei più. Risultato: zero.


Cosa cambieresti in Italia parlando di arte e di costume ed altro?

-Ognuno è libero di esprimersi nel modo che ritiene più opportuno, sia nell' arte che nelle abitudini, ma sicuramente quello che cambierei è la caparbietà di essere originali per forza solo perchè si è italiani, molto spesso non giova. La comprensione del contesto è la chiave di volta per una sicura riuscita nella vita e qualche volta nell' arte, oltre che nei messaggi sociali come ho già detto prima. Strafare non è necessario. L' arte dovrebbe essere accolta con maggior facilità dalla pubblica amministrazione, che dovrebbe essere molto più disponibile nei confronti degli artisti. Sembra più facile parlare con la regina Elisabetta che con un responsabile di un luogo espositivo pubblico ultimamente. Sono tutti così impegnati che mi chiedo quando abbiano il tempo di esistere.

In Italia quello che cambierei per quanto riguarda invece la comunicazione è certamente il giornalismo, e parlo da giornalista. Il giornalismo è diventato un mercato delle pulci, dove si cerca sempre la rarità al prezzo più basso e l' occasione di trovare qualcosa che ne valga veramente la pena è rara. Il giornalismo è stato rovinato dai tanti giornalisti che si sono svenduti e riciclati letteralmente per la fame di click, perchè un titolo altisonante si fa cliccare, perchè dietro un click c'è la pubblicità che fa guadagnare, perchè pochi centesimi moltiplicati per milioni di lettori fanno un bel gruzzoletto. Tutto a discapito dell' informazione. Dare la colpa dell' intorbidimento dell' informazione ai blogger è facile, ma i blogger non hanno il gravoso compito di tenere alta la qualità, per differenziare l' informazione corretta dalla cialtroneria allo stato puro e dall' immondezza indifferenziata, i giornalisti invece dovrebbero.


Cosa non ti piace e cosa ti piace della televisione invece?

-La televisione è fatta per intrattenere, e l' intrattenimento di qualità o no che sia è importante che faccia ascolti. Per quanto concerne l' informazione anche li si tende a spettacolarizzare cose che valgono meno di niente. Parola d' ordine: rendere notizia, piuttosto che fare notizia. Anche in tv.

Mi piacciono le trasmissioni che danno spazio alla cultura, ai viaggi, alla scoperta delle civiltà che non si conoscono, alla scienza, al cinema ed al dietro le quinte. C'è tutto un mondo da scoprire, se sei abbonato ad un pacchetto a pagamento, gratis invece la vedo dura..


Cambiando argomento, si parla spesso di risorse del territorio, quali sono secondo te le risorse del territorio Italia?

-Le persone, che sono in grado di cambiare il mondo, come dice lo slogan di una famosa compagnia telefonica. L' unica risorsa del territorio Italiano sono solo le persone, alle quali dovrebbe essere dato più valore rispetto a quello che si da alle cose. Retorica? Può darsi, ma tant'è.


Patrice Makabu è una persona che ama molto i modi di dire, qual' è il detto che più interpreta la situazione attuale dell' Italia, se tra quelli che conosci c'è.

-Non c'è nel mio repertorio mi spiace, ma se dovessi inventarne uno sul momento direi che: “E' Stato quel che è stato”. Punto.


Il futuro nella tua arte, cosa vedi e cosa ti piacerebbe realizzare di veramente importante.

-Sono una persona che non parla volentieri dei progetti futuri anche perchè le mie continue evoluzione non mi permettono di farlo con tanta facilità, in genere ho alternato momenti di silenzio a momenti di grande produttività. Quello che certamente voglio è continuare a fare arte quando sono ispirato e non perdere l' occasione di non dire nulla quando non ho niente di importante da dire.

 

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Un Paese di delinquenti, salvo qualche eccezione per fortuna

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L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità

Di frequente si scrive Italia, paese di pazzi! Anche questa è apparenza e non sostanza, i pazzi infatti sono degli ingenui, senza malizia, innocui;  la definizione pertinente è: Paese di delinquenti, vale a dire di ladri e di corrotti e di incapaci: questa, con dispiacere, è la regola che si legge in giro, salvo qualche eccezione per fortuna.

L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità. Quanto si registra ultimamente nei vertici del Consiglio Superiore della Magistratura a proposito di corruzione, manovre distorsive, sul carrierismo dei vari magistrati, gli arbitrari milionari, i  privilegi inauditi, allora si comprende perché anche la più banale delle cause debba durare oltre tredici anni nella, di nuovo, generale indifferenza, anche dei sommi capi del losco sistema.

Si ricorda quanto è esploso sui giornali tre o quattro anni fa a proposito di quel consigliere di Stato che da ben dieci anni educava e istruiva le future giudicesse imponendo minigonne, tacchi a spillo e mutande rosse? Dove sono ora queste giudicesse così ben educate? Al contrario si osservino certe facce di magistrati a livello apicale, soprattutto quella del maggior responsabile che in questi giorni ci passano sotto gli occhi alla televisione o nei giornali: ci si chiede sulla scorta di quale principio di efficienza operativa e di rispetto degli utenti si possano destinare a giudici persone con una tal faccia e sembiante, da far accapponare la pelle già a prima vista? Tale contesto primitivo e grottesco ricorda quel direttore delle poste tutto afflato lirico e cuore grande che destinò allo sportello pubblico un impiegato monco, con un solo braccio, a sbrigare raccomandate e vaglia postali e pacchi e francobolli, ecc… Con una sola mano! 

Ed ecco qualche episodio, verificato

Il giudice, ammesso che sia un giudice e non un avvocato che è stato fatto diventare giudice, sentenzia di abbattere un manufatto abusivo e illegittimo. Un altro giudice, nel grado successivo, dopo quattordici anni!!!, sentenzia: non è abusivo, quindi  ricostruire! Si è mai sentito qualcosa del genere? Un giudice scrive: abbattere, un altro: ricostruire! Chi paga? La regola e la giustizia, quella vera,  anche quella del buon senso, esige e vuole che  sia chi ha sbagliato a dover pagare cioè il giudice, uno dei due: invece nel paese dei delinquenti è la vittima a pagare! E nemmeno l’abusivista diventato innocente, nemmeno  il giudice impappone! A  chi ci si rivolge? Nessuno ascolta, letteralmente: se vuoi farti ascoltare, sei obbligato  ad alimentare il tristo apparato cioè affrontare  un altro grado di giudizio, rivolgersi a un avvocato, sborsare soldi, vivere nelle angustie e aspettare una bella quantità di altri anni, per forse avere soddisfazione. Oppure protestare pubblicamente, pure se hai ottantanni, con striscioni e cartelloni magari davanti al Quirinale dove risiede il numero uno della Giustizia. Oppure, oppure…

Ancora: il giudice sbaglia a leggere un atto notarile col risultato di stravolgere un andamento comunitario durato secoli in pace;  in più, erroneamente o per altre ragioni, sentenzia che tizio, pur se ben individuato e documentato negli atti, non fa parte dei due venditori di un determinato cespite! oppure, altra sentenza, che un bene strutturale che è stato proprietà comune per secoli, ora di punto in bianco, per motivazioni assolutamente personali del giudice o della giudicessa e non giudiziarie o tecniche, diventa privato: in questi casi di palesi e manifesti errori materiali o di sviste   -salvo altre ipotesi- che nulla hanno a che fare con il Diritto e tanto meno con la Giustizia, per quale ragione la vittima deve passare ad altri gradi di giudizio, spendendo soldi, vivendo nell’ansia e aspettare dopo 14 anni, chissà quanti altri anni ancora, visto il losco andazzo? Non è più logico e doveroso, se non lo fa il giudice interessato, che siano i suoi superiori ad intervenire e correggere gli errori? Dove è scritto che un giudice è infallibile come un Papa anche quando sbaglia vistosamente e che occorre un altro Papa per correggere  gli errori materiali, sempre ammesso che siano errori e non invece altro di altra origine?

L’ambiguo sistema, invece, vuole che si continui ad alimentare il giuoco, a beneficio di certi giudici e degli avvocati e a danno delle vittime e della comunità dei cittadini che, tra l’altro, deve mantenere lautamente l’indegno apparato. E’ doloroso vivere da parte dei cittadini in che modo il solo pilastro e garanzia di generale equità possa essere lordato così facilmente da certi personaggi immessi nel sistema e rimanervi.    

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Emergenza cimiteri, tra requisizioni di loculi temporanee e quelle Ad libitum: Comune che vai amministratore che trovi…

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La requisizione senza termine di scadenza è solo un abuso, è un atto illegittimo, è considerare i propri concittadini come sudditi e questo non può chiamarsi civiltà, ha un altro nome: atto vergognoso

Quello dei 7904 comuni italiani è un mondo in movimento. Dal 1861 in poi, a causa di divisioni, unioni ed accorpamenti, molti sono stati soppressi e in seguito ricostituiti. E’ un mondo tenuto costantemente sotto osservazione perché per i partiti politici i comuni costituiscono territori per l’incubazione di consensi e l’accaparramento di voti.

Potere, economia e sviluppo urbano si diversificano tra un comune e l’altro a seconda del livello culturale ed il senso civico dell’amministratore di turno. Il tutto dipende se questi sappia guardare lontano, se conosce il contesto territoriale, se sia veramente motivato verso il bene comune ed infine se sappia trasformarsi in leader per non soccombere agli interessi lobbistici.

In teoria il cittadino ha in mano il destino del proprio Comune ogni volta che entra nella cabina elettorale. E’ lì che si disegna quale benessere per il futuro. Ahinoi sovente primeggia il voto di favore al personaggio “simpatico”.

Abbiamo fatto una veloce ricerca tra una settantina di comuni e non potendo, per brevità, elencarli tutti, ci siamo dati un tema molto dibattuto in tempi di Covid-19 causa l’esponenziale aumento di decessi, e cioè l’emergenza sepolture.

Dalla nostra ricerca emergono Comuni virtuosi che avendo amministratori motivati e che hanno saputo guardare lontano, non si sono fatti sorprendere dall’emergenza. Hanno avviato con urgenza i lavori di ampliamento del cimitero e a lavori avviati, avendo esaurito i loculi a disposizione, anche loro malgrado, hanno dovuto ripiegare a requisire quelli dei privati ancora non utilizzati.

Essendo questi dei Comuni governati da amministratori con esperienza giuridica e rispettosi dei diritti dei loro cittadini, chi più e chi meno, si sono distinti per la loro correttezza e serietà.

Alcuni di questi Comuni meritevoli di menzione

Il Comune di Palomonte (Provincia di Salerno) con Ordinanza emergenza loculi del 17.9.2020 autorizzava l’utilizzo della sepoltura provvisoria per il periodo di tre mesi, impartendo precisi ordini all’Ufficio tecnico “predisporre ogni utile atto affinché entro e non oltre tre mesi il nuovo edificio sia agibile e quindi possa cessare ogni requisizione provvisoria”. I lavori sono stati eseguiti ed i loculi restituiti ai legittimi concessionari.  

Stesso comportamento civile che il Comune di Jerzu, provincia di Nuoro, in identica occasione ha saputo adottare con i suoi concittadini. Entro otto mesi dalla pubblicazione dell’ordinanza di emergenza si dovevano terminare i lavori di ampliamento del cimitero. Anche in questo caso la requisizione portava un termine, una scadenza. Allo scadere degli otto mesi, a lavori terminati la promessa del sindaco è stata onorata.

Requisizione loculi applicata dagli azzeccagarbugli

La requisizione senza termine di scadenza è solo un abuso, è un atto illegittimo, è considerare i propri concittadini come sudditi e questo non può chiamarsi civiltà, ha un altro nome: atto vergognoso. Una condotta simile si può giustificare solo ammettendo che gli amministratori siano a digiuno completo di qualsiasi cultura delle leggi, buoni solo ad occupare la poltrona  tirando a campare.

Ci siamo avvicinati alla provincia di Trapani e precisamente a Città di Castelvetrano. Gli amministratori di questo Comune, Città degli ulivi e dei templi, hanno considerato l’emergenza loculi cimiteriali d’importanza superiore  alla ristrutturazione di qualsiasi tribuna dello stadio locale. A Trapani avevano compreso la sacralità del feretro ed emettendo l’ordinanza requisizione loculi si erano accertati che entro e non oltre 24 mesi i loculi sarebbero stati restituiti ai legittimi concessionari. Questi amministratori sono andati oltre perchè avevano stabilito di corrispondere ai concessionari dei loculi requisiti provvisoriamente, un canone (tariffa) rapportato al periodo di effettivo utilizzo.

Sono tanti i comuni, da nord a sud che correttamente nel requisire i loculi ai concessionari, hanno stabilito un termine entro il quale si impegnavano di restituire il loculo. Alcuni come Trapani sono andati oltre, con i concessionari hanno stabilito un tariffario. Altri comuni poi hanno scelto di allungare la concessione con il relativo periodo che il loculo veniva requisito.

In tema di requisizione loculi, tanti sono i Comuni che sono stati corretti e leali con i loro concittadini e tra i sopranominati merita menzione anche il Comune di Fiano Romano. Con deliberazione G.C. n°86 del 26 luglio 2016, approvando il progetto dell’ampliamento cimiteriale aveva dato un termine di scadenza entro e non oltre 18 mesi per la consegna. Tali termini sono stati applicati e rispettati sia nel requisire che nel restituire i loculi ai legittimi concessionari.

Anguillara Sabazia e le requisizioni “Ad libitum”

A fine ricerca salta all’occhio il comportamento corretto giuridicamente e comportamentale della maggioranza dei comuni e per contro la baldanza degli amministratori che si sono succeduti al Comune di Anguillara dal 2017 a oggi. Questi amministratori dovrebbero riflettere meglio sul loro operato in tema di requisizioni dei loculi cimiteriali “ad libitum” e anche i cittadini dovrebbero riflettere e meditare.  “Meditate gente, meditate” diceva Renzo Arbore.

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Chiara Rai: “Ecco cosa penso delle querele temerarie”

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“Est modus in rebus”, esiste una misura nelle cose, lo diceva qualcuno che amava raccontare le fiabe. Ogni tanto mi piace ricordarlo, soprattutto in giornate particolarmente complesse, dove addirittura ci sono circostanze che portano un giornalista che si dedica alla professione a doversi difendere solo perché fa il proprio mestiere. A dover sopportare le ormai note “querele temerarie”, quelle infime azioni che i presunti persecutori travestiti da perseguitati vanno propinando quando per loro si mette male.

L’unico modo per mettere tutto a tacere, adesso e per sempre, per questi infimi personaggi occulti è soltanto uno: “Ti porto in tribunale, ti faccio spendere soldi, ti faccio abbassare la testa così da farti capire che nei miei affari non devi sficcanasare, così da farti ben comprendere che posso ridurti in mutande soltanto se qualcuno inavvertitamente incappa nella mia accusa e avvalora le mie disoneste tesi”.

Sì, sono giornate complesse ma altamente rigeneranti per chi vuole continuare a camminare con la schiena dritta e la testa alta come mi hanno insegnato i miei genitori (se fossero ancora vivi immagino che sarebbero contenti di leggere parole che sanno di libertà). Non mi piego ne io e ne la mia famiglia.

Le minacce celate dietro le querele e le richieste di risarcimento danni per i “malori cagionati” dalle inchieste giornalistiche che faccio e che facciamo come giornale L’Osservatore d’Italia, mi scivolano addosso senza potermi scalfire. Chi aggredisce per mettere la cenere sotto il tappeto agisce in malafede e chi gioca con la giustizia e va in giro dicendo che “gli italiani sono tutti scemi e non capiscono nulla” si sbaglia perché siamo una nazione di brava gente, soprattutto di persone oneste.

Continuiamo a perseguire l’interesse collettivo e la verità sostanziale dei fatti perché il diritto di informare è costituzionalmente garantito. Questo fondo rivolto ai lettori affezionati de L’Osservatore d’Italia, alla fine di una giornata difficile ma appagante è l’unica maniera che conosco per rasserenare chi ci legge, anche quei personaggi di cui sopra: non molliamo! Continuiamo a scoperchiare le verità nascoste, a parlare dei fatti scomodi per portarli alla luce. Lo facciamo per dovere di cronaca non certo per perseguitare nessuno. Solo così posso continuare a portare con estremo orgoglio e riconoscenza la pelle che indosso: il giornalismo scevro dalle torbide dinamiche messe in piedi dai parassiti della società. Est modus in rebus, a volte ce lo dimentichiamo ma non dovremmo, specialmente quando “divoriamo” un patrimonio pubblico destinato alla collettività e non solo a pochi furbetti. La giustizia morale è sempre la strada vincente da percorrere. Come è bello guardarsi allo specchio e non provare vergogna.

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