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Assassin’s Creed Rogue Remastered, il capitolo più cupo della saga torna su Next Gen

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A distanza di quattro anni dal lancio, Ubisoft propone l’edizione rimasterizzata di Assassin’s Creed Rogue, capitolo più oscuro dell’intera serie passato in sordina per via della sua uscita esclusivamente su Pc, Xbox 360 e Ps3, ma soprattutto perché fu messo in vendita nello stesso periodo di “Unity”, primo titolo della serie che usciva sulle console next gen. Già al tempo del lancio, questo titolo di “transizione” da un’epoca videoludica a un’altra, era stato etichettato come una copia carbone del bellissimo “Black Flag”, dal momento che ne recuperava pressoché integralmente buona parte delle meccaniche di gioco. La vera novità di Rogue, però, consisteva nelle sue ambizioni narrative: per la prima volta nella saga, infatti, il giocatore era chiamato ad impersonare un templare, nemico giurato degli Assassini. Da un simile spunto “rivoluzionario” non è germogliato però un gameplay altrettanto coraggioso. Dinanzi alle caraibiche meraviglie di “AC Black Flag” o alle sublimi architetture parigine di “Unity”, le lunghe traversate marine di Shay apparivano lievemente sottotono. Eppure, nel complesso, Rogue non era certo un prodotto da sottovalutare: mescolando alcune soluzioni di gioco estrapolate dai suoi predecessori, l’opera ha finito per incarnare un ottimo riassunto delle caratteristiche chiave del brand. Pertanto, la versione rimasterizzata di Rogue, che trasporta anche su Xbox One e PS4 l’ultimo capitolo della così detta “trilogia americana”, racchiude l’essenza vera degli Assassin’s Creed, prima che la serie decidesse di “migrare” verso nuovi orizzonti creativi.

Assassin’s Creed Rogue racconta il viaggio di Shay Cormac evidenziando una vera e propria presa di coscienza, ma soprattutto stravolgendo la così netta distinzione tra buoni e cattivi presente fin dai primi titoli della saga. Dopotutto, prima di essere la storia di un eterno conflitto tra due schieramenti, quella di Assassin’s Creed racconta una storia di uomini. Nonostante alcuni buchi di sceneggiatura, è stato il terzo capitolo della serie a instillare il seme del dubbio nella mente dei giocatori: chi ha memoria della seppur breve alleanza tra Haytham Kenway e il figlio Connor? In quei frangenti il Gran Maestro Templare espone la sua versione dei fatti al giovane, mettendo in luce le fragilità del credo degli Assassini. Da quel preciso momento la serie ha iniziato a non vestire più soltanto il bianco o il nero, anzi ha ridefinito sé stessa con diverse tonalità di chiaroscuro. Assassin’s Creed Rogue, non ha fatto altro che trattare a fondo i temi di cui sopra, narrando – tra le altre cose – vicende un po’ più interessanti e circostanziate rispetto a quanto visto in “Black Flag”. Ubisoft ha quindi deciso di dare una seconda chance a questo titolo proponendolo in versione rimasterizzata per tutti i giocatori che vogliono saperne di più sul ciclo a stelle e strisce dell’opera. Il protagonista di Assassin’s Creed Rogue è diverso da tutti gli altri in quanto va oltre la fede nella sua fazione d’appartenenza, e cerca di vedere con i propri occhi ciò che è giusto o sbagliato, senza lasciarsi incantare da ideali predeterminati. Shay è un Assassino, ma non nutre più fiducia nel “credo”, colpevole – a suo dire – d’aver agito senza moralità alcuna. Pronto a tradire la causa della Confraternita pur di rispettare il suo codice d’onore, il protagonista si arruola così tra le fila del nemico, indossando le vesti di un Templare. Giocando ad Assassin’s Creed Rogue ci si accorge di come esso rimanga un capitolo di spessore all’interno della timeline, un tassello mancante che, sebbene non del tutto indispensabile, aiuta a fare chiarezza su alcuni snodi dell’epopea di Ubisoft. Laddove, almeno nelle premesse, la storyline tenti di imboccare sentieri alternativi a quelli canonici, ludicamente tutto resta estremamente tradizionale. Questo immobilismo, sia chiaro, non è per forza un male, specialmente se consideriamo che la base di partenza è la stessa di “Black Flag”, un gioco che ha saputo traghettare la serie verso lidi avventurosi e pirateschi. Ecco che, come nel quarto episodio, anche in Rogue le battaglie navali svolgono un ruolo centrale. La Morrigan è un’imbarcazione da domare, imbellettare, potenziare: si potrà così veleggiare tra le onde, godersi i panorami lontani, il sibilo della brezza, i canti marinareschi. Ancora oggi, se Rogue sopravvive alle intemperie degli anni, il merito spetta a questo instancabile gusto per i viaggi a bordo dell’imbarcazione, per le avvincenti battaglie navali, per i saccheggi e gli abbordaggi, per gli inseguimenti rocamboleschi fra le onde in tempests, per la scoperta di atolli deserti e tesori sommersi. Nel 2014, Ubisoft commise l’errore di proporre un’esperienza troppo simile a quella del suo predecessore uscito appena un anno prima, limitando fortemente lo stimolo, il gusto ed il desiderio di perdersi al largo dell’oceano. Ma oggi, dopo essere stati avvolti dal solleone d’Egitto con Origins (qui la nostra recensione) ed aver attraversato immense distese di sabbia, bagnarsi con l’acqua salata del mare trasmette una sensazione quasi di novità. In quanto a giocabilità, Assassin’s Creed Rogue non era particolarmente originale già quattro anni fa, e questa edizione rimasterizzata del prodotto non apporta alcun cambiamento. L’impostazione iniziale è esattamente quella di Black Flag: nelle primissime battute della storia si ottiene una nave e la si utilizza per muoversi all’interno di mappe marittime, alternando la missione principale ad attività collaterali. A questo si aggiungono le classiche missioni individuali per il brand, da effettuare in ambienti urbani più o meno estesi.

Se Edward Kenway si muoveva in un’unica mappa di Cuba e dintorni, l’avventura di Shay ne presenta due, la River Valley e l’Atlantico del Nord. Meno estese del predecessore, si differenziano per la natura e il clima, e presentano un paio di insediamenti minori accessibili senza caricamenti. L’unica ambientazione cittadina è New York, la cui mappa è in buona parte ripresa dal terzo capitolo della serie. Le meccaniche a disposizione del giocatore, a terra come in mare, sono sempre le stesse: arrampicata, mimetizzazione e stealth sono quelli ovviamente già visti in “Black Flag”, con la cerbottana sostituita da un fucile ad aria compressa. Allo stesso modo non sono cambiati né il sistema di guida della Morrigan né il suo sistema di potenziamento. Anche il combattimento, tanto in mare quanto a terra, non si muove da com’era sulle piattaforme old gen. Se la trama principale è ristretta in sei sequenze di ricordi, per una durata complessiva di circa una decina di ore, le attività collaterali sono come sempre abbondanti e tengono impegnati i giocatori per almeno il doppio del tempo. In Assassin’s Creed Rogue l’unico elemento effettivamente nuovo rispetto ai titoli precedenti è la possibilità di subire abbordaggi e non solo farli. Questa condizione avviene quando la Morrigan viene speronata con successo dal veliero avversario, cosa che obbligherà i giocatori a difendersi in corpo a corpo. Cacciare gli animali rimane comunque abbastanza velleitario, così come il potenziamento del personaggio, tanto che si finisce per concentrare tutte le finanze solo sulla Morrigan procurandosi i materiali con la pirateria. Per dare vita a questo Assassin’s Creed Rogue: Remastered, Ubisoft ha rimesso insieme buona parte del team originale, che con piacere è tornato a lavoro sulle gesta di Shay Cormac. Gli sforzi della squadra hanno permesso al gioco di offrire una risoluzione di 4K sia su Xbox One X che su PS4 Pro e di arricchire la presentazione visiva con una serie di accorgimenti grafici. Le texture in alta definizione, le luci e le ombre di qualità più elevata e una miglior effettistica in generale, non potranno che far piacere a coloro che vestiranno i panni del cacciatore di Assassini per la prima volta. I miglioramenti grafici e le differenze con le versioni della scorsa generazione sono evidenti anche su PS4 e Xbox One, che vantano tutte le migliorie di cui sopra e una risoluzione di 1080p. Sul fronte sonoro, Rogue si presenta bene grazie a un doppiaggio in Italiano sempre calzante e a una colonna sonora avvincente. Tirando le somme, se vi state chiedendo se vale effettivamente la pena di acquistare Assassin’s Creed Rogue Remastered, la risposta è sì, a patto che non lo abbiate giocato in versione “old gen” o siate dei fan sfegatati della serie che vogliono avere la collezione al completo. L’avventura di Shay è assolutamente godibile anche a 4 anni di distanza dalla sua uscita e se si vuole avere una visuale globale dell’intero universo della serie, non giocare questo capitolo sarebbe un vero e proprio errore.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 8,5
Sonoro: 8
Gameplay: 8
Longevità: 7,5
VOTO FINALE: 8

 

Francesco Pellegrino Lise

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Monster Energy Supercross 4, fango e salti in salsa next-gen

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Monster Energy Supercross 4, il videogame ufficiale del Campionato Monster Energy AMA Supercross, è tornato in un’edizione tutta nuova che poggia sulle solide basi viste nei precedenti capitoli della serie e introduce diverse novità che faranno la gioia dei fan del brand. Monster Energy Supercross 4, titolo di Milestone dedicato alla massima competizione statunitense, ha visto la luce su console (PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One e Xbox Series X/S) e PC l’11 marzo 2021, portando il celebre show motociclistico d’oltreoceano nelle case di tutti gli appassionati di videogames. Come sempre nel franchise, la software house italiana ha messo a disposizione dei fan della categoria tanta carne al fuoco. Oltre alla possibilità di personalizzare il proprio personaggio in-game con tantissimi contenuti, grazie agli oltre 110 brand ufficiali per la customizzazione estetica e di performance per pilota e moto, sono disponibili anche 11 arene e 17 tracciati provenienti direttamente dalla stagione ufficiale 2020 della massima competizione statunitense. Insomma, Monster Energy Supercross 4 è una produzione ricca di contenuti e densa di attività. Ma veniamo al gameplay vero e proprio. Una volta avviato il gioco, il titolo consente fin da subito di ricreare in-game il proprio alter ego virtuale, avendo la possibilità di decidere il nome, la nazionalità, l’aspetto fisico e il numero di numero da gara. Ultimata la personalizzazione del proprio avatar, si può scegliere a quale team unirsi (KTM, Yamaha, Kawasaki, Honda, Suzuki e Husqvarna) per iniziare la modalità Carriera. Quest’ultima vedrà i giocatori scendere in pista, confrontandosi contro NPC abbastanza aggressivi al fine non solo di scalare la vetta del Monster Energy AMA Supercross, ma anche quello di guadagnare crediti e punti abilità per migliorare le caratteristiche del proprio pilota. Sebbene il nuovo skill tree sia stato rinnovato completamente, influenzando le performance del pilota durante tutta la gara, a nostro avviso introduce un livello di difficoltà fin troppo eccessivo, che alla lunga potrebbe anche creare frustrazione nei giocatori, soprattutto in coloro che si cimentano per la prima volta in questo sport. L’elevato tasso di sfida offerto da Monster Energy Supercross 4 non è dovuto esclusivamente da un’IA particolarmente aggressiva, ma anche da meccaniche di gioco abbastanza articolate. Infatti, oltre a dover gestire sapientemente il freno e l’acceleratore, per poter governare la moto occorre avere piena consapevolezza del proprio mezzo e valutare il corretto posizionamento del corpo durante le acrobazie. Carriera però non è l’unica modalità di gioco disponibile in Monster Energy Supercross 4, visto che il team di sviluppo ha pensato bene di alleviare la frustrazione dei giocatori introducendo anche una componente online multiplayer lag free, grazie ai Server Dedicati, gli eventi, un track editor avanzato e la modalità Compound. Proprio quest’ultima consente ai giocatori di invitare fino ad un massimo di tre amici mentre vagano liberamente nella nuova area ispirata ai bellissimi paesaggi delle isole del Maine. Sebbene l’area in questione non sia particolarmente grande da esplorare, si tratta di un’esperienza di gioco assolutamente piacevole, offrendo ai giocatori la possibilità di godersi il paesaggio e dilettarsi in salti acrobatici lungo le scogliere rocciose della spiaggia o attraverso le finestre di edifici abbandonati. Ma non è tutto, visto che il nuovo Compound oltre ad introdurre cinque tracciati, sfide totalmente rinnovate e corse da soli o in co-op, permette ai giocatori di collezionare oggetti utili per sbloccare nuove componenti. Insomma, il compound presente in Monster Energy Supercross 4 è a nostro avviso una vera e propria fucina di divertimento.

Monster Energy Supercross 4 oltre ad un gameplay difficile da assimilare, riesce ad innovare poco rispetto ai precedenti capitoli della serie. Come tanti videogames dedicati a sport con cadenza annuale, l’ultima fatica di Milestone sembra più che altro essere un corposo aggiornamento di Supercross 3, con nuove livree disponibili, supporto ai 60 fps e un comparto grafico leggermente migliorato. Le moto sono riprodotte in maniera molto fedele e con un’estrema cura nei dettagli mentre l’atmosfera in pista appare immersiva e appagante, riuscendo a coinvolgere il giocatore pienamente nella competizione d’oltre oceano. Il tutto viene ulteriormente amplificato da un ottimo comparto sonoro e da animazioni più credibili, malgrado alcune di esse risultino rigide e fin troppo veloci. Se da una parte abbiamo una riproposizione molto accurata dei motocross e degli stadi, non possiamo dire lo stesso delle interazioni tra le moto e i segni che queste andranno progressivamente a tracciare sul terreno dopo ogni passaggio. Purtroppo si tratta di elementi puramente estetici, che non andranno ad influenzare in alcun modo traiettorie, stabilità e performance della moto di chi gioca. A livello grafico, nonostante Monster Energy Supercross 4 presenti un dettaglio grafico soddisfacente, seppur sottotono rispetto ad altre produzioni di Milestone, uno dei principali vantaggi della versione next-gen del gioco sono i caricamenti fulminei, che permettono al giocatore di salire immediatamente in sella e cimentarsi nelle rispettive gare. Il nuovo racing game della software house italiana beneficia della maggior potenza di calcolo di Xbox Series X/S e PlayStation 5, ma su quest’ultima riesce ad avere una marcia in più grazie al supporto del feedback aptico e dei trigger adattivi del nuovo controller DualSense. Il gameplay di Monster Energy Supercross 4 trova così un’arma in più nelle inedite funzionalità del controller di PS5, riuscendo letteralmente a stravolgere e rivoluzionare l’esperienza in-game, rendendola ancor più coinvolgente e accattivante. I grilletti adattivi sono i veri protagonisti delle competizioni, dato che oppongono una resistenza variabile, sia quando si frena, sia quando si accelera, a seconda delle condizioni e dello stile di guida. Purtroppo, rispetto ad altri titoli del team italiano, il feedback aptico è presente, ma in maniera meno incisiva. Dunque il senso di coinvolgimento nelle gare viene meno ed è assolutamente meno appagante. Tirando le somme: Monster Energy Supercross 4 pur confermandosi un ottimo gioco, solido e divertente, non riesce a stupire al 100 per cento. I passi in avanti compiuti dalla serie in questa quarta incarnazione ci sono sembrati limitati e non troppo incisivi. Ad alcuni lievi miglioramenti grafici si sono accompagnate piccole rifiniture del modello fisico, soprattutto nell’ambito degli spostamenti di peso e della libertà di movimento in aria, ma questo potrebbe non bastare a fare la gioia degli appassionati di vecchia data, coloro che seguono da anni l’evoluzione della serie e che, magari, si aspettavano un cambio di marcia più evidente e significativo. In ogni caso, l’ultima fatica di Milestone rappresenta un ottimo titolo per chi ama il mondo del motocross e per chi cerca una sfida complessa su fango e sterrato a cavallo di una potente due ruote.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 7,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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Costume e Società

Instagram under 13, Facebook prepara il social per giovanissimi

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Facebook è al lavoro per lanciare una versione di Instagram dedicata agli utenti “under 13”, quindi più adatta in termini di sicurezza per i più piccoli. L’indiscrezione è stata diffusa dal sito americano Buzzfeed News che è venuto in possesso di una nota interna della società. L’attuale policy di Instagram – come molti social network – vieta ai minori di 13 anni di utilizzare il servizio. Secondo le indiscrezioni, il progetto sarebbe supervisionato da Adam Mosseri, capo di Instagram, e guidato da Pavni Diwanji, assunto da Facebook a dicembre che in precedenza ha lavorato per Google al progetto YouTube Kids. “Sono entusiasta di annunciare che per il futuro prossimo abbiamo individuato nei giovanissimi una priorità per Instagram”, ha scritto Vishal Shah, vicepresidente del prodotto di Instagram su una bacheca destinata alle comunicazioni tra i dipendenti. Proprio pochi giorni fa la piattaforma ha messo in campo una stretta per gli under 13, con tecnologie di Intelligenza artificiale e avvisi di sicurezza per far capire ai giovani di essere più cauti nelle conversazioni con gli adulti. Ricordiamo che nel 2017, Facebook aveva rilasciato una versione speciale di Messenger per bambini, controllata dai genitori. Due anni dopo l’azienda ha dovuto correggere un bug che consentiva ai più piccoli di chattare con contatti adulti, anche non approvati. A febbraio di quest’anno, a seguito di un intervento del Garante della protezione dei dati personali italiano dopo fatti di cronaca, TikTok ha deciso di richiedere agli utenti la loro età, con la promessa di mettere in campo anche sistemi di intelligenza artificiale per scovare eventuali false ammissioni, così da cancellare i profili degli iscritti con meno di 13 anni. La questione è delicata anche sotto il profilo legale: a settembre 2019, la Federal Trade Commission americana ha inflitto a Google una multa di 170 milioni di dollari per aver raccolto dati dei minori su YouTube, senza il consenso dei genitori, per mostrare loro annunci rilevanti.

F.P.L.

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Scienza e Tecnologia

Call of Duty Black Ops Cold War, la stagione 2 è carica di novità

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La Stagione 2 di Call of Duty Black Ops Cold War (qui la nostra recensione) e Warzone ha fatto il proprio debutto su tutte le piattaforme e ha introdotto un buon numero di contenuti che non solo rinnova armi, roster di operatori e mappe, ma dà un’importante svecchiata alla modalità Zombies grazie ad un evento a tempo che porta i non morti anche a Verdansk. Esattamente come visto nella prima stagione (qui la nostra recensione), anche questa volta gli sviluppatori hanno voluto giustificare l’arrivo dei nuovi contenuti dal punto di vista narrativo e hanno accompagnato il lancio dell’aggiornamento con una serie di trailer in computer grafica che ci aiutano a comprendere cosa sta succedendo. La scorsa stagione Call of Duty Cold War ha visto l’arrivo di Stitch, fantasma del passato di Russell Adler, che è riuscito a rapirlo e a nasconderlo in un luogo sicuro. Ed è proprio per questo che Frank Woods e una squadra di nuovi operatori si è recata nel Laos, dove Stitch si sta servendo dell’aiuto di Kapano “Naga” Vang, altro losco figuro che sguazza nel traffico e nella vendita di armi di distruzione di massa. Questo personaggio ricopre il ruolo di personaggio principale del nuovo Pass Stagionale, visto che chiunque deciderà di acquistarne la versione premium potrà immediatamente ottenere la skin “standard” e sbloccarne una versione differente al livello 100. Nel corso della Stagione 2 di Black Ops Cold War e Warzone arriveranno anche gli operatori Maxis (già conosciuta in Zombies e già disponibile all’acquisto per 2400 CoD points), Wolf e Rivas, ovvero il team di “buoni” visto nel trailer e che potrà essere acquistato nel corso della stagione tramite una serie di bundle.

 Oltre agli operatori, ai progetti e ai soliti contenuti estetici, il Pass Stagionale non manca di introdurre anche delle nuove e fortissime armi. Per quello che concerne l’ampliamento dell’arsenale, infatti, sembra che Treyarch voglia seguire uno schema pressoché identico a quello della Stagione 1, durante la quale avevamo visto costantemente arrivare nuove armi gratuite e sbloccabili dai giocatori previo il completamento di semplici sfide in game. Grazie al pass si possono ottenere gratuitamente il fucile d’assalto FARA 83 e la mitraglietta LC10, ma sin dal day one della Stagione 2 è già possibile completare una speciale sfida nel multiplayer di Cold War che dà in ricompensa un letale Machete. Senza voler fare troppo il misterioso, il team di sviluppo ha inoltre confermato che nelle prossime settimane arriveranno altre armi gratis da sbloccare sempre con delle sfide: la Pala da trincea (altra arma da mischia), la balestra Cacciatore di Ombre R1 e infine il fucile di precisione ZRG 20MM. Sebbene le armi siano tutte gratuite, buona parte degli oggetti cosmetici rientra tra le ricompense premium del pass, il cui costo è come al solito di 1.000 Punti COD per la versione base e di 2.400 Punti COD per quella che permette di partire subito fin dal livello 20.

Come già detto alcune righe sopra, d’aver ricevuto il maggior numero di attenzioni in questa stagione è sicuramente la modalità Zombies di Call of Duty Black Ops Cold War, che si è espansa grazie all’arrivo di Outbreak, la nuova opzione di gioco che nell’edizione italiana è chiamata Epidemia. Quando nei teaser si citava una nuova esperienza Zombies non si scherzava: Epidemia è la prima, vera rivoluzione dell’amata modalità presente in tutti i capitoli targati Treyarch. Si tratta infatti di un’attività completamente diversa rispetto a quanto visto in Die Maschine e Firebase Z e che, paradossalmente, potrebbe piacere a chi non ha mai apprezzato questa componente della serie: per quanto il core del gameplay resti lo stesso infatti, i giocatori devono spostarsi in giro per una delle tre mappe incredibilmente vaste (e con uno stile che in alcuni frangenti ricorda molto quello di Blackout, la battle royale di COD Black Ops 4) con lo scopo di completare dei mini-obiettivi al loro interno. Il Pack-A-Punch, i boss e i perk sono sempre lì, ma la progressione è scandita dal passaggio tra una mappa e l’altra al completamento dei vari obiettivi, dal momento che i giocatori possono scegliere ogni volta se procedere con l’estrazione o passare all’arena successiva decretando anche l’aumento della potenza dei nemici. Quest’ultimo è segnalato da un piccolo numero nell’angolo dello schermo, il quale va a rimpiazzare il classico contatore dei round. Come se non bastasse, Treyarch ha ampliato la sezione dei potenziamenti non solo con l’abilità Guardia Frenetica e la mod proiettili Scoppio Dirompente, ma anche con i livelli 4 e 5 di ogni singola voce dei menu che può essere migliorata tramite l’esborso di Cristalli di Aetherium. Anche multiplayer però ha ricevuto la sua buona dose di aggiunte, infatti se si è fan del PvP si può sin da subito gettarsi nella mischia in Apocalypse, la mappa ambientata nella giungla del Laos. Attualmente si tratta dell’unica area aggiuntiva del multigiocatore, alla quale seguiranno Golova (multi-squadra), Villa (scontro) e Miami Strike nelle prossime settimane. A compensare la carenza di nuove arene arrivano però due nuove modalità, una delle quali è molto apprezzata da tutti i giocatori di Call of Duty: il Gioco delle Armi, in cui ad ogni uccisione si cambia arma fino ad utilizzare un coltello, con il quale un’uccisione equivale alla vittoria. L’altra nuova modalità, in arrivo a breve, è Accumulo, ovvero un mix tra Uccisione confermata e Postazione in cui le piastrine vengono accumulate dai giocatori e possono essere depositate, sempre che qualcuno non riesca a rubarle eliminando il loro portatore.

Anche Call of Duty Warzone è stato aggiornato, sebbene in questo caso si tratti di una serie di novità più contenuta e riguardante principalmente il debutto dei non morti anche nella battle royale. Le uniche aggiunte consistono infatti nella modalità Rebirth Ritorno Estrema, ovvero la riproposizione di quanto già visto con la Stagione 1 ma con più giocatori, ed Estrazione ancora non disponibile tra le playlist. Come accennato poco sopra, il focus principale della stagione di Warzone è sull’enorme vascello, la Vodianoy: quella vista nei teaser, infatti, non era una nave da carico come tutte le altre e si tratta proprio della causa della comparsa di zombi in giro per Verdansk. Un filmato in CG che viene riprodotto all’avvio di COD Warzone Stagione 2 mostra proprio il mezzo navale che, nel lontano 1984, è stato vittima di un evento che l’ha “trasformato” e per qualche ragione l’ha fatto vagare senza meta fino ad oggi. L’approdo della nave sulle coste della mappa non ha solo creato un nuovo punto d’interesse nella zona sud est della mappa, Shipwreck, ma ha anche introdotto uno speciale evento attraverso il quale richiamare i nemici controllati dall’IA, i quali inizieranno a spuntare da ogni angolo dell’imbarcazione. Ma perché rischiare in una zona tanto affollata da giocatori e non morti? La risposta è molto semplice: la nave è piena zeppa di bottino, senza contare che l’eliminazione delle creature permette di sbloccare le esclusive ricompense dell’Evento Epidemia. La fine dell’evento coincide inoltre con l’11 marzo 2021, data in cui i rumor vogliono che un’esplosione nucleare spazzi via la Verdansk di Call of Duty Warzone. Dal momento che la battle royale non ha ricevuto molte attenzioni al debutto di questa stagione, è evidente che il team di sviluppo stia aspettando il tanto chiacchierato evento in game per tirare fuori il proprio asso nella manica e apportare delle importanti modifiche alla modalità free to play. Dopotutto un enorme missile nucleare è apparso in giro per la mappa ed è improbabile che sia stato posizionato lì per puro caso. A questo punto non resta che attendere i prossimi giorni per scoprire se le insistenti voci di corridoio su una rivoluzione del battle royale siano affidabili o meno. Nel frattempo, di carne a cuocere ce n’è davvero moltissima e il divertimento come sempre si moltiplica.

GIUDIZIO GLOBALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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