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Asterix & Obelix Slap Them All, il ritorno dei Galli in 2 dimensioni

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Asterix e Obelix, per chi non lo sapesse, sono due noti personaggi della serie a fumetti Asterix, creata in Francia nel 1959 dal duo formato da René Goscinny (testi) e Albert Uderzo (disegni) e che vide la pubblicazione in Italia nel 1968 grazie all’editore Mondadori. Fu da subito un grande successo vista la simpatia dei protagonisti e le trame ben fatte che ci portavano al 50 a.C. quando i romani avevano annientato e occupato militarmente la Gallia ad esclusione però di un piccolo villaggio dell’Armorica che resisteva ad ogni attacco. Dal fumetto ai videogiochi il salto è stato semplice ed immediato ed il primo gioco è comparso nel 1983 per Atari 2600 con il titolo omonimo Asterix a cui seguono la bellezza di ventidue titoli incluso quest’ultimo Asterix & Obelix: Slap them All sviluppato dalla software house Mr. Nutz Studio e che andiamo a recensire nelle prossime righe. Il titolo inizia come ogni fumetto, film e videogame fino ad oggi uscito: nella Gallia del 50 a.C. l’unico fazzoletto di terra che resiste alle legioni romane è un piccolo villaggio dell’Armorica, abitato da irriducibili Galli di cui fanno parte gli inseparabili Asterix e Obelix. Tra una battuta di caccia al cinghiale e l’occasionale zuffa con le guarnigioni limitrofe, i nostri due protagonisti dovranno affrontare diverse avventure in giro per l’Europa. Storicamente i videogiochi di Asterix non hanno mai avuto bisogno di chissà quali trame, e questo Asterix & Obelix Slap Them All non fa eccezione. La differenza con il passato è che adesso anche gli sviluppatori ne sono consapevoli. Il gioco si divide in sei atti, ciascuno dei quali è dipanato in sottocapitoli da completare intervallati da schermate fisse con dialoghi e illustrazioni. Tutti gli atti (ad eccezione dell’ultimo) sono adattamenti diretti di un albo classico della serie, e vi riprendono situazioni, personaggi e dialoghi. Un’idea davvero simpatica questa, sia per chi si è cresciuto con le opere di Goscinny e Uderzo, ma sia per i giocatori più giovani che possono conoscere storie e personaggi che hanno fatto la storia. Asterix & Obelix Slap Them All è un videogioco che strizza l’occhio al vintage, infatti è un videogame a scorrimento laterale, in cui da soli o in compagnia ci si dovrà fare strada attraverso nutriti gruppi di nemici. A disposizione dei due Galli vi è un moveset variegato in maniera dignitosa, dove alla classica combo fatta con il l’attacco principale vanno alternate le mosse speciali. Queste ultime consumano energia (rappresentata da piccoli fulmini sopra la barra della salute) ma permettono di guadagnare vantaggi tattici, quali la possibilità di spezzare la guardia dei nemici, respingerli o stordirli. L’energia si potrà poi ricaricare con gli attacchi normali. A fare da contorno ai ceffoni intervengono sia il tasto per afferrare che per effettuare alcune manovre evasive: premendo due volte una direzione si farà eseguire al personaggio uno scatto in avanti che stordirà tutti i nemici con cui verrà in contatto. Più che la parata (con il dorsale destro) è proprio questo scatto che alla prova del gameplay si dimostra irrinunciabile, in quanto offre il doppio vantaggio sia di piazzare alcuni colpi su nemici difficili che di tagliare in due lo schermo e liberarsi da situazioni potenzialmente letali. Necessario aggiungere che se si gioca da soli con il pulsante dorsale sinistro si può cambiare personaggio, però se l’energia di uno solo dei due arriva a zero la partita termina inevitabilmente e bisognerà ricominciare il sottocapitolo che si stava giocando.

I due protagonisti di base condividono lo stesso moveset: al di là delle ovvietà (Asterix è relativamente più debole ma molto veloce, Obelix è resistente ma molto goffo e lento) a differenziarli sono le mosse speciali e il sistema di prese: ad esempio Asterix può prodursi in una trottola che funge da alternativa allo stordimento. Le prese invece sono utilizzabili quando un nemico è in fase di stordimento grave, indicata dalle classiche stelline intorno alla testa. In quel caso Asterix prenderà il nemico e lo farà roteare proprio come nel fumetto, mentre con Obelix si potrà scegliere se schiaffeggiarlo o tirarlo stile bowling dall’altro lato dello schermo. Naturalmente alcuni nemici non saranno afferrabili, soprattutto i boss. Per questi ultimi il gioco li introduce con una schermata a parte, simili ai caricamenti di un picchiaduro o alla locandina di un incontro di pugilato; nonostante la presenza di nemici minori come disturbatori, nessuno di loro rappresenta una sfida insormontabile. Cosa sensata in quanto il titolo è ovviamente diretto a un pubblico giovanissimo o a chi vuole rivivere i titoli con cui si è cresciuto a cavallo fra gli anni 80 e 90. A livello strettamente estetico il risultato è semplicemente eccellente: il gioco sembra prendere vita direttamente dalle tavole di Uderzo, con colori sgargianti, animazioni accuratissime e sfondi di pregiata fattura. Una cura e un amore che permettono di trovare spazio anche ad altre citazioni, che stavolta si rifanno al passato videoludico del marchio: lo stesso titolo Asterix & Obelix Slap Them All è un’evidente citazione sia ad Asterix & Obelix Bash Them All, uscito su Game Boy Advance nel 2002 che al celeberrimo Asterix & Obelix, pubblicato su Super Nintendo a inizio anni Novanta. La sensazione di trovarsi a sfogliare un fumetto della serie è amplificata da tutti gli elementi grafici di contorno, dai denti che saltano durante le risse alle immancabili onomatopee per i colpi andati a segno. Il tutto poi mantiene una fluidità assoluta: tecnicamente parliamo di un lavoro davvero senza difetti, che esalta nella quantità di elementi che è in grado di muovere a schermo. Completano il pacchetto una cura squisita nelle illustrazioni e un’effettistica fedele e cartoonesca, contornata da musiche ben fatte anche se non numerose. Il gioco in sé dura circa sei ore, ma non è un difetto: considerando il genere, allungare fin troppo il brodo avrebbe portato soltanto a noia. Gli sviluppatori per evitare la ripetitività troppo marcata hanno inserito fra una storia e l’altra alcuni livelli in cui bisogna gareggiare contro l’atleta romano Cornodurus, inseguire i cinghiali o rompere oggetti come barili o macchine da guerra.

Come accennato poche righe sopra, il peggior difetto di Asterix & Obelix Slap Them All è la ripetitività, che comunque ricordiamo essere il tallone d’Achille di tutti i videogame di questo genere. Questo difetto viene purtroppo affiancato dalla mancata “crescita” dei personaggi e da alcune mosse che sono fin troppo sbilanciate, tanto che a difficoltà normale è possibile prevalere dall’inizio alla fine usando sempre le stesse tecniche. La ripetitività purtroppo ovviamente riguarda anche gli avversari che vengono riproposti quasi fin da subito nonostante ci siano alcune varianti, ma visto la tipologia di gioco in stile anni ‘90, questi difetti sono da mettere in conto. La politica del riciclo purtroppo però affligge anche l’altra grande componente di qualunque arcade a scorrimento, ovvero le boss fight. Troppe volte ci si ritroverà ad affrontare sempre gli stessi nemici, da centurioni (sia singoli che in coppia) al povero pirata Barbarossa, il cui assalto alla nave è inserito più volte come “intermezzo” tra un viaggio e l’altro. Il gioco infine pecca anche nella battaglia finale, che necessitava di un avversario memorabile e invece si limita a una semplice riproposizione di alcuni boss affrontati negli stage precedenti. Lo stesso ruolo del povero Giulio Cesare nel gioco è ai limiti del cameo, cosa che gli toglie quell’aura da onorabile nemico supremo che dovrebbe avere. Tirando le somme, possiamo dire che questo Asterix & Obelix Slap Them All è un graditissimo ritorno in stile videoludico dei personaggi creati da Goscinny e Uderzo. L’amore degli sviluppatori per il piccolo eroe di carta si è concretizzato in un videogioco graficamente squisito, appagante e pieno di citazioni ai fumetti originali e al suo passato videoludico, del quale si propone di essere erede. Ma a fronte dei pregi, il gioco pecca nel suo riciclo incessante di elementi, nemici e situazioni, nonché nella ripetitività intrinseca del suo genere, che viene purtroppo arginata solo in parte. Il capolavoro magari non è all’orizzonte, ma la buona strada ormai è imboccata e siamo sicuri che in un prossimo sequel i difetti sopra elencati saranno eliminati o quanto meno alleggeriti. Se avete vissuto gli anni 89/90 oppure volete far conoscere ai vostri figli i Galli che hanno caratterizzato la vostra infanzia, questo è il titolo giusto.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica:8

Sonoro: 8

Longevità: 7

Gameplay: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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Age of Empires 2, il grande classico per Pc ora è anche su Xbox

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Age of Empires 2: Definitive Edition è molto di più dell’edizione rimasterizzata di un vecchio gioco. Infatti il poter giocare a Age of Empires 2 col gamepad su Xbox è, nel suo piccolo, un evento storico. Lo strategico in tempo reale di Microsoft è stato per circa 25 anni uno dei giochi PC più amati, una vera e propria icona di quel tipo di prodotti che, nonostante tutto, su console non si poteva avere. Storicamente gli strategici in tempo reale non sono mai riusciti a far breccia nel mercato console per via della loro complessità e della difficile compatibilità del controller con lo stile di gioco. Il lavoro svolto dal team di sviluppo ha saputo però stupirci in più di un’occasione e visto il risultato positivo questo potrebbe voler dire che in futuro potrebbe esserci la possibilità di aprire la strada a ulteriori prodotti di questo tipo. L’edizione di Age of Empires 2 chiamata “definitive edition”, curata da Forgotten Empires, contiene tutti i contenuti scaricabili e le espansioni pubblicate negli anni, più un pacchetto inedito pensato per l’occasione, oltre che alcuni piccoli ritocchi grafici introdotti per rendere alcune unità più godibili e la gestione della mappa più semplice, come uno zoom più efficace. A conti fatti si tratta di 11 campagne storiche che ripercorrono le gesta di alcuni degli eroi più famosi della storia, alle quali aggiungere missioni cooperative, schermaglie e il classico multiplayer. Da non sottovalutare il miglioramento dell’intelligenza artificiale che, ai livelli più alti, si comporta in maniera meno meccanica e più credibile. Una volta avviato il titolo per la prima volta la prima cosa che appare a schermo non è il menu principale ma un corposo tutorial che – con tanto di doppiaggio in italiano – spiega per filo e per segno i rudimenti dell’RTS quando si gioca con un controller. Dopo un breve addestramento, all’utente viene anche data la possibilità di migliorare le sue abilità col pad grazie a una breve campagna dedicata a William Wallace (noto ai più come Braveheart) e a una serie di sfide inerenti alle strategie belliche di Sun Tzu (generale cinese nonché autore de L’Arte della Guerra).

La soluzione utilizzata dallo studio prevede un’interfaccia completamente rivisitata per fare in modo che si possano avere sott’occhio tutte le informazioni necessarie e i suggerimenti utili per i comandi disponibili. Complice anche la presenza di una nutrita schiera di scorciatoie e combinazioni di tasti che aiutano a selezionare tutte le unità di un certo tipo, ma anche a riportare il cursore sul centro città o ad attivare il menu di costruzione, non abbiamo incontrato alcun tipo di ostacolo nel corso delle partite. Sono bastati pochi minuti per familiarizzare con questo modo di giocare e in men che non si dica siamo stati abbastanza abili da metter su piccoli insediamenti e fabbricare unità per poi attaccare il nemico. L’unico elemento di disturbo di questo Age of Empires 2 per Xbox l’abbiamo incontrato in fase di posizionamento delle abitazioni, poiché il cursore ci ha reso difficoltosa in più occasioni la collocazione delle case in maniera precisa e ordinata. Si tratta di una problematica circoscritta a questo specifico tipo di costruzioni e che, ad esempio, non abbiamo riscontrato nel posizionamento delle mura di difesa. A tal proposito, ci teniamo a citare anche l’intuitivo sistema utile per dare ordini in successione, fondamentale soprattutto nel corso della realizzazione in serie di piccoli edifici come le mura o le case: in questo caso, basta la semplice pressione di un tasto mentre si eseguono gli ordini per far sì che i comandi si susseguano, senza dover tenere costantemente d’occhio l’unità. Un’altra meccanica interessante riguarda la gestione degli abitanti, ora non più soltanto di tipo manuale. Gli sviluppatori hanno implementato una sorta di automatismo che permette di scegliere l’approccio da adottare su una ruota con svariate opzioni. Basta quindi un semplice comando per decidere di dare istruzioni alle unità dedite alla raccolta di risorse su come suddividersi tra legno, oro, pietra e cibo, oppure per destinare l’accumulo di materiali a un fine specifico, come la produzione di un esercito o di ciclopiche cinte murarie per proteggere gli edifici. C’è anche la possibilità di abilitare la gestione automatica delle coltivazioni, così che queste vengano condotte e tenute in salute senza continui interventi dell’utente. Insomma il lavoro svolto non è davvero niente male.

Nonostante i miglioramenti di questa edizione di Age of Empires 2 per Xbox, come la risoluzione in 4K (1440p su Series S) o gli asset migliorati, stiamo parlando sempre di un gioco con quasi 25 anni sulla spalle. Quindi, sotto il profilo squisitamente tecnologico, non lo si può definire un capolavoro della tecnica o un gioco moderno a livello di meccaniche, ma sicuramente resta un software funzionale. Le unità e gli edifici sono chiari e ben definiti, le mappe piacevoli da vedere e ben disegnate e la serie ha senza dubbio uno stile inconfondibile, però è impossibile non notare le animazioni di costruzione che vanno leggermente “a scatti”, il design dei menù e dell’interfaccia vintage e tutte quelle cose che sono state conquistate in questi due decenni di studio sull’interfaccia di gioco e sulla qualità della vita. Per la versione console, però, sono stati aggiunte alcune opzioni di accessibilità molto interessanti, come l’audio guida dei menù, la modalità per daltonici e un’interfaccia più grande dei menù. L’unico comparto che non è invecchiato è quello sonoro, dato che poteva contare su di un buon doppiaggio in italiano e musiche epiche. Anche in questo caso si nota l’età del design del suono, coi rumori che spariscono se finiscono fuori campo senza una dissolvenza più dolce. In definitiva nulla che vada a inficiare la qualità del gameplay e il divertimento: Age of Empires 2 è ancora uno dei migliori esponenti del genere e siamo sicuri al cento per cento che sarà in grado di appassionare sia i giocatori di vecchia data che le nuove generazioni di gamers. Il titolo infatti, a nostro avviso, è in grado di garantire le stesse identiche sensazioni che i players più attempati potevano provare alle soglie del 2000. Il nostro consiglio? Non potete perderlo per nessuna ragione.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8

Longevità: 9

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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iPhone 15 in versione Ultra, sempre più rumors ne danno conferma

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Si fanno sempre più insistenti le voci sui prossimi modelli di iPhone, in uscita nell’autunno del 2023. Le ultime indiscrezioni, diffuse da Mark Gurman, giornalista di Bloomberg che tiene una newsletter periodica sul mondo Apple, parlano di un possibile nuovo iPhone Ultra. Come l’attuale versione dell’Apple Watch Ultra, che si distingue dal tradizionale orologio connesso di Cupertino per materiali e funzionalità, anche l’iPhone Ultra sarebbe dotato di uno chassis più robusto e capace di resistere a graffi e cadute, oltre che integrare un comparto di connettività più potente. Per differenziare ulteriormente la gamma degli iPhone Plus e Pro dall’Ultra, Apple potrebbe dotare quest’ultimo di un processore più veloce, una fotocamera migliore, con obiettivo a periscopio, e un display ancora più grande. “Potrebbero esserci anche altre funzionalità future, come l’eliminazione definitiva della porta di ricarica”, aggiunge Gurman. L’Unione Europea ha stabilito che entro la fine del 2024, tutti i telefoni cellulari, i tablet e le fotocamere nell’Ue dovranno essere dotati di una porta di ricarica comune Usb-C mentre, ad oggi, gli iPhone presentano una porta proprietaria, conosciuta come Lightning. Notizie recenti sulla famiglia degli iPhone 15 suggeriscono che Apple stia già cercando vari modi per differenziare i modelli Pro dai loro fratelli tradizionali. Ad esempio, un rapporto del sito Engadget afferma che le varianti Pro potrebbero essere dotate di connettività wi-fi 6e, mentre iPhone 15 e iPhone 15 Plus monterebbero solo antenne WiFi 6, meno recenti e con copertura minore. In quanto a costruzione, il telaio dell’iPhone Ultra, secondo Gurman, sarebbe in titanio e privo di pulsanti fisici. Al loro posto solo aree sensibili al tocco su cui premere per accendere o spegnere il dispositivo e gestire il livello del volume. Se queste indiscrezioni si rivelassero vere a questo punto la domanda che gli utenti si fanno è: ma quanto costerà la versione Ultra? Per saperne di più non resta altro che aspettare e capire quali sono i piani di Apple per la prossima generazione di smartphones.

F.P.L.

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Fire Emblem Engage, l’evoluzione della saga

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Fire Emblem Engage è il secondo videogioco della serie di strategici a turni ad arrivare su Nintendo Switch, dopo l’apprezzatissimo quanto diverso dal solito Three Houses. Diverso perché ha introdotto nel gameplay della serie una componente sociale piuttosto corposa, che dava al giocatore la possibilità di vivere una vita sociale vera e propria, gestire i rapporti con i personaggi secondari e persino compiere delle scelte rispetto alle tre case presenti nel gioco. Un cambio importante, che arrivava dopo la rinascita della serie su 3DS. Fire Emblem è una serie che esiste da molti anni, che trae le sue origini in Giappone durante gli anni ’90, ma è approdata in occidente soltanto nel 2003 su Game Boy Advance. Il pubblico non era ancora pronto, forse anche per un approccio artistico differente da quello dei capitoli più moderni. Sarà Awakening a trasformare la serie nel nuovo campione d’incassi di Nintendo, aprendo le porte a Intelligent System verso nuovi e promettenti orizzonti. Fire Emblem Engage continua a seguire quella filosofia, scegliendo di perfezionarsi e reinventare il modo in cui si dipana l’esperienza tattica. Le sue basi restano saldamente ancorate alle origini, proponendo un gameplay perfettamente in linea con i precedenti capitoli. La narrazione a capitoli inquadra un susseguirsi di scontri di difficoltà crescente, con un sistema di tipo “sasso, carta, forbice” dove le unità munite di spade vincono sulle asce, le asce sulle lance e le lance sulle spade. Tutto ciò serve a determinare i rapporti di forza tra le classi delle unità, mentre i turni che si alternano fra player e avversario a scandire l’alternarsi della fase d’azione del giocatore e quella nemica. Nel reinventarsi però, Fire Emblem Engage sceglie di omaggiare le origini della serie introducendo la meccanica degli Emblemi, la novità più importante introdotta da questo ultimo titolo. Ogni personaggio a disposizione infatti potrà equipaggiare un anello, al cui interno risiede lo spirito di un eroe dei precedenti Fire Emblem. Con 12 anelli a rappresentare tutti i capitoli principali della serie, Intelligent System ha creato una meccanica non solo interessante tatticamente, ma anche incredibilmente divertente. Ogni personaggio potrà infatti unirsi con lo spirito contenuto nell’anello, accedendo ad abilità e attacchi unici per 3 turni. In un gioco tattico, questa meccanica aggiunge importanti variabili all’esperienza. Prima di tutto nell’incedere dell’azione, dando al giocatore la possibilità di attivarla nel momento che ritiene più necessario, ma anche nella gestione delle unità. Questo perché gli anelli sono liberamente utilizzabili da ogni unità a disposizione di chi gioca, che potrebbe avere più – o meno – affinità con la stessa, magari sfruttando armi in cui è più specializzata. Questa nuova funzione non solo funziona a meraviglia, ma viene approfondita anche al di fuori degli scontri. Nel Somniel – l’hub di gioco – sarà possibile gestire gli Emblemi, spendendo i punti esperienza guadagnati durante gli scontri per acquistare nuove abilità uniche. L’utilizzo degli emblemi è fondamentale, poiché ad ogni livello di legame l’unità a cui essi sono associati potrà ereditare dallo spirito del guerriero associato abilità uniche da equipaggiare. Portare il livello degli emblemi al massimo, sfruttare abilità e armi uniche d’ognuno aggiunge inoltre un livello di profondità mai visto prima di adesso nella serie.

Proprio per tali ragioni Fire Emblem Engage si dimostra essere un prodotto eccezionale, ed offre un’esperienza tattica accessibile a chiunque ma anche piuttosto profonda. La gestione delle unità e degli emblemi è fondamentale, ma lo è ancor di più imparare a sfruttare l’ambiente. Ogni mappa offre un design eccellente, con meccaniche e conformazioni uniche che sfidano l’approccio del giocatore. Non mancano ostacoli naturali, o caselle con vari status d’effetto. Nascondersi nell’erba aumenterà il livello di evasione, ad esempio, aumentando la possibilità che il colpo del nemico non vada a segno. In altre sono disponibili baliste, da utilizzare con un arciere, per potenziare l’efficacia dei colpi dalla distanza e aumentare il raggio d’azione. Ogni unità ha delle caratteristiche peculiari, di movimento o d’attacco, con annessi punti di forza o debolezza. Le unità voltanti sono ad esempio deboli agli arcieri, che li esporrà ad uno status chiamato “breccia” e al conseguente rischio di morte immediata. Lo status “breccia” si attiva quando un’unità subisce un attacco da un’unità a cui è debole. Nel subire e nell’infliggere questo status, l’unità non potrà più contrattaccare nel turno. Questo è solo una delle possibili variabili presenti nel gameplay di Fire Emblem Engage. Il titolo sviluppato da Intelligent System è un concentrato di strategia e complessità, ma è anche il titolo più vicino ai nuovi giocatori. Oltre alle opzioni di difficoltà, che permettono di eliminare la morte permanente e diminuire la crudeltà degli scontri, Fire Emblem Engage offre un sistema di movimento libero sulla mappa, rendendo l’esperienza meno rigida e più fluida. Nel caso in cui si commettesse un errore fatale è poi presente la Cronogemma del drago, ossia un oggetto magico che permette di ritornare ad un’azione precedente, per fare scelte differenti e correggere gli errori fatti in precedenza. Per quanto riguarda il sopracitato Somniel, l’hub di cui parlavamo qualche riga più sopra, esso è essenzialmente un’ambientazione separata dal resto del mondo di Elyos, in cui poter gestire tutto ciò che riguarda le unità e il benessere del protagonista. L’area è piuttosto ampia, ed è ricca di attività utili e svaghi interessanti. Qui si può acquistare nuovo equipaggiamento, strumenti o rifarsi il look acquistando nuovi abiti e accessori. E’ anche il luogo dove poter gestire una piccola fattoria, con gli animali adottati nei villaggi o luoghi liberati dalle grinfie degli Abomini.

Fire Emblem Engage pecca nella scrittura del racconto, compensando con una direzione artistica azzeccata e una messinscena convincente, con colori sgargianti e una cura per i modelli poligonali decisamente impressionante per l’hardware di Nintendo Switch. Nell’arco delle decine e decine di ore di contenuto offerte, riesce ad essere banale e carismatico allo stesso tempo, con personaggi macchiettistici e dialoghi al limite dell’imbarazzo. Ma anche per questo ricchi di spirito, delineando un cast variegato e peculiare, che sicuramente riesce a intrattenere. Dal punto di vista tecnico Fire Emblem Engage è davvero splendido da vedere ed è ottimizzato a dovere per poter girare in maniera dignitosa. La modellazione poligonale e le ambientazioni sono più che soddisfacenti, il comparto animazioni si difende egregiamente e durante la nostra prova non abbiamo riscontrato alcun problema prestazionale. Certo, come già avvenuto con Three Houses prima e con Three Hopes poi, per raggiungere questo livello di performance sono stati necessari compromessi spesso anche visibili: i nemici sono praticamente tutti uguali, tanto nell’apparenza quanto nel “moveset”, e nelle fasi di esplorazione libera gli elementi sullo sfondo appaiono sfocati e girano ad un frame rate ridotto per consentire a Switch di reggere i trenta frame per secondo con una certa stabilità. Nel complesso, comunque, la qualità dell’immagine, le prestazioni generali e la definizione delle texture appaiono superiori rispetto al recente passato, segno che il lavoro di ottimizzazione è stato svolto con cura certosina. Stesso discorso per quanto concerne i filmati, che brillano per qualità e per spettacolarità, pur non eccedendo nel numero, ma su televisori in risoluzione 4K sgranano un po’, rispetto all’ottima figura che riescono a fare in modalità portatile, e in particolare per i possessori del modello OLED della console Nintendo. I caricamenti sono frequenti durante l’andare avanti e indietro tra la mappa ed il Somniel, ma la loro durata è assolutamente accettabile e, vista la natura a turni del prodotto, essi non vanno a spezzare più di tanto il ritmo già compassato dell’avventura. Di grande pregio, e questa fortunatamente non è una novità per il brand, il lavoro sulla colonna sonora, che contiene tracce davvero magnifiche e splendidamente accordate agli eventi a schermo, e sul doppiaggio, disponibile anche in giapponese ma perfettamente godibile anche nella controparte inglese. In entrambi i casi sono stati ripescati e coinvolti, ove possibile, visto che molti dei personaggi presenti come Emblemi non erano doppiati al tempo, i doppiatori originali, con risultati ottimi anche a livello di “fanservice”, che, come abbiamo visto, è uno dei marchi distintivi del prodotto. Ovviamente tutta l’opera è sottotitolata in italiano e quindi, anche per chi non dovesse masticare l’inglese o il giapponese, non ci sarà alcun problema di comprensione della trama. Tirando le somme, Questo Fire Emblem Engage è sicuramente un titolo da non perdere per tutti gli amanti della serie, ma anche per chi si avvicina per la prima volta a questo incredibile mondo. Il nostro consiglio? Giocatelo assolutamente, un gioco di questo livello non può mancare nella biblioteca videoludica di ogni appassionato delle esclusive Nintendo.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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