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Atreju, ecco le domande di Vespa a Conte

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La kermesse di Giorgia Meloni, Atreju, ha ospitato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Intervistato da Bruno Vespa, in un ambiente rispettoso ma politicamente in opposizione, Conte ha sottolineato il fatto di non avere nessuna tessera di partito ma di venire dal cristianesimo democratico.

Per quanto riguarda il M5S, esso “nasce come forza d’urto antisistema, però quando si va al governo si deve afferrare una nuova prospettiva per offrire risposte. Al Governo bisogna costruire”.

Non manca una stoccata all’ex ministro degli interni Salvini

Il Presidente ricorda la conferenza del 3 giugno durante la quale aveva già anticipato la fine di un rapporto con il leader leghista, il quale “è stato isolato anche da Orban”. Vespa domanda anche del nodo Renzi il quale, ora, con il nuovo partito Italia Viva ha un peso importante nell’equilibrio della nuova maggioranza, e chiarisce Conte “se mi avesse avvertito, avrei preteso un’interlocuzione anche con il suo gruppo prima di chiedere la fiducia in Parlamento, ma non credo che abbia la funzione di Demolition Man”.

Entrati poi nel contesto della manovra finanziaria il premier assicura che verrà sventato l’aumento dell’Iva e che si stanno cercando le modalità idonee per garantire asili nido gratis per redditi bassi e medi, perché “il problema delle denatalizzazione è molto grave”. Essenziale è concentrarsi anche sulla ricerca creando un Agenzia Nazionale che coordini i centri universitari e gli enti in una guisa maggiormente strategica. I fondi saranno ricavati da una sostanziale revisione della spesa improduttiva e da un family act.

Conte rincara sulla digitalizzazione dei pagamenti che renderebbe più trasparenti le transizioni incentivando con meccanismi chi utilizza le carte di credito. Ma questa misura deve essere accompagnata da una concreta lotta all’evasione, “problema endemico dell’Italia”.

La proposta del ministro dell’istruzione, Fioramonti di tassare le merendine e le bevande gassate e di alzare di un euro il prezzo dei biglietti aerei per far affluire più risorse economiche alle scuole, viene salutata con favore dal primo ministro.

Dall’istruzione si passa all’Ambiente

Il ministro Costa ha proposto un decreto molto incisivo che è stato portato in pre-consiglio. Fermi restando “gli accordi di Parigi e l’obiettivo decarbonizzazione per il 2050 -incalza Conte- bisogna seriamente guardare al futuro”. Tenendo conto anche di una transizione energetica attraverso il gas, però “il futuro non sono le trivellazioni in acque territoriali ma le tecnologie che per esempio riguardano il moto ondoso”. In tema climatico, il premier chiederà un patto con le associazioni produttive ed imprenditoriali.

La questione immigrazione riscalda la platea che inneggia al blocco navale. Conte rivela che ha molto dibattuto con Macron sulla distribuzione dei migranti, quelli aventi diritto d’asilo. In Europa le posizioni sono cambiate, partendo dalla Germania come dimostra un incontro tra i ministri degli interni europei a seguito del quale assicura Conte “c’è stata una svolta importante”.

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Editoriali

La Costituzione ai tempi del Coronavirus

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di Alessandro De Pasquale*

Si parla di prorogare, per ulteriori 15 giorni, le restrizioni messe in atto dal Governo Conte in nome – giustamente – del diritto costituzionale alla salute.

Visto però che abbiamo più volte scomodato la nostra amata Carta Costituzionale, vorrei soffermarmi sui suoi “principi fondamentali”, definiti tali dai nostri Padri Costituenti perché esprimono le finalità, i valori e gli ideali dello Stato.

Evito l’esegesi di tutti gli articoli di tali principi (non credo neanche di esserne capace) ma vorrei soffermarmi, da umile sindacalista, sul primo capoverso dell’articolo 1 della Costituzione che recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Bene! Fatta questa doverosa premessa, vorrei capire dove si colloca questo fondamentale principio nelle scelte del Governo che, a colpi di “decreti” sfornati improvvisamente e comunicati in diretta Facebook, hanno di fatto fermato l’Italia, lasciando morire di fame chi ogni giorno “tira a campare”, calpestando la dignità dell’uomo che, non ha caso, è anch’essa valorizzata e tutelata dall’articolo 2 della Costituzione: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

Il Governo, in questo difficile momento di crisi sanitaria, tra le sue “impopolari” decisioni, deve comunque avere il coraggio di garantire al popolo la possibilità di lavorare, promuovendo tutte le condizioni opportune, eliminando gli ostacoli e tutelando così l’interesse economico, la libertà, la dignità e la personalità del lavoratore.

Se tutto questo non sarà possibile, non è un Governo degno della nostra amata Italia.

*Presidente Nazionale SIPPE

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Editoriali

Negoziato con l’UE sul fronte del coronavirus: non demoliamo casa nostra, perché in dissidio col vicino del terzo piano. E non diamo etichette politiche all’unità europea

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di Alessandro Butticé

Capisco che i governi contrari alle proposte italiane, e non solo, hanno bisogno del tempo necessario a ottenere il consenso politico e dell’opinione pubblica nazionale a misure apparentemente contrarie al loro interesse. Ognuno ha questioni domestiche da regolare.

Ma è più che legittima l’irritazione italiana verso il rinvio di addirittura due settimane della decisione del Consiglio Europeo sulle misure economiche europee per fare fronte, con la massima urgenza, al carattere senza precedenti dello shock causato dal Covid-19 in tutti i Paesi europei.
Ciò nonostante, tanti articoli e commenti letti sulla stampa ed i social mi sembrano testimoniare una grande confusione nel nostro Paese, che rischierà di fare molto male a tutti. Ad esempio quella che continua a identificare l’UE (l’«Europa», come viene maldestramente chiamata dalla narrativa nostrana) in alcuni governi di Stati che, come l’Italia, ne fanno parte e che possono anche avere visioni ed interessi diversi dai nostri. Come succede in tutti i condomini. E certi commenti mi fanno pensare al condomino talmente esasperato che si dichiara pronto persino a fare demolire tutto il palazzo in cui abita. Solo perché il vicino del terzo piano non vuole autorizzare la riparazione del suo appartamento allagato, e chiede un rinvio della decisione condominiale. Senza tenere nemmeno presente che l’Amministratore del Condominio (la Commissione Europea), supportata da altri condomini, sta invece sostenendo il finanziamento di quelle riparazioni.

Ma stiamo diventando matti?

Io temo che chiunque dica di voler arginare la nostra crisi più grave dalla Seconda Guerra Mondiale seminando vento, rischierà di fare raccogliere la tempesta della storia a tutto il nostro Paese.
Facciamo quindi lavorare il governo, sia sul piano dei rapporti e del negoziato con l’UE che sul fronte del virus.
Durante una manovra complicata e pericolosa è sempre insano urlare e distrarre continuamente il manovratore.
Poi, quando sarà cessato il pericolo, ci sarà il tempo per trarre conclusioni ed eventuali insegnamenti.
Ma ora siamo in situazione di grande emergenza e pericolo, che richiede quindi massima serietà ed impegno da parte di tutti. Governo, opposizioni e Unione Europea. Non disgustosa propaganda elettorale che porterebbe solo alla gestione delle macerie.

Guido Pettarin, deputato goriziano di FI, ci ha ricordato proprio oggi che non esiste solo il vicino del terzo piano, ma anche quello del pianerottolo. E che da Gorizia e Nova Gorica arriva ancora una volta un grande esempio dell’autentico spirito europeo. Il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, ha raccontato del bellissimo gesto di solidarietà ricevuto dal sindaco di Nova Gorica, Klemen Miklavic, che ha messo a disposizione uomini della protezione civile slovena, piatti caldi e respiratori per ambulanze”. Così. Pettarin ha giustamente ricordato che “questo è il vero spirito europeo. Gorizia e Nova Gorica hanno scritto insieme una pagina importante per riscaldare il sentimento europeo che oggi rischia di essere sopito e addirittura messo da molti in discussione. Questi gesti possono apparire poco significanti, ma in essi si nasconde l’anima autentica dell’Unione europea e dei cittadini europei”. Senza dimenticare inoltre che la pandemia non sta falcidiando solo l’Italia, ma tutti i paesi europei. Cui stanno facendo tutti fronte. Ognuno secondo i propri mezzi e le proprie capacità, in mancanza di una vera politica europea della salute che ne attribuisca una competenza operativa sovranazionale all’UE.

Agli amici che continuano a credere come me nell’Europa unita (per le ragioni ed anche per i timori espressi e i limiti indicati nella mia recente lettera aperta ai presidenti delle Istituzioni UE) chiedo di non dare mai nessuna etichetta politica, e tanto meno partitica, all’UE.

L’Europa è e deve essere infatti la casa di tutti. Senza colori partitici, siano essi a favore o contro.

Così come il Coronavirus è il nemico di tutti, e tutti dovremmo pertanto contribuire alla sua lotta per sconfiggerlo. Senza colorarlo politicamente come sembra farsi solo in Italia.

Il peggiore servizio che potremmo infatti offrire all’Unità Europea, unica salvaguardia dalle tragedie dei secoli scorsi – nonostante le tante modifiche auspicate, anche dei processi decisionali, come dimostrato in questi giorni – è quello di darle una connotazione politica. Sia essa progressista, conservatrice, di centro, di nord, di sud, ecc. . E di confondere il palazzo di casa nostra, con le idee di altri condomini. E per questo decidere di distruggerlo, invece che ristrutturarlo e migliorarlo. Dimenticandoci che all’interno c’è anche la nostra casa, ed in essa i nostri figli.

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Salute

Coronavirus, contagi in calo: la fase di discesa potrebbe iniziare nei prossimi giorni

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“Speriamo che Italia e Spagna siano quasi arrivate alla stabilizzazione, ma il virus non se ne andrà da solo e serve uno sforzo ulteriore”. Lo ha detto il dottor Mike Ryan dell’Oms rispondendo ad una domanda sull’epidemia di coronavirus nei due paesi. “La questione è non solo come stabilizzare i contagi, ma è come ridurre i contagi. E per far questo non è solo una questione di lockdown: andare giù con i contagi significa rafforzare lo sforzo sanitario pubblico per spingere giù il virus. Su questo bisogna concentrarsi, su quale strategia adottare per spingere già il virus”.

Sono complessivamente 75.528 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 1.648. Domenica l’incremento era stato di 3.815, più del doppio. Il dato è stato fornito dalla Protezione Civile. Si registrano 11.591 i morti, con un aumento rispetto a ieri di 812. Domenica l’aumento era stato di 756. 

Crescono anche i guariti. Sono 14.620 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 1.590 in più di ieri. E’ l’incremento più alto dall’inizio dell’emergenza. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile. Ieri l’aumento dei guariti era stato di 646. “Oggi registriamo 1590 guariti, il dato più alto dall’inizio dell’emergenza coronavirus” in un singolo giorno, che porta il totale dei pazienti che hanno sconfitto l’infezione a 14.620″. Lo ha detto il commissario Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione civile.

L‘Italia supera i centomila contagiati dal coronavirus. A 40 giorni dalla scoperta del ‘paziente uno’ – il 38enne di Codogno – il numero di coloro che hanno contratto il virus, comprese le vittime e i guariti, è di 101.739. “Ognuno di noi deve rispettare le indicazioni delle autorità, dobbiamo seguire l’indicazione di rimanere a casa e uscire solo per lo stretto indispensabile, perché solo rispettando queste misure riusciremo a sconfiggere il virus prima possibile”. Lo ha detto il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli in conferenza stampa commentando il dato delle oltre 6mila denunce fatte ieri dalle forze di polizia agli italiani che hanno violato i divieti. “E’ un comportamento che non va tenuto – ha aggiunto – bisogna evitare il contagio di altri persone”.

“Anche in questa giornata i dati – con la sola eccezione dei deceduti, per i quali ripeto ancora per vedere un effetto serve un intervallo temporale maggiore – sono dati in linea con quelli degli ultimi giorni: calano i positivi, pur a fronte di tamponi non inferiori ad altri giorni, quello dei ricoverati in terapia intensiva non è più marcatamente alto come a inizio scorsa settimana“. Così il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) Franco Locatelli in conferenza stampa alla Protezione civile. “Stiamo andando nella direzione giusta e non dobbiamo minimamente cambiare strategia. Non sarà un processo di ritorno alla normalità dal niente al tutto, sarà graduale, ma l’obiettivo è riuscire a contenere la situazione adesso, prevenire ulteriori focolai epidemici, specie come quelli visti (al Nord, ndr) e ripristinare il più possibile un normale stile di vita”. Così il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) Franco Locatelli.

Altri due medici si aggiungono alla lista dei decessi tra i camici bianchi per Covid-19: sono, si apprende dalla Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo), Guida Riva, medico di Bergamo, e Valter Tarantini, ginecologo di Forlì. Il totale dei decessi sale quindi a 63. Intanto, secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità relativi a ieri, sono 8.358 gli operatori sanitari contagiati, 595 in più rispetto al giorno precedente.

Sono partiti in Italia i test preclinici di cinque vaccini contro il coronavirus. Sono tutti condotti dall’azienda biotech Takis, i risultati sono attesi a metà maggio e la sperimentazione sull’uomo potrebbe partire in autunno. Lo ha detto all’ANSA l’amministratore delegato dell’azienda, Luigi Aurisicchio. I vaccini si basano su diverse regioni della proteina Spike, la principale arma con cui il virus aggredisce le cellule respiratorie umane.

LA CURVA DEI CONTAGI E IL PICCO – Si va consolidando il ritmo con il quale stanno rallentando in Italia i casi positivi al coronavirus SarsCoV2. Si va quindi verso una sorta di plateau e la fase di discesa potrebbe iniziare nei prossimi giorni. Lo indicano i fisici che curano la pagina Facebook ‘Coronavirus-Dati e analisi scientifiche’, rilevando che “il punto è la velocità con cui la curva scenderà: questo dipenderà dall’efficacia delle misure di contenimento”.  Secondo il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri “In queste ore, in cui viviamo un’altalena di speranza ed estrema lucidità per restare fedeli ai dati epidemiologici la curva dei contagi cresce ma si mostra più lineare, regolare. Questo vuol dire che, con i numeri a disposizione e le elaborazioni di virologi ed epidemiologi, possiamo aspettarci il raggiungimento del picco nel giro di 7-10 giorni e, ragionevolmente, la diminuzione del contagio“. Così Sileri sul blog delle Stelle dove sottolinea la necessità di fare più tamponi. “L’aumento del numero dei tamponi, per usare una parola che tutti conosciamo e che rimarrà nella nostra memoria, rappresenta la direzione giusta da seguire. Lo ribadisco da diversi giorni e la scelta di incrementare il numero dei test è stata portata a regime: i tamponi, o comunque i test diagnostici, per individuare i positivi, vanno condotti su tutte le persone esposte e/o venute a diretto contatto con una persona colpita dal virus” afferma Sileri che mette al primo posto la necessità di fare tamponi al personale sanitario “ad essi devono essere rivolti screening anamnestici da altri medici competenti, per verificare e tracciare che all’inizio e alla fine del turno di lavoro, possano essere insorti dei sintomi aspecifici o specifici”. Poi ci sono le altre categorie di lavoratori da sottoporre a test regolari e ciclici: le forze dell’ordine, i farmacisti, gli addetti nei supermarket; i giornalisti, ovvero tutti coloro che hanno un’esposizione al pubblico frequente e regolare sempre sulla guida di un medico competente. 

BANDIERE A MEZZ’ASTA NEI COMUNI – “Domani alle 12 noi sindaci, in tutta Italia, esporremo sulla facciata del Comune la bandiera a mezz’asta e osserveremo un minuto di silenzio. Sarà il nostro modo per ricordare le vittime del coronavirus, per onorare il sacrificio e l’impegno degli operatori sanitari, per abbracciarci idealmente tutti, per essere di sostegno l’uno all’altro, come sappiamo fare noi sindaci”. Lo dichiara Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci, che ha aderito all’iniziativa lanciata dal presidente della Provincia di Bergamo, Gafforelli per i sindaci del suo territorio, e l’ha allargata a tutto il Paese. “I sindaci, da destinatari e custodi delle preoccupazioni delle comunità che amministrano, sopportano una forte pressione e si fanno carico di una grande responsabilità davanti ai cittadini. Nonostante la situazione di grave emergenza che viviamo – osserva Decaro – non vogliamo far prevalere lo sconforto, ma stare uniti sia nel gravissimo lutto che colpisce più duramente alcune aree del Paese, sia nella solidarietà che deve tenerci tutti insieme”.

Mascherine, visiere, camici, e guanti: quali dispositivi usare a seconda del livelli di rischio per medici e per tutti gli operatori della sanità. Lo indica un documento di aggiornamento sull’uso delle protezioni dell’Iss, approvato dal Comitato tecnico scientifico e dal ministero della Salute. L’obiettivo, spiega il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, è garantire la protezione del personale sanitario “che sta già pagando un prezzo altissimo, e proteggere anche al meglio i pazienti alla luce delle ultime evidenze scientifiche”.

La riapertura delle attività “va programmata, altrimenti non se ne può parlare”. Lo afferma a Rainews24 il virologo dell’Università di Padova Andrea Crisanti, secondo cui bisogna ad esempio fornire di dispositivi di protezione gli operai delle aziende e la diagnosi deve essere accessibile a tutti sia come test sia in termini di tamponi”. Non si può cioè, avverte, “mandare le persone a lavorare senza fare prima il test per vedere se sono positive”. Secondo il presidente  della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli bisognerà utilizzare test rapidi per capire quali soggetti hanno sviluppato immunità contro il nuovo coronavirus e possono dunque per primi tornare a lavoro quando ci sarà la ‘riapertura’ del Paese e delle attività. E’ questa una “ipotesi di lavoro” ed una “possibile soluzione”, afferma all’ANSA Anelli “una volta che tali test verranno perfezionati, si auspica a breve termine, e che l’Iss li avrà validati”

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