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AUSILIARI DEL TRAFFICO, ALTRO STOP: MULTE ANNULLATE SE NON E' SPECIFICATA LA QUALIFICA DI CHI VERBALIZZA

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in caso di contestazione, spetta all'ente accertatore provare che la violazione sia stata accertata da un soggetto specificamente abilitato

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Redazione

Dev'essere specificata la qualifica del verbalizzante altrimenti la multa è da annullare. La semplice indicazione di «ausiliario del traffico», non è sufficiente: è necessario un atto dell’ente ad hoc per conferire la funzione di accertamento delle violazioni, o la provare che l’operante era abilitato. 

Ancora uno stop "ai vigilini" meglio noti come ausiliari del traffico. A stabilirlo, rileva Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”,  una sentenza del Tribunale di Arezzo, la numero 1197/2014, che ha annullato la multa elevata dalla polizia municipale nei confronti di un automobilista, della sanzione amministrativa pecuniaria di circa 50 euro per la violazione dell’art. 156/6-8 Cds per aver sostato in area destinata a parcheggio, con dispositivi di controllo senza azionare il parcometro.

Per il togato del tribunale toscano, dev'essere annullato il verbale per aver lasciato l'autovettura in sosta omettendo il pagamento se non è specificata la qualifica del verbalizzante, dipendente della ditta appaltatrice: in caso di contestazione, spetta all'ente accertatore provare che la violazione sia stata accertata da un soggetto specificamente abilitato, non essendo sufficiente che eventualmente il verbale rechi la mera qualificazione dell’operante come «ausiliario del traffico».

Secondo il tribunale, dev'essere accolto la doglianza, già rilevata in primo grado del proprietario dell'autovettura, sulla mancanza del potere di accertamento dell’infrazione e sanzionatorio in capo al personale della società appaltatrice cui il Comune ha affidato la gestione delle aree di parcheggio nel suo territorio.

Nella specie, la legge n. 127 del 15 maggio 1997, all'art. 17, comma 132, ha stabilito che i comuni possono, con provvedimento del sindaco, conferire funzioni di prevenzione e accertamento delle violazioni in materia di sosta a dipendenti comunali o delle società di gestione dei parcheggi, limitatamente alle aree oggetto di concessione. La norma ha, inoltre, stabilito che i poteri di contestazione immediata, nonché di redazione e sottoscrizione del verbale di accertamento sono svolte solo da personale nominativamente designato dal sindaco previo accertamento dell’assenza di precedenti o pendenze penali, nell’ambito delle categorie indicate dalla suddetta legge 127/1997, art. 17, commi 132 e 133 disponendo che a detto personale può essere conferita anche la competenza a disporre la rimozione dei veicoli, nei casi previsti, rispettivamente, dal D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 158.

Occorre, quindi, l’adozione di uno specifico atto amministrativo di conferimento delle funzioni di prevenzione e accertamento delle violazioni in materia di sosta ai dipendenti delle società incaricate della gestione dei parcheggi, con indicazione anche nominativa degli stessi, senza che tale conferimento di funzioni possa ritenersi conseguenza implicita e automatica del generale affidamento del servizio di gestione.

Nella controversia oggetto di appello alla sentenza del giudice di pace che aveva rigettato il ricorso dell'automobilista, nonostante la contestazione, l’amministrazione comunale non ha dato prova che l’accertatore indicato nel verbale (ausiliario della sosta dipendente della società) fosse stato individuato con specifico provvedimento di nomina (e dunque fosse soggetto legittimato all’accertamento della violazione), così come richiesto dalla normativa. «In caso di contestazione, incombe sull’amministrazione opposta dimostrare che la violazione sia stata accertata da soggetto specificamente abilitato, non essendo sufficiente che eventualmente il verbale rechi la mera qualificazione dell’operante come “ausiliario del traffico”. Infatti, proprio per la necessità che gli ausiliari del traffico siano muniti di specifici requisiti fissati dalla legge, la loro nomina deve avvenire con provvedimento amministrativo soggetto a verifica in sede di accesso agli atti dell’amministrazione o nel giudizio in cui tale nomina rilevi».

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Cronaca

Scuola, ecco le misure del nuovo Dpcm

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È stato firmato il nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con le nuove misure per il contenimento della diffusione del COVID-19.

Di seguito, la sintesi di quanto previsto per la scuola.

Misure valide su tutto il territorio nazionale:

Le scuole secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione didattica in modo che, a decorrere dal 18 gennaio 2021, almeno al 50% e fino ad un massimo del 75% della popolazione studentesca sia garantita l’attività didattica in presenza, fatte salve le diverse disposizioni individuate da singole Regioni. La rimanente parte dell’attività si svolgerà a distanza. Resta garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per garantire l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali.


Nei servizi educativi per l’infanzia, nelle scuole dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione (scuole primarie e secondarie di I grado) la didattica continua a svolgersi integralmente in presenza. È obbligatorio l’uso di dispositivi di protezione delle vie respiratorie, fatta eccezione per i bambini di età inferiore ai 6 anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina.
È possibile lo svolgimento in presenza delle prove concorsuali selettive, con un numero di candidati non superiore a 30 per ciascuna sessione o sede di prova. Saranno quindi ricalendarizzate le prove del concorso straordinario per la secondaria di I e II grado interrotte a novembre e si darà avvio gradualmente allo svolgimento delle prove delle altre procedure concorsuali.
Restano sospesi i viaggi d’istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche, fatte salve le attività inerenti i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO).


Le riunioni degli organi collegiali potranno svolgersi a distanza

Misure per i territori con scenari di maggiore gravità:

Nelle aree caratterizzate da uno scenario di “massima gravità e da un livello di rischio alto”, cosiddette zone rosse, restano in presenza i servizi educativi per l’infanzia, la scuola dell’infanzia, la primaria e il primo anno della scuola secondaria di primo grado.

Le attività didattiche in tutti gli altri casi si svolgeranno esclusivamente con modalità a distanza. Resta comunque salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per garantire l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e in generale con bisogni educativi speciali.

Le disposizioni del Dpcm si applicano dalla data del 16 gennaio 2021, in sostituzione del Dpcm del 3 dicembre 2020, e sono efficaci fino al 5 marzo 2021.

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Ambiente

Risorse idriche, i dati dell’osservatorio Anbi: “Riserve abbondanti ma senza investimenti in sicurezza idrogeologica una ricchezza diventa un pericolo”

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Gargano (Dir. Generale Anbi): “Proprio in queste ore il Governo sta rinunciando agli investimenti per la salvaguardia idrogeologica

Se a Gennaio 2020 già si evidenziavano i primi segnali di una stagione idricamente difficile nel Sud Italia, quest’anno la situazione è radicalmente diversa con confortanti disponibilità d’acqua in tutto il Paese, ad eccezione della Sardegna, i cui bacini trattengono complessivamente volumi inferiori a 12 mesi fa.

Esemplare è la situazione di Puglia e Basilicata, l’anno scorso sitibonde con rilevanti conseguenze per l’economia agricola locale: i loro bacini trattengono rispettivamente oltre 21 milioni e quasi 66 milioni di metri cubi d’acqua in più rispetto allo scorso Gennaio.

Si mantiene positiva la situazione dei bacini calabresi, così come dei fiumi (Volturno, Sele e Garigliano hanno portate largamente superiori alla media del più recente quadriennio) e dei bacini campani (Piano della Rocca sul fiume Alento ha raggiunto il colmo, mentre Conza della Campania sull’Ofanto registra 14 milioni di metri cubi d’acqua in più rispetto al 2020).

Con 4,27 milioni di metri cubi trattenuti, la diga di Penne, in Abruzzo, segna la migliore performance dal 2017, mentre la diga dell’Elvella, nel Lazio, si conferma sui valori dello scorso anno; nella stessa regione, però, sono in rilevante crescita i laghi di Bracciano e di Nemi, così come i fiumi Sacco, Liri-Garigliano e Tevere (dati Open Ambiente – Regione Lazio). A determinare queste condizioni è l’andamento pluviometrico, che ha segnato in Umbria, in Dicembre, il record di 201,57 millimetri, il massimo dal 2016; a beneficiarne è il bacino Marroggia, che racchiude 4,38 milioni di metri cubi d’acqua contro una capacità complessiva di Mmc. 5.80 .

Ad eccezione del Nera, i fiumi marchigiani (Potenza, Esino, Tronto, Sentino) hanno portate superiori agli anni recenti, così come i fiumi della Toscana: Arno, Serchio, Ombrone e Sieve sono tutti sopra la media.

Dicembre è stato un mese ultrapiovoso anche in Veneto (+223% rispetto alla media) con evidenti benefici per i flussi di Adige, Brenta, Bacchiglione, Piave e Brenta.

Le portate del fiume Po sono superiori sia alla media storica che allo scorso anno; non altrettanto fanno, invece, i fiumi dell’ Emilia Romagna (tutti sotto media) dove, però, le dighe piacentine, con quasi 13 milioni di metri cubi, sono al top dal 2017.

In Lombardia, buone le portate del fiume Adda, mentre quelle dei corsi d’acqua piemontesi (Maira, Pesio, Dora Baltea, Sesia, Tanaro, Stura di Lanzo) sono tutte superiori o in linea con lo scorso anno.

Infine, i grandi laghi del Nord sono tutti sopra la media con il Garda ad oltre il 90% del riempimento.

“Se questi dati sono confortanti per l’agricoltura soprattutto dell’Italia meridionale, non va dimenticata – ricorda Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – l’altra faccia della medaglia: il rischio idrogeologico, accentuato dalla crisi climatica; il forte innevamento, che si sta registrando sulle montagne, obbligherà a grandi attenzioni per la gestione idraulica nel momento del disgelo.”

“E pensare – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – che, nonostante i preoccupanti segnali che arrivano dal territorio, proprio in queste ore il Governo sta rinunciando agli investimenti per la salvaguardia idrogeologica, cui si erano impegnati i Consorzi di bonifica, redigendo il Piano per l’Efficientamento della Rete Idraulica, fatto di progetti definitivi ed esecutivi, capaci di rispettare i tempi dettati dall’Unione Europea; purtroppo, ancora una volta, si privilegia la logica dell’emergenza che, dal dopoguerra ad oggi, costa al Paese circa  tre miliardi e mezzo per risparare i danni e risarcire in minima parte le vittime, senza considerare l’incommensurabile valore delle perdite umane.” 

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Primo piano

Governo, Renzi apre la crisi: fine del Conte bis

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Si apre una crisi di governo, che deve essere ancora ufficialmente formalizzata, dagli sbocchi ignoti. E si apre in modo inatteso, quando sembravano esserci tutte le condizioni per siglare la pace. A sera, aprendo il Consiglio dei ministri, il premier annuncia di aver informato il Quirinale e accettato il passo indietro di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti. Le parole sono come pietre. Parla di “grave responsabilità” e “notevole danno al Paese” prodotto da un gesto che non può essere sminuito. Afferma di aver cercato “fino all’ultimo utile” il dialogo ma il terreno è stato “disseminato di mine”.

Chiama la sua squadra a testimone e dal Cdm arrivano i tweet all’unisono dei ministri M5s, Pd e Leu. “#AvanticonConte”, è l’hashtag. Lo twitta dal Pd anche Nicola Zingaretti: “Ora è a rischio tutto, è una scelta incomprensibile”, è il suo attacco a Renzi.

All’ora di pranzo, ricevendo Conte, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva chiesto di più: uscire velocemente dall’incertezza politica, per affrontare al meglio la pandemia. A sera, l’emergenza è anche politica. Ora, dice dal Pd Andrea Orlando, è giusto che, come chiede l’opposizione, Conte riferisca in Parlamento ma aggiunge che l’esecutivo non può essere sostenuto da una nuova maggioranza “raccogliticcia”. E il vicesegretario Dem non esclude a priori il ritorno alle urne, “ma non in tempi brevi”. Il premier si prende ancora qualche ora di riflessione prima di salire al Colle per comunicare al capo dello Stato le sue determinazioni. Ma a sera, l’ipotesi che accetti l’offerta di Renzi – reiterata dopo le dimissioni delle ministre – di aprire un tavolo per un governo Conte ter, sembra remota. Anche perché gli alleati sono furiosi con l’ex premier. Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti e l’intero Pd, si spendono per l’ultima mediazione. I contatti telefonici per tutto il giorno sono frenetici. Renzi e Conte non si sentono, ma i pontieri tessono la tela. E all’ora di pranzo il premier va al Quirinale, per informarlo della situazione politica. Ne esce sorridente, si concede una passeggiata in via del Corso e selfie con i passanti, poi a telecamere accese dichiara di essere pronto a lavorare “fino all’ultimo minuto” per “rafforzare la maggioranza”. L’offerta a Renzi è scrivere in tempo breve il patto di legislatura. Il non detto è il possibile rimpasto. Ma c’è di più: Conte afferma che si può andare avanti “solo con il sostegno di tutta la maggioranza”. E’ il modo per sgombrare il campo dall’accusa di Renzi di puntare a un’intesa con un gruppo di responsabili che sostituiscano Iv: la maggioranza deve essere “solida”, non può “prendere un voto qua e là”. E’ l’apertura massima, annotano dal Pd.

Dopo le 18, quando Renzi si presenta in conferenza stampa con quasi un’ora di ritardo, ha al suo fianco Teresa Bellanova, Elena Bonetti, Ivan Scalfarotto, i tre membri del governo di Iv. I volti sono tirati. Il ritardo lo spiega subito il senatore di Rignano: “Annunciamo le dimissioni delle ministre e del sottosegretario con una lettera inviata al premier”, dice a bruciapelo. Gela tutti. Iv, spiega, si aspettava la formalizzazione del problema politico “nelle sedi istituzionali”: “Il re è nudo, c’è un vulnus democratico”. I renziani si aspettavano che il premier annunciasse di essere pronto a dar vita al Conte ter, un nuovo governo con piena discontinuità (e il passaggio da elezioni lampo). Il senatore spiega che è una questione di metodo, ma anche di merito perché Iv chiede il Mes e anche sui Servizi Conte non può avere “pieni poteri”. Al professore Renzi non chiude la porta: un Conte ter è ancora possibile, “nessuna pregiudiziale né sulle formule né sui nomi”. Esclude il voto, nega (ma non esclude) una spaccatura di Iv con il sostegno di alcuni responsabili a Conte e assicura che non appoggerà mai un governo col solo centrodestra. Per il resto, dice in conferenza stampa, tutto è possibile: resta Conte, si nomina un nuovo premier con la stessa maggioranza, o con un’altra maggioranza.

Il pensiero va alle larghe intese invocate in giornata anche da Beppe Grillo, in nome della necessità di aprire l’era dei “costruttori” (ma il fondatore M5s precisa: lo guidi Conte). Renzi scommette che Conte non abbia una maggioranza alternativa con i responsabili: “Non oggi, domani vediamo ma noi siamo pronti ad andare all’opposizione”. Ma, nella partita che adesso si apre, il leader di Iv appare isolato. “E’ un grave errore di qualcuno, che pagheremo tutti”, sentenzia dal Pd Andrea Orlando. Zingaretti convoca nelle prossime ore un gabinetto politico. I Cinque stelle assicurano: stiamo con Conte e domani i vertici si riuniranno per fare il punto. Le dimissioni delle ministre Iv a sera sono formalizzate. Il premier può assumere l’interim o andare al Quirinale ad aprire la crisi. Il centrodestra unito chiede il voto e si dice indisponibile a sostenere governi “di sinistra”. Ora si è davvero “al buio”.

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