L’Italia e l’urlo di Munch: gigante salvaci tu!

Una fra le varie analisi della celeberrima opera “L’Urlo di Munch”, quella di Sonia Cappellini per Storia dell’Arte, ha il pregio di suscitare nel lettore nuove interpretazioni ed una nuova simbologia del dipinto di Edward Munch.

Per chi scrive, quell’urlo ben sia conforme con il grido dell’Italia pensando al suo angoscioso futuro, grida per paura, per dolore e urla per rabbia. L’autrice dell’analisi nel farci notare il volto umano sfigurato, simbolicamente in quel volto non può che esserci il volto del “Belpaese”, completamente anch’esso sfigurato, deturpato, umiliato e vilipeso.

Quando, sempre l’autrice, descrivendo il dipinto dice che la figura “sembra a malapena mantenersi in posizione eretta, quasi non avesse spina dorsale” a noi il pensiero va a un’Italia depauperata, divisa tra mille interessi lobbistici, le numerose correnti, frazionismi e fazioni di partiti senza alcuna reale conoscenza del paese reale, i tanti carrieristi in lotta eterna per il potere, un fiume carsico di corruttori, corrotti ed evasori attraversando il sottosuolo della penisola e colate di lava di malcontento e conclamata povertà che si accumulano nelle periferie sia al nord che al sud pronti a divampare.
Per finire con la simbologia, il dipinto mostra “quell’essere umano” che mentre sostiene la testa sembra chiudere le orecchie e Sonia Cappellini commenta: “come se la stessa persona non fosse in grado di sostenere il grido che lei stessa sta emettendo”.

E’ proprio così, l’Italia chiude le orecchie perché, ahinoi, non è in grado di supportare oltre perchè l’Italia ha rotto gli argini e la “cloaca massima” nazionale ha invaso puri e duri.
Soccombono le istituzioni e gli organi di garanzia, langue la vita sociale e agonizza la giustizia. Anela la democrazia ed il diritto sta venendo mortificato.

La libertà di opinione si mette in forse, quella personale è in quarantena ed il variegato mercato dell’informazione si arricchisce sempre più di multiformi bancarelle di tg, riviste, giornali e talk show e carrozzoni vari. A questo punto è d’obbligo la riflessione: cosa s’intende veramente con neutralità e obiettività della stampa? In che misura c’entra la collocazione politica dei telegiornali?
Dice Paolo Del Debbio: “mille ragioni, mille opinioni” al che ci si sente autorizzati a dire: tanti telegiornali, tante collocazioni politiche e tante versioni dei fatti di cronaca.

E’ così? Più che la pandemia l’Italia teme il collasso delle istituzioni, il degrado ed il decadimento del sistema, della vita sociale. Il famoso dipinto dell’artista norvegese mostra un cielo al tramonto con linee di rosso sangue e sullo sfondo ci si intravedono due figure. Queste non vedono, non sentono, non accorrono. A questo punto l’Italia grida: Gigante pensaci tu. Draghi risponde: ci penso io; il cielo sorride e la speranza rinasce nei cuori di tutti.




Anguillara Sabazia, un salto dalla padella pentastellata alla brace della politica qualunquista

ANGUILLARA SABAZIA (RM) – E’ male avere il male, ma essere burlati è peggio! Chi si sarebbe mai immaginato che dopo il fallimento della Giunta pentastellata guidata dalla sindaca Sabrina Anselmo ne potesse subentrare una che promette di fare peggio? Provare per credere! Il peggio non è mai morto.

Con delibera del Consiglio comunale n.2 del 13/2/2021 e successivamente con la delibera di Giunta comunale n.50 del 9/3/2021 è stata approvata la variazione del Programma triennale 2021-2023 dei lavori pubblici. Avendo già bene in mente il programma triennale 2020/2022 della Giunta pentastellata, a suo tempo sfiduciata, ogni cittadino si sarebbe aspettato un piano triennale che si distaccasse completamente dalla politica fallimentare della Giunta Anselmo. Invece no. Meraviglia delle meraviglie e delusione delle delusioni la Giunta “della speranza” è riuscita a presentare un programma triennale peggiore di quello sognato e mai realizzato dall’amministrazione grillina. Complimenti perché non era cosa scontata.

I programmi delle rispettive Giunte hanno in comune l’interesse per la progettazione di vari interventi nei plessi scolastici di Anguillara. Come sogno non si trova niente da ridire ma se poi rimane solo tale, a che pro sprecare tempo a scriverlo?

Il programma triennale della Giunta Pizzigallo si fregia di contributi regionali, ministeriali e fondi comunali per la realizzazione delle opere, per ora solo buone intenzioni su carta. Bene occorre ricordare però, che anche la Giunta Anselmo, per la realizzazione dell’ ampliamento del Cimitero comunale con annesso parcheggio si fregiava anche essa di finanziamenti.

Il fatto sta che il progetto di ampliamento del Cimitero è stato cassato, della destinazione dei fondi stanziati non se ne è saputo più nulla e questo spiega quanto male è avere il male, però il fatto che non si fa nemmeno il minimo cenno della realizzazione dell’ampliamento del cimitero nel Programma triennale della Giunta Pizzigallo è la peggiore burla che un qualsiasi cittadino possa digerire.

La Giunta Pizzigallo, a detta di molti cittadini, sembra identificare tutto il male della cittadina nello stato urbanistico di via Romana, Residenza Claudia, Vigna di Valle e un tratto di viale Reginaldo Belloni, la messa in sicurezza della viabilità di via della Mola Vecchia, il ponte sito in via Reginaldo Belloni ed in ultimo, “piacere per piacerti”, quando il governo centrale intima i vari lockdown e vieta gli assembramenti, la Giunta programma i “Lavori di manutenzione straordinaria della tribuna dell’impianto del campo da calcio comunale F. Capparella”. La gente che non ha le stesse vedute di questa amministrazione si domanda: e perché non anche la manutenzione straordinaria della piscina olimpionica comunale? E perché no? Ma l’opposizione non ha proprio nulla da eccepire? Dice la gente, un serio programma per affrontare la stagione turistica non merita ugual attenzione della manutenzione straordinaria della tribuna dell’impianto del campo da calcio?

I cittadini guardano ed osservano, giudicano e discutono e commentano. La Giunta Anselmo, pur non avendo realizzato quello che aveva programmato, però nel piano triennale aveva previsto dei lavori, allora come ora, urgentissimi per la cittadina, come la realizzazione della rete fognante Albucceto – Ponton dell’Elce, la realizzazione di un centro servizi a supporto delle attività di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani. Aveva immaginato cose intelligenti come il recupero funzionale del Torrione da adibire a incubatoio della musica e della cultura. La Giunta grillina aveva sogni più lusinghieri. Poi, della bella favola della Giunta grillina di realizzare l’ampliamento del cimitero, già si è trattato all’inizio di questo articolo. La signora Anselmo sarà ricordata come la sindaca sfiduciata per non essere stata all’altezza dell’incarico affidatole.

Il buongiorno si vede dal mattino. Per strada e tra le bancarelle del mercato la gente mormora e bisbiglia sotto voce “Se la Giunta Pizzigallo intendeva presentarsi alla cittadinanza con questo Programma Triennale, vuol dire che Anguillara dalla padella pentastellata è caduta nella brace di una politica qualunquista.




Roma e Anguillara Sabazia, loculi cimiteriali: una vergogna che non sarà mai abbastanza grande!

Ad Anguillara Sabazia come a Roma e… a Roma come in qualsiasi altro posto il “caro estinto non vota”. Il de cuius non fa vertenze, non reclama, non sciopera, non protesta. La buonanima fa comodo all’amministratore finché è vivo e vegeto e purché paghi i vari balzelli.

Ai residenti del camposanto vale quanto è scritto sulla porta dell’inferno: “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate”, ovvero: scordatevi una volta per sempre di avere qualsiasi diritto di cittadinanza e ricordatevi che per il Comune non siete altro che “un problema”, siete gli scheletri nell’armadio di ogni Consiliatura.

Scheletri nell’armadio sì, ma non per sempre, finché un padre, casualmente un deputato viene colpito duramente negli affetti più cari, dovendo scontrarsi amaramente con la dura realtà di tanta “malamministrazione” di tanti Comuni e davanti al collasso del cimitero di Prima Porta, non posta questo tweet: “Raggi vergogna, da due mesi non riesco a seppellire mio figlio…. La tua vergogna non sarà mai abbastanza grande”.


La notizia suscita rabbia e sgomento e tanta solidarietà intorno al deputato Romano. Grazie a lui si è scoperto un vaso di pandora dei collassi dei cimiteri, argomento fino ad ora ignorato dalla “grande” stampa.

Quanti altri padri “Andrea” sono vittima di queste malamministrazioni?

Alcuni commentatori tv, mal informati, hanno voluto spiegare l’ammasso di feretri nei depositi dell’Ama in attesa di sepoltura dovuto, secondo loro, alla crescita di decessi a causa Covid-19. Non è così! L’ammasso di quei feretri ha ben altre spiegazioni come ben altre spiegazioni hanno le discutibili requisizioni che il Comune di Anguillara Sabazia ha effettuato disordinatamente, prima dalla Giunta pentastellata guidata dalla ex sindaca Sabrina Anselmo, poi dal Commissario Prefettizio e recentemente dall’attuale Giunta di centrodestra guidata dal Sindaco Angelo Pizzigallo.

Anche per Anguillara Sabazia, sembra valere quanto è scritto sulla porta dell’inferno:: “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate”, scordate una volta per sempre d’avere qualsiasi diritto di cittadinanza e che per il Comune non siete che “un problema”, siete gli scheletri nell’armadio di ogni Consiliatura”. Non può che essere così perché ad ogni insediamento di un nuovo Consiglio non mancano gli auspici, le promesse e le tante parole al vento. Ad Anguillara Sabazia ci sono stati progetti approvati, in parte finanziati, fior fiore di architetti arruolati per studiare il progetto, tanto bla bla bla per condurre sempre alla stessa conclusione. I morti non votano, non fanno sentire la loro voce, i morti non fanno flash mob e non disturbano. I morti non portano consensi elettorali e i morti possono aspettare.
Spostare i morti da un angolo del “giardino” all’altro per il Comune sembra essere diventato uno sport a costo zero.

L’ingiustizia però, questa volta non si fa a chi ci ha lasciato, l’atto ingiusto si compie impunemente a scapito di chi con grandi sacrifici aveva pagato la concessione e l’offesa si fa contro quel congiunto che assiste al pellegrinare del proprio caro estinto quando quest’ultimo viene a dover lasciare il loculo per fare posto al legittimo concessionario.

Il dolore non ha prezzo, ma i sentimenti non fanno parte del regolamento comunale

Il lamento del deputato Andrea Romano dovrebbe scuotere le coscienze di qualsiasi amministratore, ammesso che ne abbiano una. “Oggi sono 2 mesi che mio figlio Dario non è più con la sua mamma, con i suoi fratelli, con me. Due mesi che non riusciamo a seppellirlo” esclama il padre affranto e poi : “Ama non dà tempi di sepoltura degni di una città civile. Anzi, non dà alcun tempo”.

Non è solo l’Ama che non dà tempi di sepoltura degni di una città civile perché anche l’amena cittadina di Anguillara Sabazia non dà tempi certi e pertanto anche per gli amministratori di ieri e di oggi, la vergogna non sarà mai abbastanza grande.




Le osterie ed i talk show televisivi

Mentre una volta la vita sociale si svolgeva nella piazzetta del paese, nell’androne o nell’atrio, radunati sulle panchine del giardino oppure, specialmente per gli anziani, nelle osterie, oggi con i vari web network, le relazioni sociali spesso iniziano e si sviluppano sui social, con un clic, con un like oppure con un emoticon.

Per l’argomento che qui si vuole trattare, interessa principalmente la vita sociale che caratterizzava le serate nelle osterie. Oggi quella vita è quasi sparita ed è stata rimpiazzata dai talk show televisivi.

Molti di noi conoscono le osterie come luoghi di una certa atmosfera spensierata, serena e, oserei dire, sognante. Si entra sobri e si esce un tantino barcollando, recitando frasi poetiche e raccontando episodi nostalgici, decantando quel vino soave  e quella cucina di una volta.

Ancora tutt’oggi gli anziani di villaggi, borghi e periferie si incontrano all’osteria per una partita a carte davanti a un buon bicchiere. La sala si riempie di fumo mentre le discussioni si accendono, la temperatura sale ed i fiaschi si svuotano. Gli eventi del giorno vengono rivisti, commentati ed ognuno dei commensali non manca di fare sentire la sua opinione. L’oste sorveglia le discussioni soddisfatto e felice di accontentare i clienti in tutto purché paghino.

L’osteria però non è stata sempre questo posto tranquillo. Racconta Manzoni nei sui “Promessi sposi” che spesso la clientela non era della più raccomandabile, spesso ci si trovavano ladri e borsaioli, tanto vero che Manzoni fu convinto che per Renzo rappresentava luogo di perdizione. Sempre nel mondo dei Promessi sposi spesso  viene dipinta come un luogo immorale e contrapposto alla quiete del focolare domestico.

Qualcuno però, potrebbe domandare cosa c’azzecca tutto questo con i talk show televisivi. A parere di chi scrive il nesso ci sta e la spiegazione pure.

Gli avvenimenti del giorno, allora, si discutevano, anche animosamente, tra gli anziani o i gli sfaccendati, accomodati intorno ai tavoli delle osterie davanti a un buon bicchiere. Le discussioni duravano ore ed ore e la tensione saliva man mano che si svuotavano i fiaschi e l’oste ne riforniva altri pieni. Ogni commensale diceva la sua e raramente che si raggiungeva l’unanimità. L’oste giocava la sua parte in quella commedia. Interveniva ogni volta che la discussione si scemava. Faceva il gioco di parte. Più le anime si riscaldavano, più fiaschi si consumavano e più l’osteria prosperava.

Oggi il gran bla bla dei talk show televisivi ha preso il posto di quelli accesi scambi di parole, alterchi, battibecchi, polemiche e diverbi delle osterie.

Forse è cambiato il palinsesto. E’ cambiato l’arredamento. E’ migliorata l’illuminazione. Forse l’oste si presenta “più sexy” e si fa chiamare presentatore, ma gli argomenti del giorno sono sempre uguali a quelli di ieri. Si smerciano opinioni per verità e si forniscono percentuali a iosa.

Ogni talk show è un continuo déjà vu di altri simili di altre reti con l’ordine dei fattori cambiati ma il prodotto sempre scadente rimane. E’ un continuo susseguirsi di “uomini di scienza”, ognuno con la propria teoria che raramente coincide con quella del “collega”. Onorevoli e giornalisti di grido raramente disertano questi salotti e a chi piace invece la sceneggiata napoletana il divertimento è assicurato.

Per onestà intellettuale qui bisogna chiarire che non si sta parlando delle trasmissioni che per scelta fanno un vero “giornalismo investigativo”. Questi sono quelli che veramente rendono un utile servizio al cittadino.

Si sta parlando invece dei talk show generici di livello scadente ed alcuni di loro facenti parte della tv spazzatura. Generalmente i talk show di cui si riferisce sono popolati da pseudo esperti, ospiti che parlano tanto contemporaneamente, dicendo nulla, mentre la moderatrice spesso e volentieri interviene sovrapponendo la sua voce su quella di tutti per imporre una sua scaletta predefinita. A fine serata, spenta la tv e posato il telecomando, lo spettatore che dalla trasmissione aspettava chissà cosa, rimane deluso, dicendo fra sé e sé, in osteria per lo meno si assaggiava un buon bicchiere, qui invece con tutte le banalità ed il déjà vu ti fanno proprio rintontire del tutto, di più.




Il governo della sopravvivenza e l’atroce dilemma quasi amletico…

Sopravvivere alla pandemia con il sorriso sulle labbra e la schiena china, acconsentire passivamente per poi soccombere, in catalettica attesa della ineluttabile fine causata dagli eterni lockdown improvvidamente imposti da chi speranza predica e che speranza non dà, oppure se sia più umano disobbedire ai dictat del regime per contrastare i morsi della fame ed affrontare a viso aperto la povertà galoppante: questo è l’atroce dilemma, quasi amletico.

Il governo Draghi, per costituzione è nato come un governo di salvezza ma i fatti dimostrano che trattasi più di uno di sopravvivenza. Il professore Draghi, in parte per la sua alta professionalità ed in parte per la sua  figura  prestigiosa  da tutti  riconosciuta sia in casa che all’estero, è stato chiamato dal presidente Mattarella in un momento critico della storia italiana, per mettere  le sue competenze a disposizione  d’un piano per la vaccinazione e a un secondo compito, più gravoso, per gestire il Recovery Plan.

Come presidente del Consiglio Draghi porta un handicap. In parlamento sta il suo tallone d’Achille che renderebbe la sua missione quasi impossibile

E’ stato chiamato a dirigere un governo di “salvezza” composto da una maggioranza bulgara, multi partitica, litigiosa, riottosa, orfana di idee e di progetti. L’unico accordo raggiunto univocamente fra di loro è “non mollare la poltrona, whatever it takes”.  Ecco perché anziché governo di salvezza il presente governo è in effetti un governo di sopravvivenza.

Draghi ha preso in consegna un parlamento reduce di due gestioni “Conte”, caratterizzate di video conferenze, promesse a gogò, elargizione di strenne varie per invigorire i “costruttori” ed i “responsabili”, trascinando l’Italia sull’orlo del precipizio.

Sembra che l’offerta a Draghi è stata condizionata; accettare l’incarico comprensivo dell’accollo di tutto l’apparato di Palazzo Madama e di Montecitorio. Draghi accettò ed oggi il Paese si è ritrovato con il vecchio barattato per nuovo. Niente di nuovo sotto le stelle. Ho letto da qualche parte: “Procrastinare è l’arte di stare al passo con ciò che è successo ieri, per evitare il domani”. Niente di meglio per definire la politica del primo, secondo e l’attuale  “Conte ter”.

Corre il Covid-19 e il governo lo rincorre, chiudendo Comuni e Regioni, abbassando saracinesche e facendo sparire panchine dai giardini pubblici, multando chi osa affacciarsi per strada nelle ore non consentite ed ogni attività produttiva esala l’ultima speranza di poter un giorno risollevarsi. Cresce la disoccupazione e la povertà si accanisce sempre più sui già poveri di ieri aggiungendo  nuovi che i vari lockdown stanno mietendo.

La fame sta travolgendo intere nuclei familiari e la rabbia sta salendo a livelli preoccupanti

Le varie dimostrazioni di disobbedienza che affollano le piazze non sono  che l’emergere delle prime colate di lava che il vulcano paese espelle. Il governo forse farebbe bene a non sottovalutare questo  “punto di fusione”.

I mass media, dall’olimpo delle loro “certezze” e lo stesso si può dire dei vari politici  e pseudo esperti che adornano i salottini dei talk show televisivi ogni sera, ogni giorno feriale e anche festivo, omni presenti come sopra mobili in una vetrina, si affaticano ad esternare  comprensione e commiserazione verso gli stenti e la degradata  indecenza in cui sono scivolate tante famiglie causa gli avventati lockdown. Bontà loro però  tengono a raccomandare a questo popolo, che il Pontefice ben ebbe ad   identificare  nella “cultura dello scarto”, di essere comprensivi, di pensare a tanti morti, tanti in terapia intensiva, ad attendere con fiducia  perché il ministro prevede che ormai stiamo percorrendo l’ultimo miglio.

Quanto sia solidale raccomandare agli altri il digiuno quando si è satolli!

Tanti buontemponi vedono il lume in fondo al tunnel solamente che il tunnel è lungo ormai più di dodici mesi e a chi manca “il pane quotidiano” gli si è appannata la vista ed il lume non lo vede più.

Che fare? Ecco che si presenta l’atroce dilemma. Sopravvivere alla pandemia con il sorriso sulle labbra e la schiena china , acconsentire passivamente per poi soccombere, in catalettica attesa della ineluttabile fine, protetto dagli eterni lockdown finche non accada l’irreparabile o disobbedire  ai dictat del regime per contrastare i morsi della fame ed affrontare a viso aperto la povertà galoppante, rischiando il morso della “variante” ed il tristissimo epilogo.

Quale è più tormentoso, sparire di virus e di lockdown o spegnersi lentamente  di stenti e di fame? Questo è l’atroce dilemma, quasi amletico.




Anguillara Sabazia, nuova giunta Pizzigallo: dilemma cimitero e vecchio stratagemma a cinque stelle

ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Con grande delusione abbiamo dato notizia, con l’articolo pubblicato su questo quotidiano lo scorso martedì 23 marzo 2021 intitolato “Anguillara Sabazia, emergenza cimitero: raschiato il fondo del barile” che il Comune ha “bocciato” i tre progetti per ampliare l’attuale cimitero, presentati a giugno 2020, dalle tre ditte “Pieri Costruzioni srl”, “Scopetti srl”, ed “Edim srl” perché la “Proposta realizzazione ampliamento cimitero Comunale e dell’antistante parcheggio” è risultata improcedibile a causa di carenza nella presentazione dei documenti previsti dal Codice dei Contratti.

Ora se come appare è intenzione di questa Giunta realizzare in project financing l’ampliamento dell’attuale cimitero in 18/24 mesi dall’approvazione di un nuovo progetto per poi successivamente procedere con la realizzazione di un nuovo camposanto sicuramente incontrerà scetticismo, forte scontento, insoddisfazione e tanta amarezza da parte di quella parte della cittadinanza che oggi si trova senza alcuna speranza di poter rientrare in possesso dei loculi “requisiti temporaneamente” da loro acquistati a caro prezzo e con grandi sacrifici.

Sull’edizione de “Il Messaggero” dello scorso venerdì 26 marzo, sotto il titolo, l’articolista bene esterna il sentimento di disagio e quello di arroganza del potere, sentimento amaro che provano i cittadini a cui è stato commesso “l’atto d’imperio” per sospendere “temporaneamente a tempo indeterminato” la concessione.

Altri Comuni, pur trovandosi in simili emergenze hanno usato altri comportamenti più urbani. Prima di tutto concertando con i concessionari delle condizioni remunerative per il servizio che quest’ultimi venivano chiamati a prestare a favore della Comunità locale. I suddetti Comuni, molto correttamente hanno stabilito una “scadenza certa” alla temporaneità dell’atto di requisizione, giusto come prescritto dalla legge. Ad Anguillara i cittadini lamentano invece l’assenza di simili comportamenti che non ci sono stati ed il Comune, fino ad oggi, ha mostrato unicamente la sua faccia dura da “padre padrone”.

Si sperava tanto che con l’avvento della nuova Giunta Pizzigallo, anche ascoltando il discorso d’esordio, le cose si sarebbero, non dico tanto, ma un pochino migliorate. Invece ecco un’altra Giunta ed un’altra delusione.

A questo punto è lecito chiedere in cosa sono incorsi Scopetti Srl e le altre due ditte di così tanto grave che la loro domanda “sia risultata improcedibile a causa di carenza nella presentazione dei documenti previsti dal Codice dei Contratti”?!

Se la Giunta Pizzigallo è realmente conscia dell’emergenza loculi e fattivamente è intenzionata ad accelerare, per risolvere il problema, perché, anziché pensare, come sembra, ad un nuovo progetto per procedere successivamente con la realizzazione di un nuovo camposanto, non richiama Scopetti, Edim e Pieri Costruzioni e gli fa completare la documentazione mancante e così si accorciano i tempi?

Volere è potere e potere è volere!

Nel frattempo che la Giunta rifletta ancora sul da farsi, si invitano i concittadini a cui è stata requisita “temporaneamente a tempo indeterminato” la concessione del loculo nel cimitero cittadino, di fare gruppo ed a questo scopo possono contattare lo scrivente Emanuel Galea all’indirizzo email: emanuelgalea4@gmail.com

Il Comune è la casa di TUTTI e non è giusto che le lacune delle varie Giunte e l’emergenza loculi ricadano sui soli 150 cittadini concessionari. I cittadini di Anguillara aspettano. Sta alla nuova Giunta Pizzigallo dimostrare di non percorrere il vecchio stratagemma messo in campo dalla ex amministrazione Cinque Stelle.




18 marzo 2020, una pagina nera della storia d’Italia: in memoria di un bacio negato

Il 18 marzo 2020 resterà scolpito nella memoria come la giornata di inumana follia, un flash mob da balconi e terrazze con gente euforica che ballava e cantava “Canta, canta un motivo, canta perché sei vivo”, per esorcizzare la paura, dicevano loro.

A pochi chilometri, nel nord Italia, invece tanti piangevano per la perdita dei loro cari e quei canti, senza dubbio, non lenivano minimamente il dolore di queste persone.

Oggi, 18 marzo 2021, ricorre il primo anniversario di una pagina nera scolpita con dolore nella storia italiana. Una pagina che racconta di quel triste mercoledì dello scorso anno con il sole che tramontava alle 18.20 da un cielo plumbeo. In via Borgo Palazzi, a Bergamo, sostavano settanta camion militari, in fila, parcheggiati lungo il marciapiede. Per la strada non si vedeva un’anima ed il silenzio regnava sovrano. Lentamente scendeva l’oscurità e i fari dei camion illuminavano il vuoto che circondava il funebre convoglio.

Funebre e macabro era quel convoglio perché ogni camion parcheggiato custodiva a bordo la salma di un “caro” sconosciuto. Di “tanti cari e tanti ignoti” erano i settanta feretri che sostavano in via Borgo Palazzi. Vista desolante! Settanta feretri in solitudine che aspettavano il via per proseguire verso altrettante destinazioni ignote, portando “il carico” fuori dalla Regione. Finalmente il segnale arrivava ed il corteo funebre con le settanta salme procedeva lentamente verso la destinazione, un cimitero fuori dalla Regione per poi consegnare “il carico” ai forni crematori.

I camion dell’esercito attraversavano il cuore di una città deserta con le bare dei morti per l’epidemia avendo come unico accompagno la scorta dei carabinieri. Nessuna bandiera a mezz’asta, nessun rullio di tamburo, nessun suono di tromba, e quello che è più triste e doloroso, nessuna presenza di un parente, una persona cara a rendere l’ultimo saluto.

I congiunti degli occupanti degli ignoti feretri hanno dovuto rassegnarsi ad assistere da casa allo spettacolo macabro. A loro è stato negato il diritto a poter conoscere la destinazione del loro caro. A loro è stato inibito il diritto di dare degna sepoltura per avere almeno il conforto a poter restituire sulla tomba amata il bacio negato in punto di morte. Non si sa quanti dei congiunti siano stati informati che il loro caro sarebbe stato cremato anziché tumulato.

Dopo quanto riportato da Il Messaggero del 19 aprile 2020, che ha svelato lo scandalo al cimitero di Prima Porta – “Al posto delle ceneri solo terra e sassi”, con quale animo possono rimanere tranquilli i congiunti di quei settanta feretri di via Borgo Palazzi?

Settanta salme, settanta anonimi, rimangono stampati nella memoria nazionale come una macchia nera, come desolante rimarrà il triste ricordo di quell’euforia impietosa dei tanti affacciati dalle finestre, in balconi e terrazze ballando e cantando in un giorno di lutto nazionale.

Passerà alla storia come il fattaccio di via Borgo Palazzi. Il tempo guarisce tutte le ferite ma la memoria di quei settanta e prima ancora di tanti altri, gridano giustizia e si spera, vinta l’epidemia, che qualche Magistrato vorrà riprendere la storia per rendere giustizia ai tanti orfani di abbracci ed ultimi baci d’addio rubati.




Le 12 fatiche di Draghi

A sfidare Ercole nelle sue sovrumane imprese, come riporta il Pseudo-Apollodoro, ci sono stati il leone di Nemea, la Cerva di Cerinea, il cinghiale di Erimanto, gli uccelli del lago Stinfalo, le cavalle di Diomede, i buoi di Gerione ed infine il cane a tre teste guardiano degli inferi. A tutti noi, comuni mortali, le imprese di Ercole stupiscono per la loro fantasiosa prodezza a meno che non gli si voglia attribuire diversi significati mistici.

Le fatiche del Super Draghi sono invece fatiche più che comprensibili, prevedibili, condivise ma, con profondo scetticismo si dubita che possano essere mai superate, giudicandole delle imprese titaniche.

Quella che per Ercole era stata la quinta fatica, per il presidente Draghi si presenta senza indugio come la prima in assoluto. Ercole fu costretto a pulire le stalle di Augia che dopo più di 30 anni di completo abbandono erano stracolme di letame. Draghi dovrebbe affrontare la fatica del “letame burocratico” che anch’esso, da trent’anni è rimasto abbandonato a se stesso mentre marciva, contagiando le istituzioni con la sua putrefazione penetrando nei gangli della politica e della pubblica amministrazione diventava sempre più ingovernabile, caotico e ingombrante. Non è letame qualsiasi bensì un inciampo a qualsiasi riforma. La burocrazia, binario su cui viaggia il treno delle riforme, ahinoi, necessita una profonda manutenzione da cima a fondo.

Non meno ardua è la seconda fatica di Draghi

L’ultima delle imprese sovrumane di Ercole vedeva il leggendario eroe lottare per portare a Micene i pomi dorati custoditi da un drago immortale con tre teste. Il presidente Draghi dovrebbe lottare contro un sistema mostro della malagiustizia. Questa sua sarà una improba impresa perché da notizie che filtrano dai secreti del palazzo giudiziario e dai vari porti della nebbia, ultima l’intervista Palamara e non solo, il drago di piazzale Clodio ne ha più di tre teste sparse nelle procure dell’isola.

Questi due cancri, da soli bastano e avanzano per scoraggiare qualsiasi investitore estero, deprimendo l’economia e ostacolando ogni e qualsiasi vera riforma. La situazione si presenta ancora più grave e le fatiche del neo presidente richiederebbero uno sforzo immane per superarle.

Ad attendere dietro l’angolo il presidente Draghi, anziché l’immortale Idra, oppure la Cerva di Cerinea oppure il cinghiale di Erimanto e le altre belve che ha dovuto affrontare Ercole, troverà l’ostruzionismo nascente dalle diversità della sua maggioranza raccogliticcia, i nascenti dissidi nell’ ex movimento pentastellato ora in disfacimento. Stanno sempre in agguato i guai della scuola mai risolti, la fibrillazione e lo scontento tra i 39 sottosegretari, vera brace dei partiti che cova sotto le ceneri di una finta calma. Ad aspettare al varco il governo Draghi c’è la spartizione “secondo il manuale Cencelli” dell’ipotizzabile Recovery Fund. Poi non andrebbero sottovalutati i rumori fuori scena delle Regioni e dell’associativismo.

Scogli da superare saranno le varianti del Covid-19 che strisciano minacciose lungo un’Italia a colori ed a vari lockdown. Ricade sul paese il fallimento del piano vaccinazione di Bruxelles che non decolla.
Le fatiche che dovrà affrontare il presidente Draghi sono sovrumane. La strada è accidentata e lastricata di imprevisti, rendendo più impervio il sentiero perché il presidente lungo il suo tragitto tortuoso dovrà portare su di se il macigno del debito pubblico.

Ciò nonostante la maggioranza del popolo italiano nutre piena fiducia nelle grandi capacità del neo presidente e nella sua piena disponibilità ad adoperarsi per fare uscire il Paese dalla crisi che lo sta attanagliando.

Al contrario, la gente avendo assistito allo spettacolo dato da tutti i partiti quando sbavando urlavano: “noi ci stiamo”, ora che la gente è ormai convinta che deputati e senatori tengono più al potere e alla poltrona che al bene comune, guardano, ascoltano ed aspettano rassegnati il giorno per poter esprimersi democraticamente.




Draghi e la sua maggioranza bulgara: BAU – Business as usual. Se non è zuppa è pan bagnato!

Gli appassionati dei dibattiti e delle inutili polemiche, nella locuzione “maggioranza bulgara” riescono a trovare i suoi lati positivi, magari giustificando i loro deboli e spesso errati ragionamenti, adducendo al loro imbarazzo le contingenze del momento che secondo loro richiedono priorità su tutto e tutti. Caso tipico è la pandemia che è stata usata per coprire inefficienze, vuoti di potere, mala amministrazione, spregio della costituzione e violazioni dei diritti dei cittadini.

Per chi ha ancora rispetto per la Carta, la maggioranza bulgara fa ribrezzo, impensierisce e preoccupa.

Wikipedia, l’enciclopedia libera, parla di “Una maggioranza schiacciante di consensi non sostenuta però da un libero dibattito oppure come conseguenza di palesi elezioni farsa, cioè elezioni il cui risultato ha evidenti discrepanze dal volere popolare”.

Nel caso della “maggioranza Draghi” il risultato non scaturisce certo da libere elezioni, sempreché non si vuole fare qualsiasi allusione alla farsa della votazione Rousseau. Non si tratta nemmeno di consensi ma di momentanee adesioni motivati da scopi opportunistici. E’ una corsa all’ultimo treno che li allontano, sperano tutti, dalle tante temute urne.

Si agitano scomposti, pestando i piedi l’un l’altro, facendo passi avanti e tanti indietro, dicendo oggi quello che smentiscono domani. Anziché dialogare sanno solo sproloquiare, parlano tanto per non dire nulla ed ognuno di loro si sente “l’unto del momento” con tutte le soluzioni pronti in tasca. Sono sempre “gli altri” che sbagliano. Ognuno pretende di avere la “golden share”, snobbando “il vicino di banco” e c’è chi si sdegna di condividere lo spazio con chi l pensa diversamente, per non fare nomi cito solo Zingaretti e la Boldrini.

Intanto l’Italia è ferma nel guado. A Montecitorio e nelle segreterie muovono le pedine, concordano le posizioni e l’Alto Colle guarda e tace.

Ebbene i signori autoeletti per il timore di dovere misurarsi con un voto popolare, si affrettano a migrare nell’area Draghi dove sperano di ottenere quello che il consenso popolare ha fino ad ora negato.
Troppa euforia attraversa politici ed i media. Non sia mai che tutto vada a finire come un fuoco di paglia che dopo una grande vampata si spegne subito.

Il pubblico sta assistendo anche alla miracolosa metamorfosi dei talk show, tutti sul carro Draghi, trasudando tanta infantile euforia dai monitor di tutte le reti tv.

Nessuno osa mettere in dubbio le eccellenti qualità del professore Draghi. Quello che impensierisce però, è l’armata Brancaleone che è chiamato a dirigere. Non si deve scordare che ogni progetto o provvedimento deve passare sotto le forche caudine del voto della “amalgama parlamentare”, per non parlare della burocrazia, dei soliti ricorsi alla Corte Costituzionale, alla indebita interferenza della magistratura e via dicendo. Poi ci saranno anche i vari enti e associazioni, pronti a porgere divieti in difesa dell’ambiente e non solo.

Venerdì 12 febbraio Draghi ufficialmente ha presentato la lista dei suoi “migliori”

Nessuna sorpresa, tutto come previsto. Partiti e partitini sono rimasti contenti e soddisfatti. Sabato è seguito il solito rito al Quirinale e mercoledì la “fiducia”. Nessuna preoccupazione, mare poco mosso, forza tre.

BAU – Business as usual. Se non è zuppa è pan bagnato!

Il 30 gennaio 2021 su questo stesso quotidiano è stato pubblicato l’articolo dal titolo “Le piaghe d’Italia: la burocrazia, il debito pubblico e la malagiustizia”. A chiusura si riporta la riflessione che è stata avanzata allora, cioè “Tutto si vanifica se prima non si curano le piaghe che stanno rallentando ed ostacolando ogni e qualsiasi soluzione. Nessuna vera riforma potrebbe mai essere costruita su questo fradiciume. “E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi altrimenti il vino nuovo spaccherebbe gli otri” (Luca 5, 33-39)
Mentre si formulano i migliori auguri per Draghi e la sua maggioranza bulgara attendiamo fiduciosi baci ed abbracci tra Zingaretti, Salvini e Boldrini, Berlusconi, Renzi e i Grillini. Accomodatevi e finché non bisticcierete per favore fate i buoni e siate cortesi.




Anguillara Sabazia, l’enigma delle cartelle pazze Tari e i danni collaterali alla collettività: chi paga?

ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Dietrofront dell’amministrazione comunale di Anguillara Sabazia che ha annullato oltre 3mila cartelle relative la tassa sui rifiuti – Tari – per l’anno 2015.

Una vicenda che ha visto dapprima pubblicare sul sito del Comune, lo scorso lunedì 25 gennaio il seguente avviso: “L’ufficio Tributi del Comune di Anguillara Sabazia rende noto a tutti i contribuenti che in questi giorni sono stati notificati gli avvisi di accertamento bonario di competenza dell’annualità 2015 inerente ai tributi che risultano non versati, e più in particolare: TARI, IMU, SERVIZIO IDRICO”. E poi giovedì 11 febbraio 2021, sempre sul sito del Comune è apparsa la Determina n. 53 dell’Area Finanziaria Servizio Entrate con oggetto: annullamento cartelle Tari 2015.

L’Avvocato Francesco Falconi Consigliere comunale ad Anguillara S. sulle cartelle pazze relative la TARI 2015 – Video intervista con Chiara Rai a Officina Stampa del 11/02/2021

Un repentino ripensamento, in soli 15 giorni, è stato così giustificato nella stessa Determina: “Preso atto che un elevato numero di avvisi ha formato oggetto di contestazioni da parte dei contribuenti e considerato a seguito di tali contestazioni l’ufficio preposto ha avviato una revisione attraverso cui si è proceduto ad allineare la banca dati

Come mai si è dovuto attendere tanto tempo prima di effettuare una verifica approfondita? Le domande sono diverse:

  • Cosa vuol dire precisamente quanto riportato nella Determina dell’11 febbraio dove si scrive “avviato una revisione attraverso cui si è proceduto ad allineare la banca dati”?
  • E’ proprio questa la vera ragione dell’annullamento delle cartelle o forse perché il tributo aveva ormai compiuto la prescrizione?

Singolare il fatto che l’ufficio competente, nonostante fosse a conoscenza che “nell’anno 2015 c’era stato il cambio del software gestionale interno – compreso il modulo di rendicontazione e gestione dei tributi locali – e che il nuovo software aveva causato alcuni seri problemi tecnici, ha provveduto ugualmente ad inviare 3396 avvisi di accertamento per posta raccomandata al costo medio di 6 euro per singolo invio che, conti alla mano, qualora la spedizione di tutti gli avvisi fosse avvenuta per raccomandata, fa un totale di 20mila euro di spesa per poi annullare il tutto.

Di fatto quello che appare è uno scivolone della nuova amministrazione che avrebbe potuto valutare attentamente la situazione dei versamenti Tari relativi il 2015 prima di spedire gli avvisi in quanto molti già prescritti e molti già pagati.

Un’altra conseguenza di questo caos Tari che si è venuto a creare e che potrebbe danneggiare i contribuenti, soprattutto quelli che non frequentano il sito web del Comune, è il fatto che non essendo a conoscenza dell’allegato “A” alla determina di annullamento, che contiene l’elenco dei contribuenti ai quali è stato annullato l’accertamento, provvederanno, loro malgrado, a versare quanto superficialmente ed erroneamente richiesto.

Qui è possibile consultare l’elenco delle cartelle dismesse dal Comune

Alcune considerazioni:

  • Quale era la società che aveva effettuato il servizio del cambio del software e della migrazione dati?
  • Esiste una richiesta di risarcimento del danno da parte dell’amministrazione comunale alla società responsabile del cambio software avvenuto nel 2015?
  • Nel caso fino ad oggi le amministrazioni precedenti non abbiano fatto richiesta di risarcimento a questa società, l’attuale amministrazione Pizzigallo ha inviato oppure intende inviare richieste di risarcimento?
  • Chi paga i costi per l’invio di tutti gli avvisi di accertamento per la Tari 2015 poi annullati dopo 15 giorni?

E oltre tutto questo vi è anche il disagio creato ai cittadini. Ebbene, Unicuique suum, a ciascuno il suo!




Le piaghe d’Italia: la burocrazia, il debito pubblico e la malagiustizia

Quando il sistema immunitario viene compromesso, l’organismo impazzisce e si trova privo di protezione, esposto all’invasione di sostanze estranee e pericolose.
Questo vale tanto per l’uomo quanto per il territorio. E’ ciò che è capitato all’Italia. La crisi economica, quella sociale e in ultimo la crisi sanitaria, hanno affondato un paese affetto delle peggiori piaghe: la burocrazia, la malagiustizia ed il debito pubblico. Sono le tre piaghe che hanno fatto entrare il Paese in un coma profondo.

All’origine della malagiustizia

Secondo alcuni magistrati esperti , facenti parte dell’AIVM, le cause principali della malagiustizia possono essere riassunte in: insufficienza del personale, incompetenza degli addetti, mancanza
di fondi e strutture e quella che può sembrare la più incisiva, cioè la non imparzialità politico- ideologica di giudici e magistrati. Non è questa però la sede per parlare delle varie responsabilità. Preme tuttavia sottolineare che la mancanza di diritto, come bene scriveva Il Foglio.it, “scoraggia gli stranieri ma non invoglia neanche gli imprenditori nazionali a sviluppare nuove
attività” .

La burocrazia-piaga endemica del Paese

Secondo l’indice europeo sulla qualità dei servizi offerti dagli uffici pubblici dei paesi che utilizzano la moneta unica, l’Italia ha la peggiore burocrazia d’Europa.Peggiore dell’Italia c’è la Grecia e questo basta
a spiegare lo stato di difficoltà in cui versa l’amministrazione del paese.
La 124/2015 prevedeva deleghe legislative per la riorganizzazione della pubblica amministrazione. Nel
corso dell’attuale legislatura ci sono stati lievi accenni alla riforma della P.A. però come succede spesso, a Montecitorio tutto muore sul nascere.

Debito pubblico- palla al piede del paese

Ogni anno, con l’immancabile presentazione dell’emendamento milleproroghe si consuma il degradante “assalto alla diligenza”, quando i partiti si presentano all’incasso, ognuno pronto a soddisfare il proprio consenso elettorale, incuranti della spirale del debito che sale sempre più, affondando l’economia e la stessa democrazia. Sono quei prelievi improvvidi che hanno pregiudicato il futuro delle nuove generazioni ed ostacolato ogni e qualsiasi ripresa. Nel 2010 il debito
pubblico, allora già alto, segnava 1.843.015 milioni di euro, crescendo ad oltre 2.000 miliardi nel 2013 per straripare durante il governo Conte a 2.586.481 milioni di euro nel novembre 2020. Il risultato desolante è che il Paese, oramai , causa questo fardello , si trova schiavo
della grande finanza. Non è certo con la politica dei “ristori” che l’Italia può
rialzare la testa. Non è certo neanche il Recovery Fund la soluzione al problema. Tutto si vanifica se prima non si curano le piaghe che stanno rallentando ed
ostacolando ogni e qualsiasi soluzione.
Le crisi si sovrappongono. Crisi demografica, crisi economica, crisi sanitaria, crisi istituzionale ed ora è
imploso il “governo giallo-rosso” ed il presidente del Consiglio si è deciso finalmente di rassegnare le
dimissioni.
Altro tempo di stallo mentre l’Italia in ginocchio smarrita e sfiduciata trattenendo il fiato spera mentre lo spettacolo va avanti.

Emanuel Galea