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GIUBILEO: TUTTO QUELLO CHE C'È DA SAPERE SULLA SICUREZZA

di Matteo La Stella
Roma
– Tra paure ed allarmi che rimbalzano qua e là, la Capitale si è “vestita” di una corazza in vista dell'evento giubilare che prenderà piede tra 12 giorni, schierando in campo le misure previste dal dossier stilato dal questore Nicolò D'Angelo. Con queste misure, Roma fissa negli occhi la bestia della minaccia terroristica, concentrando l'attenzione sugli obiettivi sensibili e gli eventi più affollati.

Obiettivi sensibili.
Ad oggi, gli obiettivi sensibili nell'Urbe raggiungono quota 1400. Un numero provvisorio e che dovrà fare i conti con i “consigli” dettati dall'inteligence, pronto in qualsiasi momento a dirottare uomini e mezzi su nuove zone a rischio. Tra questi, dopo l'allarme per “attacchi chimici” lanciato dal premier francese Valls, spuntano nel dossier sorvegliati speciali come impianti idrici, stazioni Acea, impianti Enel ed Eni, oltre ai trasporti di sostanze chimiche pericolose, ma anche di armi, munizioni e fuochi d'artificio. Occhi aperti ovunque, per la sicurezza a cui già stanno provvedendo 700 unità dell'esercito, coadiuvate dalla Polizia, che dalla giornata di giovedì conterà altri 400 agenti pronti a dare manforte. Infatti, insieme alla quota aggiunta di uomini, la Polizia disporrà anche di 140 nuove volanti, 50 moto e 100 automobili.

Eventi “caldi”. Nelle 220 pagine dell'ordinanza si evince che durante il Giubileo Straordinario ci saranno 4 snodi principali. Si salperà il 18 dicembre, quando l'egida della Questura dovrà arginare possibili pericoli in Via Marsala, dove il Santo Padre scenderà per l'apertura della porta Santa all'ostello della Caritas. Il 6 di gennaio avverrà lo stesso al santuario del Divino Amore, mentre dall'8 al 14 febbraio, tutte le attenzioni saranno traslate in Vaticano, dove si esporranno le spoglie di Padre Pio. Per finire, nella giornata del 4 settembre, gli occhi saranno puntati sulla canonizzazione di Madre Teresa, evento che si preannuncia affollatissimo.

Basiliche e percorsi. Sotto la lente di ingrandimento anche le basiliche. Più unità a piantonare il loro perimetro, grazie all'esenzione di Polizia e Carabinieri dal servizio anti-abusivismo, deputato nel periodo giubilare agli agenti della Polizia Locale. Due pattuglie a piedi ed una in auto batteranno l'area intorno a Santa Maria Maggiore, San Giovanni e San Paolo, dalle 7 del mattino fino al calar del sole. A completare il quadro sicurezza, poi, sarà un ufficio mobile delle forze dell'ordine e la vigilanza costante dell'esercito. La tranquillità delle basiliche minori e delle chiese confessionali, invece, sarà garantita da due pattuglie, una della Polizia ed una dei Carabinieri. I percorsi giubilari, invece, sono stati divisi in 4 parti: Tridente, Spagna, Colosseo e Barberini.

Trasporto pubblico. L'ordinanza, peraltro, pone sotto uno stretto controllo anche i mezzi pubblici, pattugliati dall'interno grazie a squadre di agenti e guardie giurate di Atac che si faranno largo tra le persone e i sedili dei mezzi deputati al trasporto di superficie, ma anche e soprattutto di quello metropolitano. I nodi di scambio delle linee metro: Laurentina, Anagnina, Termini, Tiburtina, Ostiense e Stella Polare, saranno sempre sorvegliati da gruppi di 6 unità dell'esercito. Nel frattempo, l'area della stazione Termini verrà sezionata in due parti, Marsala e Giolitti, ognuna delle quali sarà affidata a 3 pattuglie di Carabinieri o Polizia. 




ROMA GIUBILEO, GABRIELLI A TUTTO TONDO: DAI CENTRI DI ACCOGLIENZA AI B&B NON AUTORIZZATI

di M.L.S.

Roma – Controlli a tappeto dei centri di accoglienza e lotta ai bed and breakfast non autorizzati. Sulla scorta degli attentati che il 13 novembre hanno colpito Parigi, ed in vista del Giubileo Straordinario, il prefetto di Roma Franco Gabrielli è intervenuto martedì mattina in materia di sicurezza maggiore e misure anti-terrorismo. A poche ore dal blitz delle forze dell'ordine che all'alba della stessa giornata erano confluite all'interno del centro Baobab di Via Cupa per effettuare perquisizioni ed identificazioni, l'ex capo della Protezione Civile si è espresso durante un incontro nel Municipio I con le associazioni dei residenti.

Blitz al centro Baobab. Ventitrè extracomunitari scoperti senza regolare permesso di soggiorno. Questi i numeri del blitz scattato martedì mattina intorno alle ore 6 e 30, quando una sessantina tra Carabinieri e agenti di Polizia, uomini in tenuta anti-sommossa e unità cinofile, erano piombati nel centro di accoglienza Baobab per effettuare perquisizioni ed identificazioni degli “ospiti”. Al momento dell'irruzione, 40 uomini si trovavano ad abitare il centro che, durante l'emergenza migratoria di questa estate, era arrivato a registrare le 800 presenze. Il gruppo di irregolari, tutti magrebini, somali ed eritrei, era stato condotto in Via Teofilo Partini a Tor Cervara per ulteriori accertamenti. Nessun tensione durante l'operazione delle forze dell'ordine, che hanno anche effettuato perquisizioni. Solo in seguito, i volontari del "Baobab" tramite il profilo Facebook del centro, hanno indetto un presidio in via Patini 23, sotto l’ufficio dell’immigrazione, “per portare solidarietà ai migranti e chiedere politica di accoglienza degna”. inoltre, in una nota, gli stessi hanno criticato le politiche adottate dalle istituzioni. La risposta che attendevamo sull’emergenza transitanti nella Capitale è arrivata stamattina, dopo cinque mesi – si legge – Strano modo di intervenire, in tenuta antisommossa e con unità cinofile; proprio ora che i migranti sono drasticamente diminuiti iniziano perquisizioni ed identificazioni per allontanarli dal luogo che per cinque mesi ha coperto un buco dell’amministrazione pubblica sostenendosi col mero volontariato. Sarebbe questa la risposta che, come Paese civile, riusciamo a mettere in atto per affrontare l’emergenza profughi? E’ un atto di violenza che noi volontari condanniamo e da cui ci dissociamo, perché lascia in strada persone incolpevoli, alimentando una caccia all’uomo alimentata dalla paura di atti terroristici, amplificata mediaticamente e politicamente dopo i fatti di Parigi. Sono terroristi i 35 mila profughi, accolti da noi mentre tentavano di raggiungere il Nord Europa in fuga da guerre e dittature e provati da un viaggio che passa per l’orrore della Libia e dei barconi. Dove era lo Stato durante questa processione invisibile? Dove era mentre transitavano in Italia da clandestini, senza un nome, per evitare di essere identificati entrando nel meccanismo perverso di Dublino”.

Il prefetto risponde. A margine dell'intervento, il prefetto Gabrielli ha annunciato che il controllo di martedì:”Non è il primo e non sarà ultimo di una serie di interventi che faremo in tutta la città per verificare la presenza di persone che a mio giudizio, a maggior ragione in questi contesti, debbono essere opportunamente identificate”. Per quanto riguarda invece la possibilità che vengano chiusi i battenti della struttura, il prefetto ha precisato:”In questo momento lo sgombero non è il nostro obiettivo che, invece, è provare a controllare quanto più possibile quello che avviene sul territorio di Roma e provincia”. Con la mente agli attentati di Parigi, però, l'ex capo della Protezione Civile ha lanciato anche un appello ai cittadini, chiamati a contribuire nella lotta al terrorismo. “Denunciate i bed&breakfast abusivi perché sono un vulnus per la sicurezza, specialmente in vista del Giubileo e in un periodo di allarme terrorismo. L’abusivismo ricettivo mi preoccupa molto- ha aggiunto Gabrielli-usciamo dalla logica della delazione, questo è un atto di responsabilità civica”.

3 misure per il Giubileo. Nel corso dell'incontro, il prefetto ha anche delineato i nuovi provvedimenti la cui entrata in vigore sarà prevista per il centro storico, a Testaccio e Trastevere. Tre ordinanze specifiche firmate dal commissario Francesco Paolo Tronca che andranno ad intervenire sulla vendita di alcolici, l'abusivismo commerciale e gli artisti di strada. «Siamo in attesa – ha aggiunto il prefetto -, per noi saranno strumenti efficaci. Per le vicissitudini del Campidoglio, ad esempio, il nuovo regolamento della polizia urbana ha subìto ritardi, adesso sarà tutto molto più semplice”. Ordinanza esclusiva, invece, per Colle Oppio: “Sarà un grande passo per la sua fruibilità diurna, se riusciremo a chiuderlo in tempo di notte, garantendo il passaggio delle forze ordine e di soccorso”.




ROMA, METRO A: ALLARME BOMBA ALLA STAZIONE DI LEPANTO

di M.L.S.
Roma – È scattato intorno alle 10 e 45 di questa mattina l'ennesimo allarme bomba nella Capitale, il primo dopo gli attentati di Parigi ad interessare la linea A della metropolitana. A destare sospetto, questa volta, un sacchetto lasciato incustodito su di una banchina all'interno della stazione di Lepanto.

Falso allarme. L'annuncio riguardante l'involucro misterioso, posto sulla banchina in direzione del capolinea Anagnina, è stato diramato dall'account Twitter di Atac. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato di zona insieme agli artificieri, i quali hanno chiesto all'azienda di trasporti capitolina la chiusura della stazione di Lepanto e l'interruzione del traffico tra le stazioni di Ottaviano e Termini. Evacuata la stazione, le forze dell'ordine hanno effettuato i dovuti controlli sul sacchetto che è risultato essere innocuo. Con l'allarme rientrato, la stazione ha riaperto i battenti ed il traffico sulla linea è tornato regolare dopo un'ora di stop. 




ROMA CAPITALE: TRA PAURE E FALSI ALLARMI ARRIVA LA STRETTA SULLA SICUREZZA

di Matteo La Stella
Roma – La città di Roma, già da inizio settimana, ha iniziato la sua “muta” verso una maggior sicurezza. In seguito agli attentati che lo scorso 13 novembre hanno afflitto Parigi, l'Urbe si blinda mentre per le strade cresce la preoccupazione. L'egida delle misure antiterrorismo non basta neanche quando a parlare è il Pontefice. Sotto un cielo grigio, la tradizionale udienza del mercoledì in Piazza San Pietro ha visto aumentare i controlli da parte delle forze dell'ordine con una allarmante diminuzione delle presenze a 20 giorni dall'inizio del Giubileo. Non vuole restrizioni Papa Bergoglio, secondo cui:”Non dobbiamo arrenderci all'idea di dover applicare questo sistema a tutta la nostra vita, alla vita della famiglia, della città, della società”. E soprattutto a quella della Chiesa:”Sarebbe terribile. Una Chiesa inospitale- spiega Francesco- così come una famiglia rinchiusa su sé stessa, mortifica il Vangelo e inaridisce il mondo! Niente porte blindate nella Chiesa, tutto aperto”. Parole che hanno risuonato per tutta la Piazza, prima che a poche decine di metri scattasse un allarme bomba, rientrato in pochi minuti.

Falso allarme. Oggetto della segnalazione un trolley incustodito su Via Traspontina, davanti l'ingresso dell'università Lumsa. Quì, a due passi da Via della Conciliazione, sono intervenuti intorno alle 12 e 30 gli agenti di Polizia supportati dagli artificieri che, in poco tempo, hanno controllato la valigia risultata poi essere vuota. Intanto, la vicina università era stata evacuata per precauzione. Un clima di tensione diffuso nella città, che solo 24 ore prima aveva portato le forze dell'ordine ad un altro intervento. Poco dopo le 12 di martedì mattina, infatti, gli agenti del commissariato Castro Pretorio insieme agli artificieri e ai Vigili del fuoco si erano mossi in blocco verso l'Ambasciata americana. In Via Veneto era stata recapitata una lettera senza mittente, contenente minacce in inglese. “Vi faremo fare la stessa fine che abbiamo fatto fare a Madrid nel 2004”, tuonava la lettera corredata da una manciata di polvere nera. Quest'ultima, analizzata sul posto, era risultata essere innocua mentre sul caso indagano tutt'ora gli uomini della Digos.

L'appello del prefetto. Per contrastare il timore dilagante ed arginare situazioni di pericolo, già da sabato sono state maggiorate le misure di controllo, ampliate ulteriormente dal Comitato di ordine pubblico e sicurezza nella giornata di mercoledì. Una vera e propria stretta in materia, ripresa nel pomeriggio dal prefetto di Roma a margine dell'inaugurazione della sala operativa per il 112, il neonato numero unico per le emergenza. “La vicenda parigina ci ha rifocalizzato su target che prima ci sembravano più marginali nel senso che è aumentato il novero degli obiettivi”. Questo il commento del prefetto che poi ha lanciato un appello: “Siamo consapevoli di essere all'interno di una minaccia ma questo non ci deve minimamente indurre ad un atteggiamento di paura. Dobbiamo continuare a vivere la nostra vita sapendo che le istituzioni lavorano in maniera molto seria e proficua”. “Siamo consapevoli di essere dentro ad una minaccia- ha aggiunto Gabrielli- ma anche che le istituzioni lavorano perché ciò sia reso più complicato”. Sto ricevendo lettere dai dirigenti scolastici di tutta Italia che mi stanno chiedendo se è opportuno o meno venire a Roma – ha continuato il prefetto – e se le scolaresche sono in una situazione di sicurezza”. Un atteggiamento di timore, quello dei dirigenti scolastici che secondo l'ex capo della Protezione civile: “Va sconfitto con il buon senso. Vogliono rendere la nostra società invivibile e questo lo si fa attraverso la paura”. In seguito, il prefetto ha evidenziato l'approvazione da parte del Comitato in merito alla distribuzione delle forze di sicurezza messe a disposizione dal Governo.”Stiamo pianificando interventi sul territorio anche per quel che riguarda la sicurezza percepita“.

Metropolitane sotto i riflettori. Gabrielli ha sottolineato, peraltro, che: ”Avremo un presidio, di fatto, in quasi tutte le stazioni delle tre linee della metropolitana, in tutti nodi di scambio e in tutti quei luoghi di aggregazione che possono rappresentare degli obiettivi. Questo sforzo però non deve essere solo 'romanocentrico', ma deve essere percepito anche nelle periferie”.

Niente più droni su Roma. Categoriche, invece, le indicazioni per quanto riguarda i droni. Per scongiurare possibili attacchi terroristici effettuati tramite velivoli senza pilota, il prefetto ha riferito :”Memori anche di quanto avvenuto durante il funerale di Vittorio Casamonica- quando un elicottero lanciò petali di rosa dal cielo, alzandosi in volo sulla città senza alcuna autorizzazione- stiamo predisponendo un potenziamento dei sistemi di intercettazione e, nelle condizioni che lo consentiranno, anche di abbattimento. La prima regola – ha aggiunto Gabrielli- è che è fatto divieto di abbattere qualunque cosa voli sopra i centri abitati perché il danno sarebbe maggiore”. “Che gli ultraleggeri o i droni volino è un dato scontato. Il tema dei temi – spiega l'ex capo della Protezione Civile – è non farli alzare in volo“. Quindi, ha concluso il prefetto:” Ci stiamo attrezzando per potenziare sia il sistema di rilevamento sia quello di contrasto in occasione degli eventi che consideriamo più esposti”.




CITTÀ DEL VATICANO, SPESE PAZZE: 615MILA EURO DI RISTRUTTURAZIONI PER L'HAREM DI BERTONE

di Matteo La Stella

Roma – Una ristrutturazione quanto meno esosa, quella “ordinata” dal cardinale Tarcisio Bertone per il suo appartamento nel cuore della Città del Vaticano, costata al Governatorato la bellezza di 307.676,00 euro. Non si è badato a spese, dunque, per l'ammodernamento dell'abitazione situata al terzo piano di Palazzo San Carlo che tra luci di design e materiali di prima scelta, ha fatto lievitare il prezzo fino ai 615.352,00 euro del preventivo iniziale presentato dalla ditta. Un costo che la Castelli Re di Gianantonio Bandera ha successivamente tagliato del 50%, lasciando nelle mani del cardinale un harem per soli- si fa per dire- 307.676,00 euro. Una somma considerevole, per il cui pagamento il Prelato maggiore era stato accusato di aver sottratto denaro alla Fondazione dell'Ospedale Bambino Gesù. Una notizia che aveva mosso da subito la risposta del Cardinale, che in un'intervista al Corriere ha tuonato:”Per i lavori ho usato 300 mila euro di risparmi miei. Come risulta da documentazione ho versato dal mio conto al Governatorato circa 300mila euro”. Sempre il cardinale ha ribadito di aver saputo, solo in un secondo momento, di un contributo dato dalla Fondazione Bambino Gesù al medesimo scopo: “Escludo in modo assoluto di aver mai dato indicazioni o autorizzato la Fondazione Bambino Gesu ad alcun pagamento”. Quindi, in attesa di ulteriori approfondimenti in merito ai fondi indirizzati o meno all'alto Prelato, diamo un'occhiata ai numeri e ai materiali forniti dal quotidiano “Il Tempo” in base al capitolato d'appalto nei lavori della casa.

Le cifre. Il conto arriva negli uffici tecnici del Governatorato
il 28 ottobre del 2013, già modificato rispetto alla versione già consegnata il 21 ottobre dalla Castelli Re. “Il nuovo importo complessivo – si legge nella lettera – risulta essere pari a euro 616.352,22.”L’importo è suddiviso in tre parti. La prima per le opere edili pari a euro 389.054,83, la seconda per le parti elettriche pari ad euro 77.779,49, e la terza per l’impianto meccanico pari ad euro 147.352,22. Fatte salve le ultime variazioni, la ditta Castelli Re confermava: “Restano invariate le altre condizioni di offerta, incluso lo sconto del 50% per l’esecuzione dei lavori in oggetto”.

I materiali. Per la messa a nuovo dell'appartamento, costituito dall'unione di due abitazioni al terzo piano di Palazzo San Carlo, il cardinale opta per il massimo comfort. Degna di nota, tra le tante voci del capitolato, sicuramente è il parquet in rovere, steso a spina di pesce su una superficie complessiva di 225 metri quadrati, per un costo totale di 25mila euro. Altri 67 metri quadri di pavimentazione sarebbero stati dedicati, invece, al marmo di Carrara, pagato 10mila euro. Stupefacente anche la scelta degli infissi: 19 finestre da 3.582,00 euro con il sopraluce apribile, oltre ovviamente alle porte di pregevolissima fattura, per cui il prezzo di una sola si aggira intorno ai 2.449,00 euro. E poi illuminazione di livello, e addirittura una cappella con annessa sacrestia all'interno dell'abitazione. Ma anche 28mila euro per le pompe di calore ad alto rendimento e 17mila euro per i deumidificatori ad alta efficienza. Un vero e proprio “harem”, in cui addirittura ogni stanza è coperta da un impianto di condivisione del suono, costato la bellezza di 19mila euro. Una precisazione, però, va fatta in merito alle cifre che sono al lordo dello sconto applicato dalla Castelli Re. Dunque, di ogni cifra il cardinal Bertone avrebbe pagato solo la metà. 




LATINA, BLITZ ANTI CAMORRA: SEQUESTRO DA 20 MILIONI DI EURO AD UN IMPRENDITORE PONTINO

di Matteo La Stella
Latina
– Nella giornata di giovedì, gli agenti della DIA hanno dato vita al sequestro di beni per 20 milioni di euro appartenenti a Vincenzo Zangrillo, ritenuto vicino al clan dei Casalesi. Le confische, effettuate dagli investigatori del Centro Operativo di Roma su disposizione del Tribunale di Latina, hanno interessato le province di Latina, Frosinone, Isernia, Napoli e Caserta. Sequestrati oltre 200 camion, rapporti bancari di varia natura, 2 cave di marmo, 19 immobili, appezzamenti di terreno per 21 ettari e società operanti nel settore dei trasporti su strada, dello smaltimento di rifiuti e del commercio di autovetture, tutti riconducibili all'imprenditore.

L'indagato. L'imprenditore, con un passato da fabbro e carrozziere, sarebbe finito nel mirino degli inquirenti per una improvvisa ed ingiustificata espansione economica che, con il passare del tempo, lo avrebbe portato a diventare imprenditore e titolare – diretto o indiretto – di diverse società. Vincenzo Zangrillo, infatti, era attivo nella gestione di cave di marmo con commercializzazione di marmi pregiati e nel commercio all'ingrosso di altri materiali da costruzione. Ma anche nel settore del trasporto merci su strada, nel settore dello smaltimento di rifiuti, nella locazione di proprietà immobiliari a lui stesso intestate e nel commercio di automobili.

Le indagini. Gli uomini della DIA di Roma sono riusciti a risalire al nesso tra l'incremento delle disponibilità economiche dell'uomo e la sua inclinazione a delinquere. Vincenzo Zangrillo, infatti, oltre ad avere rapporti e contatti con imprese riconducibili al clan di Camorra, vantava diversi precedenti penali per riciclaggio, traffico internazionale di autoveicoli ed associazione a delinquere. In passato era stato già denunciato per traffico di rifiuti illeciti e per insolvenza fraudolenta. Quest'ultima denuncia, era arrivata sulla scia della morosità accumulata negli anni dall'uomo per i mancati pagamenti dei pedaggi autostradali da parte dei suoi camion. L'indagine, dunque, ha evidenziato come la crescita del suo patrimonio avesse camminato di pari passo con gli illeciti commessi nel tempo. Viceversa, a fronte dell'ingente somma di beni accumulati, la sua dichiarazione dei redditi risultava essere nettamente inferiore al dovuto.

La confisca. La confisca di beni all'imprenditore è motivata dalla sua pericolosità sociale e dalla provenienza illecita del suo patrimonio. 




ROMA, MUNICIPIO VI: STRADE GROVIERA PRESIDIATE DALLA POLIZIA LOCALE

di Matteo La Stella
Roma – Neanche ci fosse una pandemia in corso, la maggior parte delle strade romane presenta gli stessi sintomi di “malessere”: a meno di un mese dal Giubileo, un'infinità di buche e avvallamenti sono impresse sull'asfalto come macchie sulla pelle di un qualsiasi degente. Un'”infezione” conosciuta, quella del manto stradale capitolino, a cui da tempo non viene somministrato alcun trattamento, bloccato da ritardi e controversie istituzionali. Così, in attesa di una cura valida, le strade pericolose vengono messe in quarantena e le buche, date in custodia a dei “guardiani” che invece di esercitare la loro professione, sono costretti ad arginare la noncuranza reiterata dell'amministrazione per intere giornate: gli agenti della polizia locale di Roma Capitale.

Sorveglianza record. Nella giornata di martedì, infatti, il segretario del Sulpl ( Sindacato unitario lavoratori polizia locale, ndr) di Roma Stefano Giannini, ha condiviso con la stampa l'ultimo record raggiunto dai colleghi per volere del Comune: un piantonamento alla buca durato oltre 60 ore in Viale dei Romanisti, zona di competenza del VI municipio. Il tutto, per un complessivo:” Costo del personale in servizio di 2.500,00 euro”. Un dato, come ci spiega lo stesso Giannini, calcolato in base alla paga oraria degli agenti:”Moltiplicata per 60 ore, moltiplicata per i vigili impiegati” sul posto. Un vero e proprio spreco di denaro che, continua il segretario romano del Sulpl, poteva essere utilizzato per pagare i normali servizi offerti dalla Polizia Locale e, allo stesso tempo, per riparare la voragine. Un episodio che non rappresenta un'eccezione. Sono infatti, come sottolinea Giannini, episodi:”Plurimi e ripetuti”.

La “cura”, bloccata anche se esiste. Una mancanza, quella della manutenzione, interamente a carico del Comune di Roma e dei suoi municipi. Il primo, che avrebbe dovuto provvedere alla manutenzione della grande viabilità è trattenuto nell'adempimento delle incombenze dalla magistratura, mentre i secondi, a cui è deputata la cura delle strade secondarie, sono bloccati dal rodaggio delle nuove normative ancora in cantiere per quanto riguarda l'assegnazione degli appalti. Una cosa è certa però: i fondi ci sono ma non si possono stanziare.

Scipioni: “Sono 2 mesi che scrivo”. Del Caso specifico nel territorio di Torre Spaccata, abbiamo chiesto spiegazioni al presidente del VI municipio Marco Scipioni che ha condannato fin da subito il fenomeno come “deprecabile e assurdo”, strettamente correlato alla situazione di emergenza in cui verte l'intera Capitale. Secondo il minisindaco Pd, infatti, la centrale unica per gli appalti voluta dall'ex assessore alla Legalità Alfonso Sabella sarebbe cosa giusta, ma di fatto avrebbe:” Cambiato l'iter” di aggiudicazione degli appalti. Oggetto di una delibera del giugno scorso attivata con effetto immediato, la “normativa Sabella” prevedeva che l'individuazione di tutti gli interventi da effettuare sul territorio sarebbe spettata ai municipi, prima di confluire nella centrale unica per la gestione delle gare vigilate dal Campidoglio. Una corsa, quella voluta da Sabella, verso un'utopica trasparenza ancora mai raggiunta. Gli uffici capitolini, infatti, poco dopo l'entrata in vigore della legge avevano comunicato di non essere sufficientemente organizzati per gestire le gare dell'intero Comune, rimbalzando la gestione delle commesse nuovamente ai municipi. Gli stessi che a metà agosto avevano subito la rotazione dei dirigenti in vista del Cdm relativo a Mafia Capitale, dunque, sono ancora oggi in attesa di un nuovo bando da ultimare. Una situazione che, conferma Scipioni, avrebbe:” Allungato i tempi per quanto riguarda i bandi e le dovute assegnazioni”. La situazione, ci tiene a segnalare, era già stata portata all'attenzione della ex Giunta Marino senza muovere alcunchè. Poi, annuncia Scipioni, lunedì sera:” Ho visto il Commissario Tronca a cui ho fatto riferimento, senza voli pindarici, per quanto riguarda l'utilizzo dei fondi, che abbiamo – sottolinea più volte il presidente del VI municipio- per la manutenzione ordinaria delle strade. Un paradosso per cui il commissario Tronca:” ci metterà a disposizione- continua Scipioni – uno del suo staff per chiudere in brevissimo tempo tutte le questioni aperte”.

Il nocciolo del problema.
Secondo l'amministratore del parlamentino, il nocciolo del problema non sarebbe tanto l'intervento dei vigili obbligati a “fare la guardia” alle buche. Sono dipendenti comunali, ed è come tenere gli occhi aperti su di:” Un ammalato che sta in codice rosso”. Viceversa, il grande nodo da sciogliere sarebbe proprio quello della regolamentazione per i bandi, in modo tale da poterli:”Assegnare per poi sistemare i pericoli di cui le buche sono oggetto nella manutenzione ordinaria delle strade romane, comprese -puntualizza Scipioni- quelle del mio municipio”. La sfida primaria, dunque, resta quella della sicurezza per i cittadini, legata inesorabilmente alla”malattia” delle strade. Con l'”antidoto” congelato nelle casse dei municipi, infatti, il comune sarà costretto ripetutamente ad assoldare agenti di polizia locale per segnalare le buche come tanti cartelli stradali, a spese ovviamente dei contribuenti. 




MAFIA CAPITALE: ODEVAINE SPARA A ZERO. DA ALEMANNO, AI CAMION BAR A TOTTI

Redazione
Roma
– Sono state messe agli atti il 5 novembre le parole spese da Luca Odevaine durante l'interrogatorio del 15 ottobre scorso nell'ambito del processo a Mafia Capitale. L'imputato, Già membro del tavolo di coordinamento Nazionale sull'accoglienza dei richiedenti asilo, è ora agli arresti domiciliare dopo un periodo di detenzione nelle carceri di Torino e Terni. Un colloquio, quello verbalizzato agli atti del processo, in cui Luca Odevaine ha offerto al pm Paolo Ielo una disamina attenta in merito alle dinamiche che hanno permesso l'introduzione del sistema mafioso nell'amministrazione dell'Urbe.

Alemanno e il “sistema Buzzi”. “La destra non aveva soggetti economici di riferimento, dunque l'amministrazione Alemanno, nel giro di qualche anno, individuò nel 'sistema Buzzi' il riferimento nel settore del sociale per l'aggiudicazione dei lavori”. Questa la versione in merito ad un accordo sotterraneo tra Alemanno e il ras delle cooperative. Il racconto di Odevaine, però, parte da prima. Precisamente dall'aprile 2008, quando ci fu il passaggio del testimone al Campidoglio tra l'entrante Alemanno e l'uscente Veltroni, di cui era stato già capo di gabinetto vicario. Un incarico che ricoprì anche con l'avvento del neoeletto, il quale, confessa al pubblico ministero: “Mi chiese di rimanere fino a luglio. Nella sostanza mi resi conto che egli non credeva di vincere e quindi non aveva una classe dirigente pronta al governo della città. Io accettai e in tale periodo egli mi presentò Riccardo Mancini e l'onorevole Pisu, indicandomeli come interlocutori per suo conto per tutte le questioni di mio interesse”. “Nella gestione del comune – continua l'imputato- Mancini e Piso mi dissero di voler inserire nei ruoli apicali e dirigenziali persone che, a prescindere dalla loro competenza e dalla competenza di chi in precedenza rivestiva quei ruoli, fossero di loro fiducia”.

Tangenti per l'edilizia. “Mancini
– comunica ancora l'ex capo di gabinetto di Veltroni – mi disse che era stata pattuita una tangente, pagata da Caltagirone, in relazione all'affare edilizio della Bufalotta, in direzione di Marroni (ex capogruppo del Pd in Campidoglio, ndr), Smedile (ex consigliere comunale del Pd e poi del'Udc, ndr) e Alemanno”. Parlando del periodo durante il quale era incaricato a capo di gabinetto vicario al cospetto di Alemanno, Odevaine ricorda: “Mancini mi disse che non ero particolarmente amato neppure dai miei referenti politici: in particolare, mi disse che in occasione di un incontro tra il sindaco e il capogruppo dell'opposizione Marroni e il presidente della commissione urbanistica Smedile, entrambi appartenenti all'apposizione, era stata chiesta la mia testa”. “La ragione – prosegue Odevaine – credo fosse da individuare nei contenuti di quell'incontro, che avevano ad oggetto delle delibere urbanistiche relative alla Fiera di Roma e alla Bufalotta”. Si trattava, è scritto ancora nell'atto istruttorio, di un: “Settore di interesse su cui vi era stata una forte pressione di Smedile e Marroni, pressione cui il commissario Mario Morcone (commissario straordinario del Comune di Roma dopo le dimissiono di Veltroni, ndr) ed io resistemmo, nel senso che facemmo passare le delibere che erano state già approvate in commissione, mentre bloccammo altre. Con Alemanno, i due ripresero la questione”.

“Budget consiliare”.
In un altro punto del verbale spunta nuovamente il nome di Umberto Maroni, che, stando alle parole di Odevaine:” Nella sua qualità di capo dell'opposizione Pd all'epoca dell'amministrazione Alemanno, aveva chiuso con il sindaco un accordo in forza del quale ciascun consigliere comunale aveva a disposizione una somma, originariamente quantificata in 400 mila euro, da destinare a iniziative di suo interesse”. Parole subito smentite dal deputato Pd che denuncia Odevaine per calunia e afferma:”Come sanno tutti, in quanto scritto nella legge del testo unico degli enti locali, i consiglieri comunali non hanno alcun 'potere di spesa' ma solo di indirizzo e controllo”.

La risposta di Alemanno.
Gianni alemanno, dal canto suo, si difende e in una nota afferma: ”Dopo avermi lanciato addosso l'accusa di aver esportato soldi in Argentina, illazioni che la Procura stessa ha giudicato prive di fondamento, Luca Odevaine mi ha nuovamente inondato di chiacchiere e calunnie in libertà: basandosi su una serie di "sentito dire" e di teoremi personali ora cerca di dare un orientamento politico ai suoi interrogatori, inventandosi tangenti inesistenti e accordi trasversali tra destra e sinistra che mi dovrebbero riguardare”. “La balla più clamorosa – tuona l'ex sindaco di Roma- è quella relativa ad una tangente di Caltagirone per la questione di Bufalotta, che sarebbe stata indirizzata ad esponenti di sinistra oltre che al sottoscritto. Luca Odevaine nel suo delirio si dimentica un piccolo particolare: la nostra Amministrazione – conclude Alemanno- non ha approvato alcuna delibera riguardante Bufalotta, i cui atti politici e amministrativi risalgono tutti all'epoca di Veltroni”. Annuncia querela per diffamazione e denuncia per calunnia anche il Gruppo Caltagirone che in una nota afferma: “La convenzione urbanistica Bufalotta è di proprietà dei gruppi Parnasi e Toti; il Gruppo Caltagirone ha costruito alcuni fabbricati residenziali nel quartiere acquistando le aree dai suddetti gruppi già convenzionate nonché completamente urbanizzate dai medesimi; che il Cav. Lav. Caltagirone non ha mai avuto rapporti né con l'onorevole Smedile né con l'onorevole Marroni, anzi quest'ultimo è stato uno dei più fieri avversari del Gruppo Caltagirone per lui 'reo' di avere legittimamente acquistato in borsa una partecipazione in Acea”. “Quanto al Sig. Mancini, che ha cercato per anni di prendere contatti con Caltagirone, tra l'altro, telefonando più volte in ufficio – conclude la nota – si precisa che Caltagirone non ha mai voluto neanche parlargli al telefono”.

Tredicine e il monopolio dei camion bar.
In un altro momento dell'interrogatorio, Luca Odevaine dedica la sua attenzione alla concessione di licenze per i camion bar, che spiega: “Di 500 licenze rilasciate, 430 erano tutte intestate a membri della famiglia Tredicine-Falasca che, fino all'avvento di Giordano Tredicine al consiglio comunale, finanziava tutta la politica romana”. Nell'era Veltroni, continua poi Odevaine: “Avevo individuato seri problemi nell'assegnazione delle concessioni. Si trattava di licenze che erano state rilasciate con il carattere della temporaneità e in relazione ad ambiti molto ristretti. Molte di esse erano state rilasciate da Gianmario Nardi (dirigente del Comune di Roma, ndr) ma via via si erano espanse illegittimamente quanto al contenuto e quanto ai tempi”. Nardi, presidente del primo municipio e successivamente direttore di Gabinetto con il sindaco Rutelli, tornò in forze con la giunta Alemanno in qualità di vicecapo di Gabinetto, gestendo, sempre secondo Odevaine: ”Insieme a Lucarelli tutti gli affari più rilevanti, e con lui riprendono i contrasti, culminati nella nomina del dirigente al decoro, che lui fece senza interpellarmi, di Mirko Giannotta”. L'imputato, allora: “Chiese al sindaco di mandare gli atti in Procura. Egli mi disse di aver sollecitato uno studio delle carte al segretario comunale e all'assessore competente e che io sappia non se ne fece nulla”.

Totti e i vigili pagati in nero. Odevaine, durante l'atto istruttorio andato in scena nella casa circondariale di Terni, punta il dito anche contro il capitano della A.s. Roma. Una circostanza tutta da verificare quella raccontata dall'ascritto, secondo cui Francesco Totti avrebbe pagato agenti della Polizia Locale di Roma Capitale per effettuare la sorveglianza ai suoi figli. “E' vero che dei vigili urbani facevano vigilanza ai figli di Totti – ha confermato Odevaine, ribadendo quanto già sostenuto da Salvatore Buzzi – ma lo facevano fuori dall'orario di lavoro e venivano pagati in nero, dallo stesso Totti”. Secondo Odevaine: “L'esigenza era nata dal fatto che era giunta una voce di un progetto di rapimento del figlio di Totti”. La voce gli era giunta da Vito Scala, preparatore atletico che gli disse: “Un tifoso ultrà della Roma, che era appena uscito dal carcere, era andato a dirgli che gli avevano offerto 50mila euro per rapire il figlio di Totti. Allora ne aveva uno, mi pare che c'avesse un anno, e dice 'io adesso francamente…' lui sostiene che non lo farà, si è rifiutato, era sì un bandito, ma di fronte al capitano…”. “Mi chiese – continua Odevaine – se era possibile verificare se la cosa avesse qualche fondamento o fossero solo chiacchiere perché ovviamente il padre e la madre erano preoccupati. Io parlai con l'allora comandante dei carabinieri Salvatore Luongo e col sindaco di Roma e con il questore Nicola Cavaliere, che dopo un po', mi pare proprio Luongo, mi confermarono che qualcosa c'era. Quindi, senza portarlo a livello di comitato dell'ordine pubblico e sicurezza e quindi affidare una scorta a un bambino così piccolo, dice: 'se tu c'hai un altro modo per proteggerlo sarebbe meglio, oppure se si possono rivolgere a un'agenzia privata' “. “Loro – prosegue Odevaine nel racconto- si rivolsero a due, tre agenzie private . Alla fine la scelta cade su alcuni vigili che avevano fatto parte di un gruppo, i Pics (Pronto Intervento Centro Storico, ndr) durante il Giubileo (giunta Rutelli, ndr): alcuni di loro stavano per andare in pensione”. “Dissi al capo di questo gruppo – racconta l'imputato – 'senti, c'e' qualcuno che vuole fare dell'extra lavoro?'. Sei di loro effettivamente hanno svolto questa funzione, ma fuori dall'orario di lavoro e pagati direttamente da Totti, non pagati in straordinario dal Comune". La vicenda, secondo Odevaine, sarebbe verificabile dato che proprio lui avrebbe ricevuti gli assegni dal “Pupone” che in un secondo momento sarebbero stati girati agli uomini della Locale. Rispondendo al pubblico ministero, Odevaine ha precisato: “Si, loro facevano il doppio lavoro non nelle ore di servizio. Si erano organizzati in turni e non nelle ore di servizio e credo che questa cosa sia cessata l'anno scorso quando Totti si è trasferito nella nuova casa, dove ha messo un sistema di videosorveglianza, poi i bambini vanno alla scuola americana, alcuni vigili sono andati in pensione… Non ce n'era più bisogno”.

Accuse sbagliate a Zingaretti. Durante l'interrogatorio, Odevaine smentisce la confessione di Salvatore Buzzi in merito ad una presunta tangente pagata a Nicola Zingaretti in virtù del Palazzo della Provincia. “Una dichiarazione falsa” risponde al quesito del pm.“Per quanto riguarda l'attuale presidente della Regione, Peppe Cionci (braccio destro di Zingaretti, ndr), Maurizio Venafro (ex capo di gabinetto del governatore, ndr) e Antonio Calicchia”. In fine, di Salvatore Buzzi spiega al pm:”Talvolta millanta rapporti che non ha”.




DERBY ROMA-LAZIO: OCCHI PUNTATI SULLA PROTESTA DELLE CURVE

di M.L.S.

Roma – È un clima rovente quello in cui si apprestano a scendere in campo Roma e Lazio, per un derby che si preannuncia senz'anima. Una stracittadina strana, stravolta dalle barriere “taglia curve” imposte dal prefetto Gabrielli, per cui entrambe le tifoserie protesteranno lasciando vuoti i gradoni della “Nord” e della “Sud”, preferendo alla partita un'adunata nei pressi dello stadio. Una situazione che desta preoccupazioni anche per l'arrivo in città di alcune decine di supporters stranieri, tra cui i tifosi inglesi del West Ham, quelli polacchi del Wisla Cracovia e gli Ultà Sur, tifoseria spagnola del Real Madrid, tutti riuniti per dare manforte ai sostenitori capitolini. 

 

Olimpico blindato. Sotto i riflettori, dunque, rischia di finire la protesta più che la partita. Per scongiurare possibili tafferugli fuori dallo stadio, infatti, sono stati schierati mille agenti mentre i supporters stranieri saranno sorvegliati speciali. Già da sabato, invece, come annunciato a margine del tavolo tecnico sulla sicurezza di venerdì pomeriggio, sono state approntate operazioni di bonifica all'interno della “zona rossa” adiacente lo stadio: rimozione di auto in sosta, cassonetti e cestini. 

 

Un conto alla rovescia tranquillo. Nelle 24 ore precedenti al derby, però, non si sono registrate problematiche rilevanti. Nella notte, un gruppo di tifosi romanisti ha inneggiato ai propri beniamini in zona Colle Oppio, sotto l'occhio vigile delle forze dell'ordine. Tra loro gli agenti hanno rintracciato 10 sostenitori inglesi e norvegesi, tutti in stato di ebbrezza e muniti di regolare biglietto. Per questo sono stati trasferiti in caserma per ulteriori controlli prima di essere sanzionati per ubriachezza molesta. Un gruppo di di tifosi laziali, invece, ha intonato canti e accesso fumogeni nei pressi del Colosseo senza creare problemi di ordine pubblico. 




GIUBILEO: PRIMA RIUNIONE DELLA CABINA DI REGIA

di M.L.S.
Roma
– Venerdì, al cospetto di monsignor Fisichella, è andata in scena la prima tavola rotonda per il Giubileo Straordinario. Nessun assente alla riunione della cabina di regia in Via della Conciliazione: neanche il sindaco Marino, che dopo il rientro dagli States nella giornata di giovedì, sembra impegnato come non mai nell'amministrare ciò che compete ad altri, mostrandosi caparbio per lo meno nel combattere il jet lag. Insieme a lui, il prefetto Franco Gabrielli, il vicesindaco Marco Causi e l'assessore ai Lavori pubblici di Roma con delega al Giubileo Maurizio Pucci; oltre al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti ed il suo vice e delegato all'Anno Santo, Massimiliano Smeriglio.

Bene per De Vincenti. Soddisfatto il sottosegretario De Vincenti, che durante il Cdm del 27 agosto aveva esaminato la lista degli interventi giubilari rivista dal Campidoglio. Un incontro “positivo”per De Vincenti, che con i cantieri ancora ai blocchi di partenza afferma:”Continuiamo a lavorare per l'organizzazione dell'Anno Santo molto bene su tutti i terreni sia l'interlocuzione sugli interventi che sta predisponendo il Comune per l'accoglienza e la mobilità, sia su quelli sanitari della Regione”. Alcuna nuova, invece, riguardo le risorse da impegnare nelle opere che:” Come sempre detto, sono quelle nella disponibilità del Comune di Roma. Stiamo valutando- spiega De Vincenti – insieme al Comune e al Mef ( Ministero dell'Economia e delle Finanza ndr) quali spazi quelle risorse ci danno per finanziare, come abbiamo già fatto con i primi 50 milioni, le opere che servono per la gestione dell'Anno Santo”.

Ok da parte di Zingaretti. Pollice in su anche da parte del numero uno di Via della Pisana, secondo cui: “È stata una riunione di lavoro molto operativa e utile, nel corso della quale sono stati esaminati i vari step della preparazione del Giubileo. Mi sembra che ci sia ormai un livello di collaborazione molto avanzato e positivo”. In merito alle azioni della regione, Zingaretti ribadisce:”Abbiamo confermato che tutti e 12 i cantieri giubilari sulla sanità sono aperti e prevediamo la chiusura lavori in tempo utile così come l'acquisto delle nuove ambulanze. Quel che è di nostra competenza sta andando avanti”.

Positivo il commento di Fisichella. Anche monsignor Rino Fisichella si è espresso in merito alla prima riunione della cabina di regia. “Confido che per l'otto dicembre Roma e l'Italia saranno certamente pronte a questo grande appuntamento mondiale”.
Il Giubileo susciterebbe grande interesse all'estero, anche se: “È troppo presto per poter dire quanti pellegrini arriveranno – spiega Fisichella – ne avremo il sentore appena inizieremo a verificare le registrazioni”.




ROMA: E' GIALLO SUL 62ENNE TROVATO MORTO NELL'ANDRONE DI UNO STABILE

di Matteo La Stella
Roma
– Un'alba rosso sangue, quella che nella giornata di mercoledì ha svegliato i residenti del palazzo al numero 46 di Via Sabotino, nel quartiere Prati a Roma. Un 62enne, infatti, è stato trovato esanime, riverso in una pozza di sangue nell'androne del palazzo attiguo al cortile.

L'allarme. L'allerta, lanciata poco dopo le ore 7 al 113, ha messo immediatamente in moto gli agenti del commissariato Prati, che, giunti sul posto insieme ai sanitari del 118, hanno potuto solamente constatare il decesso dell'uomo. In seguito al rinvenimento, al civico 46 della Via che corre a due passi da Piazza Mazzini, sono giunti anche gli agenti della Polizia scientifica e gli investigatori della Squadra mobile. Stando alle prime ricostruzioni della vicenda, la vittima, classe 53', si sarebbe trovata all'interno del palazzo perchè sede del suo ufficio, scoperto in seguito con la porta spalancata e le luminarie interne accese.

La vittima. Il cadavere del 62enne, invece, era steso supino in una pozza di sangue, fuoriuscito da una profonda ferita alla testa. Ancora da chiarire con certezza la dinamica dell'accaduto, che, sempre secondo le prime ipotesi investigative, vedrebbe l'uomo deceduto per una caduta dalle scale. Dalle scale, il 62enne stremato si sarebbe trascinato fino all'androne dello stabile attiguo al cortile interno, prima di perire per le ferite riportate nella presunta caduta.

Le indagini.
Sul caso indagano gli agenti della Squadra Mobile che al momento non escludono nessuna pista, anche se propenderebbero per l'incidente. Gli estremi di una morte accidentale, per ora, potrebbero sussistere, anche se ancora molti interrogativi pendono sulla scomparsa dell'uomo. Perchè, per esempio, prima delle 7 di mattina era nel palazzo del suo ufficio?
I familiari della vittima, ad ogni modo, sono stati informati del ritrovamento prima che la salma venisse messa a disposizione dell'Autorità Giudiziaria per essere sottoposta ad autopsia. Solo quest'ultimo passaggio, infatti, porterà luce sulla natura del decesso.