Editoriali
AVELLINO: L'ARMA DEI CARABINIERI PRESENTA IL BILANCIO 2013
Tempo di lettura 14 minutiIl lavoro dei Carabinieri ha seguito le direttrici essenziali fissate dal Colonnello Giovanni Adinolfi, Comandante Provinciale
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12 anni faon
Redazione
Avellino – La fine di ogni anno è per l’Arma dei Carabinieri, il momento per tirare le somme e fare un bilancio del lavoro svolto, esaminare i risultati conseguiti e valutare nuovi obiettivi.
I reparti diretti dal Comandante Provinciale dei Carabinieri, il Colonnello Giovanni Adinolfi, il Reparto Operativo agli ordini del Ten. Col. Marco Morganti, il Nucleo Investigativo diretto dal Capitano Antonio Patruno, le Compagnie di Avellino con il Maggiore Francesco Mortari ed il Tenente Manuel Romanelli, di Ariano Irpino con il Capitano Andrea Davini, di Baiano con il Tenente Giuseppe Ianniello ed il S.Tenente Alessandro Saba, di Mirabella Eclano con il Capitano Leonardo Madaro, di Montella con il Capitano Enrico Galloro ed il Tenente Carmelo Marra e di Sant’Angelo dei Lombardi con il Capitano Alessio Gallucci, hanno svolto una corale attività di prevenzione e repressione di tutte le forme di criminalità presenti nel territorio.
Il lavoro dei Carabinieri ha seguito le direttrici essenziali fissate dal Colonnello Giovanni Adinolfi, Comandante Provinciale e cioè:
1. attività preventiva;
2. lotta alla criminalità organizzata;
3. contrasto alla criminalità comune “di importazione”;
4. azione repressiva dei fenomeni criminali attinenti il disagio giovanile (droga, abuso di alcol, bullismo, movida violenta … ).
Nell’ambito della lotta alle attività legate alla criminalità organizzata, i Carabinieri del Comando Provinciale, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, hanno lavorato a diretto contatto con il coordinatore dott. Francesco GRECO e con il dott. Francesco SOVIERO.
Pari importanza è stata data alla lotta alla criminalità comune, con una sinergica attività tra i Carabinieri del Comando Provinciale ed i Magistrati delle Procure della Repubblica competenti sul territorio della provincia, di Avellino con il dott. Rosario CANTELMO, e di Benevento con il dott. Giuseppe MADDALENA, e fino alla loro chiusura con le Procure di S. Angelo dei Lombardi con il dott. Antonio GUERRIERO e di Ariano Irpino con il dott. Luciano D’EMMANUELE.
In tale ambito, sono stati raggiunti risultati di primissimo piano, in particolar modo nell’ambito dei reati di natura predatoria (furti e rapine) che in questi ultimi mesi hanno destato allarme tra la popolazione e nel contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti.
L’esame dei dati statistici evidenzia come nell’anno appena trascorso il numero dei delitti commessi in provincia abbia subito un notevole ridimensionamento (- 11,4 % a livello provinciale).
Di contro l’azione repressiva ha evidenziato una maggiore aderenza al territorio, visto che il numero dei delitti scoperti dall’Arma nell’ultimo anno è aumentato (38,3 % a fronte di 38,1 % dell’anno scorso). Segnale positivo se si considera in rapporto all’incremento delle attività preventive (controlli su strada di soggetti sospetti) cha hanno visto un + 2,3 %.
Anche il fenomeno dei furti in abitazione è in diminuzione, segno che l’attività preventiva posta in essere dall’Arma e da tutte le altre forze di polizia sul territorio è incisiva, infatti si è visto una diminuzione del 21,1 % su base provinciale.
Ulteriore fenomeno ampiamente contrastato dai Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino è quello dello spaccio di sostanze stupefacenti, come emerge chiaramente nella specifica delle principali operazioni svolte. Infatti solo nell’ultimo anno sono state deferite in stato di libertà 114 persone e tratte in arresto 53. Nel medesimo periodo sono state segnalate quali assuntori di sostanze stupefacenti 192 persone, di cui 18 minorenni.
Anche in questo settore se c’è sinergia e collaborazione specie con le famiglie si potranno aiutare molti giovani.
Nel campo della violenza sulle persone ha assunto un rilevante aspetto quello dello stalking, da sempre oggetto di particolare attenzione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Avcellino. Nel corso dell’anno si è registrato un incremento delle denunce per atti persecutori, i casi denunciati sono stati 57, con 48 persone denunciate in stato di libertà e 9 arresti.
Attività preventiva
Nell’ambito dell’attività preventiva che quotidianamente viene svolta e la cui regia del Coordinamento con le altre forze di polizia avviene ad opera del Signor Prefetto Umberto Guidato, vede una crescita di risultati ed in particolare nell’anno sono state complessivamente effettuate 73.842 pattuglie tra quelle appiedate e auto-moto montate, che hanno dato risultati preventivi pari a 48.421 veicoli controllati e 69.032 persone identificate. Sono state elevate 7.515 contravvenzioni al codice delle strada e dalle leggi speciali, per complessivi 5.200.907,00 €.
Sono stati oltre 29 i soggetti destinatari di Foglio di Via Obbligatorio su proposta dei Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino.
Il contrasto alla delinquenza minorile è passato anche attraverso mirati servizi contro la cd “movida violenta” svolti principalmente nel corso dei fine settimana e nel corso dei quali sono stati conseguiti significativi risultati, tra i quali è importante segnalare gli interventi contro i gestori dei locali pubblici sorpresi a somministrare bevande alcoliche fuori dagli orari consentiti, che sono stati sanzionati per tale violazione, e la denuncia per i titolari di pubblici locali che producevano rumori molesti. In totale, questi i risultati conseguiti:
• 52 persone deferite in stato di libertà per guida in stato d’ebbrezza e 52 patenti ritirate;
• 21 persone deferite in stato di libertà per rifiuto di sottoporsi all’accertamento dello stato d’ebbrezza;
• 5 persone deferite in stato di libertà per guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti;
• 78 sono le patenti ritirate nel corso degli specifici controlli.
Nel corso dell’anno sono stati altresì svolti dai Carabinieri di tutte le Stazioni servizi finalizzati al controllo della dispersione scolastica, con 914 istituti della provincia controllati e 18 genitori denunciati per aver privato i loro figli minori dell’istruzione obbligatoria e due posizioni sono state anche segnalate ai competenti assistenti sociali per i provvedimenti del caso.
Nell’ambito delle iniziative legate alla diffusione della cultura della legalità, sono state tenute 81 conferenze negli istituti scolastici tra l’anno scolastico 2012/2013 e quello 2013/2014, per un totale di 5.835 alunni. Analoga iniziativa è stata tenuta presso le parrocchie, con un totale di 26 incontri, che hanno coinvolto un totale 896 fedeli.
Nel corso del 2013 i Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino hanno continuato a rivolgere una costante, particolare attenzione al controllo dei cantieri edili e delle aziende a rischio, in particolare per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, la repressione del lavoro nero ed il recupero dei contributi previdenziali.
I Carabinieri di tutte le Compagnie hanno proceduto a periodici ed approfonditi controlli in collaborazione con gli Ispettori del Lavoro della Direzione Provinciale e con i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Avellino.
Sono state ispezionate 117 aziende del settore edile, riscontrando l’irregolarità per 71 di queste.
Nel corso delle verifiche sono risultati in posizione di irregolarità n. 112 lavoratori e 62 di questi sono risultati totalmente “in nero”, per tale motivo sono stati sottoposti a sospensione amministrativa per aver superato il 20 % dei lavoratori irregolari 22 cantieri tra quelli ispezionati. In totale sono state contestate 66 violazioni in materia previdenziale e sono stati sequestrati 22 cantieri per violazioni di natura urbanistica (fabbricati costruiti in difformità rispetto alle autorizzazioni concesse o perché privi di autorizzazioni). In totale 83 persone denunciate in stato di libertà.
Di seguito sono state riepilogate alcune delle più significative operazioni svolte dai Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino nell’ultimo anno:
Rapine
– 1° febbraio, in Venticano il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Mirabella Eclano, a seguito di indagini di P.G. traeva in arresto, su O.C.C., 1 soggetto pregiudicato di Giugliano in Campania (NA) per rapina e ricettazione a seguito di rapina consumata presso Istituto di Credito ubicato in quel centro;
– 4 marzo, in Pietradefusi, personale della Stazione di Dentecane a seguito di indagini di P.G., traeva in arresto, su O.C.C., 1 soggetto proveniente dalla provincia di Benevento per i reati di rapina in concorso e furto aggravato in concorso a seguito di rapina consumata presso tabaccheria sita in Pietradefusi;
– 28 marzo, personale della Stazione di Vallata traeva in arresto in flagranza di reato tre rapinatori dei quattro delinquenti che stavano perpetrando una rapina ai danni di una gioielleria del luogo. Veniva recuperata l’intera refurtiva del valore di 50.000€ circa;
– 1° maggio, in Eboli (SA), militari del Nucleo Operativo e Radiomobile di S. Angelo dei Lombardi traevano in arresto, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere, due soggetti pregiudicati autori di una rapina perpetrata in Sant’Angelo dei Lombardi nel febbraio precedente. I due malviventi, in quell’occasione, avevano picchiato e rapinato una donna sulla pubblica via, dandosi successivamente alla fuga;
– 10 maggio, in Baiano, i Carabinieri della locale Stazione individuavano e traevano in arresto un cittadino rumeno, poiché colpito da mandato di arresto europeo emesso il 13/04/2011 dall’Autorità Giudiziaria della Romania, dovendo espiare anni 4 di reclusione a seguito di condanna per rapina;
– 30 maggio, in Avella i Carabinieri della locale Stazione individuavano e traevano in arresto un pregiudicato di Giugliano in Campania (NA), in esecuzione Ordine Esecuzione della pena residua di mesi 11 e giorni 19 di reclusione a seguito di condanna per rapina con sequestro di persona a mano armata ed altro, commessi in Jesolo (VE) nel gennaio 2012;
– 12 novembre, in Atripalda e Solofra, i militari dei rispettivi Comandi di Stazione, procedevano all’arresto di due persone responsabili di una rapina perpetrata il giorno precedente ai danni di una tabaccheria di Atripalda.
Estorsioni
– 2 gennaio, in Grottaminarda personale della locale stazione e dell’aliquota operativa della Compagnia di Ariano Irpino, davano esecuzione ad un provvedimento emesso da GIP del Tribunale di Ariano Irpino a carico di due imprenditori di Grottaminarda resisi responsabili di abusivo esercizio di attività finanziaria. Per uno dei due il GIP ha disposto gli arresti domiciliari essendo ritenuto responsabile anche di usura a carico di due commercianti locali, mentre per l’altro imprenditore veniva disposto l’obbligo di residenza;
– 23 gennaio, il 23 gennaio 2013, in Avellino, nell’ambito di indagini finalizzate al contrasto del fenomeno delle estorsioni in provincia, militari del dipendente Nucleo Investigativo traevano i arresto un 23enne del luogo, soggetto contiguo al clan Cava operante in questa provincia, ritenuto responsabile di aver preteso da giovani del luogo che organizzavano eventi e spettacoli musicali, somme di denaro variabili tra i 200 e gli 8.500 euro quale percentuale sugli incassi nonché di aver imposto, per gli stessi eventi e contro la volontà delle vittime, il proprio servizio di vigilanza, tramite l’impiego di “buttafuori” a lui facenti capo per “garantirne” lo svolgimento “senza problemi”;
– 28 giugno, personale dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Avellino, procedeva all’arresto in flagranza di reato di una persona responsabile di aver minacciato ripetutamente il titolare di un esercizio di ristorazione ad Avellino, arrivando anche ad appiccare il fuoco ad una tenda esterna del locale;
– 4 ottobre, militari della Stazione di Solofra procedevano all’arresto in flagranza di reato di una persona responsabile di tentata estorsione ai danni di un imprenditore operante nel settore conciario;
– 31 ottobre, in Avella, i Carabinieri della locale Stazione, al termine di attività investigativa, deferivano in stato di libertà una persona responsabile di estorsione e illecita concorrenza ai danni di commercianti della zona.
Furto
– 16 gennaio, in Montoro Superiore, i Carabinieri della locale Stazione deferivano in stato di libertà tre pregiudicati del Montorese ritenuti responsabili di svariati furti e tentati furti in abitazione e strutture ecclesiastiche. Le investigazioni permettevano altresì di recuperare la refurtiva, del valore di oltre 10mila euro che veniva restituita agli aventi diritto;
– 8 marzo, in Mugnano del Cardinale, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Baiano traevano in arresto un pluripregiudicato di nazionalità Croata domiciliato in un campo nomadi in Scampia di Napoli, colto nella flagranza di reato di furto aggravato all’interno di un’abitazione. L’arrestato veniva altresì trovato in possesso di cloroformio, evidentemente da utilizzare per addormentare gli occupanti delle abitazione durante i furti;
– 15 marzo, in Battipaglia (SA) militari del Nucleo Operativo e Radiomobile di Baiano traevano in arresto due pregiudicati di origine rumena, colpiti da ordine di custodia cautelare in carcere, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi in quanto resisi responsabili dei reati di furto aggravato di rame nonché interruzione di pubblico servizio;
– 25 marzo, in Monteforte Irpino i Carabinieri della locale Stazione traevano in arresto in flagranza di reato due pregiudicati del napoletano sorpresi mentre tentavano un furto di autovettura;
– 11 aprile, in Monteforte Irpino i Carabinieri della locale Stazione traevano in arresto in flagranza di reato due pregiudicati di Avellino sorpresi a rubare in un cantiere edile. Al momento dell’arresto i due avevano asportato materiale per circa Euro 3.000,00, recuperata e restituita all’avente diritto;
– 25 maggio, in Avella, i Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Baiano procedevano all’arresto in flagranza di reato di due persone sorprese a rubare del rame all’interno di un’area industriale. La refurtiva del valore di 20mila euro circa, recuperata e restituita agli aventi diritto;
– 30 maggio, in Calitri, militari locale Stazione traevano in arresto in flagranza tre persone sorprese all’interno di un opificio mentre asportavano un intero impianto per la lavorazione di terracotta;
– 12 giugno, in Monteforte Irpino, i Carabinieri del Nucleo Operativo di Baiano, traevano in arresto in flagranza due pregiudicati napoletani sorpresi a rubare all’interno di un’autovettura;
– 18 luglio, in Morra de Sanctis, militari della locale Stazione, a seguito di mirate indagini deferivano in stato di libertà un soggetto ritenuto responsabile di un tentativo di furto di denaro e tabacchi da un distributore automatico di sigarette;
– 13 ottobre, in Volturara Irpina, militari della Stazione di Montemarano, a seguito di indagini relative ai furti di legna in aree boschive protette ricadenti nel Parco dei Monti Picentini, traevano in arresto due giovani del luogo, per furto di legna;
– 23 ottobre, in Monteforte Irpino, i Carabinieri della locale Stazione, procedevano all’arresto in flagranza di reato di un pregiudicato di San Giorgio a Cremano, sorpreso a rubare in un cantiere edile. L’intera refurtiva è stata recuperata e restituita all’avente diritto;
– 29 ottobre, in Calitri, militari della locale Stazione procedevano all’arresto di quattro pregiudicati di Cerignola, responsabili di furto di tabacchi e denaro contante perpetrato in un negozio del luogo;
Incendio doloso
– 19 marzo, in Pago del Vallo di Lauro, i Carabinieri della locale Stazione deferivano in stato di libertà un pregiudicato per danneggiamento di un’abitazione a mezzo del fuoco;
Omicidi
– 17 febbraio, i militari della Stazione di San Martino Valle Caudina traevano in arresto una persona responsabile del reato di omicidio ai danni del figlio mediante l’esplosione di colpi d’arma da fuoco;
– 25 agosto, in Lauro, i militari della Compagnia di Baiano coadiuvati da quelli del Nucleo Investigativo, dopo battuta di ricerca nelle zone circostanti, traevano in arresto un uomo del luogo, responsabile di duplice omicidio e porto d’arma abusivo, responsabile di aver aperto il fuoco, per futili motivi, contro i vicini di casa ed aver ucciso due persone e feritone altre tre.
Stalking
– 13 marzo; in Pago del Vallo di Lauro, i Carabinieri della Stazione di Lauro, deferivano in stato di libertà un pregiudicato di Domicella per minacce, ingiurie e lesioni personali, nonché per atti persecutori (stalking) nei confronti di una donna 24enne da Pago del Vallo di Lauro;
– 22 marzo, in Moschiano, i Carabinieri della Stazione di Quindici denunciavano un pregiudicato del luogo per atti persecutori (stalking), commessi nei confronti della consorte e della suocera. Lo stesso veniva dapprima sottoposto alla misura cautelare di allontanamento dalla casa familiare e, successivamente, a seguito di reiterate violazioni alle prescrizioni imposte, veniva sottoposto all’obbligo di dimora nel Comune di residenza;
– 5 aprile, in Quindici, i Carabinieri della locale Stazione denunciavano a piede libero una persona del luogo, per maltrattamenti in famiglia, atti persecutori (stalking), violenza sessuale, minacce di morte, anche a mano armata, commessi nei confronti della ex convivente;
– 20 aprile, in Monteforte Irpino, i Carabinieri della locale Stazione, in esecuzione di ordinanza applicativa della misura coercitiva degli arresti domiciliari, traevano in arresto un pregiudicato del luogo per atti persecutori (stalking) reato riqualificato in quello di violenza o minaccia a p.u., poiché la condotta persecutoria veniva posta in essere nei confronti di una donna, dirigente scolastica in Avellino;
– 8 giugno, in Avella, i Carabinieri della locale Stazione deferivano in stato di libertà una persona del luogo, per atti persecutori (stalking), mediante minacce di morte e ingiuria, in danno della consorte legalmente separata;
– 23 agosto, in Marzano di Nola i Carabinieri della locale Stazione a seguito di denunce e attività investigative, deferivano in stato di libertà una persona di Casamarciano (NA) per atti persecutori (stalking) in danno della consorte separata;
– 30 ottobre, in Quindici i Carabinieri della locale Stazione deferivano a piede libero un 36enne di Moschiano per atti persecutori (stalking), lesioni volontarie, minacce, ingiurie e molestie in danno di una 37enne di Saviano (NA).
Detenzione e porto di armi
– 10 febbraio, in Sperone, i Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagni di Baiano, traevano in arresto un pregiudicato di Mariglianella (NA) perché a seguito di perquisizione, veniva travato in possesso di una pistola classificata quale arma clandestina poiché recava il numero di matricola abraso;
– 18 aprile, in Calitri, militari della locale Stazione deferivano in stato di libertà un soggetto ritenuto responsabile del reato di detenzione illegale di armi e munizioni. A seguito di perquisizione domiciliare i Carabinieri rinvenivano un fucile da caccia e 21 cartucce da caccia cal. 16 illegalmente detenute in quanto il soggetto era già destinatario di decreto di inibizione alla detenzione di armi e munizioni;
– 3 maggio, in Avella, i Carabinieri della locale Stazione traevano in arresto un 24enne del luogo per detenzione illegale di una pistola cal 7,65 con matricola parzialmente abrasa e tre cartucce stesso calibro, che gli venivano sequestrate;
– 28 settembre, in Avella, militari della locale Stazione traevano in arresto un 49enne del luogo, per illecita detenzione di armi clandestine (un fucile da caccia con matricola alterata) e 33 cartucce stesso calibro di cui due a palla unica, nonché una pistola a salve priva di tappo rosso cal. 8 mm. con una cartuccia, che venivano sequestrate;
Spendita di monete false
– 30 luglio in Montemarano, al termine attività di indagine, i Carabinieri della locale Stazione deferivano in stato di libertà due persone in quanto ritenute responsabili in concorso nel reato di spendita di monete false;
Stupefacenti
– 8 gennaio, in Conza della Campania militari della Compagnia di Sant’Angelo dei Lombardi traevano in arresto per il reato di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti un soggetto pregiudicato il quale veniva trovato in possesso di gr. 100 di hashish;
– 17 gennaio, in Avella, i Carabinieri della locale Stazione traevano in arresto un 39enne del luogo per detenzione illegale ai fini di spaccio di circa 80 grammi di sostanza stupefacente del tipo hashish che gli veniva sequestrata;
– 25 gennaio, in Avella, i Carabinieri della locale Stazione, al termine di specifica attività investigativa, traevano in arresto un 42enne del posto per detenzione ai fini di spaccio di circa 200 grammi di hashish, rinvenuta a seguito di perquisizione domiciliare;
– 18 febbraio, in Contrada, Militari della Stazione di Forino unitamente quelli della Compagnia di Baiano, al termine di specifica attività investigativa, traevano in arresto un 29enne del luogo per detenzione ai fini di spaccio di 11 grammi sostanza stupefacente tipo cocaina che gli veniva sequestrata;
– 21 marzo, in Montella, militari della locale Compagnia a conclusione di complessa indagine finalizzata ad identificare un gruppo di persone dedite allo spaccio di sostanze stupefacenti, deferivano in stato di libertà 7 persone, nei cui confronti venivano acquisiti univoci elementi di colpevolezza per i reati di detenzione in concorso ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Il 9 maggio successivo venivano eseguite quattro Ordinanze di Custodia Cautelare in Carcere a carico di quattro dei sette indagati;
– 25 aprile, in Avella, i Carabinieri della locale Stazione traevano in arresto un 32enne del luogo per detenzione ai fini di spaccio di 10 grammi di hashish e 49 semi di Marijuana;
– 23 maggio, in Guardia Lombardi, militari della Stazione di Morra de Sanctis traevano in arresto per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti un soggetto di nazionalità dominicana il quale veniva trovato in possesso di 100 gr. di marijuana;
– 1 giugno, militari della Stazione di Lacedonia traevano in arresto un soggetto di nazionalità marocchina perché trovato in possesso di un panetto di Hashish di grammi 100;
– 14 giugno, in Montoro Inferiore, militari della locale Stazione individuavano e sequestravano a carico di ignoti una piantagione su suolo demaniale di 54 piante di canapa indiana, aventi altezza media di circa 1,5 metri;
– 17 giugno, in Montoro Superiore, militari della locale Stazione, congiuntamente a quelli della Compagnia di Baiano, deferivano a piede libero due persone di Solofra e Amalfi, trovate in possesso di grammi 25 tipo hashish, per detenzione al fine di spaccio di sostanze stupefacenti;
– 8 luglio, in Montoro Inferiore, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, unitamente a quelli della compagnia di Baiano, arrestavamo due persone del posto trovate in possesso di 500 grammi di hashish, per detenzione ai fine di spaccio di sostanze stupefacenti;
– 11 luglio, in Moschiano, militari della Stazione di Quindici, denunciavano a piede libero un 61enne del luogo, poiché trovato in possesso di nr. 17 piante di canapa indiana dell’altezza media di un metro che coltivava nel proprio giardino;
– 30 luglio, in Montoro Superiore, militari della Stazione di Quindici, individuavano e sequestravano una piantagione su suolo privato di 102 piante di canapa indiana, aventi altezza media di circa 1,5 metri;
– 7 settembre, in Montoro Inferiore, i Carabinieri della locale Stazione e quelli della Compagnia di Baiano, coadiuvati dal 7° Elinucleo Carabinieri di Pontecagnano, individuavano e sequestravano a carico di ignoti una piantagione su suolo demaniale di 140 piante di canapa indiana, aventi altezza media di circa 3,5 metri;
– 13 settembre, in Mugnano del Cardinale, i Carabinieri della Stazione di Avella , traevano in arresto un 39enne del luogo, per detenzione al fine di spaccio di sostanza stupefacente, poiché a seguito di perquisizione domiciliare veniva trovato in possesso di 9 panetti di sostanza stupefacente del tipo hashish del peso complessivo di 900 grammi;
– 19 settembre, in Mugnano del Cardinale, militari della Compagnia di Baiano, traevano in arresto un 40enne ed un 62enne del luogo, poiché a seguito di perquisizioni domiciliari venivano trovati in possesso il primo di 1 pianta di canapa indiana e gr. 70 di marijuana ed il secondo di ulteriori 250 grammi della medesima sostanza;
– 4 ottobre, in Montoro Superiore, i Carabinieri della locale Stazione, congiuntamente a quelli della Compagnia di Baiano, traevano in arresto un 22enne di Solofra, trovato in possesso di grammi 15,687 di marijuana, per detenzione al fine di spaccio di sostanze stupefacenti;
– 3 novembre, in Nusco, militari della Compagnia di Montella a conclusione di complessa indagine traevano in arresto per spaccio continuato di sostanze stupefacenti un pregiudicato del luogo colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere;
– 22 novembre, in Montoro Inferiore, i Carabinieri della locale Stazione, congiuntamente a quelli della Compagnia di Baiano, traevano in arresto un. 24enne del luogo trovato in possesso di grammi 99,578 di hashish, per detenzione al fine di spaccio di sostanze stupefacenti;
Sofisticazione alimentare
– 17 luglio, in Venticano veniva denunciato il legale rappresentate di un caseificio poiché da controlli effettuati presso l’opificio venivano rinvenuti prodotti caseari in cattivo stato di conservazione con la presenza di animali ed insetti; l’intera struttura veniva sottoposta a sequestro preventivo unitamente a 73 q.li di prodotti;
– 7 agosto, in Montoro Superiore, i Carabinieri della locale Stazione unitamente a personale dell’ASL AV/2, sospendevano la licenza a carico di un commerciante alimentare ambulante per carenza di requisiti, sequestrando il furgone utilizzato poiché privo di autorizzazioni ed elevavano sanzioni amministrative a carico di altro commerciante alimentare ambulante poiché privo di attestati di formazione;
– 16 agosto, in Montoro Superiore, i Carabinieri della locale Stazione unitamente a personale dell’ASL AV/2, elevavano sanzioni per gravi carenze sanitarie disponendo la chiusura di un laboratorio di pasticceria-gelateria e di un bar, prescrivendo adeguamenti alla normativa vigente;
– 13 dicembre, in Solofra, militari della locale Stazione unitamente a quelli del NAS di Napoli, nell’ambito di una complessa attività di indagine che ha interessato tutto il territorio nazionale e che aveva già portato all’esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare in carcere – hanno sequestrato circa 4500 bottiglie di champagne “Moet&Chandon” con marchio contraffatto, pronte per essere introdotte sul mercato. Il valore dello “champagne” sequestrato in tutta Italia ammonta a circa 400.000 Euro ed avrebbe potuto fruttare quasi 2.5 milioni agli abili contraffattori, se solo fossero riusciti ad introdurlo in commercio.
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Editoriali
Federica Torzullo e Federica Mangiapelo: la legge sul femminicidio cambia tutto, ergastolo per Carlomagno e stop alle scappatoie
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2 giorni faon
21 Gennaio 2026
La vicenda di Federica Torzullo, uccisa brutalmente ad Anguillara Sabazia, rappresenta un punto di svolta nella giustizia italiana. Non si tratta più di un semplice omicidio, ma di un femminicidio, reato introdotto di recente nel codice penale che cambia radicalmente il destino del presunto colpevole, Claudio Carlomagno. Grazie alla nuova legge voluta dal governo Meloni, chi commette un femminicidio rischia l’ergastolo senza attenuanti, eliminando ogni spazio di interpretazione che in passato poteva alleggerire la pena.
Il caso di Federica Mangiapelo: la legge vecchia in azione
Questa normativa assume ancora più peso se la confrontiamo con il caso di Federica Mangiapelo, la 16enne di Anguillara Sabazia trovata morta sulla riva del lago di Bracciano la notte di Halloween del 2012. L’assassino Marco Di Muro, che aveva tolto la vita a Federica con modalità efferate, venne condannato a soli 14 anni di carcere grazie alla concessione delle attenuanti generiche. Di Muro uscirà di prigione il prossimo anno.
Al 2026, Marco Di Muro ha scontato circa 8 anni di carcere effettivo a seguito della condanna definitiva.
Ecco la cronologia della sua detenzione:
- Sentenza definitiva: Nel dicembre 2017, la Corte di Cassazione ha confermato una condanna a 14 anni di reclusione per l’omicidio di Federica Mangiapelo.
- Inizio detenzione: Dopo la sentenza definitiva del 2017, è stato condotto in carcere per espiare la pena residua. Precedentemente, nel 2014, era stato sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
- Stato attuale (2026): Risulta ancora in fase di espiazione della pena. Nonostante la condanna a 14 anni, il periodo trascorso in carcere può essere influenzato da benefici di legge, come la liberazione anticipata (sconto di 45 giorni ogni sei mesi per buona condotta).
La differenza con il caso di Torzullo è netta: fino a pochi anni fa, la legge italiana non prevedeva il femminicidio come reato autonomo e richiedeva di dimostrare premeditazione e crudeltà per infliggere le pene più severe. Ciò consentiva, purtroppo, di ridurre significativamente la condanna, aprendo vie di fuga giuridiche che oggi non esistono più.
Il caso Mangiapelo mostra quanto fosse insufficiente la legge precedente nel garantire giustizia e protezione alle vittime di violenza domestica o di genere. La pena, di soli 14 anni, non rifletteva la gravità del crimine e lasciava spazio a un senso di ingiustizia sociale e legale.
Il dramma di Federica Torzullo
Federica Torzullo è stata trovata morta in circostanze agghiaccianti. Colpita ripetutamente e poi occultata in una buca scavata con un mezzo meccanico nella proprietà di famiglia, il suo corpo mostrava segni evidenti di violenza estrema. Oggi, con la nuova legge sul femminicidio, il reato contestato a Claudio Carlomagno è chiaro: uccidere una donna nell’ambito di un contesto di controllo, possesso o prevaricazione costituisce femminicidio aggravato, con pena automatica dell’ergastolo.
Prima dell’introduzione di questa legge, situazioni simili a quella di Federica Torzullo potevano dare spazio a spiegazioni e attenuanti. Era necessario provare premeditazione o crudeltà estrema. Difensori e imputati spesso riuscivano a ridurre le pene sostenendo raptus, stati emotivi, gelosia incontrollata o altri fattori psicologici. Oggi, invece, nessuna giustificazione è più accettata: chi commette femminicidio paga con la pena massima prevista dalla legge.
Cosa cambia con la legge sul femminicidio
L’introduzione dell’articolo 577‑bis nel codice penale ha ridefinito completamente il quadro. Il femminicidio è oggi reato autonomo, e per la condanna non è necessario provare premeditazione o crudeltà: basta il fatto di aver ucciso una donna per motivi legati alla sua autonomia, al rifiuto di una relazione o a dinamiche di possesso e controllo.
In pratica:
- Non esiste più la possibilità di attenuanti ordinarie.
- Non serve discutere stati emotivi, raptus o psicologia dell’imputato.
- La pena prevista è l’ergastolo.
Nel caso di Claudio Carlomagno, la legge si applica con rigore. Il reato, è indubbiamente quello di Femminicidio – oltre ad altri reati commessi da Carlomagno come l’occultamento di cadavere – quindi possono esserci scappatoie o interpretazioni di sorta: la condanna sarà quella prevista dalla nuova legge e la giustizia non potrà più concedere riduzioni significative della pena, come avvenuto nel caso Mangiapelo.
Impatto sulla giurisprudenza e sulla sicurezza delle donne
La vicenda Torzullo segna un punto di svolta nella giustizia italiana. La legge sul femminicidio garantisce certezza della pena, elimina interpretazioni soggettive e invia un messaggio chiaro: la violenza contro le donne non sarà più tollerata, e chi la commette pagherà con la massima severità.
Questo cambiamento legislativo ha implicazioni importanti per la sicurezza e la tutela delle donne. Ogni caso di violenza domestica o di genere che sfocia in omicidio sarà giudicato secondo criteri rigorosi, senza la possibilità di attenuanti legate a raptus, gelosia o problemi psicologici del colpevole.
La differenza tra ieri e oggi
Confrontare i casi Torzullo e Mangiapelo rende evidente quanto la legge sul femminicidio rappresenti un cambio di paradigma:
- Nel caso Mangiapelo, la legge vecchia ha permesso all’assassino di uscire dal carcere dopo soli 12 anni.
- Nel caso Torzullo, la nuova legge garantisce che l’autore del crimine affronti l’ergastolo immediato, senza giustificazioni.
È un cambiamento radicale che sottolinea la volontà dello Stato italiano di non lasciare spazio a scuse o attenuanti. La giustizia diventa severa, chiara e immediata.
Il messaggio della legge: zero tolleranza
La legge sul femminicidio è un segnale forte: la violenza di genere non è più trattata come un fenomeno marginale o con possibilità di attenuanti. Lo Stato stabilisce che ogni femminicidio deve essere perseguito con la massima severità, e chi lo commette deve essere condannato a pena massima.
Federica Torzullo diventa così simbolo di un cambio culturale e giuridico nella società italiana: non ci saranno scuse per chi uccide una donna, e la certezza della pena diventa reale e tangibile.
I casi di Federica Torzullo e Federica Mangiapelo mostrano chiaramente la differenza tra la vecchia e la nuova legge. Nel primo caso, la giustizia non lascia margini di manovra: chi uccide una donna paga con l’ergastolo. Nel secondo, le falle della legge vecchia hanno permesso all’assassino di uscire dal carcere troppo presto.
La legge sul femminicidio cambia tutto: certezza della pena, protezione delle donne e giustizia senza compromessi. Ogni donna uccisa oggi rappresenta la necessità di applicare questa legge con rigore, e ogni condanna serve a ricordare che la violenza di genere non sarà più tollerata.
Editoriali
Legge anti-maranza: basta sconti, le città non possono più essere ostaggio dei delinquenti
Published
1 settimana faon
14 Gennaio 2026
Il governo Meloni propone norme dure contro chi gira armato e semina violenza: serve una legge che impedisca ai giudici di giustificare o alleggerire le pene a chi ha già invaso le nostre strade e terrorizza i cittadini
C’è un momento in cui uno Stato deve smettere di giustificare, comprendere, spiegare. Deve semplicemente proteggere. La proposta di legge cosiddetta “anti-maranza”, voluta dal governo Meloni e ora al vaglio del Parlamento, nasce esattamente da questa esigenza: restituire sicurezza ai cittadini onesti e togliere le città dalle mani di bande di bulli armati che da troppo tempo agiscono nell’impunità quasi totale.
Perché di questo si tratta. Non di disagio giovanile, non di folklore urbano, non di “ragazzi che sbagliano”. Ma di delinquenza organizzata di strada, fatta di coltelli, spranghe, machete, rapine, pestaggi, aggressioni gratuite e spesso mortali. Una violenza che ha già mietuto troppe vittime e che continua a farlo mentre una parte della politica e della magistratura discute di attenuanti, contesti sociali e percorsi rieducativi.
Le nostre città sono diventate ostaggio. Stazioni, metropolitane, piazze, centri storici, periferie: ovunque gruppi di cosiddetti “maranza” girano armati, intimidiscono, colpiscono. Non hanno paura della legge perché la legge non fa più paura. Arrestati la sera, rilasciati la mattina dopo. Denunciati decine di volte, ma sempre in strada. Una giustizia che entra in scena solo per spiegare perché non può intervenire davvero.
La proposta del governo va nella direzione giusta: disarmare chi gira armato, colpire duramente il porto di armi improprie, rafforzare le misure di prevenzione e repressione. Ma non basta. E qui il Parlamento ha una responsabilità enorme. Questa legge deve diventare una svolta vera, non l’ennesimo testo annacquato da emendamenti, cavilli, ghirigori giuridici e scappatoie interpretative che permettono ai giudici di rimettere in libertà questi soggetti dopo poche ore.
Serve il coraggio di dire una cosa semplice e impopolare nei salotti buoni: chi gira armato deve finire in galera. Punto. Senza sconti di pena, senza sospensioni, senza affidamenti ai servizi sociali, senza giustificazioni sociologiche. Chi viene trovato con un coltello o un’arma impropria in tasca non è un povero ragazzo in difficoltà, è una minaccia pubblica.
E non si venga a dire che “il carcere non rieduca”. Intanto protegge. Protegge le vittime potenziali, protegge i cittadini, protegge i ragazzi normali che vogliono vivere le città senza paura. La rieducazione, se possibile, venga dopo. Ma prima viene la sicurezza. Prima viene il diritto a tornare a casa vivi.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una lunga lista di aggressioni, accoltellamenti, rapine finite nel sangue. Giovani e giovanissimi colpiti per un telefono, per uno sguardo, per una parola di troppo. Famiglie distrutte mentre i responsabili, spesso, sono tornati liberi in tempi record. Questo non è garantismo: è resa dello Stato.
La legge “anti-maranza” deve quindi essere senza ambiguità. Deve prevedere pene severe, certe, immediate. Deve limitare drasticamente la discrezionalità che oggi consente di svuotare le carceri mentre le strade si riempiono di violenza. Deve impedire che cavilli procedurali, interpretazioni creative o automatismi buonisti trasformino ogni arresto in una barzelletta.
Perché c’è un’altra verità che nessuno osa dire: l’impunità genera emulazione. Se i delinquenti sanno che non succede nulla, continueranno. Se sanno che finisce con una denuncia e una pacca sulla spalla, alzeranno il livello dello scontro. Se invece sanno che li aspetta il carcere vero, subito e senza scorciatoie, qualcosa cambierà.
Non è una questione ideologica. È una questione di ordine pubblico. E di civiltà. Uno Stato che non difende i suoi cittadini perde legittimità. Una giustizia che tutela più chi delinque che chi subisce diventa incomprensibile, distante, ostile.
Ora il Parlamento ha davanti a sé una scelta chiara: o stare dalla parte delle vittime, delle famiglie, dei cittadini stanchi di vivere nella paura, oppure continuare a proteggere un sistema che ha già dimostrato di non funzionare. Ogni indebolimento della legge, ogni “ma”, ogni “però”, ogni deroga sarà una responsabilità politica precisa.
La legge “anti-maranza” può essere l’inizio di una inversione di rotta. Ma solo se sarà dura, netta, inequivocabile. Senza sconti. Senza scorciatoie. Senza alibi. Perché le città non possono più aspettare. E i cittadini nemmeno.
Cronaca
Roma, Bologna, Milano: l’Italia sotto assedio. È ora di usare il pugno duro!
Published
2 settimane faon
12 Gennaio 2026
Non si può più girare la testa dall’altra parte. La notte di violenza nella zona della stazione Termini a Roma, con due aggressioni brutali a distanza di un’ora, è l’ennesima testimonianza di un fenomeno che da tempo sta diventando sistemico nelle principali città italiane. Prima, in via Giolitti, un funzionario del ministero delle Imprese e del Made in Italy è stato aggredito da un gruppo di sette‑otto persone, pestato con tale ferocia da finire ricoverato in terapia intensiva, intubato e con gravi fratture al volto. Solo un’ora dopo, nella vicina via Manin, un giovane rider di 23 anni è stato picchiato in circostanze simili. Decine di persone controllate, fermi e verifiche all’ufficio immigrazione non bastano più a dare un’idea di quale sia il prezzo reale pagato dai cittadini per un problema di sicurezza che si espande come un’ombra inquietante.
È vero, le forze dell’ordine sono intervenute con prontezza, ma la domanda che si pone con forza è un’altra: quanto deve ancora durare questa situazione prima che il governo decida di agire con il pugno duro? Non sono singoli episodi isolati, ma una catena di violenze che si ripete, a Roma come altrove.
Negli ultimi giorni si sono moltiplicati anche i casi in altre grandi città. A Bologna, un uomo è stato aggredito in pieno centro mentre rincasava, colpito ripetutamente senza un apparente motivo se non la cieca volontà di fare del male. La scena si è consumata tra lo sconcerto dei passanti, testimoni di una violenza gratuita che tutti fingono di non vedere ma che è lì, palese, sotto gli occhi di chiunque transiti in una piazza, un corso o una stazione.
Milano, città spesso celebrata come modello di ordine e sviluppo, non è da meno. Solo qualche giorno fa, in una delle zone più frequentate della movida milanese, un gruppo di giovani senza alcuna causa apparente ha aggredito un passante, lasciandolo con ferite e lividi, e poi si è disperso tra i vicoli come se nulla fosse. Altrove, cittadini impegnati in attività quotidiane – tornare a casa, prendere un taxi, aspettare un autobus – si trovano a fare i conti con la paura, con il timore che una serata tranquilla possa trasformarsi in un incubo.
La somma di questi episodi porta a una sola conclusione: l’inerzia non è più tollerabile. Parlare di interventi strutturali non è più un esercizio retorico, ma un’urgenza concreta. Il governo, di qualunque colore politico, deve finalmente prendere atto che parole come “sicurezza”, “ordine pubblico” e “tolleranza zero” non possono essere slogan elettorali, ma mantra di un’azione politica coerente e ferma.
Pattuglie stabili nelle aree più critiche, sistemi di videosorveglianza potenziati, controlli mirati e costanti e, soprattutto, pene certe e immediate per chi aggredisce, ferisce o intimidisce chi vive, lavora o transita nelle città italiane. Non si può continuare ad assistere impotenti a scene che sembrano appartenere a città in conflitto piuttosto che a comunità civili e democratiche.
Il governo deve capire che la sicurezza non è un optional, non è una variabile da rimandare. È un diritto fondamentale dei cittadini, uno dei pilastri su cui si fonda la vita quotidiana di milioni di persone. Chiunque scelga di delinquere deve sapere che le conseguenze saranno immediate e severe, non un rinvio, non una multa simbolica e non un commento di circostanza.
Italia, sveglia. Bologna, Milano, Roma e tutte le altre città meritano di essere luoghi in cui si può camminare senza timore, lavorare con serenità e guardare al futuro senza il peso costante della paura. È arrivato il momento che chi governa dimostri con i fatti, non con le parole, che la sicurezza è una priorità nazionale. Il pugno duro non è una minaccia, è una necessità per la sopravvivenza civile di questo paese.
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