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AVIARIA: L'INFLUENZA TORNA IN GERMANIA, OLANDA E REGNO UNITO

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Le autorità impongono l'abbattimento dei capi di allevamento

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di Cinzia Marchegiani

Si riaffacciano i focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità nel Nord Europa. Dall’inizio del mese di novembre 2014 la Germania, Olanda e Regno Unito stanno combattendo questa grave infezione che attacca gli allevamenti di tacchini e pollame in genere.

GERMANIA
Lo scorso 6 novembre il Centro di referenza tedesco per l’influenza aviaria presso il Friedrich Löffler Institut, ha identificato un focolaio di influenza aviaria ad alta patogenicità, sottotipo H5N8, in un allevamento di tacchini da carne situato in Pomerania nello stato del Meclemburgo. L’infezione ha colpito uno dei sei capannoni, dove è stata inoltre riscontrata la maggiore mortalità. Le autorità sanitarie hanno disposto le misure di controllo dell’infezione e l’abbattimento di tutti i capi dell’allevamento (30.000 capi). Sono state infine istituite le zone di protezione e sorveglianza.

OLANDA
Il 15 novembre le autorità sanitarie olandesi hanno confermato la positività al virus dell'influenza aviaria ad alta patogenicità sottotipo H5N8 di un allevamento di galline ovaiole localizzato nelle vicinanze di Utrecht. Le autorità olandesi hanno da subito disposto le misure di controllo per evitare la diffusione della malattia, tra cui l’abbattimento degli animali infetti e l’istituzione delle zone di protezione (3 Km) e sorveglianza (10 km) intorno all’allevamento. Esami di laboratorio hanno confermato che il virus H5N8 identificato in Olanda è molto simile al virus che due settimane fa ha colpito un allevamento di tacchini da carne in Germania – stato del Meclemburgo.
Prima di arrivare in Europa, lo stesso virus aveva interessato l’Estremo oriente, coinvolgendo volatili selvatici e domestici in Corea, Cina e Giappone, sempre nel corso del 2014. Da sottolineare che in Giappone l'infezione era stata individuata in cigni (Cygnus columbianus bewickii) all'inizio di novembre del 2014. Sono in corso indagini per stabilire l'origine del contagio e in particolare per accertare il possibile coinvolgimento dei volatili migratori nella trasmissione del virus HPAI H5N8.

REGNO UNITO
Il DEFRA, Department for Environment, Food & Rural Affairs inglese ha confermato il 16 novembre la presenza del virus dell'influenza aviaria ad alta patogenicità – sottotipo H5 in anatre allevate in una fattoria dell’East Yorkshire, nel nord-est del Regno Unito. Le autorità sanitarie hanno disposto le misure di contenimento della malattia: abbattimento di tutti gli animali presenti nella fattoria e istituzione delle zone di protezione e sorveglianza. Sono in corso gli accertamenti per verificare la similarità del virus a quello identificato nei due focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità – sottotipo H5N8 recentemente localizzati in Germania e in Olanda. In una zona di protezione (PZ) di 3 km e zona di sorveglianza (SZ) di 10 km sono in atto attorno ai locali infetti. All'interno di queste zone di controllo, le restrizioni sono in atto – questo include il divieto di circolazione di pollame vivo, prodotti e rifiuti all'interno dell'area. All'interno della zona di protezione del pollame devono essere alloggiati o isolati. Incontri uccelli (fiere, spettacoli, mostre) sono vietati e la selvaggina non possono essere rilasciati. Non appena la malattia è stata confermata sono state messe in atto misure a norma della direttiva 2005/94 / CE del Consiglio. Nei locali in questione sono stati oggetto di restrizione da venerdì 14 novembre, il che che significa che il commercio non è stato permesso da allora.

Il sito delle Autorità britanniche riportano informazioni importanti :
Ci sono 2 tipi di influenza aviaria.
L'influenza aviaria ad alta patogenicità ( HPAI ) è il tipo più grave. E 'spesso fatale in uccelli.
I principali segni clinici di HPAI negli uccelli sono:
• testa gonfia
• colorazione blu del collo e della gola
• perdita di appetito
• distress respiratorio come la bocca aperta becco, tosse, starnuti, gorgogliante, crepitio
• diarrea
• un minor numero di uova deposte
Dell'influenza aviaria a bassa patogenicità ( LPAI ) è di solito meno grave. Può causare problemi respiratori lievi, ma gli uccelli colpiti non mostrerà sempre chiari segni di infezione.
La gravità di LPAI dipende dal tipo di uccello e se ha altre malattie.
Come l'influenza aviaria si diffonde
La malattia si diffonde da uccello a uccello attraverso il contatto diretto o attraverso i fluidi corporei contaminati e le feci.
I virus dell'influenza aviaria modifiche creando spesso nuove varietà e vi è un rischio costante che uno dei nuovi ceppi possono diffondersi facilmente tra le persone. Ma non vi è alcuna prova che qualsiasi recente ceppo di influenza aviaria è stato in grado di diffondere direttamente tra le persone.
L'influenza aviaria non è una malattia in volo.

Guida biosicurezza

Si può aiutare a prevenire l'influenza aviaria praticando buone misure di biosicurezza sui locali, che includono:
• rigorosamente limitare e controllare l'accesso alle allevamenti di pollame
• indossando una tuta pulita e calzature quando si entra in allevamenti di pollame.Indumenti protettivi e calzature devono essere rimossi e sia puliti e disinfettati, lavati o smaltiti dopo l'uso
• pulizia e disinfezione di tutti i veicoli dopo ogni viaggio in un allevamento di pollame
• con disinfettante e materiale pronto pulizia alle entrate della fattoria, per cui i visitatori potranno essenziali disinfettare prima di entrare e uscire locali
• riducendo al minimo il contatto tra volatili selvatici e pollame, prevenendo l'accumulo di acqua stagnante e la rimozione dei mangimi versato che potrebbero attirare gli uccelli selvatici, e il mantenimento di edifici al fine di garantire che gli uccelli selvatici non fanno il nido o roost in loro

Linee guida per la sanità pubblica
Alcuni tipi di influenza aviaria possono passare le persone, ma questo è molto raro. Di solito richiede molto stretto contatto tra la persona e uccelli infetti.

Vaccinazione
La vaccinazione preventiva non è raccomandata come mezzo per proteggere la Gran Bretagna nei confronti di un focolaio di influenza aviaria. Defra riesaminerà la presente decisione in quanto l'attuale situazione si evolve.
Strategia di uscita
Allo stato attuale, non vi è un elevato grado di incertezza in cui l'influenza aviaria può esistere. Questo diventerà più chiaro come la sorveglianza nelle zone di controllo per verificare se la malattia è presente, tracciando dei contatti dei locali infetti e lo stato di avanzamento dell'indagine epidemiologica.
Sicurezza alimentare
La Food Standards Agency (FSA) conferm che l'influenza aviaria non rappresenta un rischio per la sicurezza alimentare per i consumatori. 
Gli animali da compagnia
Guida alla prevenzione della diffusione dell'influenza aviaria agli animali da compagnia è disponibile. E 'raro che i gatti e altri animali da compagnia per essere infettati con il virus.
Gli uccelli selvatici
Se si trova qualsiasi tipo di uccelli morti, a meno che non ci siano 5 o più nella stessa posizione, allo stesso tempo, si debbono:
• Lasciarli in pace, o
• Seguire le linee guida per lo smaltimento
I membri del pubblico sono tenuti a segnalare incidenti in cui 5 o più uccelli vengono trovati morti nella stessa posizione e nello stesso tempo per il servizio di assistenza
Le importazioni dall'UE

I Commerci dell'UE si basano su una rigorosa certificazione per il movimento di pollame vivo, pulcini di un giorno e uova da cova. Stiamo lavorando a stretto contatto con la Commissione e le autorità dei Paesi Bassi e in Germania per determinare tutte le vie possibili di introduzione di malattie. Prodotti come la carne di pollame, uova da tavola e di prodotti avicoli non sono soggetti a certificazione all'interno dell'UE. Tuttavia, come regola generale, solo gli uccelli sani possono entrare nella catena alimentare e quindi non dovrebbe rappresentare un rischio.
Le esportazioni verso paesi terzi
Le esportazioni di pollame e prodotti avicoli connessi sono generalmente tutti certificati secondo le norme dell'OIE in materia di libertà di malattia, che prevedono per le importazioni dalla gratuiti zone / regioni e scomparti / stabilimenti, ma alcuni partner commerciali richiedono tutto il paese per essere liberi. Lavoreremo a stretto contatto con partner del settore qui e all'estero al fine di garantire che le misure non sono più scambi commerciali restrittive del necessario e che il commercio sicuro può continuare.
Importazioni da paesi terzi
Regole del commercio dell'UE approvano solo un numero molto limitato di paesi al di fuori dell'UE per l'importazione nell'UE. Tutti i volatili vivi e di pollame relativi prodotti, tra cui uova da tavola devono essere certificati come liberi da malattia e quindi adatto per il commercio.

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Usa, ok di Fda a somministrazione 3 dose Pfizer da 65 anni in su

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La Food and Drug Administration (Fda), l’agenzia Usa preposta al controllo dei farmaci, ha autorizzato la terza dose del vaccino Pfizer per le persone dai 65 anni in su e per quelle fragili, ossia ad alto rischio di contrarre forme severe di Covid-19 o di gravi complicazioni.

L’agenzia ha seguito le raccomandazioni date nei giorni scosi dal suo comitato di esperti indipendenti. A breve dovrebbe esprimersi anche i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), l’agenzia federale Usa per la prevenzione delle malattie.

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Bambini abbandonati dai loro governi nei campi siriani di Al-Hol e Roj: condannati a lottare quotidianamente per la sopravvivenza dopo le violenze già vissute

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Save the Children esorta i governi stranieri ad assumersi le proprie responsabilità e a rimpatriate i bambini e le loro famiglie

Più del 50% della popolazione dei campi sono bambini al di sotto dei 12 anni. Ad Al Hol 62 bambini deceduti dall’inizio dell’anno e il 60% non frequenta la scuola

Molti dei paesi più ricchi al mondo non hanno ancora rimpatriato la maggior parte dei minori bloccati nei campi di Al-Hol e Roj in Siria nord-orientale, le cui vite si stanno pian piano consumando con il rischio continuo di violenze e malattie. Questa la denuncia di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Secondo il nuovo rapporto pubblicato oggi dall’Organizzazione “Quando inizierò a vivere? L’urgente bisogno di rimpatriare i bambini stranieri intrappolati nei campi di Al Hol e Roj”, sono circa 40.000 i bambini che vivono nei due campi per sfollati in Siria nord-orientale e che combattono quotidianamente per la sopravvivenza.

I campi di Al Hol e Roj ospitano oltre 60.000 persone, tra cui 40.000 bambini. Il 50% delle persone che vivono a Al Hol e il 55% a Roj sono bambini al di sotto dei 12 anni. Oltre ai cittadini siriani e iracheni, molti dei quali sono fuggiti dall’ISIS, ci sono donne e bambini provenienti da circa 60 paesi. Molti di loro hanno vissuto sotto il dominio dell’ISIS contro la loro volontà, ad esempio come vittime di adescamento e traffico in Siria.

Nei campi si registrano morti e malattie evitabili causate da incendi, scarsità di acqua e di servizi igienico-sanitari, malnutrizione e un sistema sanitario a malapena funzionante. Nel campo di Al Hol, dall’inizio dell’anno, 62 bambini, circa due bambini a settimana, sono morti per diversi motivi, mentre 73 persone, tra cui 2 bambini, sono state uccise. Solo il 40% dei bambini di Al Hol sta ricevendo un’istruzione, con anni di esperienze traumatiche che si ripercuotono sulla loro salute mentale, e nel campo di Roj, il 55% delle famiglie ha riferito casi di lavoro minorile tra i bambini con meno di 11 anni. I campi, sovraffollati e con servizi e rifugi inadeguati, non sono luoghi adatti per la crescita dei minori, che spesso sono vittime di matrimoni precoci, violenza domestica e altre forme di abuso mentale o psicologico.

La violenza è all’ordine del giorno ad Al Hol e non mancano omicidi, tentati omicidi, aggressioni e incendi dolosi, e anche nel campo di Roj, il rischio di incendi è costante: nel 2020, tre bambini sono morti e due sono rimasti gravemente feriti in due incendi diversi causati dall’esplosione di due stufe.

I bambini hanno raccontato allo staff di Save the Children di non sentirsi al sicuro quando camminano per il campo, quando vanno al mercato o in bagno. Maryam*, una bambina libanese di 11 anni che viveva nel cosiddetto “Annex” di Al Hol, uno spazio di appena mezzo chilometro quadrato in cui vivono 8.800 persone, tra cui 6.200 bambini, ha raccontato a Save the Children a maggio 2021: “Non posso più fare questa vita. Non facciamo altro che aspettare”. Da allora, Maryam* risulta essere stata uccisa, sua madre ferita e suo fratello disperso dopo un tentativo di fuga fallito in un camion dell’acqua.

L’insicurezza, la paura e l’incertezza per il futuro causano ansia e depressione tra i bambini, il cui benessere è minato a causa di stress, spazi limitati per giocare in sicurezza e assenza di supporto psicosociale. “Ho paura di vivere nel campo. La gente qui litiga in continuazione e ogni volta che sento qualcuno urlare mi copro le orecchie con le mani. Non faccio uscire nemmeno mia madre perché tirano fuori i coltelli, gridano, si minacciano con frasi tipo: ‘Ti ammazzo, ti taglio la testa’”, ha raccontato Bushra*, 10 anni, dalla Turchia.

Anche Samiya*, una bambina di 11 anni del Tagikistan, vive nell’Annex di Al Hol da due anni con sua madre e quattro fratelli e ha raccontato a Save the Children di una sera di maggio di quest’anno quando ha visto un incendio distruggere e danneggiare 75 tende: “All’improvviso abbiamo sentito delle urla. Nella nostra sezione era scoppiato un incendio e le tende hanno cominciato a bruciare una dopo l’altra, sciogliendosi completamente. Tutti i bambini scappavano, urlavano e piangevano. […] Anche la nostra tenda è andata a fuoco insieme ai vestiti nuovi che mia madre mi aveva comprato, i miei giochi, i nastri per capelli e tutti i dolci per l’Eid. È andato tutto a fuoco. Ora dormiamo in cucina e stiamo aspettando una nuova tenda”.

Secondo nuovi dati, gli Stati membri dell’UE, il Regno Unito, il Canada e l’Australia non hanno fatto abbastanza per rimpatriare i propri cittadini: il Regno Unito, ad esempio, ha rimpatriato solo quattro bambini mentre si stima che altri 60 siano rimasti lì; la Francia ha riportato nel Paese solo 35 degli almeno 320 bambini totali, mentre negli ultimi mesi, paesi come la Germania, la Finlandia e il Belgio hanno rimpatriato madri e bambini dai campi, dimostrando ancora una volta che è possibile salvare vite se c’è volontà politica. Save the Children esorta i governi stranieri, i cui cittadini sono nei campi di Al Hol e Roj e molti dei quali sono scappati per sfuggire all’ISIS, ad assumersi le proprie responsabilità e a rimpatriate i bambini e le loro famiglie.  Dal 2017 sono stati rimpatriati circa 1.163 bambini, di cui quasi il 59% è rientrato nel 2019 in 29 operazioni. Nel corso del 2020 si è registrato un forte calo dei rimpatri mentre quest’anno, al 3 settembre 2021, i rimpatri effettuati sono stati solo 14.

“Dopo anni trascorsi nelle zone di conflitto, questi bambini stanno vivendo eventi traumatici che nessun bambino dovrebbe mai vivere. È incomprensibile che siano condannati a questa vita. Quello che vediamo sono bambini abbandonati dai loro governi, nonostante essi siano le prime vittime del conflitto. L’83% delle operazioni di rimpatrio è stato effettuato da Uzbekistan, Kosovo, Kazakistan e Russia ma ora anche gli altri governi devono rispettare i propri obblighi, assumersi la responsabilità nei confronti dei loro cittadini e rimpatriare i bambini e le loro famiglie nel rispetto dei diritti dei bambini ai sensi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia” ha dichiarato Sonia Khush, responsabile di Save the Children per la risposta in Siria. “Ogni giorno in più che i bambini e le loro famiglie rimangono nei campi è un fallimento dei loro governi. Ogni giorno in più in cui viene negata loro l’opportunità di tornare a casa, negati i servizi specializzati di cui hanno disperatamente bisogno e negato loro il diritto di vivere in sicurezza e riprendersi dalle loro esperienze è un giorno di troppo”.

Save the Children chiede a tutti i Paesi, i cui cittadini minori sono ancora Siria, di riconoscere e trattare i bambini prima di tutto come vittime di guerra, anche coloro che sono stati costretti ad unirsi all’ISIS, e rilasciare quelli detenuti arbitrariamente e riunirli alle loro famiglie. Chiede, inoltre, di garantire i diritti fondamentali e rispondere ai bisogni umanitari urgenti, impegnandosi per una non discriminazione e una giustizia equa e esorta i governi a rimpatriare i propri cittadini senza ulteriori ritardi e a sostenere il loro reinserimento nel paese di origine.

Oltre al ritorno sicuro e dignitoso dei bambini e delle loro famiglie nei paesi di origine, Save the Children chiede un’ampia risposta umanitaria nei campi per soddisfare i bisogni sia dei bambini stranieri in attesa del rimpatrio sia dei bambini siriani che potrebbero rimanere nei campi per altro tempo.

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Cronaca

Usa, no vax muore di Covid: lascia 4 figli

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“Smascherata, senza museruola e libera pensatrice”. Così si definiva sui social la 40enne della California Kristen Lowery, attivista no-vax e madre di quattro figli morta per il covid il 15 settembre.

Del decesso della donna ha dato notizia la pagina GoFundMe in cui si raccoglievano fondi per le spese del funerale, dove si afferma che Kristen è morta “inaspettatamente”.

All’inizio di settembre invece era stata sua sorella Cassie a scrivere su Facebook che la 40enne era “in ospedale a lottare per la sua vita contro il Covid e la polmonite”. “Per favore, non arrenderti”, aveva aggiunto, precisando che non si trattava di un post politico e che non era interessata a sentire le opinioni di nessuno sui vaccini.

Lowey aveva partecipato a tante manifestazioni no-vax: in una foto postata sui social indossava una maglietta con la scritta “ex pro vaccini, mi fidavo di loro, mai più”, in un’altra mostrava lo slogan “una mamma per la libertà”. Dopo l’annuncio della morte la sua pagina Facebook è stata quasi subito trasformata in privata per evitare che risultassero visibili i commenti degli estranei.

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