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Economia e Finanza

Banca d’Italia e le vicende della Popolare del Lazio: non c’è peggior sordo… (L’inchiesta 13 parte)

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Egregio dott. Luigi Mariani, o chi per lei in Banca d’Italia: vogliamo fare un “regalo giornalistico” che speriamo sappiate apprezzare e valorizzare

Tredicesisma puntata della nostra inchiesta su Banca Popolare del Lazio che ha visto casi singolari e varie vicende che interessano direttamente Banca D’Italia e i “poveri” risparmiatori. E questi ultimi, sempre più spesso, finiscono protagonisti di vicende che li vedono soccombere e rimanere vittime di un sistema che in alcuni casi assiste a trattamenti diversi a seconda delle conoscenze, insomma “figli e figliastri”.

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Ci occupiamo di Banca D’Italia, l’istituto che nelle intenzioni dei padri costituenti si sarebbe dovuto ergere a paladino dei deboli e colpire tutte le eventuali pratiche e comportamenti posti in essere dai vertici delle Banche in violazione dei principi di sana e prudente gestione, senza indugio e soprattutto prima che i risparmi dei poveri ed ignari investitori possano volatizzarsi.

La condotta del “buon padre di famiglia”, purtroppo, è sempre meno in voga in Italia, soprattutto da circa vent’anni a questa parte e ne sono storia più o meno recente i fallimenti delle più o meno grandi Banche.

Tra gli esempi più recenti, quello della popolare di Bari, con il solito balletto delle responsabilità che venivano rimbalzate da Banca D’Italia alla Procura e dalla Politica a Banca D’Italia fino a colpire gli unici indifesi: coloro che hanno pagato e continueranno a pagare gli errori di altri: i soci e gli investitori.

La Banca D’Italia in quest’ultimo ventennio sembra essere una spettatrice e non più motivata a perseguire in maniera strenua il compito per il quale è stata istituita. È diventata forse vittima o facile suddita dell’oppressione di poteri politici che ne nominano i vertici ed evidentemente ne condizionano l’attività? E perché agire così? Non vogliamo assolutamente pensare che sia per ricevere in cambio un blando se non inesistente controllo sugli immensi finanziamenti che i vertici degli istituti di credito garantiscono alle loro personali campagne elettorali ed altro.

Non c’è dubbio che il commercio del denaro, attività riservata alle sole Banche, costituisca una fortissima attrazione per coloro che grazie ai nostri voti dovrebbero tutelarci dalle loro stesse corrotte tentazioni. Ogni volta che qualche voce, in un rigurgito di onestà, tenta di ergersi a paladina degli indifesi, viene tacitata. E anche noi tramite le colonne de L’ Osservatore d’Italia, portando avanti l’inchiesta su Banca Popolare del Lazio, abbiamo subito non poche pressioni.

L’oblio della Commissione Banche

Ne è un chiaro esempio l’oblio nel quale è stata relegata la Commissione Banche tanto sbandierata dai nuovi “POLLIticanti” in sede di ricerca del consenso elettorale ed oggi volutamente e completamente sparita dal panorama politico al pari del Senatore Gianluigi Paragone che sulla vicenda sembrava avere le idee chiare, talmente tanto chiare da sembrare oggi invisibili.

Un esempio lampante di quanto descritto è costituito dalle incomprensibili, per noi umani, affermazioni dell’allora vice capo della Vigilanza di Banca d’Italia, oggi direttore della sede di Roma Luigi Mariani, che appaiono come contraddittorie.

Nel corso di questa inchiesta giornalistica, noi più di chiunque altro, abbiamo compreso bene come sono andate le vicende legate a personaggi quali il Consigliere comunale di Velletri Salvatore Ladaga e del Presidente onorario BPL Italo Ciarla, su cui vi aggiorneremo nel corso delle prossime puntate della trasmissione di approfondimento giornalistico Officina Stampa.

Ma quello che oggi appare davvero singolare è che tale comprensione sembra non sia arrivata anche al dott. Luigi Mariani direttore della sede di Roma della Banca d’Italia e ai suoi colleghi, che ben prima di noi, avendone tutti gli strumenti, avrebbero potuto arginare quella che viene definita come sana e prudente gestione dell’attività bancaria.

Nel solco segnato da tale metodo ben si inquadra la sostituzione dal ruolo di vice capo dell’Ispettorato Vigilanza del dott. Luigi Mariani “spostato” alla direzione della sede di Roma al posto del dott. Francesco Giuffrida, rispetto al quale cronache nazionali hanno reso note alcune vicende, tra cui il presunto fatto che le sue attività sembrerebbero essere state compiute in conflitto di interessi nel paese di origine, Montevago in provincia di Agrigento. “Giuffrida è soprattutto noto per il fatto che all’epoca del processo Dell’Utri venne incaricato dalla procura di studiare l’origine dei flussi di denaro che dettero origine al gruppo Fininvest. Il dirigente, allora a capo della sede di Palermo della Banca d’Italia, concluse il suo lavoro affermando di non poter “risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all’origine, qualunque essa fosse, lecita o illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest” e – chiamato in causa da Fininvest – nel 2007 ha accettato di transare con la società riconoscendo “i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento”.” (Il fattoquotidiano 1 marzo 2016)

Se si conoscono le dinamiche, tutto sembra sempre avere una logica spiegazione nella quale rientra anche il nome di Francesco Giuffrida.

Vogliamo credere che l’attuale Capo di Governo Mario Draghi, decisamente esperto del mondo bancario, sicuramente avulso dalle logiche avanti descritte voglia mettere seriamente mano a questo grande giallo e appannato modus operandi di cui si alimenta il mondo bancario e dare serenità, sicurezza ai poveri investitori, oggi in balia di interessi a loro estranei.

Il principio di sana e prudente gestione

In merito a Banca Popolare del Lazio Luigi Mariani riferiva che le segnalazioni ricevute in merito alle posizioni di Salvatore Ladaga e Italo Ciarla non avrebbero violato il principio di sana e prudente gestione, ritenendo valide e sufficienti le giustificazioni del collegio sindacale che “dette operazioni sarebbero state antecedenti ai finanziamenti”.

Da evidenziare che il collegio sindacale è quello presieduto da Carlo Romagnoli presidente all’epoca dei fatti anche del collegio sindacale della Natalizia Petroli, il cui titolare, Giancarlo Natalizia – di cui sentiremo presto riparlare- sedeva al suo fianco in Consiglio di Amministrazione della Banca Popolare del Lazio).

Si spera che l’affermazione del Collegio Sindacale della Banca Popolare del Lazio, fatta propria dal dott. Luigi Mariani, sia frutto di sola confusione o mancata accortezza, circostanza che pur giustificando l’esito della attività della vigilanza, di certo non fa dormire sonni tranquilli ai poveri investitori.

In realtà dalla nostra inchiesta, eseguita con strumenti di gran lunga limitati rispetto a quelli in possesso dell’ex vice capo della Vigilanza dott. Luigi Mariani, risultava palese che il Notaio e Presidente BPL Edmondo Maria Capecelatro poneva in essere una serie di attività tese a favorire Salvatore Ladaga e Italo Ciarla a far sottrarre i propri beni dall’aggressione della BPL.

Il Notaio presidente faceva alienare dal Ladaga alla separata moglie tutti i propri beni immobili sottraendoli di fatto al credito vantato dalla Banca e per Luigi Mariani sarebbe stato sufficiente andare a leggere l’atto di citazione formulato dall’istituto bancario con richiesta di revocatoria del trasferimento dei beni dal Ladaga alla ex moglie ed in seguito la sentenza del Tribunale di Velletri.

Quanto all’ex Vicepresidente della Banca Italo Ciarla, oggi remunerato Presidente onorario, attore in giudizi per anatocismo ed usura promossi avverso altri istituti di credito, per salvare la posizione immobiliare dei consuoceri coniugi De Marzi/Masi e con l’ausilio del Notaio Presidente, e dopo (e non certo prima) il finanziamento eseguito ai De Marzi/Masi, per sottrarre beni immobili di questi ultimi alla garanzia del credito della Banca nei loro confronti, in data 6 marzo 2012 fece alienare una loro proprietà al figlio dell’ex Vice Presidente Italo Ciarla, nonché genero dei coniugi De Marzi/Masi.
Il ricavato della vendita venne trattenuto dai debitori e non certo versato alla BPLazio per estinguere almeno parzialmente il loro debito ed “ovviamente” la banca non propose azione revocatoria come nel caso eclatante di Salvatore Ladaga, (forse per non colpire il figlio di un “illustre” consigliere?), anzi clamorosamente lo finanziò con un mutuo necessario a Guido Ciarla per acquistare l’immobile di proprietà dei suoceri.

Egregio dott. Luigi Mariani, queste operazioni sono state eseguite dopo e non prima dei finanziamenti fatti a Salvatore Ladaga e ai coniugi De Marzi/Masi.

Egregio dott. Luigi Mariani, o chi per lei in Banca d’Italia: vogliamo fare un “regalo giornalistico” che speriamo sappiate apprezzare e valorizzare.

Proprio per la posizione debitoria dei consuoceri dell’attuale e remunerato Presidente Onorario, Rag. Italo Ciarla, ai quali la BPLazio ha già fatto un riconosciuto regalo nel fargli alienare l’unico bene libero da ipoteche, a favore del Sig. Guido Ciarla, ben consapevole all’epoca dei fatti dei debiti intrattenuti dai suoceri con la BPLazio, e in barba all’intelligenza di ciascuno di noi per aver seguito la vendita con provvista messa a disposizione dalla stessa BPLazio, ha creduto opportuno fare un ulteriore regalo.

Del resto, come scritto nell’11esima puntata di questa inchiesta giornalistica, la giostra gira e si alimenta di queste attività, nessuno la ferma poiché tutti ne traggono giovamento e poco importa se qualcuno esagera, nel vorticoso giro di denaro tutto si confonde.

Ma non ci distraiamo, non vorremo che Luigi Mariani dovesse assopirsi confondendosi con i sonnacchiosi consigli di amministrazione di Edmondo Maria Capecelatro e Giancarlo Natalizia di cui narrano i ben informati

Ebbene l’unico immobile rimasto di proprietà dei consuoceri del remunerato Presidente onorario Rag. Italo Ciarla veniva posto all’asta e finalmente aggiudicato in data 9 gennaio 2020 per l’importo di 110.500,00 euro che a fronte del credito vantato dalla BPLazio (circa 400.000,00 euro) appare ben poca cosa; detratte le spese alla BPLazio venivano attribuite poco più di 86.000,00 euro con una perdita di oltre 310.000,00 euro, somme di cui hanno goduto la famiglia del consuocero dell’attuale Presidente Onorario e che è stata ripianata sottraendo utili ai soci e valore alla stessa BLazio.

Una delle tante operazioni sulle quali il dott. Luigi Mariani, evidentemente, non ha creduto fosse necessario indagare e che ci lascia a dir poco basiti

Ovviamente le sorprese non potevano finire qui, il meglio (si fa per dire) viene solo adesso…

Bene, in ogni caso, possono affermare i più convinti sostenitori della bontà dell’operazione “Ciarla” posta in essere dai vertici, anche quelli attuali, della BPLazio, tra le cui fila possiamo ormai annoverare anche il dott. Luigi Mariani, un immobile dei debitori (De Marzi/Masi) è stato venduto e la BPLazio ha recuperato almeno 86.000,00 euro. Proprio così, ingenui lettori, chi credete che abbia acquistato l’immobile all’asta? Vorremmo tenervi ancora sulle spine, ma molti di voi sono già giunti alla soluzione e quindi diremo ai più ingenui che l’aggiudicazione all’asta del 9 gennaio 2020 è stata fatta a favore dell’unico offerente, senza il quale il prezzo si sarebbe ulteriormente ridotto, ormai avete quasi tutti indovinato: la Real Estate Banca Popolare del Lazio, straordinario vero?

In pratica, ed immaginiamo per non dover buttare fuori di casa i consuoceri dell’attuale Presidente Onorario, la BPLazio con la sua partecipata Real Estate Banca Popolare del Lazio ha acquistato l’immobile espropriato ai debitori De Marzi/Masi, diventandone proprietaria, evitando che la perdita di bilancio aumentasse in conseguenza di ulteriori riduzioni del prezzo d’asta; la BPLazio quindi ha preso i denari dalla tasca destra e li ha messi nella tasca sinistra, rimanendo proprietaria di un immobile che con qualche ulteriore e fantasiosa alchimia, verrà venduta al miglior offerente, probabilmente purché parente ed amico degli esecutati ovvero del loro consuocero, con un mutuo erogato sempre dalla BPLazio e magari con la possibilità di lasciare i vecchi proprietari esecutai nel possesso dell’immobile. E la giostra gira.

Ci dica dott. Luigi Mariani, il sig. Troiani, suo fidato ispettore all’epoca dei fatti, che non sembrava avvedersi nella sua ispezione della incredibile vicenda Protercave e che una volta denunciata nei dettagli anche da noi nel corso della trasmissione Officina Stampa, si limitava a giustificare le operazioni non certo di sana e prudente gestione con l’affermazione che essendo la posizione stata svalutata dalla Banca non costituiva un pericolo per il bilancio e quindi non meritava alcun approfondimento o segnalazione. In pratica affermando indirettamente che operazioni poco chiare sono sane e prudenti se poste in essere in Banche solide mentre le medesime operazioni non lo sono se poste in essere in Banche in difficoltà!

Abbiamo appreso una nuova nozione di cui noi non eravamo a conoscenza, che crediamo possa in futuro essere utile per tutti gli amministratori di Banche e per i sempre più spaesati investitori… Se dovete fare operazioni che definire poco chiare è un eufemismo, fatele in banche sane, non verrete indagati dalla Vigilanza; guai a fare le stesse operazioni in banche ormai corrose dalle stesse operazioni fatte quando erano sane. Sarcasmo, ovviamente, sarcasmo e ironia. O meglio, se voi amministratori dovete fare operazioni “Border Line” fatele fare al Capo dell’esecutivo, cioè al Direttore Generale che sembra sfuggire ai controlli e alle sanzioni di Banca D’Italia e che voi amministratori potrete far finta di non vedere in consiglio di amministrazione senza correre alcun rischio nei confronti della Vigilanza. Sempre sarcasmo, ovviamente, sarcasmo e ironia.

Del resto solo così si può spiegare l’affermazione del “Trioiano” il quale riferisce che dall’esame della sofferenza “Protercave” non sono risultati collegamenti con amministratori o Sindaci della BPLazio; certo, l’allora Direttore Generale Massimo Lucidi si era macchiato di tale operazione in conseguenza della quale mentre la BPLazio perdeva circa 1.5000.000 di euro, il figlio del Direttore Generale veniva assunto dalla Banca Popolare di Spoleto nel cui consiglio di amministrazione sedeva il titolare dell’azienda beneficiata dal 1.5000.000 perso dalla BPLazio.

Poco male se in seguito il Direttore Generale non solo non veniva rimosso dal CDA della BPlazio, ma al contrario si vedeva dapprima aumentare il proprio compenso annuo e successivamente cooptare in Cda e ricevere il ruolo di Amministratore Delegato, è chiaro, almeno al Sig. Troiani ed agli ispettori che si sono succeduti che il Consiglio non aveva alcun legame con la posizione Protercave né con colui che l’aveva posta in essere, il Direttore Generale Massimo Lucidi.

Il Sig. Troiani riferisce altresì che almeno altre due posizioni venivano riscontrate in quanto foriere di grosse perdite ma che non ha riscontrato eventuali responsabilità meritevoli di segnalazione all’autorità Giudiziaria, vedremo se le sue verranno confermate, del resto anche Protercave non era meritevole di segnalazione.

Per oggi ma solo per oggi, poiché gli argomenti verranno ripresi, vi lasciamo con un’ultima domanda alla quale noi stessi ancora non siamo in grado di dare risposta: per quale motivo vene trasferito il Comandante della Compagnia di Velletri della Guardia di Finanza Capitano Graziano Rubino, proprio mentre svolgeva le indagini delegate dal P.M. e prima del termine del proprio mandato?

Economia e Finanza

Caro energia, cresce preoccupazione per tenuta sistema sicurezza idrogeologica

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Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI: “Al governo che verrà chiediamo di guardare ad un nuovo modello di sviluppo per l’Italia e non alla prossima scadenza elettorale”

“Al Governo, che verrà, chiediamo di avere una visione, che vada oltre la prossima scadenza elettorale, perché l’Italia ha bisogno di un nuovo modello di sviluppo, che abbia il territorio al centro”: a ribadirlo è l’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) attraverso le parole del suo Direttore Generale, Massimo Gargano, intervenuto al Congresso Nazionale della FILBI (Federazione Italiana Lavoratori Bonifica e Irrigazione) – UIL.

“Mentre è ormai evidente come l’alluvione di Senigallia sia conseguenza di un purtroppo generalizzato mix di lentezze burocratiche e disattenzioni della politica – interviene Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI – è bene ricordare che circa il 30% della Penisola, soggiacente al livello del mare, esiste solo perché c’è un sistema idraulico ed un esercito di oltre 800 idrovore, che provvede ad allontanare le acque di pioggia, evitando che ristagnino sul territorio,  riportandolo allo stato acquitrinoso; tale rete è però oggi messa in seria difficoltà dall’aumento dei costi energetici che, in assenza di specifici provvedimenti, rischia di minare l’operatività degli impianti, aumentando il rischio idrogeologico, già accentuato dalla crisi climatica.,”

Dopo quelli di Emilia Romagna e Campania, il più recente allarme arriva dal Lazio.

“E’ una situazione d’emergenza di guerra – afferma Sonia Ricci, Presidente di ANBI Lazio – Il nostro settore, assieme all’agroalimentare, sta pagando un prezzo altissimo per le conseguenze dell’elevato costo dell’energia. Al proposito, siamo in contatto con la Regione Lazio, che sta dimostrando sensibilità ed auspichiamo possa concorrere a dare una risposta.”

“Senza adeguati interventi a sostegno dei bilanci dei Consorzi di bonifica ed irrigazione, tali aumenti mettono a rischio la tenuta stessa delle strutture – aggiunge il Direttore di ANBI Lazio, Andrea Renna – Le risposte per quanto sta accadendo servono subito. Gli importi relativi al costo dell’energia sono più che triplicati!”

La causa è anche l’eccezionale andamento climatico, caratterizzato da siccità ed alte temperature, che stanno comportando un +30% tra oneri gestionali e consumi energetici, quantificabili nel Lazio in oltre 51 milioni di kilowattora, per una spesa che supera i 20 milioni  con un incremento di oltre  9 milioni di euro fino alla fine dell’anno. 

“Se da un lato – prosegue Garganooccorrono interventi immediati per evitare che i Consorzi di bonifica, obbligati per legge al pareggio di bilancio, riversino gli aumenti sulle già risicate economie di famiglie ed aziende agricole, dall’altro torniamo a chiedere l’autorizzazione al cosiddetto scambio sul posto, cioè la possibilità di utilizzare completamente l’energia rinnovabile, autoprodotta dai nostri enti consortili per l’esercizio degli impianti, senza doverla cedere ad un gestore elettrico e poi riacquistarla a prezzo maggiorato: è una posizione dominante, non più tollerabile” conclude il DG di ANBI.

Ora l’attenzione si deve rivolgere comunque anche a ciò, che si potrà fare a livello sistemico per migliorare, in modo resiliente, un contesto sottoposto periodicamente a stress idrici, ormai troppo frequenti da sostenere senza nuovi ed ulteriori investimenti mirati.

E’ del 2017 il Piano Nazionale Invasi (2.000 bacini da realizzare in 20 anni) proposto da ANBI e dall’allora Struttura di Missione #italiasicura, cui seguono nel 2020 il Piano di Efficientamento della Rete Idraulica (858 interventi) e  il recente Piano Laghetti avanzato da ANBI e Coldiretti (10.000 serbatoi medio-piccoli e multifunzionali da realizzare entro il 2030).

“Se si considera che di tali progetti, perlopiù già cantierabili e con significative ricadute anche occupazionali, solo pochi o nulla sono stati finanziati e che il periodo per la realizzazione di un’importante opera pubblica  in Italia è mediamente di 11 anni – chiosa Francesco Vincenzi – si capisce perché siamo molto preoccupati per le conseguenze, che ne potranno derivare, di fronte ad una stagione climaticamente incerta, in un Paese, dove si cementificano 19 ettari al giorno ed il 94% dei Comuni è ormai toccato dal rischio idrogeologico.”



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Economia e Finanza

Gas, danni “senza precedenti” al Nord stream

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Il governo federale tedesco ritiene possibile che i gasdotti Nord Stream siano stati danneggiati da attacchi

Fughe di gas stanno interessando i gasdotti Nordstream 1 e 2: lo fa sapere il governo danese annunciando di aver elevato il suo livello di allerta sulle infrastrutture energetiche.

Il gasdotto Nord stream ha registrato danni “senza precedenti” a tre linee del gasdotto ed “è impossibile in questo momento stimare la tempistica per la ripresa delle operazioni di ripristino” dell’infrastruttura. E’ quanto comunica in una nota il Nord Stream, secondo quanto riferisce Bloomberg.

Ieri il Nord Stream aveva riferito di un calo di pressione su due sue linee, con le autorità svedesi e danesi che avevano identificato perdite di gas nel Mar Baltico, in prossimità della rotta del Nord Stream.

Il governo federale tedesco ritiene possibile che i gasdotti Nord Stream siano stati danneggiati da attacchi. Lo scrive il quotidiano Tagesspiegel , citando le proprie fonti e aggiungendo che “si è verificato un calo di pressione nei due gasdotti a breve distanza l’uno dall’altro”. Secondo il quotidiano, Berlino non considera la contemporanea interruzione dei gasdotti una “coincidenza”.

Accelera il prezzo del gas ad Amsterdam dopo che il Nord Stream ha dichiarato fuori uso per danni “senza precedenti” tre sue linee. I future Ttf avanzano del 5,8% a 184 euro al megawattora.

Perdite di gas nel Mar Baltico

Sono state identificate due perdite sul gasdotto Nord Stream 1 Russia-Europa nel Mar Baltico, poche ore dopo un incidente simile sul suo gasdotto gemello, il Nord Stream 2, hanno affermato le autorità scandinave. “Le autorità sono state ora informate che ci sono state altre due perdite sul Nord Stream 1, che, come il 2, non è in funzione ma contiene gas”, ha detto in una nota il ministro danese del clima e dell’energia Dan Jorgensen all’AFP, aggiungendo di aver chiesto “livelli più elevati di vigilanza nel settore elettrico e del gas” nel Paese. Una delle perdite sul gasdotto Nord Stream 1 si è verificata nella zona economica danese e l’altra nella zona economica svedese. Come la fuga di notizie su Nord Stream 2 del giorno prima, gli incidenti sono “soggetti a misure di sicurezza”, con limiti alla navigazione e al sorvolo nell’area. Le perdite del Nord Stream 1 sono state individuate ieri sera, un’ora dopo che è stato segnalato un calo di pressione nel Nord Stream 2, secondo l’Amministrazione marittima svedese (SMA). “Intorno alle 20:00 abbiamo ricevuto un rapporto da una nave di passaggio che diceva di aver visto qualcosa sul loro radar un po’ più a nord dell’isola di Bornholm”, ha detto all’AFP Fredrik Stromback, portavoce della SMA. A seguito delle perdite, sono stati emessi avvisi di navigazione entro una distanza di cinque miglia nautiche e un’altezza di volo di 1.000 metri dal tracciato dei gasdotti. “Gli incidenti sui due gasdotti non hanno alcun impatto sulla fornitura alla Danimarca”, ha affermato Jorgensen.

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Come rispondere a una notifica di recupero crediti

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Può accadere che un soggetto privato o un’azienda si trovi in una situazione di sovra-indebitamento e debba fare i conti con una società di recupero crediti delegata dal soggetto creditore. Cosa fare in questi casi?

Il recupero crediti è un’attività che può essere svolta dapprima in modalità stragiudiziale e successivamente attraverso azioni giudiziarie. In genere, quando un creditore non ottiene il suo credito alla scadenza prevista da contratto, dopo un primo sollecito si rivolge a una società specializzata in recupero crediti insoluti.

Le società di recupero del credito provvedono a effettuare un primo sollecito telefonico nei confronti del debitore, a cui segue la lettera di messa in mora se i solleciti effettuati in via preliminare non sono andati a buon fine. Arrivati a questo punto, come può un debitore rispondere alla notifica di recupero crediti? Puoi scoprirlo nei prossimi paragrafi.

Rispondere a una notifica di recupero crediti: come fare

Nel corso degli anni sono state fissate numerose regole che le società di recupero crediti devono rispettare per non ledere in alcun modo la dignità, la privacy del soggetto debitore in alcuna forma.

Ad esempio, le telefonate non possono essere registrate senza autorizzazione e il linguaggio utilizzato durante le chiamate non deve essere in alcun modo intimidatorio. Per proteggersi dalle pratiche illegali è possibile utilizzare numerosi strumenti legali, a partire dalla collaborazione con uno studio legale.

Ma come è possibile rispondere a una società di recupero crediti? Ci sono diversi metodi da poter utilizzare. Innanzitutto, il debitore è tenuto ad inviare quanto prima una raccomandata AR in cui comunica alla società di recupero crediti una propria risposta all’ingiunzione di pagamento.

Rispondere telefonicamente a uno specialista recupero crediti

In questo caso, il debitore si trova ad affrontare la prima fase di riscossione del credito e ha il diritto di:

  • Chiedere le generalità di chi sta chiamando;
  • Chiedere gli estremi delle fatture scadute e non saldate, comprensivi di importi;
  • Prendere tempo per valutare l’effettivo debito non saldato, sulla base dei pagamenti effettuati nel corso del tempo.

Per l’apertura di un dialogo sereno, è consigliato utilizzare un metodo di risposta accogliente, con frasi come: “Capisco la sua richiesta di pagamento” – “Verifico i dati che mi ha comunicato, può chiamare entro…”.

Lettera con raccomandata A/R

Quando il debitore ha verificato l’effettiva presenza di un debito, può inviare una lettera con raccomandata A/R, valida legalmente, in cui afferma la sua volontà di voler pagare il debito e in cui apre una possibile strada da percorrere che possa andare sia in suo favore, sia a favore del creditore.

All’interno della raccomandata è consigliato chiedere nuovamente i termini di pagamento e le modalità, eventualmente richiedendo se è possibile effettuare un pagamento rateale.

Se il debitore non possiede il denaro per saldare il credito insoluto, può effettuare una promessa scritta, allegando il primo pagamento effettuato in base alla disponibilità economica del momento.

Il consiglio degli esperti è di dialogare sempre con un soggetto intermediario, in presenza di un creditore non disposto al dialogo, utilizzando metodi di conversazione considerati atti legali e che possono essere utilizzati come “documentazione di prova” da presentare in un eventuale tribunale.

Ricordiamo, inoltre, che le società specializzate in recupero crediti con un carattere professionale si dimostrano sempre aperte al dialogo e con la volontà di tutelare il rapporto tra il creditore e il soggetto debitore.

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