Connect with us

Economia e Finanza

Banca d’Italia, quelle strane coincidenze e quelle assurde “distrazioni”. Quanto sono tutelati gli investitori?

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 10 minuti
image_pdfimage_print

Le cronache sulle inchieste delle banche intasano i quotidiani, anche quelle che possono sembrare a orologeria contro alcuni ex premier e leader politici di spicco

Continua il nostro viaggio per conoscere da vicino Banca D’Italia, un istituto che di fatto ha l’onere e l’onore di tutelare i risparmiatori. È sempre così? O qualcosa ogni tanto sfugge? Intanto partiamo dal fatto che la Banca D’Italia è quell’istituto che nelle intenzioni dei padri costituenti dovrebbe ergersi a paladino dei deboli e colpire tutti i comportamenti posti in essere dai vertici delle Banche in violazione dei principi di sana e prudente gestione, senza indugio e prima che i risparmi degli investitori si volatilizzino.

Questa policy sembra essersi fiaccata negli ultimi vent’anni e ne sono storia più o meno recente i fallimenti delle più o meno grandi Banche, da ultimo la popolare di Bari, con il solito rimpallo di responsabilità dalla Banca D’Italia alla Procura, dalla Politica alla Banca D’Italia fino ad arrivare a colpire gli unici indifesi: coloro che hanno pagato e continueranno a pagare errori di altri: i soci e gli investitori.

Intanto le cronache sulle inchieste delle banche intasano i quotidiani, anche quelle che possono sembrare a orologeria contro alcuni ex premier e leader politici di spicco, proseguono le vicende delle varie popolari.

Ultime in ordine temporale le vicende giudiziarie legate al crac di Banca Etruria con tutte quelle consulenze d’oro e incarichi dati anche più volte a consulenti e forse amici di che appaiono palesemente imprudenti e non certo frutto di una gestione dei soldi dei risparmiatori degna del buon padre di famiglia. Le consulenze finite nel mirino dei pm vennero affidate da via Calamandrei, sede della popolare, per valutare, analizzare e avviare il processo di fusione con un istituto che poi non si concretizzò.

La fusione con la Banca Popolare di Vicenza, sollecitata dalle autorità bancarie, rimase un’ipotesi. Ma per valutare quella strada sarebbero stati impiegati circa 4 milioni e mezzo nel 2014: consulenze affidate a grandi società come Mediobanca o studi legali. Incarichi, ritenuti inutili e ripetitivi. Anche ai meno avvezzi sembra davvero una condotta imprudente. A chi spettava vigilare?

Soltanto l’anno scorso il collega giornalista Emanuele Bellano ha fatto il punto su una delle molteplici inchieste di Report, tratteggiando vicende vergognose che le banche hanno messo in atto contro i risparmiatori.

Con la crisi finanziaria le banche si sono trovate di fronte a riduzioni dei profitti, perdite e problemi di solidità. I loro consigli di amministrazione hanno dato il via libera a operazioni spregiudicate che hanno fatto perdere decine di migliaia di euro a milioni di risparmiatori.
Nel 2016 Report ha scoperto che Mps, Banca Intesa, Unicredit e Banco BPM vendevano ai loro clienti diamanti per un valore complessivo di circa 1,5 miliardi di euro. I vertici di DPI, una delle due società che vendevano diamanti tramite i circuiti bancari, sono stati arrestati dalla procura di Milano e indagati per autoriciclaggio di varie decine di milioni. E nel 2019, tornando sulla vicenda, Report aveva ricostruito il coinvolgimento dei vertici di alcuni istituti bancari.

Banca d’Italia, nel suo ruolo di vigilanza e di sanzionamento, ha avviato un’ispezione su banca Mps. Che fine ha fatto l’ispezione, a quale conclusione è arrivata? Una testimonianza esclusiva, interna al team ispettivo, rivela a Report il coinvolgimento dei massimi livelli di Mps nel sistema di distribuzione e vendita dei diamanti. Dalla fonte e grazie ai documenti recuperati, Report ha ricostruito le lacune dell’intero sistema di controllo delle banche.
L’attività di vendita dei diamanti, che si è rivelata una truffa, è andata avanti con la complicità di parti importanti del circuito bancario per oltre 3 anni, si è fermata esclusivamente in seguito all’inchiesta di Report, e per l’azione giudiziaria della procura di Milano. L’indagine della Procura di Milano che si è innestata in seguito alla trasmissione del servizio ha portato al recupero di 900 milioni di euro su circa 1,3 miliardi di euro di diamanti venduti. Denaro che, anche grazie alla denuncia di “Report”, è stato restituito agli investitori.

In parallelo, in seguito alla trasmissione del servizio, si è avviata anche un’indagine dell’autorità Antitrust AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) che ha sanzionato le banche coinvolte e le due società IDB e DPI. La sentenza della AGCM, che ha erogato le sanzioni amministrative citate dal Governatore e di cui Report ha dato correttamente conto più volte negli anni, ha citato nelle sue motivazioni per oltre 80 volte la trasmissione “Report” e il suo servizio andato in onda nel 2016, a riprova di quanto sia stato importante il ruolo della trasmissione che ha svolto in modo esemplare la sua funzione di servizio pubblico.

A cinque anni da questa denuncia “Report” ha ritenuto opportuno tornare sulla vicenda essendo entrata in possesso di testimonianze e documenti relativi all’attività di vigilanza e controllo svolti da Banca d’Italia sulla questione diamanti e relativi a Banca Monte Paschi di Siena.

L’inchiesta di Report “The Whistleblower” mandata in onda il 13 dicembre 2021 si è pertanto basata sulla testimonianza di un funzionario di Banca d’Italia, Carlo Bertini, local coordinator del JST (Joint Surveillance Team – team congiunto Banca d’ItaliaBCE, composto da funzionari di Banca d’Italia e funzionari della Banca Centrale Europea) che aveva il compito di vigilare sull’attività di vendita dei diamanti avvenuta da parte della società DPI attraverso la rete di vendita di Banca Monte dei Paschi di Siena.

Alla fine sembra proprio che a pagare per tutta la vicenda di Bankitalia sia stato soltanto Bertini cui è stato notificato il provvedimento adottato dal Consiglio Superiore dell’istituto centrale governato da Ignazio Visco: sospensione dal servizio e dalla retribuzione, per una durata di dodici mesi.

Dunque, che dire? La Banca D’Italia negli ultimi venti anni sembra non aver svolto a pieno la sua mission. Non aiuta il fatto che i poteri politici, di fatto, ne nominano i vertici. Allora ci si chiede: chi decide il buono e brutto tempo?

Non c’è dubbio che il commercio del denaro, attività riservata alle sole Banche, costituisca una fortissima attrazione per coloro che grazie ai nostri voti dovrebbero tutelarci dalle loro stesse spesso corrotte tentazioni, almeno a leggere le cronache quotidiane.

Ogni volta che qualche voce, in un rigurgito di onestà, tenta di ergersi a paladina degli indifesi, viene tacitata, noi stessi de L’Osservatore d’Italia abbiamo subito non poche pressioni.
Ne costituisce chiaro esempio l’oblio nel quale è stata relegata la commissione Banche tanto sbandierata dai nuovi “politicanti” partiti con buone intenzioni e poi piegatesi quasi subito al sistema. Politicanti che con una doppia elle forse apparirebbero in tutta la loro sgargiante indole: “polliticanti”!

Un esempio lampante di strane e incomprensibili affermazioni dell’allora capo della Vigilanza DI Banca d’Italia il Signor Luigi Mariani, contraddittorie e anche un po’ beffarde se non fosse per il fatto che dalle sue azioni ne sono conseguite e ne continuano a seguire enormi perdite per gli ingenui investitori.

Lo stesso Mariani, i primi mesi del 2021 è stato “spostato” alla direzione della sede di Roma con il Sig. Giuffrida, il cui profilo è stato meglio esplicitato dal Fatto Quotidiano nel 2016 (“Giuffrida, laureato in scienze politiche, è un dirigente con una lunga storia e con molteplici interessi. Interessi che in qualche occasione hanno sollevato interrogativi sui conflitti d’interesse reali e potenziali che si potevano determinare per via della sua attività imprenditoriale nel paese di origine, Montevago in provincia di Agrigento. Giuffrida è soprattutto noto per il fatto che all’epoca del processo Dell’Utri venne incaricato dalla procura di studiare l’origine dei flussi di denaro che dettero origine al gruppo Fininvest. Il dirigente, allora a capo della sede di Palermo della Banca d’Italia, concluse il suo lavoro affermando di non poter “risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all’origine, qualunque essa fosse, lecita o illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest” e – chiamato in causa da Fininvest – nel 2007 ha accettato di transare con la società riconoscendo “i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento”).

Vogliamo credere che l’attuale Capo di Governo, decisamente esperto del mondo bancario, sicuramente avulso dalle logiche avanti descritte voglia mettere seriamente mano al malaffare di cui si alimenta un certo mondo bancario e dare serenità, sicurezza agli investitori, oggi in balia di interessi a loro estranei.

Ma quali sarebbero le dichiarazioni incomprensibili di Mariani? Ebbene egli disse che le segnalazioni ricevute in merito alle posizioni di Salvatore Ladaga e Italo Ciarla non avrebbero violato il principio di sana e prudente gestione, ritenendo valide e sufficienti le giustificazioni del collegio sindacale della Banca Popolare del Lazio, (quello presieduto dal Dott. Romagnoli presidente all’epoca dei fatti anche del collegio sindacale della Natalizia Petroli il cui titolare, Natalizia Giancarlo sedeva al suo fianco in Consiglio di Amministrazione della BPLazio).
Romagnoli riferiva che “dette operazioni sarebbero state antecedenti ai finanziamenti”. Noi che abbiamo svolto l’inchiesta giornalistica, vogliamo sperare che l’affermazione del Collegio Sindacale della BPLazio, fatta propria dal Mariani, sia frutto di sola distrazione, circostanza che pur giustificando l’esito della attività della vigilanza, di certo non fa dormire sonni tranquilli ai poveri investitori.

In realtà dalla nostra inchiesta giornalistica, eseguita con strumenti di gran lunga limitati rispetto a quelli in possesso del sig. Mariani, risultava palese che il Notaio Capecelatro poneva in essere una serie di attività tese a favorire il Ladaga ed il Ciarla e far sottrarre i propri beni dall’aggressione della BPLazio dallo stesso Capecelatro amministrata ed oggi ancora presieduta.
Il Notaio faceva alienare dal Ladaga alla separata moglie tutti i propri beni immobili così sottraendoli al credito vantato dalla Banca; per Mariani sarebbe stato sufficiente andare a leggere l’atto di citazione formulato dalla BPLazio con richiesta di revocatoria del trasferimento dei beni dal Ladaga alla ex moglie ed in seguito la sentenza del Tribunale di Velletri. Quanto all’ex Vicepresidente Italo Ciarla, oggi remunerato Presidente onorario, attore in giudizi per anatocismo ed usura promossi avverso altri istituti di credito, dopo essere finanziariamente caduto in disgrazia, quest’ultimo per salvare la posizione immobiliare dei consuoceri coniugi De Marzi/Masi e con l’ausilio del Notaio Capecelatro, e dopo e non certo prima il finanziamento eseguito ai De Marzi/Masi, per sottrarre beni immobili di questi ultimi alla garanzia del credito della Banca nei loro confronti, in data 6 marzo 2012 fece alienare una loro proprietà al figlio del Vice Presidente Ciarla, nonché genero dei coniugi De Marzi/Masi.
Il ricavato della vendita venne trattenuto dai debitori e non certo versato alla BPLazio per estinguere almeno parzialmente il loro debito ed ovviamente la BPLazio non propose azione revocatoria come nel caso eclatante del Ladaga, per non colpire il figlio di un “illustre” consigliere, anzi clamorosamente lo finanziò con un mutuo necessario al Ciarla Guido per acquistare immaginiamo “fittiziamente” l’immobile di proprietà dei suoceri.

Forse l’allora capo della Vigilanza di Banca d’Italia, il Signor Luigi Mariani, dovrebbe fare un mea culpa, queste operazioni sono state eseguite dopo e non prima dei finanziamenti fatti al Ladaga ed ai coniugi De Marzi/Masi. Forse il Sig. Mariani, o chi per lui, oggi dovrebbe seguire le vicende da noi segnalate e allo scopo vogliamo segnalare, con la speranza che chi di dovere sappia apprezzare e valorizzare, che proprio per la posizione debitoria dei consuoceri dell’attuale e remunerato Presidente Onorario, Rag. Italo Ciarla, ai quali la BPLazio ha già fatto un riconosciuto regalo nel fargli alienare l’unico bene libero da ipoteche, a favore del Sig. Guido Ciarla, ben consapevole all’epoca dei fatti dei debiti intrattenuti dai suoceri con la BPLazio, e sbeffeggiando l’intelligenza di ciascuno di noi per aver seguito la vendita con provvista messa a disposizione dalla stessa BPLazio, ha creduto opportuno fare un ulteriore regalo.Del resto, come dicevamo in un nostro articolo, la giostra gira e si alimenta di queste attività, nessuno la ferma poiché tutti sembrano trarne giovamento e poco importa se qualcuno esagera, nel vorticoso giro di denaro tutto si confonde.Ma non ci distraiamo, non vorremo che il “Sig. Mariano” dovesse assopirsi confondendosi con i sonnacchiosi consigli di amministrazione del duo Capecelatro/Natalizia di cui narrano i ben informati. Ebbene l’unico immobile rimasto di proprietà dei consuoceri del remunerato Presidente onorario Rag. Italo Ciarla veniva posto all’asta e finalmente aggiudicato in data 9 gennaio 2020 per l’importo di € 110.500,00 che a fronte del credito vantato dalla BPLazio (circa €400.000,00) appare ben poca cosa; detratte le spese alla BPLazio venivano attribuite poco più di €86.000,00 con una perdita di oltre €310.000,00, somme di cui hanno goduto la famiglia del consuocero dell’attuale Presidente Onorario e che è stata ripianata sottraendo utili ai soci e valore alla stessa BLazio. Una delle tante operazioni sulle quali il Sig. Mariani non ha creduto fosse necessario indagare e che ci lascia a dir poco basiti.

Ovviamente le sorprese non potevano finire qui.

Bene, in ogni caso, possono affermare i più convinti sostenitori della bontà dell’operazione “Ciarla” posta in essere dai vertici, anche quelli attuali, della BPLazio, un immobile dei debitori (De Marzi/Masi) è stato venduto e la BPLazio ha recuperato almeno €86.000,00. Ottimo vero? Sì, se non fosse per un piccolo particolare. Chi ha acquistato l’immobile all’asta?
L’aggiudicazione all’asta del 9 gennaio 2020 è stata fatta a favore dell’unico offerente, senza il quale il prezzo si sarebbe ulteriormente ridotto: la Banca Popolare del Lazio.
In pratica, ed immaginiamo per non dover buttare fuori di casa i consuoceri dell’attuale Presidente Onorario, la BPLazio con la sua partecipata Real Estate Banca Popolare del Lazio ha acquistato l’immobile espropriato ai debitori De Marzi/Masi, diventandone proprietaria, evitando che la perdita di bilancio aumentasse in conseguenza di ulteriori riduzioni del prezzo d’asta; la BPLazio ha preso i denari dalla tasca destra e li ha messi nella tasca sinistra, rimanendo proprietaria di un immobile che con qualche ulteriore e fantasiosa alchimia, ma sicuramente non sarà così, verrà venduta al miglior offerente, purchè parente ed amico degli esecutati ovvero del loro consuocero, con un mutuo erogato sempre dalla BPLazio e magari con la possibilità di lasciare i vecchi proprietari esecutati nel possesso dell’immobile
Come è possibile che il signor Mariani, seduto a fianco al Sig. Troiani, suo fidato ispettore, non si avvedeva nella sua ispezione della incredibile vicenda Protercave e che una volta denunciata nei dettagli anche da noi, si limitava a giustificare le operazioni non certo di sana e prudente gestione con l’affermazione che essendo la posizione stata svalutata dalla Banca non costituiva un pericolo per il bilancio e quindi non meritava alcun approfondimento o segnalazione.

In pratica affermando indirettamente che operazioni poco chiare sono sane e prudenti se poste in essere in Banche solide mentre le medesime operazioni non lo sono se poste in essere in Banche in difficoltà! Abbiamo appreso una nuova nozione di cui noi non eravamo a conoscenza, che crediamo possa in futuro essere utile per tutti gli amministratori di Banche e per i sempre più spaesati investitori.

Se dovete fare operazioni che definire poco chiare è un eufemismo, fatele in Banche sane, non verrete indagati dalla Vigilanza; guai a fare le stesse operazioni in Banche ormai corrose dalle stesse operazioni fatte quando erano sane.

O meglio, se Voi amministratori dovete fare operazioni “Border Line” fatele fare al Capo dell’esecutivo, cioè al Direttore Generale che sembra quasi essere immune rispetto ai controlli ed alle sanzioni di Banca D’Italia e che Voi amministratori potrete “coprire” in consiglio di amministrazione senza correre alcun rischio nei confronti della Vigilanza. Del resto solo così si può spiegare l’affermazione del “Troiano” il quale riferisce che dall’esame della sofferenza “Protercave” non sono risultati collegamenti con amministratori o Sindaci della BpLazio. E chi ha portato avanti l’operazione Protercave? L’allora Direttore Generale Massimo Lucidi che ha fatto perdere alla BPLazio circa 1 milione e mezzo di euro. Nel frattempo, una strana coincidenza, il figlio del Direttore Generale veniva assunto dalla Banca Popolare di Spoleto nel cui consiglio di amministrazione sedeva il titolare dell’azienda beneficiata dal milione e mezzo di euro perso dalla BPLazio. Poco male se in seguito il Direttore Generale non solo non veniva rimosso dal CDA della BPlazio, ma al contrario si vedeva dapprima aumentare il proprio compenso annuo e successivamente cooptare in Cda e ricevere il ruolo di Amministratore Delegato, è chiaro, almeno al Sig. Troiani ed agli ispettori che si sono succeduti che il Consiglio non aveva alcun legame con la posizione Protercave né con colui che l’aveva posta in essere, il Direttore Generale Massimo Lucidi.

Il Sig. Troiani riferisce altresì che almeno altre due posizioni venivano riscontrate in quanto foriere di grosse perdite ma che non ha riscontrato eventuali responsabilità meritevoli di segnalazione all’autorità Giudiziaria, vedremo se le Sue verranno confermate, del resto anche Protercave non era meritevole di segnalazione.

Per oggi ma solo per oggi, poiché gli argomenti verranno ripresi, vi lasciamo con un’ultima strana coincidenza: in sede di indagini, venne trasferito il Comandante della Compagnia di Velletri della Guardia di Finanza Capitano Graziano Rubino. Il suo trasferimento avviene proprio mentre svolgeva le indagini delegate dal P.M. su Banca Popolare del Lazio e prima del termine del proprio mandato. Ma come detto più volte in questo articolo si tratta solo di strane coincidenze come le ha definite in un suo libro lo stesso Giudice Ayala amico di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Economia e Finanza

Inflazione a giugno schizza all’8%, top da 36 anni

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

“Nel 2021 la ripresa economica è stata più marcata nelle aree maggiormente colpite dalla crisi del 2020.

A fronte di una media nazionale del +6,6%, il Prodotto interno lordo è cresciuto in volume del 7,4% nel Nord-ovest e del 7% nel Nord-est”, secondo un report dell’Istat.

L’aumento del Pil è stato meno accentuato della media al Centro (+6%) e al Sud (+5,8%), nonostante in quest’ultima area si sia registrata la performance migliore per costruzioni (+25,9%) e agricoltura (+3,6%). Anche il recupero dell’occupazione è stato caratterizzato da una maggiore dinamicità del Mezzogiorno (+1,3%) rispetto al resto del Paese.”A giugno l’inflazione accelera di nuovo salendo a un livello (8%) che non si registrava da gennaio 1986, quando fu pari a 8,2%”, calcola l’Istat nelle stime preliminari. A maggio era al 6,8%. L’indice dei prezzi al consumo registra un aumento anche su base mensile, dell’1,2%. “Le tensioni inflazionistiche continuano a propagarsi dai Beni energetici”, la cui crescita passa da +42,6% di maggio a +48,7% e in particolare degli Energetici non regolamentati come i carburanti(da +32,9% a +39,9%). Gli energetici regolamentati continuano a registrare una crescita molto elevata ma stabile a +64,3%.L’inflazione si abbatte anche sulle vacanze. I dati Istat relativi a giugno mostrano un aumento del prezzo dei biglietti aerei che quasi raddoppia rispetto al 2021 e segna +90,4%. Rispetto al mese precedente l’incremento è del 23,8%. I rincari, con i prezzi dei carburanti alle stelle, riguardano anche in generale i servizi relativi ai trasporti (+7,2% annuo; +2% da maggio). Ed è più costoso anche dormire in albergo, B&B o villaggio. I prezzi di servizi di alloggio segnano infatti +18,1% annuo e +5,8% su base mensile. “L’accelerazione dei prezzi degli alimentari, lavorati e non, spingono ancora più in alto la crescita di quelli del cosiddetto carrello della spesa” al +8,3%, secondo le statistiche preliminari. Anche in questo caso è l’incremento più elevato a gennaio 1986, quando fu +8,6%. Per i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona che compongono il carrello, a maggio, l’incremento era stato del 6,7%. I prezzi al consumo al netto degli energetici e degli alimentari freschi che rappresentano la componente di fondo segnano +3,8% (era +3,2% a maggio) e quelli al netto dei soli beni energetici +4,2% (da +3,6%). Sono aumenti che non si vedevano rispettivamente da agosto 1996 e da giugno 1996. L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +6,4% per l’indice generale e a +2,9% per la componente di fondo.L’inflazione nell’Eurozona continua a macinare record: a giugno ha toccato l’8,6%, (contro l’8,1 di maggio), un livello mai registrato da quando è stata creata l’Unione economica e monetaria. Lo stima flash sull’andamento dei prezzi al consumo è stata resa nota oggi da Eurostat. La principale componente a incidere sulla crescita dell’inflazione media è stata l’energia, comparto nel quale l’aumento su base annua è stato a giugno del 41,9% rispetto al 39,1% di maggio.

Continua a leggere

Economia e Finanza

Il ministro Giorgetti in Finlandia per constatare la dinamicità del paese e sviluppare la cooperazione

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 3 minuti
image_pdfimage_print

Nella visita che il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, effettua in Finlandia dal 29 al 30 giugno, potrà constatare de visu le potenzialità e le capacità industriali ed economiche che il paese, seppur a popolazione limitata, riesce a creare.

Giorgetti incontrerà il ministro per la cooperazione allo sviluppo ed il commercio estero, Ville Skinnari, che aveva incontrato a Roma lo scorso maggio durante la visita di quest’ultimo in Italia, il ministro dei trasporti e comunicazioni, Timo Harakka, operatori economici locali nonché esponenti della comunità imprenditoriale italiana.

Recente la notizia che, nella classifica internazionale della competitività,  la IMD World Competitiveness Ranking, la Finlandia sale al massimo degli ultimi 17 anni, avendo ricevuto punteggi  elevati per le infrastrutture tecnologiche, l’istruzione, la salute, l’ambiente e l’efficienza aziendale.  L’indagine valuta le economie in base a quanto siano attraenti per gli investimenti esteri, ad esempio. La Finlandia è salita all’ottavo posto su 63 paesi, appena davanti alla vicina Norvegia al nono posto e agli Stati Uniti al decimo. La Danimarca è in cima alla lista per la prima volta nei 34 anni di storia della classifica, mentre la Svezia, connazionale nordica, è scesa di due gradini al quarto posto. L’Italia si posiziona al 41° posto, lo stesso che nel 2021 mentre era 44a nel 2020.

La classifica della Finlandia è stata migliorata dalla performance delle società, tra gli altri fattori, secondo il pensatoio Etla Economic Research, che ha fornito dati per la classifica. “Durante la pandemia di coronavirus, il calo dell’economia finlandese è stato più moderato rispetto alla media di altri paesi. Il PIL della Finlandia si è contratto relativamente poco nel 2020, quindi la ripresa non è stata così forte rispetto ad altri. Inoltre, meno investimenti diretti esteri è arrivato in Finlandia rispetto all’anno precedente”, secondo il ricercatore di Etla Ville Kaitila.

La Finlandia si è classificata quarta al mondo per infrastrutture, con punteggi particolarmente alti per le infrastrutture tecnologiche – classificate al secondo posto – così come per l’istruzione e la salute/ambiente mentre è stata classificata al quinto posto in termini di efficienza aziendale, incluso il primo posto per “struttura sociale”. Nell’efficienza del governo, si è classificata al decimo posto, perdendo terreno a causa della politica fiscale. Nella performance economica complessiva, la Finlandia si è piazzata al 44° posto (Italia al 41°); tuttavia, complessivamente, la posizione in classifica del Paese è cresciuta costantemente dal 2018, quando era classificata al 16° posto. Nella sua posizione più debole, la Finlandia si è classificata al 20° posto tra il 2013 e il 2016. Intorno all’inizio del millennio, tuttavia, il paese si è piazzato secondo o terzo per cinque anni consecutivi.

L’IMD World Competitiveness Yearbook valuta 63 economie in base a 333 criteri di competitività. È stato pubblicato dal 1989 dall’Istituto internazionale per lo sviluppo manageriale con sede in Svizzera; l’Etla, con sede a Helsinki, è finanziata dai principali gruppi di datori di lavoro come la Confederation of Finnish Industries (EK) e la Confederation of Finnish Industry and Employers (TT).

Avanti anche nella digitalizzazione

La Finlandia è al secondo posto nel Digibarometer 2022, che confronta 22 paesi con un indice composito composto da 36 variabili. La classifica è la stessa dello scorso anno. La Danimarca è al primo posto come lo scorso anno. La Norvegia sale dal quarto posto dell’anno scorso al terzo posto. Gli Stati Uniti sono al quarto posto, i Paesi Bassi al quinto e la Svezia balza dal terzo al sesto. Il fondo della lista è ancora una volta occupato da Brasile, Italia e Russia.

Digibarometer è uno studio che valuta quanto bene i singoli paesi utilizzino la digitalizzazione e come si confrontano tra loro in questo senso. Misura l’utilizzo delle capacità digitali. In altre parole, fattori generali come i livelli di istruzione o il ruolo di un paese come produttore di TIC, ad esempio, non influiscono sul punteggio. La misurazione viene effettuata su tre livelli (capacità, utilizzo e implicazioni) e su tre settori (azienda, civico e pubblico). Ogni settore viene esaminato a ogni livello, formando così una matrice di punteggio di nove celle per ciascun paese.

La Finlandia è stata tra i tre migliori paesi nel Digibarometro durante i nove anni in cui è stato realizzato. Ha persino tenuto il primo posto, una volta, nel 2016. L’alto posizionamento della Finlandia è spiegato dalla sua performance uniforme su vari indicatori, e le capacità di utilizzare la digitalizzazione sono tra le migliori al mondo così come l’utilizzo effettivo (3° posto). Per quanto riguarda le implicazioni (6°), invece, la Finlandia ha un punteggio più basso. In precedenza, il settore aziendale è stato il principale settore digitale della Finlandia ed adesso la posizione delle società finlandesi nel confronto internazionale (4° quest’anno) è in leggero calo. Il settore pubblico perde una posizione in classifica ma ottiene comunque un ottimo punteggio (2°). Nel settore civico, anche la Finlandia si posiziona bene e si trova al quarto posto.

Sono dati e contenuti che il ministro Giorgetti potrà approfondire in loco anche per far tesoro di esperienze avanzate e sempre in fase di costante sviluppo.

Continua a leggere

Castelli Romani

Conflitti di interesse, amici delle banche e curriculum striminziti: a.a.a. cercasi Banca d’Italia

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 10 minuti
image_pdfimage_print

Il fatto non sussiste. Il giudice Ada Grignani ha assolto 14 persone dall’accusa di bancarotta semplice nel processo al Tribunale di Arezzo per le cosiddette “consulenze d’oro” di Banca Etruria. Tra gli imputati anche Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena, che all’epoca dei fatti era vicepresidente dell’istituto di credito aretino.

Per lui il Pm Angela Masiello aveva chiesto un anno di pena. Stessa richiesta era stata formulata per altri tre dirigenti, per gli altri imputati erano state chieste condanne da 8 a 10 mesi. Oltre a Boschi, gli imputati erano Luciano Nataloni, Claudia Bugno, Luigi Nannipieri, Daniele Cabiati, Carlo Catanossi, Emanuele Cuccaro (ex vice direttore generale), Alessandro Benocci, Claudia Bonollo, Anna Nocentini Lapini, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori e Ilaria Tosti, Claudio Salini. Sono stati tutti assolti con formula piena.

Le indagini erano basate su 4 milioni di euro di incarichi affidati dall’istituto di credito a società specializzate per valutare, analizzare e poi avviare il processo di fusione con un istituto di elevato standing per evitare il crac. A proporre lo scenario della fusione furono le autorità bancarie che avevano individuato in Banca Popolare di Vicenza il possibile partner dell’operazione.

Le consulenze d’oro furono affidate comunque, ma nulla di quanto analizzato e valutato si concretizzò. “E’ emersa una verità scontata – ha affermato Luca Fanfani, avvocato di Cuccaro -, ossia che nel momento in cui Banca d’Italia nel dicembre 2013 impose a Banca Etruria di trovare altro istituto con cui fondersi, la obbligò, ad accollarsi ingenti spese per advisor legali finanziari e industriali, esattamente le spese contestate dalla Procura. Una conclusione ovvia per un processo largamente inutile. Auspico che le novità previste dalla delega Cartabia, a partire dalla possibilità di celebrare processi solo a condizione che vi sia una ‘ragionevole previsione di condanna’ contribuiscano ad evitare in futuro processi come questo”.

Il quotidiano “La Verità”, venerdì 17 giugno 2022 fa un titolo illuminante o quanto meno che fa riflettere: “Com’è fallita Banca Etruria se tutti sono innocenti”. A scrivere è il giornalista Giacomo Amadori “I processi sul crac della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, più che svelare le vere responsabilità hanno messo a nudo le lacune del nostro sistema giudiziario. Condivisibile in pieno la citazione pasoliniana “Noi siamo un paese senza memoria e i politici ne approfittano. E allora conviene rammentare i fatti ai lettori. Il 3 dicembre 2013 – scrive ancora Amadori – dopo un anno di ispezione, gli 007 di Bankitalia leggono al Cda le conclusioni firmate dal governatore Ignazio Visco e in particolare quanto riportiamo ‘A seguito del progressivo degrado della situazione aziendale, la Banca Popolare dell’Etruria risulta ormai condizionata in modo irreversibile da vincoli economici, finanziari e patrimoniali che ne hanno di fatto ingessato l’operatività”. Per questo via Nazionale riteneva che la popolare dell’Etruria non fosse “più in grado di percorrere in via autonoma la strada del risanamento”.  Le conclusioni (sarebbe da leggere e riportare l’articolo per intero rigo dopo rigo) del collega Amadori sono più che condivisibili.

Insomma sembra di leggere pressappoco un copione simile a quello andato in scena per Banca Popolare del Lazio dove Bankitalia è entrata con i suoi ispettori tra maggio e luglio del 2018. Il verbale è pesantissimo e lo stiamo approfondendo passo dopo passo ma nella realtà tutta questa vicenda tessuta da cui emergono palesi conflitti d’interesse, non ha “colpevoli”. Esistono delitti senza colpevoli? Non si colpiscono i diretti responsabili! E dunque cosa è cambiato. Ci fanno sperare le righe conclusive di Amadori: “I giochi potrebbero riaprirsi (riferendosi a Banca Etruria) a partire da questo autunno quando partiranno i processi d’appello per la bancarotta e per l’azione di rivalsa multimilionaria del curatore fallimentare nei confronti dei membri del Cda”.

A questo proposito ci chiediamo se mai il curatore del fallimento Protercave, che abbiamo provato a contattare con esito negativo – non ha fornito alcuna spiegazione al nostro giornale – dott. Francesco Patumi abbia mai intrapreso una azione a tutela del ceto creditorio del fallimento Protercave aggredendo i vertici della Banca Popolare del Lazio, quantomeno con l’ipotesi di concessione abusiva del credito. Quegli stessi vertici dell’istituto bancario che avevano concesso oltre un milione e 600mila euro senza garanzie ad una società chiaramente in sofferenza già al momento della concessione del credito. Infatti la banca non ha recuperato nulla di quanto concesso.

E ancora oggi ci si chiede se lo stesso Giudice delegato del fallimento Protercave, dott.ssa Stefania Monaldi, si sia interessata a questa vicenda e abbia mai ritenuto di chiedere al curatore per quale motivo non avesse intrapreso azioni a tutela dei creditori della Protercave.

Eppure si sarebbe potuto facilmente accertare che non solo l’affidamento alla Protercave sia stato alquanto “temerario” ma anche che l’iter procedurale sai discutibile quantomeno per il fatto che una Banca che all’epoca dei fatti agiva nel territorio del Lazio si trovava a finanziare una società che operava in Umbria e in totale stato di insolvenza, perdipiù che l’affidamento venne portato all’approvazione del cda della Banca Popolare del Lazio con parere negativo degli organi istruttori.

Una procedura da parte dell’istituto di credito davvero singolare. Perché finanziare una società operante in territorio umbro e senza alcuna garanzia? Non sappiamo rispondere a questi quesiti e soprattutto non riscontriamo alcun approfondimento giudiziario in merito, almeno per il momento. La speranza è che nei prossimi mesi si legga di indagini che vadano a scavare su fatti così rilevanti evidenziati anche nel verbale ispettivo di Banca d’Italia.

Resta comunque il fatto che alle nostre richieste di interviste e/o interlocuzioni con i vertici bancari i diretti interessati rimangono chiusi nel loro silenzio e la risposta è soltanto una: richieste di denaro per presunte diffamazioni a mezzo stampa che poi sarebbero i fatti accertati dal verbale di Banca d’Italia, dalle cronache giudiziarie e dalle varie segnalazioni che pervengono alla nostra redazione.

Ma tant’è… Quindi il giornale prosegue nel fare il proprio mestiere auspicando che altri facciano il loro. E come diciamo sempre, qualora i protagonisti dei nostri articoli ritengano di dover fare delle precisazioni o rettifiche noi siamo sempre a disposizione. Magari arrivassero per permetterci così di continuare a fare serenamente il nostro lavoro che è quello di informare. Quindi, non rimane altro che riportare un’ultima singolare coincidenza, sperando di non essere accusati di “superare la continenza”: All’epoca dei fatti, il figlio del direttore Generale Ragionier Massimo Lucidi è stato assunto nella Banca Popolare di Spoleto che era amministrata da Gabriele Chiocci lo stesso che amministrava la Protercave di lì a poco dichiarata fallita.

Restando in tema di curatori fallimentari, e alla luce della recente sentenza della Corte di Appello di Roma di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo, ci si chiede anche: ma il curatore del fallimento Volsca SPA, Dott. Marco Coculo ha mai proposto una azione a tutela dei creditori della insolvente Volsca fin dalla data dei primi affidamenti? Affidamenti che vennero concessi dalla Banca Popolare del Lazio, come abbiamo già raccontato, solo grazie a presunti buoni rapporti intercorrenti tra l’allora Consigliere della Banca, oggi presidente, Notaio Edmondo Maria Capecelatro e l’allora Sindaco del Comune di Velletri Bruno Cesaroni.

Anche in questo caso i creditori del fallimento Volsca quale tutela hanno avuto da chi è stato chiamato a rappresentarli da quella che oggi appare come una concessione “temeraria”, per non dire abusiva, del credito da parte dei vertici della Banca Popolare del Lazio? Oppure come si vocifera negli ambienti legali e tra i bene informati la Banca Popolare del Lazio ha un canale privilegiato presso il Tribunale di Velletri? Non vorremmo mai crederlo!

Magari se si cerca a fondo si scopre che risulta fondata la notizia che qualche magistrato fosse solito frequentare la tribuna Vip dello stadio Olimpico, ospite del Ragionier Massimo Lucidi (che otteneva gli ingressi da un cliente della Banca), tifoso accanito della “Magica”.

Resta il rammarico e la consapevolezza di abitare in una Nazione in cui è lecito utilizzare milioni di euro non propri per un solo posto di lavoro, magari quello del proprio figlio, mentre ai poveri soci non vengono garantiti neanche i rimborsi del valore delle azioni per fare studiare i loro figli; anche in questo caso fatti salvi i componenti del Cda che si sono visti liquidare in fretta e furia il valore pieno delle azioni del padre deceduto (un altro affidabile a cui riconoscere concretamente la fedeltà).

A questo punto per quanto visto, vogliamo dire ad alta voce a tutti gli amministratori di Banca, sappiate che se utilizzate i soldi che amministrate per ottenere vantaggi personali, magari l’assunzione di un vostro figlio, non dovete temere nulla; tale operazione è spesso ignorata da Banca D’Italia che spesso non sanziona e anche per la Procura non è materia d’interesse ai fini di indagini. Resta il rammarico che per questa concatenazione di eventi, i poveri soci non hanno la concreta possibilità di far valere i loro diritti.

È chiaro che tali operazioni possono essere poste in essere solo se all’interno dei vertici di una qualsiasi Banca si crea un ambiente in cui ciascuno ha fiducia nell’altro. Un ambiente in cui forse, dunque, si viene ammessi solo se si è considerati “affidabili”. Le competenze allora passerebbero in secondo piano?

Tornando a Banca Popolare del Lazio tra i maggiori affidabili, viene in mente la figura del ragioniere Paolo Bologna, cooptato improvvisamente a ricoprire il ruolo di Consigliere. Bologna che come abbiamo potuto apprendere risulta noto negli ambienti veliterni con soprannomi che non riportiamo in quanto difficili da comprendere per chi non è del posto, e comunque non certo riferiti alle sue competenze.

Evidentemente la competenza è inversamente proporzionale alla affidabilità. Si può sopperire alle proprie innate incompetenze con una grande “affidabilità”; se si dimostra di essere pronti a tutto allora non conta se si è incompetenti.

Del resto, che il Bologna fosse quanto meno bancariamente non competente non lo affermiamo di certo noi, basti pensare che se ne accorse perfino la Banca D’Italia.

Chi ha letto il curriculum di Paolo Bologna? Dalla lettura scopriamo che il Bologna in realtà non menziona diplomi da ragioniere ma che ha conseguito nel 1973 il diploma di Geometra, probabilmente titolo di grande utilità in un Cda di una Banca. Dopo cinque anni dal diploma viene assunto alle dipendenze della Ras e solo dopo quasi venti anni, nel 1995, comunica di essersi iscritto quale promotore finanziario della Ras Bank gestendo un portafoglio di circa 15 miliardi di vecchie lire. In seguito divenne componente del Cda della Allianz (Ex Ras). Un geometra che ha lavorato alle dipendenze di una compagnia assicurativa per 25 anni, però evidentemente considerato forse molto affidabile.

Nel curriculum poi non si trova altro, a meno che non costituisca elemento di valorizzazione il fatto di avere due figli laureati, che evidentemente per osmosi, trasferiscono le loro conoscenza al padre geometra. 

Ebbene, nonostante il parere negativo di Banca d’Italia e il voto contrario in Consiglio di ben tre Consiglieri (Pizzuti, Bruschini e Marzullo) su otto il Geometra, che deve avere particolari doti nascoste, sconosciute a noi umani, venne cooptato nel Cda della Banca Popolare del Lazio.

Nessuno si preoccupò neanche del fatto che operando contemporaneamente anche come promotore Finanziario per la Allianz Bank, svolgesse una attività un pochino in conflitto con quelle svolta dalla Banca Popolare del Lazio.  

Ci chiediamo il Geometra, dove avrà indirizzato i propri clienti, nuovi e vecchi, alla Allianz Bank oppure alla Banca Popolare del Lazio?

La Allianz geneticamente Svizzera, è mai stata messa al corrente di questa situazione a dir poco imbarazzante?

Era opportuno che il Bologna venisse cooptato, con il parere contrario del Comitato amministratori indipendenti, al punto che per ottenere il parere positivo ne vennero sostituiti i componenti?

Era opportuno? Rispettava il divieto di interlocking? E se anche lo rispettava era opportuno?

Possibile che non vi fosse nessun altro, con migliori competenze, che potesse assumere il ruolo riservato al Bologna?

Alla fine ci si deve convincere, affinchè tutto abbia una logica, che il Bologna fosse portatore di qualità molto particolari. Proviamo ad capire quali fossero.

Paolo Bologna costituisce una associazione nella quale ricopre il ruolo di presidente denominata Amici BplLazio con sede a Velletri in via dei Volsci, 71 presso lo studio dell’esperto finanziario Enzo Monsignore, venuto a mancare prematuramente.

Monsignore nel 2014 era un sostenitore di Bologna, ed insieme tentavano di fare una scalata ostile ai vertici della BPL. Negli ultimi anni, quando il Bologna evidentemente trovò un percorso bonario di accesso alla poltrona, i due iniziarono ad entrare in contrasto. Enzo Monsignore rimase fedele al proprio credo, il Bologna si trasferì sull’altra sponda.

Ricordiamo che Monsignore, purtroppo prematuramente scomparso, partecipò anche ad una puntata della trasmissione giornalistica condotta dal direttore di questo giornale Chiara Rai diffusa via web Officina Stampa.

L’intervista di Chiara Rai a dottor Enzo Monsignore

Alla costituzione dell’associazione partecipano i signori Gianni Castrichella fornitore delle insegne della Bplazio, Alvaro Gasbarri, collega di lungo corso del geometra Bologna, Giuseppe Pietrosanti, di cui parleremo approfonditamente in altra puntata nell’ambito dell’acquisto da parte della Bplazio della società di brocheraggio acquistata dalla Bplazio alla modica cifra di circa un milione di euro, Mauro Vari, a cui venivano ogni anno regolarmente pagate le oltre seimila copie dei bilanci cartacei che venivano distribuite ai soci in numero di non oltre 6/700, ed altre figure quali il Geometra Franco Pennacchi, tal Roberto Picca, Claudio Corsetti e Vittorio Gabrieli.

L’associazione nel gennaio del 2017 scrisse una lettera al vetriolo rivolgendosi a Banca d’Italia, al dottor Luigi Signorini, all’epoca vice governatore e capo area della vigilanza, lamentando conflitti d’interesse e chiedendo di rimuovere dal Cda l’avvocato Piero Guidaldi, proprio quel Guidaldi che ci risulta sia stato il primo nella storia della BPlazio ed all’epoca unico a dichiarare in Consiglio i propri conflitti di interesse, tanto da essere allontanato da una seduta del Consiglio proprio per aver avuto l’ardire di reiterare un suo conflitto di interesse contro il volere degli “affidabili”, che mai prima di allora avevano  dichiarato i rispettivi conflitti (vedi ad esempio affidamenti Volsca e Protercave).

Sulla vicenda andrebbero nuovamente “tirate le orecchie” alla Banca d’Italia che in tutte le verifiche eseguite nel corso degli anni non si era mai accorta che in una banca del territorio quale BPL con componenti del cda che volgevano le rispettive professioni sul territorio, mai nessuno era incorso in un conflitto di interessi.Doveva essere una lettera anonima a spingere la Banca d’Italia un pochino oltre la superficie dei controlli che eseguiva?

Ed allora ci viene un altro dubbio: quante e quali sono le cose che non conosciamo della Banca Popolare del Lazio e che la Banca d’Italia non verifica in assenza di un aiutino dall’esterno? Ed inoltre: Perché la Banca d’Italia non fa queste elementari verifiche e controlli?

Tornando alle vicende nostrane ci sembra di poter affermare che le grandi qualità del Bologna siano state quelle di esporsi nel chiedere la testa del Guidaldi, torneremo sulle modalità di svolgimento delle assemblee nelle quali il Bologna si faceva portatore di richieste di modifiche dello statuto, senza far “sporcare le mani” ai vertici della BPLazio ed in cambio abbia ottenuto la agognata poltrona.

Del resto, le iniziative proposte dai vertici della Banca per esautorare il Guidaldi sono nel corso degli anni miseramente naufragate; ricordiamo tutti la vicenda che è finita con un clamoroso autogol per la Banca Popolare del Lazio che dopo aver intrapreso una causa contro La Volsca, si è vista condannare alla restituzione dell’importo di oltre un milione e 200mila euro.

Paolo Bologna, infine ha ottenuto la carica di Consigliere di amministrazione della Banca Popolare del Lazio, nominato nell’assemblea dei soci del 15 ottobre 2020 anche presidente del comitato degli amministratori indipendenti. Nel 2017, quando viene a mancare l’allora presidente della Banca Renato Mastrostefano, il Cda decide di nominare presidente il notaio Edmondo Capecelatro (allora vice). Il notaio per coprire il posto di Consigliere del defunto Mastrostefano fa cooptare il Geometra  Paolo Bologna. Ironia della sorte, il Bologna va a coprire proprio il posto del compianto Presidente che mai aveva ceduto alle richieste del Bologna di essere nominato in CDA.

Nel mentre il Ragionier Italo Ciarla ritorna a ricoprire il ruolo di vicepresidente, in barba ai giudizi che aveva promosso contro altre e diverse banche che lo avevano finanziato ed alle quali non era in grado di restituire le somme mutuate ed alle quali aveva trovato utile contestare giudizialmente gli interessi anatocistici.

Lo stesso Italo Ciarla di cui abbiamo accennato anche a marzo del 2019 quando abbiamo dato notizia che all’interno della famosa lettera anonima dei “soci coraggiosi” si evidenzia, tra gli altri, anche il caso di un debitore (consuocero del Ciarla), il quale pur di sottrarre il proprio immobile alla banca che gli ha prestato i soldi, lo vende a un parente stretto che è figlio dell’allora vicepresidente della Banca Popolare del Lazio Italo Ciarla, oggi Presidente onorario dell’istituto di credito.

Vi aggiorneremo anche su questa storia, vi diremo che fine ha fatto l’immobile del consuocero del Ciarla venduto all’asta; vi anticipiamo soltanto che l’immobile del consuocero del Presidente onorario è stato acquistato all’asta dall’unico partecipante: la Banca Popolare del Lazio!!!!!!! Ma guarda un po’ che coincidenza!

Nelle prossime puntate vi metteremo a conoscenza anche della attività che i vertici della Banca stanno ponendo in essere pur di farci tacere, noi unica testata giornalistica che ha il coraggio e l’ardire di sfidare il palazzo… che vengano pure e provino a metterci il bavaglio, ne vedremo delle belle!

Continua a leggere

I più letti