Connect with us

Primo piano

BANDA DELLA MAGLIANA – II PARTE

Clicca e condividi l'articolo

Una nuova minaccia incombe su Abbatino, Nicolino Selis, che lo vuole scalzare dal suo ruolo di capo della banda

Print Friendly, PDF & Email

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

di Angelo Barraco 

Roma – Il 13 settembre 1980 Franco Giuseppucci viene ucciso da un clan rivale, i “Pesciaroli”. La banda è pronta a vendicarsi per la morte del carismatico capo e Abbatino detto “Crispino” prende in mano le redini della banda e sa che per vendicare la morta del suo capo bisogna vendicarsi uccidendo i rivali. Le forze dell’ordine arrestano la notte del delitto due membri della famiglia Proietti, sospettati di aver ucciso Giuseppucci. La Polizia trattiene Fernando Proietti, mentre suo fratello Mario è ancora a piede libero e fa perdere le sue tracce. Il primo tentativo di vendetta scatta sei giorni dopo la morte di Giuseppucci. Abbatino, essendoci già in carcere parte dei Proietti, mira ad una vendetta trasversale. A finire in questa rete è Enrico Proietti, cugino dei sicari di Giuseppucci. Abbatino e alcuni sicari lo aspettano fuori da una villa ma le cose non vanno come aveva previsto Abbatino; i killer sbagliano persona ed Enrico Proietti la fa franca. Il 27 ottobre 1980, Abbatino e i suoi uomini ritentano l’attentato, vengono esplosi su di lui colpi di arma da fuoco ma riesce a darsi alla fuga in macchina. Due mesi più tardi, Mario Proietti viene avvistato a Ponte Miglio, Abbatino invia un gruppo d’uomo per ucciderlo, ma Mario Proietti riesce a scampare alla morte. La Banda, dopo l’ennesimo colpo fallito, mira alla vendetta trasversale, questa volte contro Orazio De Benedetti che era un fiancheggiatore dei Proietti. La Banda lo uccise perché dopo la morte di Giuseppucci, qualcuno della Banda lo vide brindare ed esultare per tale avvenimento. Il gruppo d’uomo che uccise De Benedetti era composto da: Edoardo Toscano e Enrico (Renatino) De Pedis

Una nuova minaccia incombe su Abbatino, Nicolino Selis, che lo vuole scalzare dal suo ruolo di capo della banda e ha progetti e piani di cui Abbatino non ne è a conoscenza. Selis per i ragazzi della banda diventa un problema che non può essere rimandato. Selis non ha la sete di vendetta che hanno gli altri membri della banda, la morte di Giuseppucci per Selis è l’occasione di diventare il capo e scalzare Abbatino. Selis era una persona che aveva molte amicizie dentro e fuori il carcere, tra cui Raffaele Cutolo. Selis vorrebbe formare una banda su Roma simile alla nuova camorra organizzata e questo appoggio lo considera come una garanzia.
Mentre i membre dela Banda sono impegnati a vendicarsi, Selis è ancora in carcere ed è proprio lì che ha modo di stringere affari e accordi importanti. Dal carcere manda ordini, chiede chi deve essere eliminato e dice che quando uscirà regolerà i conti con tutti. Da fuori i suoi ordini non vengono recepiti dai suoi compagni e non vengono accolti e considerati. Come ultimo atto contro la Banda aveva acquistato una partita di eroina e aveva tenuto 2 Kg per se e un Kg per la Banda e questo viene visto come un tradimento. Ma la banda non agisce finchè la camorra e Raffaele Cutolo proteggono Selis. All’improvviso le cose cambiano per la NCO e Cutolo viene trasferito all’asinara dove la sua posizione di supremazia crolla a causa di una faida per l’appropriazione di appalti. All’improvviso anche la posizione di Selis non è più al sicuro e Abbatino può agire. Il 3 febbraio 1981 Abbatino vuole chiudere il conto con Selis. Selis è fuori per un permesso premio e viene convocato da Abbatino per chiarire la situazione, Selis capisce che la situazione non è delle migliori e allora si fa scortare da suo cognato Antonio Leccese, un pregiudicato. Selis viene accompagnato in una villa nei pressi di Ostia, la sua zona. La sua prima sorpresa è quella di incontrare un vecchio compagno di cella, Antonio Mancini. Abbatino tira fuori una pistola che aveva nascosto e la punta alla tempia a Selis e lo uccide, successivamente Mancini uccide Antonio Leccese, testimone scomodo.

Ora che Abbatino si è liberato del rivale, ricomincia la caccia ai “Pesciaroli”, assassini di Franco Giuseppucci. Abbattino sa anche che la Polizia lo sta cercando per la scomparsa di Selis e quella di Leccese, allora compie un gesto eclatante e azzardoso, il 2 marzo 1981 si presenta spontaneamente in questura e dichiara la sua estraneità ai fatti fornendo alibi falsi e fornendo spiegazioni sufficientemente credibili per essere lasciato libero, la Polizia gli crede e viene lasciato libero. Abbatino, riprende così la vendetta contro i Proietti con un braccio di fuoco composto da Antonio Mancini e Marcellone Colafigli, amico intimo di Giuseppucci ed era ossessionato nel vendicarsi. Il 16 marzo 1981 in Via donna olimpia vengono scovati dalla Banda, la Banda incontra Maurizio e Mario Proietti, entrano nell’atrio dell’appartamento e li uccidono. I Banditi sparano anche contro la Polizia, poi entrano nel palazzo e salgono sulle scale i Banditi e iniziano le trattative con la Polizia. Successivamente Mancini e Colafigli vengono arrestati rischiando il linciaggio della folla. Sul luogo sono accorsi trenta mezzi della Polizia.
La Banda ha terminato la caccia ai Proietti e ha vendicato l’omicidio di Franco Giuseppucci, Maurizio Abbatino “Crispino” ha dimostrato di avere la tempra di un capo, eliminando il suo rivale Selis e vendicando il suo capo Giuseppucci.

Print Friendly, PDF & Email

Ambiente

Formia, trovata una pistola sulla spiaggia dai volontari di Fare Verde

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Si è svolta ieri mattina, domenica 7 marzo 2021, su sette spiagge laziali, la trentesima edizione della manifestazione nazionale “Il Mare d’Inverno”, organizzata dall’associazione ambientalista Fare Verde.

A Formia i volontari ambientalisti hanno trovato addirittura una pistola. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato della Polizia di Stato che hanno recuperato l’arma.

La manifestazione si è svolta in sette città: Civitavecchia (Roma), Fondi (LT), Formia (LT), Ladispoli (Roma), Ostia Lido (Roma), Tarquinia (VT) e Terracina (LT).

I volontari hanno raccolto in totale 250 sacchi grandi di rifiuti, 2000 bottiglie di plastica, 150 contenitori in vetro, 70 lattine. A Ostia Lido e Civitavecchia sono entrati in azione anche i sommozzatori che hanno scandagliato i fondali.

Tra l’immondizia raccolta spiccano i seguenti materiali: Civitavecchia, tre pneumatici per autovettura, bicchieri in plastica, cialde per caffè; Fondi, lampadine, 12 siringhe, medicinali; Formia, tre pneumatici per autovettura e due per camion, metalli, 4 metri di erba sintetica, una pistola; Ladispoli, una tanica di olio per motori, cicche di sigaretta; Ostia Lido, un quadro di comandi elettrici; Tarquinia, una boa, tre bombole del gas, un water, un pneumatico; Terracina, un materasso, un carrello per la spesa.

L’evento ha ricevuto il patrocinio della Commissione UE – Rappresentanza per l’Italia, del Ministero dell’Ambiente e della Regione Lazio e si è svolto in collaborazione con la Guardia Costiera.

“Abbiamo trovato di tutto sulle spiagge del Lazio – dichiara Silvano Olmi, presidente regionale di Fare Verde – occorre ridurre gli imballaggi alla fonte, incentivare il vuoto a rendere e il riutilizzo dei materiali. Il mare della nostra Regione non può più subire l’aggressione della società dei consumi.”

Associazione ambientalista Fare Verde Lazio

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Ambiente

Circeo, bando sui daini: di dimette il presidente del Parco Ricciardi

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Si è dimesso il presidente del Parco nazionale del Circeo, Antonio Ricciardi. Una decisione presa nell’infuriare delle polemiche sui bandi che mandano a morire i daini che abitano la Foresta demaniale del Circeo, dichiarata nel 1977 Riserva della Biosfera tutelata dall’Unesco. L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), che contestò immediatamente la scelta dell’amministrazione del parco, torna a chiedere l’annullamento dei bandi ora che l’ente, già senza direttore, ora vede anche le dimissioni del presidente.

«Il Parco nazionale del Circeo con questi bandi, la cui scadenza è stata inoltre prorogata di un mese, non ha mantenuto gli impegni presi solo un anno fa, quando garantiva un piano di contenimento incruento da portare avanti con le sterilizzazioni», spiega il presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto. «La scelta invece è stata quella di assegnare anche ad aziende venatorie e alimentari i daini che catturerà nella Foresta demaniale nell’ambito del Piano gestionale di controllo del daino».

In particolare, il Consiglio direttivo dell’ente un anno fa aveva ribadito che avrebbe attuato “tutte le possibilità, non cruente e senza sparo, iscritte a vario titolo nel Piano per raggiungere l’obiettivo della diminuzione della popolazione di questa specie per ridurre la pressione sul territorio: spostamenti interni ed esterni, verifica su efficacia di sperimentazione farmaci immunocontraccettivi condivisa con organi competenti”.

E invece sono stati pubblicati sul sito web del Parco tre bandi per la cessione degli esemplari che saranno catturati. Gli animali saranno ceduti rispettivamente ad aziende agri-turistico-venatorie dove si pratica la caccia, ad allevamenti a scopo alimentare, e a proprietari di recinti che abbiano le caratteristiche idonee a ospitare gli esemplari a “scopo ornamentale”.

Non solo. È stato reso noto che di recente il Parco ha pubblicato anche un avviso pubblico per la formazione del personale potrà sparare ai daini nella foresta demaniale. Nella premessa si legge: “L’Ente PNC intende formare, nell’ambito del Piano gestionale di controllo del daino, personale di supporto per le operazioni propedeutiche allo screening sanitario della popolazione, nonché quelle di rimozione attiva della popolazione di daino all’interno dell’Area protetta, ai sensi della vigente normativa, da effettuarsi sia tramite cattura in vivo degli animali mediante corral fissi o chiusini mobili, che con la tecnica dell’abbattimento diretto tramite arma da fuoco a canna rigata”.

Ora che il Parco del Circeo resta senza neppure il presidente, faccia un passo indietro e diventi amico degli animali.

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Ambiente

Acilia, da “Serra Madre” l’idea per rilanciare il florovivaismo

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Il florovivaismo come settore strategico sul quale Coldiretti sta lavorando per la sua valorizzazione, attraverso una serie di azioni concrete, che vanno dalla semplificazione burocratica, al potenziamento del comparto fitosanitario, fino all’importanza strategica della corretta informazione ai consumatori sull’origine dei prodotti. Sono solo alcuni dei temi affrontati nel confronto “Dal verde privato alla foresta urbana”, che si è svolto nell’azienda agricola Serra Madre ad Acilia di Stefano Mangiante.

Presenti il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, con il suo vice e presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri. Al dibattito ha preso parte anche Romano Magrini, Capo Area Gestione del Personale, Lavoro e Relazioni Sindacali di Coldiretti, Nada Forbici, presidente di Assofloro, Andrea Pellegatta, presidente della Società Italiana di Arboricoltura, ma anche agronomi e tecnici del settore e Massimo Marzoni, presidente di Anaci Lazio.

Ad aprire i lavori è stata Sara Paraluppi, Direttore di Coldiretti Lazio. E proprio Coldiretti Lazio insieme ad Assofloro ha voluto questo confronto che ha tracciato una linea su quanto è stato fatto fino ad ora e fissato gli obiettivi per il futuro.

“L’iniziativa nasce dall’esigenza di Coldiretti Lazio – ha detto il presidente David Granieri – di occuparsi con particolare attenzione dell’attività vivaistica, che è e rimane un’attività agricola. Le esigenze del settore florovivaistico sono anche le nostre e crediamo fortemente nella sua evoluzione, che può vincere una serie di scommesse, come quella della manutenzione urbana. L’amministrazione comunale di Roma Capitale per la prima volta nel dipartimento di manutenzione del verde ha istituito l’albo della multifunzionalità. E dunque le aziende agricole possono lavorare senza bando, ma ad incarico diretto, fino alla soglia di 50 mila euro per le ditte individuali e 250 mila euro per le società. Non è una soluzione, ma è un buon inizio”.

Il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri, ricorda poi un altro risultato raggiunto. “Abbiamo lavorato affinché venisse attivata nel bilancio regionale una misura molto importante – prosegue – riferita principalmente alla grande distribuzione, ma anche ai commercianti, che varrà per tutti i vivaisti della regione che avranno un ristoro del 30% per l’acquisto di prodotti Made in Lazio”.

Una misura che segue il solco tracciato da Coldiretti come il bonus ristorazione fortemente voluto dal presidente nazionale, Ettore Prandini.

“Ci tenevo ad essere presente per sottolineare l’impegno che Coldiretti sta mettendo in un settore strategico come è quello florovivaistico – spiega il presidente Ettore Prandini – Abbiamo presentato un piano legato al Recovery Plan per quanto riguarda le piantumazioni di 50 milioni di piante, partendo dalle città metropolitane, fino ad arrivare alle città con un minor numero di residenti. Quello che stiamo chiedendo al ministero dell’Agricoltura e dell’Ambiente è di coltivare e produrre le piante in Italia, partendo dalla valorizzazione di quelle autoctone”.

La forma naturale per combattere l’inquinamento è utilizzare il verde come risorsa, ha ricordato il presidente nazionale di Coldiretti, che ha citato anche alcuni studi realizzati sui benefici che le piantumazioni possono apportare in termini positivi per l’abbattimento delle temperature nel periodo estivo, fino ad arrivare all’abbassamento di tre gradi e dunque ad un maggior risparmio energetico. Stessa cosa per il periodo invernale.

“Dobbiamo fare ancora tantissimo per il florovivaismo – ha aggiunto Prandini – siamo solo all’inizio di un percorso che comunque ci ha portato ad ottenere dei risultati notevoli che vanno dal bonus verde, alla defiscalizzazione, alla decontribuzione e a tutto quello che concerne le figure professionali o il lavoro che si sta facendo in Europa anche su temi più vasti. Una delle cose che vorremmo cercare di attuare è una maggior valorizzazione dei certificati sulle attività inquinanti”.

E sull’importanza delle figure professionali è intervenuta anche Nada Forbici, presidente di Assofloro. “Gli alberi cadono spesso a causa dell’incuria – spiega – ecco perché bisogna avere figure all’altezza di curarli. Qualche anno fa abbiamo intrapreso un lungo percorso per il riconoscimento giuridico del manutentore del verde. Questo ha fatto si che nel collegato agricolo 2016, fosse scritto l’art 12, che determina quali sono i parametri tecnici per ricoprire questo ruolo professionale. Da quel momento non ci si può improvvisare manutentore del verde”.

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

I più letti