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Cronaca

BANDA DELLA MAGLIANA – TERZA PARTE

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Abbruciati inizia a stringere amicizie nel campo dei colletti bianchi, conosce persone per bene e usurai, conosce anche Domenico Calducci, usuraio conosciuto a Roma

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di Angelo Barraco

Abbatino raccoglie l’eredità di Giuseppucci e guida i compagni verso la vendetta e si libera del suo nemico, Selis. Agli inizi degli anni 80 Abbatino deve affrontare ben altri problemi, la Banda è diventata un’organizzazione talmente ramificata che sfugge al controllo del suo stesso capo e il rischio è quello di una nuova faida sanguinaria. All’interno della Banda si sta sviluppando una nuova corrente che si sviluppa nel gruppo del quartiere Testaccio guidato da Enrico De Pedis e Danilo Abbruciati. Abbruciati sin da giovane è attivo negli ambienti criminali, sin da giovane si unisce alla banda dei Marsigliesi, nel 1976 il clan viene sgominato, Abbruciati scampa all’arresto e torna ai margini della criminalità romana. Abbruciati mantiene un rapporto non simbiotico con la banda, poiché è costretto ad attuare misure cautelari per i suoi trascorsi criminali, ma si serve spesso della banda per i suoi interessi. Abbruciati porta all’interno della banda una giovane spacciatrice, Fabiola Moretti sua compagna. Agli inizi degli anni 80 Abbruciati  e De Pedis controlla il traffico di droga nel quartiere Testaccio. La droga arriva dalle più importanti organizzazioni mafiose, l’eroina arriva da cosa nostra e il principale fornitore è Stefano Bontade, che agisce sulla capitale attraverso Pippo Calò, conosciuto come il cassiere della mafia. A lui spetta riciclare il denaro in attività lecite, è lui il tramite con i colletti bianchi. Il gruppo dei Testaccini aveva stretto legami con Cosa Nostra e con Pippo Calò. Gli affari tra i Testaccini e Cosa Nostra proseguono fino al 1981, il 23 aprile a Palermo viene ucciso Stefano Bontade, vittima della seconda guerra di mafia che vede l’ascesa del boss Totò Riina. Pippo Calò, uomo di Stefano Bontade, si allea ai Corleonesi e ha salva la vita. Roma si divide in due gruppi, i Testaccini, alleati con Pippi Calò che entrarono in affari e quello della Magliana che mantiene i suoi interessi sullo spaccio dei stupefacenti.

Abbruciati inizia a stringere amicizie nel campo dei colletti bianchi, conosce persone  per bene e usurai, conosce anche Domenico Calducci, usuraio conosciuto a Roma perché teneva nel suo negozio a Campo dei Fiori un cartello con su scritto “Qui si vendono soldi”. Memmo Balducci commette però un errore, trattiene una quota di deraro per se da un versamento di Pippo Calò. Un gesto che Calò non gradisce. 16 ottobre 1981, Balducci rientra a casa e spuntano alle sue spalle tre uomini armati, Balducci cade a terra ucciso da cinque colpi di pistola. Secondo i pentiti, i sicari di Balducci sono: Danilo Abbruciati ed Enrico De Pedis. I ragazzi della Magliana, gli uomini di Abbatino erano invece all’oscuro di tutto. Questo gesto dei Testaccini viene visto come un favore fatto a Cosa Nostra, siglando un patto di sangue con Cosa Nostra e Pippo Calò. Questa spaccatura ai ragazzi della Magliana non piace affatto. La frantumazione ha portato a sentimenti di odio e rancore, di invidia per non aver seguito tutti un’unica direzione e presupponeva una guerra interna che di li a poco si sarebbe sviluppata. L’organizzazione compatta si incrina e si frammenta. 

Il 27 novembre 1981, gli agenti della Digos fanno irruzione nel Ministero della Sanità all’Eur, nel cui sottoscala la Banda della Magliana custodiva il suo arsenale. Il custode, Biagio Alesse, all’oscuro di tutto, viene arrestato, viene arrestato anche Abbatino il 14 ottobre. Si comprenderà, dalla scoperta di quel deposito, che quel deposito era estremamente importante poiché la Banda della Magliana dava armi ai NAR, alla Mafia e a varie organizzazioni criminali. Abbatino viene accusato da Biagio Alesse e, arrestato, deve rispondere di quell’arsenale. Ma Alesse dopo qualche giorno ritratta tutto tramite una lettera e individua come responsabili coloro che sono già detenuti. Abbatino ha i suoi metodi per rimanere fuori dalle mura della prigione, negli anni ha costruito una fitta rete di corruzione e clientele che lo hanno messo al sicuro da ogni arresto. Per i Maglianesi il carcere si deve vivere il meno possibile e si deve vivere il carcere da padroni. I Maglianesi corrompevano anche medici per testimoniare il falso e poter uscire. E’ l’inizio 1982, Abbatino è libero e vuole regolare i conti con i Testaccini di Abbruciati e De Pedis. 18 gennaio 1982, in un cantiere edile viene trovato un cadavere carbonizzato, dopo due giorni si identifica il cadavere che è di Massimo Barbieri. E’ stato ucciso da Abbruciati per questioni di donne, futili motivi alla base. Malgrado Abbruciati avesse stretto fitti rapporti con l’alta finanza, non dimentica il mondo da cui proviene. Abbatino un mese dopo l’omicidio-Barbieri, Abbatino ordina l’omicidio di Claudio Vannicola, spacciatore che non vuole rifornirsi della Banda della Magliana reputandola finita, errore che gli costerà la vita.

Nei primi anni 80 uno scandalo senza precedenti scuote l’Italia. In una lussuosa villa in provincia di Arezzo, la guardia di finanza trova un foglio di carta destinato a cambiare per sempre la storia della Repubblica Italiana. Un mistero mistero rimasto chiuso nella cassaforte dell’imprenditore Licio Gelli. Una lista di nomi e cognomi altisonanti, ministri, imprenditori, militari, giornalisti, tutti affiliati con la loggia massonica P2 di cui Gelli è il gran maestro venerabile. La loggia rappresentava un insieme di interessi politici, economici, finanziari e criminali che aveva come obbiettivo quello di condizionare, in maniera occulta, il potere costituito. Dopo pochi giorni, il presidente del Banco Ambrosiano, Roberto Calvi, viene arrestato e processato. Nella lista della P2 c’è anche il suo nome. L’accusa contro Calvi è grave, Calvi attraverso la sua banca avrebbe appoggiato le attività economiche della loggia massonica di Gelli, un insieme di denaro riciclato nascosto in società fantasma all’estero che coinvolge anche Cosa Nostra e istituti insospettabili come lo IOR (istituti opere religiose) con sede nella Città del Vaticano. Anche Danilo Abbruciati sarà protagonista di questo misterioso e tortuoso groviglio. A coinvolgerlo sarà Pippo Calò, il cassiere di Cosa Nostra con cui Abbruciati è da tempo il affari. Calò ha tanti interessi su Roma, ma quello che lo preoccupa di più è recuperare le ingenti somme che la mafia ha perso negli investimenti di Roberto Calvi.

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 06/12/2014 BANDA DELLA MAGLIANA – I PARTE

 18/12/2014 BANDA DELLA MAGLIANA – II PARTE

Cronaca

Traffico illecito di rifiuti tra Campania, Puglia e Abruzzo: arrestate 6 persone e sequestrate oltre 13mila tonnellate di rifiuti speciali

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Misure cautelari personali nei confronti di 6 persone appartenenti ad una strutturata organizzazione criminale, operante tra Campania, Puglia e Abruzzo, dedita al traffico e allo smaltimento illecito in aree e depositi non autorizzati di ingenti quantitativi di “rifiuti speciali non pericolosi” che dovevano essere conferiti in discarica.

A eseguire l’ordinanza emessa dal Tribunale di Bari – Sezione GIP i militari del Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Foggia, unitamente al Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata (SCICO) della Guardia di Finanza e ai Nuclei Operativi Ecologici dei Carabinieri di Bari e Pescara e con l’ausilio di un elicottero della Sezione Area della Guardia di Finanza di Bari.

Contestualmente, con provvedimento d’urgenza della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bari, sono stati messi i sigilli ai beni e ai rapporti finanziari degli indagati per un valore di 1.635.282 euro corrispondente alla stima del profitto illecito conseguito.

Le misure cautelari rappresentano il corollario di un’articolata e complessa attività di indagine, avviata dai militari della Guardia di Finanza della Compagnia di San Severo, poi proseguita in stretta sinergia con i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari e dei NOE di Bari e Pescara, che ha permesso di disarticolare un gruppo criminale dedito all’illecito stoccaggio di rifiuti solidi, prevalentemente provenienti da Comuni della provincia di Caserta, in siti all’aperto o all’interno di capannoni industriali reperiti nella Provincia di Foggia e di Chieti. I rifiuti misti, classificabili come scarti della raccolta differenziata – cosiddetti “fine nastro” – sono stati scaricati e ammassati in capannoni industriali oppure accatastati in un’area recintata con muri alti oltre 4 metri, allo scopo di evitare che la discarica abusiva fosse visibile dalla pubblica strada. 

Figura apicale e punto di riferimento dell’organizzazione  è un imprenditore pregiudicato di San Severo che, in collaborazione con uno dei suoi fratelli (un terzo fratello è indagato a piede libero), titolari di imprese nel settore del recupero di cascami e rottami metallici, e di due imprenditori casertani, anch’essi fratelli, operanti nel settore dei servizi logistici, ha sistematicamente e scientemente pianificato nei minimi dettagli, con ripartizione di ruoli e compiti – anche nel periodo in cui era sottoposto a misura restrittiva domiciliare per reati della stessa specie accertati in una precedente indagine condotta dall’Arma dei Carabinieri – il trasporto dalla provincia di Caserta a quella di Foggia e di Chieti di balle di rifiuti misti, recando grave e perdurante pregiudizio per l’ambiente e per i siti contaminati nonché destando allarme sociale nelle comunità dei territori inquinati.

L’attività investigativa ha preso le mosse da un sequestro, eseguito nel marzo 2018 dai finanzieri della Compagnia di San Severo, di una discarica abusiva realizzata all’interno di un capannone industriale sito in San Severo, dove erano state illecitamente ammassate 600 tonnellate di eco-balle di rifiuti indifferenziati riconducibili, come accertato da personale dell’ARPA Puglia e dal Consulente Tecnico della Procura, a scarti tessili, di plastica, gomma, legno, carta, che avevano diffuso esalazioni nauseabonde avvertite sin da fine agosto 2017.

L’attività d’indagine che ne è scaturita, in una prima fase diretta dalla Procura di Foggia, ha permesso di individuare a settembre 2018 una seconda discarica abusiva all’interno di un’area recintata di circa 3.500 mq, in agro di San Severo, di proprietà della famiglia dei fratelli sanseveresi indagati, dove erano state accatastate circa 10.000 tonnellate di balle di scarti di lavorazioni tessili, mischiati a plastiche ed altri rifiuti comunemente definiti “fine nastro” che nel tempo avevano rilasciato percolato sul suolo.

Il quadro indiziario che si è andato delineando nel corso delle indagini, ovvero l’esistenza di un’abituale e sistematica illecita movimentazione di rifiuti speciali derivanti dallo scarto della raccolta dei rifiuti solidi urbani, provenienti dalla Campania, finalizzata ad un loro smaltimento in discariche abusive, hanno determinato il subentro nella direzione delle indagini della competente Procura Distrettuale Antimafia di Bari.

Le successive attività investigative, nel frattempo co-delegate al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari, permettevano il sequestro ad opera di militari dei NOE dei Carabinieri di Bari e Pescara di altre due discariche abusive di rifiuti speciali non pericolosi, realizzate all’interno di due capannoni.

Il primo, ubicato nella zona industriale di Vasto (CH), di circa 1.250 mq., dove i Carabinieri nell’ottobre 2018 si sono imbattuti in un muro di 1.500 tonnellate di eco-balle alto 6 metri, maleodoranti, in cui erano compattati rifiuti misti, prevalentemente contenitori e imballaggi anche di sostanze pericolose.

Il secondo capannone, di 1.600 mq., ubicato in agro del comune di Chieuti (FG), dove nel novembre 2018 sono state rinvenute ammassate a tutt’altezza – per 5 metri – 1.000 tonnellate di eco-balle costituite da scarti degli impianti di selezione e valorizzazione dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata urbana. Le vetrate del capannone erano state opportunamente oscurate per impedire che dall’esterno potessero essere visibili le cataste di rifiuti.

Complessivamente le attività investigative permettevano il rinvenimento e il sequestro di:

nr. 13.100 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi (compattati in eco-balle);

nr 03 capannoni industriali;

nr. 01 area di mq 3500. 

Riconosciuti i gravi indizi di colpevolezza raccolti dalla polizia giudiziaria a carico degli indagati per i ripetuti episodi di trasporto e illecito smaltimento di rifiuti speciali che dovevano invece essere avviati in discarica, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari ha disposto nei confronti dei 6 soggetti facenti parte il sodalizio criminale, di cui 3 residenti nella provincia di Caserta, le seguenti misure cautelari: due custodie cautelari in carcere, una agli arresti domiciliari e tre divieti di dimora nelle Regioni di Puglia e Abbruzzo.

Le stesse evidenze investigative sono state approfondite sul piano economico patrimoniale dal Servizio Centrale Investigazioni Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza e dalla Compagnia di San Severo. La ricostruzione economico – patrimoniale dei beni e delle disponibilità riconducibili ai soggetti facenti parte dell’organizzazione, ha permesso di evidenziare un “profitto” illecito – in termini di costi di smaltimento in discarica non sostenuti dall’organizzazione – di oltre 1,6 milioni di euro e di chiedere all’Autorità Giudiziaria l’emissione di un decreto di sequestro dei beni mobili ed immobili oltre alle liquidità bancarie e finanziarie nella disponibilità del gruppo criminale.

Pertanto, la Direzione Distrettuale Antimafia, in linea con l’obiettivo strategico di primaria importanza che riveste il contrasto alle proiezioni economiche della criminalità mediante l’aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie riferibili direttamente o indirettamente alle organizzazioni delinquenziali, nonché alle loro capacità di infiltrazione nell’economia legale, ha disposto il sequestro preventivo d’urgenza – eseguito in data odierna – di:

. n. 4 compendi aziendali;

. n.4 quote societarie;

. n. 4 fabbricati;

. n. 9 terreni;

. n. 4 polizza vita

. n. 38 rapporti finanziari;

fino alla concorrenza di euro 1.635.282,00 corrispondente all’illecito profitto da reato conseguito dagli indagati.

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Cronaca

Riaperture, via libera dal CDM: dal 26 l’Italia si colora di giallo

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Il Consiglio dei ministri chiamato a dare il via libera al decreto per le riaperture dal 26 aprile è terminato. Secondo fonti ministeriali prima del Cdm si è tenuta una riunione supplementare – e informale – sul nodo del coprifuoco con la Lega in prima linea per spostarlo alle 23 laddove la cabina di regia della settimana scorsa aveva optato per mantenere le 22, anche con i ristoranti aperti a cena. 

Sarà mantenuto almeno fino al primo giugno il coprifuoco alle 22.

E’ quanto si apprende da fonti di Governo, dopo il Cdm di oggi. Dopo maggio potrebbe essere valutata, dopo un’ulteriore analisi dei dati epidemiologici, una delibera per eliminarlo o far partire il provvedimento dalle ore 23. Sarà possibile sedersi ai tavoli nei ristoranti al chiuso dal primo giugno.

La Lega, a quanto si apprende, ha annunciato in Consiglio dei ministri che si asterrà sul voto sul decreto.

Il nuovo decreto legge Covid sarà valido dal 26 aprile al 31 luglio.

Dal 26 aprile la maggior parte dell’Italia tornerà in giallo, molti studenti torneranno a scuola e potranno riprendere le attività all’aperto.”Penso che oltre 11 regioni passeranno al giallo”, sostiene il ministro Gelmini.

Il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti si è impegnato sul tema delle aperture: “Giusta la proposta di permettere apertura dei punti vendita anche in zona rossa con la possibilità di entrare solo per appuntamento e anticipare quella delle fiere al 15 giugno. Porterò le proposte in Cdm” e ha annunciato che “insieme al ministro Garavaglia stiamo pensando a un greenpass italiano che permetta anche l’ingresso in Italia degli stranieri che rappresentano un pubblico fondamentale per il rilancio del settore”.

I pontieri sono al lavoro per lo spostamento del coprifuoco alle 23, ma anche sul tema delle riaperture dei ristoranti al chiuso, come richiesto da più parti, ma su questi punti cresce la tensione. Lo riferiscono fonti della maggioranza poco prima della riunione del Consiglio dei ministri. Com’è noto, già stamattina, il leader della Lega, Matteo Salvini, ospite della maratona della Confedilizia contro il blocco degli sfratti, aveva riferito di aver scritto a Draghi e avergli chiesto sia una proroga del coprifuoco sia le aperture dei locali al chiuso, arrivando anche a ipotizzare, in caso contrario, di non votare le misure assunte dal Cdm. “Noi – ha detto Salvini – poniamo condizioni di buonsenso che vengono dalle Regioni e anche dalla scienza: spero che le mie richieste vengano accolte. Non me l’ha scritto il dottore di approvare cose che non mi convincono”.

LE PROPOSTE DALLE REGIONI – “Consentire, nel rispetto dei protocolli di sicurezza, i servizi di ristorazione sia al chiuso che all’aperto, senza distinzione di trattamento in base agli orari di somministrazione, la proroga del coprifuoco dalle 22 alle 23, la ripresa delle attività individuali in palestra al chiuso e in piscine all’aperto, già a partire dal 26 aprile”. Sono queste – a quanto si apprende- le ulteriori osservazioni e modifiche alla bozza del decreto-legge che dovrà essere varato e che, a seguito delle interlocuzioni con il Governo, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha trasmesso ai ministri Gelmini e Speranza. I governatori chiedono anche “la riapertura del settori wedding e l’avvio anticipato, rispetto a quanto disposto in bozza, dei mercati, l’uniformazione delle date di riapertura degli spettacoli all’aperto e degli eventi sportivi all’aperto”. 

IL COPRIFUOCO – Dal 26 aprile torneranno le zone gialle, in molti torneranno a scuola e potranno riprendere molte attività all’aperto, ma non sarà un ‘liberi tutti’ e il governo dovrebbe mantenere il coprifuoco alle 22, anche se il presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga conferma la proposta di spostarlo alle 23.  “Sul coprifuoco – ha detto a Radio Capital – c’è un’interlocuzione con il Governo. La Conferenza delle Regioni propone, misura assolutamente responsabile, l’ampliamento di un’ora, fino alle 23, per permettere alle attività, nei limiti delle regole, di avere un minimo di respiro”.  Riaprire i ristoranti al chiuso prima del primo giugno “è la nostra proposta – ha spiegato inoltre Fedriga –  dopodiché non decidono le Regioni ma il Governo. Stiamo cercando di porci in modo costruttivo”. Parlando di riaperture, Fedriga ha ricordato che, secondo la bozza del decreto legge, dalla prossima settimana nelle zone gialle saranno aperti la sera solo i ristoranti all’aperto: “E’ una forte limitazione, che spero nelle prossime settimane possa essere superata”. La Conferenza ha già presentato “le linee guida per la ristorazione all’interno con regole molto rigide”. 

“Il coprifuoco deve essere almeno portato alle 23. Altrimenti è come dire potresti andare a cena in un ristorante all’aperto ma in realtà, di fatto, non puoi”: così la presidente della Regione Umbria Donatella Tesei rispondendo a una domanda dell’ANSA nella conferenza stampa dedicata al Piano nazionale di ripresa e resilienza. “A meno che non si vada nel locale sotto casa” ha aggiunto.

“Il coprifuoco rimane alle 22, come deciso dalla Cabina di regia di venerdì scorso”, ha detto a Studio 24 su RaiNews il ministro delle Politiche agricole, alimentari Stefano Patuanelli. “Vorremo – ha aggiunto – che sulla scuola si tornasse al 100%. Intendiamo porre il tema in Cdm e, come sempre, troveremo una soluzione di equilibrio. Anche se Regioni chiedono limiti per motivi di trasporti, come M5S riteniamo di dover garantire agli studenti delle Superiori per questi ultimi 100 giorni di scuola lezioni in presenza”.

Per la ministra Maria Stella Gelmini, “il coprifuoco evoca brutte cose, in tutti noi c’è la volontà di superarlo, ma ci vuole gradualità per non consentire al virus di ripartire. Abbiamo proposto le ore 22 perché abbiamo ascoltato il Cts. Il Governo è fiducioso che i comportamenti corretti ci porteranno a passare dalle 22 alle 23, poi alle 24 per poi toglierlo, ma non mi sento di dare tempi”, dice a ‘Non stop news’ su Rtl 102.5. 

Lo spostamento del coprifuoco dalle 22 alle 23 “potrebbe aiutare” ed “essere più funzionale” rispetto all’apertura dei ristoranti, ha detto la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti a Sky Tg24 Timelime.

La Sardegna chiede lo spostamento in avanti dell’orario per il coprifuoco. “Non può coincidere con quello di chiusura dei ristoranti alle 22 perché costringerebbe le persone ad abbandonare i locali in largo anticipo e i ristoratori avrebbero tempi strettissimi per il servizio”, ha spiegato l’assessore della Sanità Mario Nieddu (Lega), intervenendo oggi in Conferenza delle Regioni durante la discussione sul decreto riaperture.

GREEN PASS – Braccio di ferro anche sulla questione del green pass sul quale in Alto Adige hanno anticipatoper i ristoranti. “Ho telefonato a Kompatscher – ha affermato la ministra Maria Stella Gelmini su Rtl 102.5- e l’ho invitato alla prudenza, dovremo impugnare quella legge. Non è ancora tempo per quel provvedimento”. “Il Governo sta pensando al green pass, con i tre criteri (tampone negativo, guarigione, vaccinazione, ndr), ma servono regole nazionali, non regionali. Sapete che non mi piace impugnare le ordinanze regionali. Il green pass sarà una rivoluzione, un cambio di passo”, ha aggiunto Gelmini.

LA SCUOLA – “Nessuna marcia indietro (sulla scuola n.d.r.) – fa sapere la ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti –  il governo vuole riaprire le scuole, lo farà e tende al 100 per 100 della presenza di studenti, ma c’è un problema che riguarda i trasporti e che il governo precedente ha un po’ dimenticato”. “Noi abbiamo attivato un tavolo con il ministro Giovannini, Regioni ed Enti locali. Si parte dal 60%, ci saranno punte del 75%, qualcuno lo farà al 100%, quell’obiettivo lo raggiungeremo progressivamente”.

“Siamo un Paese che concentra tra le otto e le otto e mezza metà della popolazione. Bisogna che tutti cominciamo a ripensare i tempi della nostra vita, su questo la scuola è presente”. Così il ministro per la Scuola, Patrizio Bianchi, a TgCom 24. Il ministro, rispondendo sul possibile rientro dei ragazzi al 100% negli istituti a settembre ma con nuovi ritmi, ha detto: “dobbiamo imparare che la nostra vita collettiva dev’essere ripensata in maniera più umanamente sostenibile per tutti”.

IL TURISMO – “Ci stiamo adoperando per il complesso problema del riavvio di tutte le attività del comparto turistico tenendo conto delle specificità del settore. Il premier – ha spiegato il ministro del Turismo Massimo Garavaglia alla Commissione Attività produttive della Camera – ha pronunciato date importanti per le attività di ristorazione e spettacoli dal 26 aprile, per le piscine all’aperto e possibilmente gli stabilimenti balneari dal 15 maggio e per convegni e congressi e attività fieristiche dal 1 luglio ma forse ci sarà un’anticipazione al 15 giugno”. E apre anche sui parchi tematici: “Vedremo di accelerare quest’apertura in sicurezza”.

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Cronaca

Castelraimondo, recuperato un dipinto del 1500 trafugato nel 1981

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Si tratta di un dipinto di scuola veneta del XVI secolo “Diana e Atteone”

Un’importante opera pittorica di scuola veneta del XVI secolo, trafugata nella notte tra il 30 novembre e il 1° dicembre 1981 e recuperata dai Carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), torna finalmente al Castello Lanciano di Castelraimondo (MC). La consegna è avvenuta nelle mani dell’Avv. Luigi Tapanelli, Presidente e legale rappresentante della Fondazione di Religione Ma.So.Gi.Ba.

Il dipinto è comparso sul mercato antiquariale quando stava per essere battuto in vendita da una casa d’aste lombarda. I militari della Sezione Elaborazione Dati del Comando TPC, che quotidianamente monitorano centinaia di opere pubblicate in vari cataloghi di vendita, hanno comparato le immagini del bene in asta con quelle contenute nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti” identificando l’opera. Per la sua importanza storico-culturale, il dipinto era inserito nel “bollettino” delle opere d’arte trafugate, pubblicazione annuale dal titolo “Arte in Ostaggio”, realizzata dal Comando TPC sin dal 1973, strumento fondamentale per contrastare il traffico illecito di opere d’arte.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano e condotte da militari della Sezione Antiquariato del Reparto Operativo TPC, hanno consentito di identificare il mandatario a vendere dell’opera. È stata così ricostruita la catena dei vari passaggi di mano del bene, fino a giungere a un noto faccendiere di settore, che ha tentato di mascherare la provenienza del dipinto, dichiarando di averlo acquistato da una persona deceduta anni addietro, con l’intento di vanificare le indagini.

La restituzione odierna rappresenta il costante e proficuo impegno del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale nella ricerca, anche a distanza di anni, di beni d’arte dispersi, al fine di contribuire a ricostruire i percorsi storici, culturali e sociali di un territorio per renderli nuovamente fruibili alla collettività.

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