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Editoriali

BASILICATA, EMERGENZA TRASPORTI. L'ASSESSORE BERLINGUER: "PRESTO BUONE NOTIZIE"

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"Il Ministro si è dimostrato molto attento a questa nostra esigenza."

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di Domenico Leccese

Potenza – La Basilicata si conferma una regione difficilmente raggiungibile. Questo quanto emerso dal rapporto su trasporti e logistica, dell’ufficio studi della Confcommercio. Ma oltre alla raggiungibilità, è emerso come sia difficile da esplorare il suo interno, per via delle carenze infrastrutturali. Nella classifica nazionale stilata nel rapporto, la Basilicata si classifica penultima in accessibilità regionale, dopo la Calabria e prima della Sardegna. Il territorio è tagliato fuori dall’alta velocità, mal collegato, con le grandi arterie che attraversano il paese e perdipiù, senza aeroporto.
Ma la questione dell’accessibilità comprende anche il grado di competenze digitali, perché: “la dimensione digitale è una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per adeguare i servizi logistici alle sfide della globalizzazione.” Migliorare il livello di collegamento, inoltre, consentirebbe di abbassare il costo del trasporto, con effetti benefici non solo per le imprese, ma anche del livello di competitività di tutto il mezzogiorno.

Questa la lettera aperta di Renato Pezzano a Trenitalia e all’assessore all’ambiente e territorio della Regione Basilicata, Aldo Berlinguer.
"Carissimo assessore, è con vivo interesse che seguo tramite i TG regionali le vicende relative ai disservizi ferroviari della nostra Basilicata e le conseguenti dichiarazioni sue e dei delegati di Trenitalia. Io sono un chitarrista di professione, votato alla musica da ormai venticinque anni, ma coltivo questa passione per la ferrovia da quando ne avevo tre o quattro, mutuata dall’amore del mio papà per la materia. Crescendo, non solo ne ho fatto passione ma per un periodo ho anche studiato per diventare macchinista, quindi conosco bene aspetti squisitamente tecnici sia delle macchine sia dei tracciati ferroviari. Negli anni poi ho cambiato strada ma ho mantenuto strettissimi contatti con l’ambiente ferroviario viaggiando spessissimo, con la compiacenza di qualche macchinista amico o semplicemente gentile, in cabina, soprattutto sulle tratte tra Roma e Potenza (la famigerata Roma – Napoli – Salerno – Potenza che prosegue fino a Taranto), e spesso sul famoso intercity 707 che riempie le cronache quotidiane con i suoi disastrosi ritardi. Vorrei fare a lei e ai delegati di Trenitalia delle precisazioni di carattere puramente informativo ma abbastanza preciso.

La tratta Battipaglia – Potenza è stata ultimata, allo stato attuale del percorso, nel 1880 (si, ha letto bene, 1880) ed è rimasta tale come linea, a parte le sostituzioni dei binari delle traverse etc., obbligatorie ogni tot anni, ma la linea di per se è identica a quella di centotrentacinque anni fa, cioè tortuosa, lenta e soggetta a notevoli pendenze. Avendola percorsa, come già detto, parecchie volte in cabina spiccano lo strettissimo raggio delle curve, ad esempio sotto Balvano, Romagnano, con limiti di velocità che non possono superare i settanta chilometri orari, pena il rischio di deragliamento, gallerie la cui luce NON permetterebbe il passaggio, ad esempio, di un moderno ETR 500 (il famoso Frecciarossa per intenderci) perché si incastrerebbe, le pendenze che spesso sono state triste teatro, soprattutto in inverno con le nostre temperature rigide, di locomotori moderni da migliaia di kilowatt di potenza che NON riescono a salire, slittando, da Bella Muro a Picerno – Tito. Il tratto, per giunta, è a binario unico fino a Battipaglia, costringendo quindi i treni a fermarsi per consentire l’incrocio in stazione con i treni provenienti dalla direzione opposta, quindi alimentando soste ulteriori anche in stazioni dove i passeggeri NON devono scendere… Ricordo, ad esempio, essendo ormai ultraquarantenne, dei tempi d’oro del Pendolino (tecnicamente ETR 450) che rappresentò una conquista incredibile per la nostra regione…Ebbene, anche il pendolino famosissimo ci metteva lo stesso identico tempo di un regionale (forse risparmiava qualche minuto) perché costretto, sia per beghe squisitamente politiche sia per esigenze territoriali, a fermarsi a un mucchio di stazioni intermedie (Bella Muro, Eboli) dove per giunta si poteva scendere solo dalle prime tre carrozze di testa, con tanto di avviso del capotreno, in quanto la stazione, troppo corta, non riusciva a contenere l’intero treno per tutta la sua lunghezza. La tratta per Taranto, fino a stazioni come Tricarico, non gliela voglio nemmeno descrivere, solo verso la piana di Ferrandina la ferrovia comincia ad essere come dovrebbe essere, riuscendo a toccare addirittura punte velocistiche di cento chilometri orari… Sulla questione ferrovia a Matera (capitale della cultura 2019) non voglio nemmeno ragionarci perché mi viene da piangere. Anche in Toscana, che visito spesso, viaggiano ancora su tratte a trazione diesel (quindi non elettrificate), per esempio la Chiusi – Siena, la Siena -Firenze, e anche lì hanno il loro daffare, ma sicuramente non pensano ad elettrificare, con un esborso di soldi incredibile, una linea che, viaggiando con treni elettrici, assicurerebbe FORSE un risparmio di tre minuti sul tempo di percorrenza generale, perché se il binario è tortuoso, anche se ci mettiamo sopra l’ETR 1000 che raggiunge i 400 chilometri orari sempre a settanta dovrà viaggiare…quando ero bambino, ricordo che la linea fu chiusa per dieci anni (Battipaglia Potenza) per l’elettrificazione, modificando le gallerie che erano troppo basse (ma se ne accorsero solamente dopo che ci arrivarono con i pali elettrici…) modificando i ponti, le pendenze, per recuperare cosa? Cinque (si, ha letto bene anche qui, cinque) chilometri orari di velocità in più, solo in alcuni tratti, mantenendo inalterato il tempo di percorrenza. Dieci anni di lavori, non le riassumo il conto della spesa… Con tutto il rispetto, vero, che nutro verso le istituzioni e verso Trenitalia, non sarebbe il caso di cominciare a pensare magari che i lucani, o meglio alcuni lucani, si sono tolti l’anello al naso e hanno cominciato a ragionare realmente sulle cose, magari informandosi? Vogliamo cominciare a ragionare sul perché dell’isolamento cronico di una regione, orograficamente sicuramente svantaggiata ma non più di altre meglio servite, e a parlare di soluzioni concrete e soprattutto attuabili in tempi brevi, prima che anche io me ne scappi da questo posto per far fare a mio figlio un giro in treno decente? O dobbiamo continuare ad ascoltare, per altri quindici, venti, trent’anni, che Trenitalia vuole fare una galleria lunga lunga fino a Salerno con un binario dritto per far passare il Frecciarossa fino a Potenza a duecento all’ora che però farebbe circa venti passeggeri al giorno e magari, da un punto di vista puramente aziendale, come investimento a lungo termine non sarebbe poi così conveniente?"

Questa la lettera aperta dell’assessore regionale
Aldo Berlinguer. sulle sollecitazioni di Renato Pezzano relative alla qualità dei servizi di trasporto apparse sui giornali locali: “Dire e fare nei servizi ferroviari in Basilicata”.

"Caro dott. Pezzano,
ho apprezzato la Sua lettera, pubblicata qualche giorno addietro, con la quale pungolava me e l'Amministrazione regionale ad investire, con lungimiranza, sulla qualità dei servizi di trasporto in Basilicata. Credo Le siano noti gli sforzi che il mio Dipartimento sta impiegando nella rinegoziazione dei rapporti con i Gestori del servizio e dell’Infrastruttura ferroviari (Trenitalia e RFI), grazie alla quale stiamo ottenendo alcuni importanti risultati in termini di ammodernamento fisico della rete regionale (lavori di rinnovo impiantistico e dell’armamento sulla linea ferroviaria Potenza-Foggia nell’ambito del CIS NA-BA), di nuovo materiale rotabile ferroviario da immettere sulle linee regionali già entro l’anno 2015 in sostituzione di treni non rinnovati da oltre 40 anni, di riorganizzazione dei programmi di esercizio, razionalizzando le fermate e velocizzando i tempi di percorrenza dei treni regionali in coincidenza con l’Alta Velocità su Salerno-Napoli e su Foggia già dal prossimo cambio orario di dicembre 2015. Accanto alle suddette azioni, contrattualmente di diretta competenza regionale, è necessario rivendicare al Governo il miglioramento dei collegamenti ferroviari di lunga percorrenza Taranto-Roma rientranti nel contratto nazionale dei servizi universali pagati dallo Stato. La qualità di quel servizio costituisce ormai elemento non più procrastinabile. Consapevoli delle carenze dello standard fisico del tracciato tra Potenza e Battipaglia, la velocizzazione del servizio può nel breve termine avvenire solo mediante l’utilizzo di materiale rotabile più performante che da Salerno a Roma possa essere instradato sulla rete dell’Alta Velocità facendo così recuperare e risparmiare notevole tempo rispetto all’attuale Intercity. Infatti abbiamo più volte chiesto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e ai Vertici di Trenitalia, da ultimo nell'incontro che il Presidente ed io abbiamo avuto col Ministro Delrio giovedì scorso a Roma, la velocizzazione degli Intercity Taranto Potenza Salerno Napoli Roma, raddoppiando le due attuali coppie di treni Intercity e garantendo l’esercizio di n. 4 coppie di treni da effettuarsi con materiale rotabile meno datato e più performante. Tale intervento, ritenuto peraltro tecnicamente fattibile anche da parte della stessa Trenitalia, comporterebbe una riduzione dei tempi di percorrenza sull’intera tratta di oltre un’ora (da Potenza a Roma si passerebbe dalle 4h 30’ attuali a circa 3h 15’). E’ evidente che la velocizzazione non è legata all’ aumento di velocità dei rotabili nelle tratte ricadenti nel territorio regionale, ma all’instradamento sulla linea ad alta velocità nella tratta Salerno-Roma. Pertanto abbiamo ritenuto doveroso chiedere al Governo di farsi carico del costo aggiuntivo annuo di tali servizi rientranti nel contratto di lunga percorrenza tra Stato e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Il Ministro si è dimostrato molto attento a questa nostra esigenza.
Mi auguro pertanto che presto avremo buone notizie”.

Domenico Leccese per L'Osservatore D’Italia ha intervistato Renato Pezzano

Renato, la risposta, dell’Assessore Aldo Berlinguer, la ritieni soddisfacente?
Innanzitutto voglio ringraziare pubblicamente l’assessore Berlinguer per essersi messo a disposizione e aver risposto, pratica non consueta dalle nostre parti, quindi direi un ottimo segnale, almeno nelle intenzioni, di dialogo con i cittadini da parte delle alte istituzioni.
La risposta dell’assessore in parte mi convince in parte no, e spiego il perché: sulla possibilità di razionalizzare le fermate e quindi ridurre i tempi di percorrenza sulla tratta Potenza Salerno si deve necessariamente lavorare, e questo da anni, perché non sono più giustificabili fermate intermedie in stazioni dove, nei giorni migliori, salgono o scendono due persone, con un dispendio di tempo che supera i cinque minuti a sosta; sulla possibilità di raddoppiare gli intercity questo dipende solamente dalla volontà aziendale di Trenitalia, la vedo difficile poiché gli intercity, in questo momento storico, sono la categoria ferroviaria più abbandonata a se stessa, e questo lo dico a ragion veduta, dopo aver parlato con parecchi capitreno o macchinisti dei suddetti convogli, in quanto le risorse oramai sono convogliate tutte sull’alta velocità e in alcune zone sul trasporto regionale, mentre gli intercity sono letteralmente lasciati allo sbando, vagoni sporchi, locomotori in avaria ogni giorno, ritardi di ore su tutte le tratte ( il nostro 707 Roma Taranto ne è la riprova ) .
Per quanto riguarda l’ammodernamento dei rotabili sulla linea per Melfi – Foggia, qual è il tuo punto di vista?

si attendevano i nuovi treni diesel ATR 220 detti Swing, ma hanno dato problemi di carattere informatico sulle linee in Toscana, nei test preliminari, non riescono a dialogare con i sistemi di segnalamento presenti sui binari
(i cosiddetti preavvisi al macchinista, semafori, rallentamenti etc.) e quindi bisognerà prima attendere che si risolvano questi bug di carattere tecnico
(mi risulta, tra l’altro, che la regione Basilicata fosse in ritardo sul pagamento dei treni di cui sopra per cui Trenitalia aveva sospeso la fornitura, ma questo devo approfondirlo) .
Infine, sulla possibilità di viaggiare su materiale veloce già da Taranto o da Potenza, potrebbe paventarsi solamente l’utilizzo di un Frecciabianca , poiché il Frecciarossa non potrebbe arrivare da noi a causa della tortuosità del tracciato dopo Eboli, e quindi sarebbe forse plausibile l’instradamento del Frecciabianca stesso sulla tratta AV (AltaVelocità) da Salerno verso Napoli-Roma.
Sarebbe l’unica soluzione forse davvero razionale, ma Trenitalia è davvero disposta a spostare uno dei suoi treni di punta verso il nostro “disabitato” territorio, per dirla come Brignano???
Attenderemo fiduciosi dicembre 2015 con il nuovo cambio di orario che dovrebbe portare delle novità, a detta di Trenitalia, sulle nostre linee, e nel caso, faremo un pubblico encomio a chi di dovere.
Nell’attesa, ragioniamo sulle cose.

Editoriali

Un Paese di delinquenti, salvo qualche eccezione per fortuna

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L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità

Di frequente si scrive Italia, paese di pazzi! Anche questa è apparenza e non sostanza, i pazzi infatti sono degli ingenui, senza malizia, innocui;  la definizione pertinente è: Paese di delinquenti, vale a dire di ladri e di corrotti e di incapaci: questa, con dispiacere, è la regola che si legge in giro, salvo qualche eccezione per fortuna.

L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità. Quanto si registra ultimamente nei vertici del Consiglio Superiore della Magistratura a proposito di corruzione, manovre distorsive, sul carrierismo dei vari magistrati, gli arbitrari milionari, i  privilegi inauditi, allora si comprende perché anche la più banale delle cause debba durare oltre tredici anni nella, di nuovo, generale indifferenza, anche dei sommi capi del losco sistema.

Si ricorda quanto è esploso sui giornali tre o quattro anni fa a proposito di quel consigliere di Stato che da ben dieci anni educava e istruiva le future giudicesse imponendo minigonne, tacchi a spillo e mutande rosse? Dove sono ora queste giudicesse così ben educate? Al contrario si osservino certe facce di magistrati a livello apicale, soprattutto quella del maggior responsabile che in questi giorni ci passano sotto gli occhi alla televisione o nei giornali: ci si chiede sulla scorta di quale principio di efficienza operativa e di rispetto degli utenti si possano destinare a giudici persone con una tal faccia e sembiante, da far accapponare la pelle già a prima vista? Tale contesto primitivo e grottesco ricorda quel direttore delle poste tutto afflato lirico e cuore grande che destinò allo sportello pubblico un impiegato monco, con un solo braccio, a sbrigare raccomandate e vaglia postali e pacchi e francobolli, ecc… Con una sola mano! 

Ed ecco qualche episodio, verificato

Il giudice, ammesso che sia un giudice e non un avvocato che è stato fatto diventare giudice, sentenzia di abbattere un manufatto abusivo e illegittimo. Un altro giudice, nel grado successivo, dopo quattordici anni!!!, sentenzia: non è abusivo, quindi  ricostruire! Si è mai sentito qualcosa del genere? Un giudice scrive: abbattere, un altro: ricostruire! Chi paga? La regola e la giustizia, quella vera,  anche quella del buon senso, esige e vuole che  sia chi ha sbagliato a dover pagare cioè il giudice, uno dei due: invece nel paese dei delinquenti è la vittima a pagare! E nemmeno l’abusivista diventato innocente, nemmeno  il giudice impappone! A  chi ci si rivolge? Nessuno ascolta, letteralmente: se vuoi farti ascoltare, sei obbligato  ad alimentare il tristo apparato cioè affrontare  un altro grado di giudizio, rivolgersi a un avvocato, sborsare soldi, vivere nelle angustie e aspettare una bella quantità di altri anni, per forse avere soddisfazione. Oppure protestare pubblicamente, pure se hai ottantanni, con striscioni e cartelloni magari davanti al Quirinale dove risiede il numero uno della Giustizia. Oppure, oppure…

Ancora: il giudice sbaglia a leggere un atto notarile col risultato di stravolgere un andamento comunitario durato secoli in pace;  in più, erroneamente o per altre ragioni, sentenzia che tizio, pur se ben individuato e documentato negli atti, non fa parte dei due venditori di un determinato cespite! oppure, altra sentenza, che un bene strutturale che è stato proprietà comune per secoli, ora di punto in bianco, per motivazioni assolutamente personali del giudice o della giudicessa e non giudiziarie o tecniche, diventa privato: in questi casi di palesi e manifesti errori materiali o di sviste   -salvo altre ipotesi- che nulla hanno a che fare con il Diritto e tanto meno con la Giustizia, per quale ragione la vittima deve passare ad altri gradi di giudizio, spendendo soldi, vivendo nell’ansia e aspettare dopo 14 anni, chissà quanti altri anni ancora, visto il losco andazzo? Non è più logico e doveroso, se non lo fa il giudice interessato, che siano i suoi superiori ad intervenire e correggere gli errori? Dove è scritto che un giudice è infallibile come un Papa anche quando sbaglia vistosamente e che occorre un altro Papa per correggere  gli errori materiali, sempre ammesso che siano errori e non invece altro di altra origine?

L’ambiguo sistema, invece, vuole che si continui ad alimentare il giuoco, a beneficio di certi giudici e degli avvocati e a danno delle vittime e della comunità dei cittadini che, tra l’altro, deve mantenere lautamente l’indegno apparato. E’ doloroso vivere da parte dei cittadini in che modo il solo pilastro e garanzia di generale equità possa essere lordato così facilmente da certi personaggi immessi nel sistema e rimanervi.    

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Emergenza cimiteri, tra requisizioni di loculi temporanee e quelle Ad libitum: Comune che vai amministratore che trovi…

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La requisizione senza termine di scadenza è solo un abuso, è un atto illegittimo, è considerare i propri concittadini come sudditi e questo non può chiamarsi civiltà, ha un altro nome: atto vergognoso

Quello dei 7904 comuni italiani è un mondo in movimento. Dal 1861 in poi, a causa di divisioni, unioni ed accorpamenti, molti sono stati soppressi e in seguito ricostituiti. E’ un mondo tenuto costantemente sotto osservazione perché per i partiti politici i comuni costituiscono territori per l’incubazione di consensi e l’accaparramento di voti.

Potere, economia e sviluppo urbano si diversificano tra un comune e l’altro a seconda del livello culturale ed il senso civico dell’amministratore di turno. Il tutto dipende se questi sappia guardare lontano, se conosce il contesto territoriale, se sia veramente motivato verso il bene comune ed infine se sappia trasformarsi in leader per non soccombere agli interessi lobbistici.

In teoria il cittadino ha in mano il destino del proprio Comune ogni volta che entra nella cabina elettorale. E’ lì che si disegna quale benessere per il futuro. Ahinoi sovente primeggia il voto di favore al personaggio “simpatico”.

Abbiamo fatto una veloce ricerca tra una settantina di comuni e non potendo, per brevità, elencarli tutti, ci siamo dati un tema molto dibattuto in tempi di Covid-19 causa l’esponenziale aumento di decessi, e cioè l’emergenza sepolture.

Dalla nostra ricerca emergono Comuni virtuosi che avendo amministratori motivati e che hanno saputo guardare lontano, non si sono fatti sorprendere dall’emergenza. Hanno avviato con urgenza i lavori di ampliamento del cimitero e a lavori avviati, avendo esaurito i loculi a disposizione, anche loro malgrado, hanno dovuto ripiegare a requisire quelli dei privati ancora non utilizzati.

Essendo questi dei Comuni governati da amministratori con esperienza giuridica e rispettosi dei diritti dei loro cittadini, chi più e chi meno, si sono distinti per la loro correttezza e serietà.

Alcuni di questi Comuni meritevoli di menzione

Il Comune di Palomonte (Provincia di Salerno) con Ordinanza emergenza loculi del 17.9.2020 autorizzava l’utilizzo della sepoltura provvisoria per il periodo di tre mesi, impartendo precisi ordini all’Ufficio tecnico “predisporre ogni utile atto affinché entro e non oltre tre mesi il nuovo edificio sia agibile e quindi possa cessare ogni requisizione provvisoria”. I lavori sono stati eseguiti ed i loculi restituiti ai legittimi concessionari.  

Stesso comportamento civile che il Comune di Jerzu, provincia di Nuoro, in identica occasione ha saputo adottare con i suoi concittadini. Entro otto mesi dalla pubblicazione dell’ordinanza di emergenza si dovevano terminare i lavori di ampliamento del cimitero. Anche in questo caso la requisizione portava un termine, una scadenza. Allo scadere degli otto mesi, a lavori terminati la promessa del sindaco è stata onorata.

Requisizione loculi applicata dagli azzeccagarbugli

La requisizione senza termine di scadenza è solo un abuso, è un atto illegittimo, è considerare i propri concittadini come sudditi e questo non può chiamarsi civiltà, ha un altro nome: atto vergognoso. Una condotta simile si può giustificare solo ammettendo che gli amministratori siano a digiuno completo di qualsiasi cultura delle leggi, buoni solo ad occupare la poltrona  tirando a campare.

Ci siamo avvicinati alla provincia di Trapani e precisamente a Città di Castelvetrano. Gli amministratori di questo Comune, Città degli ulivi e dei templi, hanno considerato l’emergenza loculi cimiteriali d’importanza superiore  alla ristrutturazione di qualsiasi tribuna dello stadio locale. A Trapani avevano compreso la sacralità del feretro ed emettendo l’ordinanza requisizione loculi si erano accertati che entro e non oltre 24 mesi i loculi sarebbero stati restituiti ai legittimi concessionari. Questi amministratori sono andati oltre perchè avevano stabilito di corrispondere ai concessionari dei loculi requisiti provvisoriamente, un canone (tariffa) rapportato al periodo di effettivo utilizzo.

Sono tanti i comuni, da nord a sud che correttamente nel requisire i loculi ai concessionari, hanno stabilito un termine entro il quale si impegnavano di restituire il loculo. Alcuni come Trapani sono andati oltre, con i concessionari hanno stabilito un tariffario. Altri comuni poi hanno scelto di allungare la concessione con il relativo periodo che il loculo veniva requisito.

In tema di requisizione loculi, tanti sono i Comuni che sono stati corretti e leali con i loro concittadini e tra i sopranominati merita menzione anche il Comune di Fiano Romano. Con deliberazione G.C. n°86 del 26 luglio 2016, approvando il progetto dell’ampliamento cimiteriale aveva dato un termine di scadenza entro e non oltre 18 mesi per la consegna. Tali termini sono stati applicati e rispettati sia nel requisire che nel restituire i loculi ai legittimi concessionari.

Anguillara Sabazia e le requisizioni “Ad libitum”

A fine ricerca salta all’occhio il comportamento corretto giuridicamente e comportamentale della maggioranza dei comuni e per contro la baldanza degli amministratori che si sono succeduti al Comune di Anguillara dal 2017 a oggi. Questi amministratori dovrebbero riflettere meglio sul loro operato in tema di requisizioni dei loculi cimiteriali “ad libitum” e anche i cittadini dovrebbero riflettere e meditare.  “Meditate gente, meditate” diceva Renzo Arbore.

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Chiara Rai: “Ecco cosa penso delle querele temerarie”

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“Est modus in rebus”, esiste una misura nelle cose, lo diceva qualcuno che amava raccontare le fiabe. Ogni tanto mi piace ricordarlo, soprattutto in giornate particolarmente complesse, dove addirittura ci sono circostanze che portano un giornalista che si dedica alla professione a doversi difendere solo perché fa il proprio mestiere. A dover sopportare le ormai note “querele temerarie”, quelle infime azioni che i presunti persecutori travestiti da perseguitati vanno propinando quando per loro si mette male.

L’unico modo per mettere tutto a tacere, adesso e per sempre, per questi infimi personaggi occulti è soltanto uno: “Ti porto in tribunale, ti faccio spendere soldi, ti faccio abbassare la testa così da farti capire che nei miei affari non devi sficcanasare, così da farti ben comprendere che posso ridurti in mutande soltanto se qualcuno inavvertitamente incappa nella mia accusa e avvalora le mie disoneste tesi”.

Sì, sono giornate complesse ma altamente rigeneranti per chi vuole continuare a camminare con la schiena dritta e la testa alta come mi hanno insegnato i miei genitori (se fossero ancora vivi immagino che sarebbero contenti di leggere parole che sanno di libertà). Non mi piego ne io e ne la mia famiglia.

Le minacce celate dietro le querele e le richieste di risarcimento danni per i “malori cagionati” dalle inchieste giornalistiche che faccio e che facciamo come giornale L’Osservatore d’Italia, mi scivolano addosso senza potermi scalfire. Chi aggredisce per mettere la cenere sotto il tappeto agisce in malafede e chi gioca con la giustizia e va in giro dicendo che “gli italiani sono tutti scemi e non capiscono nulla” si sbaglia perché siamo una nazione di brava gente, soprattutto di persone oneste.

Continuiamo a perseguire l’interesse collettivo e la verità sostanziale dei fatti perché il diritto di informare è costituzionalmente garantito. Questo fondo rivolto ai lettori affezionati de L’Osservatore d’Italia, alla fine di una giornata difficile ma appagante è l’unica maniera che conosco per rasserenare chi ci legge, anche quei personaggi di cui sopra: non molliamo! Continuiamo a scoperchiare le verità nascoste, a parlare dei fatti scomodi per portarli alla luce. Lo facciamo per dovere di cronaca non certo per perseguitare nessuno. Solo così posso continuare a portare con estremo orgoglio e riconoscenza la pelle che indosso: il giornalismo scevro dalle torbide dinamiche messe in piedi dai parassiti della società. Est modus in rebus, a volte ce lo dimentichiamo ma non dovremmo, specialmente quando “divoriamo” un patrimonio pubblico destinato alla collettività e non solo a pochi furbetti. La giustizia morale è sempre la strada vincente da percorrere. Come è bello guardarsi allo specchio e non provare vergogna.

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