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Editoriali

BASILICATA, EMERGENZA TRASPORTI. L'ASSESSORE BERLINGUER: "PRESTO BUONE NOTIZIE"

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Tempo di lettura 7 minuti "Il Ministro si è dimostrato molto attento a questa nostra esigenza."

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di Domenico Leccese

Potenza – La Basilicata si conferma una regione difficilmente raggiungibile. Questo quanto emerso dal rapporto su trasporti e logistica, dell’ufficio studi della Confcommercio. Ma oltre alla raggiungibilità, è emerso come sia difficile da esplorare il suo interno, per via delle carenze infrastrutturali. Nella classifica nazionale stilata nel rapporto, la Basilicata si classifica penultima in accessibilità regionale, dopo la Calabria e prima della Sardegna. Il territorio è tagliato fuori dall’alta velocità, mal collegato, con le grandi arterie che attraversano il paese e perdipiù, senza aeroporto.
Ma la questione dell’accessibilità comprende anche il grado di competenze digitali, perché: “la dimensione digitale è una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per adeguare i servizi logistici alle sfide della globalizzazione.” Migliorare il livello di collegamento, inoltre, consentirebbe di abbassare il costo del trasporto, con effetti benefici non solo per le imprese, ma anche del livello di competitività di tutto il mezzogiorno.

Questa la lettera aperta di Renato Pezzano a Trenitalia e all’assessore all’ambiente e territorio della Regione Basilicata, Aldo Berlinguer.
"Carissimo assessore, è con vivo interesse che seguo tramite i TG regionali le vicende relative ai disservizi ferroviari della nostra Basilicata e le conseguenti dichiarazioni sue e dei delegati di Trenitalia. Io sono un chitarrista di professione, votato alla musica da ormai venticinque anni, ma coltivo questa passione per la ferrovia da quando ne avevo tre o quattro, mutuata dall’amore del mio papà per la materia. Crescendo, non solo ne ho fatto passione ma per un periodo ho anche studiato per diventare macchinista, quindi conosco bene aspetti squisitamente tecnici sia delle macchine sia dei tracciati ferroviari. Negli anni poi ho cambiato strada ma ho mantenuto strettissimi contatti con l’ambiente ferroviario viaggiando spessissimo, con la compiacenza di qualche macchinista amico o semplicemente gentile, in cabina, soprattutto sulle tratte tra Roma e Potenza (la famigerata Roma – Napoli – Salerno – Potenza che prosegue fino a Taranto), e spesso sul famoso intercity 707 che riempie le cronache quotidiane con i suoi disastrosi ritardi. Vorrei fare a lei e ai delegati di Trenitalia delle precisazioni di carattere puramente informativo ma abbastanza preciso.

La tratta Battipaglia – Potenza è stata ultimata, allo stato attuale del percorso, nel 1880 (si, ha letto bene, 1880) ed è rimasta tale come linea, a parte le sostituzioni dei binari delle traverse etc., obbligatorie ogni tot anni, ma la linea di per se è identica a quella di centotrentacinque anni fa, cioè tortuosa, lenta e soggetta a notevoli pendenze. Avendola percorsa, come già detto, parecchie volte in cabina spiccano lo strettissimo raggio delle curve, ad esempio sotto Balvano, Romagnano, con limiti di velocità che non possono superare i settanta chilometri orari, pena il rischio di deragliamento, gallerie la cui luce NON permetterebbe il passaggio, ad esempio, di un moderno ETR 500 (il famoso Frecciarossa per intenderci) perché si incastrerebbe, le pendenze che spesso sono state triste teatro, soprattutto in inverno con le nostre temperature rigide, di locomotori moderni da migliaia di kilowatt di potenza che NON riescono a salire, slittando, da Bella Muro a Picerno – Tito. Il tratto, per giunta, è a binario unico fino a Battipaglia, costringendo quindi i treni a fermarsi per consentire l’incrocio in stazione con i treni provenienti dalla direzione opposta, quindi alimentando soste ulteriori anche in stazioni dove i passeggeri NON devono scendere… Ricordo, ad esempio, essendo ormai ultraquarantenne, dei tempi d’oro del Pendolino (tecnicamente ETR 450) che rappresentò una conquista incredibile per la nostra regione…Ebbene, anche il pendolino famosissimo ci metteva lo stesso identico tempo di un regionale (forse risparmiava qualche minuto) perché costretto, sia per beghe squisitamente politiche sia per esigenze territoriali, a fermarsi a un mucchio di stazioni intermedie (Bella Muro, Eboli) dove per giunta si poteva scendere solo dalle prime tre carrozze di testa, con tanto di avviso del capotreno, in quanto la stazione, troppo corta, non riusciva a contenere l’intero treno per tutta la sua lunghezza. La tratta per Taranto, fino a stazioni come Tricarico, non gliela voglio nemmeno descrivere, solo verso la piana di Ferrandina la ferrovia comincia ad essere come dovrebbe essere, riuscendo a toccare addirittura punte velocistiche di cento chilometri orari… Sulla questione ferrovia a Matera (capitale della cultura 2019) non voglio nemmeno ragionarci perché mi viene da piangere. Anche in Toscana, che visito spesso, viaggiano ancora su tratte a trazione diesel (quindi non elettrificate), per esempio la Chiusi – Siena, la Siena -Firenze, e anche lì hanno il loro daffare, ma sicuramente non pensano ad elettrificare, con un esborso di soldi incredibile, una linea che, viaggiando con treni elettrici, assicurerebbe FORSE un risparmio di tre minuti sul tempo di percorrenza generale, perché se il binario è tortuoso, anche se ci mettiamo sopra l’ETR 1000 che raggiunge i 400 chilometri orari sempre a settanta dovrà viaggiare…quando ero bambino, ricordo che la linea fu chiusa per dieci anni (Battipaglia Potenza) per l’elettrificazione, modificando le gallerie che erano troppo basse (ma se ne accorsero solamente dopo che ci arrivarono con i pali elettrici…) modificando i ponti, le pendenze, per recuperare cosa? Cinque (si, ha letto bene anche qui, cinque) chilometri orari di velocità in più, solo in alcuni tratti, mantenendo inalterato il tempo di percorrenza. Dieci anni di lavori, non le riassumo il conto della spesa… Con tutto il rispetto, vero, che nutro verso le istituzioni e verso Trenitalia, non sarebbe il caso di cominciare a pensare magari che i lucani, o meglio alcuni lucani, si sono tolti l’anello al naso e hanno cominciato a ragionare realmente sulle cose, magari informandosi? Vogliamo cominciare a ragionare sul perché dell’isolamento cronico di una regione, orograficamente sicuramente svantaggiata ma non più di altre meglio servite, e a parlare di soluzioni concrete e soprattutto attuabili in tempi brevi, prima che anche io me ne scappi da questo posto per far fare a mio figlio un giro in treno decente? O dobbiamo continuare ad ascoltare, per altri quindici, venti, trent’anni, che Trenitalia vuole fare una galleria lunga lunga fino a Salerno con un binario dritto per far passare il Frecciarossa fino a Potenza a duecento all’ora che però farebbe circa venti passeggeri al giorno e magari, da un punto di vista puramente aziendale, come investimento a lungo termine non sarebbe poi così conveniente?"

Questa la lettera aperta dell’assessore regionale
Aldo Berlinguer. sulle sollecitazioni di Renato Pezzano relative alla qualità dei servizi di trasporto apparse sui giornali locali: “Dire e fare nei servizi ferroviari in Basilicata”.

"Caro dott. Pezzano,
ho apprezzato la Sua lettera, pubblicata qualche giorno addietro, con la quale pungolava me e l'Amministrazione regionale ad investire, con lungimiranza, sulla qualità dei servizi di trasporto in Basilicata. Credo Le siano noti gli sforzi che il mio Dipartimento sta impiegando nella rinegoziazione dei rapporti con i Gestori del servizio e dell’Infrastruttura ferroviari (Trenitalia e RFI), grazie alla quale stiamo ottenendo alcuni importanti risultati in termini di ammodernamento fisico della rete regionale (lavori di rinnovo impiantistico e dell’armamento sulla linea ferroviaria Potenza-Foggia nell’ambito del CIS NA-BA), di nuovo materiale rotabile ferroviario da immettere sulle linee regionali già entro l’anno 2015 in sostituzione di treni non rinnovati da oltre 40 anni, di riorganizzazione dei programmi di esercizio, razionalizzando le fermate e velocizzando i tempi di percorrenza dei treni regionali in coincidenza con l’Alta Velocità su Salerno-Napoli e su Foggia già dal prossimo cambio orario di dicembre 2015. Accanto alle suddette azioni, contrattualmente di diretta competenza regionale, è necessario rivendicare al Governo il miglioramento dei collegamenti ferroviari di lunga percorrenza Taranto-Roma rientranti nel contratto nazionale dei servizi universali pagati dallo Stato. La qualità di quel servizio costituisce ormai elemento non più procrastinabile. Consapevoli delle carenze dello standard fisico del tracciato tra Potenza e Battipaglia, la velocizzazione del servizio può nel breve termine avvenire solo mediante l’utilizzo di materiale rotabile più performante che da Salerno a Roma possa essere instradato sulla rete dell’Alta Velocità facendo così recuperare e risparmiare notevole tempo rispetto all’attuale Intercity. Infatti abbiamo più volte chiesto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e ai Vertici di Trenitalia, da ultimo nell'incontro che il Presidente ed io abbiamo avuto col Ministro Delrio giovedì scorso a Roma, la velocizzazione degli Intercity Taranto Potenza Salerno Napoli Roma, raddoppiando le due attuali coppie di treni Intercity e garantendo l’esercizio di n. 4 coppie di treni da effettuarsi con materiale rotabile meno datato e più performante. Tale intervento, ritenuto peraltro tecnicamente fattibile anche da parte della stessa Trenitalia, comporterebbe una riduzione dei tempi di percorrenza sull’intera tratta di oltre un’ora (da Potenza a Roma si passerebbe dalle 4h 30’ attuali a circa 3h 15’). E’ evidente che la velocizzazione non è legata all’ aumento di velocità dei rotabili nelle tratte ricadenti nel territorio regionale, ma all’instradamento sulla linea ad alta velocità nella tratta Salerno-Roma. Pertanto abbiamo ritenuto doveroso chiedere al Governo di farsi carico del costo aggiuntivo annuo di tali servizi rientranti nel contratto di lunga percorrenza tra Stato e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Il Ministro si è dimostrato molto attento a questa nostra esigenza.
Mi auguro pertanto che presto avremo buone notizie”.

Domenico Leccese per L'Osservatore D’Italia ha intervistato Renato Pezzano

Renato, la risposta, dell’Assessore Aldo Berlinguer, la ritieni soddisfacente?
Innanzitutto voglio ringraziare pubblicamente l’assessore Berlinguer per essersi messo a disposizione e aver risposto, pratica non consueta dalle nostre parti, quindi direi un ottimo segnale, almeno nelle intenzioni, di dialogo con i cittadini da parte delle alte istituzioni.
La risposta dell’assessore in parte mi convince in parte no, e spiego il perché: sulla possibilità di razionalizzare le fermate e quindi ridurre i tempi di percorrenza sulla tratta Potenza Salerno si deve necessariamente lavorare, e questo da anni, perché non sono più giustificabili fermate intermedie in stazioni dove, nei giorni migliori, salgono o scendono due persone, con un dispendio di tempo che supera i cinque minuti a sosta; sulla possibilità di raddoppiare gli intercity questo dipende solamente dalla volontà aziendale di Trenitalia, la vedo difficile poiché gli intercity, in questo momento storico, sono la categoria ferroviaria più abbandonata a se stessa, e questo lo dico a ragion veduta, dopo aver parlato con parecchi capitreno o macchinisti dei suddetti convogli, in quanto le risorse oramai sono convogliate tutte sull’alta velocità e in alcune zone sul trasporto regionale, mentre gli intercity sono letteralmente lasciati allo sbando, vagoni sporchi, locomotori in avaria ogni giorno, ritardi di ore su tutte le tratte ( il nostro 707 Roma Taranto ne è la riprova ) .
Per quanto riguarda l’ammodernamento dei rotabili sulla linea per Melfi – Foggia, qual è il tuo punto di vista?

si attendevano i nuovi treni diesel ATR 220 detti Swing, ma hanno dato problemi di carattere informatico sulle linee in Toscana, nei test preliminari, non riescono a dialogare con i sistemi di segnalamento presenti sui binari
(i cosiddetti preavvisi al macchinista, semafori, rallentamenti etc.) e quindi bisognerà prima attendere che si risolvano questi bug di carattere tecnico
(mi risulta, tra l’altro, che la regione Basilicata fosse in ritardo sul pagamento dei treni di cui sopra per cui Trenitalia aveva sospeso la fornitura, ma questo devo approfondirlo) .
Infine, sulla possibilità di viaggiare su materiale veloce già da Taranto o da Potenza, potrebbe paventarsi solamente l’utilizzo di un Frecciabianca , poiché il Frecciarossa non potrebbe arrivare da noi a causa della tortuosità del tracciato dopo Eboli, e quindi sarebbe forse plausibile l’instradamento del Frecciabianca stesso sulla tratta AV (AltaVelocità) da Salerno verso Napoli-Roma.
Sarebbe l’unica soluzione forse davvero razionale, ma Trenitalia è davvero disposta a spostare uno dei suoi treni di punta verso il nostro “disabitato” territorio, per dirla come Brignano???
Attenderemo fiduciosi dicembre 2015 con il nuovo cambio di orario che dovrebbe portare delle novità, a detta di Trenitalia, sulle nostre linee, e nel caso, faremo un pubblico encomio a chi di dovere.
Nell’attesa, ragioniamo sulle cose.

Editoriali

Vaccini: svolta autoritaria, non ‘dovere morale’

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Dopo l’amara esperienza del deprecato ventennio fascista, finita la guerra, il pensiero dominante dei padri costituenti è stato quello di evitare una seconda esperienza come quella del fascismo mussoliniano. Tutti i riflettori quindi si sono concentrati su chi, preso dalla nostalgia, avrebbe voluto ritornare all’orbace, alle marcette, alle adunanze ‘oceaniche, alla premilitare per i ragazzini, e a quello che una volta si chiamava ‘sabato fascista’, e che poi, sotto altro regime, ha preso il nome di ‘settimana corta’: almeno in questo molti sono stati accontentati, rivendicando il sabato festivo come una conquista sindacale.

Democrazia, dunque, se mai questa parola in Italia ha avuto senso. Ma ciò che sta accadendo in questi giorni (e che speriamo cessi al più presto) con lo sbandierato ‘obbligo vaccinale’, negato sia dalla Costituzione Repubblicana, sia dai Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, e, se non bastasse, dalla Risoluzione del Consiglio d’Europa n. 2361 del 2021, dal titolo: ‘Considerazioni sulla distribuzione e somministrazione dei vaccini contro il Covid 19’, (in particolare al punto7.3.1 e al punto 7.3.2) ha l’amaro sapore di un ricatto e di una costrizione che fa leva su ciò che sia la nostra Costituzione, e sia la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo dichiarano assolutamente sacro e imprescindibile, cioè il lavoro. Non vogliamo parlare delle tante incongruenze e delle poche trasparenze che hanno accompagnato questa tragedia fin dall’inizio, non ci spetta e non ci compete. A fronte di centinaia di morti, ci sarà qualcuno che potrà meglio andare a fondo di tante situazioni anomale, come quella dell’azione legale di un gruppo di familiari di morti (di Covid o di terapia?) presso un ospedale tarantino. Ma sventolare un obbligo vaccinale che, sia pure in presenza di una legge, sarebbe, insieme alla legge che lo rendesse possibile, incostituzionale e contrario a qualsivoglia iniziativa democratica.

Ci sono, e c’erano anche all’inizio della dichiarata ‘pandemia’, terapie atte a guarire dal Covid 19: l’esempio ci viene dalla guarigione, all’Ospedale Spallanzani di Roma, di due cinesi curati con un integratore da pochi euro, la Lattoferrina. Una notizia che, data da un tiggì della RAI, è subito sparita in quelli successivi. Tranne a ricomparire tempo dopo, nella risposta ad una domanda della conduttrice di un programma domenicale su RAI 1, che tratta di salute. Infatti, alla domanda rivolta ad un virologo, di quelli che sempre vediamo in televisione da qualche tempo, la conduttrice s’è vista rispondere che sì, la Lattoferrina inibisce l’ingresso della proteina nelle cellule. Ma non era quello il messaggio che doveva passare. Senza parlare della sieroterapia, che guarisce ad horas, e di altri supporti medici che sarebbe troppo lungo enumerare. Non vogliamo, per quanto possibile, entrare nel merito del trattamento dei soggetti positivi: anche se la ‘vigile attenzione e tachipirina per tre giorni’ ad alcuni è sembrata un incoraggiamento ad ammalarsi. Dubitiamo che i grandi virologi, infettivologi e ricercatori non ne fossero al corrente: ma questa è solo una nostra opinione.

Il nostro tema è diverso: quanto è ‘morale’ costringere una persona a farsi inoculare un vaccino, o presunto tale, in nome di un ‘dovere morale’, quando dai fatti riportati dai media ufficiali (e non dai social) sappiamo che nessun vaccino rende immune chi lo assume, lasciandolo, come riscontrato, portatore di una carica virale simile a chi il vaccino non ha assunto? E che significano la seconda e la terza dose di tali vaccini, se non funzionano, e in pratica non si sa fino a che punto siano efficaci (e se lo siano) e per quanto tempo? E che significa ciò che riporta FIRST ON LINE sul web, in data 7 agosto a firma di Ugo Bertone:

“Per i Pharma Usa profitti record trainati dai vaccini contro la pandemia. Per Moderna utile trimestrale raddoppiato e per Pfizer si profila un fatturato di 33,5 miliardi a fine anno. E il secondo trimestre si preannuncia anche più ricco”.

Legittimo sospettare che, stante il fatto che il vaccino non ‘immunizza’, come si affrettano a dichiarare i telegiornali, (più corretto sarebbe chiamare ‘vaccinati’ e non ‘immunizzati’ i soggetti che hanno ricevuto la dose, ma tant’è, la guerra psicologica passa anche attraverso questi squallidi escamotage), questa grande campagna di vaccinazione (o di inoculazione di terapia genica sperimentale) non prescinda dai profitti delle case farmaceutiche.

Ma torniamo all’argomento principale, la deriva autoritaria imposta da questo governo Draghi che ‘tira diritto’ (vi ricorda qualcosa?) nonostante navighi controcorrente, incurante dei morti di vaccino (dei quali, ufficialmente, non è possibile stabilire la correlazione col vaccino stesso, ma che comunque sono morti, oppure le persone che hanno riportato, in maniera dimostrabile, un danno fisico irreversibile) è un fatto che tutti i giorni leggiamo sulle prime pagine dei giornali.

In pratica, a nessuno può essere inoculato il vaccino, o il prodotto di una terapia genica sperimentale, senza che lui vi acconsenta. È di questi giorni la comunicazione dell’FDA americana del termine della fase sperimentale del vaccino Pfizer, il che lo renderebbe quanto meno un ‘vaccino’.

Esiste una corrente filosofica, che parecchi medici allopatici farebbero bene a considerare, l’Olismo. Una definizione più precisa la troviamo sul web:

“Principio filosofico e metodologico di alcune scienze per il quale i sistemi complessi sono irriducibili alla mera somma delle loro parti, in modo tale che le leggi che regolano la totalità non possano mai essere riducibili alla semplice composizione delle leggi che regolano le parti costituenti.

PARTICOLARMENTE

In biologia, tesi secondo la quale, assumendo l’organizzazione dei viventi secondo livelli gerarchici (da quello atomico-molecolare agli ecosistemi), ogni livello superiore mostra valori di funzionalità e di autoorganizzazione superiore a quello che scaturirebbe dalla semplice somma degli elementi di cui è composto e che costituiscono il livello immediatamente precedente.

Definizioni da Oxford Languages

 In parole povere: siamo tutti fatti nella stessa maniera, abbiamo tutti lo stesso numero di organi interni e così via, ma ognuno di noi è diverso da un altro. Non si può quindi adottare la stessa cura per tutti. La visione olistica ci conduce a curare non la malattia, ma la persona. I ‘bugiardini’ esistono proprio perché questo principio è stato riconosciuto, e quindi il farmaco che può giovare ad alcuni, può essere nocivo ad altri. Il ‘Consenso informato’ che si fa firmare a chi deve ricevere il vaccino, serve proprio a questo: riconoscendo i limiti di una terapia (I vaccini non sono una terapia, ma una prevenzione, e non andrebbero fatti in presenza di terapie ad hoc, come accade nel nostro caso), i fabbricanti si proteggono dai danni collaterali, scaricandone la responsabilità su chi il farmaco deve assumere. Ed è chiaro che questi non ha alcuna nozione di medicina o di probabili conseguenze negative.

Concludendo, questa smania di ‘vaccinare’ l’80% della popolazione entro il 15 settembre, spingendo in tutti i modi su chi non desidera essere vaccinato, ricorda molto un regime autoritario al quale non vorremmo appartenere. Gli strumenti sono molti, a cominciare dal Green Pass, per finire alla sospensione dal lavoro con relativa sospensione dello stipendio. Questo non è democratico. La democrazia non è il regime perfetto, ma non riusciamo ad immaginare di meglio. L’impressione che si ricava da questa accelerazione è che si voglia smaltire il maggior numero di dosi di vaccino prima che questa pressione debba forzatamente cessare: cosa che ci auguriamo accada al più presto, e senza danni per chi vuole soltanto tornare ad una forma di normalità e al proprio lavoro, senza sentirsi ogni momento costretto e insidiato.

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Editoriali

Oplofobia: in quanti modi si manifesta

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Molti di noi, quando l’Unione Europea ha fatto irruzione nella nostra vita, si saranno sentiti rassicurati. In effetti, ha emanato alcune direttive davvero interessanti e necessarie, come stabilire la dimensione minima delle vongole per essere pescate: sentivamo profondamente questa esigenza, e ci auguravamo che finalmente qualcuno mettesse fine ad un eccidio di vongole in erba, una specie di strage degli innocenti. Specialmente i pescatori delle lagune che dalle vongole traggono il sostentamento loro e delle loro famiglie. Questa direttiva specifica li ha alleggeriti del peso di una eventuale accusa di vongolinfanticidio, ma soprattutto sono in pace con la loro coscienza. Ma l’attività dei due emeriti Parlamenti Europei (il primo a Strasburgo, il secondo, per non far torto a nessuno, a Bruxelles) non si è arrestata qui: abbiamo infatti altre direttive davvero entusiasmanti, come quella che riguarda le foglioline di prezzemolo, ma non solo: gli ortaggi e le sementi per essi commercializzate (direttiva di esecuzione UE 2019/1990 della commissione del 17 giugno 2019). Certamente illuminante per chi coltiva le erbe aromatiche sul balcone di casa, ma soprattutto per chi ne fa coltivazione intensiva destinata alla commercializzazione. Ma di tanti altri generi merceologici, di cui sarebbe troppo lungo esporre i vantaggi, le direttive UE hanno fatto oggetto le loro riunioni: ci siamo così resi conto della necessità di DUE sedi di parlamento e della febbrile attività di parlamentari, costretti a trasferirsi in treno da una sede all’altra ogni settimana.

Arriviamo così all’ultima, in ordine di tempo, iniziative della ECHA, acronimo della Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche, un organismo che (negli enunciati) vorrebbe tutelare la salute dei cittadini europei, e per far questo, mettere al bando ogni sostanza chimica nociva alla salute umana – e non solo: pensiamo ai nostri amici pelosi che ingurgitano quintali di croccantini e mousse, senza che nessuno ci dica esattamente cosa c’è dentro.

Avremmo diverse sostanze da mettere all’indice di una tale Agenzia, non ultimo quel glifosato che genera mutazioni genetiche nell’uomo. Quel glifosato che s’è tentato più volte di eliminare dalla nostra vita, scontrandosi contro interessi lobbistici troppo grandi. Quel glifosato che, inventato da una grossa industria chimica americana, è stato acquisito da un’altrettanto grossa industria chimica tedesca, che ora lo commercializza, ma soltanto fuori della Germania. Quel glifosato che ci fa arrivare migliaia di tonnellate di grano da oltreoceano, ‘maturato’ artificialmente, a prezzi stracciati. Lo possiamo rifiutare come prodotto, ma ce lo ritroviamo nel piatto come pasta a basso costo, dalle più grosse industrie alimentari italiane. Senza contare i prodotti da forno, e tutto ciò che impiega farina.

Abbiamo parlato di oplofobia: in effetti le armi sono considerate ‘cattive’, ‘immorali’, e quindi tutto ciò che ne può colpire la diffusione e l’uso è moralmente giustificato, nella mente di alcuni. Così, si è arrivati ad assimilare il piombo delle nostre cartucce di amatori e sportivi ai più biechi prodotti chimici adoperati nell’industria alimentare, per esempio, o nella coltivazione di prodotti del suolo, i quali (è dimostrato) potrebbero molto meglio essere coltivati in maniera biologica, senza avere grosse perdite di produzione. Sì, signori, vi sembrerà assurdo, ma vogliono togliere il piombo (o meglio, la lega di piombo, stagno e antimonio di cui sono fatte le cartucce dei tiratori sportivi e amatoriali) dalle nostre cartucce.

È chiaro l’intento di incentivare la produzione e la vendita di proiettili di materiali diversi dal piombo, posto che la loro produzione, ancorché più costosa del piombo usato da sempre, non comporti, da parte delle produzioni (evidentemente industrie chimiche), un inquinamento maggiore di quello procurato dal piombo, ristretto ad alcune aree facilmente identificabili e bonificabili, che non comportano il passaggio di umani o di animali (leggi: poligoni di tiro), e soprattutto un esborso superiore all’attuale, posto che i nuovi materiali sarebbero oggetto di una sorta di monopolio. Se è vero, come dichiara l’UE nel regolamento REACH, che costituisce base per la realizzazione dell’Agenzia ECHA, che lo scopo del Regolamento riguarda la “Registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche”, non si comprende perché il piombo delle cartucce per armi da fuoco debba essere compreso in tale coacervo, non essendo compreso nella produzione di sostanze chimiche, a fronte di ciò che accadrebbe se le munizioni dovessero essere equipaggiate di proietti di varia natura, prodotti chimicamente. Il giustificato sospetto è che, come s’è fatto (dicono alcuni) per il vaccino anti-covid, si voglia procedere su superfici di grandi numeri soltanto per un fatto economico. Si creerebbe così un conflitto d’interessi, nell’Agenzia ECHA, da una parte impegnata a sostituire il piombo con altri materiali, e nel contempo impegnata a, si spera, diminuire l’inquinamento ambientale prodotto dalla produzione di nuovi materiali in quantità industriali.

A tal proposito vogliamo rimarcare ciò che dichiarano i dati ufficiali, reperibili sul sito dell’UE, a proposito dell’industria chimica dell’UE: rappresenta circa il 7,5 della produzione UE per fatturat; ha vendite pari a 565 miliardi di euro (2018) che rappresentano circa il 17% delle vendite globali di prodotti chimici; fornisce 1,2 milioni di posti di lavoro altamente qualificati diretti (2015); genera un avanzo commerciale di 45 miliardi di euro (2018), eccetera. È chiaro l’intento di fornire un ghiotto boccone ad una industria chimica europea che si presume altamente lobbizzata, in una economia centralizzata capitalista e assistenzialista in cui i posti di lavoro significano potere, e gestirli è comprensibilmente la mira di tutti. Di questa diatriba, volta a bloccare l’iniziativa dell’ECHA prima che sia attuata, si stanno occupando i rappresentanti ufficiali di chi le armi produce, usa e detiene, per qualsiasi scopo, sportivo, amatoriale o di lavoro.

Vi riportiamo alcune comunicazioni che abbiamo ricevuto.

MUNIZIONI AL PIOMBO: PREOCCUPANTI SVILUPPI DELLA CAUSA

Carissimi amici, come ricorderete lo scorso 19 giugno vi abbiamo annunciato che il Firearms United Network ha lanciato una causa presso la European Court of Justice (ECJ) contro la European Commission per arrestare il loro tentativo di mettere al bando ogni uso di munizioni a base di piombo da ogni tipo d’arma da fuoco, per tutti gli usi sportivi e su tutti i terreni (https://www.facebook.com/Firearmsuniteditalia/photos/3075925565971912/)

Il nostro presidente Tomasz W. Stępień – Firearms United President, con una raffica di post sulla nostra pagina internazionale in inglese, ha voluto aggiornarci – e pare che le autorità #EU siano di nuovo impegnate nei loro soliti giochetti.

Alla sede centrale di Firearms United sono infatti giunte numerose segnalazioni di sostenitori e organizzazioni che, alla richiesta di sostenere la nostra causa, hanno ricevuto dalla #Cortedigiustiziaeuropea una risposta negativa in quanto non rappresentati da un legale.

Si tratta di un’interpretazione volontariamente restrittiva delle norme che regolamentano la partecipazione alle cause di fronte alla #ECJ, ed è mirata specificamente a scoraggiare la partecipazione.

Il nostro presidente invita dunque chiunque abbia ricevuto una lettera di rifiuto ad inviarne una copia – scansionata, fotografata col cellulare, purché sia leggibile – all’indirizzo di posta elettronica legal@firearms-united.com

Nel frattempo, tuttavia, la #CommissioneEuropea ha chiesto alla #CEG di rigettare in toto la causa senza neppure esaminarla, inviando alla nostra sede centrale di Varsavia una copia della richiesta che riassume le sue posizioni sulla causa.

Ve ne offriamo qui un sunto, che di certo basterà per darvi un’idea della surreale posizione alla “Marchese del Grillo” (“Io so’ io, e von nun siete un ca**o”) della principale istituzione dell’#UE:

• Nessuno dei partecipanti alla causa è negativamente colpito dalla messa al bando delle munizioni a base di piombo, quindi non c’è motivo di intentare causa

• La causa è basata su documenti affetti da pregiudizio ideologico

Andiamo nei dettagli.

Per quanto riguarda il primo punto, la #EuropeanCommission si è esibita in un tanto strambo quanto preoccupante esercizio di arrampicata sugli specchi. In pratica ci è stato risposto che l’ATTUALE messa al bando delle #munizionialpiombo è valida solo per le munizioni spezzate per armi da caccia a canna liscia in alcune zone, e dunque chi non possiede tali armi per tale scopo non potrebbe fare ricorso: essenzialmente é possibile per la #EC violare “alcuni” nostri diritti, e noi non abbiamo diritto di protestare perché non li hanno violati TUTTI.

A far specie, soprattutto, è il passo che recita quanto segue:

“Il ricorso si basa su una restrizione in preparazione riguardo l’uso di munizioni al piombo, sia spezzate che non, in aree diverse dalle zone umide, da emanarsi a breve.”

In pratica la Commissione Europea AMMETTE CANDIDAMENTE di voler mettere al bando ogni e qualsivoglia tipo di munizione al piombo per ogni e qualsivoglia tipo di utilizzo civile; la Commissione Europea AMMETTE CANDIDAMENTE che considera tale divieto ormai cosa fatta; e si lamenta del fatto che il popolino voglia opporsi a tali restrizioni prima che vengano emanate anziché aspettare, come sempre, di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.

Che questo sia di lezione per chi crede che si fermeranno alle munizioni da caccia e alle aree umide: CI RIGUARDA TUTTI.

Addirittura la Commissione si spinge a dichiarare che il costo di conversione di un fucile a canna liscia all’impiego di munizioni senza piombo sia di circa 70 Euro, e che dunque ciò non costituisca una barriera economica.

Ci chiediamo quali grandi esperti abbiano fornito la loro consulenza alla Commissione al riguardo e abbiano partorito tali stime: probabilmente si parla dello stesso #analista che ogni giorno bercia in Italia contro i #legalidetentoridiarmi, perché si parla di stime che non stanno né in cielo, né in terra – in particolar modo se si considera che il #BancoNazionalediProva in Italia ha introdotto una speciale tipologia di bancatura (“Giglio”) per le armi a canna liscia adeguate all’impiego di munizioni a base di materiali diversi dal piombo, che prevede una prova forzata a 1320 bar: parliamo di livelli pressori che difficilmente un’arma di quarant’anni fa potrà sostenere dopo una conversione da 70 Euro.

Al contempo, per quanto riguarda il punto riguardante la violazione del diritto alla proprietà che tali restrizioni cagionerebbero, la Commissione Europea si esprime con quello che a nostro avviso è uno dei due punti più preoccupanti di tutta la sua posizione:

“Sebbene il diritto alla proprietà sia un principio fondamentale delle leggi europee, esso non é una prerogativa assoluta ma va considerato in base alla sua funzione nella società. È possibile introdurre restrizioni all’esercizio del diritto alla proprietà a condizione che esse rispondano all’interesse comune che l’Unione persegue e non costituiscano un intervento sproporzionato e inaccettabile in virtù dello scopo prefisso:”

Ebbene si, avete letto bene: per la Commissione Europea IL NOSTRO DIRITTO ALLA PROPRIETA’ PUO’ ESSERE VIOLATO SE CIO’ RISPONDE AGLI “INTERESSI CHE L’UE PERSEGUE”.

Di nuovo: c’è ancora chi crede che si fermeranno mai nel loro piano #disarmista? No: si sono autoinvestiti del diritto di decidere cosa possiamo possedere e cosa no, e soprattutto del potere di decidere cosa toglierci di ciò che già abbiamo e cosa invece, magnanimamente, lasciarci.

Per quanto riguarda il secondo punto, la missiva della Commissione Europea sottolinea più volte che i documenti sottoposti da Firearms United e dalle sue associazioni nazionali federate – quale ad esempio l’analisi legale fornitaci dall’associazione ceca LEX – Sdružení na ochranu práv majitelů zbraní – sarebbero da rigettarsi in quanto affette da pregiudizio ideologico (“bias”), in quanto sottoposte da associazioni a difesa del #dirittoallearmi.

Notate bene: la Commissione non dice NEPPURE UNA VOLTA che le nostre analisi e i nostri documenti siano errati in qualsiasi loro punto, solo che siano AFFETTI DA PREGIUDIZIO IDEOLOGICO.

Per intenderci: è come se vi entrassero a rubare a casa, il ladro venisse arrestato, voi vi costituiste parte civile al suo processo, e la sua difesa sostenesse che la vostra richiesta di costituzione in parte civile debba essere rigettata perché voi avete un interesse diretto nel recuperare la refurtiva.

Infine, per chi ancora avesse dubbi sulla #formamentis della #Commissione #Europea, eccovi un altro punto su cui essa basa la sua richiesta di rigetto della nostra causa:

“Si deve ricordare che in un’Unione basata sulle leggi, gli atti dell’Unione quale istituzione godono di una presunzione di legalità; spetta al ricorrente provare che il regolamento oggetto di contestazione sia illegittimo.”

In pratica, l’#UE si è investita della stessa presunzione di legittimità assoluta che è tipica dello “Stato etico” (per intendersi, gli ultimi che si sono visti sul continente europeo sono stati l’Italia fascista e la Germania nazionalsocialista), e sostiene che spetti a noi provare l’illegittimità delle regole che propone, ma al contempo chiede che ci venga PRECLUSO L’ACCESSO ALL’UNICA SEDE (quella legale) DEPUTATA A STABILIRE CIO’.

Perché per arrivare in un posto, in cui si deve arrivare per forza, si deve prendere per forza una ed una sola strada… ma se quella strada è sbarrata dalle stesse persone che ci impongono di arrivare a destinazione?

Al contempo, solo tre giorni fa è arrivata la notizia (https://www.patrick-breyer.de/…/chatcontrol-european…/) dell’approvazione da parte dello European Parliament del cosiddetto #ChatControl, ovvero della #deroga alle normative UE sulla #ePrivacy: con 537 voti a favore, 133 voti contrari e 20 astenuti, il #ParlamentoEuropeo ha stabilito che le aziende che forniscono servizi di posta elettronica o di messaggeria automatica possono implementare sistemi automatizzati di controllo dei nostri messaggi e delle nostre E-Mail, scansionarle alla ricerca di parole-chiave o contenuti sospetti, per poi denunciare le stesse alle Forze dell’Ordine.

L’UE procede sulla strada della #sorveglianza di massa e del #disarmo di massa. Con buona pace di chi dice che “il #sovranismo è stato sconfitto” (con manovre di palazzo, ovviamente): nulla, in ciò che l’#UnioneEuropea sta facendo e continua a fare, va nella direzione di riguadagnare le simpatie e il supporto dei #cittadini. E prima o poi arriveranno di nuovo, ovunque, le elezioni.

Traete voi le vostre conclusioni.

ACT TOGETHER, FEEL FREE AND MAKE CHANGES

UNARMI

Riceviamo e riportiamo anche una comunicazione da parte della UNARMI, organismo italiano di tutela di chi delle armi fa il proprio lavoro (inclusi produttori di armi e cartucce) o il proprio svago.

Mentre continuano a giungere risposte dai poligoni privati, UNARMI prosegue la sua indagine sulle conseguenze del regolamento ECHA per il divieto del possesso ed utilizzo di munizioni contenenti piombo. E’ attivo da pochi giorni sulla pagina unarmi.it/post/sondaggio-piombo-tiratori un sondaggio rivolto ai tiratori, complementare a quello già proposto a poligoni e campi di tiro, finalizzato a comprendere come potrebbero variare le abitudini degli utenti italiani qualora il regolamento in discussione venisse approvato. I dati ricavati da questo secondo sondaggio, incrociati con quelli provenienti dai poligoni, ci consentiranno di avere un’idea più completa dei danni che il regolamento potrebbe causare sul piano sportivo e su quelli connessi (commerciale, occupazionale, addestrativo…).

Il sondaggio è completamente anonimo ed è molto importante che vi sia la più ampia partecipazione possibile, di modo da avere un quadro statistico il più possibile rappresentativo della realtà. I risultati dell’indagine saranno presentati all’agenzia ECHA, alla Commissione Europea ed al governo italiano per richiedere lo stralcio del regolamento o di tutti i suoi punti critici.

Sempre nell’ottica del contrasto delle nefaste iniziative europee, sollecitiamo inoltre poligoni, armerie e cacciatori ad aderire alla causa in corso alla Corte di Giustizia Europea, promossa contro la Commissione Europea da Firearms United Network (di cui UNARMI è rappresentante per l’Italia), proponendosi come soggetto danneggiato mediante la modulistica predisposta da Firearms United e scaricabile dalla pagina https://bit.ly/36vMf51. L’adesione è a titolo assolutamente gratuito, ma deve essere inviata entro e non oltre il 19 luglio. La corte Europea accetta qualsiasi lingua dell’Unione, non sono quindi necessarie traduzioni: è sufficiente compilarlo e descrivere i danni, i fastidi e le limitazioni che la nuova regolamentazione porterà. Il documento, poiché non è ammessa la trasmissione via e-mail, deve essere stampato e spedito a:

Court of Justice of the European Union

European Union Court

Rue du Fort Niedergrünewald

L-2925 Luxembourg

In questo momento molto delicato è necessario che tutti diano il proprio contributo, anche se apparentemente irrilevante, poiché dalla riuscita di questi attacchi dipende il futuro del mondo del tiro e della caccia.

Roma, via dei Monti Parioli 25

c.f. 97854290588

www.unarmi.it

Più volte abbiamo sospettato che alcuni provvedimenti non fossero propriamente ‘democratici’, come annunciato: oggi ne abbiamo la certezza. Se l’Europa voluta dai Padri Fondatori è questa, meglio tonare a come eravamo prima. Purtroppo i nomi di De Gasperi, Schumann, Altiero Spinelli, Jean Monnet, Joeph Bech, Konrad Adenauer e Paul-Henri Spaak vengono sbandierati a torto. Certamente la loro idea di Europa unita non era questa.

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Editoriali

Riforma giustizia penale: attenzione anche al civile e al tributario. Parla l’avvocato Lucarella

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Lo scorso 8 luglio il Governo ha dato il via libera alle proposte di emendamento del Ministro Cartabia in materia di giustizia penale.

Il Comunicato di Palazzo Chigi (il n. 27 tanto per la precisione) spiega che “Il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità gli emendamenti governativi al disegno di legge recante “delega al Governo per l’efficienza del processo penale e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari pendenti presso le corti d’appello” (A.C. 2435) proposti dal Ministro della giustizia, Marta Cartabia”. 

Anche se diversi sono i punti importanti su cui il Min. Cartabia vorrà attenzionare il Parlamento, i più significativi sono (come riporta d’altronde il sito ufficiale del Ministero della Giustizia nel piano di sintesi pubblicato) quelli che più infuocherebbero, ipotizzando, il dibattito politico: ad esempio la prescrizione, la digitalizzazione, il rinvio a giudizio dell’indagato solo se si prospetta una “ragionevole previsione di condanna”, il meccanismo di discovery degli atti a garanzia dell’indagato e della vittima, ecc.

Abbiamo voluto sentire l’opinione dell’avvocato Angelo Lucarella, vice pres. coord. della Commissione giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico, quale attento conoscitore delle dinamiche politico parlamentari e governative.

“Il Ministro Cartabia sta svolgendo, con tutta evidenza, quanto necessario e che il Paese attende da molto tempo.

Gli emendamenti non sono ancora pubblicati sul sito del Governo e, pertanto, non ci può che rifare al documento della Commissione Lattanzi, per un verso, nonché al prospetto di sintesi pubblicato, per altro verso, sul sito ufficiale del Ministero della Giustizia.

Fondamentalmente le proposte dell’ex Presidente della Corte Costituzionale si indirizzano su due direttrici: ammortizzare i ritardi e cambiare il principio del fine processo mai.

Il difficile viene ora, però, perché le proposte del Min. Cartabia incidono molto (in chiave politica) sulla questione della prescrizione: quest’ultima farà i conti con l’improcedibilità dell’azione penale.

Ciò nel mondo giuridico sta a significare, comunque, un sostanziale cambio di rotta rispetto al passato a prescindere da quanto si voglia o non voglia riconoscerlo. Ovviamente, da quanto si legge nel prospetto di sintesi del Ministero, saranno tenuti fuori da tale perimetro i reati soggetti alla pena dell’ergastolo.

Il nocciolo principale della riforma è, tuttavia, proprio sul tema dei tempi di inizio e fine della vicenda giudiziaria.

Il riflesso politico è tutto da decifrarsi ancora anche se, oggettivamente, la linea dell’esecutivo Draghi è nettamente diversa da quella del passato in cui si è partorita, un pò sbrigativamente, la riforma Bonafede (legge approvata in circa sei mesi rispetto all’insediamento del Governo Conte del giugno 2018).

Ma la vera sfida sarà non trascurare il fatto che oltre alla riforma penale ci sono quella civile e tributaria da farsi: ormai indifferibili. Nel civile i tempi biblici e la disorganizzazione cronica, da una parte; dall’altra parte, invece, accade che nel tributario si assiste alla nomina di Pm che diventano giudicanti aggiungendosi a questa assurdità degli novanta (in cui fu fatta la riforma) un’incapacità sistemica volta a professionalizzare al massimo il corpo decidente benché sia risaputo l’altissimo livello di complessità della materia.

Cittadini e contribuenti che servizio e garanzie di giustizia ricevono (anche costituzionalmente parlando)? Come percepiscono il tutto?

Un fatto è certo: il Parlamento non può sprecare questa occasione soprattutto per il PNRR e tenuto conto che ci si gioca la credibilità del sistema Paese difronte alla rinnovata fiducia europea”.

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