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Editoriali

BASILICATA: LETTERA APERTA DI EMILIO LIBUTTI AL SEGRETARIO REGIONALE DEL PD

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Emilio Libutti ex Segretario PD di Rionero in Vulture (PZ)

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di Domenico Leccese

C'è sempre grande attenzione in Regione, ed in particolare nell’Area del Vulture, per la Politica della Basilicata, Italia ed Europa.

 

Riceviamo e pubblichiamo, la lettera aperta al Segretario Regionale del PD Basilicata Antonio Luongo, inviata da Emilio Libutti ex Segretario PD di Rionero in Vulture (PZ).

Ecco la lettera:

Carissimo Antonio,
forse mai, come in questi ultimi tempi, pare che lo sport preferito in Basilicata sia quello di scriverti e forse mai, come in questi ultimi tempi, ovunque si ritrovano anche solo tre persone e, per caso, parlano di politica il tuo nome è il più gettonato. Certo ti fischieranno le orecchie e questo acufene capisco che non ti aiuta ad essere sereno ed a fare valutazioni politiche non indotte dal piagnisteo ora dell’uno ed ora dell’altro interlocutore che ti si para dinanzi.

Al di la di queste considerazioni io, sommessamente, aggiungo la mia che mi porta a valutare “fallimentare” la gestione del partito per le azioni messe campo in “contro” una parte di esso essendo venuto meno il tuo proposito del “super partes” e del “segretario di tutti” e del “segretario che avrebbe curato i territori” così come, fino ad oggi solo a parole, hai enunciato nella tua campagna alle primarie dello scorso anno.

I territori in particolare li hai “sistemati” proprio a dovere!!!
Basta vedere il disagio manifestato dai Segretari di Circolo che avevano autoconvocato un’assemblea alla quale hai posto riparo ricevendo soltanto una delegazione degli stessi, sintomo che, come si dice a Rionero, “non c’è un palmo di terra netta”. Incontro conclusosi con un impegno, che fa eco a quelli presi nell’anzidetta campagna delle primarie, di “visitare” i territori ed ascoltare le voci che da essi si levano. Singolare poi quella pergamena donata ai Segretari, resa nota dai social e dalla stampa, alla qual notizia la prima reazione è stata quella di sorridere per la garbata auto ironia della quale sei capace ma a ben guardare più che una pergamena io la trovo essere una fotografia dello stato dell’arte attuale, purtroppo, del nostro partito e forse della politica più in generale, nelle nostre lande perlomeno.

Penso che sia un tentativo, mal riuscito a mio avviso, di nascondere una amara verità e vale a dire che l’ammuina c’è davvero ed è palpabile. Un’ammuina però che non può essere scaricata su chi invece prova a far politica e verso i quali, ancora una volta con una superficialità raccapricciante, ti sei scagliato con una diffida che, consentimi di utilizzare un eufemismo, trovo alquanto impropria e per certi versi addirittura abusata.

La questione Rionero, se la si vuol vedere solo dal tuo punto di vista e da quello del segretario cittadino, è argomento di una Assemblea per quel che attiene agli iscritti e simpatizzanti e da Commissione di Garanzia per quanto riguarda l’istituzione Partito.
Ora come ben sai di Commissioni di Garanzia non ce ne sono a livello locale, in quanto sia tu che il nostro segretario da questo punta di vista siete stati latitanti, e non ci resta che quella Nazionale dove saremmo bel lieti di risolvere il “contenzioso sulle scelte di visione politica”, mentre per le assemblee ormai il tempo trascorso dalla celebrazione dei congressi è così lungo che siamo più vicini alla data di convocazione dei nuovi piuttosto che alla data di quelli tenutisi (una mossa dovreste darvela nel convocarla anche per risultare più credibili).
Io mi chiedo e ti chiedo cos’è timore di confrontarsi o cosa?

Senza il confronto nel quale si possono esprimere le proprie ragioni resta tutto aleatorio e c’è una irricevibile presa di posizione del tutto partigiana senza aver nemmeno espresso per la decisione adottata una motivazione politica.

Cosa si teme che dal confronto emerga a chiare lettere l’atipica situazione politica che vede, Rionero per quel che mi riguarda da vicino ma anche più in generale svariate situazioni locali (per non dire situazione Regionale), il nostro Partito oppositore di se stesso ed a braccetto stretto con forze di opposizione ai Governi Nazionale e Regionale secondo una visione che ancora non trova una spiegazione plausibile?

A Rionero il cosiddetto gruppo antagonista, sul quale si vuole ancora artatamente scaricare responsabilità di divisione interna al PD, pone un problema politico ed al quale non c’è stata ancora una risposta se non un arroccamento sull’Aventino per difendere posizioni personali che nulla hanno a che vedere con il bene comune a cui tende invece l’azione di due Consiglieri Comunali suffragata e sorretta da una larghissima frangia di iscritti e simpatizzanti.

Caro Antonio non so se a te l’hanno raccontata giusta ma questo è e non altro.
E temo che non l’abbiano raccontata giusta altrimenti non penso che ti saresti limitato ad offrire primarie su Rionero quando le stesse non sono proprio oggetto del contendere.
Per cui, so che non ne hai bisogno, ma il mio consiglio te lo do lo stesso: cerca di sentire le due campane prima di iniziare crociate e sentirle in Assemblea non a porte chiuse con i soliti quattro gatti.
Il tempo stringe e sai che Rionero è atteso ad un appuntamento importante per cui non versiamo il latte sul quale poi si sa è inutile piangere.

All’uopo voglio fare il verso a qualcosa che ho letto sulla stampa (La Nuova 11/10/2015) riguardo al dentifricio.
Vero è l’assunto che il dentifricio non si può rimettere nel tubetto ma è altrettanto vero che quando il dentifricio lascia il tubetto con “pressione” esercitata su di esso ha due destini: quello di finire sullo spazzolino, per cui poi esplica la sua azione benefica, o quello di fare una miserevole fine cadendo nel lavandino.
Bisogna quindi capire se si ha la giusta attenzione e la mano ferma per evitare che si perda nel lavandino. Però è anche vero che se sul tubetto si allenta la “pressione” mentre il dentifricio sta “uscendo” e non è troppo fuori la pasta torna indietro al suo posto. Dipende dalla mano sapiente che regge il tubetto e dalle intenzioni della stessa persona sapiente cui essa appartiene.

Spero vorrai fare serenamente le tue valutazioni ed essere consequenziale imboccando l’auspicato sentiero del confronto.
Un sentiero sul quale troverai “veri innamorati” del PD ai quali la mattina si aggrovigliano le budella nel leggere e sentire accuse ed attacchi al Governatore Regionale (PD, ma questo lo sai) ed al Premier (PD anche lui) e Nostro Segretario Nazionale da parte di quelle forze politiche verso le quali stranamente rivolge il “proprio amore” (ancora attendiamo di saperne le ragioni) la parte di PD che, inopinatamente, ritieni sia quello “ufficiale” soltanto perché si fregia di un titolo ottenuto per malaccordo e che mai è stato sino ad oggi suffragato da una verifica di maggioranza stante la frattura che il detentore del titolo ha saputo procurare fin dalle prime ore del mandato ricevuto.

Ed anche nelle ultime ore (Il Quotidiano 12/10/205) non si è smentito scavando ancor di più il solco con delle dichiarazioni inaccettabili e mendaci nel merito e nel metodo adottato.
Pur di ingraziarsi te che lo assecondi con quelle lettere di diffida e con una tardiva difesa di ufficio alla tua persona posto che sia veramente sentita, altera i fatti e si smentisce da solo dando mostra della sua innata abilità a darsi la zappa sui piedi. Nel merito mente perché non siamo stati noi, Consiglieri Comunali in testa, a rifiutare il confronto e la “discussione prima e la decisione poi”” in quanto ci sono lettere, messaggi ed appelli sulla stampa (tutti documentabili) di richiesta in tal senso.

Chi non ha offerto il luogo di “discussione prima e decisione poi” è stato lui che si è trincerato senza ragione nel suo studio privato con pochi adepti (singolare che questo articolo in tua difesa e di cui parlo abbia visto la “luce” sotto la lampadina che dopo mesi si è vista accesa nel circolo).
E questo è il merito delle menzogne che quando vuoi “arbitrare in un’assemblea” sarà sempre tardi.
Nel metodo poi si scade nel più becero ed artato tentativo di darsi ancora una volta il titolo di “presunta maggioranza” firmando lo scritto a nome del Direttivo del Circolo. Come mai lui che ti ha chiesto di intervenire sulla liceità del Gruppo e della firma di tabella e manifesti e che tu hai avallato con le tue lettere ora firma a nome di chi NON HA CONVOCATO?

Non c’è stata una convocazione di “direttivo vero” che avallasse la scelta dell’articolo al pari di convocazioni mai pervenute perché il circolo potesse discutere e scegliere una linea politica (riguardo alla linea politica sarebbe opportuno che qualcuno rileggesse, se lo ha mai fatto, il comma 1 dell’art 6 dello Statuto Regionale).
E’ questa la conduzione “MORALE” di un circolo?

E’ lui accreditato a parlare di morale e farla agli altri?
Leggo un trattato di filosofia sulla morale ed ammetto senza fronzoli di non averci capito un’acca. E’ probabilmente un mio limite intellettivo ma mi auguro che lo abbia almeno capito lui che lo ha scritto perché se così fosse dovrebbe vergognarsi come un ladro di fare agli altri una morale che non gli appartiene e che non ha nel suo DNA.

In attesa di sentirti battere un colpo nella direzione di riportare tu nel Circolo la discussione tanto agognata ti saluto cordialmente con l’affetto e la stima di sempre.
Emilio Libutti ex segretario PD di Rionero in Vulture"
 

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Un Paese di delinquenti, salvo qualche eccezione per fortuna

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L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità

Di frequente si scrive Italia, paese di pazzi! Anche questa è apparenza e non sostanza, i pazzi infatti sono degli ingenui, senza malizia, innocui;  la definizione pertinente è: Paese di delinquenti, vale a dire di ladri e di corrotti e di incapaci: questa, con dispiacere, è la regola che si legge in giro, salvo qualche eccezione per fortuna.

L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità. Quanto si registra ultimamente nei vertici del Consiglio Superiore della Magistratura a proposito di corruzione, manovre distorsive, sul carrierismo dei vari magistrati, gli arbitrari milionari, i  privilegi inauditi, allora si comprende perché anche la più banale delle cause debba durare oltre tredici anni nella, di nuovo, generale indifferenza, anche dei sommi capi del losco sistema.

Si ricorda quanto è esploso sui giornali tre o quattro anni fa a proposito di quel consigliere di Stato che da ben dieci anni educava e istruiva le future giudicesse imponendo minigonne, tacchi a spillo e mutande rosse? Dove sono ora queste giudicesse così ben educate? Al contrario si osservino certe facce di magistrati a livello apicale, soprattutto quella del maggior responsabile che in questi giorni ci passano sotto gli occhi alla televisione o nei giornali: ci si chiede sulla scorta di quale principio di efficienza operativa e di rispetto degli utenti si possano destinare a giudici persone con una tal faccia e sembiante, da far accapponare la pelle già a prima vista? Tale contesto primitivo e grottesco ricorda quel direttore delle poste tutto afflato lirico e cuore grande che destinò allo sportello pubblico un impiegato monco, con un solo braccio, a sbrigare raccomandate e vaglia postali e pacchi e francobolli, ecc… Con una sola mano! 

Ed ecco qualche episodio, verificato

Il giudice, ammesso che sia un giudice e non un avvocato che è stato fatto diventare giudice, sentenzia di abbattere un manufatto abusivo e illegittimo. Un altro giudice, nel grado successivo, dopo quattordici anni!!!, sentenzia: non è abusivo, quindi  ricostruire! Si è mai sentito qualcosa del genere? Un giudice scrive: abbattere, un altro: ricostruire! Chi paga? La regola e la giustizia, quella vera,  anche quella del buon senso, esige e vuole che  sia chi ha sbagliato a dover pagare cioè il giudice, uno dei due: invece nel paese dei delinquenti è la vittima a pagare! E nemmeno l’abusivista diventato innocente, nemmeno  il giudice impappone! A  chi ci si rivolge? Nessuno ascolta, letteralmente: se vuoi farti ascoltare, sei obbligato  ad alimentare il tristo apparato cioè affrontare  un altro grado di giudizio, rivolgersi a un avvocato, sborsare soldi, vivere nelle angustie e aspettare una bella quantità di altri anni, per forse avere soddisfazione. Oppure protestare pubblicamente, pure se hai ottantanni, con striscioni e cartelloni magari davanti al Quirinale dove risiede il numero uno della Giustizia. Oppure, oppure…

Ancora: il giudice sbaglia a leggere un atto notarile col risultato di stravolgere un andamento comunitario durato secoli in pace;  in più, erroneamente o per altre ragioni, sentenzia che tizio, pur se ben individuato e documentato negli atti, non fa parte dei due venditori di un determinato cespite! oppure, altra sentenza, che un bene strutturale che è stato proprietà comune per secoli, ora di punto in bianco, per motivazioni assolutamente personali del giudice o della giudicessa e non giudiziarie o tecniche, diventa privato: in questi casi di palesi e manifesti errori materiali o di sviste   -salvo altre ipotesi- che nulla hanno a che fare con il Diritto e tanto meno con la Giustizia, per quale ragione la vittima deve passare ad altri gradi di giudizio, spendendo soldi, vivendo nell’ansia e aspettare dopo 14 anni, chissà quanti altri anni ancora, visto il losco andazzo? Non è più logico e doveroso, se non lo fa il giudice interessato, che siano i suoi superiori ad intervenire e correggere gli errori? Dove è scritto che un giudice è infallibile come un Papa anche quando sbaglia vistosamente e che occorre un altro Papa per correggere  gli errori materiali, sempre ammesso che siano errori e non invece altro di altra origine?

L’ambiguo sistema, invece, vuole che si continui ad alimentare il giuoco, a beneficio di certi giudici e degli avvocati e a danno delle vittime e della comunità dei cittadini che, tra l’altro, deve mantenere lautamente l’indegno apparato. E’ doloroso vivere da parte dei cittadini in che modo il solo pilastro e garanzia di generale equità possa essere lordato così facilmente da certi personaggi immessi nel sistema e rimanervi.    

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Emergenza cimiteri, tra requisizioni di loculi temporanee e quelle Ad libitum: Comune che vai amministratore che trovi…

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La requisizione senza termine di scadenza è solo un abuso, è un atto illegittimo, è considerare i propri concittadini come sudditi e questo non può chiamarsi civiltà, ha un altro nome: atto vergognoso

Quello dei 7904 comuni italiani è un mondo in movimento. Dal 1861 in poi, a causa di divisioni, unioni ed accorpamenti, molti sono stati soppressi e in seguito ricostituiti. E’ un mondo tenuto costantemente sotto osservazione perché per i partiti politici i comuni costituiscono territori per l’incubazione di consensi e l’accaparramento di voti.

Potere, economia e sviluppo urbano si diversificano tra un comune e l’altro a seconda del livello culturale ed il senso civico dell’amministratore di turno. Il tutto dipende se questi sappia guardare lontano, se conosce il contesto territoriale, se sia veramente motivato verso il bene comune ed infine se sappia trasformarsi in leader per non soccombere agli interessi lobbistici.

In teoria il cittadino ha in mano il destino del proprio Comune ogni volta che entra nella cabina elettorale. E’ lì che si disegna quale benessere per il futuro. Ahinoi sovente primeggia il voto di favore al personaggio “simpatico”.

Abbiamo fatto una veloce ricerca tra una settantina di comuni e non potendo, per brevità, elencarli tutti, ci siamo dati un tema molto dibattuto in tempi di Covid-19 causa l’esponenziale aumento di decessi, e cioè l’emergenza sepolture.

Dalla nostra ricerca emergono Comuni virtuosi che avendo amministratori motivati e che hanno saputo guardare lontano, non si sono fatti sorprendere dall’emergenza. Hanno avviato con urgenza i lavori di ampliamento del cimitero e a lavori avviati, avendo esaurito i loculi a disposizione, anche loro malgrado, hanno dovuto ripiegare a requisire quelli dei privati ancora non utilizzati.

Essendo questi dei Comuni governati da amministratori con esperienza giuridica e rispettosi dei diritti dei loro cittadini, chi più e chi meno, si sono distinti per la loro correttezza e serietà.

Alcuni di questi Comuni meritevoli di menzione

Il Comune di Palomonte (Provincia di Salerno) con Ordinanza emergenza loculi del 17.9.2020 autorizzava l’utilizzo della sepoltura provvisoria per il periodo di tre mesi, impartendo precisi ordini all’Ufficio tecnico “predisporre ogni utile atto affinché entro e non oltre tre mesi il nuovo edificio sia agibile e quindi possa cessare ogni requisizione provvisoria”. I lavori sono stati eseguiti ed i loculi restituiti ai legittimi concessionari.  

Stesso comportamento civile che il Comune di Jerzu, provincia di Nuoro, in identica occasione ha saputo adottare con i suoi concittadini. Entro otto mesi dalla pubblicazione dell’ordinanza di emergenza si dovevano terminare i lavori di ampliamento del cimitero. Anche in questo caso la requisizione portava un termine, una scadenza. Allo scadere degli otto mesi, a lavori terminati la promessa del sindaco è stata onorata.

Requisizione loculi applicata dagli azzeccagarbugli

La requisizione senza termine di scadenza è solo un abuso, è un atto illegittimo, è considerare i propri concittadini come sudditi e questo non può chiamarsi civiltà, ha un altro nome: atto vergognoso. Una condotta simile si può giustificare solo ammettendo che gli amministratori siano a digiuno completo di qualsiasi cultura delle leggi, buoni solo ad occupare la poltrona  tirando a campare.

Ci siamo avvicinati alla provincia di Trapani e precisamente a Città di Castelvetrano. Gli amministratori di questo Comune, Città degli ulivi e dei templi, hanno considerato l’emergenza loculi cimiteriali d’importanza superiore  alla ristrutturazione di qualsiasi tribuna dello stadio locale. A Trapani avevano compreso la sacralità del feretro ed emettendo l’ordinanza requisizione loculi si erano accertati che entro e non oltre 24 mesi i loculi sarebbero stati restituiti ai legittimi concessionari. Questi amministratori sono andati oltre perchè avevano stabilito di corrispondere ai concessionari dei loculi requisiti provvisoriamente, un canone (tariffa) rapportato al periodo di effettivo utilizzo.

Sono tanti i comuni, da nord a sud che correttamente nel requisire i loculi ai concessionari, hanno stabilito un termine entro il quale si impegnavano di restituire il loculo. Alcuni come Trapani sono andati oltre, con i concessionari hanno stabilito un tariffario. Altri comuni poi hanno scelto di allungare la concessione con il relativo periodo che il loculo veniva requisito.

In tema di requisizione loculi, tanti sono i Comuni che sono stati corretti e leali con i loro concittadini e tra i sopranominati merita menzione anche il Comune di Fiano Romano. Con deliberazione G.C. n°86 del 26 luglio 2016, approvando il progetto dell’ampliamento cimiteriale aveva dato un termine di scadenza entro e non oltre 18 mesi per la consegna. Tali termini sono stati applicati e rispettati sia nel requisire che nel restituire i loculi ai legittimi concessionari.

Anguillara Sabazia e le requisizioni “Ad libitum”

A fine ricerca salta all’occhio il comportamento corretto giuridicamente e comportamentale della maggioranza dei comuni e per contro la baldanza degli amministratori che si sono succeduti al Comune di Anguillara dal 2017 a oggi. Questi amministratori dovrebbero riflettere meglio sul loro operato in tema di requisizioni dei loculi cimiteriali “ad libitum” e anche i cittadini dovrebbero riflettere e meditare.  “Meditate gente, meditate” diceva Renzo Arbore.

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Chiara Rai: “Ecco cosa penso delle querele temerarie”

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“Est modus in rebus”, esiste una misura nelle cose, lo diceva qualcuno che amava raccontare le fiabe. Ogni tanto mi piace ricordarlo, soprattutto in giornate particolarmente complesse, dove addirittura ci sono circostanze che portano un giornalista che si dedica alla professione a doversi difendere solo perché fa il proprio mestiere. A dover sopportare le ormai note “querele temerarie”, quelle infime azioni che i presunti persecutori travestiti da perseguitati vanno propinando quando per loro si mette male.

L’unico modo per mettere tutto a tacere, adesso e per sempre, per questi infimi personaggi occulti è soltanto uno: “Ti porto in tribunale, ti faccio spendere soldi, ti faccio abbassare la testa così da farti capire che nei miei affari non devi sficcanasare, così da farti ben comprendere che posso ridurti in mutande soltanto se qualcuno inavvertitamente incappa nella mia accusa e avvalora le mie disoneste tesi”.

Sì, sono giornate complesse ma altamente rigeneranti per chi vuole continuare a camminare con la schiena dritta e la testa alta come mi hanno insegnato i miei genitori (se fossero ancora vivi immagino che sarebbero contenti di leggere parole che sanno di libertà). Non mi piego ne io e ne la mia famiglia.

Le minacce celate dietro le querele e le richieste di risarcimento danni per i “malori cagionati” dalle inchieste giornalistiche che faccio e che facciamo come giornale L’Osservatore d’Italia, mi scivolano addosso senza potermi scalfire. Chi aggredisce per mettere la cenere sotto il tappeto agisce in malafede e chi gioca con la giustizia e va in giro dicendo che “gli italiani sono tutti scemi e non capiscono nulla” si sbaglia perché siamo una nazione di brava gente, soprattutto di persone oneste.

Continuiamo a perseguire l’interesse collettivo e la verità sostanziale dei fatti perché il diritto di informare è costituzionalmente garantito. Questo fondo rivolto ai lettori affezionati de L’Osservatore d’Italia, alla fine di una giornata difficile ma appagante è l’unica maniera che conosco per rasserenare chi ci legge, anche quei personaggi di cui sopra: non molliamo! Continuiamo a scoperchiare le verità nascoste, a parlare dei fatti scomodi per portarli alla luce. Lo facciamo per dovere di cronaca non certo per perseguitare nessuno. Solo così posso continuare a portare con estremo orgoglio e riconoscenza la pelle che indosso: il giornalismo scevro dalle torbide dinamiche messe in piedi dai parassiti della società. Est modus in rebus, a volte ce lo dimentichiamo ma non dovremmo, specialmente quando “divoriamo” un patrimonio pubblico destinato alla collettività e non solo a pochi furbetti. La giustizia morale è sempre la strada vincente da percorrere. Come è bello guardarsi allo specchio e non provare vergogna.

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