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Viterbo

BASSANO ROMANO, RIFIUTI PERICOLOSI: STOP O V.I.A. AL CEMENTIFICIO CON UTILIZZO DI RIFIUTI?

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Tempo di lettura 5 minuti Il Comune rassicura ma delle ombre e dei dubbi sono in agguato

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di Luca Pagni

Bassano Romano (VT) – Il Comune di Bassano Romano ha emanato un comunicato stampa che definirei rassicurante : “Siamo molto soddisfatti per il lavoro svolto ed i risultati ottenuti per fermare l’ipotesi di realizzazione sul nostro territorio di un impianto di recupero di rifiuti. Il continuo lavoro di opposizione al progetto, che prevede l’utilizzo di ceneri di carbone provenienti dalla centrale termica Tvn di Civitavecchia, inizia a dare i primi risultati positivi a favore della comunità bassanese.Nelle scorse settimane il progetto aveva subito un primo stop a seguito della verifica dei requisiti in merito al rilascio della licenza edilizia pervenuti al Comune di Bassano Romano a seguito di una comunicazione di sospensione del procedimento proprio a causa della mancanza di documentazione. Dall’analisi della stessa, l’Ufficio tecnico comunale ha appurato la mancanza di un requisito fondamentale al rilascio della licenza edilizia ed ha provveduto a comunicare alla ditta interessata il conseguente diniego. Alla luce di questo siamo certi che la sospensione sine die del procedimento da parte del settore ambiente della Provincia di Viterbo si trasformerà a breve in un definitivo stop alla realizzazione dell’impianto. In virtù di questa serrata attività dell’amministrazione comunale sono venuti meno i presupposti d’urgenza e questa mattina è stato chiesto al Tar del Lazio da parte del legale che assiste il Comune, Vanessa Ranieri, di fissare l’udienza con cui si entrerà nel merito.
Garantiamo che pur felici dei primi risultati positivi, l’attenzione sul tema non calerà minimamente, anzi con il nostro avvocato stiamo già pensando di fissare un’altra assemblea pubblica per aggiornare la cittadinanza sulla vicenda. Comune di Bassano Romano”.

Siamo lieti delle notizie che arrivano dal Comune di Bassano Romano, ma qualche dubbio sull'impianto di recupero rifiuti resta. Sarebbe auspicabile un sano confronto per raggiungere il fine comune.
Se l' ufficio tecnico comunale ha fatto un documento dove annulla il procedimento per mancanza di requisiti, sarebbe interessante poterlo visionare per studiarne la superabilità nel tempo.

Agibilità, Destinazione d'uso e Concessione Edilizia sono atti del Comune e se non da questa questa, potranno venire da future amministrazioni.

Si rammenta che l’amministrazione comunale bassanese ha depositato il 13/05/2013 il ricorso 4975/2013 al T.A.R. del LAZIO, rappresentato dall’Avv. Vanessa Ranieri, che è anche Presidente WWF Lazio.

Oggetto del ricorso: “Annullamento della d.d. n. a01445/13 con allegata relazione con la quale e' stata rilasciata a favore della soc. tuscia prefabbricati srl una pronuncia di verifica con cui si escludeva l'assoggettabilita' a V.I.A. ai sensi dell'art. 20 del d. lgs. n. 152/2006 e s.m.i. del progetto di recupero di rifiuti pericolosi per la produzione di manufatti edilizi in calcestruzzo da realizzarsi nel comune di Bassano Romano (vt) loc.Sstazione Scalo”

L’Avv. Vanessa Ranieri sulla sua pagina Facebook ha usato toni che definirei vittoriosi:
“…Fermata la realizzazione dell'impianto per il recupero di rifiuti speciali non pericolosi per la produzione di manufatti edilizi con le ceneri della centrale a carbone di Civitavecchia!!!”

L’Osservatore Laziale ha cercato e trovato il ricorso del Comune di Bassano Romano dove viene segnalata l’ultima udienza tenutasi il 14/11/2013 e dove non c’è ancora Istanza di fissazione, nessun provvedimento e nessun decreto.

Non ci è dato dunque di sapere se è stata fissata una prossima udienza.

Nella Camera di Consiglio era presente il Magistrato Linda Sandulli quale Secondo componente. Sullo stesso sito alla pagina web http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Roma/Sezione%201T/2006/200600270/Provvedimenti/201301369_01.XML è pubblicata una sentenza che la Sezione Prima Ter del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha emanato nella camera di consiglio del giorno 17 gennaio 2013 con l'intervento del Magistrato Linda Sandulli, che ne era Presidente.

Nella sentenza si leggono alcuni passaggi importanti che crediamo possano avvalorare i ricorsi al TAR del Comune di Bassano Romano e dell’O.N.A. Osservatorio Nazionale contro l’Amianto, presentati per fermare il progetto della Tuscia Prefabbricati che insiste su terreni che erano dell’Università Agraria di Bassano Romano e che forse erano gravati da usi civici quando vennero affrancati dalla COLACEM S.P.A. con il pagamento di 700.000 Lire il 10/10/1994 con Atto Notarile Rep. N. 65221/25814.

Se teniamo conto del fatto che “alle Regioni è stata trasferita la competenza a liquidare gli usi civici, ma non ad accertare quest’ultimi, ai sensi dell’art. 29 della legge 16.6.1927, n. 1766”, secondo cui “i commissari decidono tutte le controversie circa la esistenza, la natura e la estensione dei diritti di uso civico”, un’eventuale cognizione della controversia spetterà al commissario per la liquidazione degli usi civici, e se il caso di Bassano Romano dovesse rientrare nella specie di “liquidazione degli usi civici” il ricorso al TAR potrebbe essere in parte rigettato.

Nella sentenza sopra citata si legge che “Come ripetutamente affermato in giurisprudenza, i beni aggravati da usi civici debbono essere, infatti, assimilati ai beni demaniali. La particolarità del regime a cui sono sottoposti i beni in esame determina che, al di fuori dei procedimenti di liquidazione dell’uso civico e prima del loro formale completamento, la preminenza del pubblico interesse che ha impresso al bene immobile il vincolo dell’uso civico ne vieta ogni circolazione (cfr., in tal senso, Cass. Civ., Sez. III, 28 settembre 2011, n. 19792; T.R.G.A., 17 ottobre 2005, n. 284) e, pertanto, ogni atto di cessione tra privati di un tale bene – pur se riconosciuto come intervenuto – è affetto da nullità (Cass.Civ., Sez. III, 3 febbraio 2004, n. 1940).

In altre parole, in materia di terreni soggetti ad uso civico non possono costituirsi proprietà private senza un titolo proveniente dall’autorità che ha il potere di disporne (principio questo a cui si riconnette, tra l’altro, anche l’irrilevanza di stati di prolungato possesso – Trib. Cassino, 7 aprile 2010; App. Roma, Sez. IV, 8 novembre 2006);

I profili riguardanti la giurisdizione in materia di accertamento della soggezione di un terreno ad uso civico sono generalmente riconosciuti al Commissario Regionale degli usi civici (cfr., tra le altre, Cass. Civ., Sez. Un., 28 dicembre 2007, n. 27181).

Se le terre dell’Università Agraria di Bassano Romano erano gravate da usi civici, comparati ai beni demaniali, risulterebbero inalienabili ed ogni trasferimento a privati sarebbe nullo. (Sentenza Tar 7.2.2013 di Linda Sandulli). Considerando poi che il Consiglio di Stato, riunitosi in Roma nella camera di consiglio del giorno 11 dicembre 2012, ha reputato nulle le compravendite a privati di terreni con usi civici, riteniamo plausibile che la compravendita e l’affrancazione della COLACEM SPA potrebbe essere ritenuto un atto NULLO e che, sulla base di questo presupposto, il ricorso al TAR potrebbe essere in parte rigettato e rimandato agli organi competenti.

“La funzione principale dell’uso civico sarebbe quella di garantire risorse alla collettività che ne è proprietaria e finalità aggiuntive a quelle della tutela dell’ambiente.”

La presenza di un organo come il Commissario per la liquidazione degli usi civici, che assomma funzioni amministrative a funzioni giurisdizionali, rappresenta un intreccio non facile da sciogliere.

Un altro aspetto inoltre che rende complesso lo scioglimento di molti nodi relativi alla riallocazione delle funzioni amministrative dallo Stato alla Regione è il progressivo slittamento della materia degli usi civici dal settore dell’agricoltura al settore della tutela del territorio e dell’ambiente, slittamento che si è accentuato con il passaggio delle competenze alle Regioni e con alcune legislazioni regionali. Tutto ciò sta avvenendo in mancanza di una riforma organica del settore, quindi in presenza di una legislazione ancora in parte inadeguata.

Sarebbe auspicabile che il Sindaco del Comune di Bassano Romano, quale massima autorità sanitaria locale, convochi una Conferenza dei servizi ed invochi un intervento da parte di ARPA LAZIO, NOE ed AUSL, per analizzare oggi la qualità di terra, aria ed acqua intorno alla TUSCIA PREFABBRICATI, in modo da avere un domani dei valori di riferimento per valutare eventuali danni ambientali.

Confidiamo che tutto possa finire per il meglio nell’interesse collettivo al diritto alla salute e negli interessi particolari ed individuali di quanti potrebbero vedersi svalutare il valore di case o negozi o attività produttive, attività turistiche ed agricole ed allevamenti, oltre alla salvaguardia del verde e delle zone paesaggistiche locali.

 

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Cronaca

Bagnaia, panico in piazza: armato di revolver e balestra minaccia tutti

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La mattina di lunedì 28 giugno, alle 7.30, nella piazza XX settembre di Bagnaia, un uomo armato di revolver in una mano e balestra nell’altra ha iniziato a inveire minacciosamente contro i presenti verosimilmente per un diverbio con alcuni conoscenti avvenuto poco prima.
Il suo comportamento è stato prontamente notato da un Caporal Maggiore del 1° Reggimento “Antares” dell’Aviazione dell’Esercito di stanza a Viterbo che, in uniforme, stava facendo colazione presso il vicino bar. Lo stesso interveniva prontamente con estremo coraggio, disarmando l’esagitato ed evitando, in tal modo, conseguenze ulteriori.
I Carabinieri del Nucleo Radiomobile e della Stazione di Bagnaia, giunti nel frattempo sul posto, hanno preso in consegna le armi e il soggetto, che è stato quindi portato in caserma per ulteriori accertamenti.
Le armi, una pistola da Soft Air ad aria compressa priva di tappo rosso e una balestra armata di dardo con punta metallica, entrambe di libera vendita ma di cui è vietato il porto, sono state sequestrate.
La successiva perquisizione dell’abitazione del soggetto ha consentito di rinvenire ulteriori due pistole lanciarazzi.
AL termine degli accertamenti il medesimo è stato denunciato a piede libero per minaccia aggravata e porto abusivo di armi.

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Costume e Società

Vasanello, torna la sagra degli gnocchi co’ la rattacacio

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Torna, a Vasanello, uno degli appuntamenti gastronomici più attesi dell’estate in tutta la provincia di Viterbo e non solo, la sagra degli gnocchi co’ la rattacacio.
L’evento, alla tredicesima edizione, si terrà dall’ 8 al 10 luglio ed è organizzato dalla Classe 1982, guidata da Alessio Pace, in collaborazione con l’amministrazione comunale.
Per l’occasione l’Arena polivalente si trasformerà in un enorme ristorante all’aperto sotto le stelle dove si potranno gustare tutte le migliori specialità locali.
Gli gnocchi co’ la ratta cacio sono uno dei piatti principi della cucina vasanellese e la sagra nasce proprio con l’intento di promuovere e valorizzare questa specialità della cosiddetta “cucina povera”, la cui ricetta si tramanda gelosamente di madre in figlia.
Realizzati con un impasto di acqua e farina, gli gnocchi vengono poi lavorato con la “ratta cacio”, ossia la gratta formaggio, così da creare delle tipiche scanalature “ a quadrettini” in cui si raccolgono i gustosissimi sughi, realizzati alla vecchia maniera dalle donne del posto.
Si tratta di una manifestazione che, negli anni, ha visto crescere enormemente il numero dei visitatori, anche dalle regioni vicine, che sono attirati sia dall’ottimo cibo che dal divertimento garantito.
Tutte le serate infatti sono allietate da un accompagnamento di musica live che rende ancora più piacevole la deliziosa cena al chiaro di luna.
Per i celiaci disponibili anche menù gluten free da prenotare entro il 7 luglio.
A Vasanello dall’ 8 al 10 luglio appuntamento da non mancare.
Per informazioni è possibile contattare il 347 231 3936-339 543 8671-328 581 2913.
Fb: https://www.facebook.com/classefesteggiamenti1982vasanello

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Castelli Romani

Conflitti di interesse, amici delle banche e curriculum striminziti: a.a.a. cercasi Banca d’Italia

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Il fatto non sussiste. Il giudice Ada Grignani ha assolto 14 persone dall’accusa di bancarotta semplice nel processo al Tribunale di Arezzo per le cosiddette “consulenze d’oro” di Banca Etruria. Tra gli imputati anche Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena, che all’epoca dei fatti era vicepresidente dell’istituto di credito aretino.

Per lui il Pm Angela Masiello aveva chiesto un anno di pena. Stessa richiesta era stata formulata per altri tre dirigenti, per gli altri imputati erano state chieste condanne da 8 a 10 mesi. Oltre a Boschi, gli imputati erano Luciano Nataloni, Claudia Bugno, Luigi Nannipieri, Daniele Cabiati, Carlo Catanossi, Emanuele Cuccaro (ex vice direttore generale), Alessandro Benocci, Claudia Bonollo, Anna Nocentini Lapini, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori e Ilaria Tosti, Claudio Salini. Sono stati tutti assolti con formula piena.

Le indagini erano basate su 4 milioni di euro di incarichi affidati dall’istituto di credito a società specializzate per valutare, analizzare e poi avviare il processo di fusione con un istituto di elevato standing per evitare il crac. A proporre lo scenario della fusione furono le autorità bancarie che avevano individuato in Banca Popolare di Vicenza il possibile partner dell’operazione.

Le consulenze d’oro furono affidate comunque, ma nulla di quanto analizzato e valutato si concretizzò. “E’ emersa una verità scontata – ha affermato Luca Fanfani, avvocato di Cuccaro -, ossia che nel momento in cui Banca d’Italia nel dicembre 2013 impose a Banca Etruria di trovare altro istituto con cui fondersi, la obbligò, ad accollarsi ingenti spese per advisor legali finanziari e industriali, esattamente le spese contestate dalla Procura. Una conclusione ovvia per un processo largamente inutile. Auspico che le novità previste dalla delega Cartabia, a partire dalla possibilità di celebrare processi solo a condizione che vi sia una ‘ragionevole previsione di condanna’ contribuiscano ad evitare in futuro processi come questo”.

Il quotidiano “La Verità”, venerdì 17 giugno 2022 fa un titolo illuminante o quanto meno che fa riflettere: “Com’è fallita Banca Etruria se tutti sono innocenti”. A scrivere è il giornalista Giacomo Amadori “I processi sul crac della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, più che svelare le vere responsabilità hanno messo a nudo le lacune del nostro sistema giudiziario. Condivisibile in pieno la citazione pasoliniana “Noi siamo un paese senza memoria e i politici ne approfittano. E allora conviene rammentare i fatti ai lettori. Il 3 dicembre 2013 – scrive ancora Amadori – dopo un anno di ispezione, gli 007 di Bankitalia leggono al Cda le conclusioni firmate dal governatore Ignazio Visco e in particolare quanto riportiamo ‘A seguito del progressivo degrado della situazione aziendale, la Banca Popolare dell’Etruria risulta ormai condizionata in modo irreversibile da vincoli economici, finanziari e patrimoniali che ne hanno di fatto ingessato l’operatività”. Per questo via Nazionale riteneva che la popolare dell’Etruria non fosse “più in grado di percorrere in via autonoma la strada del risanamento”.  Le conclusioni (sarebbe da leggere e riportare l’articolo per intero rigo dopo rigo) del collega Amadori sono più che condivisibili.

Insomma sembra di leggere pressappoco un copione simile a quello andato in scena per Banca Popolare del Lazio dove Bankitalia è entrata con i suoi ispettori tra maggio e luglio del 2018. Il verbale è pesantissimo e lo stiamo approfondendo passo dopo passo ma nella realtà tutta questa vicenda tessuta da cui emergono palesi conflitti d’interesse, non ha “colpevoli”. Esistono delitti senza colpevoli? Non si colpiscono i diretti responsabili! E dunque cosa è cambiato. Ci fanno sperare le righe conclusive di Amadori: “I giochi potrebbero riaprirsi (riferendosi a Banca Etruria) a partire da questo autunno quando partiranno i processi d’appello per la bancarotta e per l’azione di rivalsa multimilionaria del curatore fallimentare nei confronti dei membri del Cda”.

A questo proposito ci chiediamo se mai il curatore del fallimento Protercave, che abbiamo provato a contattare con esito negativo – non ha fornito alcuna spiegazione al nostro giornale – dott. Francesco Patumi abbia mai intrapreso una azione a tutela del ceto creditorio del fallimento Protercave aggredendo i vertici della Banca Popolare del Lazio, quantomeno con l’ipotesi di concessione abusiva del credito. Quegli stessi vertici dell’istituto bancario che avevano concesso oltre un milione e 600mila euro senza garanzie ad una società chiaramente in sofferenza già al momento della concessione del credito. Infatti la banca non ha recuperato nulla di quanto concesso.

E ancora oggi ci si chiede se lo stesso Giudice delegato del fallimento Protercave, dott.ssa Stefania Monaldi, si sia interessata a questa vicenda e abbia mai ritenuto di chiedere al curatore per quale motivo non avesse intrapreso azioni a tutela dei creditori della Protercave.

Eppure si sarebbe potuto facilmente accertare che non solo l’affidamento alla Protercave sia stato alquanto “temerario” ma anche che l’iter procedurale sai discutibile quantomeno per il fatto che una Banca che all’epoca dei fatti agiva nel territorio del Lazio si trovava a finanziare una società che operava in Umbria e in totale stato di insolvenza, perdipiù che l’affidamento venne portato all’approvazione del cda della Banca Popolare del Lazio con parere negativo degli organi istruttori.

Una procedura da parte dell’istituto di credito davvero singolare. Perché finanziare una società operante in territorio umbro e senza alcuna garanzia? Non sappiamo rispondere a questi quesiti e soprattutto non riscontriamo alcun approfondimento giudiziario in merito, almeno per il momento. La speranza è che nei prossimi mesi si legga di indagini che vadano a scavare su fatti così rilevanti evidenziati anche nel verbale ispettivo di Banca d’Italia.

Resta comunque il fatto che alle nostre richieste di interviste e/o interlocuzioni con i vertici bancari i diretti interessati rimangono chiusi nel loro silenzio e la risposta è soltanto una: richieste di denaro per presunte diffamazioni a mezzo stampa che poi sarebbero i fatti accertati dal verbale di Banca d’Italia, dalle cronache giudiziarie e dalle varie segnalazioni che pervengono alla nostra redazione.

Ma tant’è… Quindi il giornale prosegue nel fare il proprio mestiere auspicando che altri facciano il loro. E come diciamo sempre, qualora i protagonisti dei nostri articoli ritengano di dover fare delle precisazioni o rettifiche noi siamo sempre a disposizione. Magari arrivassero per permetterci così di continuare a fare serenamente il nostro lavoro che è quello di informare. Quindi, non rimane altro che riportare un’ultima singolare coincidenza, sperando di non essere accusati di “superare la continenza”: All’epoca dei fatti, il figlio del direttore Generale Ragionier Massimo Lucidi è stato assunto nella Banca Popolare di Spoleto che era amministrata da Gabriele Chiocci lo stesso che amministrava la Protercave di lì a poco dichiarata fallita.

Restando in tema di curatori fallimentari, e alla luce della recente sentenza della Corte di Appello di Roma di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo, ci si chiede anche: ma il curatore del fallimento Volsca SPA, Dott. Marco Coculo ha mai proposto una azione a tutela dei creditori della insolvente Volsca fin dalla data dei primi affidamenti? Affidamenti che vennero concessi dalla Banca Popolare del Lazio, come abbiamo già raccontato, solo grazie a presunti buoni rapporti intercorrenti tra l’allora Consigliere della Banca, oggi presidente, Notaio Edmondo Maria Capecelatro e l’allora Sindaco del Comune di Velletri Bruno Cesaroni.

Anche in questo caso i creditori del fallimento Volsca quale tutela hanno avuto da chi è stato chiamato a rappresentarli da quella che oggi appare come una concessione “temeraria”, per non dire abusiva, del credito da parte dei vertici della Banca Popolare del Lazio? Oppure come si vocifera negli ambienti legali e tra i bene informati la Banca Popolare del Lazio ha un canale privilegiato presso il Tribunale di Velletri? Non vorremmo mai crederlo!

Magari se si cerca a fondo si scopre che risulta fondata la notizia che qualche magistrato fosse solito frequentare la tribuna Vip dello stadio Olimpico, ospite del Ragionier Massimo Lucidi (che otteneva gli ingressi da un cliente della Banca), tifoso accanito della “Magica”.

Resta il rammarico e la consapevolezza di abitare in una Nazione in cui è lecito utilizzare milioni di euro non propri per un solo posto di lavoro, magari quello del proprio figlio, mentre ai poveri soci non vengono garantiti neanche i rimborsi del valore delle azioni per fare studiare i loro figli; anche in questo caso fatti salvi i componenti del Cda che si sono visti liquidare in fretta e furia il valore pieno delle azioni del padre deceduto (un altro affidabile a cui riconoscere concretamente la fedeltà).

A questo punto per quanto visto, vogliamo dire ad alta voce a tutti gli amministratori di Banca, sappiate che se utilizzate i soldi che amministrate per ottenere vantaggi personali, magari l’assunzione di un vostro figlio, non dovete temere nulla; tale operazione è spesso ignorata da Banca D’Italia che spesso non sanziona e anche per la Procura non è materia d’interesse ai fini di indagini. Resta il rammarico che per questa concatenazione di eventi, i poveri soci non hanno la concreta possibilità di far valere i loro diritti.

È chiaro che tali operazioni possono essere poste in essere solo se all’interno dei vertici di una qualsiasi Banca si crea un ambiente in cui ciascuno ha fiducia nell’altro. Un ambiente in cui forse, dunque, si viene ammessi solo se si è considerati “affidabili”. Le competenze allora passerebbero in secondo piano?

Tornando a Banca Popolare del Lazio tra i maggiori affidabili, viene in mente la figura del ragioniere Paolo Bologna, cooptato improvvisamente a ricoprire il ruolo di Consigliere. Bologna che come abbiamo potuto apprendere risulta noto negli ambienti veliterni con soprannomi che non riportiamo in quanto difficili da comprendere per chi non è del posto, e comunque non certo riferiti alle sue competenze.

Evidentemente la competenza è inversamente proporzionale alla affidabilità. Si può sopperire alle proprie innate incompetenze con una grande “affidabilità”; se si dimostra di essere pronti a tutto allora non conta se si è incompetenti.

Del resto, che il Bologna fosse quanto meno bancariamente non competente non lo affermiamo di certo noi, basti pensare che se ne accorse perfino la Banca D’Italia.

Chi ha letto il curriculum di Paolo Bologna? Dalla lettura scopriamo che il Bologna in realtà non menziona diplomi da ragioniere ma che ha conseguito nel 1973 il diploma di Geometra, probabilmente titolo di grande utilità in un Cda di una Banca. Dopo cinque anni dal diploma viene assunto alle dipendenze della Ras e solo dopo quasi venti anni, nel 1995, comunica di essersi iscritto quale promotore finanziario della Ras Bank gestendo un portafoglio di circa 15 miliardi di vecchie lire. In seguito divenne componente del Cda della Allianz (Ex Ras). Un geometra che ha lavorato alle dipendenze di una compagnia assicurativa per 25 anni, però evidentemente considerato forse molto affidabile.

Nel curriculum poi non si trova altro, a meno che non costituisca elemento di valorizzazione il fatto di avere due figli laureati, che evidentemente per osmosi, trasferiscono le loro conoscenza al padre geometra. 

Ebbene, nonostante il parere negativo di Banca d’Italia e il voto contrario in Consiglio di ben tre Consiglieri (Pizzuti, Bruschini e Marzullo) su otto il Geometra, che deve avere particolari doti nascoste, sconosciute a noi umani, venne cooptato nel Cda della Banca Popolare del Lazio.

Nessuno si preoccupò neanche del fatto che operando contemporaneamente anche come promotore Finanziario per la Allianz Bank, svolgesse una attività un pochino in conflitto con quelle svolta dalla Banca Popolare del Lazio.  

Ci chiediamo il Geometra, dove avrà indirizzato i propri clienti, nuovi e vecchi, alla Allianz Bank oppure alla Banca Popolare del Lazio?

La Allianz geneticamente Svizzera, è mai stata messa al corrente di questa situazione a dir poco imbarazzante?

Era opportuno che il Bologna venisse cooptato, con il parere contrario del Comitato amministratori indipendenti, al punto che per ottenere il parere positivo ne vennero sostituiti i componenti?

Era opportuno? Rispettava il divieto di interlocking? E se anche lo rispettava era opportuno?

Possibile che non vi fosse nessun altro, con migliori competenze, che potesse assumere il ruolo riservato al Bologna?

Alla fine ci si deve convincere, affinchè tutto abbia una logica, che il Bologna fosse portatore di qualità molto particolari. Proviamo ad capire quali fossero.

Paolo Bologna costituisce una associazione nella quale ricopre il ruolo di presidente denominata Amici BplLazio con sede a Velletri in via dei Volsci, 71 presso lo studio dell’esperto finanziario Enzo Monsignore, venuto a mancare prematuramente.

Monsignore nel 2014 era un sostenitore di Bologna, ed insieme tentavano di fare una scalata ostile ai vertici della BPL. Negli ultimi anni, quando il Bologna evidentemente trovò un percorso bonario di accesso alla poltrona, i due iniziarono ad entrare in contrasto. Enzo Monsignore rimase fedele al proprio credo, il Bologna si trasferì sull’altra sponda.

Ricordiamo che Monsignore, purtroppo prematuramente scomparso, partecipò anche ad una puntata della trasmissione giornalistica condotta dal direttore di questo giornale Chiara Rai diffusa via web Officina Stampa.

L’intervista di Chiara Rai a dottor Enzo Monsignore

Alla costituzione dell’associazione partecipano i signori Gianni Castrichella fornitore delle insegne della Bplazio, Alvaro Gasbarri, collega di lungo corso del geometra Bologna, Giuseppe Pietrosanti, di cui parleremo approfonditamente in altra puntata nell’ambito dell’acquisto da parte della Bplazio della società di brocheraggio acquistata dalla Bplazio alla modica cifra di circa un milione di euro, Mauro Vari, a cui venivano ogni anno regolarmente pagate le oltre seimila copie dei bilanci cartacei che venivano distribuite ai soci in numero di non oltre 6/700, ed altre figure quali il Geometra Franco Pennacchi, tal Roberto Picca, Claudio Corsetti e Vittorio Gabrieli.

L’associazione nel gennaio del 2017 scrisse una lettera al vetriolo rivolgendosi a Banca d’Italia, al dottor Luigi Signorini, all’epoca vice governatore e capo area della vigilanza, lamentando conflitti d’interesse e chiedendo di rimuovere dal Cda l’avvocato Piero Guidaldi, proprio quel Guidaldi che ci risulta sia stato il primo nella storia della BPlazio ed all’epoca unico a dichiarare in Consiglio i propri conflitti di interesse, tanto da essere allontanato da una seduta del Consiglio proprio per aver avuto l’ardire di reiterare un suo conflitto di interesse contro il volere degli “affidabili”, che mai prima di allora avevano  dichiarato i rispettivi conflitti (vedi ad esempio affidamenti Volsca e Protercave).

Sulla vicenda andrebbero nuovamente “tirate le orecchie” alla Banca d’Italia che in tutte le verifiche eseguite nel corso degli anni non si era mai accorta che in una banca del territorio quale BPL con componenti del cda che volgevano le rispettive professioni sul territorio, mai nessuno era incorso in un conflitto di interessi.Doveva essere una lettera anonima a spingere la Banca d’Italia un pochino oltre la superficie dei controlli che eseguiva?

Ed allora ci viene un altro dubbio: quante e quali sono le cose che non conosciamo della Banca Popolare del Lazio e che la Banca d’Italia non verifica in assenza di un aiutino dall’esterno? Ed inoltre: Perché la Banca d’Italia non fa queste elementari verifiche e controlli?

Tornando alle vicende nostrane ci sembra di poter affermare che le grandi qualità del Bologna siano state quelle di esporsi nel chiedere la testa del Guidaldi, torneremo sulle modalità di svolgimento delle assemblee nelle quali il Bologna si faceva portatore di richieste di modifiche dello statuto, senza far “sporcare le mani” ai vertici della BPLazio ed in cambio abbia ottenuto la agognata poltrona.

Del resto, le iniziative proposte dai vertici della Banca per esautorare il Guidaldi sono nel corso degli anni miseramente naufragate; ricordiamo tutti la vicenda che è finita con un clamoroso autogol per la Banca Popolare del Lazio che dopo aver intrapreso una causa contro La Volsca, si è vista condannare alla restituzione dell’importo di oltre un milione e 200mila euro.

Paolo Bologna, infine ha ottenuto la carica di Consigliere di amministrazione della Banca Popolare del Lazio, nominato nell’assemblea dei soci del 15 ottobre 2020 anche presidente del comitato degli amministratori indipendenti. Nel 2017, quando viene a mancare l’allora presidente della Banca Renato Mastrostefano, il Cda decide di nominare presidente il notaio Edmondo Capecelatro (allora vice). Il notaio per coprire il posto di Consigliere del defunto Mastrostefano fa cooptare il Geometra  Paolo Bologna. Ironia della sorte, il Bologna va a coprire proprio il posto del compianto Presidente che mai aveva ceduto alle richieste del Bologna di essere nominato in CDA.

Nel mentre il Ragionier Italo Ciarla ritorna a ricoprire il ruolo di vicepresidente, in barba ai giudizi che aveva promosso contro altre e diverse banche che lo avevano finanziato ed alle quali non era in grado di restituire le somme mutuate ed alle quali aveva trovato utile contestare giudizialmente gli interessi anatocistici.

Lo stesso Italo Ciarla di cui abbiamo accennato anche a marzo del 2019 quando abbiamo dato notizia che all’interno della famosa lettera anonima dei “soci coraggiosi” si evidenzia, tra gli altri, anche il caso di un debitore (consuocero del Ciarla), il quale pur di sottrarre il proprio immobile alla banca che gli ha prestato i soldi, lo vende a un parente stretto che è figlio dell’allora vicepresidente della Banca Popolare del Lazio Italo Ciarla, oggi Presidente onorario dell’istituto di credito.

Vi aggiorneremo anche su questa storia, vi diremo che fine ha fatto l’immobile del consuocero del Ciarla venduto all’asta; vi anticipiamo soltanto che l’immobile del consuocero del Presidente onorario è stato acquistato all’asta dall’unico partecipante: la Banca Popolare del Lazio!!!!!!! Ma guarda un po’ che coincidenza!

Nelle prossime puntate vi metteremo a conoscenza anche della attività che i vertici della Banca stanno ponendo in essere pur di farci tacere, noi unica testata giornalistica che ha il coraggio e l’ardire di sfidare il palazzo… che vengano pure e provino a metterci il bavaglio, ne vedremo delle belle!

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