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Cronaca

Biotestamento: malata di Sla decide di staccare la spina. Primo caso in Italia

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NUORO – Ha combattuto per cinque anni la sua battaglia contro la Sla, poi ha scelto di dire basta e di staccare la spina. Patrizia Cocco, nuorese di 49 anni, se ne è andata con il sorriso, sabato scorso, stringendo la mano della madre e dei suoi cari, come riporta il quotidiano L’Unione Sarda.

E’ stata la prima in Italia dopo l’entrata in vigore della legge sul biotestamento, dopo aver dato il suo assenso ai medici per la rinuncia alla ventilazione meccanica e per l’inizio della sedazione palliativa profonda

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Cronaca

Tragedia a Pisa: sequestra la sua ex, la uccide e si suicida

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PISA – Prima ha sparato alla sua ex poi si è ucciso. I corpi sono stata trovati, poco dopo le 9.00, in un parcheggio a San Miniato (Pisa) dove l’uomo, 25 anni, abitava. Secondo quanto appreso tutto sarebbe iniziato la notte scorsa, intorno alle 3.00: l’uomo ha atteso la donna davanti alla sua abitazione a Prato e, dopo un litigio l’ha costretta a salire sull’auto di lei e si è diretto verso San Miniato.

Non è chiaro se la donna sia stata uccisa già a Prato o una volta arrivati a San Miniaro.

Le ricerche dei carabinieri sono partite subito ma solo stamani è stata ritrovata l’auto con i corpi. Secondo le prime informazioni l’allarme sarebbe arrivato da alcuni cittadini di Prato che, intorno alle 3, avrebbero sentito i due litigare in mezzo alla strada.

Qualcuno avrebbe detto di aver sentito anche colpi d’arma da fuoco, prima di vedere un’auto fuggire a forte velocità. I carabinieri, arrivati, non hanno trovato nessuno: le ricerche si sono concluse a San Miniato con il ritrovamento dei corpi.

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Cronaca

Monreale, il cimitero degli orrori: smantellata organizzazione criminale

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MONREALE (PA) – In manette 4 persone e una quinta sottoposta alla misura cautelare coercitiva del divieto di dimora nel comune di Monreale con obbligo di firma alla Polizia Giudiziaria. Questa l’operazione fatta scattare dai carabinieri della Compagnia di Monreale su ordine della Procura della Repubblica di Palermo in esecuzione di un’Ordinanza del G.I.P.

Tutti i soggetti sono gravemente indiziati di avere fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di numerosi delitti tra cui quelli di truffa, falsità in atti pubblici commesse da privati, falsità in certificazioni, violazione di sepolcro, vilipendio delle tombe, vilipendio di cadavere, occultamento di cadavere, distruzione, soppressione e sottrazione di cadavere. I fatti risultano accertati ed avvenuti presso il Cimitero di San Martino delle Scale.

Si tratta di

Messina Giovanni, settantenne palermitano, Messina Salvatore, trentottenne palermitano, Messina Salvatore ventiquattrenne palermitano, Campanella Antonino trentatreenne palermitano e Morbini Erminia settantaquattrenne monrealese. Inoltre, sono state notificate alcune informazioni di garanzia per ulteriori soggetti indagati nella medesima vicenda.

Le investigazioni

svolte dai Carabinieri di Monreale sotto la direzione ed il coordinamento della Procura della Repubblica di Palermo, hanno permesso di ricostruire l’intero meccanismo posto alla base della gestione illegale ed illecita del cimitero di San Martino delle Scale, di proprietà della locale Abbazia Benedettina, finalizzato ad ottenere ingenti profitti dalla compravendita di sepolture.

Le attività investigative sono partite dalla raccolta di alcune denunce relativamente a un’apparente “mala gestio” del cimitero, ma i successivi accertamenti hanno consentito di far luce su di una organizzazione criminale che, nel corso degli ultimi anni, si era di fatto sostituita ai benedettini – in maniera del tutto abusiva- nella gestione del cimitero, iniziando un vero e proprio mercimonio di loculi e tombe.

Le accertate modalità operative del sodalizio criminoso svelano l’esistenza di un fulcro sinergico che ha operato in modo costante e sistemico nella gestione illecita del Cimitero, in esecuzione di un preciso programma criminoso costituito dal mantenere il cimitero ormai saturo da anni, in condizione di perenne diponibilità onde ricevere ad libitum nuove immissioni di feretri al fine di percepire indebitamente il corrispettivo versato per le sepolture e i servizi funerari.

Dalle attività investigative svolte è stato possibile accertare l’esistenza di un sistema criminale di gestione dei servizi cimiteriali ad esclusivo fine di lucro con un modus procedendi, stabile e radicato che si sviluppava attraverso:

1) Predisposizione della pratica di sepoltura attraverso la creazione di contratti di acquisto, cessione o rinnovo della concessione dei loculi e delle tombe gentilizie, all’occorrenza falsificati, ed in ogni caso conclusi sine titulo da falsus procurator, privo di qualsiasi potere di rappresentanza dell’ente ecclesiastico proprietario;

2) La falsificazione di atti pubblici e certificati amministrativi;

3) L’individuazione di tombe e loculi occupati da salme da potere spostare senza correre il rischio che parenti e prossimi congiunti ne rivendicassero la titolarità;

4) Disattivazione del servizio di Video-sorveglianza installato dal parroco pro tempore prima di effettuare qualsiasi intervento, in modo da eludere qualsiasi forma di eventuale registrazione o semplice monitoraggio di attività criminose;

5) Materiale violazione delle tombe, sepolcri e loculi già occupati al fine di liberarli svuotandoli del tutto o ampliandone la capienza mediante nuove costruzioni completamente abusive per fare spazio a nuove salme;

6) Sistematica attività illecita di estumulazione occultamento e soppressione e distruzione di cadavere e di bare con salme ancora al loro interno, in totale violazione della normativa vigente, in assenza delle necessarie autorizzazioni amministrative e senza la partecipazione del coordinatore sanitario;

7) Spostamenti non autorizzati in altri loculi, attraverso l’occultamento di bare rimosse dalle loro legittime sedi per trasportarle sempre all’interno del cimitero in altri loculi o in luoghi non visibili ai visitatori del cimitero;

8) Smaltimento illecito dei rifiuti cimiteriali e di resti umani decomposti ( parti di scheletro) che invece di essere posti all’interno di uno specifico ossario ( assente per altro nel cimitero di San Martino delle Scale) vengono letteralmente gettati in intercapedini ricavate con costruzioni abusive per poi essere coperte da materiale cementizio al fine di non lasciarne traccia;

9) Richiesta e percezione indebita delle somme di danaro versate per l’acquisto e il rinnovo di dei diritti sui loculi e sulle tombe, sotto forma di donazioni volontarie trattenute in assenza di qualsiasi titolo giuridico regolativo dei rapporti con l’abbazia;

10) Truffa ai danni dei prossimi congiunti dei “cari estinti” ivi sepolti inducendoli in errore sul corretto funzionamento del sistema di “Luci Votive”, fraudolentemente modificato con un temporizzatore per lucrare sulla differenza della somma incassata dai ratei annuali per il predetto servizio e la minor somma effettivamente versata all’ENEL quale costo per il predetto servizio di fornitura di energia elettrica;

11) Minacce esplicite nei confronti di chi si recasse presso il cimitero chiedendo informazioni e rassicurazioni circa gli effettivi luoghi di sepoltura dei propri cari estinti;

12) Minacce di fare perdere la disponibilità di alcuni loculi trasferendo le salme altrove in mancanza del pagamento del denaro per il rinnovo delle concessioni che stabiliva lo stesso M. sine titulo e senza alcun parametro, di natura contrattuale o regolamentare di riferimento;

In particolare, durante le indagini, è emerso che sono state moltissime le persone che, non trovando una sistemazione per i propri cari estinti -soprattutto nei cimiteri palermitani che vivono uno stato di emergenza continua – si sono rivolti a loro per un posto all’interno del camposanto di San Martino delle Scale (che è saturo da più di 20 anni). A fronte di un pagamento di 5.000,00 € circa e potendo far leva sullo stato di necessità di quelle famiglie, disposte a pagare cifre consistenti pur di garantire una degna sepoltura ai propri defunti, veniva sempre assicurata un’immissione nelle varie sepolture, dopo aver ricavato nuovi spazi attraverso numerose e sistematiche violazioni di sepolcro, prodromiche a estumulazioni del tutto illegittime.

Dall’alba i militari della Compagnia dei Carabinieri di Monreale sono impegnanti nell’operazione di esecuzione dell’Ordinanza cautelare nell’effettuazione di perquisizioni locali e domiciliari.
Alcune aree del cimitero di San Martino delle Scale sono state poste sotto sequestro.

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Cronaca

Mostro del Circeo, rivelazione shock di Angelo Izzo: “Uccidemmo anche una ragazza friulana”

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CIRCEO (LT) – Angelo Izzo, uno dei mostri del Circeo, condannato a due ergastoli, ha riferito ai magistrati che Rossella Corazzin, la 17enne friulana sparita il 21 agosto 1975 nei boschi del in Cadore, fu seguita dalla banda di criminali romani in vacanza in Cadore, e poi sequestrata e portata sul lago Trasimeno. Lì sarebbe stata violentata dal branco e uccisa. Il fascicolo con le dichiarazioni di Izzo è finito sul tavolo del procuratore di Belluno Paolo Luca, che poi lo ha trasmesso a Perugia. Lo riferisce l’edizione on line del Gazzettino.

“Nelle dichiarazioni sulle altre violenze del gruppo rese ai pm di Roma e che mi sono state trasmesse, Angelo Izzo ha dedicato poche parole, vaghe, alla vicenda di questa ragazza, Rossella Corazzin, ma ha dato riferimenti su data della scomparsa e luogo dell’uccisione, da far ritenere che sia effettivamente lei”. Lo dice all’ANSA il Procuratore di Belluno, Paolo Luca, che ha trasmesso per competenza a Perugia il fascicolo sul caso della 17enne avuto da Roma. “Le parole di Izzo mi distruggono da un lato, ma dall’altro mettono la parola fine ad una ricerca che non si è mai fermata e che dura da 43 anni”, ha detto all’ANSA Mara Corazzin, cugina della diciassettenne scomparsa.

“In passato Angelo Izzo mi ha raccontato della vicenda di Rossella Corazzin, e mi ha detto che con lui c’erano altre persone tra cui Andrea Ghira, coinvolto con lui nel massacro del Circeo”, ha detto Rolando Iorio, l’avvocato di Izzo.

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